Il museo storico situato Canove di Roana e raggiungibile da diverse vie di provenienza:
– Da Tresche Conca dopo aver salito attraverso la salita del Costo, prendendo poi la strada che porta verso Asiago
– Da Asiago dopo aver salito da Bassano o Lusiana , poi attraverso la strada che passando per Camporovere porta a Tresche Conca.
– Da Rotzo attraverso la strada che porta a Tresche Conca passando sempre per Camporovere.
– Dal Passo Vezzena scendendo dalla Val D’Assa , transitando per Camporovere poi prendendo la strada per Tresche Conca.
Nascita del museo
La prima volta in cui è nata l’idea di cercare di realizzare un Museo della Grande Guerra è nata nel 1972 in una tipica serata autunnale, trascorsa al solito bar alla Rosa, fra pochi amici parlando e discutendo prendendo spunto da qualche articolo del quotidiano locale.
Si parlava dimessamente di recuperanti e recupero di residuati bellici, dalla quale ne scaturì quasi involontariamente una riflessione: ci sono musei della grande guerra anche in località dove la gente non ha mai udito un solo rombo di cannone o dove la guerra è stata letta solo sugli articoli dei quotidiani, mentre l’Altopiano dei Sette Comuni, che è stata una delle località più martoriate e uno dei teatri principali di questa guerra, non esiste nulla che testimoni i contenuti di quanto quassù è successo, né altrettanto di quella infinita quantità di residuati bellici di ogni genere rimasti sui campi di battaglia, o che inesorabilmente prendono la via di altri musei o ancor peggio delle fonderie.
L’allestimento
II Comitato del museo aumentava di volenterosi e per molti mesi ogni sera si andava al museo a catalogare il materiale rinvenuto, a ripulirlo e a sistemarlo con un certo ordine. Vennero reperiti ed esposti moltissimi esemplari di granate intere e in frammenti di esplosione, di fucili di vari modelli e nazionalità, ricche serie di pinze taglia-fili, borracce, elmetti, gavette, lampade, serie complete di attrezzi da minatore ed una serie di munizioni per armi individuali. I lampadari furono realizzati gratuitamente da alcuni amici e queste opere sono oggetto di particolare attenzione in quanto sono costruite usando reperti bellici: canne di fucile, baionette, elmetti, ramponi da ghiaccio, chiodi, catene, ecc. Vennero rinvenuti molti oggetti utili nella guerra di posizione, quali pompe per acqua, fornelli da trincea, slitte, matasse di filo spinato e relativi paletti metallici e reti da mascheramento. Una voce particolare della raccolta è costituita dagli effetti personali di militari al fronte: medagliette votive, frammenti delle corone del rosario, bottoni, piastrine di riconoscimento, pipe, orologi, bussole, tibie, croci, monete, distintivi di reparto, cartoline di soldati ai familiari e materiale di medicazione come fiale di tintura di Iodio. Questi oggetti sono senz’altro i più osservati da tutti i visitatori vecchi e giovani, maschi e femmine, forse perché provocano un sentimento romantico affettivo di collegamento fra il soldato caduto e le sue cose intime e personali. Fino ad oggi il museo raccoglie oltre 2000 fotografie, una bellissima serie di riproduzioni delle tavole di Achille Beltrame che la Domenica del Corriere emise nel 1965 in occasione del 50° anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia. Sono esposti poi oltre 5.000 reperti di ogni genere, diversi effetti personali di combattenti sopravvissuti alla Grande Guerra, quali indumenti decorazioni, attestali ecc. L’ultimo reperto importante avuto per una fortuna irripetibile, è stato un proiettile da 420 mml. austriaco sparato sull’Altopiano dal cannone Barbara piazzato a Serrada (Trento) e rinvenuto inesploso nel comune di Gallio. E’ il più grosso calibro usato in questa zona: misura 420 mml. di diametro, m. 1,60 di altezza, pesa 13 quintali e conteneva Kg. 70 di esplosivo.
Note tecniche
Tutto quanto catalogato nel museo si riferisce ad eventi bellici sull’altopiano dei sette Comuni durante la Prima Guerra Mondiale, anche per tener fede alla denominazione “Museo storico della guerra 1915-1918” . Presso la questura di Vicenza è depositato un inventario di quanto contiene il museo, che viene aggiornato semestralmente .Tutte le armi e munizioni sono tecnicamente demilitarizzate dall’Arsenale Militare di Verona che ne è garante.
Contatti
Museo della Grande Guerra 1915 – 1918
Via Roma, 60 36010 Canove di Roana (VI)
Telefono: 0424 692511 – 0424 692035
Email: info@museoguerracanove.it
Orari dal 15 giugno al 15 settembre
dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19
Dal 16 settembre al 14 giugno : apertura su richiesta
Dopo aver salito la Valstagna e poi Valsugana raggiunto l’abitato di Strigno si imbocca la strada che porta a Bieno , superato anche questo abitato si arriva a Pradelliano , raggiunto il laghetto su una curva si nota una stradina che porta prima al camping La Genzianella e poi dentro la Val Malene molto stretta e piena di curve che comunque porta a Malga Sorgazza , molto più facile è invece proseguire per Pieve Tesino e poi salire sempre la Val Malene e salire quasi dritta fino a malga Sorgazza . Arrivati alla Malga Sorgazza che e il punto di partenza di molti itinerari del Lagorai si sceglie da dove salire , in questo post io vado a descrivere l’alta via del granito , quella più lunga , le parti tratteggiate servono a vedere dei punti molto belli del percorso posizionati leggermente fuori dallo stesso , come per esempio Cima D’Asta e la scalinata di Passo del Tombolin .
Le emozioni dell’alta via del granito , non si possono descrivere , bisogna per forza provarle sul campo , e poi quando scende la sera fermarsi in un vero rifugio , dove si viene accolti con braccia aperte e dove il saluto viene dal cuore , e solo lì che il montanaro si sente a casa . Questo itinerario molto bello in un ambiente unico e selvaggio , e incredibilmente fantastico , le sue lastre i suoi sentieri di sassi , i suoi macigni granitici rendono questo luogo fantastico , i suoi ruscelli che sgorgano sui molteplici laghetti in quota lo rendono ancora più bello , un luogo unico , un luogo da salvaguardare a tutti i costi , fuori da quelle montagne dove salgono purtroppo anche gli sprovveduti , qui il vero montanaro troverà ciò che cerca , rispecchierà la sua anima nel lago , e qui lascerà un pezzo del suo cuore . Luciano
Descrizione morfologica ( Cartelli esplicativi in loco )
Ci troviamo a Malga Sorgazza (m.1450) in alta Val Malene,nel cuore dell’ “isola cristallina di Cima d’Asta”,come la definì il celebre geografo e geologo trentino Giovan Battista Trener, per richiamare l’individualità geologica e geografica del gruppo montuoso di Cima d’Asta, formato quasi completamente da rocce granitiche e staccato dalle altre catene montuose limitrofe.
Il massiccio di Cima d’Asta è distinto orograficamente in tre precisi sottogruppi : un nodo centrale, che fa perno attorno alla sommità di Cima d’Asta (o “Zimon” per i Tesini), e due lunghe dorsali laterali : quella sud-orientale delle Cime di Tolvà che dalla Forcella Regana si protende fino al Passo del Brocon e quella sud-occidentale che dalla Forcella Magna giunge sino a Bieno e Strigno in Valsugana.
La ricchezza d’acqua con i numerosi limpidi laghetti, i ruscelli e i torrenti,di boschi,di valloni selvaggi e solitari,di cime, pareti e itinerari d’arrampicata o sentieri per tutti i gusti e le capacità, offrono al visitatore la possibilità di godere una sorprendente integrità naturale di gran parte di questo territorio, segnato solo marginalmente dalle tracce dei sentieri della Grande Guerra o dalla presenza di pascoli ed alpeggi.
La fauna è quella tipica della regione alpina con la pregevole presenza di circa 60 uccelli nidificanti che significano un elevato stato di integrità dell’ambiente. Cervi e caprioli sono diffusi soprattutto nelle aree boscate. a flora è caratterizzata dalla presenza diffusa del rododendro ferrugineum che ben si nota all’inizio dell’estate, quando i ripidi versanti dei monti vestono il tipico mantello rosso; numerose altre sono le specie osservate e che trovano sintesi soprattutto nella visita al “Trodo dei Fiori”, al Passo del Brocon (sent. SAT n° 396 + 396A)
Dal maggio 1915 al novembre 1917 queste montagne furono il fronte di guerra fra Italia ed Austria e sede di sanguinosi scontri fra truppe alpine e Kaiserjager. Una fitta rete di sentieri e camminamenti, trincee, ruderi di baraccamenti e postazioni, che è tuttora possibile percorrere e visitare nelle numerose escursioni possibili,costituisce viva testimonianza di quella triste storia.
Le escursioni possibili da Malga Sorgazza sono moltissime, di varia lunghezza e difficoltà, così come le arrampicate, sia verso le Cime di Rava con il Lago di Costabrunella, Cima Trento, Cimon Rava, le Torri di Segura, che verso Cima d’Asta. Nei pressi del Lago di Cima d’Asta si trova il rifugio omonimo – dedicato ad Ottone Brentari, geografo e scrittore (1852-1921), punto di appoggio fondamentale per la salita al “Zimon” (m. 2847), eccezionale punto di osservazione su tutta la regione.
Buon cammino, rispettoso visitatore
ALTA VIA DEL GRANITO
L’Alta Via del Granito (AVG) è una splendida escursione ad anello nella singolare isola granitica del gruppo di Cima d’Asta – Cime di Rava, nel cuore della catena del Lagorai; è stata ideata dai gestori dei rifugi Cima d’Asta, Malga Caldenave e del ristorante Malga Sorgazza. L’itinerario concatena e percorre una retedi antichi sentieri e tracciati militari, risalenti alla prima guerra mondiale,inseriti nel Catasto dei Sentieri della SAT e mantenuti in efficienza dai suoi soci volontari ; l’anello di circa 30 km con partenza presso Malga Sorgazza, collega gli unici due rifugi del gruppo. Tre giorni di cammino fra splendidi paesaggi naturali, severi ricordi della Grande Guerra, malghe ed alpeggi, testimonianze esemplari dell’antico patto dell’uomo con la natura.
(A) Si suggerisce il verso orario per chi prevede di effettuare la salita a Cima d’Asta: Malga Sorgazza, Rif. Caldenave, Rif. Cima d’Asta, Malga Sorgazza.
Tempo e dislivello : 15 ore, dislivello complessivo 2400 m , tre giorni , cammino complessivo
(B) Si suggerisce il verso antiorario per chi non ha a disposizione l’intera prima giornata: Malga Sorgazza, Rif. Cima d’Asta, Rif. Caldenave, Malga Sorgazza.
Il sentiero parte dalla strada della Vallarsa presso l’abitato di Anghebeni, si prende per la val di Foxi e arrivati alla Casa d’Austria inizia il sentiero, (abbastanza impegnativo) e poi si raggiunge il monte trappola e l’omonima selletta da dove si prende il sentiero 122 che porta al cappuccio di pulcinella, per poi proseguire fino alla selletta battisti e successivamente al corno vero e proprio. Per il sentiero si richiede una buona preparazione fisica e per la sua lunghezza, circa 3 h e 30, e perché anche se presenta tratti con passaggi abbastanza semplici, è molto più sicuro con l’uso dell’ IMBRAGO. Molto bello da fare anche sotto il profilo storico; nella selletta prima di arrivare al corno si trova la lapide dove sono stati catturati Cesare Battisti e Fabio Filzi, qui la battaglia fu molto aspra con gravi perdite; buona parte delle gallerie sono state aperte rendendo cosi possibile il passaggio e la visita con TORCIA ed IMBRAGO. E’ consigliato visitare prima il posto di medicazione, e poi prendere il pozzo della carrucola: attenzione la discesa sulla scala del pozzo della carrucola poichè è pericolosa, ma in fondo esce e riprende il sentiero normale. La discesa può essere fatta per la val Foxi (sentiero 102). Il sentiero 122 prosegue ma viene poco utilizzato salendo da questo versante in quanto va a finire nella carrabile che sale al rifugio Lancia mentre per andare al Lancia si prende quello per la 102 bocchetta delle corde oppure per il 102a monte Testo , consiglio in base all’orario di salita di passare al rifugio Lancia e dopo aver pranzato salire dal 102A che porta sul Monte Testo e perdere circa 20 minuti per visitare le sue postazioni , completando cosi poi scendendo di nuovo a bocchetta Foxi ed affrontando la lunga discesa anche se poco impegnativa e molto bella con continui cambiamenti di ambiente e scenario , raggiungendo cosi infine l’auto ai piedi della valle stessa .
Cenni storici
Durante la notte sul 13 di maggio, da Cima Alta arriva il cambio per gli sparuti difensori all’interno del monte Corno , il cambio avviene attraverso una feritoia allargata a Cima Alta, raggiungibile da una scala di corda posta lungo un canalino e che attraversa verticalmente il monte corno e che più in basso attraversa il sentiero . Il cambio e il rifornimento vengono fatti di notte in quanto gli austriaci al minimo rumore iniziavano a sparare, buttare bombe e valanghe di sassi sul passaggio obbligato essendo loro in cima al corno. Sono le 14 pomeridiane dopo aver discusso la possibilità di attaccare dall’esterno , il tenente Carlo Sabatini e il sergente Degli Espositi trovano altri tre uomini e una fune e si preparano a salire dal canalino attraverso lo sperone di roccia molto friabile , ma e l’unico modo perchè il nemico non li possa vedere , la via della scalata non era facile a causa della friabilità della roccia . I provetti scalatori si armano di pugnale e di petardi thavenot e inizia la scalata il tenente Sabatini uscendo dalla feritoia allargata arrivato in una piccola cengia si appresta a far salire gli altri e anche se cade qualche sasso gli austriaci sono convinti che nessuno possa salire da quella posizione e quindi non la sorvegliano neanche .Dagli osservatori interno si possono scorgere i cinque uomini allineati come formiche che salgono lungo la parete , ad un certo punto il tenente Sabatini si stacca e sale fino alla cima raggiungendo uno scudo con la feritoia e nota dentro la feritoia la sentinella austriaca che sta chiaccherando con un’altra , atttende che gli altri uomini siano vicino a lui e con poche parole disse “ammazzarli tutti altrimenti ci rovesciano giù” lancia prima un petardo e poi assalta la postazione urlando .
“la mischia è rapida ed orrenda , a pugnalate nel ventre , ferocia senza quartiere .Quelli che accorrono di rinforzo da un’altra galleria vanno all’altro mondo senza rendersi nemmeno conto di cosa stia accadendo . Qualcuno viene anche rovesciato nei canaloni .”
Questo gesto è valsa la medaglia d’oro al valore al tenente Carlo Sabatini
Ricordo la cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi :
La ricostruzione più attendibile Sottotenente Ingravalle “cessata la sparatoria , odo la voce di Cesare Battisti , lo chiamo tacendo il suo nome Tenente? Battisti si avvicina chiedendo notizie .Mi risponde informandomi sulla situazione e mi dice “ora per me rimane solo la forca “. Ecco avvicinarsi un ufficiale nemico : e il cadetto Brunello Franceschini della Val di Non , accompagnato da 4 soldati .Si volge a Battisti e gli ingiunge di consegnarli la pistola . Battisti alza il capo con fierezza e risponde : mi sono battuto onorevolmente e consegnerò l’arma ad un superiore e mai ad un inferiore .Il rinnegato Franceschini tace , evidentemente imbarazzato .Poi gli chiede il binocolo : no -risponde Battisti questo e di mia proprietà”
Fabio Filzi (Brusarosco)
Anche Filzi fu catturato in cima al monte corno e continuo ad insistere sulla sua identità segnalata nei suoi documenti , ovvero sottotenente Brusarosco di Vicenza , tuttavia pensava di non poter essere riconosciuto se non che venne riconosciuto ad Aldeno da una famiglia di Rovereto che ne conoscevano la famiglia di provenienza.
Lettera del Maggiore Frattola al padre di Filzi
” appena catturato suo Figlio , che aveva il nome di guerra Brusarosco , fu subito riconosciuto dal tenente austriaco Franceschini , separato dagli altri prigionieri e guardato a vista da una sentinella :gli altri prigionieri tra i quali ero io , stavano in un gruppo a parte compreso io .Suo figlio appena mi vide , mi rivolse la parola e mi prego d’intervenire in suo favore perchè gli fosse riservato un trattamento uguale agli altri prigionieri . Mi rivolsi ad un maggiore austriaco per ottenere uguaglianza di trattamento , ma a nulla valsero le mie insistenze…”
Monte Testo
Nella controffensiva Austro-Ungarica iniziata il 15 maggio 1916. La direttrice d’attacco comprendente il monte Testo, che era in mano alle truppe Italiane, era di competenza della XVIII Brigata Austro-Ungarica che partendo da Terragnolo, doveva superare il torrente e risalire le pendici del Pasubio. Il giorno 19 dopo aver vittoriosamente respinto un contrattacco Italiano sul Monte Spil le truppe Austro- Ungariche prendevano possesso del Monte Testo, con la successiva avanzata la prima linea del fronte sul Pasubio venne a trovarsi nella zona tra il Dente Austriaco e il Dente Italiano, Lasciando il Monte Testo in seconda linea. Grazie alla sua posizione strategica la cima del monte venne fortificata, con la realizzazione di un osservatorio e di una serie di appostamenti di artiglieria. Il gruppo d’artiglieria comprendeva una batteria di obici da montagna, una batteria pesante. Il complesso del Monte Testo giocò un ruolo fondamentale nei cruenti scontri che avvennero successivamente nel vallone del Cosmagnon. Anche il tentativo Italiano del luglio 1916 volto alla conquista del Monte Corno (Corno Battisti) vide il contrassalto di truppe Austro-Ungariche proveniente dal Monte Testo.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h00
Dislivello totale : 350 m
Quota massima raggiunta : 1500 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Questo sentiero funge da collegamento tra il sentiero 122C Sentiero Galli e il 102 della Val Foxi , presenta una pendenza notevole nelle sue parti , ed è poco segnalato nel percorrerlo in discesa , anche se in caso di mal tempo improvviso potrebbe essere una soluzione per il rientro , passa in diversi punti molto importanti sotto il profilo storico e permette di arrivare sotto la via alpinistica del Sentiero dell’argano , ovvero dove venivano portate in quota le munizioni presso la Cima Alta . Infatti salendo dal basso si possono notare diverse postazioni adibite a ricoveri per i soldati . Ricordo inoltre che salendo dalla Val Foxi attraverso il 102 , l’avvicinamento sia di circa 1 ora , presenta inoltre alcuni punti dove il panorama e molto ampio verso la val Grobbe , il sentiero poi arriva appena superato il Cappuccio di Pulcinella .
Voglio scrivere poche righe su questo piccolo angolo di paradiso , il rifugio San Marco , la prima volta che ho visto questo rifugio scendevo da forcella Grande durante quella gara che molto mi ha insegnato , la LUT , Lavaredoultratrail che partiva per quella che sarebbe stata l’ultima volta da Auronzo , una salita difficile che porta a Forcella grande e poi al rifugio , ma non è finita si sale ancora fino a forcella piccola e si continua con altre salite . Tornare dopo diversi anni in questo luogo stavolta per dormirci non ha certamente paragone , un rifugio storico , forse il più vecchio che io conosco , un ambiente unico , la vera espressione del rifugio a cui lego il significato descritto nel dizionario :
Rifugio : Riparo, difesa, protezione contro insidie o pericoli materiali o spirituali: dare, offrire r.; trovare r. all’estero; cercar r. nella preghiera.
Ma questo non è un rifugio qualsiasi , è una casa , e come le case sono fatte di persone , di accoglienza , la porta e sempre aperta a chiunque bussi , a chiunque voglia entrare , qui si possono trovare , amici , calore , simpatia …tutti quei grandi valori che il tempo ha amaramente portato via da alcune persone , questo il montanaro lo sa , perche da montanaro crede ancora in queste cose , crede nelle persone , crede che tutto possa essere possibile , è un eterno sognatore anche se conosce molto bene la differenza tra il giorno e la notte , crede veramente che siano le persone a fare la differenza . Il rifugio san Marco come pochissimi altri rifugi dimostra che non contano le stelle come negli alberghi , che se togli l’affetto , simpatia , accoglienza e calore , non rimane niente , solo quattro mura e un tetto , ma grazie a Dio il rifugio e fatto di persone , e sono solo loro a fare la differenza . Ringrazio le mie gambe e che mi permettono di salire e chi con me ha fatto questo viaggio, su questi luoghi incredibilmente sinceri e vivi dove si respira e si sente il profumo di umanità dove tutti siamo uguali , e tutti mantengono quel rispetto e umiltà che ci rende migliori .
Un doveroso rigraziamento a chi con me ha fatto questo viaggio ed alle persone che rendono possibile e mantengono questo luogo sempre al di fuori del comune
Grazie Ragazzi Luciano (Luke )
Storia
Il Rifugio San Marco è stato inaugurato il 29 settembre 1895 dalla sez. C.A.I di Venezia e mantiene tutt’oggi la struttura originaria: la più antica della zona.
Il CAI Venezia scelse il Sig. Angelo Del Favero (Aucel) di San Vito di Cadore come primo gestore perché parlava molto bene l’inglese essendo stato in America. Angelo insieme alla sua famiglia gestì il Rifugio per più di mezzo secolo, precisamente dal 1895 al 1951!!! Accolse vari alpinisti, tra cui personaggi illustri quali il re Alberto del Belgio e Don Achille Ratti (divenuto poi papa Pio XI) che scelsero il “San Marco”come punto d’appoggio per le escursioni in zona . Ci sono molti particolari che hanno caratterizzato la gestione di Angelo: la buona cucina che offriva ai suoi alpinisti arricchita dei prodotti locali e di quelli provenienti dal suo orto, nonché una gentilezza ruvida alternata ad un forte temperamento. La sensazione era dunque di trovarsi a casa propria. Papa Ratti alcuni anni più tardi ricorda con queste parole il tempo trascorso “al San Marco”: ‘- incantevole il vostro rifugio…il Sorapiss…e il Bel Pra. L’Antelao a sinistra e il Pelmo a destra….e voi Angelo….Com’era squisita la vostra minestra di piselli …’
E’ proprio l’Antelao la montagna che Angelo scruta ogni mattina, proprio perché la visione di quel colosso è sempre davanti ai suoi occhi. Angelo muore all’età di 87anni.
Il sucessore fu Giuseppe Zwigel, detto “Bepo todesco” marito di Vittoria l’unica figlia di Angelo.
Successivamente lo gestì da sola Lucia De Lucia e dal 1990 ad oggi la famiglia di Ossi Marino.
Tempo di percorrenza del sentiero : 3h00 Per il 472-405 circa 5h00
Dislivello totale : 250 m con la variante lunga circa 400 m
Quota massima raggiunta : 470 m
Dopo aver raggiunto Riva del Garda si prende la strada che porta da Riva a Limone , giunti su una rotatoria nei pressi di una chiesa situata in via Giuseppe Cannella , si svolta a destra per via Largo Guglielmo Marconi dove esiste l’unico posteggio non a pagamento dove si può lasciare l’auto senza problemi , usciti dal posteggio si scende verso la piazza centrale ovvero lungo lago di Riva , da li si prosegue verso Limone , passando sotto la gigantesca centrale di Riva , superata la centrale sulla destra prima della galleria si sale un piccolo tratto asfaltato , e da li inizia il sentiero del Ponale .
Descrivere la strada o sentiero del Ponale non e poi così semplice , la storia di questa strada che collega Riva del Garda con il lago di Ledro ha molto di più di qualche anno , la strada del Ponale o sentiero Giacomo Cis nato Bezzecca il 12 giugno 1782 , era un imprenditore , non avendo degli eredi uso tutto il suo potere economico per il bene della sua valle con diverse opere ma la più importante quella che permise alla valle di Ledro di uscire dall’isolamento per mancanza di rotabili per raggiungerla , i lavori di inizio di questa opera fu nel lontano 1 febbraio 1848 e finirono il 3 gennaio del 1851 quando lui stesso morì regalando a Riva del garda questa grandissima e meravigliosa opera : LA STRADA DEL PONALE
Variante destra dopo il Ponte
Continuando a salire sulla strada si incontrano altri punti panoramici , superato il belvedere , si può ammirare la cascata e superato il ponte prendendo la destra si sale lungo quello che era la vecchia centrale del Ponale di cui rimangono solo i muri esterni ma si può ammirare scendendo nella valle per ritornare sulla destra l’enorme quantità d’acqua che passa su questo luogo , per poi ridiscendere dalla parte sopra il zig zag del Belvedere , per poi rientrare nel sentiero all’altezza del belvedere
Variante sinistra dopo il Ponte
Proseguendo a sinistra dopo il ponte invece si sale a Pragasina , il sentiero sale ripido tra i zig zag della strada asfaltata , per arrivare fino in cima e godere di uno spettacolo unico dove e posizionata la statua della madonna , il rientro dev’essere fatto purtroppo per lo stesso itinerario .
Variante del 472-405
Questa e la variante più importante leggermente più impegnativa ma con panorami incredibilmente mozzafiato , che passano proprio sulla Defensionmauer , per poi scendere senza grosse difficoltà fino a raggiungere la Valle dello sperone e ricongiungersi con il Ponale
Cenni storici
Nel periodo bellico fu molto importante perche permetteva attraverso le suo opere fortificate un controllo sul lago , Riva , ed era uno dei pochi passaggi di collegamento rotabile , il controllo della via principale . Dalle prime gallerie si può ammirare fino a Torbole e Malcesine situata nella sponda opposta del lago .
Tagliata del Ponale
La prima opera della guerra fu la Tagliata del Ponale costruita a difesa dall’impero austroungarico già nell’800 , dove da dentro nelle gallerie sotteranee portano sia in riva al lago che in qualche postazione accuratamente nascosta .
Forte corazzato (quinta generazione): si tratta della “più ardita opera di architettura militare di tutta la linea di resistenza del settore”: il complesso di opere, distribuito su cinque piani e per uno sviluppo in roccia di circa un chilometro, è collegato a postazioni d’artiglieria, ricoveri, vedette, che si diramano dalle ultime tre gallerie del Ponale, scendendo verso Riva: Il tutto è collegato al Defensionmauer, il muro di difesa posto sopra il zig-zag della strada del Ponale.
Era armato da 4 cannoni da 80mm a tiro rapido due fronte Riva e due fronte Torbole, di due postazioni per mitragliatrice , di tre fuciliere , oltre che da un osservatorio con riflettore
Forte RossoRotes Werk
Era più in alto della tagliata del Ponale , dove l’accesso era in parte in una galleria mentre la fucileria era piazzata in un punto dove godeva di un’altissima visibilità , anche se per raggiungerla ora ci sono difficolta alpinistiche , era anche lui di calcestruzzo ed alcune opere su roccia un collegamento sia comn la tagliata che con la Fonte dello sperone per difendere l’acquedotto che successivamente si collegava alla Densionmauer insomma struttura molto complessa e articolata , presentava come armamento cannoni , mitragliatrici e postazioni di fucileria era composto di calcestruzzo armato a putrelle di ferro o opere direttamente in galleria. Disposto su diversi livelli, scavati nella roccia, con postazioni per mitragliatrici e una fuciliera sulla dorsale sommitale del costone. L’ingresso principale avveniva direttamente dalla strada del Ponale. Il forte era collegato, a Nord, alla Tagliata del Ponale con una galleria. Inoltre era collegato, a Sud, al bunker posto nella gola dello Sperone, per la difesa dell’acquedotto. Il bunker della gola era a sua volta collegato con il Defensionmauer e con le gallerie alla base della parete Est di Cima Rocca.
Bunker acquedotto dello sperone
Situato più verso sud questo fortino proteggeva la valle dello sperone con il suo acquedotto , in posizione strategica quasi non visibile nella vegetazione odierna , era collegato al forte avanzato e alla Defensionmauer
Defensionmauer
Questa linea era posizionata a circa 500 metri più in alto della strada del Ponale a quota 470 m di altitudine con una visuale incredibile , da li attraverso il sentiero del Bech si sale a cima Capi attraverso la linea difensiva posta sotto la ferrata Susatti , anche sopra i zig zag della Ponale sopra il Belvedere sono visibili grosse postazioni .
Questa linea fortificata separa Torbole da Riva del Garda , appena usciti dalla galleria alla fine dell’abitato di Torbole si trova il Forte San Nicolo , da li parte il sentiero che segue la linea sul crinale , e fa parte del sentiero della pace .
Forte San Nicolò Strand Batterie e Felsbatterie
E’ il primo forte che si incontra alle pendici del Brione. Collocato direttamente nell’area del Porto di San Nicolò, si vede anche transitando sulla strada tra Riva e Torbole dove e presente anche la galleria per il passaggio delle auto , mentre la tagliata che collegava il forte a riva del lago ed il suo corpo situato sullo spigolo . Poco sopra il forte c’era la Batteria Sudche non fu utilizzata, al suo posto venne costruita la Felsbatterie (Batteria nella Roccia), che si trova nell’area della villa Favancourt , proprio a monte del Forte San Nicolò. Tra Forte San Nicolò e la Batteria Bellavista, lungo il lago c’erano: la batteria di Punta lido , e la Batteria lago “Seebatterie” . La struttura molto ben conservata anche se alcune parti cono state modificate demolendo alcune strutture e rendendo così agibile per usi civili .
La casamatta di pietra molto ben conservata , anche se era stata modificata nel 1911-12 con una parte verso lago di calcestruzzo , con una moderna corazzatura , fu dotato di potenti riflettori per poter controllare il lago di notte , era armato con 4 cannoni da 150mm a cui furono aggiunti anche 6 cannoncini da 90mm , mentre la Felsbatterie era una opera tutta in caverna di ultima generazione disponeva di 2 cannoni da 90mm , la funzione era molteplice , quella di controllo del lago con artiglierie e riflettori e anche la tagliata fungeva da controllo sul passaggio .
FORTE GARDA Garda Werk
Salendo lungo il crinale dopo il Forte Nicolò verso nord a circa 20 minuti si arriva al Garda Werk era quello più moderno della linea fortificata molto mimetizzato anche grazie al terreno circostante costruito tra il 1904 e il 1907 vedendolo da lontano sembrerebbe del terreno roccioso talmente inserito in quel terreno misto di rocce e terra , costruito con calcestruzzo armato con putrelle in ferro , molto massiccio e resistente presentava una batteria di mortai da 150-300mm , in barbetta cioè all’aperto , la stradina portava direttamente sul versante opposto , costituita da un bunker garitta e da un bunker corpo di guardia “Wachhaus” il corpo dell’edificio era costituito da 3 piani , presentava 4 obici da 100mm in torretta corazzata girevole e 2-4 cannoni da 80mm e tre mitragliatrici , aveva inoltre un osservatorio a cupola girevole con un riflettore da 90mm per il controllo a distanza verso il lago .
Il forte e in fase di ristrutturazione e sistemazione , non ho trovato nessuna segnalazione per quanto riguarda la sua apertura al pubblico .
BATTERIA DI MEZZO Mittel Batterie
Continuando a risalire lungo il costone verso nord e superato tutto il forte Garda , nella parte sud la Batteria di mezzo presenta passaggi che portano alle postazioni ed osservatori che si affacciano sulla parete rocciosa sud est mentre un prolungamento della stessa seconda linea scendeva e saliva dalla parte opposta verso Nago , dove c’erano postazioni di fucileria ed artiglieria ancora visibili , il forte in origine e stato costruito con calcestruzzo e muratura ed alcune gallerie sono ancora visitabili prestando molta prudenza ed attenzione anche se il forte rimane chiuso e sia stato totalmente sistemato , l’armamento era costituito da 4 cannoni da 120mm in casamatta corazzata , 2 mitragliatrici , varie fuciliere ed un osservatorio , nel 1916 c’erano solo 2 cannoni , dal punto di vista strategico era adibito per difendere la zona di Nago , Torbole ed il monte Baldo
FORTE SAN ALESSANDRO Nord Batterie
Questo forte di cui rimangono solo i ruderi era sulla sommità nord del monte Brione ,chiamato anche Campedell fu costruito nel 1860-1862 fu modificato nel 1908 per il conflitto mondiale e dotato di una stazione radiotelegrafica , poco più in basso fu costruita una casamatta ad uso polveriera , casamatta Cretti tutta in pietra , con le postazioni in barbetta , aveva come armamento 6 cannoni da 120mm , poi 4 cannoni da 100mm , una batteria antiaerea ed due cannoncini di piccolo calibro , nel 1916 aveva solo 3 cannoni da 150mm sostituiti poi con sagome di legno.
Di questo forte rimango soltanto rudere immersi nella folta vegetazione .
BATTERIA OVEST
Grotta Batterie
Si trova sulle pendici Nord-ovest del Brione, proprio sopra l’abitato di Grotta, è ben visibile. Scendendo dal Forte S. Alessandro, ci sono tutta una serie di strutture: Casamatta Cretti, Polveriere, le postazioni della linea difensiva che scendeva in località Sabbioni, per collegarsi al trincerone, e le postazioni in galleria e in bunker che servivano per la difesa del monte sul versante Ovest, di cui fa parte anche la Batteria Ovest. Fu costruito nel 1911 , in calcestruzzo armato ed in muratura , ora come nel forte Sant Alessandro rimangono alcuni parti , era dotato di 3 cannoni da 120 mm , la sua funzione principale era quella di proteggere la zona ovest sulla seconda linea di sbarramento dove normalmente venivano stipati esplosivi e munizioni nelle numerose polveriere .
Di queste ultime due opera rimangono solo i ruderi dispersi nella vegetazione .
Arrivati in auto a Romano d’ezzelino si prende verso Semonzo e poi si seguono le indicazioni per l’antica abbazia di Santa Felicità oppure nella parte opposta si trova l’albergo alla Mena . Attenzione che in alcune cartine la numerazione potrebbe essere diversa le cartine riportano 52 ma la numerazione dei segnavia e 952 . La Valle Santa Felicita è una delle valli più importanti del Massiccio del Grappa. Profonda e selvaggia, Valle Santa Felicita sbocca tra Romano d’Ezzelino e Semonzo a quota 200 metri , dal punto di vista escursionistico, è molto bella , si entra nella valle che presenta numerose pareti di roccia utilizzate come palestre .
La prima parte del tracciato e dentro alla valle e si segue la numerazione 180 , poi si arriva ad un bivio dove a sinistra si imbocca il 952 Il sentiero è stato recentemente colpito da un incendio pare doloso , che ha bruciato parte del crinale stesso , questo sentiero porta direttamente a Camposolagna ed e molto bello anche se abbastanza pendente e richiede un impegno fisico buono , non presenta difficoltà alpinistiche e propone scenari molto belli nella parte rocciosa in quanto si riesce ad ammirare la stupenda valle di Santa Felicita , non è molto lungo ma a me e piaciuto molto , e molto praticato e con il 954 chiude il circuito in un anello , arrivati attraverso la mulattiera del sentiero 950 si può scendere dal 954 situato poco prima dello stabile che si trova lungo la strada a Camposolagna ovvero la vecchia Osteria .
Si sale sul Colle Averto e poi Col Campeggia si attraversa il pascolo e si passa vicino alla Gigantesca vasca costruita durante la guerra con la capacità di circa 200.000 situata sulla sinistra del Colle Averto , per poi discendere fino a bivio che scende poi per rientrare alla valle santa Felicita . Questo sentiero per salire e molto meno difficile del 952 , meno ripido anche se meno panoramico in quanto si trova più dentro alla valle , con quindi minore visibilità , ma usato insieme al 952 rimane un bellissimo itinerario .
Su gentile concessione dell’Amico Mauro invio anche la traccia gps dell’anello completo
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h45
Dislivello totale : 828 m
Quota massima raggiunta : 1020 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Arrivati in auto a Romano d’ezzelino si prende verso Semonzo e poi si seguono le indicazioni per l’antica abbazia di Santa Felicità oppure nella parte opposta si trova l’albergo alla Mena . Attenzione che in alcune cartine la numerazione potrebbe essere diversa le cartine riportano 54 ma la numerazione dei segnavia e 954 . La Valle Santa Felicita è una delle valli più importanti del Massiccio del Grappa. Profonda e selvaggia, Valle Santa Felicita sbocca tra Romano d’Ezzelino e Semonzo a quota 200 metri , dal punto di vista escursionistico, è molto bella , si entra nella valle che presenta numerose pareti di roccia utilizzate come palestre , i sentieri che la risalgono sono principalmente 2 il 100 Campo Croce e il 180 Cima Grappa , io oggi mi occuperò del 954 che porta a Camposolagna passando per il col Campeggia e il Colle Averto .
La prima parte del tracciato e dentro alla valle e si segue la numerazione 180 , poi si arriva ad un bivio dove a sinistra si imbocca il 954 , dove si trova la sorgente di acqua ” i Sasseti ” si sale ancora qualche centinaio di metri si vede il segnavia e la cascatella di imbocco del 180 , si sale poi per una mulattiera a zig – zag fino ad arrivare al bivio delle postazioni di Col Campeggia , molto belle e bel curate , se si ha tempo e voglia sono molto interessanti da vedere anche questo ne allunga un pò il percorso , si tratta di una trincea didattica molto ben tenute . Arrivati sul Col Campeggia si attraversa il pascolo e si passa vicino alla Gigantesca vasca costruita durante la guerra con la capacità di circa 200.000 situata sulla sinistra del Colle Averto , per poi discendere fino a Camposolagna. Questo sentiero per salire e molto meno difficile del 952 , meno ripido anche se meno panoramico in quanto si trova più dentro alla valle , con quindi minore visibilità , ma usato insieme al 952 rimane un bellissimo itinerario .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h00
Dislivello totale : 200 m
Quota massima raggiunta : 1084 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Si sale lungo la strada Cadorna fino a superare il Monte Nosellari e continuando per la strada a circa 1,5 km si incontra una stradina sulla destra che porta allla partenza del trinceramento di Col Campeggia , anche se volendo lo stesso itinerario lo si può prendere anche da Camposolagna , imboccata la stradina si arriva ad un piccolo posteggio , da dove passa anche il sentiero 954 , da li si inizia il percorso a piedi per poi ritornare allo stesso punto .
Molto bello ed interessante questo itinerario , sopratutto a livello didattico storico , tutto sapientemente recuperato da mani sapienti con una visione panoramica osservativa dell’importanza di questo avamposto , sia logistico che osservativo , verso le posizioni avanzate del monte Asolone , interessante anche la teleferica che portava in quota vettovagliamenti e materiali vari . Il sentiero non presenta difficoltà tecniche e richiede solo un rispetto per questi luoghi sacri che tante vite hanno strappato , ed un rispetto per chi con passione e a titolo gratuito li mantiene tali. Molto bella e la gigantesca cisterna di recupero acqua posta sul Colle Averto , 3.70m x 24.50m x 2.70m capace di 200.000 litri d’acqua .
Note tecniche
Sul terreno risultano tuttora evidenti i resti degli acquartieramenti ricavati contro roccia negli slarghi della strada militare ed ancor meglio i rifugi incavernati. Dopo aver girato la curva davanti la valle e presa la direzione nord, si incontrano gli slarghi dove erano presenti baraccamenti e ricoveri in pietra e le prime delle nove gallerie che completavano il sistema. Dopo una paio di gallerie a ferro di cavallo, e al termine degli acquartieramenti esterni (baracche e ricoveri), parte una galleria in salita e lunga 35 metri, scavata nella roccia di rosso ammonitico, e dotata di una lunga scalinata incisa nella roccia che conduce ad un pozzo di risalita (osservatorio) posto altre il versante. La scalinata è dotata di un corrimano di corda metallica ed il pozzo si può risalire con una scala di ferro. Un sentiero nel bosco in leggera discesa ci porta, tenendo sempre la destra, al sentiero principale che avevamo lasciato all’ingresso. Si percorre ora una scalinata in discesa e lasciando alla sinistra due ulteriori ingressi di gallerie di modesta importanza, sotto ad una poderosa roccia strapiombante troviamo l’ingresso di una galleria, riconoscibile dai resti di una garrita in calcestruzzo. La galleria, la più articolata e lunga una settantina di metri, fu prevista per la protezione delle truppe durante i bombardamenti. Dopo l’ingresso sotto roccia, si snoda con una serie di allargamenti per gli acquartieramenti. Pregevole è la fattura del muro in pietra, posto all’interno e a destra del corridoio principale, e perfettamente conservato. Curiosi anche i sacchi di cemento pietrificati, con la forma della schiena del mulo, all’ingresso dell’arteria franata a sinistra.
Cenni Storici
Il Campeggia divenne perciò importante magazzino e centro logistico per il fronte del settore occidentale del Grappa, in particolare verso la strategica linea di difesa della dorsale dell’Asolone, anche sede di comando, nonché osservatorio per i tiri d’artiglieria verso l’Asolone. Era anche ultima linea di massima resistenza su Santa Felicita, perciò furono approntate numerose trincee per quasi 15 chilometri di scavo (solo in parte recuperate). Lo sfondamento di questo settore, per altro tentato dagli austroungarici con le asprissime battaglie sull’Asolone, avrebbe comportato il facile dilagare senza altre difese verso Bassano del Grappa, principale centro di smistamento logistico italiano.
Posto a quota 1100 m sulle ultime propaggini a sud ovest del massiccio, in vicinanza della Strada Cadorna e sopra la valle di Santa Felicità, assunse un ruolo logistico molto importante durante il primo conflitto mondiale. Venne realizzata per il trasporto dei materiali una ferrovia a scartamento ridotto da Bassano a Santa Felicità, e da qui partivano due teleferiche e una condotta idrica che raggiungevano Campeggia. Dal Col Campeggia partivano a sua volta due teleferiche dirette una a Monte Oro e l’ altra al Monte Asolone.
Col Campeggia, nelle posizioni defilate dal tiro nemico, fu dotato di ricoveri per le truppe e materiali, venne inoltre munito di un sistema fortificato a guardia e protezione della sottostante valle. Fu sede di Comando Tattico del IX Corpo d’Armata, dagli osservatori a pozzo con vista su Monte Asolone e Colli Alti, collegati da un efficiente sistema di gallerie e camminamenti, venivano diretti sia il tiro delle artiglierie, poste sui vicini Col Averto e Malga Andreon, sia le operazioni delle Brigate Basilicata e Abruzzi operanti in questo settore.
Il sentiero è curato dal Gruppo Volontari Antincendi e Protezione Civile di Romano d’Ezzelino, dal Cai di Bassano del Grappa e dall’associazione Musei all’aperto del Grappa.
I lavoro di restauro, ripristino e manutenzione dei vari settori di fronte interessati da trincee e manufatti della Grande Guerra, in particolare nella zona di Camposolagna tra il centro logistico di Col Campeggia e il sistema fortificato di Col Andreon, sono stati eseguiti con grande impegno personale da volontari di numerose associazioni
Volontari Protezione Civile di Romano d’Ezzelino
Associazione Fanti della provincia di Vicenza, zona 2
Ana, Associazione Nazionale Alpini, di Bassano del Grappa, gruppo di Pove del Grappa
Ana, Associazione Nazionale Alpini, di Milano
Ana, Associazione Nazionale Alpini, di Lodi
Ana, Associazione Nazionale Alpini, di Parma
Ana, Associazione Nazionale Alpini, di Venezia
Ana, Associazione Nazionale Alpini, di Dueville (Vicenza)
Ana, Associazione Nazionale Alpini, sezione Artiglieri di Schio (Vicenza)
Queste sono alcune delle medaglie d’oro che qui hanno eroicamente perso la vita per un ideale , che sia da condividere o meno non lo so , ma ciò esige profondo rispetto di tutti quelle persone che qui hanno perso la vita .
Capitano Pantaleone Rapino 119° Rgt. Fanteria ” Emilia ” Medaglia d’oro al Valore
Ortona 29/3/1889 – Porte di Salton ,15 giugno 1918
«Comandante di battaglione in posizione avanzata esposta a violenti attacchi del nemico che da venti giorni lo premeva con forze soverchianti, si erigeva a campione di una difesa epica, infondendo, con alto esempio di valore, saldo spirito di resistenza nelle sue truppe. Ferito gravemente, rimaneva sul campo, continuando ad animare i suoi. Circondato dagli avversari, nell’impossibilità di difendersi, veniva pugnalato nel luogo ove giaceva, dimostrando al nemico, con eroico contegno, tutto il suo sprezzo e la sua fierezza. Porte di Salton 15 giugno 1918 .
Monte Grappa, Porte di Salton, 15 giugno 1918
Capitano Ettore Viola VI Reparto d’Assalto
Fornoli , 21 aprile 1894 – Roma , 25 febbraio 1986
«Comandante di una compagnia di arditi, la condusse brillantemente all’attacco di importanti posizioni. Sotto l’intenso tiro di artiglieria e di mitragliatrici avversarie. Avute ingenti perdite nella compagnia, magnifico esempio di audacia e di ardimento, con un piccolo nucleo di uomini continuò nell’attacco e giunse per primo, con soli tre dipendenti, nella posizione da occupare. Caduti molti ufficiali di altri reparti sopraggiunti, assunse il comando di quelle truppe, e con esse e con i pochi superstiti della sua compagnia, respinse in una notte ben 11 contrattacchi nemici, sempre primo alla lotta. Rimasto solo, circondato dagli avversari e fatto prigioniero, dopo tre ore si liberò con fulmineo e violento corpo a corpo della scorta che lo accompagnava e rientrato nelle nostre linee con mirabile entusiasmo riprese immediatamente il comando di truppe, respingendo con fulgida tenacia nuovi e forti contrattacchi del nemico, incalzandolo per lungo tratto di terreno e infliggendogli gravissime perdite.»
Monte Grappa 16-17 settembre 1918
Numerose altre onoreficienze : 3 medaglie d’argento , 1 di Bronzo , Croce al Merito , e tante altre , fondatore del Istituto nastro azzurro che raccoglie le motivazioni delle medaglie dei soldati .
Tenente Sasso Marco Comandante 3° raggruppamento Alpini colonna di destra
Valstagna 5 aprile 1896 – Val Calcino 11 dicembre 1917
Ufficiale di indomito coraggio, muoveva col proprio reparto all’assalto di una forte posizione, dopo di aver giurato di conquistarla o morire. Gravemente ferito in varie parti da una violenta raffica di mitragliatrici avversarie, giungeva ugualmente, per primo, sulla posizione, e gettatosi sulle armi nemiche, ne uccideva i serventi. Nuovamente e mortalmente colpito da una fucilata, rinunziava di essere trasportato ai posto di medicazione, e disposto a morire sulla posizione conquistata, incitava ancora i suoi alla lotta, col grido: “Avanti, avanti alpini, per l’onore del Re e della Patria ! “. Fulgido esempio di eroismo e di eccelse virtù militari.
Monte Fontanel – Vai Calcino, 11 dicembre 1917 .
Sottotenente Lipella Giovanni 994° Comp. Mitr. 139° Reggimento Fanteria.
Riva (Trento) il 13.11.1899 – Monte Asolone 15 giugno del 1918
«Irredento e volontario di guerra, portò e comunicò fede ed entusiasmo nei suoi mitraglieri. Durante l’infuriare del bombardamento nemico, corse da un’arma all’altra, tutti incitando con la parola e con l’esempio alla resistenza ed alla fiducia nelle sorti del combattimento. Rimasta un’arma senza tiratori e serventi ed in una posizione ormai insostenibile, noncurante del violento fuoco avversario, se la caricò sulle spalle, e, postatala in altro luogo, riaperse da solo il fuoco sulle ondate nemiche. Ferito una prima ed una seconda volta, continuava a tirare, fino a che, colpito ripetutamente al petto, cadde offrendo in olocausto alla Patria la sua bella esistenza.»