
Tempo di percorrenza dell’ anello : 3h40
Dislivello totale : 400 m
Quota massima raggiunta : 2333 m
Cartografia : Edizioni Zanetti – n°101 Pale di San Martino 1:25000
Come arrivare
Si sale attraverso la valle di Vanoi fino ad arrivare a San Martino di Castrozza , superato l’abitato si prosegue fino a raggiungere il Passo Rolle.
Descrizione
Il sentiero parte dal Passo Rolle 1972 m, si scende fino al tornante e si imbocca il sentiero che sale al Rifugio CapannaCervino 2082 m, molto bello e poco ripido, si lascia il rifugio a sinistra si continua a salire, per la Baita Segantini 2170 m, situata in un piccolo Passodove incontreremo il piccolo laghetto, arrivati sulla baita si aprirà un fantastico scenario sulla val Venegia , ed i Campigol della Vezzana, il sentiero R01 prosegue a mezza costa appena sotto il monte Costazza, quasi tutto prativo da pascolo, poi discende leggermente per poi superare un primo bivio sotto i ghiaioni del Castellaz, superando un ultimo tratto prativo si raggiunge una mulattiera che sale sulla cima attraverso un bellissimo sentiero a zig-zag, su roccia, continuiamo salire sul versante, ammirando la Cima del Mulaz, la val Venegia, mentra si inizaad intravedere anche il versante opposto della valle verso la val Travignolo ed il lago di Paneveggio, salendo si notano anche diverse postazioni di guerra, e raggiungere la croce del Castellaz ed il Cristo pensante, a 2333 m. dove se il meteo tiene potrai ammirare un panorama unico sulle Pale di San Martino, Cimon della Pala, cima Vezzana, cima Rosetta, e si potrà ammirare questa famosa statua, ma quello che ho visto io soprattutto e quello che riporta la targa posta ai suoi piedi, Prendendo poi l’altro sentiero che scende dal versante opposto, inizialmente più dolce, si scende rapidamente dentro le piste da sci raggiungendo il rifugio Capanna Cervino 2082m, e ridiscendere fino al Passo Rolle.
Torbiera di tranzinione di Baita Segantini
Le vere torbiere di transizione, di tipo intermedio (Zwischenmoore) sono ambienti rari e di rilevante interesse fitogeografico. Al contrario le situazioni ditorbiera bassa acida con Carex nigra e/o Carex rostrata sono relativamente diffuse, sia all’interno che all’esterno dei siti Natura 2000. Come già ricordato per l’habitat prioritario delle torbiere alte attive (7110), esse ospitano entità molto specializzate, spesso rare, che rivestono grande importanza per la tutela dellabiodiversità nell’arco alpino.
A livello floristico, anzi, sono spesso questi i nuclei più interessanti. Nelle torbiere meglio conservate (o meno degradate) sono riconoscibili i diversi stadi evolutivi e di conseguenza in uno stesso biotopo sono rappresentati più habitat di torbiera, anche se una loro rappresentazione cartografica può avere
senso solo ad una scala di estremo dettaglio.
Questo titolo, ripreso dalla traduzione ufficiale, può alimentare dubbi interpretativi. Esso, infatti, sembra meglio corrispondere a 7230, con la sola differenza che interessa ambienti acidi. Sarebbe pertanto preferibile utilizzare la denominazione «TORBIERE BASSE OLIGOTROFE » oppure «ACIDE ». Nella
situazione attuale, invece, tra i titoli di 7140 e 7230 non vi è contrapposizione e non si sa esattamente ove collocare le torbiere basse acide.
Queste torbiere includono tutte le associazioni dell’ordine Scheuchzerietalia palustris, con la sola eccezione dell’alleanza Rhynchosporion, giudicata giustamente meritevole di un proprio codice, 7150. Anche le torbiere basse acidofile del Caricion fuscae vanno qui ricondotte in massima parte, o almeno quell in cui dell’acqua libera è ancora presente. In questo tipo si considerano inoltre anche i popolamenti per i lacustri a dominanza di Carex rostrata, attribuiti al Caricion lasiocarpae. Uno degli aspetti naturali più interessanti è rappresentato dall’aggallato di sfagni e poche piante vascolari (tra le quali, appunto, Scheuchzeria palustris).














































