Tempo di percorrenza del sentiero: 4h10 Al Bivio Fino a Cima 12 : 40 min
Dislivello totale : 1336 m Fino a Cima 12 : 1636 m
Quota massima raggiunta : 2097 m al Bivio Cima 12 : 2336 m
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Si prende la superstrada che da Bassano del Grappa porta a Borgo Valsugana , arrivati a Borgo Valsugana si gira verso Olle , superato il ponte si imbocca la strada in salita che sale a località Prae , passando per località forestale e Villa Argentina , salendo si arriva ad una serie di tornanti , al 4° tornante sulla sinistra si vede un posteggio e il cartello segnavia dei 2 sentieri 231 e 211 .
ATTENZIONE I SENTIERO E MOLTO DIFFICILE EE E PRESENTA ALCUNE PARTI ATTREZZATE , NON E POSSIBILE FARLO IN DISCESA , IO CONSIGLIO ANCHE IL CASCHETTO
Il sentiero e molto difficile da non sottovalutare soprattutto sotto il profilo fisico , i passaggi attrezzati non sono molti ma l’impegno fisico che richiede con un dislivello di 1636 m fino a Cima Dodici , parla da se , il sentiero ha vari tratti boschivi e prativi anche se pochi ed il resto e tutto su rocce detritiche , canaloni dove passa l’acqua con molte roccie , quando lo si sale la pendenza non molla mai , tranne in alcuni cambi di terreno per poi riprendere a salire . Sotto il profilo panoramico e un vero spettacolo la vista di questi canali e valli sotto le grandi guglie e roccioni , con passaggi stretti e alcuni ampi . Per poi arrivare a CIMA 12 , restano inoltre altri problemi da non sottovalutare , non salirci mai dopo i giorni piovosi , non salirci dopo nevicate di pochi centimetri , e calcolare bene il tempo per il ritorno , ci vogliono circa 4h ritornando dal 211 ( attenzione anche il 211 e molto difficile sia da fare in salita che in discesa ) del resto il ritorno almeno non si abbiano 2 auto dev’essere fatto dal 211 , valutando anche altri sentieri come il 206 oppure il 208 per scendere i tempi si allungano di molto e vanno intorno le 5h00 .
Ho inserito tratteggiate le parti del 211 di avvicinamento e quei che sempre del 211 portano a Cima dodici che in ogni caso vale la pena di salire , per poter vedere uno dei più grandi teatri di guerra del 1915-1918 dove la battaglia di bocche da fuoco e stata sanguinosa … il Monte Ortigara La montagna degli Alpini
Sentieri : 170 , 177 , 149 , 175 . Difficolta Media con tratti attrezzati
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Si prende la strada statale che porta a Recoaro Terme e si prosegue verso la località Merendaore , per poi salire la carrabile fino a Campogrosso dove vicino al rifugio Giuriolo ci sono ampi posteggi per l’auto . Da li proprio davanti al rifugio , sotto la parete della Madonna della Sisilla ( vedi Post) parte il sentiero 170 all’inizio molto pianeggiante , poi si incontra il bivio con il 177 e si inizia a salire abbastanza gradualmente fino al Passo delle Gane poi si prosegue sempre sul 177 fino a arrivare sul Passo del Baffelan , da li si prende il 149 sentiero di arroccamento del Cornetto , molto bello e visuale permettendo , molto panoramico con dei tratti non pericolosi attrazzati da una passarella , il tratto passando per il Passo delle Giare bianche e molto bello con gallerie e passaggi molto suggestivi fino ad arrivare alla Forcella del Cornetto , li c’è un tratto attrezzato di pochi metri con poca pendenza e superabile con facilità perche presenta diversi gradini , superato questo in circa 10 minuti si arriva sulla croce del Cornetto dove lo spettacolo sarà unico , si ridiscende parte del percorso e si imbocca il 175 selletta nord ovest , sentiero abbastanza semplice e privo di difficoltà con visione verso il Pian delle Fugazze , poi si prende il 170 scendendo in un sottobosco molto bello fino ad arrivare al pian delle Fugazze , poi si prende la strada del Re che porta verso Malga Cornetto e l’Ossario del Pasubio e proseguendo fino al Ponte di Acciaio che sovrasta la frana , si sale fino ad incrociare il 177 che sale dal Boalon del Baffelan , li e possibile proseguire dritto fino ad arrivare a Campogrosso , oppure per chi non è ancora contento puù prendere il 177 e salire fino al Passo del Baffelan attraverso il canalone ( qui c’e un tratto con una catena proprio a sinistra del canalone ) giunti al Passo si prosegue passando per La Forcella del Baffelan e poi di nuovo per il passo delle Gane , da li imboccando il 149 di sinistra si scende fino al rifugio Campogrosso , anche questa parte del sentiero e molto bella e cammina in mezzo alle guglie dove si può ammirare il panorama sulla conca di Campogrosso fino a scendere passando sotto la Madonna della Sisilla .
Naturalmente dalle mappe si possono vedere diverse varianti meno impegnative e anche più praticabili a tutti ma voglio precisare che l’anello sopra descritto e molto molto bello e permette di vedere il Sengio Alto a 360 gradi .
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Ci sono due vie per salire per l’imbocco di questo sentiero , si può salire da Cogollo del Cengio passando per Tresche conca e proseguire fino ad Albaredo per poi imboccare la Val Martello , ovvero la via che porta a l’istituto Elioterapico di Mezzaselva. Oppure salire da Pedescala passando per Castelletto e superato l’abitato di Rotzo salire per la Val Martello , ovvero sempre la via che porta a l’istituto Elioterapico di Mezzaselva .Superato il bivio con l’istituto , si prosegue fino ad arrivare in Spiazzo Garibaldi dove inizia anche il sentiero 810 . Da li si sale su per la strada asfaltata fino ad incontrare un bivio a destra , si imbocca la strada che nel periodo invernale fa parte della pista da fondo di Campolongo , si sale fino ad arrivare in localita Chemple a quota 1576 metri , da li inizia l’anello vero e proprio , si tratta di un anello molto bello composto di alcune parti in verdi pascoli ed stupende parti di un sottobosco molto bello ricco di flora e fauna selvatica , anche se presenta alcune parti dello stesso in cui sono stati tagliati alberi e pare siano stati abbandonati tal quali , ma in montagna si sa che il periodo di taglio della legna dev’essere rispettato con doviziosa cura , per il resto anche se presenta una salita inizialmente un po irta nel tratto che incrocia le due contrade di Roana , rimane un itinerario veramente molto bello che da visibilità ad un luogo così poco conosciuto ai più che è la comunità di Rotzo , Roana . Voglio ricordare a chi ha poca pratica di questi luoghi alcuni sentieri facili e nello stesso comprensorio , 802 altare Knotto , 810 Forte Campolongo ed infine 820 Monte Verena .
Inoltre l’anello si può prendere direttamente da Roana Parnoli o Roana Rotempil così facendo però si parte in salita e si arriva in discesa , anche per quanto riguarda il senso cambia poco , io ho preferito partire dallo Spiazzo Garibaldi e poi all’entrata dell’anello in localita Chemple prendere verso monte Erio e Roana Parnoli .
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Ci sono due vie per salire questo sentiero ed al Forte Campolongo , si può salire da Cogollo del Cengio passando per Tresche conca e proseguire fino ad Albaredo per poi imboccare la Val Martello , ovvero la via che porta a l’istituto Elioterapico di Mezzaselva . Oppure salire da Pedescala passando per Castelletto e superato l’abitato di Rotzo salire per la Val Martello , ovvero la via che porta a l’istituto Elioterapico di Mezzaselva .Superato il bivio con l’istituto , si prosegue fino ad arrivare in Spiazzo Garibaldi dove inizia il sentiero 810 . Io sono partito dallo spiazzo Garibaldi e credo sia la cosa più bella da fare (ma si può anche salire e scendere dal Rifugio Campolongo se si vuole fare meno fatica in circa 1h20 ), si sale in un sottobosco unico nel suo genere con una flora e una fauna che vi farà compagnia per tutto il viaggio , la salita e praticabile a tutti ed arrivati sul crinale la visione appaga qualsiasi sforzo , sempre tempo permettendo ci si può fermare ed ammirare il panorama che varia dalla spaziosità della Val D’astico , allo Spitz di Tonezza , al Cimone , il Forte Campomolon per poi ammirare sullo sfondo il Pasubio e le Piccole dolomiti , si continua a salire su questo sentiero diventato ormai carrareccia fino ad arrivare sul Forte Campolongo , DA VISITARE perdendo il tempo che ci vuole visto la maestosita dell’opera , e quella del suo recupero , ammirando ancora di piu il suo omonimo Forte Verena . Poi la discesa verso il rifugio Campolongo anch’essa molto bella in un sottobosco incantato per passare nella Caverna del Sieson , una voragine carsica profonda 96 metri , per poi continuare in un percorso pianeggiante fino al pascolo prativo del Rifugio Campolongo , poi scendendo a fianco della strada si raggiunge lo Spiazzo Garibaldi
Ci sono due vie per salire al Forte Campolongo , si può salire da Cogollo del Cengio passando per Tresche conca e proseguire fino ad Albaredo per poi imboccare la Val Martello , ovvero la via che porta a l’istituto Elioterapico di Mezzaselva . Oppure salire da Pedescala passando per Castelletto e superato l’abitato di Rotzo salire per la Val Martello , ovvero la via che porta a l’istituto Elioterapico di Mezzaselva .Superato il bivio con l’istituto , si prosegue fino ad arrivare in Spiazzo Garibaldi dove inizia il sentiero 810 circa 1h15, per chi invece vuole farla più corta può salire fino al Rifugio Campolongo e salire dal sentiero 810 circa 45 minuti . Si può anche compiere tutto il giro ad anello di circa 2h10 , poi dipende da quanto ci si ferma al Forte , che merita di essere visitato bene.
Cenni storici
Il forte Campolongo e stato costruito negli anni tra il 1908-1912 , su un costone roccioso dominante la sottostante Val D’Astico a quota 1720 , una costruzione molto simile a quelle del Forte Verena ed erano considerate le migliori opere fortificate della linea Italiana . L’opera blindata ormai totalmente ricostruita si rivela molto interessante e strategicamente molto ben riparata , e si possono osservare ancora integre ed in parte ricostruite le cupole di alloggiamento dei pezzi , le cisterne di acqua potabile la galleria di collegamento con gli alloggi , le varie polveriere posizionate nella parte che guarda verso la val D’Astico per essere più riparate .
Il forte presentava delle difese naturali a a sud e Ovest mentre a nord ed Est con il muro di cinta ed il fossato di gola , presentava edifici sia fuori che dentro le mura , era costruito su pui piani nel blocco batterie , con sotto posizionati gli alloggi e le polveriere , la struttura poteva sembrare poco robusta viste le tecniche di costruzione del periodo ma numerosi esami e emerso che l’edificio presenta dei particolari tecnologici come le condutture di rame di collegamento tra osservatorio e batterie , i sistemi di ventilazione per i gas di scoppio , ed anche un sistema a carboni attivi per purificare l’acqua piovana.
Il forte oltre ad essere dotato delle 4 mitragliatrici per la difesa ravvicinata , aveva 4 moderni cannoni da 149 in acciaio in cupole corazzate girevoli da 18 cm di spessore , il suo periodo di attività fu lo stesso del forte Verena e le sue cupole orientate contro il forte Campo Luserna , la Viaz e la Oberwiesen non che sulla Val D’Astico sia con i 4 cannoni da 149A , da 4 vecchi cannoni ad affusto rigido da 75 mm che con Obici da 280 mm schierati nelle vicinanze del forte . Il forte fu battuto da diverse posizioni che con la Strafexpedition sopratutto dalla dorsale di Costa Alta dove un Mortaio da 305 mm austroungarico lo danneggiò notevolmente nel luglio del 1915 lo stesso mortaio che colpì anche altri nosti forti . Inoltre fu preso di mira anche dal famoso Mortaio Skoda da 381 mm conosciuto come Barbara , appostato sulla zona di Millegrobbe nell’altipiano di Lavarone . Comunque i danni più grossi li fece il 305 mm e un 420 mm appostato a Malga Laghetto che aveva l’ordine di tirare sulle linee nemiche per proteggere l’avanzata. Il Campolongo risulto molto danneggiato ma senza subire perdite umane , venne sgomberato dalla guarnigione che riusci anche a mettere in salvo i restanti tre obici superstiti.
Tempo di percorrenza del sentiero : 2h00 Dal Pian delle Fugazze
Dislivello totale : 400 m
Quota massima raggiunta : 1443 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Per questo itinerario si può salire passando per Schio e Valli del Pasubio fino al Pian delle Fugazze , si lascia l’auto e si prende la strada asfaltata che porta verso il museo della 1° Armata e il colle Bellavista dove si trova l’Ossario del Pasubio , si supera la Malga Cornetto , dove parte anche il Vajo stretto , si sale mantenendo la destra e si prosegue per una strada sempre asfaltata fino ad arrivare al ponte di acciaio lungo 105 metri e alto 35 metri dalla frana , costruito allo scopo di attraversare la frana che era avvenuta diversi anni or sono , e che era raggirabile attraverso un ripido sentiero che saliva in alto per poi rientrare di nuovo nella strada , ricordo che la strada e chiusa da una sbarra all’altezza dell’imbocco del bivio con l’Ossario .
Si può anche salire da Recoaro terme , passando per Merendaore fino ad arrivare al passo di Campogrosso , si lascia l’auto e si prende la strada che passa davanti alla Malga Campogrosso , si sale fino a superare la sbarra , e si scende in questo caso verso l’Ossario fino ad arrivare nel ponte di acciaio , si scende e si arriva a Malga Cornetto e al Pian delle Fugazze .
Ricordo che con la costruzione del ponte diventa possibile a tutti di completare l’anello che poi sale per il 173 sentiero delle 7 fontane o viceversa e che rende possibile il giro completo del gruppo Sengio Alto . Il 173 rosso tratteggiato per il ritorno e quello più facile mentre il 170 in arancio tratteggiato e leggermente più difficile ma senza dubbio il più bello .
Cenni sul ponte
Il ponte di acciaio di 105 metri con un altezza di 35 metri e stato costruito per superare queslla frana che un’alluvione del novembre 2010 ha spazzato via quella parte di strada già in cattive condizioni .
l ponte e stato intitolato all’Avis di Schio , che il 1° settembre festeggia i 60 anni dalla fondazione che nacque dal quel tragico incidente accorso il 2 settembre del 56 :
il 2 settembre 1956, domenica, all’Ospedale di Schio vengono portati le vittime del tragico incidente avvenuto nel pomeriggio in un tratto della Strada del Re sul Gruppo del Sengio Alto. Una corriera di turisti partiti da Recoaro ,a causa del cattivo tempo e di una errata manovra dell’autista, precipita nella scarpata. Tutta la Città è chiamata a dare il proprio sangue per cercare di salvare più vite umane possibili. Rispondono in primis il neonato gruppo di donatori e poi centinaia di scledensi . Questa mobilitazione permette il salvataggio di nove dei quindici turisti arrivati al all’ospedale cittadino.
Tempo di percorrenza del sentiero: 2h30 Categoria : EEA
Dislivello totale : 250 m
Quota massima raggiunta : 1660 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Si prende la strada statale che porta a Recoaro Terme e si prosegue verso la località Merendaore , per poi salire la carrabile fino a Campogrosso dove vicino al rifugio Giuriolo ci sono ampi posteggi per l’auto . Si prende la strada del Re che porta a Pian delle Fugazze per qualche km fino ad incontrare un tratto prativo che taglia i tornanti della strada , il sentiero parte piano passando sotto le pareti usate dai climber , ed inizia a salire con difficolta notevoli sopratutto per il passaggio su un pezzo attrezzato , per poi continuare nel boale omonimo del Baffelan , fino ad arrivare al Passo , da li si prosegue in discesa verso la via del ritorno sempre dal 177 , fino ad arrivare ad un bivio con il 170 che sale da malga Boffental ed arrivare poi a Campogrosso . Il percorso e bello ma non si deve sottovalutare la sua lunghezza , nel senso che è corto ma abbastanza ripido e impegnativo per quanto riguarda il primo tratto , mentre nel secondo tratto e rilassante con il panorama sui pascoli di malga Boffental e sulla valle opposta il Fumante , Cima Mosca , Il carega e i suoi Vaj.
ATTENZIONE QUESTO SENTIERO E OBBLIGATORIO IL CASCHETTO PER IL SEMPLICE MOTIVO CHE PASSANDO SUL BOALE DETRITICO POTREBBE ESSERCI CADUTE ACCIDENTALI DI SASSI
Tempo di percorrenza del sentiero: 3h10 fino al Monte Cornetto
Dislivello totale : 600 m
Quota massima raggiunta : 1899 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Si prende la strada statale che porta a Recoaro Terme e si prosegue verso la località Merendaore , per poi salire la carrabile fino a Campogrosso dove vicino al rifugio Giuriolo ci sono ampi posteggi per l’auto . Da li proprio davanti al rifugio , sotto la parete della Madonna della Sisilla ( vedi Post) parte il sentiero all’inizio molto pianeggiante , e man mano che ci si inoltra inizia prima a salire abbastanza semplice e privo di difficoltà tecniche ma su un terreno abbastanza ripido , ma che presenta dei panorami notevoli sulla conca di Campogrosso , per poi inerpicarsi nelle creste molto frastagliate mutando continuamente la direzione con continui saliscendi fino al Passo delle Gane , si sale fino alla Forcella del Baffelan , un tratto in discesa su canalone fino ad arrivare al Passo del Baffelan , non e molto pericoloso ma non affrontabile da tutti .
Variante facile : Esiste una variante dal Passo delle Gane che porta il numero 177 con sui si arriva al Passo del Baffelan senza passare nel tratto piu pericoloso della Forcella del Baffelan .
Il sentiero poi prosegue abbastanza regolare , presenta dei passaggi in galleria e passaggi su alcune passerelle prive di pericoli e attrezzate con cavi di acciaio della lunghezza di circa 3-4 metri , visibili nelle foto sotto , fino ad arrivare a Passo degli Onari , questo pezzo chioamato anche sentiero di arroccamento che sale fino ad arrivare in quota al Monte Cornetto e il più bello e fantastico anche sotto il profilo panoramico , sempre tempo permettendo . Giunti sulla Forcella del Cornetto si presenta la ferrata di circa 15 m , non è molto difficile , la roccia presenta appigli molto grandi e non e in verticale .
Variante facile : per chi non se la sentisse di salire , proseguendo per la selletta dell’Emmele 175 si può scendere fino alla strada del Re , ora attrezzata con un ponte in acciaio per superare la frana e risalire per la restante carrabile fino a Campogrosso. ( rosso tratteggiato) , oppure prendendo quello che scende verso il 170 di malga Boffental (arancione tratteggiato )
Per chi invece supera il tratto attrezzato , si sale fino alla croce del Monte Cornetto , la cima più alta del gruppo Sengio Alto , per poi attraverso il 175 scendere fino al bivio con il 170 Selletta Nord-ovest e poi rientrare a Campogrosso , oppure scendere ancora fino al Pian delle Fugazze .
Per qualsiasi itinerario si intenda prendere lo scenario e i panorami , la cengie e i passaggi di questo sentiero sono sempre molto molto belli e incredibili permettendo di avere una visuale a 360 del Gruppo Sengio Alto
Dopo aver preso la strada per arrivare a Schio , sia che si venga dall’autostrada o da qualsiasi altra strada normale si prende per Valli del Pasubio giunti sulla periferia di Schio ovvero il località Poleo si imbocca sulla destra la strada che porta verso Santa Caterina di Tretto , dopo aver superato l’abitato si prosegue fino a contrada Rossi , dove si nota sulla sinistra una carrareccia in mezzo alle case , da li attraverso una strada prima asfaltata e poi sterrata ma in buone condizioni si sale fino alla Busa del Novegno .
Se invece si sale dalla zona di Santorso si prosegue salendo verso Bosco di Tretto e San Ulderico , per poi proseguire verso località Cerbaro e poi giungere a contrada Rossi , e poi a destra imboccando la carrareccia che sale fino in Busa del Novegno
Ci sono inoltre vari sentieri per chi invece volesse salire a piedi , gia documentati in altri post vi riporto i loro numeri 401-411-422-433-435-444-455
Scrivere qualcosa sul monte Novegno può sembrare a tutti cosa facile , ma non lo è , l’importanza strategica che assunse nel periodo della strafexpedition lo rese di una importanza vitale per la conquista della pianura veneta da parte del nemico , la potenza di fuoco nemico che il monte subì la si può vedere ancora ora , ma è solo salendo che si può notare l’effettiva importanza dello stesso . In fondo al mio post ci sono le foto delle Postazioni del Vacarezze , di Cima alta e del Monte Priaforà.
Il monte presenta lineamenti gentili e molto belli i sui pascoli sono di un verde unico che si confonde con le buche scavate dalle marmotte ed il terreno in alcune parti roccioso quasi carsico e altro prativo adibito a pascolo , la sua altitudine non è altissima , ma la Busa del Novegno rimane sempre nel cuore di chi ci sale , provate , saliteci con un pensiero solo , quello di chi e consapevole di varcare in un luogo in cui tanto sangue si e versato . Molti trinceramenti , postazioni di mitragliatrici , e piccoli medi calibri sono state recuperate con pazienza certosina …io non mi stancherò mai di sottolinearlo ….PER NON DIMENTICARE
Cenni storici
Normalmente faccio un riassunto di quello che c’è nei libri , ma in questo caso riporto tal quale il riassunto di Bepi Magrin , fatto nel libro di Pino Marchi …Non toccarono il verde piano .
La battaglia
Tra il31 maggio ed il 25 giugno del 1916 la Cima Alta era il cuore della difesa del Novegno. Dalla baracca comando lassù installata, il generale Carlo Petitti di Roreto comandante della 35/\ Divisione che succedeva al generale De Chaurand, destinato ad altro incarico, ed il suo Capo di S.M. Colonnello Garbasso dirigeva le operazioni incurante dell’infierire del bombardamento. L’11/\ Armata dell’Arciduca Eugenio, che aveva il compito di attaccare il Novegno, aveva per farlo, disponibilità di 264 bocche da fuoco, schierate contro le 55, antiquate degli italiani. Il fuoco concentrato di 26 pezzi di grosso calibro, 60 di medio e 178 di piccolo provoca sul monte un uragano mai visto prima. Si contrappongono dopo l’azione delle artiglierie 52 battaglioni di attaccanti (più 20 di riserva) a 12 battaglioni della 35/\ Divisione più 4 Battaglioni Alpini. La sproporzione delle forze è del tutto evidente. Si combatterà qui la battaglia più importante dal punto di vista dell’impiego di forze, della intera operazione offensiva di primavera. Il settore di maggior interesse nel quale si giocarono le sorti della battaglia del Novegno è compreso tra il Monte Vaccarezze e il monte Brazome. Le difese passive costruite dagli italiani in quel periodo erano ancora molto approssimative. Trincee superficiali e, scarse o mancanti cortine di filo spinato, pressoché totale assenza di ripari in caverna caratterizzavano la linea di difesa. Lo schieramento dei difensori poi, in particolare delle truppe del 69° Fanteria e del battaglione alpini Monte Matajur saliti dal Roccolo a sud di Santorso dove erano accampati, per riposarsi dopo precedenti e pesanti impegni che avevano decimato i reparti, era avvenuto solo la notte prima della battaglia. Il comando di Divisione aveva affidato al colonnello Luigi Bongiovanni comandante della brigata Ancona, la direzione delle operazioni. Gli ordini erano quelli di mantenere le posizioni muovendo nel contempo grosse pattuglie di alpini specialmente verso il Priaforà -già in possesso degli imperiali- allo scopo di ottenere informazioni sulle intenzioni avversarie. Verso le 6,30 del mattino del 12 giugno, iniziava un violentissimo bombardamento contro le trincee del Novegno, del Giove e del Passo di Campedello, venendo contemporaneamente pure battute le retrovie nella Busa del Novegno. Tutte le batterie disponibili ed in particolare i medi calibri dislocati in zona, risposero al fuoco con tiri di controbatteria. Apparve chiaro ai comandi italiani che le truppe difficilmente avrebbero potuto resistere quasi prive di ripari sotto una simile azione di sterminio. Verso le 8,40 giungevano già al comando del 69° fanteria (Colonnello Erasmo Pegazzani) le notizie di pattuglie nemiche che si accostavano alle prime linee. Le perdite italiane dovute al bombardamento, erano già molto rilevanti, ma le pattuglie nemiche venivano respinte. La completa distruzione delle linee telefoniche di collegamento stese tra il Comando ed i reparti, accecava questi ultimi rispetto a ciò che avveniva sulla montagna, sicché si dovettero inviare degli ufficiali osservatori per raccogliere notizie su quel che avveniva, in particolare sul Giove che si sapeva essere letteralmente sconvolto nelle sue difese dal pesantissimo bombardamento. Incaricato del compito fu il capitano Annibale Bergonzoli che, verificata la situazione, poté riferire al comando del 69° che le truppe, pur nuove al fuoco, nonostante le gravissime perdite subite, resistevano mantenendo la calma e preparandosi a contrastare l’imminente impatto delle fanterie. Alle Il,10, dopo quattro ore di fuoco ininterrotto, l’artiglieria allunga il tiro, e grossi pattuglioni di Kaiserjaeger del 1° e 2° btg/4° rgt., preceduti da nudei di mitraglieri, tentano l’assalto alle prime linee italiane. Essi avanzavano in formazioni dense, quasi in assetto di marcia, convinti che il fuoco terrificante della artiglieria avesse del tutto neutralizzato le difese. Affluiscono allora sulla linea tre compagnie italiane di riserva mentre si richiedono cartucce per organizzare al resistenza. I primi attaccanti vengono falciati dal fuoco di fanti ed alpini balzati fuori dalle trincee sconvolte. Sul Giove, nella strenua resistenza cade mortalmente ferito il maggiore Dante Posani che prima di morire chiede ai suoi uomini: “Giuratemi di resistere fino alla morte … l” Sarà obbedito l. Intanto il comando della brigata Ancona, fa avanzare il I° battaglione del 70° fanteria verso Cima Alta per rispondere a probabili nuovi attacchi e nel contempo rifornire i difensori di cartucce. La difesa del passo di Campedello, probabile direttiva principale di un nuovo attacco, viene affidata al colonnello Sapienza, comandante del IVO Gruppo alpino. Il generale Petitti di Roreto su richiesta del comandante della brigata Ancona, sospende il cambio previsto per la notte a venire, dei due battaglioni che presidiano i monti Cogolo e Caliano. Alle 13,30, tre compagnie del 1°170 fanteria giungono di rinforzo sul Giove, sul Cimetta e sul Busa si costituisce la riserva con il 2°170 e la compagnia comando, infine anche la 4/\ compagnia del 1° btg, che aveva provveduto al trasporto delle munizioni, resta di rincalzo sul Giove. Sul Giove di nuovo si abbatteva il bombardamento mentre dai Colletti di Velo e da Santorso, affluivano altre truppe di rincalzo del 209° fanteria. L’intensità del tiro si attenuò solo verso le 18,30 si poterono allora constatare l’entità delle perdite e gli effetti distruttivi del bombardamento. Due mitragliatrici erano state rese inservibili, ma anche una settantina di cadaveri nemici giacevano davanti alle posizioni verso il Priaforà. Intanto si erano presentati alle linee italiane due disertori austriaci: Joseph Obatel classe 1897 e Karl Hollander classe 1896 della 8/\/4° K.J. Da essi si apprendeva che di fronte tra il Brazome e il Giove vi erano il 1° e il 4° K.J. mentre più in basso verso Arsiero, erano pronti il 14° e il51 ° reggimento di fanteria. Nelle trincee i superstiti pativano fortemente la sete e la fame ed erano quasi privi di cartucce, allora dai comandi si diede ordine di provvedere e ricostituire nottetempo i depositi presso la linea riparando per quanto possibile i guasti prodotti dal bombardamento. Nella notte, mentre si provvede ai lavori più urgenti ed allo sgombero dei feriti il battaglione alpini Clapier, viene sostituito dal val Natisone. Al Cerbaro, iReali Carabinieri fermano tre soldati: Antonio Martini, Giuseppe Colapietro e Alfonso Assaloni del 69° reggimento ftr. I tre vengono ricondotti in Busa Novegno, dove accertata la loro colpevolezza, il comandante della Divisione ordina che i tre vengano fucilati per codardia di fronte al nemico. La fucilazione avviene alle 6,00 del 13 giugno ad opera degli stessi carabinieri. Alle 7,50 riprende il bombardamento sul Giove e sul Novegno, Alle 9,00 il comando della Divisione invia il proprio Capo di Stato Maggiore al Comando del ve Corpo d’Armata perché faccia presente la situazione e le gravissime perdite subite. In quel momento la situazione si presenta gravissima, interi reparti sono privi dei propri ufficiali e anche le batterie del gruppo Zardo, schierate in linea con le fanterie, avevano perduto in poco tempo: Comandante, Aiutante maggiore, 5 ufficiali e 12 serventi ai pezzi. Sul Brazome perde la vita intorno alle ore 9 del giorno 13 anche il capitano scledense Tito Caporali del Btg. Alpini Val Natisone, che cade colpito da una scheggia. Gli verrà concessa una medaglia di bronzo alla memoria. Da Cima Alta si ordina al r btg/70e ftr. di serrare sotto la prima linea, ma poi si sospende l’esecuzione dell’ ordine per evitare la decimazione dei reparti prima ancora che possano giungere in linea. Si predispone intanto una seconda linea di difesa attestata sulle alture dei monti Busa e Cimetta già occupati da batterie di artiglieria. Vi affluiscono il r batt./70e ftr., la 71/\ Batteria da montagna e dall’ ala sinistra vi giungono anche due compagnie del 63e ftr. provenienti da malga Pianeti. La pressoché totale mancanza di collegamenti impone al comando di inviare un ufficiale per accertarsi della situazione. Molti reparti risultano privi di ufficiali ed alcuni accennano a ritirarsi verso Busa Novegno. Sul Giove si resiste a nuovi attacchi che si svolgono tra le 10 e le 14 del giorno 13 ad opera del 3/\ e 4/\ Rgt. K.J. Fanti ed alpini superstiti dei bombardamenti reagiscono con lancio di bombe a mano, di sassi e ove è necessario in corpo a corpo usando le baionette a mò di pugnali. In questo frangente cade lottando il capitano Sergio Biffoli comandante della 7/\ Cp/69 ftr. E la linea non cede. Dal piano giungono a Cerbaro altre truppe messe a disposizione dal 37/\ ftr. e dalla Brigata Ravenna. Occorrerà ritirare il IVe Gruppo Alpino e riordinarlo a Torrebelvicino date le perdite gravissime subite. Sul Monte Giove, giungono dalle spalle, per errate valutazioni del tiro, i colpi da 149 mm del Forte Enna. Sul posto il comandante ordina che si cessi il fuoco anche da parte dei pezzi da 210 di Santa Caterina e degli obici campali postati a Sant’Ulderico. Questo aggravava la situazione italiana sul monte per il mancato concorso degli unici pezzi a tiro curvo disponibili e per le perdite di uomini e materiali determinate dallo stesso tiro italiano, nonché per l’effetto morale particolarmente negativo che subivano le truppe schierate a difesa. Intanto dalla cima più alta del Novegno (Monte Rione o Rivon) dove era dislocata una batteria in barbetta da 149, uno dei cannoni presenti era stato smontato da colpi avversari prima ancora che la 35/\ Divisione giungesse sul Novegno. L’altro pezzo continuava a sparare nonostante il tiro molto intenso di controbatteria. Per il surriscaldamento della volata, l’unico pezzo ancora efficiente ad un certo punto scoppiò. La notizia fu riferita al comando da un artigliere originario di Torrebelvicino tale Riccardo Bortoloso, allora il Generale Petitti di Roreto, dispose che nonostante il danno, il cannone continuasse a sparare sia pure a salve. In tal modo, la controbatteria imperiale, continuò a concentrarsi sull’obiettivo, risparmiando ulteriori danni alle truppe già in linea. Solo verso le 19 il fuoco nemico accennò a diminuire di intensità fino a cessare del tutto col sopravvenire della oscurità notturna. La spinta maggiore contro il monte Giove e il Novegno, cui gli imperiali attribuivano grande importanza per l’esito complessivo della battaglia, si era esaurita. Nei giorni che seguirono ritornò gradualmente la quiete sulla montagna sconvolta dai bombardamenti e disseminata di cadaveri per ogni dove. Sul Novegno costato ai difensori perdite ingentissime con 704 morti, e circa 2200 feriti si continuò la lotta fino al 16 giugno, poi gli imperiali, costretti a ritirarsi in posizioni più adatte allo stazionamento e alla difesa, abbandonarono per sempre la montagna e non vi poterono più metter piede. Il generale Dankl, comandante dell’ Armata del Trentino fu esonerato dal comando, al comandante della 35/\ Divisione generale Carlo Petitti di Roreto fu conferita la Commenda dell’Ordine Militare dei Savoia per aver fermamente diretto la difesa, resistendo sulle posizioni assegnate e infliggendo al nemico ingenti perdite.
Bepi Magrin
Fonte : Non toccarono il verde piano di Pino Marchi edizioni Edelweiss ( ormai introvabile )
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