Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h20
Dislivello totale : 1260 m
Quota massima raggiunta : 1853 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Eccomi come promesso nel post precedente del 511 Laghi – Monte Majo – Borcoletta vado a documentare il sentiero 520 Per prendere questo sentiero si sale da Piovene Rocchette fino ad Arsiero , da li si prende la strada che sale la valle di Posina , arrivati in un centro abitato si prende per Laghi , si sale ancora per circa 5 km fino a superare la chiesa di Laghi e trovare un posteggio lungo la strada , volendo si può anche mettere li l’auto , e proseguire a piedi , ma se si sale ancora si arriva ad un altro posteggio in contrada molini , dove sulla sinistra si può anche notare un piccolo cimitero austroungarico , il luogo e molto bello , la valle stretta sembra un paesaggio da fiaba , da li salendo si entra nella valle del laghetto , una valle molto bella ed poco usata anche se il sentiero risulta molto visibile e chiaro , quindi usato . Il sentiero sale presentando dirupi boschivi non pericolosi ma molto affascinanti , in alcuni tratti risulta anche impegnativo ma lo scenario offerto da questo sentiero e unico , e nella parte finale sbuca dal bosco sotto le cengie che poi portano alla cima del monte Maggio , giornata permettendo un panorama unico davanti il massiccio del Pasubio dal versante di Malga costa , in basso il passo della Borcola e il pianoro delle alpi di Melegna , so può anche osservare in fondo il passo Coe e gli impianti di Fondo grande.
Le prime quattro foto sono del cimitero austroungarico di contrada Molini :
15° Incontro italo-austriaco della pace , a ricordo dei caduti e delle vittime civili della grande guerra . Laghi 27 luglio 2007
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h40 Fino a monte Maggio: 5h20
Dislivello totale : 1296 m
Quota massima raggiunta : 1853 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Per prendere questo sentiero si sale da Piovene Rocchette fino ad Arsiero , da li si prende la strada che sale la valle di Posina , arrivati in un centro abitato si prende per Laghi , si sale ancora per circa 5 km fino a superare la chiesa di Laghi e trovare un posteggio lungo la strada , si torna indietro a piedi e davanti la chiesa si trova una strada asfaltata che sale , dopo un 100 di metri a destra parte il sentiero 511 , e molto bello e passa alcune contrade di montagna molto belle , poi arrivati all’ultima contrada il sentiero sale abbastanza pendente e prosegue su un crinale che rende possibile il panorama sia dalla parte della valle di Laghi che in quella di Posina , permette inoltre di poter ammirare il Pasubio dalla parte più complessa con sentieri ripidi e lunghi , presenta anche numerose trincee e postazioni , anche perchè la zona e stato teatro di diversi scontri tra le due forze in campo , in maniera molto particolare il monte Majo dove la linea di combattimento distava poche centinaia di metri una dall’altra . Il sentiero e segnalato per escursionisti esperti , ma richiede solo una buona preparazione fisica vista la sua lunghezza , arrivati a Borcoletta si può proseguire fino ad arrivare al monte Maggio , e se posso dare un consiglio la discesa la farei per il 520 che andrò quanto prima a documentare
Cenni storici
Sul monte Majo e il caposaldo della difesa dei Kaiseriager tirolesi costringono gli italiani a scendere a valle nel tentativo di occupare la riva sinistra del torrente , ma poi il Batt. Cervino venne dato l’ordine di salire in posizione borcola ma il continuo fuoco di fucileria dai sogli bianche era incessante , impedendo l’avanzamento e facendo prigionieri un plotone bloccato in notturna nei reticolati , registrando solo perdite . Gli alpini e fanti si portano sotto le pendici del monte majo ma gli austriaci hanno buon gioco visto la loro posizione in cresta dominante la valle , La brigata Roma viene lanciata contro le quote e le creste ,il terreno impervio che veniva affrontato in salita , rocce , reticolati perfettamente integri ma verranno falciati dal tiro delle schwarzlose , bombe a mano e artiglierie nemiche decimando le compagnie dell II btg del 79° reggimento Roma.
…Io venni ferito alla testa . Sentii l’elmetto rintronare , come sotto una violenta sassata .Non provai nessun dolore . Ad un tratto mi accorsi che qualcosa di caldo mi bagnava la fronte . Vidi un leggero velo di sanguigno scendere ad arrossarmi le ciglia. Mi portai la mano al capo . La ritrassi tutta insanguinata . Mi tolsi l’elmetto allora sentii un dolore acutissimo trafiggermi da parte a parte il cervello . L’elmetto presentava due fori passanti , il proiettile aveva trapassato il cuoio capelluto , sono stato fortunato Scesi per farmi medicare , poi ripresi la mia posizione .Poco dopo una seconda ferita alla mano causata da una scheggia di bomba a mano mi obbligava a lasciare di nuovo la linea . Nel tramonto infuocato , che arrossava di un mare sanguigno il cielo estivo scesi al posto di medicazione …Cespugli , balze , ciglioni , sentieri , erano gremiti di cadaveri , di feriti abbandonati per mancanza di mezzi di trasporto . Rozze barelle , fatte di pali cui erano stati fissati dei teli da tenda , di rami incrociati , sostavano intorno al posto di medicazione con il loro carico doloroso …Umberto Silvio Ferrari
Il susseguirsi di eventi negativi sul fronte russo costringono il ritiro della 57 ° divisione austriaca rimpiazzandola con i Kaiseriager in particolare una divisione intera prendendo così possesso della linea con il reggimento 1° e 3° della 58° brigata da montagna da Monte testo , il Cosmagnon e malga Costa . Mentre i reggimenti 2° e 4° della 180° Brigata Von Verdross occupano la linea Costa della Borcola , Sogli Bianchi , Passo della Borcola , Monte Majo , conca e Coston dei laghi . Il mattino del 12 luglio un ampio schieramento di forze italiane nella valle e in località Griso si preparano per avanzare verso la borcola e contemporaneamente il comando della 27° divisione ha l’ordine di tentare la conquista del monte Majo il III/220 per un’attacco diretto e la Brigata Roma con 5 battaglioni in appoggio . L’attacco inizia ma subito si arresta di fronte alle difficolta del terreno roccioso e troppo battuto dalle mitragliatrici . I kaiserjager stanno ripagando gli italiani della sofferenza patita il mese prima sul Novegno . A griso il 12-13 il Monte Berico attaccano da una parete rocciosa verso la quota 1425 di monte Majo senza concludere niente , ma la sera del 13 prima che arrivi la notte sferrano un attacco un plotone di alpini con un colpo di mano prendono la cima che manteranno sino al 21 luglio
…Il 14 luglio gli italiani rafforzano la cima presidiata , questa guglia si ergeva a 30 metri dalla nostra linea principale e a 200 metri dalle linee italiane , allora dopo gravi perdite subite per riconquistare la cima , si prese un reparto scelto del IV battaglione per fare un’assalto per respingere il nemico , il 21 luglio 15 Jager guidati dall’aspirante ufficiale Huckl scalarono la guglia e penetrarono in un avamposto scacciando via gli italiani … Enst Wisshaupt
Il costo dei 7 giorni di combattimento del Monte berico , ha avuto un costo elevatissimo di perdite umane . Trecento alpini in un giorno solo ed altri perderanno la vita nei giorni successivi tanto da dover ricostituire per la seconda volta in 2 mesi il battaglione .Una relativa pace tornera a regnare dopo l’arretramento delle truppe italiane nella conca di Laghi ad un kilometro dalle linee nemiche , nessuna battaglia turberà più le povere contrade dalla devastante furia della Strafexpedition
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h30 Fino a Boccaldo 6h30
Dislivello totale : 1100 m Classe : EEA anche se il tratto attrezzato e raggirabile
Quota massima raggiunta : 1760 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Sentieri usati : 122A – 122C
Descrizione
Il sentiero parte dalla strada della Vallarsa presso l’abitato di Valmorbia, si posteggia l’auto in località Tezze si prende per la val morbia ,si supera un primo bivio e si prosegue a salire , il sentiero e molto impegnatico nei confronti di quello che sale dalla val Grobbe da Anghebeni anche se tutti e due portano al monte Trappola . Poi si raggiunge il monte trappola e l’omonima selletta da dove si prende il sentiero 122 che porta al cappuccio di pulcinella, per poi proseguire fino alla selletta battisti e successivamente al corno vero e proprio. Per il sentiero si richiede una buona preparazione fisica e per la sua lunghezza, circa 3 h e 30, e perché anche se presenta tratti con passaggi abbastanza semplici, è molto più sicuro con l’uso dell’ IMBRAGO. Molto bello da fare anche sotto il profilo storico; nella selletta prima di arrivare al corno si trova la lapide dove sono stati catturati Cesare Battisti e Fabio Filzi, qui la battaglia fu molto aspra con gravi perdite; buona parte delle gallerie sono state aperte rendendo cosi possibile il passaggio e la visita con TORCIA ed IMBRAGO. E’ consigliato visitare prima il posto di medicazione, e poi prendere il pozzo della carrucola: attenzione la discesa sulla scala del pozzo della carrucola poichè è pericolosa, ma in fondo esce e riprende il sentiero normale. La discesa può essere fatta per la val Foxi (sentiero 102). Il sentiero 122 prosegue ma viene poco utilizzato salendo da questo versante in quanto va a finire nella carrabile che sale al rifugio Lancia e poi a Boccaldo mentre per andare al Lancia si prende quello per la 102 bocchetta delle corde oppure per il 102a monte Testo
Cenni storici
Durante la notte sul 13 di maggio, da Cima Alta arriva il cambio per gli sparuti difensori all’interno del monte Corno , il cambio avviene attraverso una feritoia allargata a Cima Alta, raggiungibile da una scala di corda posta lungo un canalino e che attraversa verticalmente il monte corno e che più in basso attraversa il sentiero . Il cambio e il rifornimento vengono fatti di notte in quanto gli austriaci al minimo rumore iniziavano a sparare, buttare bombe e valanghe di sassi sul passaggio obbligato essendo loro in cima al corno. Sono le 14 pomeridiane dopo aver discusso la possibilità di attaccare dall’esterno , il tenente Carlo Sabatini e il sergente Degli Espositi trovano altri tre uomini e una fune e si preparano a salire dal canalino attraverso lo sperone di roccia molto friabile , ma e l’unico modo perchè il nemico non li possa vedere , la via della scalata non era facile a causa della friabilità della roccia . I provetti scalatori si armano di pugnale e di petardi thavenot e inizia la scalata il tenente Sabatini uscendo dalla feritoia allargata arrivato in una piccola cengia si appresta a far salire gli altri e anche se cade qualche sasso gli austriaci sono convinti che nessuno possa salire da quella posizione e quindi non la sorvegliano neanche .Dagli osservatori interno si possono scorgere i cinque uomini allineati come formiche che salgono lungo la parete , ad un certo punto il tenente Sabatini si stacca e sale fino alla cima raggiungendo uno scudo con la feritoia e nota dentro la feritoia la sentinella austriaca che sta chiaccherando con un’altra , atttende che gli altri uomini siano vicino a lui e con poche parole disse “ammazzarli tutti altrimenti ci rovesciano giù” lancia prima un petardo e poi assalta la postazione urlando .
“la mischia è rapida ed orrenda , a pugnalate nel ventre , ferocia senza quartiere .Quelli che accorrono di rinforzo da un’altra galleria vanno all’altro mondo senza rendersi nemmeno conto di cosa stia accadendo . Qualcuno viene anche rovesciato nei canaloni .”
Questo gesto è valsa la medaglia d’oro al valore al tenente Carlo Sabatini
Ricordo la cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi :
La ricostruzione più attendibile Sottotenente Ingravalle “cessata la sparatoria , odo la voce di Cesare Battisti , lo chiamo tacendo il suo nome Tenente? Battisti si avvicina chiedendo notizie .Mi risponde informandomi sulla situazione e mi dice “ora per me rimane solo la forca “. Ecco avvicinarsi un ufficiale nemico : e il cadetto Brunello Franceschini della Val di Non , accompagnato da 4 soldati .Si volge a Battisti e gli ingiunge di consegnarli la pistola . Battisti alza il capo con fierezza e risponde : mi sono battuto onorevolmente e consegnerò l’arma ad un superiore e mai ad un inferiore .Il rinnegato Franceschini tace , evidentemente imbarazzato .Poi gli chiede il binocolo : no -risponde Battisti questo e di mia proprietà”
Fabio Filzi (Brusarosco)
Anche Filzi fu catturato in cima al monte corno e continuo ad insistere sulla sua identità segnalata nei suoi documenti , ovvero sottotenente Brusarosco di Vicenza , tuttavia pensava di non poter essere riconosciuto se non che venne riconosciuto ad Aldeno da una famiglia di Rovereto che ne conoscevano la famiglia di provenienza.
Lettera del Maggiore Frattola al padre di Filzi
” appena catturato suo Figlio , che aveva il nome di guerra Brusarosco , fu subito riconosciuto dal tenente austriaco Franceschini , separato dagli altri prigionieri e guardato a vista da una sentinella :gli altri prigionieri tra i quali ero io , stavano in un gruppo a parte compreso io .Suo figlio appena mi vide , mi rivolse la parola e mi prego d’intervenire in suo favore perchè gli fosse riservato un trattamento uguale agli altri prigionieri . Mi rivolsi ad un maggiore austriaco per ottenere uguaglianza di trattamento , ma a nulla valsero le mie insistenze…”
ATTENZIONE QUESTO PERCORSO E UN VAJO E COME TALE NON E ADATTO A TUTTI , PRESENTA MOLTE DIFFICOLTA’ , CHI LO VOLESSE PERCORRERE E PREGATO DI VALUTARE MOLTO BENE LA PROPRIA FORMA FISICA E DI POSSEDERE UN OTTIMO SENSO DI ORIENTAMENTO , E RICHIEDE UN’OTTIMA CONOSCENZA DELL’AMBIENTE MONTANO
Dopo aver messo l’auto a Dosso di Valmorbia , situato nella strada che porta a Rovereto si sale per la piccola località conosciuta per eventi bellici e per il soggiorno di Eugenio Montale , come riporta nella poesia di Ossi di Seppia , si supera il piccolissimo abitato ed entrando quindi in un sentiero che porta direttamente all’omonimo forte Werk Valmorbia , fino a qui il sentiero e normale percorribile da tutti . Ma arrivati in un piccolo piazzale in mezzo al bosco , poco prima di entrare nel forte si puo notare un sentiero che sale sulla destra non e segnalato ma molto intuitivo , prosegue poco impegnativo e sale zigzagando in mezzo al bosco ed a numerosi appostamenti e trincee fino ad arrivare ad un canalone fluviale pieno di sassi , da li si può proseguire all’interno del canalone stesso , oppure prestando attenzione e prendendo la trincea sulla destra su può salire fino ad incontrare una parete rocciosa situata proprio sul crinale , da li quindi si deve per forza seguire il canalone , che poi salendo va a restringersi molto , ma risulta possibile il passaggio .
Comunque devo sire che questo vajo e molto interessante e propone panorami molto belli , sopratutto nell’uscita dal bosco ed in vicinanza del monte Pilose e monte Spil , il sentiero è estremamente impegnativo sotto il profilo fisico in quanto presenta pendenze di una certa entità . La discesa di questo percorso può essere fatta arrivando fino al Valico del Menderle e poi scendere per il 123 , oppure per chi avesse piu preparazione scendere dal 119 che porta fino a Pozzacchio paese per poi salire di nuovo fino al forte , e scendere per il sentiero fino a Dosso di Valmorbia.
QUESTO ITINERARIO PRESENTA DIFFICOLTA FISICHE NOTEVOLI , GROSSE PENDENZE NEL CANALE FLUVIALE E NELLA PARTE DI USCITA IN ALTO ED E SCONSIGLIATO PER CHI HA POCO SENSO DELL’ORIENTAMENTO (VISTO NON E SEGNALATO )
Qui sotto ho inserito una foto della parte più alta del Vajo in questione , non ho potuto mettere molte foto , ma spero essere stato chiaro delle difficoltà di questo percorso
Scendendo la Vallarsa verso Rovereto , si arriva all’abitato di Anghebeni dove parte anche il sentiero 122 che porta al Corno Battisti , oppure per meglio dire la famosa Val di Foxi Prima di entrare nel’abitato si incontra una posteggio sulla destra , da li si prosegue fino a Ca D’Austria e poi per la Val di Foxi fino ad incontrare un’ultimo bivio in un tornante della carrareccia , da li proseguendo per circa 150 metri si noteranno i segnavia bianco-verde (i colori degli schützen ) e l’aquila tirolese. Il sentiero e parzialmente alpinistico e richiede una buona preparazione tecnica e fisica , ma presenta dei scenari unici e mozzafiato sia nella fase di salita che in quella di avvicinamento ai Sogi , siccome la mia descrizione potrebbe sembrare superficiale vi propongo la versione ufficiale , ringraziandolo per la concessione della foto dall’alto. Per la discesa consiglio di salire fino al bivio con il 105 e poi proseguire fino a bocchetta delle corde e con il 102 andare a bocchetta foxy e scendere per l’omonima valle di Foxy rientrando cosi ad Anghebeni .
Il Senter del salto e sentiero di arroccamento.
Il sentiero inizia al primo tornante della classica mulattiera di Val di Foxi a quota 995 sopra Anghebeni in Vallarsa. Sale nelle vicinanze dell omonimo torrente spesso in secca per via della natura carsica del terreno ed in quel caso risulta divertente risalirlo direttamente percorrendone l’alveo con divertenti passaggi tra i sassi e piccole cascatelle. Quando il rio Foxi esce dalla vegetazione si incontra il bivio a destra che percorre il grande canale tracciato dalle valanghe che scendono dal “salto” ora ben visibile. Si risale integralmente il vallone con facile zig zag tra i massi. Arrivati sotto la grande fascia di rocce che sembra sbarrare il cammino, si devia verso destra per un canalino franoso fin nel punto più alto su una selletta e da li si comincia a rimontare per ripide tracce tra ghiaioni e mughi, da destra verso sinistra tutta la barriera rocciosa immersi in un ambiente severo e sovrastato da grandi pareti franose. Porre attenzione in caso di forti piogge ai canali sovrastanti che potrebbero scaricare pietre. Seguendo traversi attrezzati per un eventuale sicura a corda in caso di presenza di neve e poi cordini su alcuni passaggi ed altri ripuliti ma lasciati sprotetti, si giunge al capitello con il Cristo dove i nostri Avi hanno scavato alcuni gradini direttamente nella roccia. Un breve passaggio di primo grado sotto un muro a secco costruito in un epoca che fu, porta alla mulattiera che traversando a sinistra conduce nel canale sopra il grande salto. Si percorre il canale per 50 metri fino a tagliare decisamente a destra sul sentiero che percorre una ripida china e che conduce in breve ad una splendida mulattiera immersa tra i pini mughi ed i rododendri. La si segue e poi passando brevemente per un canalino che si segue per una trentina di metri e che si abbandona verso destra. Si risale ancora la bella mulattiera arrivando al “larse del Martin”, un bel larice isolato su un tornante ed il cui nome deriva da una promessa dell’ Amministrazione Comunale di assegnare ai nuovi nati del 2013 un larice a scelta sul territorio Comunale. Il sentiero si mantiene sempre ripido e diretto fino a passare sotto un grande masso. Da li si prende a sinistra un canalino che si segue direttamente per circa 200 metri con passaggi tra stretti gradoni. Si è ormai prossimi allo sbarramento roccioso sommitale, 50 metri sotto di esso si piega decisamente a sinistra compiendo una traversata per ripidi prati per 300 metri. Un ultima salita fin sotto le rocce che si costeggiano alla base verso destra e si giunge così dopo 800 metri di dislivello sul fondo della stupenda Alpe di Cosmagnon. Si seguono i corridoi liberi dalla vegetazione tra isole prative di un pascolo perduto e bellissimi larici fino a giungere sulla mulattiera che da bocchetta corde conduce a Malga Cosmagnon di sotto a quota 1850.
Il tempo fin qui può variare da poco meno di un ora (tempo impiegato da alcuni nostri Schützen ) fino alle tre ore a seconda del livello di allenamento. Ora si risale verso destra il valloncello sopra la malga e tra pascolo e mughi si seguono i corridoi tra la vegetazione. Si passa dalle gallerie e ruderi di guerra del dosso chiamato il Gemello e poi ancora da più file di trincee in mezzo a mughi ed isole prative si giunge sul pulpito a quota 1950 da dove si gode un panorama mozzafiato sull’ intera sottostante Vallarsa. Si cala qualche metro sull’opposto versante dove si notano già le cenge naturali su cui corre il sentiero di arroccamento. Le si percorre quindi verso destra in direzione nord verso il monte Sogi incontrando già qualche breve galleria. Si percorrono tratti facili ad altri su cui occorre prestare attenzione visti i sottostanti precipizi. I punti più insidiosi sono stati addomesticati con corde fisse e così come sospesi su un enorme poggiolo sopra a 1000 metri di vuoto sulla Vallarsa si giunge così all’osservatorio nord dei Sogi e alla zona delle passerelle (resti ancor ben evidenti) che permettevano di salire il dislivello con la vetta ormai vicina. Qui un breve tratto di IV grado attrezzato con golfari e spit che richiede l’uso di una mezza corda e 4 rinvii, permette di compiere il giro ad anello completo del caposaldo fortificato. Sulla cresta è anche attrezzato un ancoraggio per una corda doppia di 15 metri per il giro nel senso inverso. Sulla vetta si possono percorrere numerosi tratti di trincee e visitare i nidi di mitragliatrice e di un pezzo d’artiglieria puntati verso il M. Testo, il Roite e Cosmagnon. L’intero percorso è stato recuperato e ripulito dalla nostra Schützenkompanie che ancora sta lavorando per portare alla luce parte di quei 10 chilometri di trincee e gallerie che distano pochi metri dal sentiero di arroccamento. Alcuni aerei passaggi in cresta immettono quindi nel sistema di gallerie dei Sogi con 3 uscite percorribili, 3 finestre di osservazione in parete e 200 metri di galleria in ottimo stato di percorribilità ed un uscita che riconduce direttamente sul sentiero di arroccamento grazie ad una aerea cengia di 60 metri su cui è possibile procedere assicurati in cordata e rientrare sul sentiero di arroccamento cento metri prima dell’ osservatorio nord compiendo così l’intero giro ad anello. Ritornati al pulpito, seguendo i segnavia bianco-verdi (i colori degli schützen) e le aquile Tirolesi si prosegue per un altro chilometro e mezzo sul sentiero di arroccamento potendo visitare le numerose gallerie (45 in tutto) che lo costeggiano e con scorci mozzafiato sulla Vallarsa. Il percorso è ora più semplice del tratto verso i Sogi e conduce fin sulla vetta della Lora che con i suoi 2040 metri costituisce il punto più alto del percorso. Da li ancora qualche passaggio in cengia e per tratti di pascolo e mughi si giunge alla Sella di Cosmagnon permettendo il rientro a valle lungo molti facili e ben segnalati sentieri.
Per effettuare l’intero percorso necessaria una mezza corda da 50 metri, 6 rinvii più i moschettoni per le manovre in sosta. Casco e pila frontale più che necessari.
Luca Campagna e la Oberleutnant SchuetzenKompanie Vallarsa-Trambileno
Questa pagina la voglio dedicare a un nuovo intervento molto importante eseguito dalla Schuetzenkompanie Vallarsa-Trambileno e Luca Plazzer Campagna che con molta dedizione e lavoro hanno recuperato un sentiero molto bello e importante sotto il profilo storico. E ringrazio inoltre il suo intervento con i pensieri e gli ideali posti in gioco dalla popolazione di Vallarsa – Trambileno , anche se credo che non serva essere di una o dall’altra parte , ma la cosa che credo sia veramente importante e il costruire qualcosa e portare alla luce qualcosa che verrebbe dimenticato , alcuni commenti possono essere anche presi come tali , sono solo dei pensieri , e i pensieri si sa sono molto soggettivi e alcuni potrebbero essere fraintesi , ma per conoscere le cose bisogna sempre approfondire e per questo ringrazio Luca Plazzer Campagna per avere espresso i pensieri della Vallarsa e Trambileno
Le Parole di Luca Plazzer Campagna
Signori buongiorno. Vi informo che il sentiero di arroccamento Lora-Sogi in collegamento con quello “del Salto” che parte a quota 900 in Val Foxi in Vallarsa è stato interamente pulito, liberato dai mughi e attrezzato con corde fisse (manca solo qualche metro) ed in alcuni punti attrezzato con spit e golfari sui passaggi in cresta tra l’osservatorio nord (dove è sito il fregio degli zappatori) e la vetta dei Sogi. Dalla vetta si entra in galleria e si esce nuovamente sul sentiero dopo 200 metri. L’associazione che lo ha aperto e che sta per finire di segnarlo applicherà anche alcune tabelle informative e cenni storici. Questa associazione non è altro che la Schuetzenkompanie Vallarsa-Trambileno di cui sono onorato di rappresentare. Ho letto alcuni vostri commenti e mi dispiace a mia volta che alcune parole del nostro Haupmann vengano qui strumentalizzate da voi. non ci sono infatti su quel libretto parole offensive ma solo l’appunto che afferma come noi Trentino-Tirolesi non abbiamo mai chiesto di essere liberati da uno stato che non abbiamo mai riconosciuto. i nostri padri ed i nostri nonni in Vallarsa combatterono tutti con divisa austroungarica e furono 1100 su una popolazione di 3500. Non ci fu nessuno che combattè insieme agli italiani ed anzi proprio contro di Loro furono decorati con 1 medaglia d’oro al valor militare, 1 di argento e 10 di bronzo. In tutto il Trentino che allora si chiamava sudtirol o welchstirol (fu mussolini ad abolire nel 22 il nome Tirolo ed a introdurre obbligatoriamente il nome di trentino) combatterono 65000 uomini in divisa Austro-Ungarica mentre furono 200 gli irredentisti. Questa è la storia ed è documentata anche se non molto divulgata. la nostra identità fu ed è ancora affossata eperseguitata da roma ed anche questo è un fatto dimostrato e dimostrabile facilmente. non voglio allungarmi in racconti e spiegazioni che qui non hanno senso ma solo dire che scrivere su un libro che il nostro spirito di Tirolesi non sarà mai soggiogato non è una frase offensiva nei confronti degli italiani ammenochè questi non si accorgano e si vergognino da soli di quel che è stato fatto alla nostra gente perseguitata come austriacante nei campi di prigionia di Isernia e della sardegna ed alla nostra identità più in generale. un ultimo appunto, l’aquila che a voi non piace dipinta sulla roccia è l’aquila Tirolese ed i colori bianco-verdi sono quelli degli Schuetzen e vi prego di rispettarli come noi facciamo con il tricolore dipinto su i sentieri del Palon e del Dente. Vi informo inoltre che la nostra Kompanie essendo composta da alpinisti molto esperti ha aperto altri percorsi storici come la cresta sud del monte Corno e la prima linea Austro.ungarica tra il Weg Valmorbia ed il monte Spil. se volete visitarli insieme saremo felici di accompagnarvi se ne avete voglia… rispettandoci a vicenda! saluti Luca Campagna Oberleutnant SchuetzenKompanie Vallarsa-Trambileno
Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova la routine. È letale.” (Paulo Coelho)
Il percorso parte dal Pian delle Fugazze , si sale in auto da Schio attraversando Valli del Pasubio fino ad arrivare al Passo , da li salendo per la val di Fieno attraverso parte della strada degli Eroi , il sentiero segnalato con il segnavia 179 sale il versante della val di fieno per poi arrivare al bivio con il sentiero Baglioni segnavia 141 che risulta essere attrezzato (in minima parte , ma non presenta difficoltà tali da renderlo pericoloso)alla fine del 141 si arriva alla selletta cosmagnon , mentre i roccioni situati a sinistra sono denominati i roccioni del Lora ( molto interessante anche salire nei roccioni per gustarsi il panorama) da li si prosegue per il 134 passando per Malga Cosmagnon per poi salire sulla zona del piccolo Roite e del Roite fino ad incontrare il bivio con il 105 che porta a Bocchetta delle corde , prendendo il segnavia 102 si prosegue per Bocchetta foxi molto bello ed interessante il panorama nella Val di Foxi , poi proseguendo per il segnavia 102a si sale sul monte Testo , punto di osservazione per la val Foxi con postazioni da mitragliatrice e obice , per poi giungere al Rifugio Lancia . Dopo aver mangiato qualcosa al rifugio si prosegue per il 120 verso sella delle pozze girando a destra si prende il 147 per andare a malga Coste arrivati nel pianoro di malga Costa si tiene la destra per salire sulle creste che portano a selletta del groviglio per poi superando il segnavia 120 lasciando a sinistra le sette croci si sale sul dente Austriaco per poi entrare nel 105 e proseguire il sentiero delle creste fino ad superare il denti Italiano , Cima Palon e arrivare al Cogolo Alto arrivate al bivio si prende il 398 che scende attraversando l’incudine una delle zone più belle con scenari molto interessanti sotto il profilo delle postazioni di osservazione verso la Vallarsa e con panorami fantastici , il 398 finisce alla Famosa Galleria Generale D’Havet per poi rientrare nel segnavia 399 della Val di Fieno , per poi ritornare al Pian delle fugazze
Questo itinerario e composto da una serie di sentieri che si snodano sul Massiccio del Pasubio , il percorso copre buona parte delle zone di guerra offre una vista a 360° . Il sentiero non e molto complesso e non presenta difficoltà tecniche , lo si può percorrere in giornata , ma richiede una ottima preparazione per poter affrontare la lunghezza e l’altimetria .
Il percorso può essere accorciato in diversi punti variandone così la difficoltà tempistica , per poterlo variare occorre avere una cartina dettagliata di questi luoghi
ATTENZIONE IL PERCORSO E MOLTO LUNGO , NON E UN PERCORSO FACILE DA FARE , NON SOTTOVALUTATELO MAI , DIMENTICAVO NON HO MESSO FOTO IN QUESTO PERCORSO , CHI LE VUOLE SE LE DEVE ANDARE A PRENDERE DI PERSONA ( E PER CHI INVECE NON PUO NON FA ALTRO CHE CHIEDERE)
Piccole riflessioni di vita
Questo itinerario che vi propongo e molto complesso per il fisico , questa e la mia montagna lei mi ha dato gioia , con lei ho passato delle notti nella mia piccola tenda , con lei ho vissuto le prime salite da quando avevo 7 anni …lei mi ha aperto la sua anima dura e fredda , ho potuto esplorare le sue viscere perche sono sempre salito con l’umiltà di un bambino che da lei vuole imparare , con lei ho sofferto sulla bianca coltre di neve di quasi 4 metri , ma lei mi ha protetto nelle brutte giornate , mi ha insegnato tante cose ed io in silenzio nel suo cospetto ho cercato di imparare e farle mie , ed insegnarle alle mie figlie che possano crescere con questi valori , che imparino che la montagna e come la vita dura , difficile ma molto bella e unica
Grazie montagna per tutte le cose che mi hai e mi stai insegnando … io rimarrò sempre con te , perche so che tu mi proteggerai per sempre .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h45
Dislivello totale : 1420 m
Quota massima raggiunta : 2150 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo essere saliti al Pian delle fugazze si prosegue per la strada che porta a Rovereto arrivati ad un certo punto si arriva in località Raossi , e proprio all’inizio dell’abitato sulla destra si scorge il segnavia, il sentiero non presenta difficoltà tecniche , ma richiede un buon allenamento vista la pendenza di tutto rispetto , si parla di circa 1400 metri di dislivello , il sentiero e molto panoramico e sale la val di piazza e salendo incrocia anche il sentiero che sale dal Passo dell’omo quindi dalla Val delle Prigioni fino ad uscire alla selletta di cosmagnon dove arriva anche il 141 Baglioni . Nella parte bassa il sentiero e percorso anche da un sentiero naturalistico , inoltre ci sono due Calcare (forni per la produzione di Calce ) ancora in buone condizioni , questo sentiero e lungo e con pendenze impegnative e veniva percorso nel periodo della guerra per il ricambio delle truppe sul Pasubio , in fatti nella parte più alta del sentiero situata sotto i roccioni della Lora si possono notare ancora i resti dei ricoveri e li erano situati i baraccamenti per poi salire nell’alpe di cosmagnon , il sentiero poi prosegue fino al bivio con il 105 sul cogolo alto.
L’ideale per praticare al meglio questo sentiero e avere la possibilità di mettere un’auto alla partenza e una dove si pensa di scendere , perche per fare questo sentiero in andata e ritornare dal 102 val di foxi che sarebbe quello più conveniente e bello diventa molto difficile sotto il piano fisico , ma si può anche salire da qui e scendere per il 398 soglio dell’incudine e val di fieno a patto di avere un’auto per poi ritornare a Raossi , oppure salire dalla val delle prigioni e poi scendere fino a Raossi sempre con un ‘auto , resta comunque un sentiero molto interessante.
Chi più in alto sale più lontano vede , chi più lontano vede più a lungo sogna . Walter Bonatti
Racconto di una notte a Cima Palon quota 2232
Alle 19 circa mi trovavo al rifugio Balasso dove metto l’auto la maggior parte delle volte quando salgo in Pasubio , nel mio zaino c’era tutto , o almeno quanto sarebbe servito in quella circostanza , la tenda il sacco a pelo , il vestiario adatto alle condizioni climatiche di questo periodo …chiudo l’auto e accendo la frontale mentre guardo in alto le luci del rifugio Papa ancora accese …scelgo la salita per il 300 della val canale dove ormai conosco tutte le pietre , salendo mi fa compagnia il soffio di qualche camoscio che si sta chiedendo ” ma questo dove va in giro di notte ” e qualche rapace notturno che muove qualche ramo …si sente anche qualche movimento di sassi mossi dal mio amico camoscio che segue con interesse ogni mio movimento , io li vedo solo dagli occhi luccicanti mentre li guardo con la mia lampada frontale , proseguo la mia risalita incurandomi di loro , proprio come faccio di giorno , ammirandone solo la maestria con cui si muovono negli irti strapiombi quasi invidiando la loro agilità ” fa che il mio piede poggi sicuro come fanno i camosci “. Ho continuato a salire fino al rifugio Papa che da poco aveva spento le luci esterne , ma il mio obbiettivo era la cima , cima Palon 2232 metri , li volevo piantarla o almeno poco distante , la mia piccola tenda nella vastità del massiccio,e nel pensiero di tutte le vite spezzate in questa sacra montagna , nel silenzio del suo cuore , vicino alle sue viscere e tra le pietre che conservano la storia del mondo , superato il rifugio Papa ho proseguito per il 105 sentiero delle creste o tricolore , anche questo lo conosco molto bene , del resto sono 40 anni che ci salgo , c’e la pace e un silenzio assordante , si vedono le luci della città dei paesi tutto intorno un’inquinamento di luci davvero esagerato , ma lassù ci sono io e la mia piccola frontale , eccoci 21.50 cima Palon …che emozione …e lei era li davanti a me , la mia meta . Mi accingo a trovare un posto per piantare la mia piccola tenda , qui sulla vetta ci sono solo sassi , ma più in basso girovagando per 20 minuti trovo un posto riparato dal possibile vento che di solito fischia imperterrito su questo luogo , trovato , proprio all’uscita di una trincea di ricovero italiana a circa 100 metri da cima Palon , pianto la tenda con l’uscita girata verso dove sorgerà il sole , e dopo aver girato ed ammirato la straordinaria notte stellata mi accingo ad andare a dormire , mi bevo un po di caffelatte dal mio thermos , ed entro nel sacco a pelo , verso le 3.00 arriva puntuale il vento …ma non importa ogni tanto guardo fuori il panorama , sempre unico e fantastico …alle 7.15 inizio a prepararmi per uscire a gustarmi il Pasubio all’alba…mi guardo in giro la distesa di nuvole nella pianura fa sembrare quasi un mare , un mare di qualcosa di morbido su cui tuffarsi , ma io sono sopra ed aspetto solo …
IL SOLE
Questo trekking è dedicato a chi come me , ama la montagna , questo non e un delirio di onnipotenza e solo una piccola variazione sulla salita di giorno …fatto da chi come me ha esperienza di notti passate a correre in mezzo ai boschi con la lampada frontale .
Le emozioni che dona la montagna sono tante è alcune non si possono descrivere con le semplici parole perchè le emozioni sono molto personali e sono diverse in tutti noi , io qui ho voluto raccogliere le mie , e far partecipi voi amici del blog di queste piccole emozioni .
Si può salire dove si vuole l’importante e conoscere bene il sentiero da fare , munirsi di tutto il necessario e non dare niente per scontato , come del resto non e detto che si deva utilizzare la tenda e il sacco a pelo , si può bivaccare in un bivacco oppure anche in un rifugio , ma e sempre un emozione unica da provare .
« Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male. » Renato Casarotto
Arrivati al Rifugio Nerone Balasso sulla destra esiste un ampio posteggio , da li si prende il sentiero 300A di Raccordo con il 300 della Val Canale , si sale fino ad uscire dal bosco e si entra nell’ampia valle continuando a salire la valle si può notare un masso al centro , abbastanza grosso , a destra del masso si notano i ghiaioni del 311 direttissima Val Canale mentre dritto al masso si entra nel Boale , questo percorso non e molto complesso ed è ideale per i primi approcci invernali , ovvero per chi inizia le prime esperienze con le salite invernali , e magari per le prime uscite farsi guidare da PERSONE ESPERTE . Poi devo ricordare che le risalite invernali devono essere affrontate con i MATERIALI INVERNALI , E CHE IL FATTORE TEMPO SIA METEOROLOGICO E IL CALARE DEL SOLE DEVONO ESSERE PRESI IN CONSIDERAZIONE . Il boale e molto bello , abbastanza veloce da salire anche se l’avvicinamento può risultare un pò lungo , nel caso il tempo sia clemente ti farà vedere un panorama molto bello e interessante , la discesa può essere fatta dallo stesso sentiero . Sta a voi se arrivati al rifugio Papa avrete voglia , tempo e ancora un pò di forze per salire a cima Palon .