ATTENZIONE QUESTO ANELLO RICHIEDE UN IMPEGNO FISICO NOTEVOLE E UN DISCRETO MARGINE DI TEMPO NEL PERCORRERLO NON FATELO NEL PERIODO INVERNALE O SE NON SIETE SICURI DELLE VOSTRE CAPACITA’ FISICHE
Tempo di percorrenza : 9h40 Tempo personale : 8h10
Dislivello totale : 1700 m
Quota massima raggiunta : 1824 m
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo essere arrivati ad Asiago si prosegue prima verso Gallio e poi verso Foza , arrivati a Località Campanella si nota uno spiazzo sulla sinistra e si intravede il segnavia per il sentiero 858 si continua fino ad arrivare in una curva e si nota il segnavia 861 della Val Miela , da li si sale tutto il resto da fare lo lascio a voi ed a tutti gli incroci da fare , si parte percorrendo parte dell’861 fino a superare il monte fior , poi si prende la carrareccia che porta al bivio con il 860 si scende da Casara Meletta fino a Cruni (Foza) , si attraversa la strada e si riprende a salire per l’860 verso Val Vecchia e malga Lora , per poi arrivare ad un nuovo bivio per rientrare nell’860 poi arrivati a Malga Slapeur si sale fino alla diramazione con il 858 per Malga Meletta davanti e poi scendere a Campanella ed attraverso la strada ritornare all’auto , nelle foto ho messo i punti salienti del percorso , il resto sta a voi …good luck.
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver preso la strada che porta verso Folgaria , prima di raggiungere Lastebasse , si arriva in località Scalzeri dove si può lasciare l’auto in un ampio posteggio , si prende la strada a destra e si attraversa il ponte , poi prendendo a sinistra si trova un segnavia generico con scritto ” strada de la riva ” che porta fino a Pedemonte , salendo un pò si trova il bivio con il 601 e lo si imbocca . Questo percorso richiede un impegno fisico di una certa entità , non ci sono pendenze inverosimili ma la sua lunghezza e notevole con un accumulo di dislivello interessante ed una discesa molto lunga anche se molto bella per val rio Torto, passa in luoghi fantastici e incredibili , tratti di falsopiani boschivi e prativi molto belli , per poi culminare a Cima Vezzena o Pizzo di Levico per ammirare un panorama a 360° unico ed incredibile , ho allegato alcune foto ma le emozioni si provano sul campo , buon cammino a quel cuore impavido a cui piacciono queste sfide , ed a chi si cimenterà in questi anelli fisicamente difficili . Questo percorso e ideale per chi vuole allungare le distanze e fare qualcosa di più , naturalmente e inutile che ve lo ricordi : questo anello richiede una ottima preparazione fisica , di orientamento e se possibile evitatelo quando cambia l’ora per non rimanere in giro nel momento in cui viene buio , oppure fate come il sottoscritto portate SEMPRE con voi una lampada frontale .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h00
dislivello totale : 942 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1532 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Dopo aver raggiunto in auto l’abitato di Crespano del Grappa si prosegue verso Possagno , arrivati in una rotatoria si prende per Fietta e si sale seguendo le indicazioni per San Liberale , si sale fino al rifugio San Liberale , si lascia l’auto e si imbocca il sentiero 151-153 si sale abbastanza rapidamente mantenendo la direzione 153 fino a trovare il bivio con la ferrata , il sentiero di avvicinamento e molto difficile , con una pendenza notevole , ma nello stesso tempo molto bello prettamente boschivo ed in ambiente selvaggio , questo diciamo che e uno dei problemi principali di questa ferrata , arrivati all’attacco della via la ferrata si presenta subito con la sua notevole verticale , il primo camino che da un esame più accurato e pieno di appigli in una roccia molto dura quasi dolomitica , non c’è che dire una ferrata molto bella soprattutto per queste creste situate nel bel mezzo della valle con i fianchi a strapiombo sul resto della valle , le sue creste affilate permettono una visuale interessante anche nel tratto prativo , proseguendo i tratti attrezzati si alternano con tratti prativi più o meno difficili ma tutti accessibili e con molti appigli , il secondo e semplice quasi a scalini , mentre nel terzo ci si deve fidare agli appigli molto resistenti e quasi a incastrarsi nella roccia per poi superare il tratto , superata la selletta del candidato si incorre ad un pezzo un po più complesso per la mancanza di appigli per i piedi ma con slancio atletico si va a superare in sicurezza anche questo , poi sempre salendo si trova un tratto interessante e da passare con cautela si nota una staffa a U per poi salire in un ampio incastro e ricercare un valido appoggio per il piede , poi risalendo sempre più in alto si inizia ad intravedere un pezzo del Sacrario del Grappa , dopo aver fatto l’ultimo tiro in verticale si raggiunge il bivio con il sentiero 152 che porta nel forcellino situato tra il monte Boccaor e il monte Meatta , a quota 1478 metri , solo per chi non volesse salire sul ponte Tibetano che collega i due pezzi della ferrata , e come ultima una parete dritta anch’essa raggirabile per concludere questa bellissima ferrata , non proprio per tutti che richiede preparazione fisica e anche esperienza in simili vie . Concludo con il fatto che il Monte grappa e stato teatro di grandi e cruente battaglie , ed e con profondo rispetto per le migliaia di vittime che si sale in questo che fu baluardo d’Italia
Cenni storici
Teatro di scontri decisivi nel corso della guerra del 1915-1918 e alcuni avvenimenti della 1945 con i partigiani, è conosciuto a molti per il il suo sacrario dalle imponenti dimensioni e che conserva le spoglie di italiani e austroungarici assieme ad un museo della Grande guerra della Galleria Vittorio Emanuele III . Famoso è anche il Sacello della Madonna Ausiliatrice inaugurato il 4 agosto 1901 dal cardinale Giuseppe Sarto . La statua fu mutilata durante il primo conflitto mondiale, ma venne poi ricollocata nel 1921. Alla Madonnina del Grappa è dedicata l’Opera assistenziale fondata, subito dopo la Guerra, con il nome opera della divina Provvidenza Madonnina del Grappa .
Nella prima guerra mondiale, dopo la sconfitta italiana di Caporetto , la cima diventò il fulcro della difesa italiana, tanto che gli austriaci tentarono inutilmente e più volte di conquistarlo, per poi avere accesso alla pianura Veneta.
Il sacrario contiene i resti di 22.910 soldati ed è cosi disposto:
Settore nord, ossario austroungarico con 10.295 morti di cui 295 identificati.
Settore sud, ossario italiano con 12.615 morti di cui 2.283 identificati.
Tra i due ossari, c’è la cosiddetta via Eroica lunga 300 metri, con a lato i cippi recanti i nomi delle cime teatro di guerra.
All’inizio della via eroica, a nord, c’è il portale Roma: progettato e costruito dall’architetto Limoncelli ed offerto da Roma, sul portale è scolpito: “Monte Grappa tu sei la mia patria”, il primo verso della famosa canzone del monte Grappa.
Al centro dell’ossario italiano c’è il sacello della famosa Madonna del Grappa, la vergine ausiliatrice posta nella vetta il 4 agosto 1901 dal patriarca di Venezia Giuseppe Sarto (poipapa Pio X), a simbolo della fede cristiana nel Veneto. Durante la prima guerra mondiale, la Madonna del Grappa divenne simbolo della Patria e della protezione divina, al punto che una volta riparata dall’esplosione di una granata, prima di esser riposta nel sacello (4 agosto 1921) fece il giro dell’Italia su un vagone ferroviario al cui passaggio tutti lanciavano fiori, pregavano, piangevano, si inginocchiavano.
Nel sacrario c’è una tomba importante per la storia del Grappa, è quella del maresciallo d’Italia, generale Gaetano Giardino, che qui comandò l’armata del Grappa portandola alla vittoria finale
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h10
Dislivello totale : 1288 m
Quota massima raggiunta : 1782 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero e inboccato la strada per Posina , ad un certo punto si prosegue verso Laghi , dopo aver superato l’abitato di Castana , ha destra si trova il segnavia che porta in contrada Tovo , dopo aver imboccato con l’auto la stradina asfaltata si può mettere l’auto a 150 metri dopo aver svoltato , oppure se si vuole fare come ho fatto io che sono salito dal 525 per poi scendere dal 530 , e piu utile mettere l’auto lungo la strada che porta a Laghi così facendo l’auto risulta a metà strada .Altro bellissimo sentiero , in una valle che ha molto da offrire per chi ama il trekking fisicamente e più difficile del 525 per la sua pendenza ed essendo un pò piu lungo del 525 , ma e molto bello e salendo si possono vedere dei bellissimi panorami verso Tonezza del Cimone e l’omonima valle , la prima parte fino a contrada Tovi e tutta asfaltata ma poi si inizia a salire e la prima parte di sentiero vero e proprio ci sono dei passaggi in mezzo ai strapiombi dei Castellone e dei Castelli , della Val di Tovo , fino per poi incrociare il 525 e poi dividersi di nuovo sotto il segnavia della Malga Campo Azzaron dove si deve tenere la destra , da li il sentiero sale in prato erboso fino ad arrivare a Croce del Toraro per po continuare su una mulattiera fino al rifugio Rumor o al Valico della Valbona . Attenzione alle tempistiche di salita e discesa nel periodo invernale il buio scende presto , anche perche la parte alta risulta molto piu impervia e con un dispendio di energie notevoli , io consiglio di farlo in discesa , ricordo inoltre che nel bivio con il 525 lo si potrebbe accorciare notevolmente in caso si fosse in ritardo sulla tabella di marcia .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h10
Dislivello totale : 1344 m
Quota massima raggiunta : 1853 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Per raggiungere questo sentiero si sale la strada che porta verso Folgaria passando per Arsiero , poco prima di Lastebasse , ovvero la frazione di Pikel , si può notare una chiesetta sulla sinistra mentre la strada e recintata da uno steccato in legno , l’auto si può mettere vicino alla chiesetta oppure se si vuole al centro di Lastebasse nel piazzale della chiesa e scendere a piedi per una decina di minuti , il sentiero non e molto difficile sotto il profilo tecnico presenta delle salite abbastanza ripide , non è molto segnalato , ma si riesce a percorrerlo andando alla ricerca del segnavia e con la mappa alla mano a salire inoltre le numerose baite presenti saranno un riferimento non da poco . E molto bello anche se poco praticato presenta dei scenari molto avvincenti sia sulla valle che si sale, sia per i panorami in lontananza , si sale fino a forte Campomolon e presso l’omonima forcella , poi raggiunta la val Bona si può arrivare fino al rifugio Rumor peccato che io lo abbia sempre trovato chiuso . Questo sentiero a livello di orientamento e difficile sopratutto perche la maggior parte del percorso e boschivo , ma percorrendolo con occhio vigile si può salire senza problemi , in ogni caso salendo lo si può accorciare evitando di salire a Forte Campomolon arrivando fino alla strada che porta da Tonezza al passo Sommo , e poi Folgaria , proseguendo verso il passo Sommo si raggiunge prima L’albergo Ai Fiorentini e proseguendo verso baito del sole si scende di nuovo fino a Lastebasse . Il segnavia da seguire per il rientro e il 571 sentiero che quanto prima provvederò a documentare , lo stesso sentiero comunque arriva anche sia sul Forte Campomolon che al Rifugio Rumor .
Per questo itinerario si parte da Campogrosso , raggiungibile con l’auto solo da Recoaro Terme in quanto la strada delle sette Fontane in provincia di Rovereto e risulta chiusa al traffico , arrivati a Campogrosso si parte imboccando il 157 Boale fondi (bocchetta fondi ) , saliti a quata 2040 della bocchetta mantenendo la destra si prende un sentiero sulle roccette , raggirabile su quello più basso che porta sempre a bocchetta mosca , zona di arrivo del famosissimo Vajo dei colori , da li salendo a zig zag oppure imboccando la via diretta si sale sul rifugio Mario Fraccaroli a quota 2200 si prende il 108 che porta a capanna Sinel (ricordo che anche la capanna sinel ha un suo spazio per il bivacco anche se di piccole dimensioni ) superata la capanna si tiene la destra e si prosegue per il 115 cima Levante , al bivio successivo prendetevi la briga di salire a cima Levante2020 metri ciò richiedera circa 20 minuti di variazione di percorso , ritornate poi al bivio e proseguite per il 115 fino a al prossimo bivio imboccando il 146 che porta a passo jocole attraverso i trinceramenti sommitali in cresta molto belli , per poi deviare sul passo a destra e scendere ad Ometto , qui la discesa e tecnica e non proprio facile , ricordo inoltre che esiste una variante sul 145 Trochental che accorcia leggermente il percorso scendendo da Val grande di Ometto , poi si sale attraverso la vecchia strada mai completata che arriva a Campogrosso che passa per il ponte e per la galleria , ci vogliono altre 2 ora di viaggio per il ritorno anche se le stesse sono molto belle e interessanti , visualizzando la zona sotto un altro aspetto , passando su questa mulattiera si incrociano varia percorsi , il vallon dei Cavai , il Pissavacca , il Vajo dei colori . Il primo tratto e sterrato per poi entrare nella strada asfaltata (ricordo che e divieto di sosta ) . Questo anello composto da diversi sentieri e molto bello ma che richiede una preparazione buona per la sua lunghezza e per la sua interminabile discesa per scendere a Ometto e per la sua risalita fino a Campogrosso , ma fa conoscere una parte quasi anonima del gruppo del Carega che altrimenti verrebbe dimenticata e che per noi Valdagnesi risulta in parte sconosciuta.
Le foto documentano pochi tratti del percorso , altrimenti venivano troppe , la scoperta di questi luoghi sta a voi avventurieri .
Una corsa, un Trail in alta montagna, in Val di Zoldo , nel cuore delle Dolomiti Unesco, di KM 53 con D+3800 e D- 3710 La Val di Zoldo, con la sua struttura pressoché circolare, permette lo sviluppo di un percorso ad anello che vi porterà a toccare alcuni tra i più spettacolari massicci dolomitici che le fanno da coronamento. Si inizia con il gruppo S.SEBASTIANO – TAMER; in seguito, dal Passo Duran, comincia una delle più colossali sequenze rocciose delle Dolomiti, che si sviluppa a nord con MOIAZZA e CIVETTA (Unesco gruppo 3): l’ambiente, dove si alternano ampi circhi glaciali e solitari campi solcati, è incredibilmente solenne e sarà estremamente emozionante percorrere il gigantesco basamento della ‘Grande Civetta’(La Zuita). Arrivati ad est, il PELMO (Unesco gruppo 1), isolato e grandioso, polarizza lo sguardo: infatti, è considerato fra i più affascinanti e singolari monti Dolomitici, per certi versi assolutamente unico. A sud ammirerete il BOSCO NERO e gli SPIZ di MEZZODI’, che completano il coronamento della valle.
Le mie riflessioni …
Gara molto bella , con scenari mozzafiato , e pendenze importanti , durissima , la più dura che io ho fatto , una decina di tratti attrezzati , discese molto tecniche e veramente una bella gara che vale la pena di fare . Organizzazione impeccabile , un plauso a tutti i volontari , al soccorso alpino ed a tutti quelli che hanno collaborato ed avuto questa idea meravigliosa , da rifare magari prestando molta attenzione a non farsi ingarbugliare nelle retrovie , nei tratti attrezzati dietro a quelli che hanno paura si perde un casino di tempo .
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Si arriva nell’abitato di Cogollo del Cengio e si mette l’auto nell’antica chiesa dell’Olmo e il monastero della resurezzione della piccola famiglia , appena superato il segnavia con il n° del sentiero sulla sinistra si trova un posteggio per l’auto , da li si parte imboccando appena sotto il sentiero 651 che porta al monte Cengio , si sale di circa 1100 metri di dislivello prima di arrivare in vetta , il sentiero dapprima boschivo e dopo si snoda su delle cengette molto belle che donano un panorama molto bello verso la valle , arrivati sul Monte cengio si prosegue per il 643 che porta prima al Capel de fero e successivamente farebbe ritorno alla partenza ( se eventualmente vi siate stancati ) ad un certo punto si arriva ad un bivio non segnalato , li bisogna prendere a destra dopo circa 5 minuti si esce in un campo e si incrocia il 639 che porta anch’esso in basso a Cogollo , ma si può proseguire per una mulattiera o carrareccia finche ad un certo punto il sentiero scende verso valle , li si dovrebbe trovare un bivio a destra con la sbarra superata la sbarra si arriva in un gruppeto di case ed una strada rotabile , prendendo la rotabile seguendo la strada si arriva dopo circa 20 minuti al Forte punta Corbin , se avete occasione visitatelo ne vale veramente la pena , poi si prende il 635 che scende a Pedescala , per poi attraverso una ciclabile si scende fino a località Schiri per poi entrare nel sentiero alto che porta direttamente a Cogollo del Cengio
Questo itinerario molto bello e interessante in quanto passa per dei luoghi molto interessanti sotto il profilo storico , anche sotto dal punto di vista panoramico , tempo permettendo risulta molto bello con delle viste spettacolari sia dal monte Cengio che dal Forte Corbin
ATTENZIONE QUESTA SERIE DI SENTIERI TRA I QUALI DEI RACCORDI NON SEGNALATI TRA IL 643-639 E LA ROTABILE DI PUNTA CORBIN NON SONO DIFFICILI MA DATA LA LUNGHEZZA DEL PERCORSO , CONSIGLIO DI FARLO CON LE DOVUTE CAUTELE , SOPRATUTTO PER LA SUA LUNGHEZZA CIRCA 30 KM CON 1600D+
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo essere saliti al Pian delle Fugazze si prosegue scendendo verso Vallarsa fino ad arrivare all’abitato di Raossi , dopo aver messo l’auto in qualche posteggio , si sale verso la contrada Costa , appena sopra i Raossi , si sale sulla destra con una mulattiera abbastanza larga fino ad arrivare ad un piccolo pianoro dove e posizionata una panchina da li si imbocca la strada diritta , quella che sale , e si prosegue fino a che la mulattiera non diventa un sentiero che poi attraversa la valle e sale tutto a zig zag fino a sotto i Sogi , il sentiero non presenta difficoltà alpinistiche , ma bisogna prestare molta attenzione all’orientamento , vista la mancanza di segnalazione anche se il sentiero e abbastanza intuitivo , può essere un pò faticoso capire dove si deve andare sulle parti prative per persone inesperte , il sentiero arrivato in quota prosegue in orizzontale fino ad incrociare il 135 che porta ai Raossi per la val Piazza . Il sentiero permette un panorama unico sulle valli adiacenti , sulla zona del Corno Battisti , sul Zugna , molto panoramico. LA PRECISIONE PER QUEL CHE RIGUARDA LA LINEA CHE HO TRACCIATO NELLA PARTE ALTA DELLA MAPPA PUO’ ESSERE UN PO’ SCARSA (NON HO USATO IL TRACKER E C’ERA UN PO’ DI FOSCHIA )
MASSIMA ATTENZIONE IL SENTIERO NON E SEGNALATO , E BISOGNA AVERE IL SENSO DELL’ORIENTAMENTO ANCHE SE MOLTO INTUITIVO E VISIBILE .
Un altro bel sentiero , riaperto dai nostri amici della SchützenKompanie Vallarsa-Trambileno sempre attivi , di tanto in tanto passando vedi le loro tracce , e ti rendi conto che son passati di li …Bravi …bellissimo sentiero che passa sotto i Sogi e va verso i roccioni della Lora di cosmagnon , dove poi si può rientrare da 135.
Dopo essere saliti ad Asiago si prosegue fino al comune di Gallio , superata la chiesa ed uscendo dal paese verso Foza si trova un bivio a sinistra che sale verso Monte Ortigara da li si prosegue prima verso la Valle Campomulo , poi nelle piste di campomulo , proseguendo e mantenendo sempre la sinistra , seguendo le segnalazioni Monte Ortigara si esce dalla strada asfaltata per proseguire per un lungo tratto di strada sterrata in PESSIME CONDIZIONI , DA NON PERCORRERLA CON AUTO TROPPO RIBASSATE , fino ad arrivare al piazzale Lozze dove esiste un’ampio posteggio , ricordo inoltre che questo sacro luogo teatro di grandi combattimenti e metà di un Pellegrinaggio la seconda domenica di Luglio per gli Alpini luogo dove ebbe luogo la prima adunata degli alpini 5-7 settembre del 1920 .
Fin qui tutto semplice , ho postato poche foto del panorama e delle indicazioni sul percorso , l’ho fatto appositamente , perchè questo itinerario e molto impegnativo per la sua lunghezza e per la sua pendenza , non presenta luoghi impossibili da praticare , ma la lunghezza del percorso rimane molto interessante . In compenso vi ho aggiunto la mappa , ma pochi segnavia quindi chi vuole avventurarsi in questa escursione lo dovrà fare solo se in possesso delle doti fisiche e di orientamento necessarie . Non è un escursione impossibile sia ben chiaro , comunque ci vuole una buona forma , e RICORDATEVI CHE QUI GLI ALBERI NON CI SONO , E IL SOLE SPACCA LE PIETRE QUANDO E AL SUO MASSIMO CALORE. Ma compiere un’itinerario come questo e una soddisfazione molto forte , perche molte persone salgono al Portule ma lo fanno dai sentieri più corti . Arrivare al Portule dopo essere passati sul Monte ortigara e sulla cima Dodici , non ha prezzo , gustarsi panorami mozzafiato verso la Valsugana trovando magari anche una bella giornata e spaziare con tutte le cime che si propongono all’orizzonte e certo uno spettacolo unico , perciò buon cammino a chi vorrà mettersi alla Prova.