Dopo aver raggiunto Recoaro Terme si imbocca la strada che sale per andare alla Località Gazza , si sale fino al bivio della strada che porta ai Parlati e Gazza , sulla sinistra si nota un piccolo spiazzo prima del ponte dove sorge la Pizzeria Vallechiara , imboccando la stradina che sale passando davanti al locale ci si inoltra nella Valle Creme , parte del percorso e su una stretta mulattiera in alcune parti cementata per poter garantire alle persone che hanno la baita in questa magnifica valle di salire in auto , ad un certo punto la strada finisce e ci si addentra in una parte boschiva per poi uscire nella zona di captazione delle acque minerali Recoaro , da li proseguendo per un altra 10 minuti si arriva a Malga Creme , mentre sulla destra nascosto da un piccolo dosso si vede il piccolo laghetto delle creme , proseguendo parte della strada fianco della Malga si sale fino ad un bivio del percorso con le ciaspole che porta a Recoaro Mille rientrando nel bosco fino a raggiungere il laghetto superiore quello più bello , per poi ricongiungersi con il 120 , oppure si può proseguire sulla stradina che sale fino ad incrociare il sentiero 120 che porta alla Gazza sulla destra passando per malga Pace e più in alto Malga Rove , mentre a sinistra si prosegue verso malga Morando e la Cabiola , superato il bivio proseguendo verso malga Morando si scende fino ad incontrare un largo spiazzo con un’altra zona di captazione delle acque minerali Recoaro , da li si esce dalla strada e si scende lungo il canalino fluviale fino ad raggiungere un piccolo pascolo e mantenendo la sinistra si rientra nel bosco dove si nota un altro piccolo laghetto o pozza di acqua , si supera e si prosegue fino ad incontrare di nuovo Malga Creme e si rientra per lo stesso percorso . Questa escursione e fattibile a tutti non richiede impegni tecnici , ne presenta difficoltà estreme , ma si presta ad emozioni veramente uniche con scenari veramente incredibili , voglio ricordare che siamo sulle piccole dolomiti , ad un passo da casa , salite , ammirate e riempitevi gli occhi di piccole grandi emozioni che le nostre montagne ci possono dare . Buon Cammino
La frana e visibile da diversi punti , dai Parlati si sale proprio nel canalone del Rotolon , mentre attraverso la strada per Campogrosso , la si può vedere da una posizione più alta e vederne le dimensioni , oppure anche sul versante sinistro da malga Lorpodo , o anche più in alto dal Sentiero delle mole a Passo del lupo , o altrimenti dalla parte più alta e centrale in mezzo proprio al Vallone salendo dal sentiero 157 per Bocchetta Fondi , un altro punto di osservazione e l’anello storico di Campogrosso.
Per noi il Rotolon e sempre stato li , dicono gli abitanti dei Parlati , Turcati , Maltaure e Facci , questo pensano gli abitanti delle contrade a rischio , questa frana e sempre stata attiva , solamente che con il cambiare delle stagioni e le piogge torrenziali che negli ultimi anni scendono sulla valle dell’Agno ne complicano la tenuta , è una frana costantemente monitorata attraverso foto e strumentazioni poste in loco , come i diversi punti con i teodolite tenuti sotto controllo dallo strumento posto sulla piccola casetta in legno poco distante dalla curva del capitello poco prima della Guardia .
Per i Volontari Vigili del Fuoco e una cosa da considerare perche sono già state fatte in periodi non tanto lontani squadre adibite al controllo di questa frana che per un discreto periodo di tempo non aveva i sistemi di monitoraggio a sensori , per mancanza di fondi , ora i sistemi sono montati e a quanto pare in uso per poter rendere più controllato e nella speranza non ci sia mai bisogno un eventuale evacuazione della popolazione , noialtri del resto ci prestiamo a questo onere che fa parte della nostra preparazione tecnica .
ATTENZIONE QUESTO NON E UN ITINERARIO DA PERCORRERE E UNA COSA DA VEDERE SI MA DA DEBITA DISTANZA , E NON NEL PERIODO PRIMAVERILE DOVE LO SCIOGLIMENTO DELLA NEVE RENDEREBBE TUTTO PRECARIO , E NEMMENO DOPO PIOGGE TORRENZIALI .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 720 m
Quota massima raggiunta : 1007 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Si sale verso Recoaro Terme ed arrivati in località Facchini , o più precisamente Fonte Abelina , cercare un posto dove lasciare l’auto , cosa abbastanza difficile , si supera una piccola valle e in mezzo a due case si nota il segnavia .
Il sentiero di per se non presenta difficoltà tecniche ma a fisicamente e molto lungo con pendenze interessanti , presenta alcune variazioni di pendenza abbastanza impegnative e varie biforcazioni che possono confondere e che comunque portano nello stesso punto , la salita parte subito con buona pendenza si passano alcune contrade come i Parenti , i Caile , I Marchi , contrade tipiche di questi luoghi impervi , raggiunta la contrada Marchi il sentiero di sinistra prosegue per quello di origine già descritto in un altro post , mentre sulla destra si imbocca quello che sale passando sotto la bidovia attravesando anche qui diverse biforcazioni fino a sbucare allo Chalet di Recoaro Mille , da li si può proseguire sia per andare fino a Campo D’avanti facendo salendo a Pizzegoro e proseguendo fino a Campetto , oppure salendo sul Monte Spitz e proseguire per il Giochele facendo la parte di sentiero a ritroso che nella mappa e tratteggiata.
Tempo di percorrenza del sentiero dell’anello : 4h00
Dislivello totale : 710 m
Quota massima raggiunta : 1545 m
Sentieri interessati : Sentiero dei Pascoli – 202 – 133
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Salgo in auto fino a Recoaro Mille , li lascio l’auto approfittando del gigantesco posteggio , mi avvio a piedi verso la pozza d’acqua sulla sinistra proseguo fino a scendere in località Righi , una piccola contrada ormai abitata da una sola famiglia che però nel periodo estivo molte persone ritornano , da li si sale per il sentiero che porta sui pascoli che venivano usati dagli abitanti dei Righi per le mucche circa 35 anni fa , ora si stanno popolando di piante , si sale su questa mulattiera abbastanza larga che porta alla Bocchetta di Marana , la salita non è difficile composta da pascoli e boschi di faggi , ad un certo punto si entra nel bosco e da li si continua fino ad arrivare alla bocchetta , ci sono anche alcuni punti panoramici dove si può ammirare parte del nostro arco alpino , altrimenti bisogna salirci d’inverno quando non ci sono le foglie , arrivati sulla bocchetta sulla sinistra si prosegue verso la Croce dei Castiglieri già descritta in altro post , dritti si scende a malga Realto , e a destra si sale a Cima Marana 1545 metri . Giunti sulla cima si prosegue per le creste con diversi saliscendi di poco conto ma tutti in cresta così da poter ammirare il panorama tra le due valli , e con una visibilità tale da poter vedere i colli Euganei e l’inizio degli Appennini , tempo permettendo , si prosegue per L’archeovia , ovvero quella via dove ci sono numerosi ritrovamenti archeologici . per poi raggiungere la selletta di Campetto e ridiscendere a Pizzegoro attraverso la pista da sci oppure per chi la conosce la pista nel bosco degli skialper , fino a raggiungere la Busa dove si era precedentemente lasciata l’auto . Questo anello e abbastanza semplice e praticabile non richiede particolari doti ne presenta passaggi difficili , ideale per una mattinata con rientro per il primo pomeriggio in tutta tranquillità . E dove si può mangiare un buon piatto di Pasta dall’amico Toni dei Castiglieri .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h00
Dislivello totale : 1255 m
Quota massima raggiunta : 1543 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Si sale verso Recoaro Terme ed arrivati in località Facchini , o più precisamente Fonte Abelina , cercare un posto dove lasciare l’auto , cosa abbastanza difficile , si supera una piccola valle e in mezzo a due case si nota il segnavia .
Il sentiero di per se non presenta difficoltà tecniche ma a fisicamente e molto lungo con pendenze interessanti , presenta alcune variazioni di pendenza abbastanza impegnative e varie biforcazioni che possono confondere e che comunque portano nello stesso punto , la salita parte subito con buona pendenza si passano alcune contrade come i Parenti , i Caile , I Marchi , contrade tipiche di questi luoghi impervi , diciamo che fino a Malga Giochele , e all’omonimo Passo Giochele il sentiero e abbastanza duro , per poi essere più dolce superata la curva che porta a sinistra a località Fantoni per poi attraverso le case salire fino al bivio con la bidovia che sale da Recoaro Terme ( Ferma per mancanza di fondi ) oppure a destra sul monte Spitz per poi scendere al bivio con la bidovia . Si prosegue fino alla località Pizzegoro , conosciuta anche come Recoaro Mille o Conca d’oro , da li dopo aver attraversato il pianoro si sale sotto la seggiovia di Montefalcone ( anch’essa ferma per mancanza fondi ) , si prosegue aumentando notevolmente pendenza fino ad dover entrare nel bordo della pista da sci , e raggiungere il passo di Campetto, si può anche proseguendo per il sentiero arrivare nel canale dove sorge la casetta dell’acqua , da li proseguendo e prestando attenzione ai segnavia posti sulle piante di colore giallo fluo , anche se devo dire poco visibili ( quindi se non si è certi del percorso e meglio fare il primo itinerario ) giunti a Campetto si prosegua per circa 30 minuti e si raggiunge Malga Campo d’avanti .
Per la discesa si consiglia tornare indietro e discendere prima per la pista poi giunti a Pizzegoro ed aver fatto il ritorno fino al bivio con la Bidovia a fianco del Chalet si trova il segnavia che porta di nuovo a Fonte Abelina percorrendo poi parte del percorso fatto prima quando si reggiunge contrada Marchi
ATTENZIONE ESISTE ANCHE UNA POSSIBILITA’ DI SCENDERE ATTRAVERSO UN SENTIERO POCO CONOSCIUTO CHE PORTA PRIMA NELL’ANGHEBE E POI ATTRAVERSO IL SENTIERO DELLE MONTAGNOLE BASSE FINO A PIZZEGORO . VOGLIO SOTTOLINEARE CHE PER FARE TUTTO QUESTO SENTIERO IN UNA VOLTA SOLO CI VOGLIONO 8-9 ORE , QUINDI RESTA BISOGNA ESSERE PREPARATI FISICAMENTE E NON FARLO NEI MESI INVERNALI
CENNI STORICI
Questo sentiero era usato dagli uomini della Resistenza armata e civile per raggiungere i monti di Recoaro sui quali si insediò ai primi di gennaio 1944 il GRUPPO DI MALGA CAMPETTO, fulcro originario delle formazioni garibaldine “Garemi”, che portarono poi la Guerra di Liberazione dal Lago di Garda al Brenta, toccando l’Alto Veronese, l’Alto e il Basso Vicentino, il Trentino, le zone ovest e sud-est dell’Altopiano di Asiago.
Qui c’era una fermata del trenino che saliva da Vicenza a Recoaro. Qui c’era l’abitazione di Giuseppe d’Ambros “Marco”, costruttore, insieme con Pietro Tovo “Piero Stella”, del movimento partigiano dell’alta valle dell’Agno. Fonte Abelina costituiva quindi un punto di raccordo essenziale per i dirigenti della Resistenza, per i partigiani della montagna, per le staffette e per i rifornimenti logistici (cibo, vestiario, equipaggiamento, armi, munizioni). La casa di “Marco”, che fu sicuro riferimento per i comandanti e le prime pattuglie del Gruppo di Malga Campetto, continuò ad essere una solida base del movimento partigiano fino al 13 dicembre 1944, quando fu bruciata, insieme alla segheria, dai nazifascisti per rappresaglia. “Marco” ebbe come collaboratori fidati Pietro Benetti “Pompeo”, Primo Benetti “Ceo”, Rino Cavion “Armando”, Narciso Comerlati “Nerone”, Nebrilio Asnicar, Emilio Gorlin, Giovanni Caneva, Giovanni Pozza “Trenker”, Daniele Bruni, Albino Cailotto, Abramo Caneva “Ivan”, Augusto Sandri e altri.
Contrada Caile
La contrada Caile rappresentava per i partigiani un luogo di passaggio, di sosta e di permanenza sicuro per la sua collocazione nel gruppo montuoso del Peserico e soprattutto per l’ospitalità della popolazione, che condivideva con loro gli ideali antifascisti. Uguale simpatia e solidarietà per i combattenti della libertà dimostravano le contrade Benetti, Marchi, Muschi e Consolana. In contrada Caile fu accolto, dopo il primo scontro vittorioso di Malga Campetto contro le truppe nazifasciste (17 febbraio 1944), un numeroso gruppo di partigiani guidato da Clemente Lampioni “Pino”. In questa contrada fu posto per un lungo periodo il Comando della brigata “Garemi”. In contrada Caile il giorno 8 agosto 1944, in una importante riunione dei comandanti, fu fondato il “Gruppo Brigate Garemi”, composto dalle brigate “Stella” e “Pasubiana” e dai battaglioni “Avesani” e “Ubaldo”. In contrada Caile il battaglione “Romeo” comandato da Benvenuto Volpato “Armonica” ospitò la Missione inglese “Dardo”, che aveva tra i suoi compiti quello di controllare il Comando generale tedesco in Italia del Feldmaresciallo Kesselring insediato nelle vicine Fonti di Recoaro, di tenere i collegamenti tra gli Alleati e i partigiani e di procurare loro preziosi lanci di armi e di rifornimenti. In queste contrade indispensabile fu il contributo di tante donne, che sostennero la Resistenza a costo di grandi sacrifici e sofferenze: Maria Benetti, detta la “mamma dei partigiani”, Wilma Marchi, Velia Marchi, Rina Marchi in Cristoforo, Cesira Benetti, Maria Benetti, Liliana Benetti, Rosetta Benetti, Lidia Marchi e Rina Marchi.
Il Giochele
Da questo luogo chiamato “il Giochele”, transitavano le varie pattuglie partigiane sia per raggiungere le posizioni più alte (Malga Campetto, Malga Campodavanti, Valle del Chiampo, monti del Veronese), sia per scendere a valle per colpire obiettivi militari e contrastare l’azione dei tedeschi e dei fascisti. La Malga Giochele, chiamata anche “tèsa della Etta”, costituiva altresì una base riparata e tranquilla per incontri e riunioni. Si fermarono qui, tra gli altri, Raimondo Zanella “Giani” e Romeo Zanella “Germano”, rispettivamente comandante e commissario del Gruppo di Malga Campetto. In questa zona Benvenuto Volpato “Armonica” e Leonardo Facchin “Lupo”, condussero da Selva di Trissino e da Piana molti uomini, che evitarono così di incappare nel sanguinoso rastrellamento del 9 settembre 1944. Nel Giochele il 9 dicembre 1944 ebbe luogo un aviolancio alleato procurato dalla Missione inglese “Dardo”. Fu il primo di otto lanci alla brigata “Stella” che servirono a superare il duro inverno 1944/45 e ad armare i dieci battaglioni in vista dell’insurrezione e dello scontro finale con i nazifascisti.
Località Pré
Il sentiero che attraversa questa conca, chiamata “Pré”, era per i partigiani alternativo a quello del Giochele e veniva utilizzato per disorientare il nemico e per sfuggire ad improvvisi rastrellamenti o puntate. Anche qui la gente del posto era ospitale nei riguardi delle forze della Resistenza, sempre pronta ad offrire sostegno morale e a condividere il poco e povero cibo a disposizione. In quel tragico periodo forse non c’era lo stato d’animo per cogliere la bellezza di questi luoghi. Oggi invece osservando lo spettacolo della natura possiamo anche andare con il pensiero a quei giovani coraggiosi, che ebbero la forza di ribellarsi e di impegnare la loro vita per conquistare la libertà, la pace, la democrazia e per realizzare una società più giusta per tutti. Le conquiste di oggi sono il frutto dell’impegno e del sacrificio, spesso estremo, di tanti donne e uomini, chiamati allora “ribelli”.
Malga Pizzegoro
Malga Pizzegoro era per i partigiani che salivano dal territorio recoarese una tappa obbligata lungo il percorso che li portava a Malga Campetto. Lassù, a 1600 metri di altitudine, stabilì la sua base il Gruppo di Malga Campetto, composto da antifascisti esperti giunti da Padova e da altre località, inviati dalla Delegazione Triveneta Garibaldi (Zanella Raimondo “Giani” – comandante del Gruppo – , Zanella Romeo “Germano” – primo commissario – , Gordiano Pacquola “Oreste” – commissario -, Brenno Guastalla “Carlo”, Norberto Unziani “Boby”, Clemente Lampioni “Pino”, Luigi Pierobon “Dante” e altri). Ad essi si unirono una forte pattuglia di Schio guidata da Giovanni Garbin “Marte”, una pattuglia di vicentini diretta da Bruno Bazzacco “Giorgio” e giovani recoaresi e valdagnesi inviati da “Marco” e da “Piero Stella”. Formati da uomini che avevano sopportato carcere e confino per le loro idee, i partigiani di Malga Campetto cominciarono a percorrere le contrade e i piccoli centri di montagna dell’Agno e del Chiampo per farsi conoscere, per riscuotere la simpatia delle popolazioni e per coinvolgere altri coetanei nella Resistenza. Questi fatti non passarono inosservati e il 17 febbraio 1944 tedeschi e fascisti lanciarono un poderoso attacco da Fongara e da Campodalbero contro il Gruppo. Preavvertiti da “Pompeo” la sera prima, i partigiani si organizzarono e, suddivisi in cinque pattuglie, respinsero l’attacco senza danno, infliggendo al nemico forti perdite. L’azione clamorosa conquistò fiducia e simpatia nei confronti del movimento partigiano e portò molti altri giovani alla causa della Resistenza, cosicché il Gruppo estese le sue basi a Marana, Durlo e contrade alte di Recoaro.
Malga Campodavanti
Dopo la battaglia di Malga Campetto (17 febbraio 1944), le pattuglie partigiane divennero più numerose e furono inviate in varie località verso l’alta Lessinia, le alte Valli del Progno, dell’Illasi e del Chiampo, la Valle dell’Agno, l’alta Val Leogra, Posina, l’Altopiano di Tretti e lungo la dorsale Torreselle-Monteviale. Gli scioperi del marzo 1944, le azioni delle 10 pattuglie partigiane nei mesi di aprile e maggio, la confluenza in aprile del forte gruppo partigiano di Selva di Trissino, guidato da Alfredo Rigodanzo “Ermenegildo-Catone”, l’arrivo di nuovi dirigenti che rafforzano il comando (Nello Boscagli “Alberto”, Attilio Andreetto “Sergio”, Armando Pagnotti “Jura”, Orfeo Vangelista “Aramin”, Romano Marchi “Miro”, Benvenuto Volpato “Armonica”, Giulio Vencato “Giro” e altri), hanno reso il Gruppo forte di centinaia di combattenti per la libertà. Fu necessario perciò dare a tutta la formazione partigiana una organizzazione militare efficiente e adeguata. Il 17 maggio 1944, a Malga Campodavanti di Sotto, alla presenza di centinaia di partigiani e di decine di capipattuglia, fu tenuta la cerimonia del giuramento della XXX Brigata d’Assalto “Ateo Garemi”.
Sono salito oggi come faccio diverse volte all’anno su questo luogo da me molto conosciuto sia per l’inverni passati con gli sci , sia per l’estati con il colore verde della speranza che ha sempre riempito i miei occhi in cerca di continue emozioni , ho visto la prima seggiovia , oddio ci sono salito in quella che c’era prima , era li a segnare il tempo costruita nel 1967 anno che io non ricordo , se non perche sono nato, mio fratello e sceso da quella pista che era ancora bambino con i scarponi modificati da mio padre , per vedere poi alla rimozione di quella vecchia seggiovia che tanti viaggi mi ha fatto fare , per metterne una di nuova ricordo i camion di calcestruzzo arrivare sul posteggio del rifugio Valdagno , per caricare sulla benna dell’elicottero il cemento per fare lo zoccolo a quei plinti dove sarebbero alloggiati i bulloni che avrebbero fissato i piloni per i carrelli delle funi , ricordo quando il gigantesco elicottero degli svizzeri posizionava sui plinti i piloni con una precisione unica senza sbagliare un centimetro , lo stesso dicasi per i gruppo ruote di quella che sarebbe dovuta essere l’evoluzione di Recoaro Mille , invece non è stato così , un pò complice il cambiamento climatico con la poca neve dell’inverni sempre meno nevosi , un pò aggiungiamoci la mano dell’uomo che crede nei ricavi senza metterci di suo , siamo arrivati a tutto questo , e vero non siamo i soli voglio ricordare la seggiovia ” Le Fratte ” altro mostro ancora rimasto tale e quale con i seggiolini ancora su ma senza i motori per poterli rimuovere . Non e questo che importa vogliamo parlare in quella cabinovia che sale da Recoaro Terme fino a Recoaro mille , erano uguali le due , poi una e diventata Cabinovia e l’altra Seggiovia ma più confortevole e veloce , almeno così si dice . Ma non e questo il punto non siamo ancora arrivati sul punto del non ritorno sulla Conca D’oro , anche se siamo molto vicini credo . Una sola cosa posso aggiungere io che come tanti su queste piste abbiamo imparato a sciare , forse sciare non sarà più possibile ma rimane sempre quell’amaro in bocca di aver perso qualcosa di molto bello anche solamente per il periodo estivo , ieri c’erano diverse persone nel posteggio , tanti salivano a piedi a Montefalcone , tanti non essendone capaci sono dovuti rimanere in basso , d’altra parte la seggiovia e ferma , forse lo sarà per sempre . Rimarrà questo ricordo per sempre nel mio cuore .
Un grosso ringraziamento a chi con fermezza e rimasto là , perche ha creduto oppure perche li è la sua casa , e cerca di sopravvivere a questa situazione . Sopratutto al mio Amico Toni , che continua a tenere aperto il Castiglieri , li un piatto di pasta e due chiacchere si trovano ancora .
Fongara è un piccolo paese situato a circa 10 km da Valdagno , di circa 200 abitanti , a circa 900 metri di altitudine , qui sembra che il tempo si sia fermato , quasi tutti se ne sono andati per un motivo o l’altro , numerose le problematiche del dopoguerra , qui i partigiani e tedeschi si sono battuti , ma come ben si sa la popolazione e quella che ha pagato a care spese questo prezzo , alcuni con la vita , vedi l’eccidio della Borga . Questo piccolo paese viveva di pascolo , tutti avevano le mucche o quasi . Boscaioli e su quello che potevano dare gli orti , ricordo ancora i negozi del Casolin , Claudio e la Giuseppina , che quando non aveva il resto aveva le caramelle , esisteva ancora il piccolo libro dove si scrivevano i soldi , cosa fai diceva il Casolin : Paghito o noto ( hai i soldi per pagare o scrivo sul libretto ) e tu da come ti aveva raccomandato la Nonna : me nonna ga dito che te noti ( mia nonna ha detto di scrivere sul libretto ). Una realtà fatta di piccole cose uscivi di casa entravi in un’altra sempre porte aperte , sempre chiavi sulla toppa , quasi a dire a tutti questa famiglia è a casa se volete entrate sarete sempre i benvenuti . Ricordo ancora quando mia mi diceva : Gheto visto che ora che se , non gheto mia sentio le campane , xe ora della funzion , via sparissi suito . ( non hai visto che ora è , e non hai sentito le campane , e ora della messa via subito di corsa) .
Questo post lo dedico a mio padre , che qui ci è nato e qui mi ha sempre portato fin da quando ero bambino , qui in questo luogo ho trascorso parte della mia infanzia , dagli inverni sulla pista da sci situata a Recoaro Mille su quella che una volta era considerata la Conca D’oro , e che ora e diventata quello che è un luogo molto bello , ma che purtroppo anche la seggiovia che porta a Montefalcone rimasta chiusa come diverse attività . Ma qui io ci ho passato anche tante estati a correre in giro per prati e boschi nella spensieratezza di quei 10-15 anni che avevo . Ma questo tipo di vita ha forgiato in me la persona che sono , crescendo in quei valori di rispetto , umiltà , onestà e solidarietà che ti entrano dentro piantandosi in quelli che sono rimasti i valori della mia vita . Luciano
Come canta ancora qualche volta mio Padre :
“Fongara sei bella da tutti adorata in mezza giornata si viene e si va …”
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30
Dislivello totale : 609 m
Quota massima raggiunta : 1545 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Salgo in auto fino a Recoaro Mille , li lascio l’auto approfittando del gigantesco posteggio , mi avvio a piedi verso la pozza d’acqua sulla sinistra proseguo fino a scendere in località Righi , una piccola contrada ormai abitata da una sola famiglia che però nel periodo estivo molte persone ritornano . Da li si sale per il sentiero che porta sui pascoli che venivano usati dagli abitanti dei Righi per le mucche circa 35 anni fa , ora si stanno popolando di piante , si sale su questa mulattiera abbastanza larga che porta alla Bocchetta di Marana , la salita non è difficile composta da pascoli e boschi di faggi , ad un certo punto si entra nel bosco e da li si continua fino ad arrivare alla bocchetta , ci sono anche alcuni punti panoramici dove si può ammirare parte del nostro arco alpino , altrimenti bisogna salirci d’inverno quando non ci sono le foglie , arrivati sulla bocchetta sulla sinistra si prosegue verso la Croce dei Castiglieri già descritta in altro post , dritti si scende a malga Realto , e a destra si sale a Cima Marana 1545 metri , per poi attraverso il sentiero 202 ed alcuni saliscendi di modeste dimensioni si raggiunge la sella di Campetto per poi scendere dalle piste e per i più capaci dalla pista dei scialpinisti fino a tornare nell’auto .
Tempo di percorrenza del sentiero: 20h00 66km solo andata
Dislivello totale : 3780 m
Quota massima raggiunta : 1570 m
Sentieri e località interessate :
Valdagno-Giani-Visonà-Castelvecchio-Gebbani – 203 Castagna Campodavanti-202 Malga Fraselle – 280 Val Fraselle Giazza – 250 E5 Parpari – Maregge – Croce – 251 Erbezzo ( mal segnalato arrivati sul fondo valle indica a sinistra , ma io non ho trovato l’uscita sono tornato sul bivio e sono salito a destra dove poco più avanti ho trovato il sentiero che sale ) , prosegue sulla strada fino a Ronconi – Fosse 251 E7 dopo qualche km di discesa sulla strada asfaltata che porta a Peri – Rivalta poi attraverso la ciclabile si scende fino a Brentino dove al centro del paesetto si trova il sentiero con 1540 scalini per la Madonna della Corona
Ho deciso di fare questo piccolo viaggio , li ci ero già stato con la mia Famiglia da bambino , sarei partito la mattina quanto prima , così alle 5.15 dopo aver preparato lo zaino al momento , con le solite cose , sono partito da casa , passando in panificio per fare un paio di panini per completare parte di questo viaggio , poi ho imboccato le strade e i sentieri che mi avrebbero portato ai piedi della scalinata di 1540 scalini che mi avrebbe portato a Madonna della Corona , accompagnato da quella cartina che mi avrebbe permesso di non perdere la traccia su una via molto snodata e sinuosa che va al di fuori di quel percorso che generalmente si affronta per raggiungere questo luogo partendo dal Rifugio Cesare Battisti , ho voluto stravolgere quella routine di chi va sempre per lo stesso sentiero , devo dire che avevo pianificato bene nonostante alcune fasi in cui il sentiero era poco segnalato e portava in luoghi senza uscita , e stato un viaggio in cui ho potuto ammirare luoghi non comuni posti nel nulla immenso l’altipiano della lessinia con le sue disperse valli , strette valli della val’d’Illasi , dove gli animali vivevano nella loro selvaggia natura , mi sono sentito a casa , quella casa che propone un solo ed unico spettacolo , come letto un prato e per tetto un fantastico cielo stellato , cose capaci di allontanare qualsiasi fatica e qualsiasi sacrificio su questo grandioso viaggio a farci capire che non servono grandi cose , servono solo occhi ed umiltà per saperne apprezzare la loro immensa grandezza , per poi alla fine raggiungere quel santuario dedicato Maria Madre di Dio , la Madonna della Corona . Poi dopo aver mangiato qualcosa sono ridisceso a Peri dove ho preso il treno per il ritorno ,
Un viaggio può essere solo un allontanamento dalla realtà , una ricerca di qualcosa , una riflessione sulla vita su tutto quello che ci dona , ma può essere anche una missione un ritrovare se stessi , magari tornerai indietro con le mani vuote , oppure come me tornerai arricchito in te stesso perche avrai saputo cogliere le piccole cose che hai visto in questo viaggio , e forse perche avrai letto bene dentro a te stesso , condividere le mie emozioni non e possibile , ma le posso esternare attraverso queste foto .
Si sale in auto fino alla località Giazza o se preferite LJETZAN , un piccolissimo paese molto suggestivo , un luogo da favole , da li si sale sulla destra la valle Fraselle che porta nell’omonima malga Fraselle di sotto e di sopra , nel vasto pascolo prativo situato nella zona tra passo della Scagina , Passo Ristele e Monte Zevola , un sentiero molto bello ed interessante su questo canalone in parte detritico dove si trova anche acqua . Per i più esperti e fisicamente preparati si può raggiungere Giazza salendo dal Rifugio Cesare Battisti attraverso il 120Passo Ristele per poi scendere da un qualsiasi sentiero fino alla Giazza vista la fitta rete di sentieri tenuti in perfette condizioni , visto che fanno parte del Parco naturale della Lessinia . Voglio aggiungere qualcosa in più sull’abitato di Giazza , perche credo sia giusto mettere in evidenza queste realtà molto belle e ad un passo da casa .
Cenni su Giazza ( tratte dal Sito di Giazza )
Il nostro suggestivo paesino della Lessinia orientale è situato nel Comune di Selva di Progno in testa alla Val d’Illasi a metri 758 d’altitudine, adagiato ai piedi delle Valli Revolto e Fraselle. E’ racchiuso fra due torrenti che si congiungono subito dopo l’abitato. Giazza ha origine antichissime e si pensa abitata già dal Medioevo da genti di stirpe germanica; quindi, molto prima della calata, sulle nostre montagne, dei coloni bavaresi.
La mancanza di vie di comunicazione e la posizione decentrata hanno fatto sì che il “Taucias-gareida”, l’antica parlata cimbra risalente ai primi secoli dopo il Mille, sia ancora viva e parlata da almeno una cinquantina di abitanti di Giazza.
L’economia era basata sulla produzione di carbone e calce. L’arte di far carbone fu una delle prime risorse dei coloni cimbri, tanto cheil territorio della Lessinia da loro abitato venne denominato già dal 1400″La montagna del carbon”. Data l’impervia ubicazione dei boschi e la difficoltà di trasportare il legname a valle, trasformare la legna in carbone significava poter boscheggiare anche nelle zone più scabrose, ottenendo così di maneggiare una materia più leggera, meno ingombrante e facile da trasportare. I carbonai di Giazza rifornivano soprattutto le città di Verona e Venezia che lo usavano per cuocere cibi, per riscaldarsi e per far funzionare fucine e magli.
Da almeno trent’anni, nei pressi di contrada Teldari, Nello Boschi e il figlio Giorgio, perpetuando un’ antica arte cimbra, attivano una carbonaia con le stesse modalità dei nostri avi. I segreti del mestiere li hanno appresi da due vecchi e abili carbonai. (tratto da “Storia di Giazza e la sua gente” di A.Stringher)
Anche la costruzione della “calcara”, era un’antica attività dei cimbri, svolta in Lessinia fino agli inizi degli anni Cinquanta.
La calcara era una fornace a forma di tino costruita in pietra dalla quale, dopo opportuna cottura del calcare, si otteneva la calce. Il prodotto ricavato dopo lo spegnimento della “calcara” era la “calce viva” che si trasformava in “calce spenta” quando veniva bagnata con l’acqua. Questi due elementi anche oggi rappresentano importanti compositi chimici per il loro impiego soprattutto nell’edilizia, ma anche in agricoltura e in farmacologia e naturalmente vengono prodotti con dei moderni forni industriali.