Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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Sentier del Salto e arroccamento dei Sogi (via alpinistica)

Pubblicato da luke007 in 1 dicembre 2014
Pubblicato in: itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo, Storico. Tag: Monte Pasubio. 30 commenti

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Scendendo la Vallarsa verso Rovereto , si arriva all’abitato di Anghebeni dove parte anche il sentiero 122 che porta al Corno Battisti , oppure per meglio dire la famosa Val di Foxi Prima di entrare nel’abitato si incontra una posteggio sulla destra , da li si prosegue fino a Ca D’Austria e poi per la Val di Foxi fino ad incontrare un’ultimo bivio in un tornante della carrareccia , da li proseguendo per circa 150 metri si noteranno i segnavia bianco-verde (i colori degli schützen )  e l’aquila tirolese. Il sentiero e parzialmente alpinistico e richiede una buona preparazione tecnica e fisica , ma presenta dei scenari unici e mozzafiato sia nella fase di salita che in quella di avvicinamento ai Sogi , siccome la mia descrizione potrebbe sembrare superficiale vi propongo la versione ufficiale , ringraziandolo per la concessione della foto dall’alto. Per la discesa consiglio di salire fino al bivio con il 105 e poi proseguire fino a bocchetta delle corde e con il 102 andare a bocchetta foxy e scendere per l’omonima valle di Foxy rientrando cosi ad Anghebeni .

Il Senter del salto e sentiero di arroccamento.

Il sentiero inizia al primo tornante della classica mulattiera di Val di Foxi a quota 995 sopra Anghebeni in Vallarsa. Sale nelle vicinanze dell omonimo torrente spesso in secca per via della natura  carsica del terreno ed in quel caso risulta divertente risalirlo direttamente percorrendone l’alveo con divertenti passaggi tra i sassi e piccole cascatelle. Quando il rio Foxi esce dalla vegetazione si incontra il bivio a destra che percorre il grande canale tracciato dalle valanghe che scendono dal “salto” ora ben visibile. Si risale integralmente il vallone con facile zig zag tra i massi. Arrivati sotto la grande fascia di rocce che sembra sbarrare il cammino, si devia verso destra per un canalino franoso fin nel punto più alto su una selletta e da li si comincia a rimontare per ripide tracce tra ghiaioni e mughi, da destra verso sinistra tutta la barriera rocciosa immersi in un ambiente severo e sovrastato da grandi pareti franose. Porre attenzione in caso di forti piogge ai canali sovrastanti che potrebbero scaricare pietre. Seguendo traversi attrezzati per un eventuale sicura a corda in caso di presenza di neve e poi cordini su alcuni passaggi ed altri ripuliti ma lasciati sprotetti, si giunge al capitello con il Cristo dove i nostri Avi hanno scavato alcuni gradini direttamente nella roccia. Un breve passaggio di primo grado sotto un muro a secco costruito in un epoca che fu, porta alla mulattiera che traversando a sinistra conduce nel canale sopra il grande salto. Si percorre il canale per 50 metri fino a tagliare decisamente a destra sul sentiero che percorre una ripida china e che conduce in breve ad una splendida mulattiera immersa tra i pini mughi ed i rododendri. La si segue e poi passando brevemente per un canalino che si segue per una trentina di metri e che si abbandona verso destra. Si risale ancora la bella mulattiera arrivando al “larse del Martin”, un bel larice isolato su un tornante  ed il cui nome deriva da una promessa dell’ Amministrazione Comunale di assegnare ai nuovi nati del 2013 un larice a scelta sul territorio Comunale. Il sentiero si mantiene sempre ripido e diretto fino a passare sotto un grande masso. Da li si prende a sinistra un canalino che si segue direttamente per circa 200 metri con passaggi tra stretti gradoni. Si è ormai prossimi allo sbarramento roccioso sommitale, 50 metri sotto di esso si piega decisamente a sinistra compiendo una traversata per ripidi prati per 300 metri. Un ultima salita fin sotto le rocce che si costeggiano alla base verso destra e si giunge così dopo 800 metri di dislivello sul fondo della stupenda Alpe di Cosmagnon. Si seguono i corridoi liberi dalla vegetazione tra isole prative di un pascolo perduto e bellissimi larici fino a giungere sulla mulattiera che da bocchetta corde conduce a Malga Cosmagnon di sotto a quota 1850.

Il tempo fin qui può variare da poco meno di un ora (tempo impiegato da alcuni nostri Schützen ) fino alle tre ore a seconda del livello di allenamento. Ora si risale verso destra il valloncello sopra la malga e tra pascolo e mughi si seguono i corridoi tra la vegetazione. Si passa dalle gallerie e ruderi di guerra del dosso chiamato il Gemello e poi ancora da più file di trincee in mezzo a mughi ed isole prative si giunge sul pulpito a quota 1950 da dove si gode un panorama mozzafiato sull’ intera sottostante Vallarsa. Si cala qualche metro sull’opposto versante dove si notano già le cenge naturali su cui corre il sentiero di arroccamento. Le si percorre quindi verso destra in direzione nord verso il monte Sogi incontrando già qualche breve galleria. Si percorrono tratti facili ad altri su cui occorre prestare attenzione visti i sottostanti precipizi. I punti più insidiosi sono stati addomesticati con corde fisse e così come sospesi su un enorme poggiolo sopra a 1000 metri di vuoto sulla Vallarsa si giunge così all’osservatorio nord dei Sogi e alla zona delle passerelle (resti ancor ben evidenti) che permettevano di salire il dislivello con la vetta ormai vicina. Qui un breve tratto di IV grado attrezzato con golfari e spit che richiede l’uso di una mezza corda e 4 rinvii, permette di compiere il giro ad anello completo del caposaldo fortificato. Sulla cresta è anche attrezzato un ancoraggio per una corda doppia di 15 metri per il giro nel senso inverso. Sulla vetta si possono percorrere numerosi tratti di trincee e visitare i nidi di mitragliatrice e di un pezzo d’artiglieria puntati verso il M. Testo, il Roite e Cosmagnon. L’intero percorso è stato recuperato e ripulito dalla nostra Schützenkompanie che ancora sta lavorando per portare alla luce parte di quei 10 chilometri di trincee e gallerie che distano pochi metri dal sentiero di arroccamento. Alcuni aerei passaggi in cresta immettono quindi nel sistema di gallerie dei Sogi con 3 uscite percorribili, 3 finestre di osservazione in parete e 200 metri di galleria in ottimo stato di percorribilità ed un uscita che riconduce direttamente sul sentiero di arroccamento grazie ad una aerea cengia di 60 metri su cui è possibile procedere assicurati in cordata e rientrare sul sentiero di arroccamento cento metri prima dell’ osservatorio nord compiendo così l’intero giro ad anello. Ritornati al pulpito, seguendo i segnavia bianco-verdi (i colori degli schützen) e le aquile Tirolesi si prosegue per un altro chilometro e mezzo sul sentiero di arroccamento potendo visitare le numerose gallerie (45 in tutto) che lo costeggiano e con scorci mozzafiato sulla Vallarsa. Il percorso è ora più semplice del tratto verso i Sogi e conduce fin sulla vetta della Lora che con i suoi 2040 metri  costituisce il punto più alto del percorso. Da li ancora qualche passaggio in cengia e per tratti di pascolo e mughi si giunge alla Sella di Cosmagnon permettendo il rientro a valle lungo molti facili e ben segnalati sentieri.

Per effettuare l’intero percorso necessaria una mezza corda da 50 metri, 6 rinvii più i moschettoni per le manovre in sosta. Casco e pila frontale più che necessari.

Luca Campagna e la Oberleutnant SchuetzenKompanie Vallarsa-Trambileno 

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Oberleutnant SchuetzenKompanie Vallarsa-Trambileno

Pubblicato da luke007 in 19 novembre 2014
Pubblicato in: itinerari trekking impegnativo, Storico. Tag: Monte Pasubio. 11 commenti

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Questa pagina la voglio dedicare a un nuovo intervento molto importante eseguito dalla  Schuetzenkompanie Vallarsa-Trambileno e Luca Plazzer Campagna che con molta dedizione e lavoro hanno recuperato un sentiero molto bello e importante sotto il profilo storico. E ringrazio inoltre il suo intervento con i pensieri e gli ideali posti in gioco dalla popolazione di Vallarsa – Trambileno , anche se credo che non serva essere di una o dall’altra parte , ma la cosa che credo sia veramente importante e il costruire qualcosa e portare alla luce qualcosa che verrebbe dimenticato , alcuni commenti possono essere anche presi come tali , sono solo dei pensieri , e i pensieri si sa sono molto soggettivi e alcuni potrebbero essere fraintesi ,  ma per conoscere le cose bisogna sempre approfondire e per questo ringrazio Luca Plazzer Campagna per avere espresso i pensieri della Vallarsa e Trambileno

Le Parole di Luca Plazzer Campagna

Signori buongiorno. Vi informo che il sentiero di arroccamento Lora-Sogi in collegamento con quello “del Salto” che parte a quota 900 in Val Foxi in Vallarsa è stato interamente pulito, liberato dai mughi e attrezzato con corde fisse (manca solo qualche metro) ed in alcuni punti attrezzato con spit e golfari sui passaggi in cresta tra l’osservatorio nord (dove è sito il fregio degli zappatori) e la vetta dei Sogi. Dalla vetta si entra in galleria e si esce nuovamente sul sentiero dopo 200 metri. L’associazione che lo ha aperto e che sta per finire di segnarlo applicherà anche alcune tabelle informative e cenni storici. Questa associazione non è altro che la Schuetzenkompanie Vallarsa-Trambileno di cui sono onorato di rappresentare. Ho letto alcuni vostri commenti e mi dispiace a mia volta che alcune parole del nostro Haupmann vengano qui strumentalizzate da voi. non ci sono infatti su quel libretto parole offensive ma solo l’appunto che afferma come noi Trentino-Tirolesi non abbiamo mai chiesto di essere liberati da uno stato che non abbiamo mai riconosciuto. i nostri padri ed i nostri nonni in Vallarsa combatterono tutti con divisa austroungarica e furono 1100 su una popolazione di 3500. Non ci fu nessuno che combattè insieme agli italiani ed anzi proprio contro di Loro furono decorati con 1 medaglia d’oro al valor militare, 1 di argento e 10 di bronzo. In tutto il Trentino che allora si chiamava sudtirol o welchstirol (fu mussolini ad abolire nel 22 il nome Tirolo ed a introdurre obbligatoriamente il nome di trentino) combatterono 65000 uomini in divisa Austro-Ungarica mentre furono 200 gli irredentisti. Questa è la storia ed è documentata anche se non molto divulgata. la nostra identità fu ed è ancora affossata eperseguitata da roma ed anche questo è un fatto dimostrato e dimostrabile facilmente. non voglio allungarmi in racconti e spiegazioni che qui non hanno senso ma solo dire che scrivere su un libro che il nostro spirito di Tirolesi non sarà mai soggiogato non è una frase offensiva nei confronti degli italiani ammenochè questi non si accorgano e si vergognino da soli di quel che è stato fatto alla nostra gente perseguitata come austriacante nei campi di prigionia di Isernia e della sardegna ed alla nostra identità più in generale. un ultimo appunto, l’aquila che a voi non piace dipinta sulla roccia è l’aquila Tirolese ed i colori bianco-verdi sono quelli degli Schuetzen e vi prego di rispettarli come noi facciamo con il tricolore dipinto su i sentieri del Palon e del Dente. Vi informo inoltre che la nostra Kompanie essendo composta da alpinisti molto esperti ha aperto altri percorsi storici come la cresta sud del monte Corno e la prima linea Austro.ungarica tra il Weg Valmorbia ed il monte Spil. se volete visitarli insieme saremo felici di accompagnarvi se ne avete voglia… rispettandoci a vicenda! saluti Luca Campagna Oberleutnant SchuetzenKompanie Vallarsa-Trambileno

Pasubio , the summit of my life

Pubblicato da luke007 in 11 novembre 2014
Pubblicato in: itinerari trekking impegnativo. Tag: Monte Pasubio. 5 commenti

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova la routine. È letale.” (Paulo Coelho)

Il percorso parte dal Pian delle Fugazze , si sale in auto da Schio attraversando Valli del Pasubio fino ad arrivare al Passo , da li salendo per la val di Fieno attraverso parte della strada degli Eroi , il sentiero segnalato con il segnavia 179 sale il versante della val di fieno per poi arrivare al bivio con il sentiero Baglioni  segnavia 141 che risulta essere attrezzato (in minima parte , ma non presenta difficoltà tali da renderlo pericoloso)alla fine del 141 si arriva alla selletta cosmagnon , mentre i roccioni situati a sinistra sono denominati i roccioni del Lora ( molto interessante anche salire nei roccioni per gustarsi il panorama) da li si prosegue per il 134 passando per Malga Cosmagnon per poi salire sulla zona del piccolo Roite e del Roite fino ad incontrare il bivio con il 105 che porta a Bocchetta delle corde , prendendo il segnavia 102 si prosegue per Bocchetta foxi molto bello ed interessante il panorama nella Val di Foxi , poi proseguendo per il segnavia 102a si sale sul monte Testo , punto di osservazione per la val Foxi con postazioni da mitragliatrice e obice , per poi giungere al Rifugio Lancia . Dopo aver mangiato qualcosa al rifugio si prosegue per il 120 verso sella delle pozze girando a destra si prende il 147 per andare a malga Coste arrivati nel pianoro di malga Costa si tiene la destra per salire sulle creste che portano a selletta del groviglio per poi superando il segnavia 120 lasciando a sinistra le sette croci si sale sul dente Austriaco per poi entrare nel 105 e proseguire il sentiero delle creste fino ad superare il denti Italiano , Cima Palon e arrivare al Cogolo Alto arrivate al bivio si prende il 398 che scende attraversando l’incudine una delle zone più belle con scenari molto interessanti sotto il profilo delle postazioni di osservazione verso la Vallarsa e con panorami fantastici , il 398 finisce alla Famosa Galleria Generale D’Havet per poi rientrare nel segnavia 399 della Val di Fieno , per poi ritornare al Pian delle fugazze

Questo itinerario e composto da una serie di sentieri che si snodano sul Massiccio del Pasubio , il percorso copre buona parte delle zone di guerra offre una vista a 360° . Il sentiero non e molto complesso e non presenta difficoltà tecniche , lo si può percorrere in giornata ,  ma richiede una ottima preparazione per poter affrontare la lunghezza e l’altimetria .

Il percorso può essere accorciato in diversi punti variandone così la difficoltà tempistica , per poterlo variare occorre avere una cartina dettagliata di questi luoghi

ATTENZIONE IL PERCORSO E MOLTO LUNGO  , NON E UN PERCORSO FACILE DA FARE , NON SOTTOVALUTATELO MAI ,  DIMENTICAVO NON HO MESSO FOTO IN QUESTO PERCORSO , CHI LE VUOLE SE LE DEVE ANDARE A PRENDERE DI PERSONA ( E PER CHI INVECE NON PUO NON FA ALTRO CHE CHIEDERE)

Piccole riflessioni di vita

Questo itinerario che vi propongo e molto complesso per il fisico , questa e la mia montagna lei mi ha dato gioia , con lei ho passato delle notti nella mia piccola tenda , con lei ho vissuto le prime salite da quando avevo 7 anni …lei mi ha aperto la sua anima dura e fredda , ho potuto esplorare le sue viscere perche sono sempre salito con l’umiltà di un bambino che da lei vuole imparare , con lei ho sofferto sulla  bianca coltre di neve di quasi 4 metri , ma lei mi ha protetto nelle brutte giornate , mi ha insegnato tante cose ed io in silenzio nel suo cospetto ho cercato di imparare e farle mie , ed insegnarle alle mie figlie che possano crescere con questi valori , che imparino che la montagna e come la vita dura , difficile ma molto bella e unica

Grazie montagna per tutte le cose che mi hai e mi stai insegnando … io rimarrò sempre con te , perche so che tu mi proteggerai per sempre .

Luciano

135 Raossi – Sella di Cosmagon – Cogolo alto

Pubblicato da luke007 in 11 novembre 2014
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Monte Pasubio. 17 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  4h45 

Dislivello totale : 1420 m    

Quota massima raggiunta  :  2150 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Descrizione

Dopo essere saliti al Pian delle fugazze  si prosegue  per la strada che porta a Rovereto arrivati ad un certo punto si arriva in località Raossi , e proprio all’inizio dell’abitato sulla destra si scorge il segnavia, il sentiero non presenta difficoltà tecniche , ma richiede un buon allenamento vista la pendenza di tutto rispetto , si parla di circa 1400 metri di dislivello , il sentiero e molto panoramico e sale la val di piazza  e salendo incrocia anche il sentiero che sale dal Passo dell’omo quindi dalla Val delle Prigioni fino ad uscire alla selletta di cosmagnon dove arriva anche il 141 Baglioni . Nella parte bassa il sentiero e percorso anche da un sentiero naturalistico , inoltre ci sono due Calcare (forni per la produzione di Calce ) ancora in buone condizioni , questo sentiero e lungo e con pendenze impegnative e veniva percorso nel periodo della guerra per il ricambio delle truppe sul Pasubio , in fatti nella parte più alta del sentiero situata sotto i roccioni della Lora si possono notare ancora i resti dei ricoveri e li erano situati i baraccamenti per poi salire nell’alpe di cosmagnon , il sentiero poi prosegue fino al bivio con il 105 sul cogolo alto.

L’ideale per praticare al meglio questo sentiero e avere la possibilità di mettere un’auto alla partenza e una dove si pensa di scendere , perche per fare questo sentiero in andata e ritornare dal 102 val di foxi che sarebbe quello più conveniente e bello diventa molto difficile sotto il piano fisico , ma si può anche salire da qui e scendere per il 398 soglio dell’incudine e val di fieno a patto di avere un’auto per poi ritornare a Raossi , oppure salire dalla val delle prigioni e poi scendere fino a Raossi sempre con un ‘auto , resta comunque un sentiero molto interessante.

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Trincee sui Roccioni della Lora e Sogi

Pubblicato da luke007 in 1 novembre 2014
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari difficili. Tag: Ferrate, Monte Pasubio. 44 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  3h00

Dislivello totale : 150 m   

Quota massima raggiunta  :  1959 m   

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Descrizione

Questo sentiero corre lungo una lunga trincea situata di fianco all’alpe di cosmagnon , una zona sconosciuta alla maggior parte delle persone che salgono in Pasubio , anche tra quelle che il Pasubio lo conoscono bene , in quanto la zona e scomoda e lontano da rifugi di appoggio forse anche per questo risulta molto bella e interessante .  Una linea fatta di ricoveri e trincee , molto bella e da notare il fatto che il sentiero sia tutto nella parte esterna della cresta , con la vista sulle pareti strapiombanti del passo dell’omo e della valle di piazza che porta in località Raossi e per ultima al di sotto dei Sogi la val di foxi nella sua vastità.Per raggiungerlo almeno che non si sia pernottato al Rifugio Lancia attraverso il 134 o rifugio Papa attraverso il 105 e 134 , e conveniente salire per il 141 Baglioni , oppure per il 398 Soglio dell’incudine , si raggiunge la Sella del Cosmagnon (la Lora o ” imbuto” per gli Austriaci) e salendo a sinistra sulla dorsale dei Roccioni della Lora si raggiungono le numerose caverne che traforano i Roccioni e l sentiero d’arroccamento  intagliato sotto cresta che conduce in direzione dei Sogi con, a sinistra, un salto di mille metri .Ma voglio soffermarmi sulla lunghezza e sulla fatica fisica nel percorrere questo sentiero senza fare uso dei rifugi , il percorso e molto difficile fisicamente , mentre per quanto riguarda il problema tecnico non presenta difficoltà.  Questo itinerario è in fase di ricostruzione e riporta nel tratto segnalato da pallini bianchi riportanti lo stemma del trentino e con segnavia bianco verde , fino ai Sogi il percorsi e sicuro , manca una parte di collegamento e quindi il percorso dev’essere fatto anche a ritroso .

Non escludo la possibilità entro breve tempo di poter verificare la fattibilità e la ricerca di una via per il ritorno diversa per poter chiudere ad anello questo fantastico percorso

In un paio d’ore, dopo aver utilizzato anche alcune corde fisse, si raggiunge la Sella del Cosmagnon (la Lora o ” imbuto” per gli Austriaci) e salendo a sinistra sulla dorsale dei Roccioni della Lora si raggiungono le numerose caverne che traforano i Roccioni e l sentiero d’arroccamento (fare attenzione) intagliato sotto cresta che conduce in direzione dei Sogi con, a sinistra, un salto di mille metri

 

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L’ alba sul Pasubio

Pubblicato da luke007 in 26 ottobre 2014
Pubblicato in: itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Monte Pasubio. 13 commenti

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Chi più in alto sale più lontano vede , chi più lontano vede più a lungo sogna . Walter Bonatti 

Racconto di una notte a Cima Palon quota 2232

Alle 19 circa mi trovavo al rifugio Balasso dove metto l’auto la maggior parte delle volte quando salgo in Pasubio , nel mio zaino c’era tutto , o almeno quanto sarebbe servito in quella circostanza , la tenda il sacco a pelo , il vestiario adatto alle condizioni climatiche di questo periodo …chiudo l’auto e accendo la frontale mentre guardo in alto le luci del rifugio Papa ancora accese …scelgo la salita per il 300 della val canale dove ormai conosco tutte le pietre , salendo mi fa compagnia il soffio di qualche camoscio che si sta chiedendo ” ma questo dove va in giro di notte ” e qualche rapace notturno che muove qualche ramo …si sente anche qualche movimento di sassi mossi dal mio amico camoscio che segue con interesse ogni mio movimento , io li vedo solo dagli occhi luccicanti mentre li guardo con la mia lampada frontale , proseguo la mia risalita incurandomi di loro , proprio come faccio di giorno , ammirandone solo la maestria con cui si muovono negli irti strapiombi quasi invidiando la loro agilità ” fa che il mio piede poggi sicuro come fanno i camosci “. Ho continuato a salire fino al rifugio Papa che da poco aveva spento le luci esterne , ma il mio obbiettivo era la cima , cima Palon 2232 metri , li volevo piantarla o almeno poco distante , la mia piccola tenda nella vastità del massiccio,e  nel pensiero di tutte le vite spezzate in questa sacra montagna , nel silenzio del suo cuore , vicino alle sue viscere e tra le pietre che conservano la storia del mondo , superato il rifugio Papa ho proseguito per il 105 sentiero delle creste o tricolore , anche questo lo conosco molto bene , del resto sono 40 anni che ci salgo , c’e la pace e  un silenzio assordante , si vedono le luci della città dei paesi tutto intorno un’inquinamento di luci davvero esagerato , ma lassù ci sono io e la mia piccola frontale , eccoci 21.50 cima Palon …che emozione …e lei era li davanti a me ,  la mia meta . Mi accingo a trovare un posto per piantare la mia piccola tenda , qui sulla vetta ci sono solo sassi , ma più in basso girovagando per 20 minuti trovo un posto riparato dal possibile vento che di solito fischia imperterrito su questo luogo , trovato , proprio all’uscita di una trincea di ricovero italiana a circa 100 metri da cima Palon , pianto la tenda con l’uscita girata verso dove sorgerà il sole , e dopo aver girato ed ammirato la straordinaria notte stellata mi accingo ad andare a dormire , mi bevo un po di caffelatte dal mio thermos , ed entro nel sacco a pelo , verso le 3.00 arriva puntuale il vento …ma non importa ogni tanto guardo fuori il panorama , sempre unico e fantastico …alle 7.15 inizio a prepararmi per uscire a gustarmi il Pasubio all’alba…mi guardo in giro la distesa di nuvole nella pianura fa sembrare quasi un mare , un mare di qualcosa di morbido su cui tuffarsi , ma io sono sopra ed aspetto solo …

IL SOLE

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Questo trekking è dedicato a chi come me , ama la montagna ,  questo non e un delirio di onnipotenza e solo una piccola variazione sulla salita di giorno …fatto da chi come me ha esperienza di notti passate a correre in mezzo ai boschi con la lampada frontale .

Le emozioni che dona la montagna sono tante è alcune non si possono descrivere con le semplici parole perchè le emozioni sono molto personali e  sono diverse in tutti noi ,  io qui ho voluto raccogliere le mie , e far partecipi voi amici del blog di queste piccole emozioni .

Si può salire dove si vuole l’importante e conoscere bene il sentiero da fare , munirsi di tutto il necessario e non dare niente per scontato , come del resto non e detto che si deva utilizzare la tenda e il sacco a pelo , si può bivaccare in un bivacco oppure anche in un rifugio , ma e sempre un emozione unica da provare .

« Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male. » Renato Casarotto

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Anello storico della Sisilla

Pubblicato da luke007 in 12 ottobre 2014
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Gruppo Sengio Alto. 2 commenti

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Dopo essere salito a Campogrosso  davanti al rifugio Giuriolo inizia il sentiero che sale per circa 20 -30 minuti , il sentiero e lo stesso che sale verso la Madonna della Sisilla anche se prima passa nelle fortificazioni situate alla base della Sisilla , con diverse postazioni sia in trincea che in caverna , e presente nella sua risalita anche un breve tratto con corde (che servono sopratutto per tenersi con le mani ma il sentiero e nn è difficile) le fortificazioni dell’osservatorio sono situate appena sotto alla Madonna della sisilla e quasi obbligatorio una salita a lei che da più di 50 anni veglia su quanti salgono in queste cime, su questi massi bruciati dal sole e scalfiti dalla neve  . La salita e molto semplice anche se nell’ultimo tratto e su roccia e presenta un piccolo pezzo attrezzato ma non difficile da fare e ben protetto da un scorrimano in catena , io invito tutti quanti salgano in questo luogo a visitare questa cima per poter ammirare la grandezza di questa opera che tante peripezie ha avuto fin dalla sua idea , alla realizzazione fino ad arrivare alla posa della stessa.

Cenni storici 

Il sengio della sisilla veniva usato come  osservatorio e il primo caposaldo per la difesa del settore di Campogrosso , si raccordava con le trincee del Baffelan e del Cornetto sulla selletta che precede la parte attrezzata era sviluppata parte di trincea in grado di ospitare una cinquantina di uomini . Nel 1917 fu completata la linea con un piccolo baraccamento situato sotto la madonna della sisilla completamente rifatto e da cui si gode di un’ottimo punto di osservazione , il presidio anche se limitato aveva una apparato fotoelettrico e una postazione adibita ai riflettori . Nella base della strapiombante parete sud furono costruiti 4 caverne in grado di ospitare 100 persone ognuna e protette da opere esterne a loro difesa come un alloggiamento da mitragliatrice situato i posizione ottimale . Mentre salendo per il resto dell’anello ci sono diverse postazioni difensive in quota orientate verso la malga Boffental e la strada delle sette fontane .

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Anello storico Alpe di Campogrosso

Pubblicato da luke007 in 11 ottobre 2014
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Gruppo Sengio Alto. Lascia un commento
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Come raggiungere

Dopo essere usciti dall’autostrada a Montecchio Maggiore (VI), si prende la S.P. 246 verso Recoaro  Terme. Giunti a  Recoaro  si prosegue dalla S.P. 99 per la località Merendaore. Si supera malga Ravo e si raggiunge, il Rifugio Alla Guardia, dove la strada si restringe fino al Passo di Campogrosso, ovvero al Rifugio Antonio Giuriolo Campogrosso dove si lascerà l’auto.

Descrizione

Lasciato il rifugio Campogrosso 1464 m, si prosegue verso la strada delle 7 fontane per circa 150 m fino a raggiungere il segnavia n.157, e la Madonnina a mezzo busto dove è riportata una frase molto significativa «che il Signore fermi le Guerre», ricordo inoltre che qui passava, l’antico confine Austroungarico segnato dai Grandi Cippi, entrati nel sentiero a pochi passi si nota sulla sinistra l’Anello Storico della Guerra, con la prima postazione, usato per sorvegliare il sentiero si esce e si prosegue a sinistra fino a raggiungere in a piazzola designata per piccoli pezzi di artiglieria, si prosegue scendendo leggermente per raggiungere un piccolo posto di osservazione con relativo ricovero in caso di attacco, proprio adiacente ad uno dei Cippi confinari, si prosegue seguendo le trincee adibite ai tiratori e mitraglieri sino a raggiungere la seconda postazione mentre la trincea prosegue fino a raggiungere i trinceramenti sotto la Guglia Gei, mentre proseguendo si raggiunge anche la terza postazione che poi porterà al caposaldo, con trincee più profonde dove era anche eretto un baraccamento di ricovero, si prosegue attraverso un tratto prativo che sale fino a raggiungere la quarta postazione, sul retro si trovano le quattro piazzole per piccoli pezzi si presume da 110mm, dopo aver superato la stradina che porta al Rifugio Schio ora ristrutturato, mantenendo la destra si sale sulla quota 1561 m, un piccolo dosso roccioso adibito a osservatorio e postazione di tiro fucileria, si ridiscende per rientrare nell’anello scendendo verso la mulattiera che scende verso la rotabile che sale a Campogrosso incrociando il bivio con il n.144 sentiero  delle mole, continuando cosi per le altre postazioni, si raggiunge la spettacolare posizione esposta verso la Valle Agno con un panorama unico ed incredibile, si prosegue rientrando nel tratto boschivo che permetterà di rientrare al Rifugio Antonio Giuriolo 1464 m, passando per l’arrivo dell’ultimo troncone della teleferica.

Cenni storici

Questa zona molto importante sotto il profilo storico e naturalistico, essendo terra in cui passa l’antico confine Teresiana ed alla presenza di ben 14 cippi austroungarici del 1750, la mancanza di fiducia reciproca anche se sotto la triplice Alleanza fece si che ambe le pasrti preparavano le linee fortificate sui propri confini , anche se l’assenza di strade atte al trasporto e passaggio per scendere a valle rappresentava una zona di scarso interesse. L’Austria era presa infatti alla fortificazioni più basse verso la Vallarsa di Matassoni e Pozzacchio, mentre gli italiani si fortificarono sul Forte Maso e la Tagliata Bariola( contrada divenuta ora famosa per il magico presepio ).

Il 24 maggio del 1915 all’entrata dell’Italia in guerra, gli italiani si spinsero molto avanti nelle posizioni del Carega, ed anche sulla Terra di nessuno del Pasubio, furono bloccati dai tiri delle artiglierie austroungariche. L’interesse per il valico di Campogrosso era esiguo, e furono poi costruiti i collegamenti necessari per raggiungere sia il passo di Campogrosso 1464 m, che la Gazza 1265 m, fondamentale anche la costruzione delle teleferiche.

La teleferica

Qui giunge l’ultimo troncone della Teleferica che parte da Malga Ravo, più propriamente nel Bivio Rao 1038 m, ovvero dove parte l’itinerario n.144 del sentiero delle Mole fino a Campogrosso 1464 m. Fu costruita nel 1916, poi allungata fino a raggiungere la località Parlati, aveva un carello della portata di circa 2-3 quintali, il dislivello era di circa 800 metri ed una lunghezza di circa 3200 metri.

Altra teleferica sulla Recoaro Terme – Gazza, in località Lambre 821 m, (centrale elettrica ) che passando per la Malga Langarte 1137 m. saliva fino a raggiungere il Passo Pelegatta 1776 m, per poi proseguire fino alla Cima del Carega 2238 m, attraverso il vallon della teleferica dove sono presenti ancora alcuni piloni in cemento resti di questa teleferica.

Voglio ricordare che il sentiero e opera di persone che ne mantengono la manutenzione , e sono gli Alpini , non si fanno nomi perchè il lavoro degli alpini e sempre veloce , puntuale e gratuito , per questo ritengo sia più giusto precisare … lo hanno messo a posto gli ALPINI come del resto la statua della madonnina .

Per chi volesse approfondire la cosa, ammesso , riesca ancora trovare qualche copia del libro : Alpe di Campogrosso, con guida al sentiero storico ” 1° Anello”  di Bepi Magrin a cura dell’ associazione ricerche storiche IV novembre Schio (Vi) (edizioni Litovald ) fornisce un’ampia veduta sia sul piano storico che geografico della zona di confine .

Molto interessante e più facile da recuperare : Alpe di Campogrosso , Cronache, storie e personaggi delle piccole dolomiti di Bepi Magrin e Eugenio Cipriani (edizioni Cip )

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La Madonna delle Piccole Dolomiti (della Sisilla)

Pubblicato da luke007 in 9 ottobre 2014
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Gruppo Sengio Alto. 6 commenti

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Dopo essere salito a Campogrosso  davanti al rifugio Giuriolo inizia il sentiero che sale per circa 20 -30 minuti , e quasi obbligatorio una salita alla Madonna della Sisilla che da più di 50 anni veglia su di noi anime semplici che saliamo nella montagna alla ricerca di grandi e piccole emozioni ma sopratutto alla ricerca di pace , di serenità , che per noi umili montanari resta sempre l’obiettivo della nostra vita , questo per noi rappresenta un luogo di pellegrinaggio unico . La salita e molto semplice anche se nell’ultimo tratto e su roccia e presenta un piccolo pezzo attrezzato ma non difficile da fare e ben protetto da un scorrimano in catena , io invito tutti quanti salgano in questo luogo a visitare questa cima per poter ammirare la grandezza di questa opera che tante peripezie ha avuto fin dalla sua idea , alla realizzazione fino ad arrivare alla posa della stessa.

Breve cronistoria dei fatti

La statua della Madonna è opera unica di Odilla Lissa Dal Prà di Valli del Pasubio.

È stata trasportata in vetta a 1621 metri, il 23 maggio 1962, da un grosso elicottero “H34” della Setaf, in dotazione agli americani tuttora presenti a Vicenza.

Fu l’alpinista ed eroe del K2, Gino Soldà, che ottenne l’intervento del potente velivolo  grazie alla sua amicizia con il comandante della caserma Ederle, che accompagnava in montagna a scalare. Fu ancora Gino Soldà che le dedicò  il nome di “Madonna delle Piccole Dolomiti” La statua pesa 350 chili..

“Questa sarà la Madonna delle Piccole Dolomiti, protettrice di tutte le persone che salgono le nostre montagne”

Questo disse Gino Soldà al papà di Odilla Lissa Dal Prà, vedendo il capolavoro fatto da questa ragazza e che era destinato a salira la cima della Sisilla.

Da una montagna che è terra di confine tra Veneto e Trentino, da 50 anni veglia su chi sale le montagne questa statua, raffigurante la Madonna.

Imponente e serena, con lo sguardo dolce e un sorriso ci accoglie sull’Alpe di Campogrosso, e la si può scorgere guardando la montagna davanti al rifugio, teatro inconsapevole della sua nascita.

Nella pagina dedicata alla Storia racconteremo quanto detto da Odilla in un’intervista, che ha dato vita ad un piccolo documentario dove ci sono anche le immagini d’epoca della posa della Madonna e dei fatti straordinari che precedettero sia la costruzione della statua sia la posa, con mille aneddoti.

Pronti a raccogliere testimonianze e pubblicarle, vorremmo che questo sito diventasse una cosa di tutti, dove chiunque voglia possa mandare del materiale o anche solo una parola, ma non solo di questa storia, ma anche delle mille altre che ci circondano.

fonte www.madonnadellasisilla.it

Questo link e un video dell’epoca che documenta la festa della posa della statua in cima alla Sisilla

Voglio ricordare a tutti che esiste anche un cd fatto dal gruppo di Nordik walking di Recoaro Terme

http://www.nordicwalkingrecoaro.org/

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Nella foto  il Col.Chaplain Charlie Reynolds con Odilla Lissa Dal Pra

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133 Sentiero Italo Soldà Fonti centrali – Monte Spitz

Pubblicato da luke007 in 4 ottobre 2014
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Castiglieri, Piccole dolomiti. 1 Commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  2h00 

Dislivello totale :  607 m    

Quota massima raggiunta  :  1108 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Descrizione

Arrivati a Recoaro Terme si prende la strada che porta alla Fonti centrali , messa l’auto nel posteggio delle fonti , si prende la strada a destra delle fonti che porta in un piccolo gruppo di case , da li parte il sentiero 133 Italo Soldà (fratello minore di Gino Soldà ) che porta prima a Recoaro Mille e poi sul monte Spitz , questo itinerario abbastanza semplice e con difficoltà molto basse e molto bello da percorrere sia in andata che ritorno . La bellezza di questo sentiero tutto boschivo sta proprio nel sottobosco molto bello e pieno di colori sia d’estate che soprattutto i colori dell’autunno inoltrato durante la salita si possono anche attraversare alcune sorgenti d’acqua , arrivati a malga Chempele si incontra la strada che porta alla Conca d’oro o Pizzegoro che dir si voglia ovvero nelle piste da sci , mentre il sentiero prosegue a sinistra per salire sul monte Spitz dove si possono osservare i ruderi del ex Albergo situato su un pianoro sulla parte superiore del monte , proseguendo il cammino si arriva nella parte panoramica del percorso ovvero dove sono situate tutte le antenne , da li si può ammirare il panorama di Recoaro Terme , conosciuta anche come Conca di Smeraldo . Il ritorno lo si deve effettuare per lo stesso percorso anche se esisterebbero altri 2 sentieri che non portano esattamente dov’e stata posteggiata l’auto , quindi la discesa dallo stesso e l’unica via .

Biografia di Italo Soldà

Italo nacque a Recoaro Terme nel 1918. Il fratello maggiore Gino, celebre alpinista e sciatore, lo avviò sin dalla tenera età alla pratica dello sci e dell’arrampicata: sotto la guida del “maestro” Gino, per acquisire doti di equilibrio e abitudine al vuoto imparò a camminare sui muretti e sui cornicioni, ad attraversare i ruscelli su una scala a pioli posta orizzontalmente da una sponda all’altra e a scalare le “briglie dei Giorgetti”.A sei anni Italo, guidato dal fratello, scalò il Baffelàn per la parete est. La sua grande passione fu però lo sci: dall’età di undici anni, Italo raccolse risultati importanti, non solo nelle gare in vallata ma anche a livello nazionale, culminati indossando la maglia azzurra ai Campionati del Mondo di Cortina nel 1941. Espatriato in Svizzera come internato militare dopo l’8 settembre ‘43, continuò a svolgere attività atletica assieme a commilitoni come Zeno Colò e altri membri della squadra nazionale di quel tempo. Alla fine della Guerra Italo iniziò l’attività professionale di guida alpina e soprattutto di maestro di sci. Tornò a Recoaro, dove fu uno dei promotori della locale stazione sciistica. Negli anni successivi si dedicò all’insegnamento e all’allenamento di atleti in prestigiosi sci club, collaborò con la Federazione Italiana Sport Invernali alla stesura dei primi testi tecnici per l’insegnamento dello sci nelle scuole italiane e fondò nuove scuole di sci. Svolse l’ultima parte della sua attività professionale in Trentino, in particolare sul Monte Bondone, cui il suo nome è indissolubilmente legato. Italo si spense a Valdagno, ai piedi delle sue amate Piccole Dolomiti, nel 2001 all’età di 83 anni.

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