Tempo di percorrenza del sentiero solo andata: 0h30
Dislivello totale : 150 m
Quota massima raggiunta : 882 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Questo percorso e composto da una strada militare che congiunge la località Pozzacchio al omonimo forte e mulattiera che porta fino a Dosso di Valmorbia , lo riporto sul mio blog perche può essere utilizzato come percorso ad anello mettendo l’auto a Dosso di Valmorbia oppure a Pozzacchio per poter completare alcuni itinerari della zona come per esempio : si sale dal 123 valico del menderle , si prende il 119b per malga Monticello , poi il 119 per Pozzacchio e con questo ultimo percorso si ritorna all’auto.
Werk Valmorbia
Vorrei segnalare che per chi volesse approfondire questo itinerario si prenda il tempo di soffermarsi sul Werk Valmorbia , a visitare questa gigantesca opera definita l’occhio sulla Vallarsa , un forte totalmente ristrutturato e arricchito dalle passerelle montate sui alloggiamenti dei cannoni e in cui le cupole non hanno fatto a tempo venire montate.
Eugenio Montale
Valmorbia, discorrevano il tuo fondo…
Valmorbia, discorrevano il tuo fondo fioriti nuvoli di piante agli àsoli. Nasceva in noi, volti dal cieco caso, oblio del mondo. Tacevano gli spari, nel grembo solitario non dava suono che il Leno roco. Sbocciava un razzo su lo stelo, fioco lacrimava nell’aria. Le notti chiare erano tutte un’alba e portavano volpi alla mia grotta. Valmorbia, un nome e ora nella scialba memoria, terra dove non annotta.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 602 m
Quota massima raggiunta : 1360 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Quetso itinerario risulta un pò scomodo per noi che abitiamo nella parte veneta o vicentina del Pasubio in quanto il percorso da fare in macchina non e poco ma e giusto fare anche un po di strada per fare qualche sentiero nuovo , scendendo la Vallarsa dal lato destro arrivati in località Pozzacchio , zona conosciuta per il forte Werk Pozzacchio Valmorbia , si volesse salire al rifugio Lancia , si prende il 119 situato nella parte alta del paese , il sentiero presenta pendenze abbastanza discrete , non presenta difficoltà tecniche e molto bello soprattutto nella parte alta e viene principalmente usato con il 119b e il 122a ,123 e il 122 , solamente con lo scopo di compiere un giro ad anello e permettere quindi l’escursionista di non salire e scendere dallo stesso sentiero , quindi utilizzando la cararreccia che porta al forte e la mulattiera che porta a Dosso di Valmorbia
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h30
Dislivello totale : 337 m
Quota massima raggiunta : 1718 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Il sentiero 119b e un sentiero molto bello e interessante dal punto di vista storico , e maggiormente utilizzato come sentiero di raccordo tra il 119 che sale da Pozzacchio fino a malga Cheserle , il 123 Valico del menderle e il 122 Selletta Battisti , cioe per essere più chiari si tratta di un sentiero che collega altri sentieri con lo scopo di salire e scendere da parti diverse senza dover per forza passare sullo stesso sentiero .Non presenta difficolta ne tecniche ne fisiche , consiglio nel percorrerlo di soffermasi ed ammirare i fantastici panorami che si propongono sul monte Spil e Pilose , sopratutto nel versante verso la Vallarsa , si tratta di una dorsale molto bella e poco conosciuta ma che culmina in pareti strapiombanti. Poi superato il Valico del menderle si può arrivare fino alla selletta Battisti dove furono catturati Cesare Battisti e Fabio Filzi , per poi arrivare fino al celebre Corno Battisti che fu conquistato dopo aspri combattimenti all’arma bianca dagli Arditi , anche da queste zone si possono ammirare panorami mozzafiato sopratutto nella zona in basso della Val di Foxy e da cui si possono osservare molto bene , i due denti e cima Palon , ed anche i sogi e i roccioni della lora .
Vari percorsi ad Anello chiuso
Questi percorsi sono possibili mettendo l’auto a Dosso di Valmorbia piccola località situata nella Valmorbia e zona del famoso Forte werk pozzacchio o Valmorbia che dir si voglia , questi itinerari permettono il rientro senza tornare indietro per lo stesso sentiero , e chiaro che se si vuole raggiungere il rifugio Lancia bisogna calcolare un po i tempi , vista la distanza del rifugio , resta chiaro che per salire questi sentieri l’impegno fisico sia notevole in quanto le pendenze sono di una certa entità
Anello 1 : Io per esempio ho usato questo sentiero salendo dal 123 Valico del menderle e scendendo dal 119 fino a Pozzacchio , per poi salire fino al forte e scendere fino a Dosso di Valmorbia dove avevo lasciato l’auto .
Anello 2 : Come del resto si può anche salire dal 123 Valico del Menderle , proseguire con il 119b fino a selletta Battisti e scendere per il 122b fino al Monte Trappola e da li scendere fino a Dosso di Valmorbia
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h45 Fino al corno Battisti : 3h15
Dislivello totale : 1030 m Corno battisti : 1170 m
Quota massima raggiunta : 1451 m Corno battisti : 1778 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo aver superato il pian delle Fugazze proseguendo verso Rovereto si arriva all’abitato di Val Morbia , si posteggia l’auto e si sale a destra prendendo il sentiero 122 prima che porta verso il Monte Trappola e poi 123 Valico del Menderle sentiero molto bello e con nessuna difficoltà tecnica ma richiede una buona preparazione fisica , viste alcuni tratti con pendenze rilevanti, arrivati al Valico per andare al rifugio Lancia si può proseguire sulla carrareccia che passa per il valico e prosegue verso malga Zocchi ed arrivando al Lancia dalla strada sterrata . Se non si vuole passare dal Rifugio Lancia si può proseguire verso sinistra scendendo prima il 119B e poi il 119 fino a scendere al Paese Pozzacchio , da li bisogna salire sulla militare che prima porta al Werk Valmorbia Pozzacchio e poi attraverso un sentiero fino a Dosso di Valmorbia . In ogni caso il consiglio che mi posso permettere di dare e di salire prendendo il 119B a destra fino alla selletta Battisti dove furono catturati Battisti e Filzi per poi salire nell’omonimo corno Battisti , conosciuto anche come corno di Vallarsa . Ci sono anche altri itinerari percorribili sia per arrivare al rifugio Lancia che scendere all’auto ma devono essere ben ponderati , in quanto richiedono un tempi di percorrenza molto più lunghi .
119B Selletta Battisti (verso destra dal Valico )
Si può anche proseguire da una via alternativa passando per la selletta Battisti per poi attraverso il 122 Bocchetta delle Foxi e il 102 Bocchetta delle corde o il 102B per il monte Testo fino arrivare al Rifugio Lancia( molto più lungo) , se non si vuole passare dal Rifugio Lancia si può proseguire scendendo prima il 122B e poi il 122 fino a scendere di nuovo a Dosso di Valmorbia .
Salita per il Vajo EEA (sentiero non segnalato )
Esiste una salita per esperti molto interessante attraverso un vajo partendo dal Werk Val Morbia , che non posso documentare e che porta direttamente prima sul crinale monte Pilose e poi Monte Spil fino ad arrivare al Valico del menderle
Questa e una variante che raccorda la bocchetta delle corde con il 102A proveniente dal rifugio Lancia , senza scendere fino al bivio più basso , quindi se si volesse salire sul Monte Testo da qui questa variante accorcia il sentiero . Portate con voi una torcia elettrica per poter visitare le trincee e i cunicoli presenti , ne vale la pena .
Cenni storici
Nella controffensiva Austro-Ungarica iniziata il 15 maggio 1916. La direttrice d’attacco comprendente il monte Testo, che era in mano alle truppe Italiane, era di competenza della XVIII Brigata Austro-Ungarica che partendo da Terragnolo, doveva superare il torrente e risalire le pendici del Pasubio. Il giorno 19 dopo aver vittoriosamente respinto un contrattacco Italiano sul Monte Spil le truppe Austro- Ungariche prendevano possesso del Monte Testo, con la successiva avanzata la prima linea del fronte sul Pasubio venne a trovarsi nella zona tra il Dente Austriaco e il Dente Italiano, Lasciando il Monte Testo in seconda linea. Grazie alla sua posizione strategica la cima del monte venne fortificata, con la realizzazione di un osservatorio e di una serie di appostamenti di artiglieria. Il gruppo d’artiglieria comprendeva una batteria di obici da montagna, una batteria pesante. Il complesso del Monte Testo giocò un ruolo fondamentale nei cruenti scontri che avvennero successivamente nel vallone del Cosmagnon. Anche il tentativo Italiano del luglio 1916 volto alla conquista del Monte Corno (Corno Battisti) vide il contrassalto di truppe Austro-Ungariche proveniente dal Monte Testo.
Scendendo la Vallarsa verso Rovereto , si arriva all’abitato di Anghebeni dove parte anche il sentiero 122 che porta al Corno Battisti , oppure per meglio dire la famosa Val di Foxi Prima di entrare nel’abitato si incontra una posteggio sulla destra , da li si prosegue fino a Ca D’Austria e poi per la Val di Foxi fino ad incontrare un’ultimo bivio in un tornante della carrareccia , da li proseguendo per circa 150 metri si noteranno i segnavia bianco-verde (i colori degli schützen ) e l’aquila tirolese. Il sentiero e parzialmente alpinistico e richiede una buona preparazione tecnica e fisica , ma presenta dei scenari unici e mozzafiato sia nella fase di salita che in quella di avvicinamento ai Sogi , siccome la mia descrizione potrebbe sembrare superficiale vi propongo la versione ufficiale , ringraziandolo per la concessione della foto dall’alto. Per la discesa consiglio di salire fino al bivio con il 105 e poi proseguire fino a bocchetta delle corde e con il 102 andare a bocchetta foxy e scendere per l’omonima valle di Foxy rientrando cosi ad Anghebeni .
Il Senter del salto e sentiero di arroccamento.
Il sentiero inizia al primo tornante della classica mulattiera di Val di Foxi a quota 995 sopra Anghebeni in Vallarsa. Sale nelle vicinanze dell omonimo torrente spesso in secca per via della natura carsica del terreno ed in quel caso risulta divertente risalirlo direttamente percorrendone l’alveo con divertenti passaggi tra i sassi e piccole cascatelle. Quando il rio Foxi esce dalla vegetazione si incontra il bivio a destra che percorre il grande canale tracciato dalle valanghe che scendono dal “salto” ora ben visibile. Si risale integralmente il vallone con facile zig zag tra i massi. Arrivati sotto la grande fascia di rocce che sembra sbarrare il cammino, si devia verso destra per un canalino franoso fin nel punto più alto su una selletta e da li si comincia a rimontare per ripide tracce tra ghiaioni e mughi, da destra verso sinistra tutta la barriera rocciosa immersi in un ambiente severo e sovrastato da grandi pareti franose. Porre attenzione in caso di forti piogge ai canali sovrastanti che potrebbero scaricare pietre. Seguendo traversi attrezzati per un eventuale sicura a corda in caso di presenza di neve e poi cordini su alcuni passaggi ed altri ripuliti ma lasciati sprotetti, si giunge al capitello con il Cristo dove i nostri Avi hanno scavato alcuni gradini direttamente nella roccia. Un breve passaggio di primo grado sotto un muro a secco costruito in un epoca che fu, porta alla mulattiera che traversando a sinistra conduce nel canale sopra il grande salto. Si percorre il canale per 50 metri fino a tagliare decisamente a destra sul sentiero che percorre una ripida china e che conduce in breve ad una splendida mulattiera immersa tra i pini mughi ed i rododendri. La si segue e poi passando brevemente per un canalino che si segue per una trentina di metri e che si abbandona verso destra. Si risale ancora la bella mulattiera arrivando al “larse del Martin”, un bel larice isolato su un tornante ed il cui nome deriva da una promessa dell’ Amministrazione Comunale di assegnare ai nuovi nati del 2013 un larice a scelta sul territorio Comunale. Il sentiero si mantiene sempre ripido e diretto fino a passare sotto un grande masso. Da li si prende a sinistra un canalino che si segue direttamente per circa 200 metri con passaggi tra stretti gradoni. Si è ormai prossimi allo sbarramento roccioso sommitale, 50 metri sotto di esso si piega decisamente a sinistra compiendo una traversata per ripidi prati per 300 metri. Un ultima salita fin sotto le rocce che si costeggiano alla base verso destra e si giunge così dopo 800 metri di dislivello sul fondo della stupenda Alpe di Cosmagnon. Si seguono i corridoi liberi dalla vegetazione tra isole prative di un pascolo perduto e bellissimi larici fino a giungere sulla mulattiera che da bocchetta corde conduce a Malga Cosmagnon di sotto a quota 1850.
Il tempo fin qui può variare da poco meno di un ora (tempo impiegato da alcuni nostri Schützen ) fino alle tre ore a seconda del livello di allenamento. Ora si risale verso destra il valloncello sopra la malga e tra pascolo e mughi si seguono i corridoi tra la vegetazione. Si passa dalle gallerie e ruderi di guerra del dosso chiamato il Gemello e poi ancora da più file di trincee in mezzo a mughi ed isole prative si giunge sul pulpito a quota 1950 da dove si gode un panorama mozzafiato sull’ intera sottostante Vallarsa. Si cala qualche metro sull’opposto versante dove si notano già le cenge naturali su cui corre il sentiero di arroccamento. Le si percorre quindi verso destra in direzione nord verso il monte Sogi incontrando già qualche breve galleria. Si percorrono tratti facili ad altri su cui occorre prestare attenzione visti i sottostanti precipizi. I punti più insidiosi sono stati addomesticati con corde fisse e così come sospesi su un enorme poggiolo sopra a 1000 metri di vuoto sulla Vallarsa si giunge così all’osservatorio nord dei Sogi e alla zona delle passerelle (resti ancor ben evidenti) che permettevano di salire il dislivello con la vetta ormai vicina. Qui un breve tratto di IV grado attrezzato con golfari e spit che richiede l’uso di una mezza corda e 4 rinvii, permette di compiere il giro ad anello completo del caposaldo fortificato. Sulla cresta è anche attrezzato un ancoraggio per una corda doppia di 15 metri per il giro nel senso inverso. Sulla vetta si possono percorrere numerosi tratti di trincee e visitare i nidi di mitragliatrice e di un pezzo d’artiglieria puntati verso il M. Testo, il Roite e Cosmagnon. L’intero percorso è stato recuperato e ripulito dalla nostra Schützenkompanie che ancora sta lavorando per portare alla luce parte di quei 10 chilometri di trincee e gallerie che distano pochi metri dal sentiero di arroccamento. Alcuni aerei passaggi in cresta immettono quindi nel sistema di gallerie dei Sogi con 3 uscite percorribili, 3 finestre di osservazione in parete e 200 metri di galleria in ottimo stato di percorribilità ed un uscita che riconduce direttamente sul sentiero di arroccamento grazie ad una aerea cengia di 60 metri su cui è possibile procedere assicurati in cordata e rientrare sul sentiero di arroccamento cento metri prima dell’ osservatorio nord compiendo così l’intero giro ad anello. Ritornati al pulpito, seguendo i segnavia bianco-verdi (i colori degli schützen) e le aquile Tirolesi si prosegue per un altro chilometro e mezzo sul sentiero di arroccamento potendo visitare le numerose gallerie (45 in tutto) che lo costeggiano e con scorci mozzafiato sulla Vallarsa. Il percorso è ora più semplice del tratto verso i Sogi e conduce fin sulla vetta della Lora che con i suoi 2040 metri costituisce il punto più alto del percorso. Da li ancora qualche passaggio in cengia e per tratti di pascolo e mughi si giunge alla Sella di Cosmagnon permettendo il rientro a valle lungo molti facili e ben segnalati sentieri.
Per effettuare l’intero percorso necessaria una mezza corda da 50 metri, 6 rinvii più i moschettoni per le manovre in sosta. Casco e pila frontale più che necessari.
Luca Campagna e la Oberleutnant SchuetzenKompanie Vallarsa-Trambileno
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h45
Dislivello totale : 1420 m
Quota massima raggiunta : 2150 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo essere saliti al Pian delle fugazze si prosegue per la strada che porta a Rovereto arrivati ad un certo punto si arriva in località Raossi , e proprio all’inizio dell’abitato sulla destra si scorge il segnavia, il sentiero non presenta difficoltà tecniche , ma richiede un buon allenamento vista la pendenza di tutto rispetto , si parla di circa 1400 metri di dislivello , il sentiero e molto panoramico e sale la val di piazza e salendo incrocia anche il sentiero che sale dal Passo dell’omo quindi dalla Val delle Prigioni fino ad uscire alla selletta di cosmagnon dove arriva anche il 141 Baglioni . Nella parte bassa il sentiero e percorso anche da un sentiero naturalistico , inoltre ci sono due Calcare (forni per la produzione di Calce ) ancora in buone condizioni , questo sentiero e lungo e con pendenze impegnative e veniva percorso nel periodo della guerra per il ricambio delle truppe sul Pasubio , in fatti nella parte più alta del sentiero situata sotto i roccioni della Lora si possono notare ancora i resti dei ricoveri e li erano situati i baraccamenti per poi salire nell’alpe di cosmagnon , il sentiero poi prosegue fino al bivio con il 105 sul cogolo alto.
L’ideale per praticare al meglio questo sentiero e avere la possibilità di mettere un’auto alla partenza e una dove si pensa di scendere , perche per fare questo sentiero in andata e ritornare dal 102 val di foxi che sarebbe quello più conveniente e bello diventa molto difficile sotto il piano fisico , ma si può anche salire da qui e scendere per il 398 soglio dell’incudine e val di fieno a patto di avere un’auto per poi ritornare a Raossi , oppure salire dalla val delle prigioni e poi scendere fino a Raossi sempre con un ‘auto , resta comunque un sentiero molto interessante.
Chi più in alto sale più lontano vede , chi più lontano vede più a lungo sogna . Walter Bonatti
Racconto di una notte a Cima Palon quota 2232
Alle 19 circa mi trovavo al rifugio Balasso dove metto l’auto la maggior parte delle volte quando salgo in Pasubio , nel mio zaino c’era tutto , o almeno quanto sarebbe servito in quella circostanza , la tenda il sacco a pelo , il vestiario adatto alle condizioni climatiche di questo periodo …chiudo l’auto e accendo la frontale mentre guardo in alto le luci del rifugio Papa ancora accese …scelgo la salita per il 300 della val canale dove ormai conosco tutte le pietre , salendo mi fa compagnia il soffio di qualche camoscio che si sta chiedendo ” ma questo dove va in giro di notte ” e qualche rapace notturno che muove qualche ramo …si sente anche qualche movimento di sassi mossi dal mio amico camoscio che segue con interesse ogni mio movimento , io li vedo solo dagli occhi luccicanti mentre li guardo con la mia lampada frontale , proseguo la mia risalita incurandomi di loro , proprio come faccio di giorno , ammirandone solo la maestria con cui si muovono negli irti strapiombi quasi invidiando la loro agilità ” fa che il mio piede poggi sicuro come fanno i camosci “. Ho continuato a salire fino al rifugio Papa che da poco aveva spento le luci esterne , ma il mio obbiettivo era la cima , cima Palon 2232 metri , li volevo piantarla o almeno poco distante , la mia piccola tenda nella vastità del massiccio,e nel pensiero di tutte le vite spezzate in questa sacra montagna , nel silenzio del suo cuore , vicino alle sue viscere e tra le pietre che conservano la storia del mondo , superato il rifugio Papa ho proseguito per il 105 sentiero delle creste o tricolore , anche questo lo conosco molto bene , del resto sono 40 anni che ci salgo , c’e la pace e un silenzio assordante , si vedono le luci della città dei paesi tutto intorno un’inquinamento di luci davvero esagerato , ma lassù ci sono io e la mia piccola frontale , eccoci 21.50 cima Palon …che emozione …e lei era li davanti a me , la mia meta . Mi accingo a trovare un posto per piantare la mia piccola tenda , qui sulla vetta ci sono solo sassi , ma più in basso girovagando per 20 minuti trovo un posto riparato dal possibile vento che di solito fischia imperterrito su questo luogo , trovato , proprio all’uscita di una trincea di ricovero italiana a circa 100 metri da cima Palon , pianto la tenda con l’uscita girata verso dove sorgerà il sole , e dopo aver girato ed ammirato la straordinaria notte stellata mi accingo ad andare a dormire , mi bevo un po di caffelatte dal mio thermos , ed entro nel sacco a pelo , verso le 3.00 arriva puntuale il vento …ma non importa ogni tanto guardo fuori il panorama , sempre unico e fantastico …alle 7.15 inizio a prepararmi per uscire a gustarmi il Pasubio all’alba…mi guardo in giro la distesa di nuvole nella pianura fa sembrare quasi un mare , un mare di qualcosa di morbido su cui tuffarsi , ma io sono sopra ed aspetto solo …
IL SOLE
Questo trekking è dedicato a chi come me , ama la montagna , questo non e un delirio di onnipotenza e solo una piccola variazione sulla salita di giorno …fatto da chi come me ha esperienza di notti passate a correre in mezzo ai boschi con la lampada frontale .
Le emozioni che dona la montagna sono tante è alcune non si possono descrivere con le semplici parole perchè le emozioni sono molto personali e sono diverse in tutti noi , io qui ho voluto raccogliere le mie , e far partecipi voi amici del blog di queste piccole emozioni .
Si può salire dove si vuole l’importante e conoscere bene il sentiero da fare , munirsi di tutto il necessario e non dare niente per scontato , come del resto non e detto che si deva utilizzare la tenda e il sacco a pelo , si può bivaccare in un bivacco oppure anche in un rifugio , ma e sempre un emozione unica da provare .
« Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male. » Renato Casarotto
Dopo essere salito a Campogrosso davanti al rifugio Giuriolo inizia il sentiero che sale per circa 20 -30 minuti , il sentiero e lo stesso che sale verso la Madonna della Sisilla anche se prima passa nelle fortificazioni situate alla base della Sisilla , con diverse postazioni sia in trincea che in caverna , e presente nella sua risalita anche un breve tratto con corde (che servono sopratutto per tenersi con le mani ma il sentiero e nn è difficile) le fortificazioni dell’osservatorio sono situate appena sotto alla Madonna della sisilla e quasi obbligatorio una salita a lei che da più di 50 anni veglia su quanti salgono in queste cime, su questi massi bruciati dal sole e scalfiti dalla neve . La salita e molto semplice anche se nell’ultimo tratto e su roccia e presenta un piccolo pezzo attrezzato ma non difficile da fare e ben protetto da un scorrimano in catena , io invito tutti quanti salgano in questo luogo a visitare questa cima per poter ammirare la grandezza di questa opera che tante peripezie ha avuto fin dalla sua idea , alla realizzazione fino ad arrivare alla posa della stessa.
Cenni storici
Il sengio della sisilla veniva usato come osservatorio e il primo caposaldo per la difesa del settore di Campogrosso , si raccordava con le trincee del Baffelan e del Cornetto sulla selletta che precede la parte attrezzata era sviluppata parte di trincea in grado di ospitare una cinquantina di uomini . Nel 1917 fu completata la linea con un piccolo baraccamento situato sotto la madonna della sisilla completamente rifatto e da cui si gode di un’ottimo punto di osservazione , il presidio anche se limitato aveva una apparato fotoelettrico e una postazione adibita ai riflettori . Nella base della strapiombante parete sud furono costruiti 4 caverne in grado di ospitare 100 persone ognuna e protette da opere esterne a loro difesa come un alloggiamento da mitragliatrice situato i posizione ottimale . Mentre salendo per il resto dell’anello ci sono diverse postazioni difensive in quota orientate verso la malga Boffental e la strada delle sette fontane .
Dopo essere usciti dall’autostrada a Montecchio Maggiore (VI), si prende la S.P. 246 verso Recoaro Terme. Giunti a Recoaro si prosegue dalla S.P. 99 per la località Merendaore. Si supera malga Ravo e si raggiunge, il Rifugio Alla Guardia, dove la strada si restringe fino al Passo di Campogrosso, ovvero al Rifugio Antonio Giuriolo Campogrosso dove si lascerà l’auto.
Descrizione
Lasciato il rifugio Campogrosso 1464 m, si prosegue verso la strada delle 7 fontane per circa 150 m fino a raggiungere il segnavia n.157, e la Madonnina a mezzo busto dove è riportata una frase molto significativa «che il Signore fermi le Guerre», ricordo inoltre che qui passava, l’antico confine Austroungarico segnato dai Grandi Cippi, entrati nel sentiero a pochi passi si nota sulla sinistra l’Anello Storico della Guerra, con la prima postazione, usato per sorvegliare il sentiero si esce e si prosegue a sinistra fino a raggiungere in a piazzola designata per piccoli pezzi di artiglieria, si prosegue scendendo leggermente per raggiungere un piccolo posto di osservazione con relativo ricovero in caso di attacco, proprio adiacente ad uno dei Cippi confinari, si prosegue seguendo le trincee adibite ai tiratori e mitraglieri sino a raggiungere la seconda postazione mentre la trincea prosegue fino a raggiungere i trinceramenti sotto la Guglia Gei, mentre proseguendo si raggiunge anche la terza postazione che poi porterà al caposaldo, con trincee più profonde dove era anche eretto un baraccamento di ricovero, si prosegue attraverso un tratto prativo che sale fino a raggiungere la quarta postazione, sul retro si trovano le quattro piazzole per piccoli pezzi si presume da 110mm, dopo aver superato la stradina che porta al Rifugio Schio ora ristrutturato, mantenendo la destra si sale sulla quota 1561 m, un piccolo dosso roccioso adibito a osservatorio e postazione di tiro fucileria, si ridiscende per rientrare nell’anello scendendo verso la mulattiera che scende verso la rotabile che sale a Campogrosso incrociando il bivio con il n.144 sentiero delle mole, continuando cosi per le altre postazioni, si raggiunge la spettacolare posizione esposta verso la Valle Agno con un panorama unico ed incredibile, si prosegue rientrando nel tratto boschivo che permetterà di rientrare al Rifugio Antonio Giuriolo 1464 m, passando per l’arrivo dell’ultimo troncone della teleferica.
Cenni storici
Questa zona molto importante sotto il profilo storico e naturalistico, essendo terra in cui passa l’antico confine Teresiana ed alla presenza di ben 14 cippi austroungarici del 1750, la mancanza di fiducia reciproca anche se sotto la triplice Alleanza fece si che ambe le pasrti preparavano le linee fortificate sui propri confini , anche se l’assenza di strade atte al trasporto e passaggio per scendere a valle rappresentava una zona di scarso interesse. L’Austria era presa infatti alla fortificazioni più basse verso la Vallarsa di Matassoni e Pozzacchio, mentre gli italiani si fortificarono sul Forte Maso e la Tagliata Bariola( contrada divenuta ora famosa per il magico presepio ).
Il 24 maggio del 1915 all’entrata dell’Italia in guerra, gli italiani si spinsero molto avanti nelle posizioni del Carega, ed anche sulla Terra di nessuno del Pasubio, furono bloccati dai tiri delle artiglierie austroungariche. L’interesse per il valico di Campogrosso era esiguo, e furono poi costruiti i collegamenti necessari per raggiungere sia il passo di Campogrosso 1464 m, che la Gazza 1265 m, fondamentale anche la costruzione delle teleferiche.
La teleferica
Qui giunge l’ultimo troncone della Teleferica che parte da Malga Ravo, più propriamente nel Bivio Rao 1038 m, ovvero dove parte l’itinerario n.144 del sentiero delle Mole fino a Campogrosso 1464 m. Fu costruita nel 1916, poi allungata fino a raggiungere la località Parlati, aveva un carello della portata di circa 2-3 quintali, il dislivello era di circa 800 metri ed una lunghezza di circa 3200 metri.
Altra teleferica sulla Recoaro Terme – Gazza, in località Lambre 821 m, (centrale elettrica ) che passando per la Malga Langarte 1137 m. saliva fino a raggiungere il Passo Pelegatta 1776 m, per poi proseguire fino alla Cima del Carega 2238 m, attraverso il vallon della teleferica dove sono presenti ancora alcuni piloni in cemento resti di questa teleferica.
Voglio ricordare che il sentiero e opera di persone che ne mantengono la manutenzione , e sono gli Alpini , non si fanno nomi perchè il lavoro degli alpini e sempre veloce , puntuale e gratuito , per questo ritengo sia più giusto precisare … lo hanno messo a posto gli ALPINI come del resto la statua della madonnina .
Per chi volesse approfondire la cosa, ammesso , riesca ancora trovare qualche copia del libro : Alpe di Campogrosso, con guida al sentiero storico ” 1° Anello” di Bepi Magrin a cura dell’ associazione ricerche storiche IV novembre Schio (Vi) (edizioni Litovald ) fornisce un’ampia veduta sia sul piano storico che geografico della zona di confine .
Molto interessante e più facile da recuperare : Alpe di Campogrosso , Cronache, storie e personaggi delle piccole dolomiti di Bepi Magrin e Eugenio Cipriani (edizioni Cip )