Voglio provare a descrivere questo sito del mio Amico Davide Deganello , cosa non facile , ma nemmeno impossibile dopo aver partecipato ad una serata di chiusura dell’anno escursionistico a forte Maso , che dire una serata molto bella , una partecipazione molto folta per una serata in allegria e compagnia con quell’unica passione che abbracciava tutti i partecipanti in qualcosa di unico , la Montagna . Un posto ideale per toccare con mano ed apprezzare un lavoro fatto con grandissima professionalità e grandi capacità organizzative , in parole povere fatto con PASSIONE , quella passione capaci di trascinare le persone in qualsiasi luogo e capaci di fare gruppo . Tutti uniti per un unico scopo , salire in compagnia e portare a casa nel cuore tante emozioni , con un solo motto :
Provenendo da Bassano del grappa si imbocca la galleria che porta ad Arsiè , poi si sale verso Col del Perer fino a raggiungere un bivio che porta in diverse direzioni , si prende per Forte Lan sulla destra e si prosegue per circa 10 minuti con l’auto , si lascia l’auto e si prosegue a piedi per circa 15 minuti .
La salita non presenta difficoltà si sale su una carrareccia , sulla cima non si vede un gran che perche e tutto circondato da bosco , il forte e maestoso ma quasi totalmente distrutto fatto saltare durante la ritirata , l’area adiacente e in cattive condizioni .
Cenni storici
Il forte costruito 1909 non fu ancora ultimato quando nel 1915 iniziarono le ostilità , anche quest’opera faceva parte dello Sbarramento Brenta-Cismon , dopo i fatti di Caporetto durante la ritirata italiana nel 1917 un piccolo distaccamento di uomini lo tenne la zona adiacente ad esso finche fu possibile ma dopo un aggiramento in forze del nemico , un reparto del genio preparò le cariche e fece saltare il forte rendendo le strutture inagibili come sono ora questi ruderi .
Il forte era composto da due piani uno era adibito per i lanci a lunga gittata dotato da quattro cannoni da 149A in cupole girevoli dello spessore di 180 mm , di una polveriera e un fossato di gola che ora e coperto da macerie , inoltre era presente una linea in cemento armato per attacchi di fucileria e si possono notare i resti di un osservatorio .
Dopo aver raggiunto Riva del Garda si prende la strada che porta da Riva a Limone , giunti su una rotatoria nei pressi di una chiesa situata in via Giuseppe Cannella , si svolta a destra per via Largo Guglielmo Marconi dove esiste l’unico posteggio non a pagamento dove si può lasciare l’auto senza problemi , usciti dal posteggio a circa 10 minuti da dove si sale si mantiene la destra e si prosegue per la via fino ad arrivare ad una rotatoria con una galleria la si supera e si nota sulla destra della strada una stretta via che sale, prima verso il Bastione e poi la Chiesetta di Santa Barbara per poi imboccare per poi proseguire sulla sinistra della chiesa salendo con un breve tratto attrezzato provvisto di una scala abbastanza semplice lunga circa 5 metri , si continua sul sentiero sempre molto bello e con alcuni tratti più o meno ripidi ma sempre con panorami mozzafiato sul lago , poi si entra in un vallone per poi incrociare il bivio a quota 1308 che collega con la Cima Sat e con il 418 che si può usare per scendere e che arriva poco lontano dall’imbocco del 404. Molto bella e la sorgente situata ad un certo punto della salita deviando il percorso di circa 300 metri sotto alcune rocce a strapiombo.
Provenendo da Bassano del grappa si imbocca la galleria che porta ad Arsiè , poi si sale verso Col del Perer fino a raggiungere un bivio che porta in diverse direzioni , si prende per Forte Leone . Oppure salire da Grigno e passando per Castel Tesino fino a che non si arriva a Cima Campo si lascia l’auto e si sale a piedi fino al Forte.La salita non presenta difficoltà si sale su una carrareccia per circa 15-20 minuti a piedi , la cima e priva di bosco perciò si ha una visuale a 360° uno di quei panorami incredibilmente belli e fantastici .
Il forte e molto bello ed in buono stato , molto maestoso e costruito in posizione molto strategica , il suo ingresso e a pagamento quindi bisogna rispettare i periodi di apertura.
informazioni:
visite su prenotazione telefonando al
3296412444
BIGLIETTI:
Intero 5 euro ridotto 3 euro
gratuito per bambini fino a 3 anni, accompagnatori di gite scolastiche o organizzatori di manifestazioni
nei giorni di apertura prefissata la guida sarà presente dal primo pomeriggio.
Il Forte Leone di Cima Campo venne costruito tra il 1906 e il 1912 sotto la direzione dell’ingegnere Maggiore Antonio Dal Fabbro di Sedico (BL) come parte della linea di difesa Brenta-Cismon. Il Forte era armato da 6 pezzi “Armstrong” 149/35 sotto cupole, 8 pezzi 75/27, 5 mitragliatrici in casamatta e 6 in torrette a comparsa.
Le vicende storiche che riguardano il Forte Leone iniziarono solo dopo la rotta di Caporetto, quando il Generale Cadorna affidò al battaglione alpino Monte Pavione, comandato dal Maggiore Roberto Olmi, il compito di proteggere la ritirata delle truppe italiane provenienti dal fronte montano fino al passaggio del complesso fortificato di Primolano: una difesa ad oltranza del forte non fu mai presa in considerazione.
Nel forte, oltre al comandante, vi erano 12 ufficiali, tra i quali uno del Genio, un medico, un cappellano militare, oltre a 230 uomini di truppe: 200 del battaglione Monte Pavione appartenente al 7° Reggimento Alpini e 30 del Battaglione Val Natisone. Il gruppo Austriaco comandato all’assalto era composto da: I e II Compagnia, plotone d’assalto, mitraglieri del K.K. Tiroler LandSturm-Bataillon I, mitraglieri del Schutzenregiment e compagnia degli Standschutzen di Merano.
Testimonianze
Il giorno 12 novembre 1917, tra le ore 7:00 e le 8:00 cominciò l’attacco avvolgente al forte.
L’avvicinamento risultò difficoltoso: a sud-ovest il pendio era molto erto e roccioso, ad ovest, all’interno del fitto bosco, le truppe italiane sparavano all’impazzata.
Dopo i primi momenti di stallo e difficoltà, segnati anche dalla stanchezza delle truppe austriache da giorni impegnate in estenuanti marce, l’assalto riprese. L’attacco finale fu guidato dal Capitano Berkic nonostante poco prima avesse ricevuto l’ordine di arrestarsi sulle posizioni conquistate fino ad allora.
Ormai il forte era completamente accerchiato ed Olmi alle 16:00 ordinò alle sue truppe di abbandonare le trincee esterne e di rifugiarsi all’interno della fortezza., il Forte poteva essere abbandonato e fatto saltare Alle 17:00 arrivò la telefonata che le truppe italiane da tutta la giornata aspettavano: le truppe in ritirata erano al sicuro, il Forte poteva essere abbandonato e fatto saltare Mestamente Olmi rispose che ormai era troppo tardi, ma comunque era felice che il loro sacrificio fosse stato utile. Come ultima, strenua difesa il comandante inventò uno stratagemma: alcuni soldati avrebbero lanciato dalle torrette le ultime granate rimaste, mentre gli alpini abili avrebbero girato il cappello in modo da portare la penna nera sul davanti, forse potevano in questo modo scappare simulando il pennacchio dei Kaiserschutzen Gli austriaci si accorsero dell’inganno e spararono sulla colonna dei fuggitivi, solo una ventina riuscì a scappare, mentre tutta la guarnigione fu fatta prigioniera.
Il forte agli occhi degli austriaci si rivelò integro, tuttavia le torrette blindate erano disarmate ed i cannoni puntati sulla valle altro non erano che tronchi d’abete verniciati di nero. impedì tutto ciò.
Al comandante Olmi vennero concessi gli onori delle armi in merito alla strenua difesa del Forte: esso poté portare la sua pistola d’ordinanza fino al campo di prigionia.
“Spesso mi chiedo, come ci si potesse sentire qui, in alto, allora, nel 1917/18, quando per un intero anno migliaia di uomini combatterono l’un contro l’’altro sui monti e nelle valli del Piave, del Cismon e del Brenta.
Cerco di immaginarmi, come si potevano sentire il fuoco continuo dei piccoli e grossi calibri, le bombarde che esplodevano e l’’ululare delle granate, vicino e lontano, come in un’ arena. E di notte: il riverbero balenante delle vampate dei cannoni, dei proiettili traccianti, della miriade di fuochi della guerra.
“(…)” Quando qui in alto i temporali vanno a scontrarsi – una enorme mano nera su Enego e le masse minacciose di nuvole sopra il Grappa – si riesce ad avere un’immagine di ciò, tra il brontolio dei tuoni e il guizzare dei lampi: interi eserciti si scatenano in brandelli di nubi in cielo. Ed è come se i morti ripetessero all’infinito le loro battaglie.”
“Dedico questo libro agli alberi. Un albero è un respiro che rigenera l’anima di antica saggezza. Le loro radici affondano nelle profondità sconosciute e i loro rami raggiungono il cielo. Alberi e stelle: un dialogo fra silenziosi osservatori… vorrei scrivere tutti i loro segreti”. Maria Luisa Clerico
Avez del prinzep un Abete bianco più grande d’Europa 54 metri , età stimata 264 anni con una circonferenza di 5.6 metri , e caduto il 12 novembre 2017 durante una forte bufera di vento
12 novembre 2017
Il Custode Forestale Damiano Zanocco, ogni volta che c’è un temporale o una nevicata forte passava sempre a vedere come stava il nostro avez.
Quando si è recato a Malga Laghetto ha notato il buco nel bosco, mancava la chioma. Ha sperato fino all’ultimo fosse solo una preoccupazione vana, ma sapeva cosa lo avrebbe aspettato, infatti ha percorso la strada che porta al Prinzep con un groppo in gola.
Il vento forte del 12 Novembre ha fatto cadere il nostro amato Prinzep. È una notizia triste e che fa riaffiorare in noi molti ricordi. Lui ne ha passate molte e certamente eravamo tutti sicuri ci sarebbe stato anche dopo di noi.
La natura lo stava mangiando da dentro, il formicaio (camponotus) che ha attaccato la parte cariata(marcescente) dell’albero è stato combattuto per anni. L’età, la carie e il formicaio lo avevano reso meno stabile, nonostante questo era stato solo un anno fa considerato in salute e forte.
Il sindaco: ”Oggi avuta la notizia mi sono recato subito a Malga Laghetto, percorrendo quel sentiero che porta a lui. E trovarlo così fa sembrare tutto diverso: entra più luce che illumina e risalta la ferita. La stessa sorgente, che lo ha nutrito per anni, gorgoglia ma il rumore è completamente differente, non c’è la stessa pace. Il masso al suo fianco, che lo ha protetto dal freddo, ora sembra più grande e solo.
E’ una situazione triste per tutti noi, l’Avez del Prinzep era una certezza!”
Cresceva ancora di un millimetro di diametro e 5 cm in altezza ogni anno – che per la sua età era un enormità.
Ne rimane un troncone alto circa 4 metri, i restanti 50 sono distesi in orizzontale. Si nota il buco al suo interno molto grande e che ci fa stupire sia resistito così tanto.
Anche i Giganti cadono.
Quasi 20 anni fa attraverso il consiglio dei custodi forestali si è deciso di preservare nella zona 100 alberi per trovare in futuro l’erede del Prinzep e per dimostrare l’attenzione del territorio ad una zona che ha dato alla luce molti alberi spettacolari.
Ora questo monumento va preservato, si deve trovare il modo, così da raccontare una storia lunga oltre 250 anni.
Ciao Avez
Per ulteriori approfondimenti su cosa verrà fatto con il legno di Avez del prinzep vi invito a visitare la pagina :
Non voglio pensare che questo grande albero sia definitivamente morto. Nel suo legno marcescente e nelle sue profonde radici, troveranno vita altre creature (microbi, insetti, muschi, funghi…). Non lo vedremo svettare dal bosco come prima, ma lui c’è e ci sarà ancora per molti anni…perché lui non e’ un sempre abete. Lui è l’Avez del prenzipe. Paolo Donà
Dopo aver raggiunto Riva del Garda si prende la strada che porta da Riva a Limone , giunti su una rotatoria nei pressi di una chiesa situata in via Giuseppe Cannella , si svolta a destra per via Largo Guglielmo Marconi dove esiste l’unico posteggio non a pagamento dove si può lasciare l’auto senza problemi , usciti dal posteggio a circa 10 minuti da dove si sale si mantiene la destra e si prosegue per la via fino ad arrivare ad una rotatoria con una galleria la si supera e si nota sulla destra della strada una stretta via che sale, fatta a ciotolato dove il cartello porta la “passeggiata al Bastione “. Attenzione che ci sono molti posteggi a pagamento per poche ore in giro , e risulta essere il problema più difficile di trovare posto per l’auto
Si sale per il sentiero prima in ciotolato e poi una stradina cementata per circa un km , dopo di che si entra in una stradina sterrata per la maggior parte boschiva fino ad arrivare ad un segnavia , il sentiero e molto interessante sale tutto a zig zag per cui il dislivello viene distribuito nella lentezza della salita presenta in alcuni tratti esposto ma non pericoloso e difficile , ideale per scendere dopo aver fatto la ferrata dell’amicizia , ma per chi non volesse fare oppure non e in grado di fare la ferrata puo sempre salire dal 404 e superata la capanna di Santa Barbara proseguire per il sentiero fino a raggiungere il bivio in alto che porta a cima Sat potendo così ammirare un panorama unico ed incredibile , la discesa può essere fatta dal 404 . Anche se devo ricordare che dopo la capanna di santa Barbara c’e uno scalone di circa 6 metri da superare anche se non presenta difficoltà particolari ( il 404 lo documenterò in seguito ).
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo aver raggiunto in auto il Monte Corno di Lusiana , si lascia l’auto nel posteggio di Bocchetta Granezza , e da li si parte a piedi , in una delle due direzioni , io ho preso quella che sale a destra verso il monumento del Monte Corno . Si sale sulla stradina che porta prima alla malga Monte Corno e poi prosegue addentrandosi in mezzo ad un bosco di abeti fino ad arrivare all’entrata di un piccolo labirinto di roccia situato proprio sulla cima del monte , poi si prosegue sempre su una stradina verso i trinceroni posti sul crinale che guarda verso il Rifugio Granezza . Poi si scende fino ad arrivare nella trincea ricostruita con le notizie tramandate dai tempi si ritiene uguale all’omonima feritoia n°14 del Monte Zebio dove un cecchino Austroungarico sparava centrando qualsiasi cosa gli si mettesse davanti . Poi si scende fino al Cimitero inglese di Granezza , per poi arrivare alla Baita Monte Corno Aperta tutto l’anno , e al posteggio dove abbiamo messo l’auto .
Passammo di fronte alla feritoia n. 14.
– Questa, – spiegai, – è la piú bella feritoia del settore, ma serve solo di notte, quando gli austriaci impiegano i razzi. Di giorno, è proibito guardare. Parecchi ufficiali e soldati vi sono stati uccisi o feriti. Il nemico vi ha aggiustato il tiro con un fucile a cavalletto e vi è in permanenza un tiratore. I soldati, per divertirsi, vi fanno apparire dei pezzi di legno o di carta, delle monete fissate a un bastoncino, e il tiratore infila sempre il foro della feritoia e colpisce il bersaglio.
Guardammo entrambi la feritoia. Essa non era piú, come una volta, praticata nel muro e chiusa con un sasso. I soldati vi avevano collocato una feritoia scudata, trovata nelle rovine d’Asiago. Era una pesante lastra d’acciaio con un foro per l’osservazione, che si poteva aprire e chiudere con un otturatore egualmente d’acciaio. Io sollevai l’otturatore, tenendomi discosto e attesi il colpo. Ma il tiratore non sparò.
– La vedetta dorme, – disse il tenente.
Lasciai cadere l’otturatore sul foro e lo risollevai di nuovo. La luce del sole passò nel foro come il fascio luminoso d’un riflettore. Un fruscio attraversò l’aria, accompagnato da un colpo di fucile. La pallottola aveva infilato il foro.
Il tenente volle provare anch’egli. Sollevò l’otturatore e presentò al foro l’estremità del suo frustino. Un altro colpo risuonò e il frustino rimase stroncato. Egli ne rise.
Prese un pezzo di legno, vi innestò una moneta di rame e ritentò l’esperimento.
– Stasera, avrò qualcosa da raccontare al comando d’armata.
La moneta, investita in pieno, uscí dall’estremità del legno e volò via, fischiando nell’aria.
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo aver raggiunto in auto il Monte Corno di Lusiana , si lascia l’auto nel posteggio di Bocchetta Granezza , e da li si parte a piedi , in una delle due direzioni , io ho preso quella che sale a destra verso il monumento del Monte Corno . Prima si sale a Malga Monte Corno attraverso una stradina sterrata molto panoramica inizialmente in quanto guarda verso la pianura , per poi superare Malga Campo Ovest in lontananza e poi al bivio si scende a Malga Campo Est tenuta la malga a destra e seguendo il crinale fino all’entrata di un bosco dove si può notare il passaggio di una carrareccia boschiva , mantenendo la sinistra si scende nel bosco e si mantiene la rotabile , massima attenzione in questo tratto poco segnalato , si scende fino ad incrociare il segnavia 886 per un centinaio di metri fino ad arrivare a Bocchetta Camporossignolo , da li proseguendo per la strada sterrata si arriva a Malga camporossignolo mantenendo la malga a destra si arriva ad un bivio che sale sulla sinistra e che porta attraverso un nuovo tratto boschivo fino al Bivacco Rossingroba , molto bello , da li si continua fino ad raggiungere la valle granezza di Gallio che a circa 200 metri dall’entrata nei ampi pascoli della Valle sulla sinistra sale il sentiero che porta al Labirinto del Monte Corno tutto boschivo fino ad arrivare nel tratto del trincerone sulla dorsale opposta a Monte Corno , il trincerone finisce con una trincea ricostruita secondo le notizie e le ricostruzioni storiche della famosissima Feritoia n°14 del Monte Zebio. Per poi arrivare al cimitero inglese di Granezza , donato il suolo all’Inghilterra per le perdite subite dagli alleati in questa prima guerra Mondiale .
Passammo di fronte alla feritoia n. 14.
– Questa, – spiegai, – è la piú bella feritoia del settore, ma serve solo di notte, quando gli austriaci impiegano i razzi. Di giorno, è proibito guardare. Parecchi ufficiali e soldati vi sono stati uccisi o feriti. Il nemico vi ha aggiustato il tiro con un fucile a cavalletto e vi è in permanenza un tiratore. I soldati, per divertirsi, vi fanno apparire dei pezzi di legno o di carta, delle monete fissate a un
bastoncino, e il tiratore infila sempre il foro della feritoia e colpisce il bersaglio.
Guardammo entrambi la feritoia. Essa non era piú, come una volta, praticata nel muro e chiusa con un sasso. I soldati vi avevano collocato una feritoia scudata, trovata nelle rovine d’Asiago. Era una pesante lastra d’acciaio con un foro per l’osservazione, che si poteva aprire e chiudere con un otturatore egualmente d’acciaio. Io sollevai l’otturatore, tenendomi discosto e attesi il colpo. Ma il tiratore non sparò.
– La vedetta dorme, – disse il tenente.
Lasciai cadere l’otturatore sul foro e lo risollevai di nuovo. La luce del sole passò nel foro come il fascio luminoso d’un riflettore. Un fruscio attraversò l’aria, accompagnato da un colpo di fucile. La pallottola aveva infilato il foro.
Il tenente volle provare anch’egli. Sollevò l’otturatore e presentò al foro l’estremità del suo frustino. Un altro colpo risuonò e il frustino rimase stroncato. Egli ne rise.
Prese un pezzo di legno, vi innestò una moneta di rame e ritentò l’esperimento.
– Stasera, avrò qualcosa da raccontare al comando d’armata.
La moneta, investita in pieno, uscí dall’estremità del legno e volò via, fischiando nell’aria.
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Questo sentiero lo si può imboccare giungendo da diverse parti
-Da Piovene Rocchette si prosegue per Caltrano e Calvene nel centro si trova un bivio che segna Lusiana e la Mortisa si salendo e superando la Mortisa si arriva in contrada Lore .
-Da Thiene si sale prima a Zugliano e poi a Lugo si sale fino in contrada Mare poi verso al bivio verso la Mortisa e contrada Lore
-Da Breganze si arriva dalla Vecchia Gasparona fino ad incontrare il bivio per Lugo si sale fino in contrada Mare poi verso al bivio verso la Mortisa e contrada Lore .
Da contrada Lore si prende il sentiero 699 a mio avviso molto bello anche se per qualcuno può sembrare monotono , però presenta una bella visuale nei tratti scoperti ed un bosco e sottobosco molto belli sopratutto nella stagione autunnale dove il colore ne risalta la bellezza , si sale su un crinale quasi prativo con visuale sulla pianura sempre tempo permettendo , per poi entrare in una carrareccia che porta fino al bivio con il 700 e percorrere l’ultima parte nei pascoli del Monte Corno di Lusiana. Il ritorno si può fare dal 700 e scendere fino al bivio stradale di località Mare per poi a destra imboccare la strada asfaltata che riporta a verso Mortisa e contrada Lore . Inoltre si può anche percorrere viceversa cioè salire da 700 e scendere dal 699 .
Dopo aver raggiunto da Thiene o Breganze il paese di Lugo dal centro del paese circa davanti la chiesa si prende per contrada Mare e si sale fino ad arrivare ad un bivio che porta a Valle di Sopra e poi in località Covolo , un paese molto piccolo ma anche molto bello con dei panorami unici , in questo piccolo paese nasce il Parco del Sojo , un parco privato di notevoli dimensioni che ospita circa 80 opere di diversi scultori internazionali . Il luogo e molto bello e panoramico con quell’impressionante cengia del Sojo palestra di roccia con un 7 grado molto difficile , poi si sale lungo il percorso e si incontrano le prima sculture , tutte disperse in un bosco molto bello e con poco pendenza , per visitare tutto il parco occorrono circa 2h30-3h per poter ammirare bene le sculture ed assaporare questo luogo quasi di meditazione .
Il PARCO DEL SOJO
Arte e Natura è un parco dell’arte con sculture d’arte contemporanea in mezzo la natura, situato in proprietà privata in terreno montano, avente una estensione di circa 8 ettari per la maggior parte a bosco, solcato da sentieri e mulattiere di vecchio e nuovo impianto. Le visite si svolgono in un’area accidentata su percorso di media difficoltà, è pertanto necessario un adeguato abbigliamento sportivo. Per la sua specificità è l’unico parco di arte contemporanea privato in Veneto inoltre tra i più importanti parchi d’arte d’Italia.
Apertura
Domenica e giorni festivi, oppure su appuntamento. Estiva: 10.00-19.00 (dal 1 maggio al 30 settembre). Invernale: 10.00-18.00 (dal 1 ottobre al 30 aprile)
Costo d’ingresso
Euro 5,00 prezzo intero sopra i 18 anni; Euro 3,00 prezzo ridotto sotto i 18 anni; ingresso gratuito; – portatori di handicap + accompagnatore: ingresso gratuito;
Visite guidate
L’accesso è a pagamento nei giorni festivi e nel mese di agosto, è chiuso durante la settimana. Nei giorni infrasettimanali su prenotazione è a pagamento per comitive superiori alle dieci unità. La biglietteria è collocata presso il “Punto giallo” posizionato lungo il percorso. Tempo di percorrenza di una visita e di 2.00-2.30 ore. Nel parco è vietato il pic-nic. Visite guidate solo su appuntamento: Euro 7,00 a persona, con un minimo di 15 partecipanti.
Contatti
PARCO DEL SOJO Arte e Natura, Via Covolo, 36046 LUSIANA (Vicenza)