Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30 Fino al Rifugio Lancia : 3h45
Dislivello totale : 800 m
Quota massima raggiunta : 1800 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Si sale da Posina fino al Passo della Borcola dove si può posteggiare l’auto , si scende fino alla Malga Borcola e sotto il laghetto parte il sentiero 148 Passo Lucco , ( in alcune mappe il sentiero risulta segnalato con T1 , mentre in altre non viene nemmeno riportato ) la prima parte fino alla Malga Gulva e bellissimo con le staccionate molto rustiche , arrivati alla malga poi si sale mantenendo la malga a sinistra per la strada forestale fino ad arrivare alla fine della stessa , da lo bisogna imboccare il bosco , il percorso è misto tratti boschivo e alcuni tratti sul canale fluviale , non presenta difficoltà alpinistiche ed è abbastanza segnalato anche se i segnavia sono deteriorati nel tempo ed in alcuni casi si vedono poco il tracciato sale fino a Sorgente dove si trova il bivio di malga Buse Bisorte , da li se si prende la sinistra si va verso malga costa con il sentiero 147 così facendo si potrebbe scendere al passo della Borcola . Mentre attraverso il 121 ed il 121A si possono vedere le numerose postazioni e ricoveri degli austroungarici per poi raggiungere la selletta del groviglio e prendere il 147A sul crinale della prima linea austriaca e salire verso malga Costa per poi scendere fino al passo della Borcola , questa è a mio avviso la via più bella . Tuttavia si può anche scendere dal 148 che porta fino a malga Borcola , per arrivare su quel sentiero si deve tenere la destra giunti a Sorgente , arrivati sul bivio successivo tenendo la destra si scende per il 133 strada delle malghe e poi il 144 per la Val zuccaria , entrando alla fine nel 148 malga Gulva e passo della borcola il sentiero è molto bello con uno splendido sottobosco in buone condizioni e ben segnalato.
Questo sentiero si prende dal rifugio Lancia , non importa da quale parte voi siete saliti , l’ideale per poterlo apprezzare bene e avere pernottato al rifugio , ma non è detto che chi lo prende da lontano non riesca ad apprezzarne il suo fascino ma pare ovvio che deva misurarsi con la fatica fisica , io sono partito dal Passo della borcola per il 148 e quindi dopo averlo percorso tutto dovevo tenere in considerazione il rientro . Dopo aver lasciato il rifugio proseguite dal 120 verso la sella delle Pozze dopo circa 15-20 minuti di cammino ed aver superato il primo bivio 131 che porta a selletta dei Col Santi si arriva nell’Alpe di Pozze da li parte il 131A che porta prima al Col Santino , la risalita non è complicata molto bello anche il paesaggio e il panorama verso la vetta del Pasubio vista in lontananza , mentre dalla cima, sulla destra si può notare Serrada , il Dos delle Somme , e dove parte la Forra del Lupo ( che vi invito a visitare già documentata in precedenza) il sentiero poi scende fino alla selletta dei Col Santi , per poi se si e stanchi si prende la sinistra e si torna al Lancia mentre se si prende la destra si scende sulle malghe Corona e Malga Costoni , il tratto e molto bello e in mezzo a pascoli e pini , per poi raggiungere una cararreccia che porta a malga Costoni , da qui la strada inizia a salire fino al Col Santo quota 2112 , un po impervia e poco segnalata , ma intuitiva arrivati al Col Santo una visione a 360 ° tutto tondo , come si dice e se il tempo e clemente lo spettacolo sarà unico e incredibile , da li si scende fino alla selletta dei Col Santi , bivio 131-131A per poi rientrare al rifugio Lancia.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata fino al Rifugio Lancia : 3h45
Dislivello totale : 900 m
Quota massima raggiunta : 1903 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizioni
Si sale da Posina fino al Passo della Borcola dove si può posteggiare l’auto , si scende fino alla Malga Borcola e sotto il laghetto parte il sentiero 148 che porta prima in malga Gulva e poi prosegue verso malga Bisorte ; mentre se si sale a destra della Malga Gulva si sale nell’omonima Valle . Proseguendo per il 148 che sale fino a Passo Lucco . Fatto da solo non ha tanto senso se composto 148-144-133-120 , il sentiero quasi tutto boschivo , la prima parte fino alla val Gulva e bellissimo con le staccionate molto rustiche , molto bello e anche il fantastico sottobosco in buone condizioni anche perchè la mano dell’uomo fatica ad arrivare , quindi la natura fa il suo corso , non presenta difficoltà tecniche ed e molto facile da percorrere , arrivati al passo Lucco il sentiero finisce per proseguire con il 144 che sale da Sega di Terragnolo , per poi entrare sulla valle Zuccaria che salendo incrocia il bivio 133 Strada Delle Malghe , per poi proseguire con il 133 fino a Sella delle Pozze a circa 20-30 minuti dal rifugio Lancia . E un sentiero un pò intricato nel senso che teoricamente non porta in nessuna parte , ma raccordandosi con altri porta fino al Lancia
Un consiglio che posso dare e quello di salire il 120 fino a Selletta del groviglio quota 2059 per poi prendere il crinale dietro al cartello della selletta 147A fino ad arrivare a Malga costa e collegarsi al 147 che porta al passo della Borcola , la parte delle creste era la prima linea Austroungarica , questo sentiero e molto bello e propone una panoramica molto bella della valle di Posina ( altrimenti prendendo il 147 a pochi minuti dalla sella delle pozze si puo ridiscendere alla Borcola evitando le creste della prima Linea austroungarica)
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo essere saliti al Pian delle Fugazze si prosegue scendendo verso Vallarsa fino ad arrivare all’abitato di Raossi , dopo aver messo l’auto in qualche posteggio , si sale verso la contrada Costa , appena sopra i Raossi , si sale sulla destra con una mulattiera abbastanza larga fino ad arrivare ad un piccolo pianoro dove e posizionata una panchina da li si imbocca la strada diritta , quella che sale , e si prosegue fino a che la mulattiera non diventa un sentiero che poi attraversa la valle e sale tutto a zig zag fino a sotto i Sogi , il sentiero non presenta difficoltà alpinistiche , ma bisogna prestare molta attenzione all’orientamento , vista la mancanza di segnalazione anche se il sentiero e abbastanza intuitivo , può essere un pò faticoso capire dove si deve andare sulle parti prative per persone inesperte , il sentiero arrivato in quota prosegue in orizzontale fino ad incrociare il 135 che porta ai Raossi per la val Piazza . Il sentiero permette un panorama unico sulle valli adiacenti , sulla zona del Corno Battisti , sul Zugna , molto panoramico. LA PRECISIONE PER QUEL CHE RIGUARDA LA LINEA CHE HO TRACCIATO NELLA PARTE ALTA DELLA MAPPA PUO’ ESSERE UN PO’ SCARSA (NON HO USATO IL TRACKER E C’ERA UN PO’ DI FOSCHIA )
MASSIMA ATTENZIONE IL SENTIERO NON E SEGNALATO , E BISOGNA AVERE IL SENSO DELL’ORIENTAMENTO ANCHE SE MOLTO INTUITIVO E VISIBILE .
Un altro bel sentiero , riaperto dai nostri amici della SchützenKompanie Vallarsa-Trambileno sempre attivi , di tanto in tanto passando vedi le loro tracce , e ti rendi conto che son passati di li …Bravi …bellissimo sentiero che passa sotto i Sogi e va verso i roccioni della Lora di cosmagnon , dove poi si può rientrare da 135.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h30 Fino a Boccaldo 6h30
Dislivello totale : 1100 m Classe : EEA anche se il tratto attrezzato e raggirabile
Quota massima raggiunta : 1760 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Sentieri usati : 122A – 122C
Descrizione
Il sentiero parte dalla strada della Vallarsa presso l’abitato di Valmorbia, si posteggia l’auto in località Tezze si prende per la val morbia ,si supera un primo bivio e si prosegue a salire , il sentiero e molto impegnatico nei confronti di quello che sale dalla val Grobbe da Anghebeni anche se tutti e due portano al monte Trappola . Poi si raggiunge il monte trappola e l’omonima selletta da dove si prende il sentiero 122 che porta al cappuccio di pulcinella, per poi proseguire fino alla selletta battisti e successivamente al corno vero e proprio. Per il sentiero si richiede una buona preparazione fisica e per la sua lunghezza, circa 3 h e 30, e perché anche se presenta tratti con passaggi abbastanza semplici, è molto più sicuro con l’uso dell’ IMBRAGO. Molto bello da fare anche sotto il profilo storico; nella selletta prima di arrivare al corno si trova la lapide dove sono stati catturati Cesare Battisti e Fabio Filzi, qui la battaglia fu molto aspra con gravi perdite; buona parte delle gallerie sono state aperte rendendo cosi possibile il passaggio e la visita con TORCIA ed IMBRAGO. E’ consigliato visitare prima il posto di medicazione, e poi prendere il pozzo della carrucola: attenzione la discesa sulla scala del pozzo della carrucola poichè è pericolosa, ma in fondo esce e riprende il sentiero normale. La discesa può essere fatta per la val Foxi (sentiero 102). Il sentiero 122 prosegue ma viene poco utilizzato salendo da questo versante in quanto va a finire nella carrabile che sale al rifugio Lancia e poi a Boccaldo mentre per andare al Lancia si prende quello per la 102 bocchetta delle corde oppure per il 102a monte Testo
Cenni storici
Durante la notte sul 13 di maggio, da Cima Alta arriva il cambio per gli sparuti difensori all’interno del monte Corno , il cambio avviene attraverso una feritoia allargata a Cima Alta, raggiungibile da una scala di corda posta lungo un canalino e che attraversa verticalmente il monte corno e che più in basso attraversa il sentiero . Il cambio e il rifornimento vengono fatti di notte in quanto gli austriaci al minimo rumore iniziavano a sparare, buttare bombe e valanghe di sassi sul passaggio obbligato essendo loro in cima al corno. Sono le 14 pomeridiane dopo aver discusso la possibilità di attaccare dall’esterno , il tenente Carlo Sabatini e il sergente Degli Espositi trovano altri tre uomini e una fune e si preparano a salire dal canalino attraverso lo sperone di roccia molto friabile , ma e l’unico modo perchè il nemico non li possa vedere , la via della scalata non era facile a causa della friabilità della roccia . I provetti scalatori si armano di pugnale e di petardi thavenot e inizia la scalata il tenente Sabatini uscendo dalla feritoia allargata arrivato in una piccola cengia si appresta a far salire gli altri e anche se cade qualche sasso gli austriaci sono convinti che nessuno possa salire da quella posizione e quindi non la sorvegliano neanche .Dagli osservatori interno si possono scorgere i cinque uomini allineati come formiche che salgono lungo la parete , ad un certo punto il tenente Sabatini si stacca e sale fino alla cima raggiungendo uno scudo con la feritoia e nota dentro la feritoia la sentinella austriaca che sta chiaccherando con un’altra , atttende che gli altri uomini siano vicino a lui e con poche parole disse “ammazzarli tutti altrimenti ci rovesciano giù” lancia prima un petardo e poi assalta la postazione urlando .
“la mischia è rapida ed orrenda , a pugnalate nel ventre , ferocia senza quartiere .Quelli che accorrono di rinforzo da un’altra galleria vanno all’altro mondo senza rendersi nemmeno conto di cosa stia accadendo . Qualcuno viene anche rovesciato nei canaloni .”
Questo gesto è valsa la medaglia d’oro al valore al tenente Carlo Sabatini
Ricordo la cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi :
La ricostruzione più attendibile Sottotenente Ingravalle “cessata la sparatoria , odo la voce di Cesare Battisti , lo chiamo tacendo il suo nome Tenente? Battisti si avvicina chiedendo notizie .Mi risponde informandomi sulla situazione e mi dice “ora per me rimane solo la forca “. Ecco avvicinarsi un ufficiale nemico : e il cadetto Brunello Franceschini della Val di Non , accompagnato da 4 soldati .Si volge a Battisti e gli ingiunge di consegnarli la pistola . Battisti alza il capo con fierezza e risponde : mi sono battuto onorevolmente e consegnerò l’arma ad un superiore e mai ad un inferiore .Il rinnegato Franceschini tace , evidentemente imbarazzato .Poi gli chiede il binocolo : no -risponde Battisti questo e di mia proprietà”
Fabio Filzi (Brusarosco)
Anche Filzi fu catturato in cima al monte corno e continuo ad insistere sulla sua identità segnalata nei suoi documenti , ovvero sottotenente Brusarosco di Vicenza , tuttavia pensava di non poter essere riconosciuto se non che venne riconosciuto ad Aldeno da una famiglia di Rovereto che ne conoscevano la famiglia di provenienza.
Lettera del Maggiore Frattola al padre di Filzi
” appena catturato suo Figlio , che aveva il nome di guerra Brusarosco , fu subito riconosciuto dal tenente austriaco Franceschini , separato dagli altri prigionieri e guardato a vista da una sentinella :gli altri prigionieri tra i quali ero io , stavano in un gruppo a parte compreso io .Suo figlio appena mi vide , mi rivolse la parola e mi prego d’intervenire in suo favore perchè gli fosse riservato un trattamento uguale agli altri prigionieri . Mi rivolsi ad un maggiore austriaco per ottenere uguaglianza di trattamento , ma a nulla valsero le mie insistenze…”
Per raggiungere la zona di malga Busi , si prende la strada che prima sale a Ponte Verde , poi si sale verso il passo Xomo , arrivati ad un certo punto si trovano alcune postazioni e si scorge un grosso tubo nella parte superiore della strada , in questo luogo erano costruite le centrali pneumatiche , elettriche e idrauliche che andavano alimentare una grossa parte del Massiccio del Pasubio , ricordo che da qui ad arrivare sul massiccio c’era un minimo di 1000 metri di dislivello e che le pompe montate su questo impianto dovevano avere un grossa prevalenza cioè essere in grado di innalzare l’acqua nella tubazione , con un dislivello notevole . Quando visiterete il sito di malga Busi non siate frettolosi , ammirate la grandezza di queste opere che hanno 100 anni e pensate allo sforzo che e stato fatto per la costruzione e la posa delle tubazioni in un ambiente cosi complicato che è questa montagna.
Mi dispiace che le foto rendano molto poco l’idea di questo luogo a causa della neve presente il giorno del mio passaggio , ricordo inoltre che e molto accessibile a tutti salire su questa zona e non richiede nessun tipo di preparazione fisica , tranne che come sono passato io la strada non sia chiusa per neve
Centrale di perforazione meccanica
Alla fine di luglio 1916 fu costruito questo impianto , di produzione aria compressa che sarebbe servito ad alimentare i perforatori della strada delle galleria , era costruito da un’apposita casamatta isolata dalle intemperie e dove fu installato un motore diesel da 200 hp a 4 cilindri e quattro tempi alimentato a olio pesante . Questo motore azionava un compressore da 50 hp a 2 cilindri in grado di fornire 20 metricubi di aria al minuto ad una pressione regolabile da 7-10 atmosfere il 15 maggio del 17 entro in funzione un secondo impianto collegato in parallelo al primo che riusciva a fornire 9 metri cubi di aria al minuto e una pressione di 7-10 atmosfere . Le tubazioni erano per quanto riguarda le principali di una lunghezza totale di circa 30 km per poi aggiungere le diramazioni secondarie di circa altri 20 km . L’impianto riusciva a far funzionare 120 martelli pneumatici ma ne furono allaciati 200 . L’intera rete di tubazioni del peso totale di 600 tonellata fu montata in 6 mesi da 30 militari specializzatie e da circa 200 soldati . L’acqua di raffreddamento dei motori veniva utilizzata dalle truppe per un bagno caldo di riposo dal fronte . Si calcola che l’impiantio di malga Busi nei primi 17 mesi di utilizzo abbia permesso di perforare e smuovere circa 300.000 metri cubi di roccia permettendo cosi la realizzazione di centinaia di gallerie , trinceramenti , ricoveri camminamenti sentieri di arroccamento e strade.
Acquedotto militare
L’impianto idrico di Malga Busi garantiva sia il fabbisogno di acqua per le truppe , si calcolava nel fabbisogno giornaliero a soldato circa 9 litri di acqua e 20 per i muli . Ma anche per tutti gli usi per fare il cemento delle fortificazioni , per il raffreddamento delle mitragliatrici e dei compressori . A causa della permeabilita del terreno e delle roccie il pasubio era un fronte molto arido , che nonostante la copiosità sia delle pioggie che delle nevicate non permettevano una raccolta , e le acque filtravano fino al fondo vallle , allo scopo di risolvere questo problema furono costruiti due impianti , quelli del Pasubio con l’acqua proveniente da malga Busi , da qui l’acqua veniva pompata fino alla sommità del Pasubio con una portata che variava da 50.000 a 80.000 litri . L’impianto di approvvigionamento idrico del Pasubio fu realizzato in solo 3 mesi di lavoro nel periodo a partire da febbraio del 1917. Il cuore pulsante di tutto il sistema era la centrale di pompaggio situata presso l’omonima sorgente di Malga Busi ad una quota di 960 metri. Ancora oggi percorrendo la strada che da Ponte Verde, porta al passo Xomo, dopo aver attraversato il ponte sulla vallecola, sulla sinistra sono evidenti le opere in cemento armato quali: canali, serbatoi, vasche, e opere di fondazione, che facevano parte del complesso sistema di opere di presa dell’acquedoto. Da Malga Busi la tubazione di acciaio che adduceva l’acqua fino alla cima del Monte Pasubio saliva il canalone di Fontana d’Oro, situato alle spalle della stazione di sollevamento per spingersi fino alla quota più alta del Pasubio 2236 metri. Da questa quota ove l’acqua era depositata in appositi serbatoi ad oggi ancora esistenti, veniva distribuita attraverso una rete di tubazioni estesa per oltre 40 Km ad ulteriori cisterne di dimensioni più ridotte in tutte le posizioni occupate dagli italiani. Le parti di tubazioni in acciaio, sia quella di adduzione che quelle di distribuzione, sono state invece completamente depredate nell’immediato dopoguerra.
Centrale elettrica
Con lo sviluppo dei lavori in caverna ci fu il fabbisogno di fornire energia elettrica per illuminare e per alimentare diversi motori elettrici ,quindi iniziarono i lavori il 15 settembre 1917 e l’impianto entro in funzione nel gennaio 1918 , a tale scopo fu usata una linea trifase da 10.000 volto esistente a ponte verde e a malga busi montato un piccolo alternatore trifase da 40 kw azionato a cinghia dal motore da 200 hp usato per il compressore , fu inoltre costruita una cabina di trasformazione e smistamento in cui la tensione veniva ridotta da 10.000volt a 3000 volt ed inviata nelle 4 cabine poste sul Pasubio , fontana d’oro , porte del pasubio , alla selletta quota 2081 ed al Dente italiano per mettere in piedi questa rete furono usati 200 soldati per circa 20 giorni e per il montaggio delle cabine , quadri elettrici e linee di impianti interni 20 soldati del Genio
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata: 3h00
Dislivello totale : 912 m
Quota massima raggiunta : 1875 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Arrivati al ponte verde , si imbocca la strada che porta a colle Xomo , arrivati in una curva molto ampia e con numerosi massi di fianco , si può notare anche un posto per mettere l’auto da li sulla sinistra inizia il percorso nella valle boschiva che normalmente e poco innevata, il percorso è impegnativo sotto il profilo fisico non presenta pericoli dal punto di vista tecnico , dopo aver percorso il primo tratto boschivo si entra in un tratto aperto quindi abbondantemente innevato , il sentiero non e segnalato ma risulta praticamente impossibile sbagliare il percorso il tempo di percorrenza e di circa 3h fino ad arrivare a forcella camossara , questo percorso e molto bello da fare la valle e molto ampia ed esposta al sole quindi scarica la neve subito risulta quindi poco pericoloso ed ideale per i primi approcci con i vaj invernali , la discesa può essere fatta dalla stessa valle , si raccomanda che se si volesse raggiungere il rifugio Papa dalle gallerie e necessaria l’uso della torcia , la valle sbuca tra la galleria 30-31. In eventuale si può scendere dal 322 Fontana d’oro ma poi si deve risalire fino all’auto sulla strada asfaltata
RICORDO CHE NEL PERIODO INVERNALE LA STRADA CHE PORTA DA PONTE VERDE A PASSO XOMO POTREBBE ESSERE CHIUSA PER LA NEVE , E CHE INOLTRE ANCHE LE GALLERIE POTREBBERO ESSERE CHIUSE , QUINDI SI DOVRA’ RIDISCENDERE PER LA STESSA VIA .
Piccole Riflessioni
Ogni volta che salgo in questa valle , le sensazioni sono sempre diverse , il sentiero non esiste va tracciato volta per volta , si sale con l’emozione della vetta , si sale d’inverno superando le gallerie e scoprendo di non esserci nemmeno accorti di averlo fatto …ma l’emozione del cartello in legno che si vede a 20 metri dalla vetta e sempre li ad aspettare l’umile persona che con rispetto sale su questa valle , per poi poter sentire quel rumoroso silenzio della natura
La neve e qualcosa di molto bello , ma anche molto pericoloso , quando la coltre si presenta fresca ed instabile non si va a sfidare gli eventi , si cambiano gli itinerari , si cambiano le quote …si cerca il luogo più sicuro per salire in sicurezza…per andare in quota ci saranno momenti migliori , e se non ci saranno si rinuncia …verranno altre nevicate verrà il momento opportuno per le quote più alte…Luciano
ATTENZIONE QUESTO PERCORSO E UN VAJO E COME TALE NON E ADATTO A TUTTI , PRESENTA MOLTE DIFFICOLTA’ , CHI LO VOLESSE PERCORRERE E PREGATO DI VALUTARE MOLTO BENE LA PROPRIA FORMA FISICA E DI POSSEDERE UN OTTIMO SENSO DI ORIENTAMENTO , E RICHIEDE UN’OTTIMA CONOSCENZA DELL’AMBIENTE MONTANO
Dopo aver messo l’auto a Dosso di Valmorbia , situato nella strada che porta a Rovereto si sale per la piccola località conosciuta per eventi bellici e per il soggiorno di Eugenio Montale , come riporta nella poesia di Ossi di Seppia , si supera il piccolissimo abitato ed entrando quindi in un sentiero che porta direttamente all’omonimo forte Werk Valmorbia , fino a qui il sentiero e normale percorribile da tutti . Ma arrivati in un piccolo piazzale in mezzo al bosco , poco prima di entrare nel forte si puo notare un sentiero che sale sulla destra non e segnalato ma molto intuitivo , prosegue poco impegnativo e sale zigzagando in mezzo al bosco ed a numerosi appostamenti e trincee fino ad arrivare ad un canalone fluviale pieno di sassi , da li si può proseguire all’interno del canalone stesso , oppure prestando attenzione e prendendo la trincea sulla destra su può salire fino ad incontrare una parete rocciosa situata proprio sul crinale , da li quindi si deve per forza seguire il canalone , che poi salendo va a restringersi molto , ma risulta possibile il passaggio .
Comunque devo sire che questo vajo e molto interessante e propone panorami molto belli , sopratutto nell’uscita dal bosco ed in vicinanza del monte Pilose e monte Spil , il sentiero è estremamente impegnativo sotto il profilo fisico in quanto presenta pendenze di una certa entità . La discesa di questo percorso può essere fatta arrivando fino al Valico del Menderle e poi scendere per il 123 , oppure per chi avesse piu preparazione scendere dal 119 che porta fino a Pozzacchio paese per poi salire di nuovo fino al forte , e scendere per il sentiero fino a Dosso di Valmorbia.
QUESTO ITINERARIO PRESENTA DIFFICOLTA FISICHE NOTEVOLI , GROSSE PENDENZE NEL CANALE FLUVIALE E NELLA PARTE DI USCITA IN ALTO ED E SCONSIGLIATO PER CHI HA POCO SENSO DELL’ORIENTAMENTO (VISTO NON E SEGNALATO )
Qui sotto ho inserito una foto della parte più alta del Vajo in questione , non ho potuto mettere molte foto , ma spero essere stato chiaro delle difficoltà di questo percorso
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata: 0h30
Dislivello totale : 150 m
Quota massima raggiunta : 882 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Questo percorso e composto da una strada militare che congiunge la località Pozzacchio al omonimo forte e mulattiera che porta fino a Dosso di Valmorbia , lo riporto sul mio blog perche può essere utilizzato come percorso ad anello mettendo l’auto a Dosso di Valmorbia oppure a Pozzacchio per poter completare alcuni itinerari della zona come per esempio : si sale dal 123 valico del menderle , si prende il 119b per malga Monticello , poi il 119 per Pozzacchio e con questo ultimo percorso si ritorna all’auto.
Werk Valmorbia
Vorrei segnalare che per chi volesse approfondire questo itinerario si prenda il tempo di soffermarsi sul Werk Valmorbia , a visitare questa gigantesca opera definita l’occhio sulla Vallarsa , un forte totalmente ristrutturato e arricchito dalle passerelle montate sui alloggiamenti dei cannoni e in cui le cupole non hanno fatto a tempo venire montate.
Eugenio Montale
Valmorbia, discorrevano il tuo fondo…
Valmorbia, discorrevano il tuo fondo fioriti nuvoli di piante agli àsoli. Nasceva in noi, volti dal cieco caso, oblio del mondo. Tacevano gli spari, nel grembo solitario non dava suono che il Leno roco. Sbocciava un razzo su lo stelo, fioco lacrimava nell’aria. Le notti chiare erano tutte un’alba e portavano volpi alla mia grotta. Valmorbia, un nome e ora nella scialba memoria, terra dove non annotta.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 602 m
Quota massima raggiunta : 1360 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Quetso itinerario risulta un pò scomodo per noi che abitiamo nella parte veneta o vicentina del Pasubio in quanto il percorso da fare in macchina non e poco ma e giusto fare anche un po di strada per fare qualche sentiero nuovo , scendendo la Vallarsa dal lato destro arrivati in località Pozzacchio , zona conosciuta per il forte Werk Pozzacchio Valmorbia , si volesse salire al rifugio Lancia , si prende il 119 situato nella parte alta del paese , il sentiero presenta pendenze abbastanza discrete , non presenta difficoltà tecniche e molto bello soprattutto nella parte alta e viene principalmente usato con il 119b e il 122a ,123 e il 122 , solamente con lo scopo di compiere un giro ad anello e permettere quindi l’escursionista di non salire e scendere dallo stesso sentiero , quindi utilizzando la cararreccia che porta al forte e la mulattiera che porta a Dosso di Valmorbia