Tempo di percorrenza del sentiero solo andata: 3h00
Dislivello totale : 912 m
Quota massima raggiunta : 1875 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Arrivati al ponte verde , si imbocca la strada che porta a colle Xomo , arrivati in una curva molto ampia e con numerosi massi di fianco , si può notare anche un posto per mettere l’auto da li sulla sinistra inizia il percorso nella valle boschiva che normalmente e poco innevata, il percorso è impegnativo sotto il profilo fisico non presenta pericoli dal punto di vista tecnico , dopo aver percorso il primo tratto boschivo si entra in un tratto aperto quindi abbondantemente innevato , il sentiero non e segnalato ma risulta praticamente impossibile sbagliare il percorso il tempo di percorrenza e di circa 3h fino ad arrivare a forcella camossara , questo percorso e molto bello da fare la valle e molto ampia ed esposta al sole quindi scarica la neve subito risulta quindi poco pericoloso ed ideale per i primi approcci con i vaj invernali , la discesa può essere fatta dalla stessa valle , si raccomanda che se si volesse raggiungere il rifugio Papa dalle gallerie e necessaria l’uso della torcia , la valle sbuca tra la galleria 30-31. In eventuale si può scendere dal 322 Fontana d’oro ma poi si deve risalire fino all’auto sulla strada asfaltata
RICORDO CHE NEL PERIODO INVERNALE LA STRADA CHE PORTA DA PONTE VERDE A PASSO XOMO POTREBBE ESSERE CHIUSA PER LA NEVE , E CHE INOLTRE ANCHE LE GALLERIE POTREBBERO ESSERE CHIUSE , QUINDI SI DOVRA’ RIDISCENDERE PER LA STESSA VIA .
Piccole Riflessioni
Ogni volta che salgo in questa valle , le sensazioni sono sempre diverse , il sentiero non esiste va tracciato volta per volta , si sale con l’emozione della vetta , si sale d’inverno superando le gallerie e scoprendo di non esserci nemmeno accorti di averlo fatto …ma l’emozione del cartello in legno che si vede a 20 metri dalla vetta e sempre li ad aspettare l’umile persona che con rispetto sale su questa valle , per poi poter sentire quel rumoroso silenzio della natura
La neve e qualcosa di molto bello , ma anche molto pericoloso , quando la coltre si presenta fresca ed instabile non si va a sfidare gli eventi , si cambiano gli itinerari , si cambiano le quote …si cerca il luogo più sicuro per salire in sicurezza…per andare in quota ci saranno momenti migliori , e se non ci saranno si rinuncia …verranno altre nevicate verrà il momento opportuno per le quote più alte…Luciano
Itinerario : Valdagno – Faedo – Massignani Alti – Preti – Meggiara – Lora di sotto
Tipo di terreno : asfaltato con poco traffico e diversi tratti sterrati , salita e discesa con pendenza importante
Tempo di percorrenza dell’anello : 1h30 di corsa
dislivello totale : 732 m
Quota massima raggiunta : 774 m
Dopo aver imboccato la strada asfaltata che porta a Muzzolon si inizia a salire con una pendenza di un certo impegno , tutta su strada asfaltata anche se poco trafficata , giunti in piazza a Muzzolon si tiene la sinistra e si ricomincia a salire fino ad arrivare al Monte Faedo (roccolo rossato) si prende la strada a sinistra che si inoltra verso il bosco , e sempre mantenendo la sinistra si prosegue sulle creste fino ad arrivare alla croce , attraverso diversi saliscendi si arriva in un ampio prato con a destra una strada sterrata che scende ai Massignani alti da li si procede verso il passo dello Zovo fino ad incontrare sulla sinistra la strada che porta ai Preti , si imbocca la strada fino ad arrivare ai Bergamini alle prima case si tiene la sinistra e si entra in una stradina sterrata che porta prima in mezzo al bosco e poi in Località Meggiara , da li proseguendo sulla sinistra e salendo leggermente si arriva fino ai Lora di sotto , sempre proseguendo si scende fino a Località Croce Milani , prima però di arrivare li si nota una sbarra con un sentiero che scende nella valle chiamato Broiaculo , fino ad entrare nella ciclabile ed arrivare a destinazione
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h00
Dislivello totale : 573 m
Quota massima raggiunta : 1255 m
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Per raggiungere questo sentiero si sale fino ad Enego con l’auto e poi si prosegue fino a Baita Lisser e da li si può salire questo percorso molto interessante sotto il profilo storico in quanto arrivati in cima ci sono i ruderi di un forte risalente alla prima guerra mondiale , che in occasione del centenario e in fase di ristrutturazione , inoltre si può anche salire dalla parte opposta cioè dall’abitato di Stoner percorso che io reputo molto migliore , il sentiero in questo caso parte dietro la Chiesa di Stoner. Questo sentiero e bello in tutte le stagioni ed e percorribile da tutti sia grandi che piccoli , ma credo che la stagione più bella sia la primavera in quanto il verde e le piante in fiore possono davvero dare un’altra impressione delle cose . Il monte lisser e privo di alberi ed e quindi un ottimo punto di osservazione per tutta la meraviglia delle vette che si possono ammirare ruotando a 360°.
Inoltre per chi volesse tornare all’auto lasciata a Stoner arrivati alla Baita Lisser esiste un sentiero di raccordo che segue la strada nel bosco , quello che io ho segnalato nella mappa in arancio , cosi facendo si può ritornare a Stoner chiudendo questo sentiero ad anello .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 666 m
Quota massima raggiunta : 845 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Dopo aver percorso parte della Valstagna si arriva fino in località Costa di Valstagna , dopo aver lasciato l’auto si sale dal sentiero che passa vicino alla chiesa , dove per chi conosce queste zone molto belle ed interessanti parte AVT (alta via del tabacco) da li si prende prima il 787 poi al bivio il 786 , il sentiero e molto bello e molto molto panoramico sulla stretta val capra , non e molto lungo ma presente qualche bella pendenza , presenta inoltre una piccolo tratto attrezzato con corda fissa , l’ultima parte e molto bella permette una visuale della valle in tutta la sua stretta gola in quanto e composta da un passaggio largo circa 1.5 metri e lungo circa 100 metri ma con uno strapiombo boschivo , e va a finire in una contrada che pare qualcosa di fiabesco dispersa in mezzo al bosco di pini ed abeti , da li proseguendo sulla strada oppure tagliando una curva e salendo nel bosco si può arrivare all’abitato di Stoner situato sotto il monte Lisser .Da li si può scendere dal sentiero 787 che provvederò quanto prima a documentare , assieme al 785 che parte da Stoner passando per il monte Spitz e il monte Loke per poi scendere in Val Gadena e poi attraverso la strada vecchia risalire a Costa
Io il giorno che ho percorso questa fantastica valle arrivato a Stoner ho preso il sentiero 865 del monte Lisser per poi scendere ad Enego attraverso il 868 , e poi a Piovega di sotto attraverso il 791 , anche se devo dire poi si devono fare circa 5 km su strada asfaltata per tornare all’auto , questo itinerario mi è piaciuto molto ma occore una buona preparazione fisica per percorrerlo in tutta la sua lunghezza , almeno per quanto riguarda il periodo invernale.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 551 m
Quota massima raggiunta : 751 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Dopo aver proseguito per la Valstagna e superato l’abitato di Cismon del grappa si arriva a Piovega di sotto , situata sulla sinistra salendo da Bassano del Grappa arrivando così su di un ponte con l’insegna di una birreria e trattoria Da Cornale . Li a sinistra di un capitello votivo parte uno dei sentieri più belli e secolari che porta al paese di Enego , il sentiero oltre ad essere molto panoramico e tutto fatto in ciotolato e contornato da una specie di parapetto anch’esso tutto in sasso , e un po difficile la risalita in quanto presenta un buon dislivello , passa sotto a pareti strapiombanti ; però fa parte di una serie di sentieri molto usati nei secoli passati per salire nelle case o nelle malghe con il bestiame . Dopo aver salito questo sentiero si arriva ad Enego , una piccola cittadina nota per le piste da sci che c’erano verso il monte Lisser (enego 2000 valmaron ) e per la torre scaligera costruita al centro del paese , poi verso il monte Lisser per gli eventi bellici , inoltre presenta il ponte più alto d’Europa di ben 175 metri.
Cenni storici
Grazie alla sua posizione, ai limiti dell’altopiano di Asiago e affacciata sul Canale di Brenta e la Valsugana , la zona di Enego suscitò l’interesse della civiltà sin dall’epoca romana . Probabilmente fu in questo periodo che sorse un primo insediamento, una stazione di sosta e rifornimento lungo la strada che conduceva in Germania. Attorno al III secolo , quando si verificarono le prime invasioni barbariche, venne eretto un fortilizio di cui restano i ruderi in località Bastia.
Nel XII secolo Enego divenne feudo dei vescovi di Padova, cui passò in seguito a quelli di Vicenza e infine agli Ezzelini. Sotto la signoria di Cangrande della scala, attorno al 1330, fu costruito un altro castello di cui oggi resta un torrione.
Nel corso del medioevo tutto l’altopiano, e quindi anche Enego, fu colonizzato da popolazioni di origine Bavarese e Tirolese, i cosiddetti Cimbri. I Cimbri mantennero per secoli una propria identità, distinguendosi dal resto della popolazione per lingua e usanze. Nel 1310, durante il periodo Scaligero, si riunirono nella Spettabile reggenza dei sette comuni che si mantenne anche nelle successive dominazioni viscontea (1387-1404) e veneziana(1404-1797 )
Nel 1508 Enego venne occupata dall’esercito della lega di Cambrai, ma tornò presto alla Serenissima. Tra il 500 e il 600 insorsero delle controversie con i vicini di Grigno sul possesso della Marcesina e del Monte Frizzon.
Con la caduta della repubblica di venezia e l’arrivo di Napoleone la secolare federazione fu sciolta.
Durante il Risorgimento molti eneghesi si distinsero come patrioti, ma solo con la terza guerra d’indipendenza, nel 1886, il Veneto passò al neonato Regno d’italia.
Durante la grande guerra l’altopiano si venne a trovare lungo la linea del fronte e la stessa Enego subì gravi devastazioni. Mentre i soldati combattevano aspramente, specie attorno al Monte Ortigara, la popolazione civile fu costretta ad abbandonare il paese per stabilirsi profuga nel sud dell’Italia.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : Da Stoner 2h00 Da Tombal : 1h00
Dislivello totale : 470
Quota massima raggiunta : 1428 m
Per Raggiungere questo forte si sale in auto fino ad Enego poi si prende per Tombal , Baita Lisser e poi si sale fino alla Monte Lisser ovvero Enego 2000 Valmaron da li si sale a piedi per il sentiero 865 . Oppure per chi volesse salire dall’abitato di Stoner dietro alla chiesa si può trovare il segnavia 865
Il forte Lisser è stata una fortezza militare costruita a difesa del confine italiano contro L’impero austro-ungarico (lungo la linea di confine che attualmente si può collocare tra la Veneto e il Trentino) a 1.624 metri di altitudine, sulla sommità dell’omonimo monte ,inoltre c’era anche una palazzina costruita nella parte leggermente opposta al forte ed ad un’altitudine inferiore adibita alle truppe . Il forte e attualmente in recupero per il centenario della grande guerra .
Cenni storici
Il forte fu costruito in appena un anno, tra il 1911 e il 1912. L’opera faceva parte dello Sbarramento Brenta-Cismon del grappa ed aveva il compito di sbarrare l’accesso alla valsugana orientale in caso di attacco nemico. Tuttavia, data la distanza dal fronte, come il forte cima Lan e il Forte Leone all’inizio del conflitto fu disarmato. Successivamente, a seguito della ritirata italiana, venne fatto saltare per non lasciarlo agli austriaci che avanzavano. Venne inoltre gravemente danneggiato durante l’offensiva di primavera quando, l’8 giugno 1916, alle ore 12.20, vennero centrate le cupole da alcuni colpi da 305 mm. Nel novembre del 1917 dopo i fatti relativi allo sfondamento dell’Isonzo cadde in mano austroungarica.
Caratteristiche
Il forte era costruito parzialmente seminterrato e, dal lato esposto, era costituito da due piani. Alla sommità si trovavano le cupole coi cannoni mentre in una postazione rialzata vi erano le mitragliatrici. All’interno si trovava una polveriera, un osservatorio, la centrale elettrica con relativo generatore e i rifugi per i soldati. All’esterno era presente inoltre un fossato.
Armamenti
L’armamento principale della batteria corazzata era lo Schneider per i cannoni da 149S e contenuta in un pozzo ricavato in una massa di calcestruzzo e non sporgeva da essa che per la sola cupola corazzata attraverso la cui cannoniera trovava alloggio la volata del pezzo . L’intero complesso presentava un cannone da 149 montato su un affusto a piattaforma girevole , dove il rocchio centrale era fissato nel calcestruzzo e la cupola corrazzata di acciaio in grado di ruotare con l’affusto e il cannone attraverso la rotaia circolare fissata sul calcestruzzo . La cupola era composta da un avancorazza in ghisa indurita alta 1 metro e dello spessore di 27 cm nella parte più alta .Il rinculo del cannone era molto ridotto le cupole cannoniera presentavano un sistema modernissimo di scacciafumo ad aria compressa , il pozzo di forma circolare era molto superiore del diametro del rocchio cosi i serventi potevano girare attorno al cannone senza problemi di spazio . Come nel modello Armstrong nelle pareti attorno al pozzo erano situate 18 nicchie atte a contenere i proietti appoggiati su dei zoccoli di legno . La casamatta corazzata cupolare che serviva a proteggere il pezzo e gli artiglieri era costituita da mezze calotte sferiche d’acciaio cementato temprate con tempra differenziale , dello spessore di 140 mm , la corazza vera e propria era foderata di due lamiere di acciaio sovrapposte dello spessore di 12 mm ciascuna . Una delle due piastre formanti la corazza quella anteriore presentava una curvatura nella quale veniva inserita la cannoniera e accanto ad essa c’era l’apertura per la finestra di puntamento .
4 cannoni da 149 A in cupole girevoli corazzate dallo spessore di 180 mm
4 cannoni da 149Z
4 cannoni da 75A
4 mitragliatrici in postazioni blindate e altre 2 sui fianchi
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h30
Dislivello totale : 1574 m
Quota massima raggiunta : 1775 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Da Bassano del grappa prendendo la Valstagna si sale fino in località Cismon del Grappa , in centro del paese si mette l’auto e si prosegue in mezzo alle case fino ad arrivare in un portico con il segnavia 920 ( ATTENZIONE LE NUMERAZIONI DEI SENTIERI SONO STATE CAMBIATE DALLA CARTINA ORIGINALE 10 E STATO SOSTITUITO DAL 910 ) si sale fino a trovare un bivio con il sentiero che dobbiamo imboccare , il 910 . Questo itinerario e molto bello ed interessante sotto il profilo storico e panoramico anche perchè sale molto di più sul crinale coperto da pascoli , il sentiero e fatto in gran parte di ciotolato con scalini bassi e protetti dai massi laterali , in molti casi protetti anche da dei parapetti , la salita presenta discretamente impegnativa , e per arrivare in cima al Sacrario del monte Grappa la distanza e molto lunga anche se arrivati all’albergo Forcelletto esiste un sentiero , il 913 con la possibilità di tagliare il percorso e collegarsi all’itinerario del 920 ex 20 dal quale si può scendere di nuovo fino a Cismon del Grappa , per chi invece possiede la preparazione fisica per fare tutto l’itinerario completo li rimando ad un altro post percorrendo il segnavia 910 in andata e il 920 per il ritorno920-910 Monte Grappa da Cismon del Grappa , ma invito tutti a valutare bene questa cosa in base alla propria preparazione , anche se non e una cosa impossibile da fare , inoltre salite con umilta e rispetto questo grande massiccio , e quando affronterete ogni singolo colle ricordate di quanti hanno perso la vita su questi prati e su queste rocce che conservano la storia .
Tempo di percorrenza dell’anello : 5h00 andata e 3h00 ritorno
Dislivello totale : 2200 m Lunghezza circa 25 Km
Quota massima raggiunta : 1775 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Questo percorso si prende da Cismon del grappa , località situata nei pressi di Valstagna , arrivati in centro si prosegue dopo la chiesa fino ad arrivare in un porticato con presente il segnavia e un percorso adatto a tutti ma vista la sua lunghezza e pendenza lo consiglio a persone che abbiano una buona preparazione fisica . Itinerario molto bello , sotto tutti i profili , panorami mozzafiato , sentieri molto particolari , con sassi rotondeggianti e piccoli scalini delimitati lateralmente da grandi massi , la vista dal col della beretta verso il sacrario e molto bella ; per non parlare di quello che e stato uno dei più grandi campi di battaglia nella guerra del 1915-18 , salire da Cismon del grappa non e proprio una cosa da tutti , ma questi due sentieri ti riempiono il cuore e ti liberano l’anima nella loro persuadente bellezza , inoltre si possono accorciare arrivati al col delle Farine , altrimenti si sale fino al sacrario , per poi scendere dal 910 . Ricordo inoltre che il rifugio Bassano e aperto tutto l’anno e che scendendo dopo il monte Pertica si trova un’altro rifugio il Forcelletto .
Io lo voglio pubblicare con la meraviglia di un bambino che sale su uno dei luoghi sacri e teatro di grandi battaglie , ma anche per come e nata questa idea , dopo una telefonata di un amico , con cui ho condiviso un piccolo periodo di lavoro , ma con cui e nata una profonda amicizia legata sopratutto per le cose che abbiamo in comune , e stata una giornata fantastica tante risate tanti commenti su questo percorso che io e lui ci eravamo prefissati solo alla partenza , ma la preparazione fisica ci ha fatto raggiungere la cima e perche no, condividere quel piatto di polenta con funghi formaggio di malga e sopressa , insieme . E dopo al ritorno presso l’albergo forcelletto , gli ultimi due pezzi di strudel …e poi giù a bomba per scendere verso Cismon del Grappa.
“Si nasce non soltanto per morire, ma per camminare a lungo, con piedi che non conoscono dimora e vanno oltre ogni montagna.” Alda Merini
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h00
Dislivello totale : 1574 m
Quota massima raggiunta : 1775 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Da Bassano del grappa prendendo la Valstagna si sale fino in località Cismon del Grappa , in centro del paese si mette l’auto e si prosegue in mezzo alle case fino ad arrivare in un portico con il segnavia 920 ( ATTENZIONE LE NUMERAZIONI DEI SENTIERI SONO STATE CAMBIATE DALLA CARTINA ORIGINALE 20 E STATO SOSTITUITO DAL 920 ) . Questo itinerario e molto bello ed interessante sotto il profilo storico e panoramico , il sentiero e fatto in gran parte di ciotolato con scalini bassi e protetti dai massi laterali , in molti casi protetti anche da dei parapetti , la salita presenta discretamente impegnativa , e per arrivare in cima al Sacrario del monte Grappa la distanza e molto lunga anche se presenta all’altezza del Col delle Farine la possibilità di tagliare il percorso e collegarsi all’itinerario del 910 ex 10 dal quale si può scendere di nuovo fino a Cismon del Grappa , per chi invece possiede la preparazione fisica per fare tutto l’itinerario completo li rimando ad un altro post percorrendo il segnavia 920 in andata e il 910 per il ritorno , ma invito tutti a valutare bene questa cosa in base alla propria preparazione , anche se non e una cosa impossibile da fare , inoltre salite con umilta e rispetto questo grande massiccio , e quando affronterete ogni singolo colle ricordate di quanti hanno perso la vita su questi prati e su queste rocce che conservano la storia
Cenni storici
Il monte Grappa e considerata zona sacra , la galleria del museo e sorvegliata dall’esercito , nel suo sacrario giacciono le spoglie di 22.910 soldati morti durante il primo conflitto mondiale Ossario austroungarico con 10.295 morti di cui 295 identificati. Ossario italiano con 12.615 morti di cui 2.283 identificati. Tra i due ossari, c’è la cosiddetta via Eroica lunga 300 metri, con a lato i cippi recanti i nomi delle cime teatro di guerra.
LE TRE BATTAGLIE DEL GRAPPA – PREMESSA
L’avversa conclusione della dodicesima battaglia dell’Isonzo, con la rottura del nostro fronte a Caporetto ed il necessario ripiegamento dell’esercito italiano sul Piave portarono, nel novembre 1917, il Monte Grappa in prima linea a sbarramento del settore montano tra il Brenta e il Piave. Le nostre truppe, dopo una drammatica ritirata, pervennero alla nuova linea logore e stremate. Il disastro venne evitato grazie alla forza d’animo ed all’esperienza del Comandante Supremo, Generale Luigi Cadorna, il quale, nella circostanza, seppe coordinare il ripiegamento. E malgrado la stanchezza e le gravi condizioni logistiche e tattiche, i nostri soldati si prodigarono alacremente per costruire una nuova barriera difensiva atta ad arrestare definitivamente il nemico che imbaldanzito dai recenti successi, puntava alla totale distruzione dell’Esercito Italiano. La conquista del Grappa, infatti, avrebbe consentito agli austo-ungarici di dilagare nella sottostante pianura veneta e colpire alle spalle il nostro schieramento sul Piave, dal Montello al mare. Consci dell’importanza del loro compito – “Monte Grappa tu sei la mia Patria” diceva la loro canzone -, i soldati del Grappa, anche a costo dei più gravi sacrifici, nella prima e seconda battaglia difensiva contesero accanitamente ogni palmo di terreno all’irruenza nemica, sino a stroncarne ogni velleità offensiva e travolgerla per sempre con la terza battaglia dell’ottobre 1918.
LA BATTAGLIA DI ARRESTO
La prima battaglia difensiva – quella di arresto dell’avanzata nemica – si svolse in due fasi: dal 14 al 26 novembre e dall’11 al 21 dicembre 1917. Preceduti da un attacco ch’era stato però contenuto sull’Altopiano di Asiago, gli austro – ungarici, dopo una massiccia e violenta preparazione di artiglieria, il 14 novembre attaccano in forze le nostre nuove linee avanzate, tra Cismon e Piave; la lotta diventa sempre più aspra e accanita ed il nemico fa ricorso a tutti i mezzi di distruzione in suo possesso: dalle granate di grosso calibro, ai lancia fiamme, ai gas asfissianti. Aggredisce da est e da ovest il massiccio del Grappa e ne sgretola le difese avanzate a costo di gravissime perdite. Dal 16 novembre vengono via via coinvolti il M. Tomatico, il M. Roncone e il Prasolan; poi, dal 20 novembre, le quote ed i costoni che convergono a raggiera su Cima Grappa: Col Caprile, M. Pertica, M. Fontanasecca, Col della Beretta, M. Salarolo, M. Spinoncia e M. Tomba. Località tutte di cui si leggerà poi il nome inciso sulle steli che fiancheggiano la Via Eroica del Sacrario. Per più volte il nemico viene respinto, ma ripete gli attacchi accanitamente, con forze sempre maggiori. Il 26 novembre, con un violento combattimento, la brigata “Aosta”, reparti del 94° fanteria e del battaglione alpino “Val Brenta” ricacciano da Col Beretta al divisione austro – ungarica “Edelweiss” ed ha termine la prima fase della battaglia di arresto. Essa è stata la più dura e la più importante perché venne sostenuta dai nostri soldati quando non era stata ancora superata la terribile crisi della ritirata. Nonostante l’accanimento degli attacchi, condotti con netta superiorità di forze, il nemico venne fermato dal disperato eroismo dei nostri soldati. Sul Grappa, come sul Piave, il sodato italiano compì prodigi di valore, superiori ad ogni aspettativa e riuscì a bloccare tutti i tenacissimi sforzi austriaci per mettere fuori combattimento l’Italia. Fu solo dopo questa dura prova che, riacquistata la fiducia nelle nostre reali capacità, le truppe Alleate affluite in Italia, il 5 dicembre entrarono in linea da Monfenera a Nervesa con il XXXI C.A. francese ed il XIV C.A. britannico. Riordinate le sue forze, l’11 dicembre il nemico riprende con rinnovato vigore l’offensiva. Riappaiono ancora nel vivo della lotta Col della Beretta, Col dell’Orso, M. Spinoncia, Col Caprile, M. Asolone. Nonostante la nostra strenua resistenza, il nemico riesce a strapparci il Valderoa e l’Asolone, giungendo ad affacciarsi sulla piana di Bassano. Ma gli ulteriori attacchi sono ovunque respinti ed il 21 dicembre il nemico desiste da ogni ulteriore tentativo. La battaglia d’arresto è così vinta.
LA BATTAGLIA DIFENSIVA
Durante la stasi invernale, la nostra organizzazione difensiva venne rafforzata con lavori in roccia, trinceramenti, postazioni e reticolati, in previsione di altri e più massicci attacchi. La nostra sistemazione sul Grappa era assai difficile perché eravamo ormai ridotti alle ultime propaggini montane verso la pianura, tanto che il Gen. Conrad definì la nostra condizione: “quella di un naufrago aggrappato ad una tavola di salvataggio, per cui sarebbe bastato mozzargli le dita per vederlo annegare”. Ma doveva fare i conti con la tenacia e il valore dei nostri soldati. Venne aperta nella viva roccia, al di sotto della cima del massiccio, la famosa galleria Vittorio Emanuele III. L’opera – vero capolavoro d’ingegneria militare – fu dotata di formidabili postazioni di artiglieria in caverna e di sbocchi offensivi per i contrattacchi. Il piano nemico prevedeva di sferrare con una armata – la 11a – l’attacco principale dagli Altopiani e dal Grappa per giungere, attraverso la piana di Vicenza, alle spalle delle nostre difese sul Piave che la 5 e 6 Armata austro – ungarica avrebbero attaccato frontalmente. La grande battaglia, dall’Astico al mare, che prese poi il nome di Battaglia del Solstizio, si accese nella notte del 15 giugno 1918. Fu improvvisa ma non inattesa dal nostro Comando Supremo che, avuto sentore delle intenzioni del nemico, riuscì a far scatenare un potente tiro di contropreparazione quasi contemporaneamente a quello di preparazione delle artiglierie nemiche, riducendone sensibilmente gli effetti distruttivi. Sul Grappa, nell’attacco che ne seguì, gli austriaci, protetti da una fitta nebbia, riuscirono ad irrompere nelle nostre prime linee del IX C. A. e raggiungere Col del Moins e Col Moschin, spingendo pattuglie fino al Ponte San Lorenzo. Anche al centro, nel settore del VI C.A., il nemico attacca direttamente Cima Grappa da più direzioni; a destra, nel settore del XVIII Corpo, dopo ripetuti attacchi e contrattacchi, riesce ad affermarsi sulla linea Solarolo – Valderoa. Ma la sua irruenza viene subito bloccata e nella giornata successiva, il 16 giugno, i nostri irresistibili contrattacchi riescono a ricacciare il nemico da quasi tutte le posizioni conquistate. Sul basamento della colonna romana collocata a Ponte San Lorenzo, la nostra vittoriosa reazione è ricordata dall’epigrafe: “Qui giunse il nemico e fu respinto per sempre il 15 giugno 1918″. Il Comando Supremo, nel citare all’ordine del giorno l’eroico comportamento dell’Armata del Grappa, così dice nel bollettino di guerra del 18 giugno: “ciascun sodato, difendendo il Grappa, sentì che ogni palmo del monte era sacro alla Patria”. Le 640 medaglie al valor militare concesse per quella battaglia, di cui 486 a sodati, ne sono la luminosa dimostrazione. La vittoriosa conclusione della battaglia difensiva ebbe un effetto determinante per l’esito della dura guerra contro l’Impero austro – ungarico.
LA BATTAGLIA OFFENSIVA
Il compito affidato all’Armata del Grappa era quello d’irrompere nel solco feltrino per facilitare l’azione dei rottura delle Armate 8 e 10 dal Piave verso Vittorio Veneto. All’alba del 24 ottobre 1918 venne accesa – questa volta per nostra iniziativa – la terza battaglia del Grappa. La battaglia, preceduta dal violento tiro di preparazione della nostra artiglieria, si sviluppa sull’Asolone, Cima Pertica, Osteria del Forcelletto, Prassolan e Valderoa, dove d’impeto vennero raggiunti importanti successi, nonostante la tenace difesa ed i ripetuti contrattacchi mossi dal nemico il 27 e 28 ottobre, contro il Pertica ed il Valderoa. Il 29 ottobre la 4 Armata, in concomitanza della grande battaglia offensiva del Piave, balza in avanti in tutti i settori, irrompe come una valanga sul nemico e ne travolge ogni residua resistenza. Alle ore 15 del 3 novembre (ora dell’armistizio) l’Armata raggiunge la linea Borgo in Val Sugana – Fiera di Primiero in Val Cismon. La battaglia è vinta! L’Armata del Grappa ha ben assolto il compito che la Patria aveva ad essa affidato
ATTENZIONE QUESTO PERCORSO E UN VAJO E COME TALE NON E ADATTO A TUTTI , PRESENTA MOLTE DIFFICOLTA’ , CHI LO VOLESSE PERCORRERE E PREGATO DI VALUTARE MOLTO BENE LA PROPRIA FORMA FISICA E DI POSSEDERE UN OTTIMO SENSO DI ORIENTAMENTO , E RICHIEDE UN’OTTIMA CONOSCENZA DELL’AMBIENTE MONTANO
Dopo aver messo l’auto a Dosso di Valmorbia , situato nella strada che porta a Rovereto si sale per la piccola località conosciuta per eventi bellici e per il soggiorno di Eugenio Montale , come riporta nella poesia di Ossi di Seppia , si supera il piccolissimo abitato ed entrando quindi in un sentiero che porta direttamente all’omonimo forte Werk Valmorbia , fino a qui il sentiero e normale percorribile da tutti . Ma arrivati in un piccolo piazzale in mezzo al bosco , poco prima di entrare nel forte si puo notare un sentiero che sale sulla destra non e segnalato ma molto intuitivo , prosegue poco impegnativo e sale zigzagando in mezzo al bosco ed a numerosi appostamenti e trincee fino ad arrivare ad un canalone fluviale pieno di sassi , da li si può proseguire all’interno del canalone stesso , oppure prestando attenzione e prendendo la trincea sulla destra su può salire fino ad incontrare una parete rocciosa situata proprio sul crinale , da li quindi si deve per forza seguire il canalone , che poi salendo va a restringersi molto , ma risulta possibile il passaggio .
Comunque devo sire che questo vajo e molto interessante e propone panorami molto belli , sopratutto nell’uscita dal bosco ed in vicinanza del monte Pilose e monte Spil , il sentiero è estremamente impegnativo sotto il profilo fisico in quanto presenta pendenze di una certa entità . La discesa di questo percorso può essere fatta arrivando fino al Valico del Menderle e poi scendere per il 123 , oppure per chi avesse piu preparazione scendere dal 119 che porta fino a Pozzacchio paese per poi salire di nuovo fino al forte , e scendere per il sentiero fino a Dosso di Valmorbia.
QUESTO ITINERARIO PRESENTA DIFFICOLTA FISICHE NOTEVOLI , GROSSE PENDENZE NEL CANALE FLUVIALE E NELLA PARTE DI USCITA IN ALTO ED E SCONSIGLIATO PER CHI HA POCO SENSO DELL’ORIENTAMENTO (VISTO NON E SEGNALATO )
Qui sotto ho inserito una foto della parte più alta del Vajo in questione , non ho potuto mettere molte foto , ma spero essere stato chiaro delle difficoltà di questo percorso