Il telegiornale ne parla poco ma quello che è successo sulle nostre montagne , e una scena apocalittica , una situazione in cui ci vorranno mesi o anni , ma nulla tornerà come prima . Ma voglio lanciare un appello , non andate in queste zone finche non saranno sistemate almeno un pò di cose , per non intralciare i soccorsi , e non mettere in pericolo le vostre vite e quelle di chi vi deve venire a prendere , loro sono già in difficoltà . Luciano
PUBBLICO L’APPELLO DEL CAI DEL VENETO
Alle Sezioni, agli Istruttori, Accompagnatori, Operatori, semplici soci CAI del Veneto
Col passare dei giorni si manifestano in tutta la loro portata i gravissimi danni arrecati dal maltempo alla montagna veneta e non solo. Centri abitati, viabilità principale e secondaria, mulattiere e sentieri sono interessati da crolli, frane, smottamenti e tantissimi alberi caduti.
Una veloce ricognizione aerea del Soccorso Alpino effettuata oggi nel Bellunese ha evidenziato come la rete sentieristica sia gravemente compromessa, soprattutto per la caduta di numerosissimi alberi che ne impediscono la fruizione in sicurezza.
Tutto il territorio bellunese è pesantemente compromesso ma anche il Trentino e l’Alto Adige. La criticità è massima nell’Agordino, nello Zoldano, nel Cadore e nel Comelico, ma anche nelle vicine valli del Primiero.
La Sezione di Asiago ci ha comunicato che nell’Altopiano dei Sette Comuni tutte le strade forestali e i sentieri sono praticamente impercorribili per caduta piante.
Si raccomanda quindi a tutte le strutture CAI e ai singoli soci, soprattutto di pianura, di non intraprendere viaggi e tantomeno escursioni in montagna.
Lasciamo la viabilità quanto più possibile libera per i movimenti dei soccorsi, delle forze dell’ordine e di tutti coloro che sono impegnati nelle opere di contenimento dei danni e di ripristino.
Tanto più, non avventuriamoci nei sentieri, mettendo a repentaglio la nostra vita e quella altrui.
Vi chiediamo di diffondere quanto più possibile questo appello a soci, amici, conoscenti: è il minimo che possiamo fare in queste ore in segno di solidarietà per i nostri consoci di montagna.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h20
Dislivello totale : 700 m
Quota massima raggiunta : 1280 m
Come raggiungere
Dopo essere usciti dall’autostrada a Montecchio Maggiore (VI), si prende la S.P. 246 verso Recoaro Terme. Giunti a Recoaro si prosegue per la località Gazza, salendo e superando diverse piccole contrade, arrivati a ridosso della Località Parlati si prosegue a sinistra mentre la strada inizia a restringersi, superata la località Zalica presso la Malga Lora, da li si prosegue a piedi.
Descrizione
Si tratta di un itinerario facile per tutti, ma molto bello, con diversi tipi di ambienti e terreni, ideale anche per l’inverno con le ciaspole. Si parte da Malga Lora 922 m, in Località Zalica, si sale fino alla prima curva della strada asfaltata proprio sotto alla Trattoria Obante, superando la sbarra di accesso, il sentiero sale lieve, privo di difficoltà su una mulattiera che porta verso Malga Rove 1170 m, superata la malga si sale attraverso il n.120, che porta al Rifugio Cesare Battisti 1265 m, passando prima sul bivio con il n.121 a quota 1240 m. del Passo Ristele 1641m, proseguendo su questo percorso si incrocia anche il bivio con la Trincea di Sarantonio e alle pendici del Monte Zevola 1976 m, sotto il Vajo della Fratta Grande e il Vajo dell’acqua, giunti al Rifugio Cesare Battisti si scende fino ad imboccare di nuovo il sentiero che scende nel bosco e verso le tre cascate che raccolgono acqua per la Vasca dell’Obante 1028 m. della centrale posta poco sotto la Località Zalica, per poi ridiscendere fino a Malga Lora.
Dedicato a Giorgio Mariot
Il dottor Giorgio Mariot fu il primo sostenitore del progetto e a lui sarà intitolato proprio come avrebbe voluto il noto medico valdagnese per 12 anni a capo del centro di terapia antalgica . Il Sentiero delle Cascate, che si sviluppa lungo la Valle della Lora con partenza dalla località Gazza di Recoaro Terme, aprendosi in quota sull’Altopiano delle Montagnole, costeggerà le pendici del Monte Zevola. Gli autori di questa iniziativa sono i ragazzi del gruppo Rotaract Club Arzignano e Valle dell’Agno, che con il supporto delle guide alpine hanno ripulito e riaperto il vecchio sentiero escursionistico-turistico che attraversa le Piccole Dolomiti.
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Il Parco Naturale Franco Totaro nella zona tra Calvene e Lugo , un parco un pò tematico come quello del Sojo a Lusiana , peccato che il parco sia in parte abbandonato a se stesso , superato l’abitato di Calvene verso Lugo di Fara si prosegue fino a trovare in una curva un cartello esplicativo del luogo . Un luogo ora lasciato un po decadere anche se visitando la sua pagina ha avuto momenti di vero lustro , con folletti , streghe e musicanti avevano dato vita in questo luogo che si presta molto bene a quel paesaggio da fiaba fatto di gnomi e principesse , il percorso non è difficile a mento che non si salga sulla parte ferrata del sentiero , per il resto rimane una comoda mulattiera in cui si possono trovare delle sculture in legno , un vero peccato lasciare tutto al caso , e tutto così in decadimento .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h00
Dislivello totale : 300 m
Quota massima raggiunta : 2077 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Dopo essere usciti dall’autostrada a Thiene si prende verso Schio e si sale sulla statale 46 che porta verso Rovereto , transitando sul passo del Pian delle Fugazze sul posteggio situato a destra dove si può mettere la macchina , da li parte la Strada degli Eroi che porta al rifugio Papa alle porte del Pasubio , antico confine austroungarico , nel basso si possono ritrovare anche gli antichi Ceppi di confine, la strada e percorribile anche con la MTB e nel periodo estivo funziona anche un bus navetta , anche se questa parte del percorso non fa parte dell’itinerario che sto descrivendo , in quanto si sviluppa in quota .
Il sentiero parte dal Rifugio Papa , e quindi un sentiero in quota e l’avvicinamento di salita al papa è di circa 2h , si sale sulla carrareccia che sale dalle porte del Pasubio verso il rifugio lancia , il sentiero e semplice articolato su saliscendi più o meno ripidi , la visione non è senz’altro come in cresta , ma ugualmente bello , ogni cucuzzolo ha un suo nome , si taglia di netto le due prime linee visibili ad occhio nudo , qui aspri combattimenti hanno forgiato il terreno , il comando tattico di settore con la sua trincea che si snoda a destra sul nido d’aquila e a sinistra con in camminamento Ghersì fino alla selletta Damaggio , mentre continuando per il sentiero si arriva alla selletta del Groviglio , ovvero la prima linea austroungarica che sulla sinistra sale sul dente austriaco e sulla destra prosegue bene rinforzata da cemento verso malga costa attraverso le creste . Si prosegue l’itinerario ad una quota più bassa nelle retrovie del nemico ben fortificate fino alla selletta dei campiluzzi per poi ammirare l’alpe delle Pozze ed arrivare infine al Lancia , il sentiero viene maggiormente usato per il ritorno al rifugio Papa , per l’andata si usa principalmente il 105 Tricolore o delle Creste.
La variante tratteggiata serve per il ritorno o per chi non volesse abbassarsi di quota per completare questo sentiero , che permette di cambiare sempre visuale , prima sulla val Sorapache , poi sulla Pruche e poi sulla Caprara che fa da spartiacque tra le due prime linee di attacco
Per il ritorno normalmente viene usato questo perche di solito si va al Lancia dal 105 . Se si e percorso il 120 per andare al Lancia per il ritorno si usa il 105 delle creste oppure per i più preparati si prende il 105 si sale sul Roite poi il 134 fino al Bivio sulla sella di Cosmagnon per poi salire attraverso il 135 fino al Cogolo Alto e poi con il 105 si scende al Papa
Dopo aver preso la statale che da Piovene Rocchette porta all’abitato di Arsiero si prende la destra per salire verso Tonezza e i Fiorentini , alla prima curva si prende a sinistra verso l’abitato di Posina , si prosegue fino al passo della Borcola che separa la val di Posina dalla Val terragnolo.
Il Passo si apre a 1208 s.l.m. tra il Monte Borcoletta e i Sogli Bianchi del Pasubio ed è percorso dalla strada che collega la Val Posina in Provincia di Vicenza e la Valle di Terragnolo in Provincia di Trento. Fino al 1918 questo valico fu confine di stato fra l’Austria e l’Italia. Ancor oggi è ben visibile la riproduzione su una grande pietra del Leone di S. Marco, testimone di dove arrivava la Repubblica Veneta e iniziava l’Impero. Poco prima, vicino alla strada provinciale, si trova la Chiesetta Alpina costruita dal Gruppo Alpini di Terragnolo, nei pressi della quale si possono visitare importanti manufatti bellici del Primo conflitto mondiale. Appena sotto si può accedere alla Malga Borcola, complesso rurale di proprietà del Comune di Terragnolo, oggetto di recente completa ristrutturazione, nella quale trovano collocazione la cucina con annessa sala da pranzo, un fornito bar, locali per il riposo, la casara, la stalla, il porcile e altri spazi accessori.
E’ gestita da Leonardo Gerola, giovane di Terragnolo che abbina alla professione del cuoco quella di allevatore e casaro.
Riflessioni
Le malghe non sono tutte uguali , sulle malghe si respira quella aria , quel profumo di vacca , di erba si sentono solo i rumori di quegli animali da cortile che girano quasi indisturbati , ma nella malga il lavoro e duro , difficile e pesante , non si diventa ricchi lavorando in una malga , ma si vive meglio , le persone che vivono nella malga sono come quelli che la frequentano , non sono arroganti , presuntuosi e altezzosi , sono persone semplici …questo fa della malga un ambiente migliore , un ambiente umano , questa malga e frutto di una passione di chi non ha voluto mollare , a dimostrazione che la gioventù di oggi , e il futuro di domani , che anche loro possono avere delle idee , e probabilmente sono meglio di quelle di qualcuno , tornare indietro per andare avanti , questo mi sento di dire , voglio ringraziare Leonardo e chi lo sta aiutando in questa sua opera : mantenere vive quelle tradizioni che hanno permesso ai nostri avi di vivere con quella dignità che nessuno può portare via , Grazie , ci vedremo alla prossima stagione …Luciano
Contatti : La malga è aperta tutti i giorni da Giugno a Settembre
Chiamaci al più presto : 3403237151 oppure 3400838185
Perche Ho voluto essere Qui !
“Mi sento fortemente motivato e impegnato a far sì che la nuova e moderna struttura realizzata dal Comune di Terragnolo possa rappresentare, accanto all’interesse per il mio lavoro, un positivo investimento per la Comunità nella quale vivo, e più in generale per i Comuni del Pasubio .
Appartengo ad una famiglia con lunga tradizione contadina, di allevamento del bestiame, di conduzione di più malghe, di trasformazione del latte.
La famiglia dei miei nonni e del mio papà hanno condotto per decenni la Malga Borcola, portandovi bestiame di proprietà e altro affidato da allevatori di Terragnolo, Folgaria e Posina e la malga in quel periodo è stata un sicuro riferimento per tutti i passanti, che potevano acquistare il latte, burro, ricotte e formaggi, oltre ai maiali che venivano allevati in gran numero.
Il mio nonno Enrico è stato un abile e qualificato casaro, la cui produzione è stata apprezzata e non solo in zona, forte è sempre stata infatti l’attrazione delle popolazioni dell’alto vicentino.
Ho la stessa loro passione, ho acquistato dei capi di bestiame, da corte, conigli, pecore, capre, asini e naturalmente bovini, è mia ferma intenzione costruirmi un mia stalla e fare dell’allevamento la mia principale attività, contribuendo non poco, con il taglio primaverile-estivo e il pascolo dei prati circostanti le frazioni gravitanti sulle frazioni della mia Valle, a mantenere anche un ambiente pulito e curato”.
Dopo aver raggiunto Calalzo si sale attraverso la Val d’Oten si supera il bar Alpino e si prosegue verso il Ristorante la Pineta , fino a raggiungere la strada sterrata li si lascia l’auto e si prosegue a piedi , entrando in una strada sterrata che porta nella parte piu interna della valle , la strada sale nel letto fluviale della valle si incrocia il sentiero che scende dal Rifugio Chiggiato , si continua salire per questi ghiaioni , la valle e poco praticata ma molto bella e per questo selvaggia e unica , fino ad arrivare alla Capanna degli alpini , un luogo molto bello anche se raggiungibile solo a piedi , proseguendo per il sentiero sulla destra si può notare il percorso della cascata delle pile , un canyon molto bello e con un portata d’acqua sempre presente , la gola e molto profonda con pareti strapiombanti , su questo itinerario si passa anche con il giro delle Marmarole Runde , un anello di circa 54 km con 2700 metri di dislivello . Il sentiero poi prosegue per il rifugio Galassi e successivamente dopo aver transitato per la forcella piccola si scende fino al Rifugio San Marco .
Cartografia : Edizioni Zanetti – n°104 Cortina e Dintorni 1:25000
Un viaggio , un sogno , tante emozioni.
” Se pensi che un avventura sia pericolosa , prova la routine . E’ letale . Paulo Coehlo “
San Vito di Cadore mercoledì 19 settembre 2018 ore 4.00 , scendo dalla macchina , dopo aver caricato tutto l’occorrente nello zaino più grande , solita domanda “preso tutto , Ok ” si parte , un escursione non semplice , ma sapevo che i panorami sarebbero stati unici , scendo un pò dove parte quel segnavia che porta in un luogo unico ed indescrivibile , Rifugio San Marco ai piedi della forcella grande , imbocco il 225 , che sale con una discreta pendenza , con l’obiettivo di arrivare al rifugio ora di colazione , salendo sentii l’odore della legna che arde dentro la stufa , arrivai al rifugio alle 6 circa , la luce era accesa , Marino e Tania stavano per preparare la colazione degli ospiti , cerco di non disturbare gli ospiti ed aspetto con pazienza si apra la porta , ma Marino mi aveva già visto che salivo con la frontale accesa , entro e chiedo un caffellatte , dove stai andando mi chiese Marino , intanto arriva anche Tania , faccio l’anello del Sorapis , bene mi disse Marino . Quanto ti devo per il caffellatte , pagherai domani quando passerai di ritorno . Bevo e parto , erano circa le 7 stava per uscire il sole qui in questo luogo quasi magico al cospetto dell’Antelao e sotto la visione di un Pelmo in lontananza , imbocco un altro sentiero che conosco bene , il 226 che sale a forcella Grande ai piedi del Sorapis e della Torre dei Sabbioni , da li si scende verso il bivio che ti permette di imboccare il 247 sentiero Minànzio , si sale ripidamente sotto le maestose cengie , un continuo saliscendi con visioni che vanno oltre l’immaginabile , il sentiero si allarga si stringe , presenta alcune corde di acciaio , tratti strettissimi ed esposti , gli sguardi rivolti alle Marmarole e la Foresta di Somadida , si continua procedendo con calma a passo lento ma sicuro , con tratti molto belli e strapiombanti fino a raggiungere la Forcella Bassa del Banco , per poi ammirare quel ghiaione dove alla base si vede il collegamento con il 227 , e in lontananza il bivacco Comici , si sale la salita inizia a farsi ripida e fino a raggiungere Sora el Fo , raggiunti la cima lo spettacolo fa rimanere impietriti , come quelle pietre su cui hai camminato fin’ora , da li si prende la ferrata Alfonso Vandelli , che scende dal Col del Fuoco , una ferrata difficile per la discesa , lunga e ardita , con passaggi complicati ma di grande aiuto la morfologia di questo scenario lunare , si vede il lago , quel lago dal colore unico e ultimamente preso di mira da persone che non sono in grado di vivere la montagna con quel rispetto e umiltà che essa richiede , ma la visione e bellissima , scendo al rifugio Vandelli , sono quasi le 13.45 , un pezzo di strudel il solito caffellatte, non c’e tanta gente scendendo ho visto il sentiero che sale ripido dall’altra parte della valle , scendo un pò e imbocco il 216 ripido ripido sale verso forcella Marcora e poi la Forcella Ciadin , poi si attraversa fino ad arrivare alla Forcella Faloria una visione verso Cortina d’ampezzo, gli scenari cambiano in continuazione , Misurina , i Cadini di Misurina , il Cristallo , gli occhi si riempiono di emozioni uniche , la salita si fa dura e ogni passo lo senti nelle gambe , fino ad arrivare a Forcella Negra , altro giro di panorami una nuova visione del lago con il suo spettacolare colore mentre si rispecchiano le rocce del col del Fuoco , si scende su quell’immenso ghiaione ai piedi di quello che sembra un anfiteatro di roccia , ci sono gli stambecchi a fare compagnia a questo viaggio , arrivati in fondo alla discesa , sull’avvallamento , si incrocia il 215 che sale dal Vandelli , mentre io prendo il 242 che non riesco immediatamente a trovare che porta alla Forcella Sora la Cengia da Banco , butto l’occhio su una cengia , è li quasi a dirmi “dove stai andando , devi salire da qui ” ormai il sole se ne sta andando , sono le 19 salgo cercando i segnavia , che si inerpicano in queste rocce fatte a scalini del sentiero Berti che poi troverà i cordini di acciaio della ferrata Berti , il sentiero è in alcuni tratti ostico , dove il vuoto non si vede ma si percepisce vedendo le luci della valle , la luna aiuta nel passo , si restringe e si allarga , la concentrazione e su ogni passo , metto l’imbrago si presenta la via ferrata , sale e scende il pericolo e ridotto dal cordino di sicurezza , ci sono alcuni tratti complessi , ora l’obiettivo era il Bivacco Slapater , arrivati in un pezzo di scala dove le manovre devono essere caute e precise , un faro si accende , quasi ad indicarmi la via , non trovo più il segnavia per la seconda o terza volta torno a ritroso e finalmente eccolo , solo una grande esperienza e calma può permettere di superare queste problematiche , la luce da sotto si spegne ” sarà qualcuno nella via ferrata che prosegue il percorso” nel frattempo si comincia di nuovo a salire con pendenze importanti , un sentiero quasi labirintico incrocio il 241 che sale da Dogana Vecchia per raggiungere prima la forcella del bivacco , poi lo Slapater , che subito non riesco a trovare , perche persi i segnavia , ore 23.20 raggiunto il bivacco , decido di proseguire perdendo il sentiero più volte , la cartina lo segna più alto , salgo un pò e ci entro scendendo cosi verso la Forcella Grande , per poi raggiungere il San Marco , dove ovviamente erano tutti a nanna , ovviamente io dovevo passare li la sera , secondo il viaggio , ma era circa 1.30 , ho messo i soldi del caffelatte dentro il vaso dei fiori , poi di giorno ho mandato un messaggio a Edi , per avvisarli dei soldi , era stato lui che essendo reperibile di notte con il soccorso alpino aveva illuminato le rocce , la via perche aveva visto qualcuno che era sul sentiero , ero Io , imbocco di nuovo il 225 che scende fino alla mia auto , sono le 3 , sistemo le cose , mi copro con il sacco a pelo , e dormo , un sonno intenso quasi primordiale , che di solito non riesco ad avere , e così finisce questo mio viaggio , questa avventura incredibile su quell’anello del Sorapis che percorre e incrocia alta via delle dolomiti , un viaggio intenso e pregno di grandi emozioni che porterò sempre nel mio cuore.
“Camminare per le montagne, scalarle, conoscerle nel loro profondo. E’ tutto questo, un’oceano di saggezza, un modo per guardarsi allo specchio e riuscire alla fine a capire se stessi.
L’essere umano vive in citta’, mangia senza fame, beve senza sete, si stanca senza che il corpo fatichi, rincorre il proprio tempo senza raggiungerlo mai.
E’ un essere imprigionato, una prigione senza confini dalla quale e’ quasi impossibile fuggire.
Alcuni esseri umani pero’ a volte hanno bisogno di riprendersi la loro vita, di ritrovare una strada maestra.
Dopo aver salito la Valstagna e poi Valsugana raggiunto l’abitato di Strigno si imbocca la strada che porta a Bieno , superato anche questo abitato si arriva a Pradelliano , raggiunto il laghetto su una curva si nota una stradina che porta prima al camping La Genzianella e poi dentro la Val Malene molto stretta e piena di curve che comunque porta a Malga Sorgazza , molto più facile è invece proseguire per Pieve Tesino e poi salire sempre la Val Malene e salire quasi dritta fino a malga Sorgazza . Arrivati alla Malga Sorgazza che e il punto di partenza di molti itinerari del Lagorai si sceglie da dove salire , in questo post io vado a descrivere l’alta via del granito , quella più lunga , le parti tratteggiate servono a vedere dei punti molto belli del percorso posizionati leggermente fuori dallo stesso , come per esempio Cima D’Asta e la scalinata di Passo del Tombolin .
Le emozioni dell’alta via del granito , non si possono descrivere , bisogna per forza provarle sul campo , e poi quando scende la sera fermarsi in un vero rifugio , dove si viene accolti con braccia aperte e dove il saluto viene dal cuore , e solo lì che il montanaro si sente a casa . Questo itinerario molto bello in un ambiente unico e selvaggio , e incredibilmente fantastico , le sue lastre i suoi sentieri di sassi , i suoi macigni granitici rendono questo luogo fantastico , i suoi ruscelli che sgorgano sui molteplici laghetti in quota lo rendono ancora più bello , un luogo unico , un luogo da salvaguardare a tutti i costi , fuori da quelle montagne dove salgono purtroppo anche gli sprovveduti , qui il vero montanaro troverà ciò che cerca , rispecchierà la sua anima nel lago , e qui lascerà un pezzo del suo cuore . Luciano
Descrizione morfologica ( Cartelli esplicativi in loco )
Ci troviamo a Malga Sorgazza (m.1450) in alta Val Malene,nel cuore dell’ “isola cristallina di Cima d’Asta”,come la definì il celebre geografo e geologo trentino Giovan Battista Trener, per richiamare l’individualità geologica e geografica del gruppo montuoso di Cima d’Asta, formato quasi completamente da rocce granitiche e staccato dalle altre catene montuose limitrofe.
Il massiccio di Cima d’Asta è distinto orograficamente in tre precisi sottogruppi : un nodo centrale, che fa perno attorno alla sommità di Cima d’Asta (o “Zimon” per i Tesini), e due lunghe dorsali laterali : quella sud-orientale delle Cime di Tolvà che dalla Forcella Regana si protende fino al Passo del Brocon e quella sud-occidentale che dalla Forcella Magna giunge sino a Bieno e Strigno in Valsugana.
La ricchezza d’acqua con i numerosi limpidi laghetti, i ruscelli e i torrenti,di boschi,di valloni selvaggi e solitari,di cime, pareti e itinerari d’arrampicata o sentieri per tutti i gusti e le capacità, offrono al visitatore la possibilità di godere una sorprendente integrità naturale di gran parte di questo territorio, segnato solo marginalmente dalle tracce dei sentieri della Grande Guerra o dalla presenza di pascoli ed alpeggi.
La fauna è quella tipica della regione alpina con la pregevole presenza di circa 60 uccelli nidificanti che significano un elevato stato di integrità dell’ambiente. Cervi e caprioli sono diffusi soprattutto nelle aree boscate. a flora è caratterizzata dalla presenza diffusa del rododendro ferrugineum che ben si nota all’inizio dell’estate, quando i ripidi versanti dei monti vestono il tipico mantello rosso; numerose altre sono le specie osservate e che trovano sintesi soprattutto nella visita al “Trodo dei Fiori”, al Passo del Brocon (sent. SAT n° 396 + 396A)
Dal maggio 1915 al novembre 1917 queste montagne furono il fronte di guerra fra Italia ed Austria e sede di sanguinosi scontri fra truppe alpine e Kaiserjager. Una fitta rete di sentieri e camminamenti, trincee, ruderi di baraccamenti e postazioni, che è tuttora possibile percorrere e visitare nelle numerose escursioni possibili,costituisce viva testimonianza di quella triste storia.
Le escursioni possibili da Malga Sorgazza sono moltissime, di varia lunghezza e difficoltà, così come le arrampicate, sia verso le Cime di Rava con il Lago di Costabrunella, Cima Trento, Cimon Rava, le Torri di Segura, che verso Cima d’Asta. Nei pressi del Lago di Cima d’Asta si trova il rifugio omonimo – dedicato ad Ottone Brentari, geografo e scrittore (1852-1921), punto di appoggio fondamentale per la salita al “Zimon” (m. 2847), eccezionale punto di osservazione su tutta la regione.
Buon cammino, rispettoso visitatore
ALTA VIA DEL GRANITO
L’Alta Via del Granito (AVG) è una splendida escursione ad anello nella singolare isola granitica del gruppo di Cima d’Asta – Cime di Rava, nel cuore della catena del Lagorai; è stata ideata dai gestori dei rifugi Cima d’Asta, Malga Caldenave e del ristorante Malga Sorgazza. L’itinerario concatena e percorre una retedi antichi sentieri e tracciati militari, risalenti alla prima guerra mondiale,inseriti nel Catasto dei Sentieri della SAT e mantenuti in efficienza dai suoi soci volontari ; l’anello di circa 30 km con partenza presso Malga Sorgazza, collega gli unici due rifugi del gruppo. Tre giorni di cammino fra splendidi paesaggi naturali, severi ricordi della Grande Guerra, malghe ed alpeggi, testimonianze esemplari dell’antico patto dell’uomo con la natura.
(A) Si suggerisce il verso orario per chi prevede di effettuare la salita a Cima d’Asta: Malga Sorgazza, Rif. Caldenave, Rif. Cima d’Asta, Malga Sorgazza.
Tempo e dislivello : 15 ore, dislivello complessivo 2400 m , tre giorni , cammino complessivo
(B) Si suggerisce il verso antiorario per chi non ha a disposizione l’intera prima giornata: Malga Sorgazza, Rif. Cima d’Asta, Rif. Caldenave, Malga Sorgazza.
Grazie di nuovo al mio Amico Giancarlo Andolfatto che con grande professionalità ha descritto su Bassano Week questo luogo fantastico , per poter dare visibilità alla Valdastico , una valle bellissima che si sa spopolando , e che ha bisogno di essere salvata dall’incuria dell’uomo , che vorrebbe costruirci una superstrada . Grazie ancora Giancarlo e Giacomo .