Che dire 510.000 visualizzazioni sono un traguardo in questi 5 anni , seguito da 75 paesi del mondo , anni di piccole e grandi emozioni , che io spero aver saputo in parte donare a voi che mi seguite con tanta passione , su questo mio andirevieni di quote , cime , paesaggi , la semplicità dei prati e delle rocce , vi vorrei ringraziare uno ad uno ma ciò non è possibile , lo farò qui sul mio sito , spero di avervi emozionato e motivato abbastanza per apprezzare questo nostro bellissimo ed unico territorio che madre natura ci permette di calpestare con rispetto e umiltà . Luciano Cailotto ” Luke”
Archivi
Tutti gli articoli di luke007
Leggesi su un manoscritto del 1888 una breve storia delle Anguane. In principio esse erano una sorta di fate. Però nel volgere dei secoli e con il variare degli umori della gente assunsero anche vesti di streghe o di zingare maliarde. Nelle sembianze, cioè, di vecchie megere o di donzelle formosissime. Avevano l’abitudine di frequentare, sotto forma di zingare, paesi e villaggi adiacenti al loro habitat.
Se occorreva potevano assumere a volontà anche sembianze e forme di animali minuscoli in modo che potevano penetrare ncirinterno delle case attraverso camini, « gàtoli » o addirittura attraverso il buco delle serrature.
Questi esseri, dotati di proprietà soprannaturali, erano in grado di accendere i fuochi a ridosso di fienili o di pagliai senza che si incendiassero. Quando assumevano sembianze umane solevano cospargersi di unguenti profumati, mani, piedi, braccia, gambe, viso, capelli ccc.
Da noi abitavano dentro la « Spaccata » sopra S. Quirico. E guai all’incauto visitatore che si arrischiasse penetrare in quella forra. Le anguane lo avrebbero adescato, ed una volta che si fosse abbandonato all’ebbrezza dei sensi non ne sarebbe uscito più. Con queste “terrificanti” premesse ben pochi erano i villici che si arrischiassero là dentro con il pericolo di cadere nel laccio di queste fate- streghe vogliose d’amore. E siccome i maschi non andavano a loro, esse ne andavano alla ricerca al di fuori della « Spaccata ».
Fatto è — si narra — che una di esse più astuta delle altre, prese forme molto seducenti e si trasferì, anche se « foresta », ai Pcllichero. Non ci mise molto a far innamorare perdutamente di sè uno dei Fantoni a Fongara Alta. Insomma, per farvela corta, si unirono in regolare matrimonio e ne nacquero due figlie.
Un bel giorno però, mentre entro le mura domestiche tutto pareva filare liscio, che è che non è, Ittele (tale era il nome dcll’anguana) improvvisamente disparve e non ne fu trovata più traccia. Era avvenuto questo: un viandante che si dirigeva a Fongara. giunto nei pressi della Spaccata aveva sentito uscire delle invocazioni di aiuto. Fattosi attento riuscì a capire (senza però vedere l’intcrlocutricc) queste parole oscure: « O viandante dalla cavalla bianca, riferisci ad Ittele che Uttclc ci ha lasciato e che non sia mai stanca! ». Arrivato a Fongara, emozionato, ne riferì alla gente e dopo poco la notizia di bocca in bocca pervenne a Ittele la quale, capito che la madre Uttclc abbandonava questo mondo, subito scomparve.
Vuole la leggenda che Ittele tuttavia, senza più assumere sembianze visibili, tornasse ogni mattina dalle sue figliole e le agghindasse a dovere. Per penetrare in casa usava ora il camino, ora il « gàtolo », ora il buco della serratura secondo le regole della sua « consorteria ».
Il marito che vedeva le due figlie ogni mattina messe per benino, volle sapere chi veniva ad aiutarle e loro dissero: « La mamma ». Ma sì, quello era il tocco gentile, inconfondibile di sua moglie e usò ogni artificio in suo possesso per almeno vederla.
Ma tutto fu inutile e il poveruomo dimagriva. Ittele, vedendo questa sua dolce passione amorosa, si mosse a pietà e per un attimo, riprendendo le forme umane, gli disse: « Eccomi, sono io, ma non mi puoi toccare. Comunque c’è una possibilità . Conterò fino a tre , facendo tre passi indietro . Se riuscirai ad afferrarmi nell’attimo in cui compio il terzo passo , tresterò con te fino alla fine dei nostri giorni . Ma non sbagliare il colpo . Pronto ? uno… due… e… tre. Ittele non fu più rivista .
G. Bellucci , Tratto dal libro L’Ontano di Ottone Menato
Piccolo Ricordo Personale
Ricordo che frequentando spesso il paese di Fongara e passando quindi per la montagna Spaccata mia nonna mi raccontasse sempre una sua esperienza , e mi diceva che scendendo a piedi da Fongara appena giunta alla Montagna Spaccata si sentisse chiamare per nome da una voce soave e limpida ” Agnese , Agnese ” lei continuasse imperterrita a tutta velocità senza nemmeno voltarsi indietro.
Grazie Nonna che mi hai fatto vivere in semplicità con queste piccole grandi storie
( queste foto sono state tratte dal giornalino pubblicato dalla Marzotto per i propri dipendenti )
La montagna Spaccata , non sempre si può descrivere a parole quello che gli occhi colgono e quello che le emozioni donano , questo angolo di paradiso ai piedi delle piccole dolomiti , questa piccola oasi di grande bellezza dove il tempo si ferma e le tradizioni e leggende si incrociano sulle rocce e acque del piccolo torrente che ha eroso e dato la forma , questo e tutto , questa è la magia della montagna spaccata , delle anguane dei maghi e di chi con grande amore mantiene tutto questo .
Come arrivare
Dall’uscita dell’autostrada di Montecchio Maggiore si prende la statale 246 che porta da verso Recoaro Terme , giunti al bivio di San Quirico si imbocca la strada sp 100 che porta a Recoaro Mille salendo per altri 5 minuti si giunge a destinazione .
Morfologia geologica e storia
La montagna Spaccata e un luogo dove la natura ha creato un fenomeno geologico di rara bellezza una specie di canyon profondo 92 metri , scavato dalle erosione della Valle dell’Iniele , una gradinata in legno , ora sostituita con una di metallo si insinua nell’antro di questa magnifica gola tra roccia e acqua . La golo era attrezzata con scale in legno e serviva inizialmente come un passaggio per raggiungere la località Pellichero situata a monte dell’omonima valle .
La visita della Regina Margherita di Savoia
Il 17 agosto 1879 sulla strada della Spaccata avvenne l’incontro della regina Margherita di Savoia e del principe ereditario Vittorio Emanuele con 22 alpinisti della sezione di Vicenza. Donarono all’augusta visitatrice un quadro che raffigurava la Spaccata e i dintorni. A sua volta la regina commissionò al prof. Allegri un quadro che raffigurasse l’incontro.
Ma quella non fu l’unica passeggiata regale nella zona della Spaccata perché a darne conto è l’iscrizione marmorea che tuttora testimonia che il 9 agosto dello stesso anno, Margherita di Savoia era entrata nel misterioso anfratto. Per fissare nella storia questo evento i titolari della Spaccata, Michelangelo e Sante Pellichero apposero una lapide commemorativa tuttora visibile tra le rocce.
Infine, nei primi anni del ‘900 divenne famoso il personaggio del Mago della Spaccata. Al tempo, Luigi Pellichero, capelli e barba incolti, di carattere scontroso e con una coperta sulle spalle, gestiva la locanda e per la suggestione insita nel luogo in cui viveva divenne egli stesso un protagonista singolare e un po’ misterioso di fiabe e racconti mettendo in soggezione soprattutto i bambini.
Il Ristoro la Montagna Spaccata
Dal 2004 La famiglia Santagiugliana ha ridato lustro a questa piccola parte di paradiso a pochi minuti da casa , grazie a loro questa metà e ritornata fiorente come un tempo , numerosi sono gli eventi che la famiglia organizza nel periodo estivo , qui dopo una passeggiata si potrà assaporare qualcosa di tipico legato ad un tempo passato ma mai dimenticato
Nel ristoro Montagna Spaccata potrete gustare i rinomati salumi che la famiglia Santagiuliana produce direttamente dal 1965. Potrete riscoprire i profumi e i gusti dellenostre tradizioni secolari attraverso i nostri prodotti tipici, rigorosamente fatti in casa, con l’aiuto e le antiche ricette dei migliori norcini del posto. Per ottenere simili specialità ci vogliono carni scelte con cura, i segreti della speziatura, l’arte dell’affumicatura ma soprattutto ci vuole la stagionatura all’aria pura, tra le verdi montagne e gli ampi cieli di Recoaro Terme.
http://www.montagnaspaccata.com
https://www.facebook.com/montagnaspaccatarecoaroterme/
Contatti Utili :
Località Spaccata n° 4 Recoaro Terme Vicenza 36076
PER INFO:+39 3403723231 /0445 473953
info@montagnaspaccata.com
INGRESSO: intero 5.00€
ridotto (bambini fino otto anni) 3.00€
La leggenda della Val del Boia
Il nome stesso già di per sè evoca retroscena oscuri e sanguinari, e infatti la storia che sto per narrarvi è davvero sanguinosa. Tutto inizia da una casetta, situata ai bordi del torrente . In questa casa viveva una famigliola: padre, madre e un figlio, chiamato Mathias ma da tutti comunemente nominato Mat.
Un brutto giorno, la mamma di Mat cadde vittima di febbri emorragiche, e il marito provò in tutti i modi di salvarla ricorrendo a cure a base di erbe, ma purtroppo fu tutto inutile. La povera donna morì, lasciando così il marito e il figlio che aveva appena 5 anni.
Segnato da questa disgrazia, il marito di questa donna, che faceva il boscaiolo, si chiuse in se stesso, diventando rude e scontroso, e per anni e anni lavorò nel bosco per proveddere al sostentamento suo e di Mat, che teneva rinchiuso in casa per paura che si allontanasse e si perdesse nei boschi.
Mat nel frattempo cresceva, faceva piccoli lavoretti in casa come intagliare il legno e costruire cesti intrecciando i rami più sottili degli alberi, ma isolato com’era, aveva grosse difficoltà a comunicare, anche se sentiva crescere in sè la voglia di uscire da quella casa ed esplorare il mondo. Il padre però non voleva sentir ragioni, e seguitava a tenerlo chiuso in casa, per proteggerlo dal mondo esterno.
Mat però, come un cerbiatto chiuso in gabbia, a poco a poco riuscì nel suo intento di evadere da casa, e mentre il padre era a lavoro nei boschi, usciva di soppiatto e si allontanava sempre di più per raggiungere il paese e giocare con i suoi coetanei.
Una sera tornò a casa e trovò il padre in preda all’ira: l’uomo era terrorizzato dall’idea di perdere anche il figlio così come aveva perso la moglie, e lo picchiò di santa ragione per punirlo per essersi allontanato così da casa.
Ma da quel giorno lo portò sempre con sè nel bosco quando andava a tagliare alberi e soprattutto lo portò con sè in paese quando vi scendeva per vendere la legna che tagliava e i prodotti che Mat realizzava in casa.
Il giorno in cui Mat compì 18 anni, il padre pensò che fosse ormai giunta l’ora di liberare il figlio dalle catene che ancora lo tenevano legato a casa, e gli permise di spingersi fino a valle per vendere, da solo, la mercanzia.
Arrivò la sera, ma Mat ancora non era tornato. Il padre aspettò l’indomani, ma ancora del figlio nessuna traccia. Allora, arrabbiato per questa mancanza di rispetto da parte di Mat, si mise alla ricerca del figlio, girovagando per il paese e per tutta la valle. Girovagò per giorni e giorni, chiedendo informazioni a tutti quelli che incontrava sul suo cammino: molti gli dissero che effettivamente Mat era passato di lì con la sua mercanzia, ma che dopo non lo avevano più visto.
Il pover’uomo cercò, disperato, il figlio in ogni dove, senza esito…fino a quando, incamminandosi ormai sconsolato alla volta di casa, vide un cumulo di sassi vicino ad alcune case, e a sovrastare i sassi, una rude croce in legno.
Accanto alle case c’era una vecchina, seduta su una seggiola, che filava la lana. L’uomo le si avvicinò, chiedendole cosa fosse successo, e lei gli rispose che in quel punto, alcune settimane prima, un giovane era stato assalito da alcuni malviventi, che dopo averlo derubato di tutti i suoi averi lo avevano barbaramente assassinato. La vecchina disse che era un giovanotto che non si era mai visto da quelle parti, e che lei stessa aveva fermato per comprare qualcosa. Mostrò al boscaiolo un grazioso canestro di rami intrecciati, e nella complessa lavorazione del cesto, il pover’uomo riconobbe l’arte del figlio.
Dunque, era proprio Mat che si trovava, ucciso, sotto quei sassi! Appurando la cruda realtà, il povero boscaiolo letteralmente impazzì. Trovò un’ascia che qualcuno aveva abbandonato su un tronco d’albero appena tagliato, e urlando come un forsennato, andò in giro per tutta la valle, colpendo a morte tutti quelli che incrociava sul suo cammino.
Per le sue esecuzioni, da boia appunto, l’uomo faceva poggiare il malcapitato con il collo su una roccia, e qui gli tagliava la testa. Il massacro fu così grande e sanguinoso che la roccia diventò completamente rossa, impregnata dle sangue delle vittime che il boscaiolo, trasformatosi in boia, uccideva.
Una notte, durante un violento temporale, invocando il nome del figlio, l’uomo morì, stravolto dal dolore che l’aveva reso pazzo, e assassino.
Ancor oggi si dice che, nelle notti di tempesta, si oda il boscaiolo gridare il nome del figlio…e si dice anche che cercando in quella valle, e sapendo cercar bene, si può ancora imbattersi in quella roccia macchiata del sangue degli assassinati dal boia di Campotamaso.

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h20
Dislivello totale : 411 m
Quota massima raggiunta : 1456 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Questo sentiero si può prendere sia da Campogrosso che da Camposilvano , e preferibile dal mio punto di vista prenderlo da Camposilvano , in quanto il rientro sarà in discesa per il 153 . Si sale la valle fino a raggiungere il pian delle Fugazze si prende la sinistra e si scende fino a Camposilvano di Vallarsa , piccolo paese sulla valle del Leno , che ha anche al centro un piccolo negozio di ” Casolin ” ovvero panetteria ed un albergo , dal centro del paese si sale lungo una stradina che pare chiusa ed in fondo si passa nella Colonia dell’Acli in totale abbandono , tenendo la sinistra si sale su questo sentiero quasi tutto mulattiera che si inerpica in un bosco per poi correre lungo il lato della valle delle Trencheil bosco e molto bello dominato dai grossi faggi , si incontrano anche i resti di una piccola baracca Spiseche , per poi entrare nella strada delle sette fontane e salire per circa 2 km fino ad arrivare al passo di Campogrosso ed al Rifugio Giuriolo . La discesa può essere fatta dal 151 Val del Sinello che andrò a documentare a breve , sia con il sentiero che con un anello completo . Dimenticavo di dire che il sentiero può anche essere fatto al contrario ciòe partendo da Campogrosso .

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h10
Dislivello totale : 525 m
Quota massima raggiunta : 1456 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Questo sentiero si può prendere sia da Campogrosso che da Camposilvano , e preferibile dal mio punto di vista prenderlo da Camposilvano , in quanto il rientro sarà in discesa per il 153 . Si sale la valle fino a raggiungere il pian delle Fugazze si prende la sinistra e si scende fino a Camposilvano di Vallarsa , piccolo paese sulla valle del Leno , che ha anche al centro un piccolo negozio di ” Casolin ” ovvero panetteria ed un albergo , si prosegue fino ad un tornante e li si lascia l’auto , si sale lungo la Val Sinello , molto bella ed al primo impatto poco impegnativa , si sale in parte vicino al corso d’acqua che in questo momento di piogge era bello pieno , si prosegue quasi tutto in una mulattiera fino a superare una diramazione con il 152 che porta prima a Malga Siebe , poi sulla rotabile dismessa che porterebbe da Campogrosso in località Ometto , superato anche il ponte nuovo molto bello e pratico si inizia a salire con una pendenza interessante allontanandosi un pò dal letto del torrente , per poi ritornarci vicino in quella splendida cascata , poi il sentiero risale con minore pendenza fino ad arrivare nei pascoli di Malga Ghegheni e superato il bivio con il 157A che porta a Malga Storta e Bocchetta fondi passando sotto il ponte della Strada Campogrosso – Ometto – Obra , si continua sulla verde erba da pascolo fino alla Malga Fondi per poi sbucare sulla strada delle Sette Fontane e successivamente a Campogrosso presso il rifugio Giuriolo . La discesa può essere fatta dal 153 Val delle Trenche che andrò a documentare a breve , sia con il sentiero che con un anello completo . Dimenticavo di dire che il sentiero può anche essere fatto al contrario ciòe partendo da Campogrosso .
Tempo di percorrenza del anello : 3h30
Dislivello totale : 400 m
Quota massima raggiunta : 1060 m
Dopo aver raggiunto Recoaro Terme si imbocca la strada che sale per andare alla Località Gazza , si sale fino al bivio della strada che porta ai Parlati e Gazza , sulla sinistra si nota un piccolo spiazzo prima del ponte dove sorge la Pizzeria Vallechiara , imboccando la stradina che sale passando davanti al locale ci si inoltra nella Valle Creme , parte del percorso e su una stretta mulattiera in alcune parti cementata per poter garantire alle persone che hanno la baita in questa magnifica valle di salire in auto , ad un certo punto la strada finisce e ci si addentra in una parte boschiva per poi uscire nella zona di captazione delle acque minerali Recoaro , da li proseguendo per un altra 10 minuti si arriva a Malga Creme , mentre sulla destra nascosto da un piccolo dosso si vede il piccolo laghetto delle creme , proseguendo parte della strada fianco della Malga si sale fino ad un bivio del percorso con le ciaspole che porta a Recoaro Mille rientrando nel bosco fino a raggiungere il laghetto superiore quello più bello , per poi ricongiungersi con il 120 , oppure si può proseguire sulla stradina che sale fino ad incrociare il sentiero 120 che porta alla Gazza sulla destra passando per malga Pace e più in alto Malga Rove , mentre a sinistra si prosegue verso malga Morando e la Cabiola , superato il bivio proseguendo verso malga Morando si scende fino ad incontrare un largo spiazzo con un’altra zona di captazione delle acque minerali Recoaro , da li si esce dalla strada e si scende lungo il canalino fluviale fino ad raggiungere un piccolo pascolo e mantenendo la sinistra si rientra nel bosco dove si nota un altro piccolo laghetto o pozza di acqua , si supera e si prosegue fino ad incontrare di nuovo Malga Creme e si rientra per lo stesso percorso . Questa escursione e fattibile a tutti non richiede impegni tecnici , ne presenta difficoltà estreme , ma si presta ad emozioni veramente uniche con scenari veramente incredibili , voglio ricordare che siamo sulle piccole dolomiti , ad un passo da casa , salite , ammirate e riempitevi gli occhi di piccole grandi emozioni che le nostre montagne ci possono dare . Buon Cammino
Tempo di percorrenza del sentiero : 3h00 Per il 472-405 circa 5h00
Dislivello totale : 250 m con la variante lunga circa 400 m
Quota massima raggiunta : 470 m
Dopo aver raggiunto Riva del Garda si prende la strada che porta da Riva a Limone , giunti su una rotatoria nei pressi di una chiesa situata in via Giuseppe Cannella , si svolta a destra per via Largo Guglielmo Marconi dove esiste l’unico posteggio non a pagamento dove si può lasciare l’auto senza problemi , usciti dal posteggio si scende verso la piazza centrale ovvero lungo lago di Riva , da li si prosegue verso Limone , passando sotto la gigantesca centrale di Riva , superata la centrale sulla destra prima della galleria si sale un piccolo tratto asfaltato , e da li inizia il sentiero del Ponale .
Descrivere la strada o sentiero del Ponale non e poi così semplice , la storia di questa strada che collega Riva del Garda con il lago di Ledro ha molto di più di qualche anno , la strada del Ponale o sentiero Giacomo Cis nato Bezzecca il 12 giugno 1782 , era un imprenditore , non avendo degli eredi uso tutto il suo potere economico per il bene della sua valle con diverse opere ma la più importante quella che permise alla valle di Ledro di uscire dall’isolamento per mancanza di rotabili per raggiungerla , i lavori di inizio di questa opera fu nel lontano 1 febbraio 1848 e finirono il 3 gennaio del 1851 quando lui stesso morì regalando a Riva del garda questa grandissima e meravigliosa opera : LA STRADA DEL PONALE
Variante destra dopo il Ponte
Continuando a salire sulla strada si incontrano altri punti panoramici , superato il belvedere , si può ammirare la cascata e superato il ponte prendendo la destra si sale lungo quello che era la vecchia centrale del Ponale di cui rimangono solo i muri esterni ma si può ammirare scendendo nella valle per ritornare sulla destra l’enorme quantità d’acqua che passa su questo luogo , per poi ridiscendere dalla parte sopra il zig zag del Belvedere , per poi rientrare nel sentiero all’altezza del belvedere
Variante sinistra dopo il Ponte
Proseguendo a sinistra dopo il ponte invece si sale a Pragasina , il sentiero sale ripido tra i zig zag della strada asfaltata , per arrivare fino in cima e godere di uno spettacolo unico dove e posizionata la statua della madonna , il rientro dev’essere fatto purtroppo per lo stesso itinerario .
Variante del 472-405
Questa e la variante più importante leggermente più impegnativa ma con panorami incredibilmente mozzafiato , che passano proprio sulla Defensionmauer , per poi scendere senza grosse difficoltà fino a raggiungere la Valle dello sperone e ricongiungersi con il Ponale
Cenni storici
Nel periodo bellico fu molto importante perche permetteva attraverso le suo opere fortificate un controllo sul lago , Riva , ed era uno dei pochi passaggi di collegamento rotabile , il controllo della via principale . Dalle prime gallerie si può ammirare fino a Torbole e Malcesine situata nella sponda opposta del lago .
Tagliata del Ponale
La prima opera della guerra fu la Tagliata del Ponale costruita a difesa dall’impero austroungarico già nell’800 , dove da dentro nelle gallerie sotteranee portano sia in riva al lago che in qualche postazione accuratamente nascosta .
Forte corazzato (quinta generazione): si tratta della “più ardita opera di architettura militare di tutta la linea di resistenza del settore”: il complesso di opere, distribuito su cinque piani e per uno sviluppo in roccia di circa un chilometro, è collegato a postazioni d’artiglieria, ricoveri, vedette, che si diramano dalle ultime tre gallerie del Ponale, scendendo verso Riva: Il tutto è collegato al Defensionmauer, il muro di difesa posto sopra il zig-zag della strada del Ponale.
Era armato da 4 cannoni da 80mm a tiro rapido due fronte Riva e due fronte Torbole, di due postazioni per mitragliatrice , di tre fuciliere , oltre che da un osservatorio con riflettore
Forte Rosso Rotes Werk
Era più in alto della tagliata del Ponale , dove l’accesso era in parte in una galleria mentre la fucileria era piazzata in un punto dove godeva di un’altissima visibilità , anche se per raggiungerla ora ci sono difficolta alpinistiche , era anche lui di calcestruzzo ed alcune opere su roccia un collegamento sia comn la tagliata che con la Fonte dello sperone per difendere l’acquedotto che successivamente si collegava alla Densionmauer insomma struttura molto complessa e articolata , presentava come armamento cannoni , mitragliatrici e postazioni di fucileria era composto di calcestruzzo armato a putrelle di ferro o opere direttamente in galleria. Disposto su diversi livelli, scavati nella roccia, con postazioni per mitragliatrici e una fuciliera sulla dorsale sommitale del costone. L’ingresso principale avveniva direttamente dalla strada del Ponale. Il forte era collegato, a Nord, alla Tagliata del Ponale con una galleria. Inoltre era collegato, a Sud, al bunker posto nella gola dello Sperone, per la difesa dell’acquedotto. Il bunker della gola era a sua volta collegato con il Defensionmauer e con le gallerie alla base della parete Est di Cima Rocca.
Bunker acquedotto dello sperone
Situato più verso sud questo fortino proteggeva la valle dello sperone con il suo acquedotto , in posizione strategica quasi non visibile nella vegetazione odierna , era collegato al forte avanzato e alla Defensionmauer
Defensionmauer
Questa linea era posizionata a circa 500 metri più in alto della strada del Ponale a quota 470 m di altitudine con una visuale incredibile , da li attraverso il sentiero del Bech si sale a cima Capi attraverso la linea difensiva posta sotto la ferrata Susatti , anche sopra i zig zag della Ponale sopra il Belvedere sono visibili grosse postazioni .
FORTIFICAZIONI DEL MONTE BRIONE
Questa linea fortificata separa Torbole da Riva del Garda , appena usciti dalla galleria alla fine dell’abitato di Torbole si trova il Forte San Nicolo , da li parte il sentiero che segue la linea sul crinale , e fa parte del sentiero della pace .
Forte San Nicolò Strand Batterie e Felsbatterie
E’ il primo forte che si incontra alle pendici del Brione. Collocato direttamente nell’area del Porto di San Nicolò, si vede anche transitando sulla strada tra Riva e Torbole dove e presente anche la galleria per il passaggio delle auto , mentre la tagliata che collegava il forte a riva del lago ed il suo corpo situato sullo spigolo . Poco sopra il forte c’era la Batteria Sudche non fu utilizzata, al suo posto venne costruita la Felsbatterie (Batteria nella Roccia), che si trova nell’area della villa Favancourt , proprio a monte del Forte San Nicolò. Tra Forte San Nicolò e la Batteria Bellavista, lungo il lago c’erano: la batteria di Punta lido , e la Batteria lago “Seebatterie” . La struttura molto ben conservata anche se alcune parti cono state modificate demolendo alcune strutture e rendendo così agibile per usi civili .
La casamatta di pietra molto ben conservata , anche se era stata modificata nel 1911-12 con una parte verso lago di calcestruzzo , con una moderna corazzatura , fu dotato di potenti riflettori per poter controllare il lago di notte , era armato con 4 cannoni da 150mm a cui furono aggiunti anche 6 cannoncini da 90mm , mentre la Felsbatterie era una opera tutta in caverna di ultima generazione disponeva di 2 cannoni da 90mm , la funzione era molteplice , quella di controllo del lago con artiglierie e riflettori e anche la tagliata fungeva da controllo sul passaggio .
FORTE GARDA Garda Werk
Salendo lungo il crinale dopo il Forte Nicolò verso nord a circa 20 minuti si arriva al Garda Werk era quello più moderno della linea fortificata molto mimetizzato anche grazie al terreno circostante costruito tra il 1904 e il 1907 vedendolo da lontano sembrerebbe del terreno roccioso talmente inserito in quel terreno misto di rocce e terra , costruito con calcestruzzo armato con putrelle in ferro , molto massiccio e resistente presentava una batteria di mortai da 150-300mm , in barbetta cioè all’aperto , la stradina portava direttamente sul versante opposto , costituita da un bunker garitta e da un bunker corpo di guardia “Wachhaus” il corpo dell’edificio era costituito da 3 piani , presentava 4 obici da 100mm in torretta corazzata girevole e 2-4 cannoni da 80mm e tre mitragliatrici , aveva inoltre un osservatorio a cupola girevole con un riflettore da 90mm per il controllo a distanza verso il lago .
Il forte e in fase di ristrutturazione e sistemazione , non ho trovato nessuna segnalazione per quanto riguarda la sua apertura al pubblico .
BATTERIA DI MEZZO Mittel Batterie
Continuando a risalire lungo il costone verso nord e superato tutto il forte Garda , nella parte sud la Batteria di mezzo presenta passaggi che portano alle postazioni ed osservatori che si affacciano sulla parete rocciosa sud est mentre un prolungamento della stessa seconda linea scendeva e saliva dalla parte opposta verso Nago , dove c’erano postazioni di fucileria ed artiglieria ancora visibili , il forte in origine e stato costruito con calcestruzzo e muratura ed alcune gallerie sono ancora visitabili prestando molta prudenza ed attenzione anche se il forte rimane chiuso e sia stato totalmente sistemato , l’armamento era costituito da 4 cannoni da 120mm in casamatta corazzata , 2 mitragliatrici , varie fuciliere ed un osservatorio , nel 1916 c’erano solo 2 cannoni , dal punto di vista strategico era adibito per difendere la zona di Nago , Torbole ed il monte Baldo
FORTE SAN ALESSANDRO Nord Batterie
Questo forte di cui rimangono solo i ruderi era sulla sommità nord del monte Brione ,chiamato anche Campedell fu costruito nel 1860-1862 fu modificato nel 1908 per il conflitto mondiale e dotato di una stazione radiotelegrafica , poco più in basso fu costruita una casamatta ad uso polveriera , casamatta Cretti tutta in pietra , con le postazioni in barbetta , aveva come armamento 6 cannoni da 120mm , poi 4 cannoni da 100mm , una batteria antiaerea ed due cannoncini di piccolo calibro , nel 1916 aveva solo 3 cannoni da 150mm sostituiti poi con sagome di legno.
Di questo forte rimango soltanto rudere immersi nella folta vegetazione .
BATTERIA OVEST
Grotta Batterie
Si trova sulle pendici Nord-ovest del Brione, proprio sopra l’abitato di Grotta, è ben visibile. Scendendo dal Forte S. Alessandro, ci sono tutta una serie di strutture: Casamatta Cretti, Polveriere, le postazioni della linea difensiva che scendeva in località Sabbioni, per collegarsi al trincerone, e le postazioni in galleria e in bunker che servivano per la difesa del monte sul versante Ovest, di cui fa parte anche la Batteria Ovest. Fu costruito nel 1911 , in calcestruzzo armato ed in muratura , ora come nel forte Sant Alessandro rimangono alcuni parti , era dotato di 3 cannoni da 120 mm , la sua funzione principale era quella di proteggere la zona ovest sulla seconda linea di sbarramento dove normalmente venivano stipati esplosivi e munizioni nelle numerose polveriere .
Di queste ultime due opera rimangono solo i ruderi dispersi nella vegetazione .

Tempo di percorrenza del anello : 5h15
Dislivello totale : 1200 m
Quota massima raggiunta : 1020 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Sentieri interessati : 180 – 952 – 950 – 954 (80 -52 – 50 – 54)
Arrivati in auto a Romano d’ezzelino si prende verso Semonzo e poi si seguono le indicazioni per l’antica abbazia di Santa Felicità oppure nella parte opposta si trova l’albergo alla Mena . Attenzione che in alcune cartine la numerazione potrebbe essere diversa le cartine riportano 52 ma la numerazione dei segnavia e 952 .
La Valle Santa Felicita è una delle valli più importanti del Massiccio del Grappa. Profonda e selvaggia, Valle Santa Felicita sbocca tra Romano d’Ezzelino e Semonzo a quota 200 metri , dal punto di vista escursionistico, è molto bella , si entra nella valle che presenta numerose pareti di roccia utilizzate come palestre .
La prima parte del tracciato e dentro alla valle e si segue la numerazione 180 , poi si arriva ad un bivio dove a sinistra si imbocca il 952 Il sentiero è stato recentemente colpito da un incendio pare doloso , che ha bruciato parte del crinale stesso , questo sentiero porta direttamente a Camposolagna ed e molto bello anche se abbastanza pendente e richiede un impegno fisico buono , non presenta difficoltà alpinistiche e propone scenari molto belli nella parte rocciosa in quanto si riesce ad ammirare la stupenda valle di Santa Felicita , non è molto lungo ma a me e piaciuto molto , e molto praticato e con il 954 chiude il circuito in un anello , arrivati attraverso la mulattiera del sentiero 950 si può scendere dal 954 situato poco prima dello stabile che si trova lungo la strada a Camposolagna ovvero la vecchia Osteria .
Si sale sul Colle Averto e poi Col Campeggia si attraversa il pascolo e si passa vicino alla Gigantesca vasca costruita durante la guerra con la capacità di circa 200.000 situata sulla sinistra del Colle Averto , per poi discendere fino a bivio che scende poi per rientrare alla valle santa Felicita . Questo sentiero per salire e molto meno difficile del 952 , meno ripido anche se meno panoramico in quanto si trova più dentro alla valle , con quindi minore visibilità , ma usato insieme al 952 rimane un bellissimo itinerario .
Su gentile concessione dell’Amico Mauro invio anche la traccia gps dell’anello completo































































































































































































































































