Itinerario : San Quirico – Sandri – Contrada Busati
Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 4 Km
Tempo di percorrenza del sentiero : 2h00
Dislivello totale : 340 m
Quota massima raggiunta : 797 m
Dopo aver lasciato l’auto in piazza della chiesa a San Quirico si prosegue verso la montagna Spaccata , Recoaro Mille , si sale sulla strada vecchia , dopo aver superato la stretta curva nella valletta si prosegue per circa 100 metri fino ad incontrare sulla destra una ripida salita asfaltata , la si prende e si continua a salire uscendo dalle case e imboccando una irta salita cementata , fino a raggiungere un’ampia radura prativa , da li si prosegue seguendo anche le indicazioni per la Cima Bocchese , dove recentemente è stata posizionata una croce che ammira il fondovalle della località Bonomini , si sale sul sentiero privo di difficolta tecniche , molto bello anche sotto il profilo del panorama , fino a raggiungere un bivio che porta in un piccolo cippo monumentale , che ti permette di ammirare uno spettacolare panorama , si continua a salire , con minore pendenza ed un sentiero piacevole fino ad arrivare in un dosso dove è stata costruita una bellissima baita , proseguendo si raggiunge l’omonima contrada Castagna ( Castegna in dialetto ) superato l’abitato si incrocia il bivio per la cima Bocchese e Passo Giochele situato sul versante della Valle del Monte Spitz , il sentiero qui è fantastico soprattutto nella primavera con l’avvento delle fioriture , si prosegue in numerosi salie scendi di modesta difficoltà fino ad arrivare in località Busati .
Due parole le voglio spendere per la Fantastica contrada Busati , nota per il meraviglioso museo della Casa di Abramo e della Casa di Bepi Caliero , luoghi dove il tempo sembra fermato , ma ben mantenuto vivo da chi con passione e amore da vita a questo immenso valore umano , ricordo inoltre che questa contrada fatta di poche case sia nota anche per i suoi presepi , e che contrada la si può raggiungere anche da località Pellichero , dove vi invito eventualmente lasciare l’auto , visto la stretta strada e il poco spazio nella contrada , e poi suvvia quattro passi non hanno mai fatto male a nessuno. Prendetevi il tempo di ammirare quella fantastica opera di recupero della Casa di Abramo , con tutti attrezzi e cose che si utilizzavano una volta e che molti di voi non conoscono e non sanno nemmeno a cosa servano , quando ritornerete a casa vi renderete conto che il progresso è utile solo se non si perdono le radici ed i valori imperniati nel tempo , dove le porte erano sempre aperte a tutti ed una mano lavava l’altra , e dove la contrada era luogo di incontro e di vita .
Per il ritorno si può usare il sentiero San Quirico-Sandri-Busati già documentato la volta scorsa , cosi facendo si potrà ritornare all’auto facendo un giro ad anello.
Itinerario : San Quirico – Sandri – Contrada Busati
Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 3 Km
Tempo di percorrenza del sentiero : 1h30
Dislivello totale : 371 m
Quota massima raggiunta : 707 m
Dopo aver lasciato l’auto in piazza della chiesa a San Quirico si prosegue verso la montagna Spaccata , Recoaro Mille , si sale sulla strada vecchia che passa per la località Sandri , per un primo tratto asfaltato , giunti ad un bivio che sale sulla destra abbastanza ripido lo si imbocca , si sale per circa un centinaio di metri fino a trovare sulla sinistra una indicazione di legno , che riporta Sentiero Busati , questo sentiero molto bello e variegato sale sulla destra della valle che va a salire fino alla contrada Pellichero , la visuale ed il panorama di questo sentiero permette un punto di vista totalmente diverso dal solito , il suo salire costante e un pò esposto lo rende molto bello ed appagante , i suoi passaggi su delle roccette spettacolari riempie gli occhi di paesaggi unici, fino a raggiungere un ampia zona prativa poco prima della Contrada Busati , si sale su una mulattiera con muri a secco fino al bivio che volendo porta in località Castagna ( ma si tratta di un sentiero di raccordo ) da li la salita diventa un spettacolo unico , è comunque un sentiero di poche ore praticabile a tutti , soprattutto a chi cerca una tranquillità interiore che questi luoghi a pochi passi di casa sanno regalare . Due parole le voglio spendere per la Fantastica contrada Busati , nota per il meraviglioso museo della Casa di Abramo e della Casa di Bepi Caliero , luoghi dove il tempo sembra fermato , ma ben mantenuto vivo da chi con passione e amore da vita a questo immenso valore umano , ricordo inoltre che questa contrada fatta di poche case sia nota anche per i suoi presepi , e che contradala si può raggiungere anche da località Pellichero , dove vi invito eventualmente lasciare l’auto , visto la stretta strada e il poco spazio nella contrada , e poi suvvia quattro passi non hanno mai fatto male a nessuno. Prendetevi il tempo di ammirare quella fantastica opera di recupero della Casa di Abramo , con tutti attrezzi e cose che si utilizzavano una volta e che molti di voi non conoscono e non sanno nemmeno a cosa servano , quando ritornerete a casa vi renderete conto che il progresso è utile solo se non si perdono le radici ed i valori imperniati nel tempo , dove le porte erano sempre aperte a tutti ed una mano lavava l’altra , e dove la contrada era luogo di incontro e di vita . Per il ritorno si può fare quello che transita per la contrada Castagna per poi ridiscendere al luogo di partenza .
Tempo di percorrenza : 7 ore con possibilità di dividerlo in 2 parti
Sentiero dei Grandi Alberi é un itinerano che va a toccare una lunga serie di patriarchi vegetali, che costituiscono un patrimonio storico , naturalistico e ambientale. L’Altopiano delle Montagnole e Recoaro Mille, una delle zone con la più alta concentrazione di Grandi Alberi . Fra tutti spicca il maestoso Linte delle Montagnole, un tiglio dall’età plurisecolare e dalla circonferenza del tronco superiore ai 5 metri , ma numerosi sono gli altri patriarchi vegetali , custodi dei mille segreti che il tempo non ha saputo cancellare.
Si sale in auto a Recoaro Mille , presso lo Chalet alla seggiovia dove arriva la cabinovia che sale da Recoaro Terme , li parte questo viaggio che ci porterà fino a malga Rove è uno dei più belli e particolari delle Piccole Dolomiti , è praticabile a tutti , anche se discretamente lungo , lo si può dividere in due spezzoni , la spettacolarità e la semplicità dei panorami lo rende unico , il passaggio su diversi punti con alberi secolari , malghe , pozze di alpeggio , pascoli lo rende incredibile per la sua posizione a pochi passi da Valdagno e Recoaro.
Ecco si parte con il primo grande albero : situato a ridosso della seggiovia proprio dietro allo Chalet.
EL FAGARO DELLA SEGGIOVIA
Da secoli il grande faggio sorveglia il passaggio di viandanti , contrabbandieri e boscaioli ; nel corso della sua lunga vita ha visto le valli e i monti circostanti dominati da imperi stranieri , ha assistito a guerre , carestie, periodi di splendore e di pace. Per tanti anni ha salutato gli escursionisti che salivano a Recoaro Mille con la vecchia seggiovia, solitario al limite del bosco e imponente con le Piccole Dolomiti sullo sfondo E’ il più grande faggio spontaneo di tutta la Vallata dell’Agno e rappresenta uno dei Grandi Alberi più inleressanti di tutto il percorso. Il valore dell’esemplare è testimoniato dalla suo inserimento nell’elenco nazionale degli alberi monumentali d’Italia.
Nome scientifico: Fagus sylvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località: Recoaro Mille Altitudine: m 1000 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero:39 m Circonferenza del fusto a 130cm di altezza: 5,1 m Diametro medio della chioma:21 m Età presunta: circa 200 anni
Da li si prosegue per la strada asfaltata fino a raggiungere il bivio con la strada che porta a Recoaro Mille , incontrando la Malga Chempele , dove ci aspettano i maestosi frassini e la Giassara (Ghiacciaia) della malga.
I FRASSINI DI MALGA CHEMPELE
Si tratta di un gruppo di tre frassini , due crecscono affiancati e uno poche decine dimetri a valle. Le misure si riferiscono proprio a quest’ultimo esemplare , il maggiore e il più vecchio dei tre. Accanto a un albero c’è la giassara che veniva utilizzata dalla vicina malga Chempele.
Nome scientifico: Fraxinus excelsior L. Nome comune: Frassino maggiore Famiglia: Oleàcee Località: Chempele Altitudine: m 986 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero:21 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza:3,7 m Diametro medio della chioma:16 m Età presunta: 120 – 140 anni
Sul fianco della malga arriva il sentiero che sale dalle fonti centrali di Recoaro Terme , mentre il nostro sentiero prosegue pianeggiante e si riesce a vedere in il cartello segnaletico dedicato ad un altro delicato equilibrio di questo ecosistema , la pozza d’ alpeggio.
LA POZZA D’ALPEGGIO
Le pozze d’alpeggio sono quasi sempre di origine artificiale , in quanto create dall’uomo, negli alpeggi con terreni carsici, per fornire punti di abbeveraggio per il bestiame al pascolo . La pozza d’alpeggio veniva ricavata in un piccolo compluvio concavo vicino alla malga. Qui si scavava leggermente, si regolarizzava il terreno, si stendeva argilla, eventualmente mescolata a foglie secche, e si costipava il tutto facendovi camminare i bovini. In tal modo si creava un bacino artificiale che raccoglieva le acque meteoriche e che serviva da riserva nei periodi in cui la malga veniva caricata. La pozza d’alpeggio, anche se ha origine artificiale , diventa un elemento paesaggistico e un “luogo di vita” peculiare, con una flora e una fauna specializzate. Notevole è la presenza di anfibi, in queste zone soprattutto rospo comune, rana temporaria e tritone alpestre (più raramente tritone comune) e di insetti legati all’acqua, come le libellule, il ditisco e i gerridi, piccoli emitteri che riescono a camminare sull’acqua. Oltre agli anfibi citati, nella zona di Recoaro Mille può essere incontrato l’ululone, un piccolo rospo dal ventre macchiato di giallo intenso , piuttosto raro e difficile da individuare. In pochi metri quadrati la pozza d’alpeggio , con il suo brulicare di vita, permette di conoscere tutte le componenti di un ecosistema e le complesse relazioni esistenti tra di loro.
Pozza d’alpeggio
Si prosegue poi verso la stradina che porta in mezzo al bosco fino a scendere leggermente di quota e raggiungere la distesa prativa della Rasta con panorami incredibili sia del fondo valle che della catena delle piccole dolomiti, in un spettacolo di colori , soprattutto se percorso in autunno .
LA RASTA
La Rasta che in cimbro significa Riposo , offre una suggestiva vista panoramica sulle Piccole Dolomiti e sul Monta Pasubio . Le ultime rocce della Catena delle Tre Croci, il Gruppo del Carega con le Guglie del Fumante in primo piano, il Sengio Alto e il Monte Pasubio fanno da cornice al verde della Rasta . Nel pascolo si notano i rimboschimenti operati dall’uomo con abeti rossi e pino silvestre, che contrastano con la copertura arborea spontanea, caratterizzata da grossi esemplari di tiglio, faggio, frassino e alberelli di nocciolo a fianco del sentiero. Il pascolo, ormai abbandonato, sta scomparendo e viene progressivamente invaso dal bosco. La natura si sta riprendendo quei terreni che i nostri avi, con duro e costante lavoro, avevano strappato al bosco .
la Rasta
Superato questo piccolo spazio di paradiso ci si inoltra di nuovo in una stradina che imbocca il bosco , per poi divenire sentiero più stretto , tutto in mezzo ad un fantastico ed unico sottobosco.
Malga Le vallette
Dopo essere usciti dal bosco si incrocia il sentiero 134 , per poi mantenere la sinistra e raggiungere la malga Le vallette , la si supera e si continua a seguire la stradina che cambierà quota scendendo leggermente , per poi incontrare un bivio sulla sinistra poco segnalato ma visibile , si esce dalla stradina e si sale su una salita abbastanza ripida ma corta , che ci porterà nella conca d’oro di Pizzegoro , da li aggirato il ristorante Castiglieri , ed imboccata la strada che porta a località Gabiola e Casare Asnicar ovvero il segnavia CAI 120 , si possono ammirare i maestosi tigli.
TIGLI DI PIZZEGORO
Dell’originario bosco di faggio che aveva ricoperto per secoli la conca di Pizzegoro non rimane ormai nessuna traccia. Gli antichi cimbri furono i primi a rifornirsi di legna a Pizzegoro, successivamente, soprattutto nel corso del XVI secolo, fu la volta della Serenissima Repubblica di Venezia,· sempre affamata di legname da destinare ai propri arsenali. ILinte sono gli ultimi rimasti, testimoni di quel lontano passato e presenza amica per chi attraversa i pascoli di Pizzegoro.
Nome scientifico: Tilia x vulgaris Hayne Nome comune: Tiglio ibrido Famiglia: Tiliacee Località: Pizzegoro Altitudine: m 1015 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero: 30 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: 3,1 m Diametro medio della chioma: 14 m Età presunta: secolare
Si prosegue per qualche km sulla strada asfaltata , finchè in una curva il 120 entra nel boschetto adiacente alla strada fino a raggiungere la malga Sebe di sotto incontrando un nuovo maestoso albero.
EL LINTE DELLE MONTAGNOLE
Il grande vecchio protende le braccia verso il cielo da secoli, immobile e imperturbabile. La storia gli è passata accanto , sfiorandolo e lasciando segni indelebili del suo trascorrere . E così ora , che la giovinezza gli è lontana Il suo ciclo si sta concludendo come inesorabilmente accade per tutti i viventi . Ma non restano solo le memorie del suo passato e le infinite storie che il vento sussurra tra le foglie, restano anche i giovani tigli nel prato circostante, figli del GrandeLinte e testimonianza della vita che continua anche quando il grande patriarca avrà del tutto persola guerra contro il tempo. Il tiglio era albero sacro nella tradizione germanica e a testimonianza delle origini germaniche degli antichi abitanti del territorio di Recoaro, vi e lo stesso nome dialettale linte, che riporta al corrispondente Linde tedesco. La localizzazione del tiglio vicino a una malga ci riporta indietro nel tempo, quando il legame uomo-natura era stretto e consolidato. La tradizione di allora voleva che sotto al Grande Albero si svolgessero le riunioni e le assemblee fosse esercitata la giustizia e venissero celebrate le feste del villaggio . Imponente sul cucuzzolo erboso soprastante Malga Sebe , il Grande Tiglio staglia la sua possente mole sullo sfondo delle Piccole Dolomiti e sorveglia il paese nel fondo della valle.
Nome scientifico:Tilia x vulgaris Hayne Nome comune: Tiglio ibrido Famiglia: liliacee Località: Malga Sebe Altitudine : m 1030 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero: 25 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: 5.3 m Diametro medio della chioma: 15 m Età presunta : plurisecolare
Dopo aver ammirato il grande linte delle montagnole nella sua immensa presenza quasi a vigilare sui pascoli e malghe circostanti quasi a scandire il tempo e le stagioni della vita , si sale sulla sinistra verso malga Sebe di sopra.
EL FAGARO DI MALGA SEBE DI SOPRA
Un albero ancora in buone condizioni ed in una posizione molto suggestiva verso , parte della valle e dello splendido scenario delle piccole dolomiti.
Nome scientifico: Fagus sylvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località : Malga Sebe di Sopra Altitudine: m 1070 Rilievi dendrometrici : Altezza dell’albero : 26m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza:3,9 m Diametro medio della chioma : 23 m Età presunta : secolare
EL LINTE DI MALGA SEBE DI SOPRA
Il linte di malga Sebe di sopra , quello che rimane del resto di quel gigantesco tiglio cui le misure sono segnalate nel cartello posto vicino al faggio .
Nome scientifico: Tilia x vulgaris Hayne Nome comune : Tiglio ibrido Famiglia : liliacee Località : Malga Sebe di Sopra Altitudine :m 1060 Rilievi dendrometrici :Altezza dell’albero : 24 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza:3,0 m Diametro medio della chioma :14 m Età presunta : plurisecolare
A questo punto chi ha scelto di dividere il percorso in due volte ridiscende sulla strada asfaltata prosegue per la Gabiola ed imbocca il sentiero che scende a sinistra .Si continua sulla stradina che sale verso una cava in cui si notano ancora i tratti slavinati , per poi attraverso un breve tratto in salita si raggiunge il pascolo dell’Anghebe .
Lo spettacolo dell’Anghebe rimane nel cuore , una piccola conca verde , un pascolo con due pozze di alpeggio e la famosa Giassara , mentre in un lato si nota la Malga Anghebe , nel periodo invernale qui passava la pista da fondo delle Montagnole .
Malga Anghebe
Si incrocia il bivio che porta a malga Campo d’avanti attraverso il poco conosciuto Rodecche , mentre si può notare a destra del percorso i resti di un altro albero secolare .
EL FAGARO DE MALGA ANGHEBE
Nome scientifico: Fagus sylvatica L. Noma comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località: Malga Anghebe Altitudine: m 1160 Rilievi dendrometrici : Altezza dell’albero:27 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: 4,5m Diametro medio della chioma: 20 m Età presunta: 170 -190 anni
Si prosegue sempre sulla stradina che attraversa questo fantastico luogo passando per la Giassara di malga Anghebe e un’altra pozza d’alpeggio .Si scendere verso malga Morando (Ofre) quasi sempre aperta, dove si possono assaporare i profumi e sapori di queste nostre montagne .
Malga Morando
Giunti a questo punto del nostro viaggio qui esiste un punto per accorciare il percorso e rientrare mantenendo la destra ritornare alla macchina accorciando cosi il giro scendendo quindi a Casare Asnicar , La Gabiola e rientro sul sentiero che viene indicato più avanti.
EL FAGARO DE MALGA MORANDO
Nome scientifico: Fagus sylvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località: Malga Morando Altitudine: m 1090 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero: 23 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: 4,6 m Diametro medio della chioma: 19 m Età presunta: 170 – 190 anni
Per chi vuole compiere tutto l’itinerario fino a Malga Rove , dopo aver proseguito da malga Morando si prende a sinistra si sale verso malga Podeme fino a raggiungere la Giassara ed il Frassine di malga Podeme.
LA GIASSARA DE MALGA PODEME
Una raggiera di piante secolari, tre tigli e quattro frassini maggiori , delimita una vecchia ghiacciaia. sulla quale, proprio sopra la porticina di ingresso, una scritta ricorda il rifacimento del tetto , compiuto nel 1938. Le ghiacciaie, giasare in dialetto, erano dei bacini di freddo· che servivano per la conservazione degli alimenti della malga .Venivano tradizionalmente costruite scavando una buca , a volte molto profonda, rivestita con un tappetò di foglie e delimitata ai lati da muretti a secco con un’apertura per l’entrata. Il tetto veniva costruito a volta, utilizzando sassi , terra e muschio. Alla fine dell’ inverno la ghiacciaia veniva riempita di neve, utilizzandole foglie secche come strato isolante superiore. In stagioni fresche la neve riusciva a conservarsi nella giasara fino all’inverno successivo, creando una sorta di frigorifero naturale, un posto adatto per conservare prodotti lattiero-caseari e le carni durante la permanenza in malga.
La giasara di malga Podeme
EL FRASSINE DE MALGA PODEME
Nome scientifico:Fraxinus excelsior L. Nome comune: Frassino maggiore Famiglia:Oleacee Località :Malga Podeme Altitudine: m 1130 Rilevi dendrometrici : Altezza dell’albero:27 m Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza:4,0 m Diametro medio della chioma: 20 m Età presunta:120 – 140 anni
Si continua a salire fino a raggiungere malga Podeme , per poi ridiscendere mantenendo la destra per il pascolo , che porterà verso malga Podeme II .
Malga Podeme
Si continua lungo il percorso che si snoda fino a malga Podeme II passando per un bellissimo pascolo , dove alla fine si incontreranno altri due bellissimi esemplari di Faggio
I FAGARI DE MALGA PODEME II
Nome scientifico:Fagus sylvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località: Malga Podeme II Altitudine : m 1090 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero: m 25 Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza : m 4,1 Diametro medio della chioma: m 19 Età presunta: secolare
Si prosegue per il pianeggiante pascolo mentre si scorge la stradina che porterà a malga Podeme II , situata sullo sfondo di questo tratto prativo.
Malga Podeme II
Scendendo e raggiungendo la malga Podeme II , sulla destra si nota un sentiero battuto che porta al fantastico Sea del Risso che qualcuno chiama lago delle creme , ma il lago delle creme e molto più in basso nella zona di Malga Creme , la sua bellezza e semplicità è unica , soprattutto dopo l’inverno e le giornate di pioggia.
Sea del risso
Dopo essere ritornati sulla stradina che porta si prosegue verso malga Raute , si sale un pò in leggera salita fino ad arrivare alla malga Raute effettuando una piccola deviazione a sinistra , di circa 200 metri per poter ammirare il Sorbo e il Faggio della malga.
EL PALISSIN DI MALGA RAUTE
Splendido albero le sue dimensioni e il suo portamento imponente , è senz’altro uno dei più importanti sorbi montani di tutta Italia Il tronco massiccio e contorto testimonia i secoli di vita della pianta e la grande forza che continua ad animarlo.
Nome scientifico: Sorbus sna ( L.) Crantz Nome comune: Sorbo montano Famiglia: Rosacee Località: Malga Raute Altitudine: m 1126 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero:m 14 Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: m 3,6 Diametro medio della chioma: m 12 Età presunta: plurisecolare
EL FAGARO DE MALGA RAUTE
Nome scientifico:Fagus sytvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia : Fagacee Località : Malga Raute Altitudine: m 1126 Rilievi dendrometrici: Altezza dell’albero m 24 Circonferenza del fusto a 130 cm di altezza: m 3,7 Diametro medio della chioma : m 12 Età presunta : plurisecolare
Malga Raute
Dopo questa piccola deviazione si riprende a salire leggermente sulla stradina in mezzo ai faggi fino a raggiungere la faggeta di Malga Pace passando quasi in mezzo a questo gruppo di alberi tipica di questa nostra zona.
I FAGARI DI MALGA PACE
Nome scientifico : Fagus sytvatica L. Nome comune: Faggio Famiglia: Fagacee Località : Malga Pace Altitudine : m 1126
Malga Pace
Si prosegue poi risalendo in un gruppo di case e per poi raggiungere il piccolo altipiano dove sullo sfondo si nota malga Rove e dove nel suo centro si trova la torbiera.
LA TORBIERA
La torbiera che si trova alle pendici del Monte Rove è l’unica torbiera di tutte le Piccole Dolomiti . Le tolbiere sono dei particolari ambienti naturali che si creano laddove vi è uno scarso drenaggio con conseguente ristagno d’acqua. Le Torbiere possono formarsi in seguito all’accumulo di sedimento fine sul fondo dei bacini o dietro il vallo di una morena e sono caratterizzate da una rallentata decomposizione del materiale organico , con il conseguente accumulo dei resti vegetali che danno origine alla torba. Le torbiere sono essere alimentate da acqua sorgiva (torbiere fontinali) .da acqua di falda (torbiere basse) e da acqua piovana (torbiere alte).In quest’ultime vi sono notevoli accumuli di sfagni , muschi che crescono a cuscinetto e si comportano come delle spugne, assorbendo grosse quantità di acqua, pari anche a venti volte il loro peso secco. L’elevata acidità dell’acqua delle torbiere atte determina un rallentamento della decomposizione con il conseguente accumulo di grossi spessori di torba. Nelle torbiere troviamo piante che si sono specializzate al particolare ambiente acido e umido, vale a dire alcune graminacee , ericacee, ciperacee, giuncacee. Nella torbiera del Rove vegetano gli eriofori, ciperacee dal caratteristico pennacchio bianco, un tempo utilizzato come cotone per medicare le ferite, per preparare stoppini e per riempire i cuscini. Oltre all’Eriophorum Jatifoliu e all’Eriophorum alpinum (Tricophorum alpinum), vegeta il raro Eriophorum vaginatum, con la caratteristica spiga solitaria all’apice del fusto. Se osservate l’ampio ristagno della torbiera ,nel pascolo circostante notate i solchi degli affluenti che convogliano l’acqua captata dai pascoli soprastanti . Non lontano dalla torbiera, alle pendici del Monte Rove, si notano affioramenti rocciosi costituiti dal biancastro calcare di Monte Spitz .
La torbiera
Si mantiene la sinistra salendo attraverso la stradina fino a raggiungere il bivio del 120 che porta in località Gazza , Rifugio Cesare Battisti raggiungibile in circa 20 minuti , mentre a destra si raggiunge la malga Rove .
Malga Rove
Si scende poi a destra della malga attraverso la stradina che riporta in malga Pace , e riprendere la strada verso il ritorno di questo bellissimo ed unico itinerario sulle nostre Piccole dolomiti , raccogliendo così queste grandi emozioni donate dalle Montagnole basse a pochi passi da casa.
Si passa di nuovo per malga Podeme II e presso il Sea del Risso ,proseguendo poi verso la stradina superando così una fontana. Per poi scendendo leggermente di quota raggiungere malga Rotocobe
Malga Rotocobe
Si risale la piccola salitina che riporta a malga Morando (Ofra) e ridiscendere attraverso i pascoli fino alle Casare Asnicar , e raggiungere cosi la trattoria Gabiola dove se aperto si possono gustare piatti tipici.
Trattoria la Gabiola
Si prende la stradina a sinistra che scende e attraverso il sentiero con segnavia bianco-celeste abbastanza variegato e con diversi incroci abbastanza ben segnalati che ci riporterà attraverso la parte sotto la strada comunale fino a Pizzegoro , oppure proseguendo dopo aver raggiunto le malghe delle Vallette , fino al piazzale della cabinovia proveniente da Recoaro Terme ovvero del Chalet della seggiovia. Se si sale a Pizzegoro in un lato opposto del posteggio ovvero sotto la strada asfaltata che scende , c’è un sentiero che collega Pizzegoro a Malga Chempele e allo Chalet della seggiovia .
Chalet della seggiovia
Per dividere il sentiero in due percorsi , fattibili in due volte per chi non riesce a completare il percorso interamente , si può :
Partenza dal Chalet della seggiovia
Lunghezza del percorso completo : 10 km
Dislivello : 509 m
Tempo di percorrenza : 6 ore
Partenza dalla seggiovia , ed attraverso il primo anello quando si raggiunge malga Sebe , si scende alla trattoria la Gabiola e si prende il sentiero di ritorno rientrando al Chalet seggiovia , il rientro si passa di nuovo per Pizzegoro , perchè così facendo si percorrerà una parte nuova che in andata non viene percorsa , ma volendo si può fare la strada a ritroso passando di nuovo per le Vallette e chiudendo così l’anello.
Partenza dalla trattoria della Gabiola
Lunghezza del percorso completo : 11 km
Dislivello : 524 m
Tempo di percorrenza : 6 ore
Partenza dalla trattoria la Gabiola si prosegue verso malga Sebe , si sale sull’Anghebe si passa per Malga Morando e si prosegue per malga Podeme , e malga Podeme II , il Sea del Risso e si continua fino a raggiungere malga Rove e ritornare fino alle Casare Asnicar e ridiscendere alla trattoria alla Gabiola.
Questo piccolo capolavoro fatto di sculture , fate e gnomi , si trova poco nella zona del Tretto sulla strada che porta nel Novegno , si sale da Poleo verso Passo Santa Caterina e si prosegue verso contrada Rossi , si continua verso Località Cerbaro , presso il Ristorante Da Marco.
Piccole riflessioni personali
Questo percorso e per tutti , nato da qualcosa a mio avviso grandioso , a dimostrare che se si lavora tutti per lo stesso obbiettivo , tante belle cose possono nascere , io al di la della fiaba , lo definirei un percorso didattico che vuole insegnare qualcosa ai più piccoli , perchè lo possano capire soprattutto i più grandi , una lezione morale insomma per tutti, che spero tanto vi faccia riflettere , concludo con questo proverbio indiano:
Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero , preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce , solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro. Proverbio indiano
IL SEGRETO DEL BOSCO
Ben arrivati . Vi stavo aspettando .
Vi chiederete chi sono … Sono lo spirito di questo bosco . Non mi vedete ma sono in tutti ciò che vi circonda : negli alberi , nella terra , nei sassi e nell’aria . State per entrare nel bosco delle stagioni , un luogo incantato come tutti i boschi del resto . Seguitemi lungo la grande salita , tra i sassi colorati, e io vi racconterò una storia accaduta un pò di tempo fa .
Un tempo, In questo bosco, gli Gnomi Silvani , piccole creature gentili e laboriose, celebravano il ciclo delle stagioni con una grande festa. Preparavano ogni cosa per l’arrivo di Fata Propizia, regina del tempo e della cerimonia.
Accadde però che il bosco, frequentato non solo dagli Gnomi, ma sempre di più anche dagli umani, inizio ad essere disordinato e malconcio: cartacce, mozziconi di sigaretta, fiori calpestati… un vero disastro! Quante cose da sistemare per gli gnomi prima della cerimonia!
Un mattino la Vecchia Civetta , che sapeva ogni cosa, si posò su un ramo e annunciò : «Cari amici Gnomi , ho una notizia davvero terribile: Fata Propizia è scomparsa».
Scomparsa? Gli gnomi restarono di sasso: senza la Fata non ci sarebbe stata nessuna cerimonia !
Il ciclo delle stagioni era in pericolo e, con lui, l’equilibrio del bosco. E così gli gnomi si riunirono in assemblea davanti alla Grande Roccialncantata .
«Grande Roccia» chiesero gli Gnomi preoccupati «cosa possiamo fare?». La Grande Roccia rimase in silenzio, poi si schiarì la voce e rispose: «Strega Grigia è tornata da queste parti e non ha mai sopportato l’armonia del bosco».
«Quindi c’è il suo zampino!» dedussero gli gnomi «Dove si trova la strega?».
« In cima al sentiero del Nord. Là c’è la sua antica dimora».
«Ci penso io !» esclamò Fulvo , giovane gnomo, scaltro e coraggioso. «E’ troppo pericoloso» lo avvisarono gli altri , ma Fulvo , imperterrito, era già partito lungo il sentiero.
La dimora della strega era vecchia e decrepita.
Gnomo Fulvo provò a sbirciare all’interno, ma non vide nessuno, solo una vecchia scopa e tracce di fuoco nel camino.
Tutto attorno però si sentiva profumo di fiori e di aria d’estate, di foglie secche e vento di neve.
Era il profumo delle stagioni, il profumo di Fata Propizia. Doveva essere passata di lì. Senza perdere tempo, Fulvo ridiscese il sentiero e continuo la ricerca.
Qualcosa era cambiato nel bosco. Sembrava che gli alberi si fossero messi sull’attenti, ritti come soldati. Che fosse frutto di un incantesimo di Strega Grigia?
O forse erano preoccupati anche loro. Povera fata, chissà dov’era tenuta prigioniera.
Gnomo Fulvo penso che era proprio il caso di consultare il Grande Albero Sacro.
Il Grande Albero Sacro si ergeva alto e possente in una piccola radura. Con i suoi rami sembrava voler abbracciare e proteggere l’intero bosco.
«Caro amico che dolce sorpresa, ti vedo infelice… cosa ti pesa?» chiese l’albero al giovane gnomo.
«Fata Propizia è scomparsa. Forse e prigioniera di strega Grigia».
Il Grande Albero Sacro sorrise , poi disse : «Nel bosco dei fitti abeti , potresti trovare alcuni segreti…» .
Gnomo Fulvo doveva quindi proseguire. Ringraziò il Grande Albero e si diresse verso il bosco dei fitti abeti.
Quel bosco era proprietà di Zeldo, un gnomo solitario e molto geloso dei suoi possedimenti . Si interessava di magia e aveva fatto un’incantesimo: proprio nel punto in cui si entrava nel bosco, il terreno a volte cedeva e si apriva una profonda voragine ,Questo per scoraggiare i visitatori.
Gnomo Fulvo vide che , proprio al limitare del pericoloso passaggio , erano stati recisi alcuni alberi. Così salì su ciò che rimaneva dei tronchi e riuscì ad oltrepassare il punto insidioso sotto gli sguardi sospettosi degli alberi-guardiani.
Quando fu nel bosco dei fitti abeti , gnomo Fulvo proseguì lungo il sentiero con gli occhi bene aperti .
Ad un tratto gli parve di udire un respiro profondo e poi un sussurro ,quasi un sibilo nell’aria . Si pose in ascolto e sentì: «Non tutto è come sembra….e ciò che e grigio può brillare». La voce proveniva da un albero i cui rami si levavano verso il cielo.
Gnomo Fulvo la riconobbe : era la voce di Alba, madrina di tutte le creature del bosco , che poteva assumere mille sembianze.
«Non dire nulla piccolo gnomo» gli disse Alba «So già tutto . Segui il sentiero e io ti guiderò»
Rassicurato Fulvo riprese la sua ricerca. Cammina cammina, arrivò all’altura dei tronchi gemelli. Proprio lì, sul suo trono, stava seduto Zelda e con sguardo severo lo fissava : «Cosa vuoi straniero?» chiese imperioso .
«Cerco Fata Propizia . Temo sia stata rapita da Strega Grigia».
Zeldo si fece ancora più cupo : «Si…è probabile…».
In quel preciso istante un’arcigna risata risuono tra gli alberi. Fulvosi guardò attorno e si accorse che, poco più in là, una mostruosa creatura agitava in aria i suoi lunghi tentacoli.
«Fermo! Dove stai andando ? ». Intimò la creatura allo gnomo. E tra i tentacoli , apparve il volto di Strega Grigia.
«Dove hai nascosto fata Propizia?» chiese Fulvo.
Ma prima che la strega potesse parlare, Zeldo urtò: «Ho io Fata Propizia ! E la festa delle stagioni si celebrerà soltanto qui , nella mia parte di bosco!».
«Ma il bosco è unico e appartiene a tutti!» ribatté gnomo Fulvo.
«No , la vostra parte di bosco è stata profanata dagli umani!».
In quel momento si sentì profumo di fiori e di aria d’estate, di foglie secche e vento di neve…
Fulvo volse lo sguardo giù, lungo il sentiero, e fu allora che la vide….
Era lei, Fata Propizia, meravigliosa e perfettamente in armonia con la natura che la circondava.
«Non temere» disse la fata a gnomo Fulvo «Zeldo non mi ha rapita». Fulvo non capiva.
«Seguimi» continuò allora la fata «ti svelerò un segreto!».
E invitò Fulvo a scendere con lei verso alcuni alberi che fiancheggiavano il sentiero.
«Qui vivono gli Esseri Favolosi» spiegò Propizia piccole creature che aiutano Zeldo a salvaguardare la sua parte di bosco : raccolgono cartacce spengono mozziconi di sigaretta , curano con unguenti magici i fiori calpestati» . «E come mai tu sei qui ?» chiese gnomo Fulvo alla fata.
«Per chiedere aiuto agli Esseri Favolosi. Solo così la vostra parte del bosco sarà pronta per la grande cerimonia» .
«E strega Grigia ?» chiese gnomo Fulvo
«E’ dalla nostra parte . Con la sua magia terrà a bada Zeldo finchè gli Esseri Favolosi vi aiuteranno».
«Forza andiamo ! »lo esortò la fata «Gli Esseri Favolosi sono pronti : C’è molto lavoro da fare !».
13E così, per giorni e giorni , gli gnomi Silvani e gli Esseri Favolosi lavorarono insieme per ripulire il bosco e le stagioni per la grande festa .E quando ebbero finito , intagliarono il legno , dipinsero le rocce , sistemarono il sentiero che divenne meraviglioso.
Ancora oggi , tra gli alberi, si nascondono queste piccole creature che , di notte , lavorano per mantenere intatto quel magico luogo.
E un giorno , gli umani , consapevoli degli errori che avevano fatto e di quanto importante fosse rispettare tanta meraviglia , lo chiamarono “il sentiero di fiaba”
Ma volete sapere come andò a finire?
Finalmente , sotto la luce della luna , si celebrò la festa delle stagioni , la più bella festa che fu mai realizzata.
Gli gnomi Silvani , gli Esseri favolosi , Fata Propizia e Strega Grigia cantarono e ballarono fino all’alba.
E Zeldo ?
Dalla rabbia fece le valige e se ne andò lontano a cercare un altro bosco tutto per sè . Ma c’è anche chi sostiene che la Strega Grigia l’abbia trasformato in una roccia , in un albero o addirittura in un cestino dei rifiuti.
Ad ogni modo , ciò che conta, è che l’equilibrio del bosco sia stato mantenuto e si spera rimanga tale per molti e molti anni .
Tutto questo è stato possibile grazie a mani generose che hanno messo a disposizione , chi pezzi del bosco , chi attraverso le proprie doti artistiche ha donato e creato le sculture presenti in questo capolavoro , lezione di vita:
Itinerario : Fongara – Piasea – Val dei Righi – Malga Campetto – Chalet Gingerino – Righi – Fongara
Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 10 Km
Tempo di percorrenza dell’anello : 3h30
Dislivello totale : 820 m
Quota massima raggiunta : 1610 m
Questo itinerario e molto impegnativo e tecnico , occorre un’ottima preparazione e orientamento , l’avvicinamento e molto bello si prende la mulattiera che porta dalla cabina dell’Enel situata lungo la strada asfaltata che porta in Fongara , addentrandosi nel bosco in mezzo alla valle , che traversa la val Sigolara per poi proseguire verso il punto di captazione dell’Acquedotto comunale per poi salire fino a località Piasea , si ritorna un pò verso contrada Righi , oppure si sale per il pascolo diventato in parte boschivo fino a raggiungere un canalino più incavato nel terreno , e risalire fino ad entrare in un fitto bosco di Faggi , da qui la salita è ripida ed impervia si sale su canalino e bosco fino a raggiungere il tratto prativo di malga Campetto e attraverso la pista da sci raggiungere lo Chalet Gingerino , e se aperto potrete apprezzare qualche buon piatto di pasta , che si potrà consumare fuori all’aria aperta . Questa parte di salita , è molto dura si tratta di 3,5 km con 760 metri di dislivello , un impegno molto importante e non per tutti ma regala degli scenari unici e molto diversi. La discesa può essere fatta sia per la pista da sci che per la stradina che sale fino allo Chalet Gingerino, rendendola così meno difficile e più scorrevole , raggiunta la Conca d’oro , o Pizzegoro che dir si voglia si attraversa tutto il pascolo e si scende verso i Righi per poi rientrare a Fongara , la mia traccia passa per il centro dei Righi ma è praticabile a chi ha pratica con l’orientamento oppure conosce la zona .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 458 m
Quota massima raggiunta : 1614 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come Raggiungere
Dopo aver raggiunto la conca d’oro di Recoaro Mille si lasci l’auto nell’ampio posteggio di località Pizzigoro , il percorso non richiede abilità specifiche occorre solo un pò di praticità con i sentieri di montagna , quindi si parte dalla strada asfaltata dove si possono notare i 23 Tigli secolari ovvero i Linte di Pizzigoro si prosegue per il sentiero 120 che porta verso la località Gazza passando per diversi punti molto belli e panoramici con alcune malghe che nel periodo estivo sono aperte , si prosegue in parte in strada asfaltata fino ad raggiungere un bivio (parte del percorso è lo stesso del sentiero dei grandi alberi) si prosegue in un tratto prativo e boschivo che una volta era parte della pista da sci di fondo , si prosegue trovando nella zona di malga Sebe il famoso Linte delle montagnole un stupendo esemplare di Tiglio secolare alto circa 25 metri si prosegue salendo un pò verso malga Anghebe , passando vicino ad una piccola cava , si raggiunge così la località Anghebe caratterizzata da questo pascolo con una pozza d’alpeggio , seguendo sempre il segnavia 120 si arriva al bivio che porterà attraverso il Rodecche a Malga Campodavanti che la si può trovare aperta nel periodo estivo di pascolo. Raggiunta la malga si prosegue fino alla sella di Campetto per poi ridiscendere attraverso la stradina oppure sulla pista da sci fino a raggiungere la conca D’oro , Pizzegoro .
Punti di appoggio: Passo Falzarego – Rifugio Giussani
Come raggiungere
Dopo essere salito a Cortina si prende per il Passo Falzarego 2105 m , si lascia l’auto sul piazzale della cabinovia e si prosegue imboccando il sentiero 402. In alternativa si potrebbe salire anche da Selva di Cadore.
Questo itinerario permette di salire e di circumnavigare la Tofana di Rozes , il sentiero richiede perciò una preparazione ottima e richiede l’uso dell’attrezzatura da ferrata per superare prima la galleria del Castelletto e poi la Ferrata Lipella , di una discreta lunghezza anche se poco impegnativa nella prima parte , proseguendo poi fino a raggiungere la seconda parte che ti porterà in vetta.
Descrizione del percorso
La Tofana di Rozes rimane per me una delle montagne più belle , si parte dal passo Falzarego , seguendo il segnavia 402 , fino a forcella Travenanzes 2507 m , si inizia a scendere fino ad un forcella Col del Bòs 2332 m , poi seguendo la base della Tofana si raggiunge il bivio che sale dal castelletto con una scaletta in galleria , dove e passata la storia e dove si possono ancora notare i resti di legno di quella angusta scala che portava i soldati dentro alle viscere di questa montagna , si esce su un ghiaione stabile , sulla sinistra il Castelletto , mentre proseguiamo alla destra per raggiungere il sentiero attrezzato Lipella , lungo è il suo percorso tra sali e scendi e traversi , non difficoltosi ma impiegano le buone forze destinate per il ritorno, si sale tra pareti con molti appigli e tra crepe caratteristiche di questa grande montagna , lo spettacolo della val Travenanzes lascia senza fiato , mentre si solleva lo sguardo verso la parete che tra mille cambiamenti di direzione continua a salire. Si arriva dopo diverse tiri al bivio che porta alla postazione Tre dita sulla sinistra , mentre a destra si prosegue per l’ultimo attacco alla vetta , anche se finita la via attrezzata si dovrà proseguire ancora per circa 20 minuti . Provo la risalita alla vetta dopo circa 150 metri mi tocca rinunciare visto la pioggia che inizia a scendere , non fa niente si prosegue tra il dirupo della Travenanzes ed il pian del Majarie appena raggiunta la postazione Tre dita 2696 m tra il vallone che separa la Tofana di Rozes dalla Tofana di Mezzo e dal Nemesis , per poi raggiungere la forcella Fontananegra ed il Rifugio Giussani 2580 m , prendetevi il tempo per dare un occhiata al ex rifugio Cantore ed ai baraccamenti del periodo bellico presenti su questo sito. Si ridiscende poi per il sentiero 403 che porta al Rifugio Di Bona , ma in una curva si incrocia il 404 che riporta prima a forcella Travenanzes e poi al Passo Falzarego
Piccolo cenno storico
“D’un tratto si scaricarono mille armi. Da ogni parte le palle fioccavano con violenza, come se volessero squarciare i massi che servivano da riparo agli jäger. Le mitragliatrici crepitavano ininterrottamente. Pareva quasi che la roccia stessa vomitasse proiettili, poiché il nemico non si faceva minimamente scorgere, tanto abilmente si era nascosto. Non si vedevano che pietre mulinare con un terribile fragore, martellare furiosamente, eruttare morte e sterminio! Ogni più piccolo anfratto, ogni appiglio, ogni spacco, ogni sporgenza sembrava in preda alla follia e partecipava a quella tregenda. E tutto il furore si riversava su quell’esiguo drappello di 60 Jäger! Ma costoro attendevano imperturbabili senza rispondere, che così aveva ordinato il loro capo. Mentre le palle e i frammenti di roccia turbinavano sopra le loro teste, sì che l’aria si impregnava della polvere prodotta dalle pietre stritolate, essi scrutavano acutamente attraverso le feritoie, spiavano cautamente oltre gli spigoli dei sassi disposti a parapetto, per avere il nemico a portata dei loro cannocchiali da puntamento, sin dal primo istante della sua avanzata. E l’istante venne; che il tiro durò solamente un quarto d’ora. Allora, cessato il fuoco di colpo, si ebbero alcuni secondi di silenzio; e subito dopo tutte le rupi si animarono. In un baleno esse brulicarono di figure fosche, che scaturivano da tutti i nascondigli del terreno frastagliato, balzavano di masso in masso, strisciavano felinamente, si arrampicavano sulle rocce, se ne calavano, si avventavano innanzi come in preda all’ebbrezza, seguendo i loro capi e trascinando seco tutti gli esitanti, affascinati da una volontà irresistibile, che tutti indistintamente spronava verso un unico punto. E i fucili degli Jäger germanici falciarono in mezzo a loro una copiosa messe. Dapprima avanzarono travolgenti le ondate degli Italiani, ma poi l’impeto delle prime file si infranse, i sopravvenienti recalcitrarono davanti ai sanguinanti cadaveri e ai disperati sguardi dei moribondi e si indugiarono dietro i massi più a lungo del tempo necessario a riprendere fiato. Si spinsero bensì nuovamente innanzi, e l’ondata successiva incalzò con impeto rinnovato, ma le loro file incominciavano ormai a vacillare e la loro foga a intepidirsi. Ed allorché gli Jäger ne ebbero di nuovo fulminato un gran numero, delimitando con pugno irresistibile un tratto di terreno che neppure il più animoso riusciva a oltrepassare senza soccombere, la fiumana nemica ristagnò ed alla fine si acquietò. Il primo assalto era stato stroncato.“
Generale Antonio Cantore
Forcella di Fontana Negra. Zona Tofane. È il pomeriggio del 20 luglio 1915, quando il generale Cantore rimane fermo, impassibile a due proiettili che lo sfiorano. Cade subito dopo, colpito mortalmente da un terzo colpo che lo centra in piena fronte, forando la visiera del berretto che portava. Nasce così la leggenda del papà degli alpini e noi in ogni occasione in cui accompagnamo i nostri reduci scomparsi diciamo che sono andati avanti e che andranno a trovare tutti i Caduti che li hanno preceduti nel paradiso di Cantore .
La nuova linea austriaca fu organizzata circa 600 metri dietro alla precedente, limitando di molto la portata del sanguinoso successo degli italiani (furono alla fine necessari tre assalti per impadronirsi della posizione!) che però videro in questo successo la “vendetta” per la morte del gen. Cantore.
Per raggiungere questo luogo fantastico si sale a Cortina D’Ampezzo , si prosegue superando Fiammes , sulla sinistra si noterà un cartello riportante la Val di Fanes , si lascia l’auto , e si prosegue a piedi per ammirare questo scenario di grande bellezza ,attraverso la stradina asfaltata che nel primo tratto costeggia il torrente Ru de Fanes , attraverso il sentiero 10 , man mano che si sale ci si allontana dal torrente e si inizia ad entrare nella zona delle cascate e si nota la grande profondità degli anfratti e canyon , dapprima si supera un ponte con uno spettacolo incredibile incontrando diverse aree di sosta con panchine e tavole , si raggiunge così il primo tratto di via attrezzata “Giovanni Barbara” presso il bus de l’ors ,tratto che scende sul fondo del canyon passando dietro la cascata stessa per poi salire su di un ponte e attraversare il torrente fino al punto di partenza , da li si prosegue seguendo il sentiero dei canyon e delle cascate , superando cosi un ‘altro ponte e salire velocemente di quota attraverso alcune scalette di ferro e naturali con i tronchi , si attraversa nuovamente un ponte con una cascata gigantesca ed una portata d’acqua incredibile , si risale sul sentiero tutto boschivo ma parallelamente al torrente fino a raggiungere un bivio , che attraverso una seconda via attrezzata “cengia de mattia” presso lo sbarco de fanes , e ti fa compiere un passaggio sotto la cascata ed una risalita sulla cengia sovrastante , fino a raggiungere la strada , si prosegue a sinistra imboccando la strada in discesa fino a raggiungere un bivio a destra Progoito che porterà fino all’imbocco del 401 passando per il bosco dei cadoris da dove dopo aver superato un ponte su un canyon molto profondo si va a ridiscendere per rientrare all’auto , inoltre e presente nella zona di partenza un bar ed un piccolo spazio giochi per i più piccoli , rimane un’escursione di enorme bellezza e meraviglia per grandi e piccoli.
Tempo di percorrenza della via : 2h30 (8h il giro completo)
Dislivello totale : 1350 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 3220 m
Cartografia : Lagiralpinan°3 Dolomiti Agordine e Val di Zoldo 1:25000
RICORDO CHE QUESTA FERRATA E MOLTO DURA SOTTO IL PROFILO FISICO , LA SALITA RICHIEDE CIRCA 3 ORE ( PER I MENO PREPARATI ) , E RICORDO CHE IL PROBLEMA PIU’ GROSSO E DATO DAI TEMPI DI AVVICINAMENTO E RITORNO PER UN TOTALE DI CIRCA 8 ORE , SI PARTE DA CASERA DELLA GRAVA , OPPURE DORMIRE AL RIFUGIO COLDAI
AVVICINAMENTO
Dopo aver raggiunto l’abitato di Dont si prosegue verso il Passo Duran , raggiunto l’abitato di Chiesa si mantiene la sinistra per Casera della Grava 1627 m , li si lascia l’auto e si sale per il sentiero 557 fino a superare la forcella Grava a quota 1784 m e poi raggiungere attraverso il sentiero 558 prima la stazione della funicolare che porta il materiale sul Rifugio Maria Vittoria Torrani , si prosegue per il sentiero 558 divenuto ripido fino a raggiungere prima il sentiero Angelini e poi salendo fino alla Forcella Vant della Sasse quota 2476 m , si entra nell’altipiano Val della Sasse con un panorama che sembra lunare , tenendosi sulla destra si arriva dopo 20 minuti all’attacco della via , tempo di arrivo all’attacco e di circa 2h30.
Una ulteriore via di risalita fino all’attacco e data dal sentiero 558 che parte nella zona del Rifugio Vazzoler nel versante opposto Agordino , la quale risulta molto piu lunga sia in auto che nel tratto a piedi.
LA FERRATA
La via ferrata e molto bella ed impegnativa , molto diversa da quella degli alleghesi , più corta ma severa , si sale il bastione di testa situato a monte della Val della Sasse , l’attacco e posto a quota 2613 m , mentre il dislivello e di circa 380 m , la ferrata parte inizialmente su roccette stabili con molti appigli , per poi iniziare con dei tratti di corda abbastanza irti , anche se con diverse staffe ed appigli , si prosegue poi su serie di lastroni di circa 15-20 metri , poi inizia con tratti più impegnativi , si affrontano alcuni traversi orizzontali , per poi riprendere a salire in quasi verticale , poi superato l’ultimo tratto verticale si ritorna in un tratto orizzontale a scaletta , per poi raggiungere il tratto più esposto della ferrata che porterà ad un tratto privo di corda fisse per poi risalire a Pian della Tenda e un’ultimo tratto dove si raggiunge il rifugio Maria Vittoria Torrani a quota 2984 m , se si prosegue verso la cima in circa 40 minuti , attraverso un sentiero che sale su un ghiaione detritico fino a quota 3220 del Civetta.
Il ritorno viene fatto per la via normale che scende attraverso le guglie scendendo a sinistra del rifugio Torrani , con alcuni pezzi attrezzati fino a raggiungere il sentiero Tivan 557 in circa 2h , rientrando così dallo stesso fino a Casara della Grava
VOGLIO RICORDARE CHE LA FERRATA E IMPEGNATIVA SU AMBIENTE DI ALTA QUOTA , PRIVA DI ACQUA E CHE PER COMPIERE L’ANELLO COMPLETO CI VOGLIONO 8H PARTENDO DA CASARA DELLA GRAVA
Tempo di percorrenza della via : 3h30 (8-9 h il giro completo)
Dislivello totale : 1100 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 3220 m
Cartografia : Lagiralpinan°3 Dolomiti Agordine e Val di Zoldo 1:25000
RICORDO CHE QUESTA FERRATA E MOLTO DURA SOTTO IL PROFILO FISICO , LA SALITA RICHIEDE CIRCA 4 ORE ( PER I MENO PREPARATI ) , E RICORDO CHE IL PROBLEMA PIU’ GROSSO E DATO DAI TEMPI DI AVVICINAMENTO E RITORNO PER UN TOTALE DI CIRCA 8-9 ORE , MEGLIO SE SI RIESCE A DORMIRE AL RIFUGIO COLDAI
AVVICINAMENTO
Dopo aver raggiunto il Palafavera ed aver lasciato l’auto si prosegue a piedi sulla carrabile sentiero 564 verso malga Pioda si imbocca sulla sinistra il 556 fino al rifugio Coldai Sonino 2132 m tempo di percorrenza circa 2h ,per poi proseguire verso il sentiero del Tivan per circa 1h30 , passando per i torrioni delle Zoliere quota 2184 m , fino a raggiungere Porta del Masarè 2420 m nei torrioni del Schenal del bech , da li sulla destra parte il sentiero che sale sull’attacco della ferrata .
LA FERRATA
La via ferrata e molto bella con difficoltà tecnicamente non difficili , ma molto impegnativa per la sua lunghezza , sommati a quelli della via di rientro . Fin dall’attacco ripido con molte staffe presenti , in ambiente severo di alta quota , salendo si incontrano canalini molto facili da superare grazie ai numerosi gradini di roccia , lo scenario e mozzafiato che si vede e unico già a questa quota. Si superano alcuni tratti verticali ma con numerosi appigli naturali incontrando poi altri canalini attrezzati ed alcuni no , alcuni canalini verticali ben attrezzati da staffe si superano facilmente per poi raggiungere tratti piani che portano a pezzi attrezzati con pendenza di 45-50 gradi , riprendendo poi tratti più verticali e scalette , incontrando dei piccoli terrazzamenti dove e possibile sostare gustando un panorama incredibile , la via inizia nuovamente a salire su un canalino verticale con molte staffe e appigli , incontrando un altro terrazzino con una visuale unica sul Pelmo e Pecol e la val di Zoldo , si ricomincia a salire in verticale con molti appigli naturali , raggiungendo altri terrazzi di sosta , si riprende una salita verticale per poi affrontare un traverso in cui bisogna prestare attenzione che porta nel forcellino tra i due versanti , situato sopra il rifugio Tissi e una visuale unica sulla Marmolada , la salita riprende verticale e prosegue un traverso orizzontale e poi riprende verticale con poca pendenza raggiungendo un punto in quota in cui sono visibili il lago di Alleghe e il laghetto di Coldai , si riprende a salire sulla cresta raggiungendo finalmente la vetta del Civetta 3220 metri con un scenario a 360 gradi che riesce ad emozionare anche i cuore duro dei montanari più veri . si scende poi fino al rifugio Maria Vittoria Torrani quota 2984 m.
Il ritorno viene fatto per la via normale che scende attraverso le guglie scendendo a sinistra del rifugio Torrani , con alcuni pezzi attrezzati fino a raggiungere il sentiero Tivan 557 in circa 2h , per poi rientrare al rifugio Coldai e scendere al Palafavera
Un ulteriore sentiero per il ritorno sarebbe attraverso la ferrata Tissi , che allunga notevolmente il percorso rendendolo cosi ancora più difficile fisicamente , ricordo inoltre che la ferrata Tissi in discesa risulta molto complessa e pericolosa sopratutto per la stanchezza fisica , resta quindi una via per ESPERTI ALPINISTI
VOGLIO RICORDARE CHE LA FERRATA E IMPEGNATIVA SU AMBIENTE DI ALTA QUOTA , PRIVA DI ACQUA E CHE PER COMPIERE L’ANELLO COMPLETO CI VOGLIONO 8H DAL RIFUGIO COLDAI