Cartografia : Edizioni Zanetti – n°101 Pale di San Martino 1:25000
Come arrivare
Si sale attraverso la valle di Vanoi fino ad arrivare a San Martino di Castrozza , superato l’abitato si imbocca la strada che porta al Passo Rolle e si raggiunge la stazione di partenza della funivia di Colverde.
Descrizione
Anche se il sentiero non è segnalato come difficile io, un occhio di riguardo nel percorrerlo lo avrei, il sentiero parte dapprima su una piccola carrabile che porta ad imboccare al bivio il sentiero n.725 del Cacciatore volendo seguire una traccia segnalata nelle cartine ufficiali poi raggiunto il bivio si andrebbe ad imboccare il n.701, risulta più conveniente salire dalle stazione di partenza della funivia Colverde . Il dislivello è importante e presenta alcuni tratti attrezzati con corda anche se non necessitano l’uso di imbrago. Dalla partenza della funivia del Colverde si imbocca il sentiero 701, che presenterà un primo tratto prativo sulle piste da sci che con poca pendenza porterà fino alla stazione di arrivo di Colverde, raggiunta la funivia di scambio che porterebbe a pochi metri da Cima Rosetta, il sentiero comincia a salire più ripido tra mughi e larici, per alcuni tornanti, fino ad arrivare sotto le creste della cima Corona e fino a raggiungere il bivio con la ferrata Bolver-Lugli. I suoi imponenti zig-zag su un terreno molto detritico e ghiaioso ti portano in mezzo alle rocce di un colore unico, il sentiero si inerpica severo su ripidi pendii con numerosi parti attrezzate da cordini , ed alcuni veri e propri corrimano passando poi vicino ad un traliccio della funivia, il sentiero si fa ripido e bisogna prestare molta attenzione, fino a raggiungere l’ultimo tratto in cui la pendenza molla un pò è lascia lo spazio al pianoro dove in mezzo si potrà ammirare il rifugio Rosetta Pedrotti immerso in un scenario unico che ti entra dentro e ti scatena infinite ed incredibili emozioni. Lo scenario delle Pale di San Martino è qualcosa di una bellezza unica ed ineguagliabile. La salita anche se severa e difficile porta in un luogo indefinibile sotto il profilo panoramico e della maestosità delle sue creste e cime che intorno al rifugio Rosetta , al ghiacciaio della Fradusta si spazia in un scenario lunare
Ritorno
Il ritorno per chi non volesse scendere dallo stesso può essere fatto dal 702 che passa per il passo Val de Roda e scende attraverso un folle zig-zag fino alla funivia di partenza per il Col verde, in alternativa per chi dovesse essere in difficoltà potrà discendere in Funivia
Ricordo inoltre che questo sentiero viene usato anche per il Rosetta Vertical Trail Run per informazioni : info@rosettaverticale.it
Dedicato a chi lavora… con un’amore vero… per la propria terra, a dimostrazione che l’unione fa la forza.
Una considerevole parte del Gruppo Amici del Sentiero di Recoaro Mille si è ritrovata a festeggiare in amicizia e allegria la conclusione della stagione di manutenzione dei sentieri 2024.
Il Gruppo di Volontari ha una lunga storia. Nato 40 anni fa con l’ obiettivo di rendere piacevole e sicuro camminare tra i borghi di Recoaro Mille, ha migliorato nel tempo i sentieri esistenti, oltre che a crearne di nuovi collegando le zone di Borga – Piasea – Busa di Pizzegoro – Rasta – cabinovia per Recoaro Terme – Monte Spitz – Fantoni e Fongara.
Manutenzioni costanti negli anni con sfalcio, taglio ramaglie e rovi, sistemazione del fondo di ghiaia e scalini, e quest’ anno con la posa dell’ opportuna segnaletica.
Un Gruppo vivace e propositivo ad oggi di 40 volontari composto ancora da alcuni decani che lo hanno fondato (lunga vita) e da giovani leve entusiaste dell’iniziativa. Il nostro futuro.
Un ringraziamento speciale all’ Amministratore Comunale di Recoaro Terme per il sostegno fornito alla buona riuscita dei lavori annuali. Lucia Camposilvan
ATTENZIONE QUESTE VIE FERRATE PRESENTANO PARETI VERTICALI CON DIFFICOLTA VARIABILE , CHE VANNO DA UN PASSAGGIO SEMPLICE ORIZZONTALE A SALITE DIFFICILI , IN OGNI CASO E OBBLIGO L’USO DEL CASCHETTO IMBRAGO E SET DA FERRATA E MEGLIO ANCHE I GUANTI .
Come Raggiungere
Dopo essere salito a Cortina D’Ampezzo si prende per il Passo Falzarego 2105 m , oppure salendo direttamente da Agordo passando per il lago di Alleghe si imbocca la salita che porta al Passo Falzarego , molto meno trafficata è più corta se si vuole raggiungere solo il Passo si prosegue per Val Parola raggiungendo così il Forte Tre Sassi a sinistra mentre sulla destra parte il sentiero dei Kajserjager.
Descrizione
Raggiunto il forte Tre Sassi , oppure il posteggio vicino dove si sale sul Sas de Stria, si prosegue per il sentiero che raggira tutto il massiccio ad una quota più bassa per circa 30 minuti fino a raggiungere un bivio poco segnalato ma intuitivo che ti porterà alla ferrata Fusetti, la via è abbastanza corta ma presenta alcuni tratti che non permettono certo errori accompagnati da tratti ricchi di appigli, anche se molto sporchi e detritici, alcuni tratti più verticali la rendono moderatamente difficile, non è certo l’ideale per la prima esperienza in ferrata, i suoi tratti con pochi appigli e sporchi la rendono insidiosa, la discesa viene fatta dall’itinerario che scende dal Sas de Stria fino a tornare in posteggio .
Cenni storici
Nell’ottobre del 1915, l’esercito italiano fronteggiava gli austriaci tra le cime del Lagazuoi e del Col di Lana : il Sas de stria domina la sottostante strada delle dolomiti che percorre il Passo Val Parola e il Passo Falzarego , e costituiva quindi un importante punto strategico. Dopo alcuni tentativi falliti di attacco alla postazione, rimasta in mano agli austriaci, fu ordinato al reggimento sotto il comando dell’allora Colonello Achille Papa di tentare una nuova incursione. Il sottotenente Fusetti si offrì volontariamente di guidare un gruppo di soldati nella conquista della vetta, situata a 2477 metri di quota, per poi sorprendere gli austriaci posizionati nelle trincee più in basso. Raggiunta la cima la notte del 18 ottobre, dispose i suoi uomini in attesa dei rinforzi, che però tardarono ad arrivare. Furono invece avvistati da alcuni soldati austriaci saliti sulla cresta: scattato l’allarme, iniziarono i combattimenti. Nonostante la resistenza organizzata dal Fusetti, gli italiani furono ben presto accerchiati: molti restarono feriti, e il sottotenente fu colpito alla fronte, mentre si sporgeva fuori del riparo per sparare. Al termine di una sanguinosa battaglia, i pochi superstiti si arresero, dopo aver deposto tra i crepacci le salme dei compagni caduti.
La storia di quanto era accaduto fu ricostruita grazie alla loro testimonianza, e a quella del tenente al comando degli austriaci. Prima di affrontare la rischiosa spedizione, il sottotenente aveva lasciato una lettera alla famiglia, in cui esprimeva i suoi sentimenti e le ultime volontà, e nella quale chiedeva espressamente che il suo corpo rimanesse nel luogo in cui era stato ucciso.
Per il valoroso comportamento, il 25 febbraio 1923 gli fu conferita la medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Le sue spoglie non furono mai ritrovate, ma un cenotafio lo ricorda nel Sacrario militare di Pocol .
A ricordo dell’impresa, nel 2018 gli Alpini , impegnati senza successo nella ricerca dei suoi resti, hanno realizzato una Via ferrata in suo onore che ripercorre il tragitto seguito dalla spedizione.
Medaglia d’oro
«Prescelto a capo di un manipolo di animosi per l’occupazione di un forte baluardo alpino, dal nemico accanitamente difeso, arditamente ne scalava una ripida parete, quasi a picco, sorprendendo le vedette nemiche e conquistandone la vetta più alta, sulla quale piantava il tricolore. Accerchiato da preponderanti forze, opponeva eroica resistenza, cercando più volte di sfondare la linea nemica; ma rimasto isolato, esaurite tutte le munizioni, dopo lunga e disperata resistenza, colpito a morte, cadeva da prode sul campo. Eroico esempio delle più nobili virtù militari che, anche alla vigilia dell’azione, presagio della sicura morte cui andava incontro, egli aveva voluto consacrare in una nobile lettera di estremo saluto alla famiglia.» — Sasso di Stria, 18 ottobre 1915.
Lettera testamentaria
«16 ottobre 1915 Dai pressi del castello di Buchenstein
Con mano sicura esprimo colle parole che seguono non le mie ultime volontà, ma quei miei pensieri che desidero sopravvivano, per quelli che mi amano, alla mia morte. Sono alla vigilia d’una azione d’ardimento, dal cui esito dipendono in gran parti le sorti d’una vittoria. A me, ai miei compagni d’armi non manca gran copia di fede: l’esito, con la vita, con la bella morte, sarà degno del nostro imperturbabile amore per la Patria. Se cadrò, papà, Gina, angelo mio, amici e parenti che mi amate, non abbiate lacrime per me: io la morte, la bella morte l’ho amata. Non pensatemi col petto squarciato, nell’ultimo spasimo, ma dal furore d’un impeto eroico svanire in una beatitudine suprema. Io ho sognato, nelle peregrinazioni del pensiero nelle grandi questioni umane e cosmiche, un avvenire di perfezione nelle cose morali e nelle fisiche. Ho amato la Patria mia, nell’intimo delle sue divine bellezze, delle sue tradizioni. Ho amato sopra ogni cosa l’umano genere, campo ove è possibile e necessaria la lotta, dove è desiderabile e probabile il pacifico trionfo delle idealità non sacrileghe. E appunto perché ho stimato necessaria la lotta io mi sono volonterosamente, serenamente battuto. Che il mio povero corpo semplicemente riposi dove sono caduto, io desidero; inumato coll’onore delle armi, fra i miei commilitoni. Che il sacrificio mio, umile fra tanta gloria, sproni, se c’è, l’ignavo e dia sangue al codardo. Babbo mio, Gina mia, angelo mio, parenti, amici, voi che tanta parte siete dell’anima mia, con la memoria … della mamma, in alto i cuori! Con tenerezza serena, con fede, nella pace dell’anima cristiana, sul campo, al cospetto del nemico che non temo mi firmo Mario.Questa lettera contiene il mio testamento. Faccio un obbligo d’onore a chi è incaricato di verificare per censura la corrispondenza, di non profanarne il contenuto. Questa lettera potrebbe essere trattenuta per qualche tempo.
Dopo essere salito a Cortina D’Ampezzo si prende per il Passo Falzarego 2105 m , oppure salendo direttamente da Agordo passando per il lago di Alleghe si imbocca la salita che porta al Passo Falzarego , molto meno trafficata è più corta se si vuole raggiungere solo il Passo.
Descrizione
La cengia Martini è una cengia di arroccamento prima della galleria che sale sul piccolo Lagazuoi , teatro di una resistenza estrema degli alpini, è conveniente farla prima di salire sulla galleria degli alpini, si tratta di una cengia attrezzata che porta nei baraccamenti italiani del Lagazuoi , negli osservatori e nelle postazioni di tiro verso il Sasso di Stria. Si sale con l’imbrago e caschetto meglio anche la frontale, come nelle Galleria, fino a raggiungere il punto del camino di mina che non è stato usato, lo scenario e mozzafiato sia nei panorami che nei ricordi storici della situazione di vita dei soldati nei tre anni di Cengia. I passaggi di per se non sono difficili, anche se alcuni esposti e richiedono massima attenzione, il ritorno dev’essere fatto dallo stesso sentiero fino al bivio della galleria che porterà all’antecima del Lagazuoi.
Cenni storici
Durante la Grande Guerra la linea del fronte dei combattimenti tra l’impero austro-ungarico e il Regno d’Italia passava tra il Sasso di Stria e il piccolo Lagazuoi e tagliava la zona del passo Falzarego. Qui i due schieramenti militari si fronteggiavano a poca distanza. La Cengia Martini fu la postazione più importante in questo settore del fronte. Mentre gli austro-ungarici erano arroccati sulla sommità del Lagazuoi, tra il 18 e il 19 ottobre 1915 due plotoni di Alpini occuparono la cengia posta a metà della parete del Piccolo Lagazuoi. L’occupazione era stata preceduta da numerose ricognizioni notturne sul posto, attraverso un terreno roccioso molto aspro e difficile, nelle immediate vicinanze delle posizioni austriache. Così, sotto il comando del maggiore Ettore Martini, gli Alpini riuscirono ad occupare la Punta Berrino, lo spigolo roccioso che si protende in avanti a est dell’Anticima e a occupare e ad attestarsi sulla cengia che attraversa la parete meridionale del Piccolo Lagazuoi da ovest a est. Questa cengia si rivelò essere una posizione privilegiata per colpire la postazione Vonbank austro-ungarica a difesa del passo di Valparola, una vera spina sul fianco degli Austriaci perché consentiva agli italiani di colpire dall’alto le trincee del passo. La truppa era ricoverata in baracche-ricovero addossate alla roccia e capacità nel totale di offrire ricovero a 140 uomini. Col tempo la Cengia Martini venne dotata di camminamenti, cucine, mensa, magazzino, telefono, stazione teleferica, posto di medicazione, fucina, falegnameria, fureria. Venne inoltre scavata una galleria per permettere di raggiungere la cengia dalla base della Punta Berrino e proteggere i portatori dall’artiglieria del Sasso di Stria. Un’altra galleria, detta dell’Anfiteatro, sarebbe dovuta sbucare sopra le trincee austriache sul versante occidentale della cengia per attaccarle dall’alto ma rimase incompiuta. Attorno alla Cengia Martini la lotta infuriò per tre anni. La maggior parte degli sforzi degli austro-ungarici su questo fronte furono concentrati nel tentativo di allontanare gli italiani dalla Cengia Martini, 4 mine furono esplose sulla montagna creando il grande ghiaione che oggi si vede alla base del Lagazuoi.
Per le azioni sul Piccolo Lagazuoi il Maggiore Martini ricevette una medaglia di bronzo, una d’argento, una croce al merito e la croce di cavaliere della Corona d’Italia.
Le nostre posizioni conquistate il 25 ottobre 1915 erano la Cengia Martini e Punta Berrino dedicato al Cap. Berrino che li ci lascio la vita , le nostre posizioni costarono un enorme sacrificio di sangue per i due anni che le mantenevamo salde , avevamo due teleferiche che arrivavano dalla base del canalone Travenanzes e dal Canalone del Falzarego, mentre le loro teleferiche arrivavano dalla Val Parola e dalla Tagliata ‘ntra i sass.
Le mine di guerra del Piccolo Lagazuoi furono memorabili :
La prima del 14 gennaio 1917 con l’obbiettivo di fare saltare la cengia Martini ma per un errore tecnico si pensa di intasamento sfogo la sua potenza verso gli austriaci recando numerosi danni . La contromina italiana era già pronta ma visto che l’esplosione non creo paure ed il raggio d’azione non fu ritenuto pericoloso si penso di non farla brillare, la mina degli austroungarici si ritenne pressappoco di circa 15000 kg di esplosivo.
La seconda mina del 22 maggio 1917 con l’obbiettivo la posizione avanzata della Cengia Martini, gli italiani ben interpretarono il lavoro del nemico ed essendo previsto il brillamento della mina nella notte, le posizioni del possibile scoppio furono sguarnite per poter essere poi riprese dopo l’esplosione nonostante lo scoppio potente della mina non ci furono perdite.
Mina italiana a quota 2668 era la cima più meridionale del Piccolo Lagazuoi ovvero un bastione avanzato con delle pareti a picco che dominava tutte le posizioni italiane del monte Cengia Martini-punta Berrino-Passo della Fede e nella zona del Passo Falzarego dopo il brillamento di questa mina la zona che era saldamente occupata dagli austroungarici, fu occupata dagli italiani la mina che era di 33000 kg eseguita dal Tenenti Malavezzi, Cadorin e Tazzer con 5 mesi di lavoro fu fatta brillare il 20 giugno del 1917 e successivamente, attraverso la galleria, tentarono la conquista delle postazioni intoccate dall’esplosione. L’azione, anche stavolta, non ebbe né vincitori né vinti: gli austriaci ripiegarono e rinforzarono rapidamente le trincee scampate all’urto della mina. L’anticima cadde in mano italiana, ma tentare di occupare l’intero ripiano del Piccolo Lagazuoi avrebbe portato ad ulteriori gravi perdite tra gli Alpini. Il cratere provocato dalla mina italiana è tuttora individuabile, assieme all’immenso accumulo di detriti scivolati a fondovalle, sia di questa che delle altre mine austriache. La quarta mina austro-ungarica, esplosa nel settembre del 1917, ebbe una potenza minore rispetto a quella del maggio precedente e portò all’ennesimo nulla di fatto.
ATTENZIONE QUESTE VIE FERRATE PRESENTANO PARETI VERTICALI CON DIFFICOLTA VARIABILE , CHE VANNO DA UN PASSAGGIO SEMPLICE ORIZZONTALE A SALITE DIFFICILI , IN OGNI CASO E OBBLIGO L’USO DEL CASCHETTO IMBRAGO E SET DA FERRATA E MEGLIO ANCHE I GUANTI .
Come Raggiungere
Si sale da Cortina verso il passo Falzarego, raggiunto il Col Gallina ovvero il Ristorante da Strobel 2060 m, in fondo il posteggio si nota il sentiero. Scendendo invece dal Passo Falzarego si raggiunge Strobel .
Descrizione
Imboccato il sentiero in fondo al posteggio del Ristorante Strobel, si sale fino a raggiungere la carrabile segnavia 423, che porta a sud verso il rifugio Di Bona , raggiunta una piccola radura dove si notano dei ruderi della prima guerra, si imbocca un sentierino poco visibile e segnalato che porterà all’attacco della via circa 30 minuti. La via non è impossibile ma molto esposta agli eventi climatici, e completamente al sole, i passaggi non sono difficili ma alcuni richiedono molta attenzione, dai primi scivolosi 10-15 metri, ad un passaggio chiave dopo un traverso molto semplice , le altre parti del percorso non presentano passaggi difficili , fatte di molti appigli e gradini permettono di procedere in maniera spedita con un panorama ineguagliabile su quel crinale roccioso che ti porterà in quota 2559, sul monte Col del Bos e sulla linea di trincea della guerra del 15-18, si tratta di una ferrata non proprio difficile ma non per principianti.
Il ritorno
Viene fatto attraverso un sentiero che porta in un canalini abbastanza detritico, fino a raggiungere il fon do dell’attacco della via stessa, oppure proseguendo per la forcella del Bos si potrà scendere dalla parte opposta , ricordo che il canalino detritico presenta diversi punti in cui bisogna prestare attenzione , e ricordo inoltre che la via stessa presenta poco dopo un passaggio complicato il rientro nel sentiero di discesa.
Cartografia : Edizioni Zanetti – n°104 Cortina e Dintorni 1:25000
ATTENZIONE QUESTE VIE FERRATE PRESENTANO PARETI VERTICALI CON DIFFICOLTA VARIABILE , CHE VANNO DA UN PASSAGGIO SEMPLICE ORIZZONTALE A SALITE DIFFICILI , IN OGNI CASO E OBBLIGO L’USO DEL CASCHETTO IMBRAGO E SET DA FERRATA E MEGLIO ANCHE I GUANTI .
Come Raggiungere
Il punto di partenza per questo itinerario è il passo Giau, attraverso il 443 si sale e ad un primo bivio si imbocca il 438 ferrata Ra Gusela, raggiungendo poi il Nuvolau 2575 m.
Si può anche salire fino al rifugio Scoiattoli con la Seggiovia e poi attraverso il sentiero 443 raggiungere il 438 della Ferrata ma risulta molto più lungo.
Se si pernotta al rifugio Nuvolau, inoltre si può effettuare un giro ad anello scendendo dal 439, imboccando poi il 443 dal rifugio Cinque torri , e raggiungere il bivio con il 438 Ra Gusella , e ritornare così al Rifugio Nuvolau in circa 3h30.
Descrizione
Raggiunto il bivio con il 438 da qualsiasi parte si arrivi si inizia a salire dapprima con leggera pendenza per poi aumentare in maniera molto impegnativa fino alla forcella dove inizierà la via attrezzata, la via è abbastanza corta con due tronconi principali , uno all’inizio del canalino , e l’altro nella parte di arrivo al rifugio Nuvolau 2575 m, anche se le difficoltà sono molto ridotte , voglio ricordare che le ferrate non sono sentieri ed è bene affrontarle con prudenza e con persone capaci di guidare il gruppo.
Il ritorno
Raggiunto il rifugio Nuvolau 2575 m, si scende lungo la schiena d’asino, raggiungendo così il rifugio Averau, poi si tiene la sinistra e si imbocca il 452 che passando ai piedi delle creste del Nuvolau ci riporterà al passo Giau .
Per chi invece vuole fare più fatica può scendere dal 439, fino al Cinque torri e imboccare il 443 raggiungendo così il passo Giau, allungando un po il percorso.
QUESTA FERRATA E’ L’IDEALE PER UN PRIMO RAPPORTO CON LE VIE ATTREZZATE, PURCHE VENGANO ESEGUITE ASSIEME AD ISTRUTTORI, GUIDE , ACCOMPAGNATORI ABILITATI E CAPACI CHE POTRANNO VALUTARE ANCHE L’EFFETTIVA CAPITA’ DEGLI ESCURSIONISTI.
Cartografia : Edizioni Zanetti – n°104 Cortina e Dintorni 1:25000
ATTENZIONE QUESTE VIE FERRATE PRESENTANO PARETI VERTICALI CON DIFFICOLTA VARIABILE , CHE VANNO DA UN PASSAGGIO SEMPLICE ORIZZONTALE A SALITE DIFFICILI , IN OGNI CASO E OBBLIGO L’USO DEL CASCHETTO IMBRAGO E SET DA FERRATA E MEGLIO ANCHE I GUANTI .
Come Raggiungere
Per raggiungere la partenza di questo itinerario è necessario raggiungere dapprima il passo Falzarego per poi salire al rifugio Averau , e sulla sinistra si noterà il segnavia della Via ferrata, eventualmente si può salire anche con la seggiovia fino al rifugio Averau.
Per chi è molto preparato si potrebbe salire anche dal passo Giau, facendo prima la ferrata Ra Gusela, poi raggiunto il Nuvolau 2575 m, scendere fino al rifugio Averau, ed imboccare il sentiero.
Si può anche salire fino al rifugio Scoiattoli con la Seggiovia e poi attraverso il sentiero 439 abbastanza semlice salire fino al Rifugio Averau
Descrizione
Il sentiero parte dal piccolo spiazzo del rifugio Averau e sale con poco pendenza per circa 15 minuti finche l’aumento di pendenza repentino porta all’attacco della via , la via e corta e non presenta difficoltà , per questo risulta molto trafficata, un primo tratto di una decina di metri con pietra un pò scivolosa, un passaggio in un camino stretto anche raggirabile dal pezzo che sale dritto usato anche in caso di traffico , salita questa parte raggiunto un traverso orizzontale si entra in un camino più lungo ma aperto per poi raggiungere il tratto finale , tutto il tracciato è di modesta difficoltà , ma per chi non pratico di ferrate dev’essere valutato singolarmente. L a visione in vetta a 2649 metri è mozzafiato a 360 °. Praticamente lo stesso panorama dal rifugio Nuvolau , solamente più aperto alla visione.
Il ritorno
Il ritorno viene fatto a ritroso attendendo in base al traffico presente sulla parte attrezzata che essendo di modesta difficoltà è molto trafficata.
QUESTA FERRATA E’ L’IDEALE PER UN PRIMO RAPPORTO CON LE VIE ATTREZZATE, PURCHE VENGANO ESEGUITE ASSIEME AD ISTRUTTORI, GUIDE , ACCOMPAGNATORI ABILITATI E CAPACI CHE POTRANNO VALUTARE ANCHE L’EFFETTIVA CAPITA’ DEGLI ESCURSIONISTI.
Pensiamo di poter esprimere con le nostre parole tutte le nostre emozioni, niente di più sbagliato, le emozioni si devono vivere con le mani, gli occhi, la bocca, e con l’anima, per poter raggiungere il profondo del cuore. Luke
Un grosso ringraziamento a tutte le educatrici , OSS ed infermieri , volontari eccetera . Per questa mia piccola ma grande iniziativa che mi ha permesso di entrare nel campo delle RSA della nostra zona, ed a loro tutti i nonnetti che sono loro il vero motore di tutto questo…grazie a tutti veramente .Luciano cailotto
Esistono persone che credono di leggere negli occhi dei propri interlocutori il dolore della loro anima , ma nn sono in grado di vedere nemmeno attraverso un barattolo di vetro se è pieno o vuoto …purtroppo quelli che lo sanno fare sopportano un peso molto maggiore , ma saranno in grado ci dirti quelle parole che placheranno il tuo silenzioso dolore. Luke
Ci sono nella zona delle realtà che meritano visibilità, come del resto nei rifugi alpini, può essere bello il rifugio, ma queste piccole realtà sono fatte di persone, accoglienza, amicizia, semplicità…valori radicati dalla notte dei tempi, ma percepiti e tramandati ormai da troppo pochi, qui su questo piccolo paradiso c’è chi si è messo in gioco perchè se si vuole ottenere qualcosa dalla vita bisogna anche muovere le braccia, e qui sta succedendo tutto questo …ed io nel mio piccolo voglio ringraziare chi porta avanti queste cose . Luciano
Chi siamo
Siamo una piccola e giovane realtà in provincia di Vicenza.
Il nostro progetto di recupero inizia nel 2021 acquistando una casa in una contrada posta sopra al territorio di Valli del Pasubio che era in stato di abbandono ripulendo e risistemando le abitazioni e i prati e ricreando orti e frutteti con piante di varietà antiche e praticando orticoltura biologica food forest.
Pratichiamo la silvicoltura curando e ripulendo i prati e i boschi.
Alleviamo ovini e galline e gestiamo una piccola locazione turistica, offrendo una esperienza a contatto con la natura ai nostri ospiti. Viviamo in casa con 2 cagnolini.
Durante l’anno svolgiamo attività di:
Fienagione e sfalcio prati
Gestione stalla/pollaio
Raccolta legna gestione del rimboschimento controllato e pulizia boschi
Preparazione del suolo per le colture
Gestione orti sociali
Coltivazione patate
Coltivazione frutti rossi
Semina raccolta e trasformazione dei frutti e degli ortaggi che coltiviamo
Accoglienza ospiti
Accoglienza gruppi Scout
Escursioni a piedi e in bici
Le nostre attività:
Visite guidate in azienda con degustazione
Laboratori didattici estivi
Raccolta di erbe spontanee
Laboratori gastronomici
Escursioni in mtb con o senza guida
Escursioni trekking con o senza guida
Passeggiata con asinelli
Orti sociali
Per prenotare una visita invia una mail a: az.agr.lacamelia@gmail.com
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 605 m
Quota massima raggiunta : 909 m
Come Raggiungere
Si parte da località Aste , poco lontano dall’ex Ospedale di Schio , salendo verso Poleo , vicino alla Trattoria San Martino.
Descrizione
Il percorso parte dalla località Aste , presso la trattoria San Martino, lasciando l’auto in un ampio posteggio, si imbocca la via Crucis dal cenacolo posto pochi metri sopra il posteggio, si sale lungo le prime stazioni , si raggiunge una curva dove la via cruci svolta a sinistra , mentre noi proseguendo sulla destra ci addentreremo nel bosco con il piccolo ruscello che corre sulla sinistra , la salita non è difficile e molto lieve , presenta alcuni ponticelli un pò pericolosi ed a cui bisogna prestare attenzione, per le tavole un pò usurate dal tempo , si continua passando su alcuni tratti in cui alcune piccole frane detritiche hanno divelto qualche pianta di alto fusto che ostruisce un pò il passaggio , anche se facilmente superabili , bisogna prestare sempre attenzione , si continua a salire , si possono scorgere alcuni segnavia usurati dal tempo e poco visibili , fino a raggiungere le case della contrada Formalaita 554 m, da li si sale ancora tenendo la strada centrale , perchè sulla sinistra parte la strada Forestale che porta a Santa Caterina-Marsigli , imboccato il sentiero centrale si transita sotto la cima del monte Faedo 715 m, e poi sempre tra leggeri saliscendi a fianco del Monte Guizza 843 m , si prosegue sempre in mezzo al bosco uscendo poi per un breve tratto prativo , dove si potrà vedere un pò il panorama che era stato coperto dal bosco, si prosegue sempre per la carrareccia fino a vedere la Croce sul dosso della Chiesetta di Santa Caterinella poco lontano dalla Contrada Rossi , ma continuiamo a salire per un breve tratto un pò più impegnativo , per poi rientrare in un sentierino stretto che porterà a un piccolo spiazzo con una specie di piccola stalla , per poi attraverso un tratto prativo uscire nella strada asfaltata che a sinistra porterà in contrada Rossi mentre a destra in località Cerbaro, si prosegue verso sinistra raggiungendo prima contrada rossi e poi imboccando a sinistra saliremo sulla chiesetta di Santa Caterinella.
Il Miracolo di Santa Caterinella
La tradizione racconta che in questo luogo avvenne il miracolo quando un padre vide, il carro, trainato da vacche e sul quale stava seduto alla figlioletta, precipitare dal burrone, egli, inginocchiandosi, invocò la beata Vergine e Santa Caterina d’Alessandria e poco dopo vide arrivare il carro sopra una vicina riva. Fece costruire un capitello con un piccolo altare per potervi celebrare la messa e di sommo pontefice concesse l’indulgenza a quanti lo avessero visitato. Le tante elemosine raccolte permisero la costruzione di una chiesa dedicata alla Santa. La chiesa di Santa Caterina si separò dalla parrocchiale Madre di San Ulderico nel 1627 diventando autonoma. Accanto alla chiesa sorse e cimitero e la parrocchia fu sempre luogo di incontro e vocazioni. Nel 1787 fu concesso di edificare una nuova chiesa in un luogo più centrale al paese. La prima fu demolita, due suoi altari furono portati in un nuovo edificio. Accogliendo le richieste dei fedeli, Don Marco Dalla Vecchia nel 1905 fece costruire questa piccola cappella oratorio, dove sono state poste le statue della Santa e del Sacro Cuore. Sono conservati, inoltre, alcuni ex voto e due angeli che fino al 1963 erano parte dell’altare della Madonna, nella parrocchiale. In una nicchia si conserva una piccola antica statua di Santa Caterina, che così ritornata alle origini.
Ritorno
Il ritorno può essere fatto dal sentiero S3 già descritto in precedenza su un’altro post che scenderà dapprima attraverso la contrada Costeneri , prima a Santa Caterina e poi passando per il cimitero di guerra si scenderà attraverso il bosco fino alla località Paladini e poi scendendo la Valle dei Molini si raggiungerà Poleo, attraverso il tratto asfaltato si arriverà all’auto.
Ritorno per ESPERTI
Per chi invece volesse avventurarsi in una spedizione di orientiering , avendone le capacità , potrà scendere dalla Chiesetta di Santa Caterinella ed imboccare il primo sentiero a sinistra che porterà nella locale palestra di roccia in poche decine di minuti, per poi proseguire con alcuni tratti più ripidi da evitare con la pioggia, si scende abbastanza ad intuito ed è INDISPENSABILE UN’OTTIMA CAPACITA’ DI ORIENTAMENTO, ci son molte deviazioni e diversi itinerari che bene o male portano in valle.