Si sale per la strada 46 che da Schio porta al Pian delle Fugazze , raggiunto il cartello di confine tra Veneto e Trentino sulla sinistra e presente il posteggio dove lasciare l’auto , e proseguire a piedi.
Descrizione
Si imbocca il sentiero situato sull’altra parte della strada adiacente al cartello giallo nero del vecchio confine austroungarico , si sale dapprima sull’antico cippo quello dove sono presenti le formelle , quelle dell’impero austroungarico e italiano , superato il cippo il sentiero sale in maniera ripida e decisa , con tornanti e zig zag che riescono in parte a ridurne la pendenza si sale di circa 300 metri impegnativi ma molto panoramici composti soprattutto da ghiaioni detritici , fino ad una piccola sella 1415 m, per poi entrare in un pezzo con mughi e alberi , si passa dal crinale destro a quello sinistro salendo ora in mezzo a mughi mentre le pendenze non mollano , la presenza di alcuni pezzi di corda aiuta la risalita anche se non risulta pericolosa , alcuni tratti su rocce ne aumentano la bellezza , si raggiunge cosi anche la prima delle cime il Bacchetton 1555 m dove sale anche l’omonimo Vajo , da dove si può ammirare il pezzo successivo di percorso che sale ancora irto fino al Sengio dell’Avvocato 1731 m e prosegue ancora con scenari sia meravigliosi essendo un sentiero di cresta permette una visione unica , ma continua a salire poi con passaggi incredibili quasi dolomitici una visione verso la valle di incredibile bellezza a 360 gradi mentre iniziano a vedere postazioni e la lunghezza dell’occhio tempo permettendo arriva lontano . Il sentiero prosegue con un passaggio fantastico sopra un sasso incastrato quasi a tenere aperta la breccia profonda sotto , proseguendo si continua a salire con fatica notevole anche per raggiungere altre piccole vette tra mughi e rocce , una volta a destra una a sinistra, si raggiunge così il primo paraneve dove si può volendo uscire e raggiungere la strada degli eroi, ma proseguendo si sale ancora superando la bocchetta a quota 1800 m, per poi salendo ancora mentre il terreno diventa sempre più composto da mughi e roccia , si raggiunge la cima del Pria Favella 1834 m , per poi superato il Colletto alto della Val di Fieno 1777 m , e dove arriva anche il boale della Lorda , fino a raggiungere la strada degli eroi poco prima della Galleria D’Havet .
Ritorno
Il ritorno si fa dalla rotabile per la val di fieno , oppure salendo fino al rifugio Papa e scendere dalla Val canale , un eventuale e buona alternativa e di salire fino al Cogolo Alto e scendere per il 398 Creste dell’incudine .
Qui sotto potrete Visionare il video per gentile concessione di Pietro Filippi: Buona Visione
QUESTO E UNA VIA NORMALE , CIOE UN ITINERARIO PER ALPINISTI O ESCURSIONISTI ESPERTI NON E PER TUTTI , CI VUOLE UNA OTTIMA PREPARAZIONE FISICA , ED UNA CONOSCENZA DELL’AMBIENTE ALPINO DI ALTA QUOTA , MOLTA ATTENZIONE VA DATA ANCHE ALLE CONDIZIONI METEO
Tempo di percorrenza: 3h30andata dall’attacco
Dislivello totale da Forcella Piccola : 1171 m
Quota massima raggiunta: 3264 m
Cartografia : Lagiralpinan°23Dolomiti Zoldane e Cadorine 1:25000
Avvicinamento
L’avvicinamento a questa via può essere fatto da diverse località , la più usata ed ovvia è quella di San Vito di Cadore , salendo fino al posteggio delle piste da sci e poi attraverso il Rifugio Scotter 1580 m ( dislivello 1684 m) . Oppure salendo fino al Rifugio San Marco 1823 m , ed il mattino successivo salire prima a forcella Piccola 2120 m e poi imboccare la Via Normale ( dislivello 1441 m). Altra via è quella di raggiungere il Rifugio Galassi 2013 m , e poi il mattino successivo salire la via Normale ( dislivello 1251 m).
Descrizione
Il percorso di questa via normale è severo e presenta tutte le caratteristiche di questa importante e maestosa montagna , neanche il dislivello più corto rende semplice questa ascesa , del resto quello che si ha di fronte è il Re delle Dolomiti , il suo terreno e in parte ghiaioso per la sua fragilità ma nello stesso tempo duro ed ostico in quei suoi immensi lastroni di pietra durissima , i suoi spigoli vivi in ogni sua presa con le mani rende questa montagna parte di te in quei passaggi severi ed in ambiente in cui la scelta del percorso va di pari passo con la difficoltà e dove la concentrazione non deve mai scemare. Le difficolta di alcuni passaggi rendono l’ascesa qualcosa di unico e grandioso l’arrivo sulla cima riempie cuore e occhi di quelle emozioni che solo qui si possono risvegliare , salendo il primo tratto ghiaioso si può ammirare cose mai viste ed inspiegabili raggiunta la zona della Bala , si cambia musica e ritmo si sale su roccette dove il piede trova la sua posizione con facilità e la mano stringe quella presa che garantisce un contatto quasi umano diventando un tuttuno con la montagna, mentre il tratto propone nuove e diverse difficoltà, e dopo aver superato questo tratto si sale quasi alla ricerca di una traccia o di un possibile sentiero per risalire, fino a raggiungere quello spettacolo che sono quei lastroni che finiscono in fon do con pareti strapiombanti , dove anche i materiali contano sulla tenuta del cammino , si sale sulla sinistra in un spigolo che ti permette di ammirare quel ghiacciaio che in basso a quota 2500 m rimane li nascosto da sole , finito il lastrone lungo circa 300-400 metri si mettono di nuovo le mani su quella roccia spigolosa e tagliente per compiere quegli ultimi passaggi su scenari che ti permettono di capire la severità di questo ambiente fino a raggiungere quella vetta che tanto abbiamo desiderato e dove una lacrima colma quella fatica e lascia lo spazio a delle grandissime ed inspiegabili emozioni.
Ritorno
Per il ritorno si scende dalla stessa via , prestando molta attenzione , il tempo di discesa fino al bivio è di circa 2h30 , per il Rifugio Galassi 2013 m , oppure per chi deve scendere al Rifugio Scooter 1580 m, circa 1h20.
Riflessioni
Sono salito su questa montagna con umiltà sapevo che nn sarebbe stata semplice , ma sapevo che avrebbe riempito occhi , cuore ed anima , di quel contatto diretto quasi corpo a corpo con le sue pietre taglienti dove le mani facevano presa sicura in qualche ostico passaggio , dove la roccia si vive , si sente e si stringe , dove il tuo piede cerca un appoggio sicuro e stabile, e proprio li che l’occhio spazia in quel scenario unico di quei imponenti lastroni che rendono questa via qualcosa di unico ed incredibile , del resto L’Antelao è il Re delle Dolomiti 3264 m .
La Leggenda della Sambalana Principessa del Bianco inverno
Leggenda narra che da queste parti, il giorno delle nozze di Merisana, la regina dei Lastoi, con Rèj de Raiés (re dei raggi), il sovrano dei piani dell’Antelao dai fiori e fronde loro donati dai sudditi nacque il larice. Le giovani foglie che germogliano in primavera sui larici altro non sono che il velo di sposa di Merisana che, posato dalla regina sui rami secchi dell’albero, lo fa rifiorire in primavera
Leggenda vuole che sull’Antelao viva Samblana, la principessa del bianco inverno. Allontanata dai Maòi suoi sudditi, continuamente vessati per il desiderio di vestiti sempre più suntuosi, rimase a lungo confinata fra le montagne di vetro con il lungo velo – intessuto d’argento, luce e albume d’uovo incastrato fra i ghiacci, impossibilitata a muoversi e ben presto dimenticata da tutti.
Pentita per la severità del proprio comportamento verso il suo popolo, fu un giorno raggiunta da due bambine, morte senza battesimo e in attesa di entrare nel regno dei cieli, che si offrirono di aiutarla. Con il tempo si unirono altre bambine, finché assieme riuscirono nell’intento di liberare Samblana e sollevare il suo pesantissimo strascico. La principessa visitò allora le Tofane, la Marmolada e il Ghiacciaio della Fradusta ma alla fine scelse come dimora Nantelou anche se, si narra, inizialmente abitasse nel bosco di Bajon dove possedeva un maestoso faggio presso una fonte magica. Ogni anno, quando a fine inverno veniva raggiunta da un numero di bambine sufficiente a trasportare il velo, ne congedava alcune regalando loro un pezzo di tessuto, con il quale potevano accedere all’agognato regno dei cieli. Un bel giorno arrivarono anche le gemelle Iemeles, che offrirono una stupenda pietra azzurra ed i propri servigi alla principessa, ma ormai non c’era più bisogno del loro aiuto, cosicché Samblana decise che sarebbero diventate le sue messaggere presso gli uomini.
Quando le si incontrano però, e succede specialmente la mattina presto quando i pascoli alpini sono bagnati dalla rugiada, non si deve dimenticare di salutarle con reverenza e gentilezza perché solo così esse avvisano dell’imminenza dei pericoli causati dalle terribili frane e temporali e mettono in guardia dai bategoi ovvero dagli incantesimi dello stregone Barba Gol e dall’arrivo della temutissima poiana. Quando infatti la poiana proietta sui pascoli la propria ombra, la gries ovvero le pecore corrono atterrite senza direzione e con il rischio di finire nei burroni, cosicché i pastori per scacciarla urlano forte e le deviano contro i raggi solari attraverso dei pezzi di ottone. Per lo scampato grave pericolo gli uomini sono soliti ringraziare le Iemeles indicando loro i luoghi dove nascono le fragole più buone.
Per aiutare gli uomini a superare l’inverno Samblana fece anche costruire, con la pietra azzurra, un misterioso specchio con il quale riusciva a deviare i raggi solari nei più sperduti angoli della valle: era questo il rai, il raggio azzurro della principessa. E creò anche il lago di Zigoliè, dove fece crescere le magiche cipolle con le quali era possibile allontanare Barba Gol e curarsi da diversi malanni.
Quando il velo sarà ridotto a tal punto da non toccare più la neve, allora sarà giunto il tempo promesso e Samblana sarà libera di recarsi sulla sommità della montagna, dove le anime beate camminano nello splendore eterno oltre i nevai, ma le Iemeles continueranno ad avvisare gli uomini dei pericoli incombenti ancora per lungo tempo.
Dopo aver preso la statale che da Piovene Rocchette porta all’abitato di Arsiero si prende la destra per salire verso Tonezza e i Fiorentini , alla prima curva si prende a sinistra verso l’abitato di Posina , si prosegue fino al passo della Borcola che separa la val di Posina dalla Val terragnolo fino a raggiungere la Malga Borcola
Descrizione
Questo itinerario che propongo insieme ad altri sul Pasubio completa molti punti di questo maestoso Massiccio, sia ben chiaro che un’itinerario di queste dimensioni non è certo alla portata di tutti , ma andiamo per passi , giunti in auto sul Passo della Borcola si scende verso la malga e ditro al piccolo laghetto si nota il segnavia 148 che porta al Passo di Lucco passando per la Malga Gulva , si scende nella valle fino alla malga e si sale in un canalone detritico , la selvaggia Val Gulva , conosciuta e praticata da pochi , che si snoda in maniera incredibile tra massi giganti e terreni prativi e boschivi tali da non comprenderne la direzione , fino a raggiungere località Sorgente a 1850 m , ovvero nel bivio del sentiero 147 che proviene da malga Costa e porta nella Sella delle pozze 1903 m , ma non è questo il sentiero che noi prenderemo , proseguiremo dal 121A fino a raggiungere il 120 e sulla destra verso Selletta Est dei Campiluzzi 2002 m , dove andremo alla ricerca della Galleria di circa 300 m che al suo interno oltre che essere stata usata per il periodo bellico del 1915-18 , si possono ritrovare orme dei dinosauri sul suo soffito , e situata dietro al cartello segnavia proseguendo fino ad un a discesa su materiale detritico si arriva ad un piccolo dosso e sulla destra si noterà il suo imbocco , dopo averla visitata si prosegue verso il rifugio Lancia dove una bella pasta ci aspetta , si riparte con il 102 che ci porterà fino a bocchetta delle Corde e poi attraverso il 105 tricolore prima sul Roite e poi sui Dente austriaco , su quello italiano e poi a cima Palon 2232 m per poi attraverso il Cogolo Alto scendere fino al Rifugio Papa , dove un a sosta e d’obbligo , per poi ripartire per il 120 passando per l’arco romano e la chiesetta di Santa Maria dove a pochi metri si trova la selletta comando della linea italiana , si continua in un’alternarsi di sali scendi , fino alle 7 croci ed all’altare costruito dal comune di Trambileno per i suoi caduti , si sale fino alla selletta del graviglio , e imboccando un sentiero poco segnalato proseguire sulla linea difensiva austroungarica visibile dalle pareti di cemento , si prosegue su postazioni e ricoveri fino a superare i sogli bianchi e raggiungere l’immenso prato circostante a malga Costa , per poi atrraverso tratti boschivi e prativi raggiungere il Passo della Borcola .
Riflessioni Personali
Un percorso lungo e difficile , molti tratti sono sconosciuti ai più ma capace di creare grandi ed uniche emozioni, non sicuramente alla portata di tutti , perche qui l’esperienza e le capacità di muoversi in questi ambienti severi come per esempio la val Gulva richiede doti non sottovalutabili , ma alla fine se vi farete accompagnare da persone capaci il solo fatto di riuscire in questa impresa rende il tutto , e una catena di emozioni che non si possono certo raccontare o descrivere con le sole parole. Luciano
QUESTO E UNA VIA NORMALE , CIOE UN ITINERARIO PER ALPINISTI O ESCURSIONISTI ESPERTI NON E PER TUTTI , CI VUOLE UNA OTTIMA PREPARAZIONE FISICA , ED UNA CONOSCENZA DELL’AMBIENTE ALPINO DI ALTA QUOTA , MOLTA ATTENZIONE VA DATA ANCHE ALLE CONDIZIONI METEO
Tempo di percorrenza: 6h00andata e ritorno
Dislivello totale: 600 m dal Giussani1200 dal Di Bona
Quota massima raggiunta: 3225 m
Rifugio di Appoggio: Rifugio Di Bona 2037 m – RifugioGiussani 2600 m
Avvicinamento
Dopo essere salito a Cortina si prende per il Passo Falzarego 2105 m , raggiunto un bivio si sale sulla destra , verso il rifugio Di Bona 2037 m dove si lascerà l’auto e si proseguirà a piedi per salire al Rifugio Giussani 2600 m dove si pernotterà , per poi il mattino successivo salire su una delle montagne che io reputo la più bella delle dolomiti la tofana di Rozes . Oppure per chi è più preparato si può salire direttamente ma il dislivello diventa importante e da nn sottovalutare partendo dal Rifugio Di bona 2037 m.
Descrizione
Il percorso di questa via normale non presenta grosse difficoltà anche se molto poco segnalato è molto intuitivo , si prende il sentiero che arriva al Giussani 2600 m dalla Postazione Tre Dita , una posizione che domina su tutta la val Travenanzes , ad un primo bivio si inizia salire in maniera importante su ghiaioni detritici e spunti di roccia stabile in cui la presenza frastagliata della stessa crea gradini quasi naturali su cui inerpicarsi , il dislivello partendo dal Giussani e abbastanza lieve di circa 600 m, la presenza di sole estivo rende la via più complessa visto la totale assenza di piante ed ombra , continuando a salire con tratti di ghiaioni e roccette si raggiunge la cresta è si procede sul versante sinistro con su ghiaioni e sentiero segnato dal continuo andirivieni degli escursionisti , per chi invece volesse cimentarsi nella parte finale della Ferrata Lipella proseguendo perla postazione Tre Dita si entrerà nella Ferrata per completare i circa 300 metri e raggiungere i ghiaioni che porteranno direttamente sulla vetta rientrando così sulla via normale che sale dal Giussani , per quanto riguarda la ferrata Lipella è documentata in altro post visto la sua lunghezza . Comunque soggiornando la notte in rifugio ci sarà tutto il tempo per salire e scendere con tranquillità e sicurezza anche fino all’auto .
Ritorno
Per il ritorno si scende dalla stessa via , prestando molta attenzione , il tempo di discesa fino al bivio è di circa 2h , per il Rifugio Giussani ricordo che dopo ci sono almeno 1h per rientrare all’auto , e quindi i tempi devono essere ben calcolati.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 300 m
Quota massima raggiunta : 1112 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Come Raggiungere
Con questo sentiero si sale da Santorso verso San Ulderico e Bosco di Tretto , arrivati al bivio si prende per i colletti del Summano , si prosegue fino a trovare un posto dove mettere l’auto , eventualmente si procede fino a colletto Grande , li esiste un ampio posteggio . In questo caso si deve tornare indietro fino ad incontrare il segnavia 455 si prende il sentiero che porta in Busa del Novegno passando per Passo Campedello e malga Campedello.
Descrizione
Tecnicamente difficile in quanto percorre le creste in quota e relative postazioni che lo rendono unico ed indescrivibile praticamente cammina sopra il 455 , contrassegnato da pallini rossi ed alcuni segnavia del CAI molto vecchie , si sale tra cengie strapiombanti e passaggi ostici , alternati da parti pianeggianti ed irte , uno spettacolare scorci tra le due valli che non potrà che ammaliare l’escursionista , per poi colmare sul pezzo di sentiero del monte Brazome , rimane un itinerario per esperti per i suggestivi passaggi , alternati ad una possibilità di arrampicata per i temerari con chiodi split già posizionati tutti raggirabili.
Ritorno
Per il ritorno si può usare il 455 oppure giunti al bivio il 444 scendendo così di nuovo dove si era lasciata lauto
Attenzione questo sentiero in invernale risulta coperto dalla neve ed è quindi intuitivo , non è un percorsoper tutti , richiede ottima capacità di adattamento a condizioni di neve importanti viste le quote , una preparazione fisica ottima ed attrezzatura alpinistica completa , conoscendone inoltre l’uso corretto della stessa .E’ OBBLIGATORIO L’USO DEI RAMPONI , IL METEO DEVE’ESSERE OTTIMALE.
Tempo di percorrenza: 3hcirca 5h con il rientro
Dislivello totale: 690 m
Quota massima raggiunta: 2752 m
Come Raggiungere
Dopo essere salito a Cortina D’Ampezzo si prende per il Passo Falzarego 2105 m , oppure salendo direttamente da Agordo passando per il lago di Alleghe si imbocca la salita che porta al Passo Falzarego , molto meno trafficata è più corta se si vuole raggiungere solo il Passo.
Descrizione
Questo percorso molto difficile in salita , ma uno dei più belli in questo gruppo montuoso ,permette panorami incredibili , circondato da alcune delle montagne più belle in assoluto , Tofane Averau e Nuvolau , Sasso di Stria , 5 Torri , teatri di grandi contese belliche del 1915-1918 . Si sale dal piazzale della funivia a Passo Falzarego 2105 m per il sentiero 402 , per poi sotto le rocce strapiombanti del Lagazuoi proseguendo poi dritti , mentre sulla sinistra si entrerebbe nella galleria dapprima transitando anche per la cengia Martini ed altre postazioni con un occhio di controllo verso il Sass de stria . Ma nel periodo invernale è sconsigliato salire perchè il rischio di trovare chiusa l’uscita dalla neve . Si salirà cosi dal sentiero che parte dal Passo Falzarego 2105 m, proseguendo nel primo tratto sul bordo pista e poi imboccato il sentiero salire sullo stesso sempre tenendo la pista a destra , RICORDO CHE LE PISTE DA SCI NON VANNO MAI ATTRAVERSATE , si sale su un pezzo di notevole pendenza dopo aver superato la quota di circa 2400 m, fino a raggiungere le praticabili rocette esposte a sinistra raggiungendo così in breve tempo la quota del Rifugio Lagazuoi , Per la discesa si scende dallo stesso 401 che parte da sotto il rifugio e scende verso forcella Val Travenànzes ,facendo il percorso a ritroso , per poi rientrare sul 402 e raggiungere l’auto, si può volendo scendere anche con la funivia anche se il prezzo è un pò caro.
Cartografia : Lagiralpinan°24 Dolomiti di Sesto 1:25000
Come Raggiungere
Dopo aver superato l’abitato di Auronzo si prosegue per alcuni km raggiungendo così su una semicurva l’imbocco della Val Marzon , si sale per qualche kilometro con l’auto e raggiunto un piccolo slargo si lasci l’auto e si prosegue a piedi .
Descrizione
Senz’altro uno dei più belli ed impegnativi sentieri, come del resto quasi tutti quelli che salgono dal versante Veneto verso le Tre Cime , che ricordo sono nel confine tra il Veneto ed il Trentino Alto Adige . Imboccato il cartello che segna la val Marzon , si sale ancora fino a trovare un area picnic , io ho lasciato l’auto li anche se il sentiero era ancora lontano , ma si può proseguire in auto ancora qualche km fino a raggiungere un piccolo posteggio a Cason della Crosera e il divieto di transito, da li parte il sentiero sulla destra , mentre a sinistra si può scorgere il 1104 quello che sale sul rifugio Auronzo 2333 m e le Tre Cima di Lavaredo, si imbocca il sentiero 1107 a quota 1250 m circa , si inizia a salire anche se con poca pendenza a fianco al torrente e su qualche ghiaione detritico causato dagli eventi atmosferici, raggiunto il Cason della cengia Bassa a quota 1602 m, il sentiero aumente notevolmente la pendenza, e percorre un canale molto stretto che sale tra le rocce e sassi detritici , si prosegue ancora con buona pendenza questo tratto e molto bello ed appagante fino a raggiungere il bivio con il 104 che parte dal Rifugio Lavaredo 2344 m ,passa sotto la Forcella Lavaredo e transita sotto la Croda Passaporto fino a raggiungere il Rifugio Pian di Cengia 2528 m. Il sentiero riprende con poca pendenza zigzagando su un terreno molto piacevole superando i laghi di cengia a quota 2324 m, per poi con un ultimo strappo attraverso la forcella Pian di Cengia , oppure la direttissima raggiungere il fantastico rifugio Pian di Cengia 2528 m , presentando un nuovo incredibile scenario che non e senz’altro descrivibile a parole. Il rifugio è sul confine tra il Veneto e il Trentino Alto Adige, è a gestione famigliare , dietroal rifugio si scorge la cima dell’Uno e la Cima Fiscalina , con il suo strapiombo verso il rifugio Fondovalle, e sui sentieri della Val Fiscalina e Valle Sassovecchio che salgono rispettivamente una dal Rifugio Comici 2224 m e l’altra direttamente al Rifugio Locatelli 2405 m.
QUESTO E UNA VIA NORMALE , CIOE UN ITINERARIO PER ALPINISTI O ESCURSIONISTI ESPERTI NON E PER TUTTI , CI VUOLE UNA OTTIMA PREPARAZIONE FISICA , ED UNA CONOSCENZA DELL’AMBIENTE ALPINO DI ALTA QUOTA , MOLTA ATTENZIONE VA DATA ANCHE ALLE CONDIZIONI METEO
Tempo di percorrenza: 2h30andata e 1h15 ritorno
Dislivello totale: 800 m
Quota massima raggiunta: 3046 m
Rifugio di Appoggio: Rifugio Carducci – Rifugio Comici
Come Raggiungere
Si sale dapprima al Rifugio Carducci 2297m , che normalmente si raggiunge dal 103 della Val Giralba , sentiero molto lungo e con dislivello importante circa 1400 m e ci vogliono circa 5h, a tal proposito vi invito a salire e pernottare al rifugio per poi compiere le vostre escursioni. Volendo si può anche risalire dal Rifugio fondovalle 1548 m e passando per il Rifugio Comici 2224 m raggiungendo così il Rifugio Carducci attraverso la Val Fiscalina con il sentiero 103 che presenta circa 1000 metri di dislivello in circa 3h30. Una bella risalita appare anche quella del 106 per il bivacco De Toni per poi imboccare la ferrata Severino Casara molto bella e panoramica, comunque resta la soluzione migliore pernottare al rifugio.
La via Normale
Si parte dal Rifugio Carducci , con un sentiero molto semplice che sale fino a forcella Giralba e prosegue scendendo alcuni metri fino a trovare il bivio che porta al 101 la strada degli alpini ( via attrezzata) che sale dal rifugio Fondovalle 1548 m, da li mantenendo la destra si prosegue nella Busa di Dentro atraverso un ampio ghiaione che termina con un piccolo nevaio, per poi inerpicarsi nel ghiaione con un notevole aumento di pendenza , il percorso sale senza grosse difficoltà alpinistiche facendosi strada sia sul ghiaione che sulle roccette sovrastanti fino a raggiungere passaggi leggermente più complessi , ma con gradoni che aiutano molto , rendendo ccosì parte del tracciato più intuitiva e personalizzata , fino a raggiungere il plateau di vetta nella sua vastità e con un panorama in cui le vette intorno si possono riconoscere a vista , il terreno sassoso sembra sia lunare , in alcuni tratti le pietre sono così spigolose che pare taglino le scarpe e mettendoci le mani pare stringere un riccio di castagna, mentre nella parte finale nel fondo del plateau a circa 500 metri dalla cima i lastroni sembrano scolpiti a mano.
Ritorno
Per il ritorno si scende dalla stessa via , cercando di passare per lo stesso posto della risalita , cosa non sempre facile ma comunque per la discesa il percorso è molto intuitivo e chiaro ed e sufficiente prestare molta attenzione a dove si mettono i piedi, una volta raggiunto il fondo del ghiaione principale in circa 45 minuti il percorso diventa un semplice sentiero ritornando così da dove si è risaliti .
Punti di appoggio: Passo Falzarego – Rifugio Giussani
Come raggiungere
Dopo essere salito a Cortina si prende per il Passo Falzarego 2105 m , si lascia l’auto sul piazzale della cabinovia e si prosegue imboccando il sentiero 402. In alternativa si potrebbe salire anche da Selva di Cadore.
Questo itinerario permette di salire e di circumnavigare la Tofana di Rozes , il sentiero richiede perciò una preparazione ottima e richiede l’uso dell’attrezzatura da ferrata per superare prima la galleria del Castelletto e poi la Ferrata Lipella , di una discreta lunghezza anche se poco impegnativa nella prima parte , proseguendo poi fino a raggiungere la seconda parte più complessa e tecnica che ti porterà in vetta
Descrizione del percorso
La Tofana di Rozes rimane per me una delle montagne più belle , si parte dal passo Falzarego , seguendo il segnavia 402 , fino a forcella Travenanzes 2507 m , si inizia a scendere fino ad un forcella Col del Bòs 2332 m , poi seguendo la base della Tofana si raggiunge il bivio che sale dal castelletto con una scaletta in galleria , dove e passata la storia e dove si possono ancora notare i resti di legno di quella angusta scala che portava i soldati dentro alle viscere di questa montagna , si esce su un ghiaione stabile , sulla sinistra il Castelletto , mentre proseguiamo alla destra per raggiungere il sentiero attrezzato Lipella , lungo è il suo percorso tra sali e scendi e traversi , non difficoltosi ma impiegano le buone forze destinate per il ritorno, si sale tra pareti con molti appigli e tra crepe caratteristiche di questa grande montagna , lo spettacolo della val Travenanzes lascia senza fiato , mentre si solleva lo sguardo verso la parete che tra mille cambiamenti di direzione continua a salire. Si arriva dopo diverse tiri al bivio che porta alla postazione Tre dita sulla sinistra , mentre a destra si prosegue per l’ultimo attacco alla vetta , anche se finita la via attrezzata si dovrà proseguire ancora per circa 20 minuti . Provo la risalita alla vetta dopo circa 350 metri mi tocca rinunciare visto la pioggia che inizia a scendere , non fa niente si prosegue tra il dirupo della Travenanzes ed il pian del Majarie appena raggiunta la postazione Tre dita 2696 m tra il vallone che separa la Tofana di Rozes dalla Tofana di Mezzo e dal Nemesis , per poi raggiungere la forcella Fontananegra ed il Rifugio Giussani 2580 m , prendetevi il tempo per dare un occhiata al ex rifugio Cantore ed ai baraccamenti del periodo bellico presenti su questo sito. Si ridiscende poi per il sentiero 403 che porta al Rifugio Di Bona , ma in una curva si incrocia il 404 che riporta prima a forcella Travenanzes e poi al Passo Falzarego .
Piccolo cenno storico
“D’un tratto si scaricarono mille armi. Da ogni parte le palle fioccavano con violenza, come se volessero squarciare i massi che servivano da riparo agli jäger. Le mitragliatrici crepitavano ininterrottamente. Pareva quasi che la roccia stessa vomitasse proiettili, poiché il nemico non si faceva minimamente scorgere, tanto abilmente si era nascosto. Non si vedevano che pietre mulinare con un terribile fragore, martellare furiosamente, eruttare morte e sterminio! Ogni più piccolo anfratto, ogni appiglio, ogni spacco, ogni sporgenza sembrava in preda alla follia e partecipava a quella tregenda. E tutto il furore si riversava su quell’esiguo drappello di 60 Jäger! Ma costoro attendevano imperturbabili senza rispondere, che così aveva ordinato il loro capo. Mentre le palle e i frammenti di roccia turbinavano sopra le loro teste, sì che l’aria si impregnava della polvere prodotta dalle pietre stritolate, essi scrutavano acutamente attraverso le feritoie, spiavano cautamente oltre gli spigoli dei sassi disposti a parapetto, per avere il nemico a portata dei loro cannocchiali da puntamento, sin dal primo istante della sua avanzata. E l’istante venne; che il tiro durò solamente un quarto d’ora. Allora, cessato il fuoco di colpo, si ebbero alcuni secondi di silenzio; e subito dopo tutte le rupi si animarono. In un baleno esse brulicarono di figure fosche, che scaturivano da tutti i nascondigli del terreno frastagliato, balzavano di masso in masso, strisciavano felinamente, si arrampicavano sulle rocce, se ne calavano, si avventavano innanzi come in preda all’ebbrezza, seguendo i loro capi e trascinando seco tutti gli esitanti, affascinati da una volontà irresistibile, che tutti indistintamente spronava verso un unico punto. E i fucili degli Jäger germanici falciarono in mezzo a loro una copiosa messe. Dapprima avanzarono travolgenti le ondate degli Italiani, ma poi l’impeto delle prime file si infranse, i sopravvenienti recalcitrarono davanti ai sanguinanti cadaveri e ai disperati sguardi dei moribondi e si indugiarono dietro i massi più a lungo del tempo necessario a riprendere fiato. Si spinsero bensì nuovamente innanzi, e l’ondata successiva incalzò con impeto rinnovato, ma le loro file incominciavano ormai a vacillare e la loro foga a intepidirsi. Ed allorché gli Jäger ne ebbero di nuovo fulminato un gran numero, delimitando con pugno irresistibile un tratto di terreno che neppure il più animoso riusciva a oltrepassare senza soccombere, la fiumana nemica ristagnò ed alla fine si acquietò. Il primo assalto era stato stroncato.“
Generale Antonio Cantore
Forcella di Fontana Negra. Zona Tofane. È il pomeriggio del 20 luglio 1915, quando il generale Cantore rimane fermo, impassibile a due proiettili che lo sfiorano. Cade subito dopo, colpito mortalmente da un terzo colpo che lo centra in piena fronte, forando la visiera del berretto che portava. Nasce così la leggenda del papà degli alpini e noi in ogni occasione in cui accompagnamo i nostri reduci scomparsi diciamo che sono andati avanti e che andranno a trovare tutti i Caduti che li hanno preceduti nel paradiso di Cantore .
La nuova linea austriaca fu organizzata circa 600 metri dietro alla precedente, limitando di molto la portata del sanguinoso successo degli italiani (furono alla fine necessari tre assalti per impadronirsi della posizione!) che però videro in questo successo la “vendetta” per la morte del gen. Cantore.
Cartografia : Edizioni Zanetti – n°104 Cortina e Dintorni 1:25000
“Ciò che ancora una volta mi ha insegnato la montagna è che non è importante la parete che decidiamo di scalare, la sua altezza o le sue difficoltà, ma lo spirito con cui l’affrontiamo, le emozioni e i sentimenti che ci può regalare. Sensazioni uniche, le stesse che domani mi condurranno di nuovo ai piedi di una montagna. ”Enrico Camanni
La traversata della Tofana di Mezzo 3244 m e la Tofana di Dentro 3238 m passando per Punta Anna 2731 m, non era una cosa fattibile a tutti , ma si poteva fare era nelle mie possibilità , e con grande entusiasmo , dopo aver dormito al rifugio Pomedes 2303 m, all’alba sono partito ho saltato anche la colazione, alle 7 era per me troppo tardi , verso le ore 6 mi sono avviato sul sentiero verso l’attacco della via , principalmente l’obiettivo era raggiungere la stazione della funivia poi se l’avessi raggiunta in tempo utile avrei proseguito , giunto all’attacco la prima ferrata di punta Anna si presenta molto intricata e di un certo impegno tecnico , con alcuni pezzi in cui ci vuole un buon supporto tra braccia e gambe , alcuni tratti con pochi appigli a chi ha le gambe corte , comunque lo scenario è incredibile ed unico , il tempo freddo ma abbastanza bello con nuvole in alto ha permesso di vedere cose indescrivibili , finita la prima parte si prosegue con la ferrata della Tofana di mezzo , molto bella e variegata con passaggi e scenari mozzafiato ed esposti , uno sguardo verso il Bus della Tofana con la capannina Ra Vales sullo sfondo ed in vetta la stazione di arrivo della Funivia pare un paesaggio lunare con i sassi che visti da lontano sembrano una distesa di sabbia , si cambia lato della montagna per risalire con traversi ancora di un certo impegno e superfici levigate dal tempo , ma si può ammirare la maestosa ed imponente struttura della postazione Tre dita e la Tofana di Rozes con i suoi 3225 m, con il suo puntino nero del rifugio Giussani a 2600 m, si ritorna attraverso un foro naturale sulla montagna a vedere le piste da sci , per poi raggiungere dopo 4 ore circa la vetta della Tofana di Mezzo la più alta 3244 m , una sosta al piccolo rifugio per la colazione e poi via si riprende per la ferrata tofana di dentro che porta a quota 3238 m con la sua struttura frastagliata e franosa esattamente opposta alla Tofana di Mezzo solida e dura, dopo un apiccola pausa si inizia scendere per la ferrata del Formenton che in pratica non sono che alcuni passaggi attrezzati e poco pericolosi, si scende lungo un ghiaione detritico fino a d entrare nel sentiero che porterà alla Capannina Ra Vales che io ho trovato chiusa , mi dicono per un fulmine , a questo punto proseguo per la ferrata Olivieri ed il rimanente sentiero che mi riporterà al Rifugio Pomedes in circa 9 ore , dove mi aspettava il piatto dello sciatore uova speck e patate , consumato al cospetto delle Croda da Lago ed i Lastoni del Formin , uno spettacolo in cui le emozioni sono indescrivibili che nemmeno le foto riescono a trasmettere, ho voluto rendere partecipi anche voi con l’obbiettivo di regalare a voi queste mie immagini che non hannola pretesa di essere chissa che cosà visto il tipo di macchina che uso , ma che magari ariusciranno in qualche modo ad incuriosire ed emozionare chi mi segue con la stessa passione che io metto nel salire.