Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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Le Marmarole Runde (completo)

Pubblicato da luke007 in 13 Maggio 2023
Pubblicato in: evento, itinerari Running, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: belluno, Cadore. 6 commenti

Premessa

Questa escursione , con i tempi e i dislivelli complessivi sono stati calcolati mantenendo una certa proporzionalità negli sforzi legati alla preparazione fisica , all’esperienza personale , non si tratta come il precedente post che tiene tutti i rifugi buoni percorrendolo in 4 giorni , mentre quello che cerco di spiegare qui , è che lo si può percorrere in tempi meno dilatati e usando solo due pernotti , ma nessuno impedisce di usare tutti i rifugi .

Questo è IL GIRO COMPLETO DELLE MARMAROLE . I tempi sono fattibili , certo volendo lo si può fare in meno tempo , ma se volete fare le gare , iscrivetevi a qualcuna , oppure fatelo come ho fatto io in 19h fermandomi solo ai rifugi per mangiare. buon cammino

Questo itinerario, non è un’escursione qualsiasi, è un cammino verso qualcosa d’inspiegabile, di quello che può “dare” la Montagna, alcune emozioni si potranno descrivere, altre rimangono nel cuore di chi lo percorre , non è una cosa impossibile da realizzare, ma quello che potrete raccogliere da questa escursione, farà parte delle vostre conoscenze e di Valori, che conserverete per le generazioni future, oppure riporrete in quel baule dei ricordi, dove conservate le vostre cose più preziose.
Luciano


Il percorso delle Marmarole Runde, e un itinerario ad anello che compie un giro completo su questo fantastico gruppo che sono le Marmarole, situate nella parte alta di Belluno tra Auronzo di Cadore, San Vito di Cadore, Calalzo Di Cadore e Domeggie di Cadore. Il percorso si snoda in più tappe, poi ovviamente dipende dalla velocità di progressione, in ogni caso per godere appieno di questo fantastica escursione meglio farla in 2-3 giorni. Qui in questo post v’illustrerò tappa per tappa …di questo magnifico viaggio. Si parte da Auronzo Di Cadore per un viaggio nella natura , dove pare che tutto il resto si fermi nel tempo.


1° TAPPA : AURONZO DI CADORE – RIFUGIO CHIGGIATO

Punti di appoggio : Auronzo di Cadore 862 m- Monte Agudo 1585 m- Rifugio Ciarèdo 1969 m- Rifugio Baìon 1826 m – Rifugio Chiggiato 1911 m

Tempo di percorrenza: 6h – 8h

Dislivello totale: 1150 m

Quota massima raggiunta: 1988 m

Sentieri usati: 271-1262 -268 – 28 – 272 – 262

Dal centro di Auronzo si sale leggermente sulla ciclabile passando per la centrale elettrica situata sulla sinistra del torrente Ansiei , poco lontano dalle piste da sci e dalla seggiovia che porta al Monte e Rifugio Agudo 1585 m , attraverso i due tronconi si guadagna molto tempo salendo con la seggiovia , raggiunto il Rifugio si ridiscende leggermente verso il primo troncone , per poi entrare attraverso il bosco seguendo il segnavia n.271 , se invece si sale a piedi ricordo che la pendenza sia notevole e sia il punto più ripidi dell’intero tracciato , si sale attraverso il bosco e qualche tratto di pista da sci dove in estate viene installata la rotaia del fun bob , una salita molto bella ed affascinante sul cuore di queste montagne Cadorine che hanno sempre il suo perchè , un sottobosco in cui la natura e la vita primeggia . Il n.271 prosegue in un bosco incantato , superando tratti boschivi estremamente appaganti , con il sentiero che si fa spazio nelle sue ripide valli , per poi in cresta sulla Croda del Grazioso e raggiungendo così quota 1700 m, dove poi entrarà in una carrareccia con alcuni tratti di salita cementati , passando cos’ sotto le creste del Col Burgiou seguendo poi il segnavia n.1262 , dove si inizierà anche a vedere in lontananza il Rifugio Ciaredo , la carrareccia entrerà nei pascoli di Tabia Forzèla Bassa per poi raggiungere il Col dei Buoi 1802 m , imboccando il n.268 si sale ora verso il Rifugio Ciaredo 1969 m, ammirando la vastità dei pascoli della Valle ciampevieì , e del Pian dei Buoi , mentre sull’estrema sinistra si possono notare le fortificazioni di Col Vidal e Col Cerverà , si imbocca il n.28 che in circa 25 minuti porterà al Rifugio Ciaredo 1969, ai piedi della Cima Ciaredo . Si prosegue ora attraverso il n.272, un sentiero con poco dislivello che attraverso mughi e rocce sempre ai piedi delle Marmarole porterà al Rifugio Baion 1828 m molto bello ed accogliente con sculture in legno ed i suoi verdi pascoli, si prosegue per il n.262 , l’alta via del Tiziano costeggiando i piedi della Croda Bianca e del Cimon della Froppa , mantenendosi a quote intorno i 1900 m infatti il dislivello anche di questa parte di percorso risulta abbastanza lieve , si raggiunge un piccolo pezzo attrezzato da una corda in acciaio priva di difficoltà alpinistiche ma posta in loco per un’aspetto di sicurezza. Superato il vallon della Froppa in breve tempo si raggiunge la forcella Sacù ed infine il Rifugio Chiggiato 1911 m, situato in una piccola spianata dove lo scenario appare incredibile e salendo sulla Croda Negra si potrà ammirare il lago di Domeggie , mentre la visuale si disperde nella fantastica ed incredibile Val D’Oten , spaziando fino alla capanna degli alpini , e sulla forcella piccola il Rifugio Galassi ( ex caserma militare ) , e li al suo fianco il Re , sua Maestà Antelao 3264 m . Ma qui noi troveremo rifugio per passare la notte dopo una giornata con panorami mozzafiato ai piedi di quelle montagne poco rinomate , ma grazie a questo estremamente fantastiche. Le Marmarole .


2°TAPPA : RIFUGIO CHIGGIATO – RIFUGIO SAN MARCO

Punti di appoggio : Rifugio Chiggiato 1911 m- Capanna degli Alpini 1390 m-Rifugio Galassi 2012 m – Rifugio San Marco 1823 m

Tempo di percorrenza: 4h20 6h00

Dislivello totale: 1025 m

Quota massima raggiunta: 2120 m

Sentieri usati: 260 – 255 – 227

Dopo un sonno ristoratore e una buona colazione, sì riprende con la lunga discesa del percorso n.260 che ci porterà da quota 1911 m a quella del Pont de la Diassa 1140 m , entrando così nella fantastica e detritica Val D’Oten , qui si sale in una stradina chiusa al traffico dove nel periodo estivo esiste una navetta che porta le persona dal Bar La Pineta 1045 m( a circa 15 minuti a piedi dal bivio che scende dal Rifugio Chiggiato ) alla Capanna degli Alpini 1390 m , raggiunta la capanna d’obbligo visitare le Cascate de le Pile a circa 10 minuti dalla Capanna e sul sentiero che sale al Rifugio Galassi , si inizia a salire proseguendo con il n.255 per l’alta Val D’Oten dapprima in mezzo al bosco con una discreta pendenza , per poi uscire dal bosco e proseguire un primo tratto detritico della Valle , per poi salire attraverso in un zigzagare continuo tra rocce detritiche e mughi , mentre rimane discreto l’impegno di risalita attenuata dai numerosi tornanti , fino ad uscire dai mughi e attraverso alcuni passaggi detritici raggiungere il Rifugio Galassi 2013 m , al cospetto di Re Antelao ed i suoi incredibili lastroni , mentre sulla sinistra di potrà osservare in lontananza la via attrezzata della Ferrata del Cadorin nel Ghiacciaio dell’Antelao . Si prosegue salendo ora un altro centinaio di metri attraverso il n.227 che dapprima raggiungerà la Forcella Piccola 2120 m dove la visione panoramica sulla Valle di San Vito di Cadore è incredibile , poi si prosegue attraverso una discesa a cui bisogna prestare attenzione per non perdere la via , e soprattutto per l’instabilità dei detriti raggiungendo il Rifugio San Marco 1823 m, praticamente sulla Col da chi da Os in un paesaggio da favola , un vero rifugio , dove la simpatia ed l’accoglienza delle persone si vive davvero in prima persona , un rifugio una famiglia. Qui si potrà ammirare un scenario incredibile ai piedi del Re Antelao con i suoi lastroni , mentre sulla parte destra il Caregon del Padreterno ovvero il monte Pelmo dal versante del Rifugio Venezia , ed al cospetto dei strapiombi della via Attrezzata Berti del Sorapis . Una Buona cena ed un sonno ristoratore rinvigorirà muscoli e gambe , mentre il cuore porterà dentro ciò che l’occhio ha visto.


3°TAPPA RIFUGIO SAN MARCO – AURONZO DI CADORE

Rifugi di appoggio : Rifugio San Marco 1823 m – Auronzo di Cadore 862 m

Tempo di percorrenza: 6h30 7h30 (6h San Marco-fermata autobus per rientrare con i mezzi)

Dislivello totale: 550 m

Quota massima raggiunta: 2255 m

Sentieri usati: 226 – Strada Forestale ciclabile Riserva di Somadida – Val Del Rin

Si parte dal Rifugio dopo una buona colazione, imboccando il n.226 che sale verso la Forcella Grande 2255 m attraverso un stretto canalone che porterà su una forcella spettacolare , sul fianco destro la maestosa Torre dei Sabbioni , mentre sulla sinistra sopra i ghiaioni la Cima del Sorapis 3205 m e della Crode della Caccia 3002 m , si inizia a scendere per la valle di San Vido , qui la valle è molto ampia , si incrocia anche il bivio per l’Alta via N.3 segnavia n.246 e poi in seguito l’Alta via N.4 segnavia 247 sentiero Minanzio (che fa parte dell’anello del Sorapis) , continuiamo a scendere in questo scenario magnifico di mughi , alberi e quel torrente che pare giochi tra i sassi , si passa sotto la Cengia ed il Corno del Doge , dove una via attrezzata alpinistica ci ruota attorno , la discesa è abbastanza semplice e gradevole anche se la sua lunghezza è notevole , la valle si restringe e si passa in un pezzo un pò più complesso sotto il Ciadin del Doge , la valle si restringe tra pareti strapiombanti quasi da fare mancare il fiato , nel suo zigzagare dentro la Val del Fuogo , fino a raggiungere più in basso la Riserva Naturale della Foresta di Somadida , inutile descriverla …non ne saremmo mai capaci davanti questa bellissima e protetta oasi paludosa , si scende ancora fino a superare il Ponte degli aceri , poi il Ponte Piccolo e raggiungere cosi il Ponte degli Alberi , dove si potrà incrociare la strada 48 che porta ad Auronzo di Cadore mentre poco più avanti si potrà trovare la fermata dell’autobus che porta ad Auronzo .

Per chi invece vuole portare a termine questo bellissimo viaggio , può proseguire per la ciclabile costeggiando dapprima il torrente Ansiei e poi entrando nel fitto bosco di Socento , ssi prosegue raggiungendo quota 1018 m sulla destra si noterà una stradina sterrata che sale verso il Cason delle Regole e prosegue fino a raggiungere quota 1285 m , incontrando una bellissima radura Pian della Sera che poi discenderà a Tabìa vecelio Segate , poi successivamente a Casol del Rin , presso l’omonima Val del Rin dove li a poco si raggiungerà la trattoria La primula situata nella fantastica Val del Rin , li attraverso la strada asfaltata scenderemo fino ad Auronzo di Cadore , completando così il nostro incredibile e fantastico viaggio .

Forte Monte Ricco

Pubblicato da luke007 in 26 aprile 2023
Pubblicato in: Artiglieria, evento, itinerari Running, Storico. Tag: Cadore. Lascia un commento

Riflessioni Personali

Il forte io l’ho trovato chiuso , ma credo che la sistemazione del Forte Monte Ricco doveva essere a mio avviso meno appariscente e più consona alle vicende ed fatti storici ed al periodo di costruzione così facendo si sarebbero magari avuto qualche fondo per mantenere anche questo sito in condizioni magari migliori… per non dimenticare e per far , sapere … Luciano

Come Raggiungere

Raggiunto Tai di Cadore dopo aver superato la Caserma Fortunato Calvi , si prosegue verso Pieve di Cadore , raggiunta la chiesa si scende fino a raggiungere un piazzale in cui spicca la sede del Soccorso Alpino , li si lascia l’auto per salire attraverso prima Via dell’Arsenale e poi Via Fortunato Calvi .Si sale in circa 20 minuti dapprima su strada asfaltata e poi su stradina sterrata fino a raggiungere il Forte Monte Ricco ed il suo incredibile panorama.

Cenni storici

Si tratta di una fortezza che sorgeva già molto prima del periodo bellico , nel XII secolo un Castello che venne risistemato con l’entrata del Cadore nella Repubblica di Venezia , venne poi successivamente modificato tra il 1982-1895 cambiandone la destinazione d’uso trasformandolo in Forte per proteggere la valle ed il territorio Italiano dall’Impero Austroungarico, divenendo cosi il Forte Ricco , anche se essendo troppo distante dal Fronte di attacco della Prima Linea venne poco usato . Nel 1917 venne occupato dalle truppe Austroungariche e successivamente fatto saltare , nella seconda Guerra Mondiale lo si voleva riutilizzare , ma le sue cattive condizioni non venne sistemato e totalmente abbandonato per la seconda volta.

Il Forte aveva un ampio fossato di gola di circa 6 metri di larghezza e 5 metri di altezza , con una controscarpa in muratura ed un ponte levatoio , il fossato era protetto da una caponiera con mitragliatrice, per l’armamento le batterie composte da 4 cannoni da 120mm in Ghisa e 4 pezzi a tiro rapido e alcune mitragliatrici Gardner mod.1886, aveva una guarnigione di circa 80 uomini , numerosi locali di servizio e una cisterna di raccolta acqua di 400.ooo litri , situata nel sotterraneo sulla destra del cofano di gola

Fu costruito per impedire al nemico di passare dalla stretta di Tre Ponti verso Pieve di Cadore e Tai di Cadore , in cui il nemico avrebbe avuto la strada libera per la Valle del Piave , ed attraverso anche la vicinanza del Forte Batteria Castello a circa 200 metri fungevano da sorveglianti sul passaggio del nemico in Valle .

Piccole riflessioni personali

Il forte è stato in parte ristrutturato ed in parte abbandonato a se stesso in alcune fasi di ricostruzione , e se ne notano evidentemente le condizioni, non sono certo io a giudicare il lavoro fatto, ma credo per rispetto dei morti e di chi ha combattuto per un’Italia libera non sia corretto il lavoro che è stato fatto su questo sito , ripristinare le opere in cui si possa intervenire è certamente cosa buona , ma trasformare qualcosa che dovrebbe essere ” per non dimenticare … e per fare sapere ” in un centro congressi con pavimenti laminati e termoconvettori oltre ad essere un dispendio economico anche un insulto a chi qui dentro a vissuto a pane ed acqua , ma questo è il mio modesto parere di semplice montanaro . Luciano

Contatti

Forte di Monte Ricco

Via Calvi, 6

32044 Pieve di Cadore

tel. 0435.780078

www.montericco.it

info@fortemontericco.it

Il Cimitero ritrovato di Cima Neutra

Pubblicato da luke007 in 17 aprile 2023
Pubblicato in: evento, Storico. Tag: Arsiero, Tonezza. 2 commenti

Dopo cento anni, qualcuno può portare un fiore sulle loro tombe. I parenti non sapevano dove fossero sepolti i bisnonni e i prozii caduti sul fronte della Grande Guerra nel 1917 tra cima Neutra e monte Cimone, sulle alture vicentine sopra il Comune di Arsiero. Ma una ricerca incrociata, tra i recuperanti del posto e il centro studi Ana di Verona ha permesso di ricostruire le loro storie e di portare sulle tombe di quei giovani i parenti di oggi. È accaduto alcuni giorni fa, al cimitero di cima Neutra. Un ex cimiterino di guerra inghiottito dalla natura che ha fatto il suo corso riparando le ferite della terra martoriata dalle deflagrazioni di quell’immane conflitto. Una sessantina di volontari hanno cercato quel luogo sepolto e scomparso nella vegetazione, lo hanno riportato alla luce, hanno ripristinato le croci che indicavano i luoghi di sepoltura dei soldati che al termine del conflitto furono traslati nel cimitero di Arsiero. Seicento ore di lavori condotti da Manuel Grotto, e l’ex cimitero è riemerso. E durante quella fatica è spuntato un cippo. Portava i dati di un soldato veronese del Sesto Alpini. I recuperanti hanno avvisato il centro studi Ana di Verona, di via del Pontiere, coordinato da Giorgio Sartori, che elaborando il lavoro di ricerca in questi anni condotto da Lucia Zampieri, lo storico Dario Graziani e Luciano Stocco, ha avvisato gli «archeologi» della Grande Guerra che gli Alpini del Sesto lassù erano 16, di cui 9 veronesi. I recuperanti hanno scavato ancora, riportando alla luce altri due cippi, riaprendo così la storia di Marino Zoppi, Pietro Speri e Agostino Bennati. Tra le pietre tombali c’era anche un cippo dedicato al 6° reggimento Alpini. Il ruolo del centro studi è stato determinante non solo nel ricostruire gli ultimi istanti di vita di quei soldati, ma anche per ritrovarne i parenti oggi, che avevano cercato invano i loro cari, girando di sacrario in sacrario, e che, con i recuperanti vicentini e gli alpini veronesi, sono saliti a cima Neutra dove, in una accorata cerimonia, hanno potuto ricordare i loro cari e poi raggiungerne le tombe: Zoppi e Bennati ad Arsiero ne hanno una individuale, probabilmente perché fu trovata la targhetta di riconoscimento. Gli altri sono sepolti nel sacrario collettivo. I tre sono appunto Agostino Bennati, del battaglione Val d’Adige e di Cazzano di Tramigna, alpino telefonista del quale oggi un pronipote porta il nome; il sergente Marino Zoppi, medaglia d’argento al valore militare, del battaglione Val d’Adige, nato a Monteforte d’Alpone, e di pari corpo e grado, di Pietro Speri, nativo di Negrar. Furono tre delle 150 vittime delle audaci azioni intraprese fra l’estate del 1916 e 1917 per respingere, dalle alture vicentine, l’offensiva austriaca e per riprendere monte Cimone. Lassù furono sepolti con altri sei veronesi. I sergenti Zoppi e Speri muoiono insieme il 30 giugno 1917 a località Redentore sul monte Cimone, entrambi medaglia d’argento al valor militare perché – addetti alla sezione mitragliatrice – per meglio colpire un riflettore nemico, si offrono volontari per trasportare l’arma in un luogo battuto dall’artiglieria nemica. Bennati, già ferito nel 1915 a malga Zures (altro luogo simbolo per gli alpini del Sesto), muore in località Cismon, sulle alture vicentine, il 3 agosto 1917. Ma lassù resta anche Battista Zanolli (nato nel 1893) di Bussolengo che cade a quota 1036 del Cimone vittima dello scoppio di una spoletta sotto un’intensa pioggia di artiglieria il 4 giugno 1917; cinque giorni dopo, mentre trasporta il rancio della mattina, lungo un camminamento che da cima Neutra porta al posto avanzato della sua compagnia, Ettore Marzari (1882) di Garda è ferito da un colpo di fucile e muore all’ospedaletto 09. Francesco Righetti (1891) di Marano, il 26 giugno 1917, chiude gli occhi nell’ospedale da campo 08 per le ferite riportate in combattimento. La vita di Giacomo Maccagnan(1897) di Bosco Chiesanuova è recisa dallo scoppio di alcune bombarde a Cason Brusà il 20 luglio dello stesso anno. Quattro giorni dopo cade Matteo Baltieri (1887) di Badia Calavena, a quota1056. Il 26 luglio, infine, lo raggiunge Domenico Bertaiola (1893) di Valeggio che spira all’ospedale da campo Sant’Orso ferito in assalto. Ora si può portare loro un fiore, negato dal tempo e recuperato grazie ai cinque anni di commemorazioni della Grande guerra e alla generosità di volontari che hanno restituito un posto nella storia alle loro storie.

https://www.anaverona.it/cultura/centro-studi-ana/il-cimitero-ritrovato-di-cima-neutra

ARE_20180613_LARENA_45.pdf

Dedicato a chi lavora , sui sentieri senza se e ma… i Volontari

Pubblicato da luke007 in 13 aprile 2023
Pubblicato in: evento. 4 commenti

12 Aprile 2023

Salgo sul Monte Cimone dal sentiero CAI 544 , forse il più bello , anche il più difficile con i suoi tratti ripidi e arditi , che porta su quel monte straziato dalla mina 14000 kg , lo hanno reso tozzo e provocato una voragine grandissima , con i suoi 12oo morti nel periodo del 1915-18 dove il sacrario spicca nel cielo , quasi un urlo di dolore .

Ma sono qui per parlare di loro quelli che lavorano di nascosto sui sentieri e che non si mettono MAI in mostra , silenziosi e operativi senza se e ma , che rendono tutti quei sentieri sicuri , che recuperano quei tratti di mulattiere che il tempo e la natura cercano di coprire come fossero vere e proprie ferite inferte dall’uomo al nostro pianeta .

Sono qui che lavorano sul recupero nel sentiero CAI 542 uno dei più belli del Cimone , il monte Sacro , hanno già recuperato il cimitero italiano , conosciuto a pochi che era riempito sterpaglie e piante , per rendere un giusto onore a quei ragazzi che qui ci hanno lasciato la vita nei loro vent’anni.

Un grosso GRAZIE , a chi come questi volontari del CAI di Thiene e Arsiero , per il lavoro svolto , senza di voi tutto questo andrebbe disperso … per non dimenticare e per far sapere…

https://www.caithiene.it/

Ferrata Zandonella Croda Rossa di Sesto EEA

Pubblicato da luke007 in 20 dicembre 2022
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari difficili, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo, Storico. Tag: Cadore, dolomiti di sesto, Ferrate. 3 commenti

Tempo di percorrenza: 1h30 avvicinamento circa 3h30 tempo totale circa 8h

Dislivello totale: 300 m dislivello totale 1368

Quota massima raggiunta: 2936 m

Cartografia : Lagiralpina  n°24 Dolomiti di Sesto 1:25000

Come Raggiungere

Questa via ferrata , non è facilmente raggiungibile il suo attacco in quanto parte dal Rifugio Antonio Berti Al Popera 1950 , per salire a questo rifugio anzichè entrare nella Valle di Auronzo di Cadore si prosegue sulla statale 52 Carnica superando Dosoledo e l’abitato di Comelico con l’omonima sky area mentre poi s’imbocca la val grande , si prosegue fino a raggiungere la casa soggiorno Don Bosco Alce Rossa , proseguendo poi si raggiungerà il rifugio Selvapiana Lunelli 1568 m , da cui si partirà a piedi per raggiungere prima il rifugio Antonio berti e poi il vallone che salirà fino all’attacco della via .

Descrizione

La via ferrata è impegnativa per alcuni suoi passaggi di braccia e soprattutto per la distanza di avvicinamento, circa 3h30 dal rifugio Lunelli 1568 , attraverso il segnavia 101 si sale fino al rifugio Antonio Berti 1950 m per poi attraverso sempre il 101 saliri verso il passo della Sentinella 2717 m , punto d’incontro con la via attrezzata che porta a forcella Undici 2400 m provenendo dalla strada degli alpini o cengia della salvezza . Ma non è la via che ci interessa ora saliamo il Vallon del Popèra dove sulla sinistra potremmo scorgerne la cima a 3046 m , si prosegue tenendo sempre sulla sinistra dapprima la Cresta Zsigmondy 2998 m e la Cima Undici 3092 m , ma continuiamo sul canalino che si ‘è molto ristretto e sale più ripido con un piccolo ghiacciaio sulla sinistra , superando così prima la via della discesa della ferrata Zandonella, raggiungeremo poi l’attacco posto più in alto , sotto questo fantastico gruppo roccioso che è la Croda Rossa di Sesto , si arriva all’attacco , la via nn sarebbe molto difficile se non in alcuni punti in cui la forza e la ricerca di appigli è fondamentale , ma in tutto questo bisogna tenere conto delle 3h30 di avvicinamento alcuni passaggi molto panoramici e con postazioni belliche in cemento rendono questo itinerario un passo nella storia , una breccia su quei sacrifici e sangue versato inutilmente per un ideale di libertà di cui noi dovremmo avere rispetto , si sale fino a raggiungere la croce a quota 2936 m , mentre dietro si può notare la cima ancora più alta della Croda Rossa di sesto a 2965 m . Conquistata la cima ci sono 2 vie per scendere :

La prima la più lunga , quella che attraverso il Prater ed il Wurzbach porta al bivio con il Castelliere ed il sentiero 15B e poi 15 e successivamente il 124 poi il 171 si rientra direttamente al Rifugio Lunelli 1568 m.

La seconda o la classica ovvero il proseguimento delle Zandonella si scende a destra su un tratto ferrato impegnativo e con numerosi saliscendi che ci riporterà fino al Vallon del Popèra , poi si scenderà fino al rifugio Antonio Berti 1950 m e poi fino al rifugio Lunelli 1568 m.

Un viaggio nell’estremo-La strada degli alpini e Croda Rossa di Sesto

Pubblicato da luke007 in 1 dicembre 2022
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari difficili, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo, Storico. Tag: Cadore, dolomiti di sesto. Lascia un commento

Questo viaggio escursione , non è certo cosa da tutti , ci vogliono delle doti , fisiche e psicologiche non in differenti , una preparazione tecnica fisica non certo in possesso di tutti , non è per dire che io sono un supereroe, ma che abbia una preparazione tecnica , fisica e mentale fuori dagli schemi quello si , e come mi definiscono alcuni miei amici “l’alieno” ma io mi ritengo un semplice montanaro, chi si vuole avventurare in una cosa come questa deve prendere atto di queste distanze e tempi che vanno quasi fuori dalla Cartina geografica. Ma niente è impossibile basta crederci e non mollare mai , il montanaro questo lo sa. Luciano

Il sogno di un Viaggio

Era da tempo che desideravo fare alcuni itinerari di un certo impegno tecnico e fisico, nel mio sogni c’era la Strada degli alpini e la Croda Rossa di sesto , ma mai avrei pensato che li avrei fatti tutti e due insieme, ovviamente in più giorni, si tratta comunque di due itinerari complessi soprattutto se come ho fatto io il punto di partenza è Auronzo di Cadore . Le foto inserite sono una minima parte di questo lungo trekking , il resto delle foto le troverete sui singoli post che compongono questo trekking.

Purtroppo nella mappa completa non sono riuscito a farci stare tutto il percorso , il primo tratto per raggiungere da pian della Velma a Pian delle Salere è questo :

1°Giorno Tratto rosso : Auronzo di Cadore-forcella Giralba-Strada degli Alpini-Prati di Croda Rossa di Sesto

Cartografia : Lagiralpina  n°24 Dolomiti di Sesto 1:25000

Ore 9,30 circa sistemo lo zaino e parto dal fondovalle della Val Giralba , con l’obiettivo di raggiungere il Rifugio Carducci a 2297 m , la salita non è difficile molto bella ed appagante con scenari e panorami unici, incontro anche alcuni ungulati e le diffidenti marmotte che qui sono più coraggiose , giunti al rifugio circa all’ora di pranzo , un piatto di pasta favorisce la ripartenza , salgo a forcella Giralba 2431 m e scendendo un pò di quota arrivo al laghetto ridotto a poco più di una pozzanghera, li sulla destra parte la strada degli alpini EEA indispensabile imbrago e caschetto, la prima parte molto bella con una visuale sul pian di cengia e punta dell’uno e il rifugio Comici 2224 m e in basso la val Fiscalina , si raggiungono le cengie sotto la Mitria e inizia lo stretto sentiero attrezzato, la strada degli alpini anche conosciuta come cengia della salvezza perche cosi abbarbicati sulle rocce gli alpini avrebbero avuto un riparo al tiro, che passerà poi sotto la Spada , fino a raggiungere sulla strettoia , per poi passare sul piccolo ghiacciaio della Busa di Fuori sotto Cresta Zsigmondy , per poi passare sotto la cima Undici dove il sentiero stretto ed attrezzato finirà , e riprenderà a salire, il panorama ed il sentiero sono incredibile e grandiosi , si riprende su ghiaioni stabili fino a raggiungere la forcella dell’undici , per poi discendere attraverso un zig zag molto ripido e con alcuni pezzi attrezzati in un immenso ghiaione il Vallone della sentinella , dove sul punto più alto si nota il Passo della sentinella 2717 m , si scende verso il rifugio Fondovalle divenuto visibile in mezzo al canalone della Fiscalina , ma il mio itinerario prosegue verso il rifugio Prati di Croda Rossa 1925 m dove sale la funivia da Moso, raggiunto il rifugio passando in quota per un sottobosco magnifico mi appresterò per la cena e la notte.

2°giorno Tratto Arancio : Prati di Croda Rossa di Sesto-Costoni di Croda Rossa-Passo della Sentinella-Ferrata Zandonella-Rifugio Antonio Berti Al Popera-Ferrata Roghel-Valle Stallata-Auronzo di Cadore

Cartografia : Lagiralpina  n°24 Dolomiti di Sesto 1:25000

Partenza alle ore 7.00 dopo la colazione lascio il rifugio Prati di Croda Rossa 1925 m, si sale su per i prati sotto la Croda Rossa di Sesto segnavia 100 , prima di iniziare i Costoni di Croda Rossa , un scenario completamente diverso in mezzo a boschi di abeti e pini sale fino ad uscire allo scoperto con panorami incredibili , raggiunto un primo bivio si tiene la sinistra ed il sentiero sale ripido con passaggi anche un pò esposti , scalette in legno e risalti a gradoni rendono questo itinerario fantastico, si mantiene questo percorso attraverso rocce e creste fino ad un Vallone detritico dove si possono notare anche la presenza dei pali per il passaggio dei cavi per portare la corrente in quota, si raggira una piccola cengia per entrare in un nuovo vallone più ristretto , raggiungendo cosi il punto di attacco del sentiero attrezzato Costoni di Croda Rossa , Si continua a salire su facili tratti attrezzati e tratti detritici per poi raggiungere il Wurzbach 2675 m il villaggio Austroungarico , con qualcosa che vi farà rimanere basiti da quello che i vostri occhi stanno vedendo , una serie di postazioni ricoveri con muretti a secco con più di 100 anni , mentre il tempo pare si sia fermato , si riprende la salita questa volta un pò più dolce di prima , in cui sono presenti alcuni tratti attrezzati mentre lo scenario cambia di nuovo, mentre se il tempo permette si potrà vedere la discesa dalla Forcella Undici in lontananza sull’altra parte della valle , sul Vallon della sentinella , si arriva ad un altro bivio che a sinistra porta nel più semplice sentiero che sale sul Prater per poi raggiungere la cima dell’osservatorio 2936 m , mentre quella che ho preso io scende a circa 2422 m e risale fino al Passo della Sentinella 2717 m incrociando quello che arriva dalla Forcella Undici , il tratto attrezzato risulta molto verticale e non praticabile in discesa, raggiunto il Passo si scende leggermente su terreno molto detritico molto eroso dagli eventi atmosferici , fino a trovare il bivio con la ferrata Zandonella , che porterà anch’essa sulla vetta della Croda Rossa di Sesto ma molto più complessa sia dal punto di vista delle difficoltà che per l’allungamento del percorso, la ferrata Zandonella non finisce in vetta ma scende andando a completare un percorso ad anello nn proprio facile per poi collegarsi piu in basso del Passo della sentinella , al Vallon del Popera che porterà la nostra escursione a raggiungere il rifugio Antonio Berti Al Popera 1950 m , ricordo che lo scenario e il percorso sia molto dolomitico sia con la propria severità che con le difficolta tecniche del posto senza aggiungere la fatica fisica . Raggiunto il rifugio Berti e dopo avermi rifocillato , io avevo il ritorno da fare , ed un’altra ferrata situata a circa 1h dal rifugio , la ferrata Roghel che se fatta con la cengia Gabriella permette din raggiungere il Rifugio Carducci 2297 m , la Roghel nn è durissima ma e dritta in piedi diciamo pure che dal Rifugio Berti ci sono 700 metri di dislivello per raggiungere la Forcella Stalata entrando cosi nella valle Stalata che si raccorderà poi passando per il Bivacco Cadore , alla val Giralba all’altezza del pian de le Salere , percorso sempre tecnico per un primo tratto attrezzato e poi lungo la discesa alcuni tratti attrezzati escono anche sotto il Bivacco. Si rientrerà cosi al calare della notte sull’abitato di Auronzo di Cadore.

Ribadisco e ripeto, ovvio il fatto che più o meno ci vogliono 14 ore per raggiungere Auronzo di Cadore dal Rifugio Prati di Croda Rossa , e tutti tratti in cui l’impegno e l’attenzione non devono mancare MAI, rimane quindi una 2 giorni per pochi e molto preparati .

Ferrata Severino Casara EEA

Pubblicato da luke007 in 16 ottobre 2022
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari difficili, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Cadore, dolomiti di sesto, Ferrate. Lascia un commento

Tempo di percorrenza: 3h30

Dislivello totale: 300 m

Quota massima raggiunta: 2578 m

Cartografia : Lagiralpina  n°24 Dolomiti di Sesto 1:25000

Come Raggiungere

Questa via ferrata , non è facilmente raggiungibile il suo attacco in quanto parte dal Rifugio Carducci 2297 m , oppure dal Rifugio Pian di Cengia 2528 m, e porta al Bivacco De Toni 2490 m, praticamente con questa ferrata si può completare il giro completo della Croda Dei Toni . La si può utilizzare soprattutto in itinerari di più giorni . Si può Salire dal 103 Val Giralba , dal 106 Val Marden , dal 1107 Val di Cengia dove però inizia ad essere impegnativo come tratto da percorrere in giornata.

Descrizione

Questa via insieme ad altre vanno a completare un’escursione di più giorni , la via parte dal rifugio Carducci 2297 m , si prende il sentiero 107 si passa per il lago nero e con diversi piccoli saliscendi fino a Forcella Maria 2406 m, da dove inizia il tratto attrezzato dapprima sembra semplice , ma poi inizia a fare sul serio con tratti di un certo impegno tecnico mentre passa sotto Punta Maria , e la Cima Auronzo alcuni tratti abbastanza esposti anche se privi di grosse pericolosità , si avvicendano ad altri in cui ci si passa solo abbassati ed anche in altri con le ginocchia , la visuale è verso la val Gravasecca presenta un scenario fantastico ed incredibile , in un ambiente severamente dolomitico , si prosegue tra sali e scendi , attrezzati e non , fino a superare il ponte situato sotto la Cima D’Auronzo , la Croda Berti del maestoso gruppo Croda Dei Toni , si prosegue fino a raggiungere un tratto soggetto a frane detritiche dove la corda in acciaio e stata sostituita da una corda statica , ed in questo tratto bisogna proseguire con una certa velocità , non e consigliato sostare in questo tratto a causa dei possibili distacchi di sassi o frane di detriti ; il tratto che si presenta ora è impegnativo si sale con una certa pendenza , su una roccia abbastanza scivolosa e con pochi appigli dove la tecnica ti dare le risposte per affrontarlo , inutile dire che la pendenza nn molla ed il bivacco si inizia a farsi vedere in lontananza sembrando irraggiungibile , la salita e attrezzata ma molto variabile nel suo percorso , si risale il canalone ripido e franoso fino a raggiungere il Bivacco De Toni e la forcella dell’Agnel 2578 m raggiunto la forcella ci avvieremo a seconda di dove siamo saliti , se saliremo sulla Forcella Croda Dei Toni 2524 m , proseguendo e raggirando la Croda Dei Toni si potrà ritornare al rifugio Carducci 2297.

Le Creste del Pria Favella

Pubblicato da luke007 in 13 ottobre 2022
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Monte Pasubio. 16 commenti
Cartina CAI Pasubio Carega

Tempo di percorrenza: 3h40

Dislivello totale: 800 m

Quota massima raggiunta: 1834 m

Come Raggiungere

Si sale per la strada 46 che da Schio porta al Pian delle Fugazze , raggiunto il cartello di confine tra Veneto e Trentino sulla sinistra e presente il posteggio dove lasciare l’auto , e proseguire a piedi.

Descrizione

Si imbocca il sentiero situato sull’altra parte della strada adiacente al cartello giallo nero del vecchio confine austroungarico , si sale dapprima sull’antico cippo quello dove sono presenti le formelle , quelle dell’impero austroungarico e italiano , superato il cippo il sentiero sale in maniera ripida e decisa , con tornanti e zig zag che riescono in parte a ridurne la pendenza si sale di circa 300 metri impegnativi ma molto panoramici composti soprattutto da ghiaioni detritici , fino ad una piccola sella 1415 m, per poi entrare in un pezzo con mughi e alberi , si passa dal crinale destro a quello sinistro salendo ora in mezzo a mughi mentre le pendenze non mollano , la presenza di alcuni pezzi di corda aiuta la risalita anche se non risulta pericolosa , alcuni tratti su rocce ne aumentano la bellezza , si raggiunge cosi anche la prima delle cime il Bacchetton 1555 m dove sale anche l’omonimo Vajo , da dove si può ammirare il pezzo successivo di percorso che sale ancora irto fino al Sengio dell’Avvocato 1731 m e prosegue ancora con scenari sia meravigliosi essendo un sentiero di cresta permette una visione unica , ma continua a salire poi con passaggi incredibili quasi dolomitici una visione verso la valle di incredibile bellezza a 360 gradi mentre iniziano a vedere postazioni e la lunghezza dell’occhio tempo permettendo arriva lontano . Il sentiero prosegue con un passaggio fantastico sopra un sasso incastrato quasi a tenere aperta la breccia profonda sotto , proseguendo si continua a salire con fatica notevole anche per raggiungere altre piccole vette tra mughi e rocce , una volta a destra una a sinistra, si raggiunge così il primo paraneve dove si può volendo uscire e raggiungere la strada degli eroi, ma proseguendo si sale ancora superando la bocchetta a quota 1800 m, per poi salendo ancora mentre il terreno diventa sempre più composto da mughi e roccia , si raggiunge la cima del Pria Favella 1834 m , per poi superato il Colletto alto della Val di Fieno 1777 m , e dove arriva anche il boale della Lorda , fino a raggiungere la strada degli eroi poco prima della Galleria D’Havet .

Ritorno

Il ritorno si fa dalla rotabile per la val di fieno , oppure salendo fino al rifugio Papa e scendere dalla Val canale , un eventuale e buona alternativa e di salire fino al Cogolo Alto e scendere per il 398 Creste dell’incudine .

Qui sotto potrete Visionare il video per gentile concessione di Pietro Filippi: Buona Visione

Tofana di Mezzo 3244 m e di Dentro 3238 m ( Via normale )

Pubblicato da luke007 in 9 ottobre 2022
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Tofane. Lascia un commento

QUESTO E UNA VIA NORMALE , CIOE UN ITINERARIO PER ALPINISTI O ESCURSIONISTI ESPERTI NON E PER TUTTI , CI VUOLE UNA OTTIMA PREPARAZIONE FISICA , ED UNA CONOSCENZA DELL’AMBIENTE ALPINO DI ALTA QUOTA , MOLTA ATTENZIONE VA DATA ANCHE ALLE CONDIZIONI METEO

Tempo di percorrenza: 6h00 andata e ritorno

Dislivello totale: 600 m dal Giussani 1200 dal Dibona

Quota massima raggiunta: 3244 m

Rifugio di Appoggio: Rifugio Dibona 2037 m – Rifugio Giussani 2600 m

Cartografia : Edizioni Zanetti – n°104 Cortina e Dintorni 1:25000

Avvicinamento

Dopo essere salito a Cortina si prende per il Passo Falzarego 2105 m , raggiunto un bivio si sale sulla destra , verso il rifugio Dibona 2037 m dove si lascerà l’auto e si proseguirà a piedi per salire al Rifugio Giussani 2600 m dove si pernotterà , per poi il mattino successivo salire sulla Tofana di Mezzo e Tofana di Dentro. Oppure per chi è più preparato si può salire direttamente ma il dislivello diventa importante e da non sottovalutare partendo dal Rifugio Dibona 2037 m.

Descrizione

Questa via è l’unica che permette di salire sulla Tofana di Mezzo 3244 m e sulla Tofana di Dentro 3238 m senza vie attrezzate a parte l’ultimi tratti in cui la corda fa quasi da corrimano , ci sarebbe quello che sale da Capannina Ra Vales sul rovescio della Tofana di Dentro ma risulta lunga e si attraversano tutte le Tofane per poterci salire , tornando al percorso , il punto di partenza rimane il rifugio Dibona 2037 m , salita molto semplice e panoramica verso il Rifugio Giussani 2600 m , proprio li ai piedi delle Tofane con una visione verso i Lastoi del Formin , Croda da Lago , Averau , Nuvolau , mentre sullo sfondo sopra Cortina l’imponente Sorapiss e sua maestà l’Antelao , raggiunta Forcella Fontananegra sulla destra del rifugio Giussani si sale su un ghiaione impervio fino a raggiungere la forcella che si raggira a sinistra una cengia in cui si nota una postazione di Guerra su di un passaggio con roccette raggiungendo Punta Giovannina raggirato l’ostacolo si entra nel primo avallamento dove il sentiero si fa stretto ed in cui si deve prestare molta attenzione , si effettua un semicerchio in un scenario incredibile fino a Forcella Vallon dove il percorso rientra di nuovo per compiere un altro semicerchio di incredibile bellezza dove si può ammirare sullo sfondo in basso la val Travenànzes e in alto il Lagazuoi . Si prosegue con un piccolo tratto in salita che ci porterà sul laghetto e su quel che rimane del ghiacciaio , l’ultimo tratto che poi entrerà nella ferrata del Formenton risulta un pò ripido e detritico , ma tenendosi lateralmente si sale su rocce solide ,ancora circa 25 minuti di salita attrezzata anche se con molti gradoni si raggiunge la vetta della Tofana di Mezzo 3244 m , mentre leggermente più in basso si nota l’arrivo della Funivia da Capannina Ra Vales e dove esiste un piccolo Bar.

Ritorno

Il ritorno viene fatto dalla stessa via fatta in andata in quanto compiere la discesa per la ferrata Aglio la considero pericolosa , eventualmente era presente una via che permetteva di scendere dalla Tofana di Dentro verso la Capannina Ra Vales più comoda che passava dal Bivacco degli alpini, attualmente chiusa per una frana, questa avrebbe permesso si discendere ma il rientro sarebbe stato di lunghezza notevole .

Sentiero dell’Orso e la leggenda dei Suntra

Pubblicato da luke007 in 5 ottobre 2022
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Piccole dolomiti. 7 commenti

Il sentiero dell’Orso e la leggenda dei Suntra

Tempo di percorrenza andata e ritorno : 4h00

Dislivello totale: 520 m

Quota massima raggiunta: 1047 m

Come raggiungere

Si sale fino a Recoaro Terme , superato l’abitato si prosegue verso la località Gazza , fino a raggiungere i Menarini , dove si trova il campo sportivo e l’omonima Pizzeria Menarini , dove si lascia l’auto per poi imboccando a piedi la strada di che sale prima ai Ronchi e poi alle Casare Asnicar.

Descrizione

Il sentiero dapprima sale sulla strada asfaltata che porta verso la contrada Ronchi , dopo circa un km si nota sulla strada una casa bianca contornata da campo e adiacente ad un bosco , si noterà inoltre il cartello del sentiero , si sale mantenendo la casa sulla destra in una valle piuttosto selvaggia , si transita in mezzo ad alcune case diroccate , per poi ricominciare a salire con un zig zag poco difficile fino a raggiungere la contrada Orsati , si prosegue passando in mezzo alle case per poi risalire in mezzo ad un boschetto , fino al bosco dei Suntra dove si potranno vedere le meravigliose creazioni in legno quasi messa a protezione del bosco , si continua a salire entrando così poi sulla strada che porta alle Casare e alle Montagnole Basse , dopo aver percorso alcune centinaia di metri in una curva si incontra di nuovo il sentiero che entra nel bosco (attenzione il segnavia e per terra sull’asfalto e risulta difficile la sua individuazione ) per evitare la strada asfaltata . Superato questo ultimo pezzo si prosegue sulla strada asfaltata superando Malga Serita e raggiungendo cosi le Casare Asnicar , dove volendo si può salire anche a Malga Morando ( Ofre ) oppure alla Cabiola . Questo itinerario non è difficile e molto bello perchè sale in un ambiente unico un bosco spettacolare con panorami selvaggi ed unici a pochi passi da casa . Il ritorno si ripercorre a ritroso il tracciato , che raggiunto il bosco dei Suntra anzichè scendere agli Orsati tenendo la destra si può proseguire per la contrada Ronchi e superata la contrada in discesa , su una curva si trova il segnavi della variante Sentiero dell’Orsetto

La leggenda dei Suntra

Un giorno di mille anni fa i Suntra decisero di partire. Lo fecero tutti insieme, al rullo del tamburo, sfilando mestamente davanti alla regina Astra Zeneka che, ritta sulla sommità di un piccolo rilievo erboso, sembrava con gli occhi scrutare lontano, oltre alle colline e i Monti che disegnavano l’orizzonte verso sud. Passarono per primi i saggi severi dalle lunghe orecchie, poi gli gnomi barbuti e chiacchieroni, e dietro di loro alcuni uomini dalle insolite fattezze e le donne con i loro piccoli, seguiti dagli elfi dispettosi, più indietro le bisce striscianti, gli animali parlanti e le creature del cielo.

Era un popolo strano quello che si metteva in cammino: esseri sconosciuti dal resto del mondo che per cinquanta e più generazioni avevano abituato, nascosti guardinghi nel folto della foresta, nei luoghi selvosi di una terra che gli umani chiamavano baio-warioz, “Baviera”. Troppo fredde erano diventate le stagioni, troppo scarsi i frutti del bosco, ormai così rari che i più giovani del clan si erano stancati di andare a cercarli. Ma, soprattutto, era stato l’avanzare dell’uomo a minacciare la sopravvivenza stessa dei Suntra.

Erano arrivati a decine, a centinaia gli umani con le loro asce, e la boscaglia aveva cominciato a ridursi, anno dopo anno. I Suntra avevano visto la loro terra spogliata, gli alberi abbattuti e le loro piccole case sotterranee e i nidi e i rifugi tra i rami sempre più in pericolo. Se ne andarono silenziosi in un giorno nebbioso agli inizi dell’autunno, così da anticipare le prime gelate. Portavano con sé le poche cose necessarie per nutrirsi durante il viaggio che avrebbero compiuto di notte al chiarore delle stelle, per non farsi scoprire.

Molte lune trascorsero. Finalmente, affamati e stanchi, dopo avere attraversato valichi impervi e montagne scoscese, raggiunsero la sommità di una valle dove Astra Zeneka ordino al piccolo popolo di fermarsi. Un torrente scorreva sul fondo, separando con il solco d’argento i versanti di un’unica grandiosa foresta dorata, che la prossima estate si sarebbe certamente colorata di smeraldo. Fili sottili di fumo scorgevano lontano.

Lassù invece, in quella radura racchiusa tra il fitto intrico degli alberi, e nei Colli boscosi e nei Monti tutti intorno, tracce di umani non se ne vedevano.  La regina consultò i saggi. Alla fine fu deciso che quel luogo, così ricco di boschi generosi e sufficientemente lontano dalle abitazioni degli uomini, sarebbe diventato la nuova patria del popolo nascosto: la terra dei Suntra. Altri mille anni trascorsero, altre cinquanta e più generazioni dell’antica stirpe del nord vissero tra i boschi dei Suntra.

Poi una mattina di gennaio, qualcosa di inatteso di sorprendente accadde. Gli gnomi barbuti, i folletti dispettosi, gli strani animaletti capaci di parlare diventarono d’un tratto persone vere e creature vive del mondo di fuori: uomini e donne, uccelli e rettili simili a quelli che abitavano al di là, lontano dei sutra.

Non si seppe mai chi fu ad operare la trasformazione, e perché. Si seppe però che lei, la regina Astra Zeneka, venne mutata in un essere molto diverso da tutti gli altri, così minuscolo da essere invisibile agli occhi, ma destinato al guarire gli umani da un male insidioso che aggrediva tutti, in ogni parte del mondo.

Da allora, il ricordo di com’era un tempo il popolo dei Suntra vive nelle figure scolpite – corpi, sguardi, volti- che sono lì a presidiare le loro antiche tara che sto sovrasta la valle; e nelle urne finemente decorate custodiscono i resti dei lontani progenitori, dei Suntra che non ci sono più. Sono sagome multiformi, protette dal lieve sorriso di lei, la buona Regina intenta a guardare laggiù, verso l’orizzonte lontano, dalla parte dove sorge il sole.

Verso un futuro senza più male.

Variante Sentiero dell’Orsetto

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