Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h15
Dislivello totale : 332 m
Quota massima raggiunta : 1226 m
Dopo aver raggiunto l’abitato di Tonezza si sale fino a superare contrà Sella e mantenendo la sinistra si scende verso Valle , fino ad arrivare a baito Tedetta da li si posteggia l’auto nell’ampio posteggio , e si parte verso il bosco . Oppure lo si può percorrere come ho fatto io partendo dal Monte Cimone . Il sentiero e molto bello , in un sottobosco unico e molto ben curato , non presenta nessun tipo di difficoltà con panorami molto belli vero la Val Sola e la Val Riofreddo , e un sentiero che purtroppo non presenta un sentiero di ritorno quindi chi lo vorrà percorrere dovra farlo anche di ritorno , anche se guardando bene la mappa seguendo la strada si potrebbe sbucare di nuovo a Tonezza , inoltre percorrendo parzialmente il 547 quello della Bolgia delle streghe arrivati al bivio si prosegue diritto ( altrimenti si scende a Tre scalini frazione di Barcarola ) passando prima per il cimitero dei crosati e poi sempre proseguendo si entra nel paese di Tonezza , anche se devo dire che questa via e molto meno panoramica e bella , ma consente di chiudere in parte i due sentieri in un anello . Il sentiero inoltre fa parte di altri di altri sentieri di Tonezza del Cimone che sono praticabili a tutti che andrò quanto prima a documentare come il sentiero di Excalibur , il sentiero delle fontanelle e il sentiero Fogazzariano , tutti e tre sentieri molto facili e corti praticabili anche per le famiglie con i bambini , sono molto ben tenuti e presentano anche panorami molto belli sopratutto nel periodo primaverile .
Tempo di percorrenza del sentiero: 0h40 Monte Gamonda : 1h50 Contrà Zanchi : 2h30
Dislivello totale : 750 m Monte Gamonda : 1006 m
Quota massima raggiunta : 1006 m
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso la Valle di Posina , arrivati a Castana si mantiene la sinistra per Posina fino a raggiungere località Fusine dove e presente un piccolo Museo della Guerra , superato sulla sinistra un piccolo negozio di alimentari si può mettere l’auto e proseguire a piedi appena fuori Fusine andando verso Posina si incontra in una curva la contrada Rotonda da li si vede il segnavia anche se al rovescio che porta a Monte Gamonda passando per contrada Sella situata su una forcellino dove si può vedere anche Laghi . Questo sentiero e molto bello sale il crinale opposto del monte Pelle e poi Monte Gamonda passa per un paio di contrade che sembrano disabitate , attenzione a contrada Fornasa hanno 4 cani e si deva passare in una proprietà con diritto di passaggio pedonale , poi il sentiero sale sul crinale un po ripido per poi aggirare in quota lateralmente prendetevi il tempo per visitare le opere della grande guerra e gli scorci panoramici che questo sentiero vi offre , il sentiero e molto ben tenuto ed e stato recentemente sistemato nella parte del traverso quasi raggiunta la quota . proseguendo dopo il monte Gamonda a quota 1006 metri si può scendere al passo Val Massara e poi scendere al Monte Pelle e visitare le opere della Grande Guerra , per poi scendere di nuovo rientrando in località Fusine dove era stata lasciata l’auto.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h00
Dislivello totale : 883 m
Quota massima raggiunta : 1226 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver raggiunto l’abitato di Arsiero si posteggia l’auto in centro , a sinistra della piazza si nota una stradina che sale che porta sia alla stazione dei Carabinieri che quella della Forestale , si continua seguendo i segnavia , il sentiero e molto bello e passa per un paio di contrade , e la chiesa di san Rocco , per poi inoltrarsi da Casa Pierini e da li inizia la mulattiera , meglio conosciuta come strada degli alpini , si sale con facilità ed e molto panoramico sulle montagne intorno anche perche salendo sul crinale permette scenari molto belli sulla valle sottostante Rio Freddo si sale in un sottobosco molto interessante e con la possibilità di incontrare camosci ed altri ungulati , fino ad arrivare sul piazzale diegli alpini , il sentiero si ferma qui , ma invito tutti voi a salire prendendo il 536 fino al Monte Cimone , dove si erge un ossario della Grande mina . Esistono anche due sentieri di collegamento che segnalo anche se non ne vedo molto l’utilità il 540A che taglia dalla chiesa di San Rocco al Callieron ( che a quanto sembra qualcuno si sia divertito a togliere il cartello di imbocco ), e il 540B che raccorda il 540 con il 542 all’altezza del monte Cavjoio
Cenni storici La Strada degli alpini
La strada degli alpini e una mulattiera che doveva servire a trasportare munizioni , cannoni , viveri fino a Tonezza e nel monte Cimone dove erano dislocate le truppe , mentre la strada che saliva a Tonezza da Barcarola molto più vecchia di costruzione ma si trovava sotto il fuoco degli obici da 100mm di forte Campo Luserna , qui i trasporti erano oltremodo protetti e davano la possibilità di rifornire e supportare le truppe usata dalla 9° divisione italiana nel pomeriggio del 18 maggio 1916 durante il primo anno di guerra cioe tre giorni dall’inizio della strafexpedition gli abitanti di Tonezza furono costretti ad abbandonare l’altipiano sotto la pioggia di granate austroungariche usando la strada degli alpini e inoltre al fallimento della Strafexpedition il 14° reggimento di fanteria Hessen di Linz e i reparti di Fanteria 21°Caslau si ritirarono proprio su questa mulattiera mentre i Rainer di Salisburgo li proteggeva mantenendone la posizione su un costone del Cason Brusà , alla fine ritirati tutti i raparti austroungarici fecero saltare parte della mulattiera per impedire agli italiani di attaccare la propria linea di fuoco avanzato
Cenni storici Monte Cimone
La mina del 23 settembre 1916 ufficiale austriaco Max Hoen scrisse: Con l’orologio nella mano tutti attendevano l’istante fatale scelto dal destino “avrà successo il brillamento della mina ? Si potrà riconquistare la cima del Cimone?”. Queste erano le domande che si potevano leggere su tutte le facce.Finalmente il pulsante del meccanismo elettrico di accensione venne premuto. Due enormi detonazioni una successiva all’altra , un rimbombo simile a un tuono come se grossi chicchi di tempesta fossero caduti sopra una lamiera.Blocchi del peso di centinaia di quintali volarono fin dietro la posizione principale provocando enormi danni.La trincea di collegamento era in gran parte distrutta o in parte ricoperta di blocchi di roccia.Gli uomini usciti di corsa dalle caverne cercarono invano la cima del cimone, al suo posto sembrava sbadigliare un cratere di 50 metri di diametro e 22 metri di profondità.I dolorosi lamenti della guarnigione nemica seppellita sotto i massi erano udibili anche da lontano.
Oppure come riporta Fritz Weber in Tappe della disfatta:
I minuti passano con una rapidità folle. Manca un quarto alle sei e l’esplosione, secondo voci che abbiamo inteso, dovrebbe appunto avvenire a quell’ora. Ormai non stacchiamo più l’occhio dalla cima, sotto la quale sta correndo la morte. Migliaia di anni l’hanno vista cosi, come noi la vediamo in quest’attimo, e migliaia d’anni passeranno sul suo nuovo aspetto. In mezzo c’è il movimento dell’uomo che accende la miccia. Due scoppi formidabili fanno tremate la terra, mentre due gigantesche colonne di fumo si alzano quasi contemporaneamente dalla vetta del monte. Enormi blocchi di roccia volano in alto, sembrano rimanere sospesi nel vuoto per lunghi secondi, precipitano e si frantumano contro la groppa della montagna. Quindi scoppia un tuono che va a ripercuotersi con echi spaventosi contro le pareti dei monti circostanti. •• Sono le 5,45. Quando l’enorme nuvola di polvere e di fumo si dirada, il profilo del Monte Cimone appare completamente mutato. Al posto della sua unica cima, ve ne sono adesso due e in mezzo si è formata una sella. Il terreno, fino alla nostra posizione principale, è divenuto un baratro. Il silenzio mortale che ha fatto seguito all’esplosione dura soltanto per pochi secondi, sulla montagna sconvolta. Falangi di uomini, i soldati del 59°, stanno già lanciandosi infatti verso la vetta.Quando i soldati del 59″ arrivano sulla cima, si presenta ai loro occhi uno spettacolo di devastazione senza eguali. Un grande cratere si è aperto, largo circa cinquanta metri e profondo venticinque. La posizione italiana è scomparsa, come pure scomparsi sono i suoi occupanti. Dai fianchi di quella che fu la corona rocciosa della vetta vengono adesso i lamenti e i richiami dei feriti. Chi si è salvato dalla catastrofe, non pensa più a opporre resistenza. Circa centocinquanta italiani giacciono sotto le rocce, ma pié di trecento si trovavano al momento dell’esplosione nelle caverne scavate ai due lati della vetta. Essi vengono fatti prigionieri. appena il nemico si è reso conto che la vetta del Cimone è perduta, la sua artiglieria le apre contro il fuoco rendendo cosi impossibile raccogliere i feriti. Un parlamentare viene, allora, mandato in val d’Astico, davanti alle posizioni nemiche, per offrire agl’italiani un armistizio di tre ore. Ma il generale. che comanda il settore dove si trova Monte Cimone, respinge la proposta, dicendo di non essere nell’interesse del Comando italiano lasciare che il nemico abbia il tempo di fortificarsi sulla vetta. I salisburghesi riescono, tuttavia, ad aprire varchi nelle caverne ostruite e a liberare coloro che vi si trovano. Il numero complessivo dei prigionieri è di undici ufficiali e quattrocentoottantun soldati. Solo una settimana dopo l’esplosione gli ultimi superstiti possono venire riportati alla luce: un aspirante e sette uomini.
Un dramma eroico, che fa onore a entrambi gli avversari, è terminato. Non è che un piccolo episodio, nel gigantesco quadro della lotta tra i popoli europei, ma di cosi tragica grandezza da meritare di essere perennemente ricordato.
Tratto dal Libro del Tenente di artiglieria Fritz Weber , Le tappe della disfatta
La vetta del monte Cimone fu profondamente modificata da una grande mina scavata dalle truppe austroungariche. Alle ore 5.45 del 23 settembre 1916, furono fatti brillare 14.200 kg di sostanze esplosive, seppellendo l’intera brigata di fanteria Sele lì dislocata. I resti di 1.210 caduti (tutti ignoti) furono recuperati nel primo dopoguerra e ricomposti in un ossario
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver superato la piazza principale di Arsiero si prosegue mantenendo la destra salendo la ripida strada che porta all’abitato di Tonezza del Cimone , la strada e molto stretta e si presenta con pareti strapiombanti a destra e numerose gallerie , arrivati al centro di Tonezza , si sale fino a Contrà Sella oppure si puo mettere l’auto nell’ampio posteggio ai campi sportivi e salire a piedi per circa 10-15 minuti attraverso il sentiero delle Fontanelle fino ad arrivare a contrà Sella , da li parte il sentiero , si tratta di una mulattiera che sale fino al monte Spitz di Tonezza , la mulattiera veniva utilizzata per il trasporto dei tronchi a valle , e molto bella ed in buone condizioni ,non presenta difficoltà tecniche ne alpinistiche , molto spettacolare e il panorama offerto a quota 1694 dove si trova anche la gigantesca croce che si nota da diversi punti sia dell’altipiano che di altre zone circostanti . La salita non e molto difficoltosa anche se il dislivello e discreto , inoltre attraverso il sentiero 561 e possibile raggiungere anche il Forte Campomolon sull’omonima cima , molto bello e sempre molto panoramico vista la sua posizione geografica .
Ho allegato una seconda mappa in quanto si potrebbe prendendo il 561 per forte Campomolon ridiscendere dal 538 prima in Contrà Valle di Tonezza e poi di nuovo in contrà Sella , ma a tal proposito se si opta per questo itinerario sarebbe preferibile avvicinarsi con l’auto al posteggio di Baito Tedetta e da li partire , il sentiero 538 non è ancora documentato (cosa che farò prima possibile ) ma il tempo di percorrenza da Forte Campomolon e Contrà Valle di Tonezza e circa 2h30 . Quindi e auspicabile un tempo totale di circa 7-8 h resta quindi di un impegno di una certa rilevanza .
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si sale attraversando il centro verso la Valle di Posina , lungo la strada arrivati ad un certo punto si tiene la destra e si sale fino a Laghi , superato anche questo abitato si prosegue fino a Contrada Molin di Laghi dove la strada finisce , si posteggia l’auto e da li si parte a piedi per il sentiero. Questo luogo e molto bello e poco frequentato , la contrada e molto bella pare un posto in cui la vita sia ferma a 40 anni fa ed il tempo la si sia fermato , il sentiero che sale e abbastanza segnalato anche perche in parte si tratta di una carrareccia in disuso prima mulattiera , poi era strada forestale , la prima parte molto bella anche se asfaltata costeggia il torrente con i suoi anfratti e gole scavate dal tempo , finita la forestale si ritrova la mulattiera che sale fino a trovare i ruderi di malga Costone in un’ampia area prativa adibita un tempo ai pascoli si presume poi si rientra nel bosco fino ad arrivare al bivio con il 511 situato sulla parte alta di Val Grama che porta al Monte Majo salendo a destra e Laghi a Sinistra , inoltre si puù incrociare il raccordo con il 505 che sale da Contrada Ganna . Per scendere io consiglio la Val Laghetto , cioe si prosegue per il 511 fino ad arrivare al bivio con il 124 che sale dal Passo della Borcola per poi passare per il monte Maggio e scendere dal 520 Val laghetto , molto bella e particolare (vedi articoli gia pubblicati).
Cenni storici
All’alba del 15 maggio 1916 a circa un anno dall’entrata dell’Italia in guerra , l’armata austroungarica scateno una delle più grandi offensive in quel tratto di montagna da Rovereto a Carbonare , dando luogo ad una delle più grandi battaglie combattute in montagna , le Valli di Posina e dell’Astico furono investite dal fuoco distruttivo delle artiglierie austriache sulle linee italiane nello spazio che va dai Fiorentini a Folgaria fino a Val terragnolo e la Vallarsa . Cosi la comunità di Laghi fu pesantemente colpita da un evento di proporzioni gigantesche ed incomprensibili gli abitanti divennero profughi ed esuli da quei luoghi nativi , cosi loro come i soldati del fronte conobbero l’esperienza dell’abbandono e della disgregazione , e il cambiamento generato dalla perdità d’identita che porto ripercussioni nella normale vita quotidiana e nella memoria collettiva .
Diario di Don Giuseppe Motterle Parroco di Laghi
” Chi piangeva , chi imprecava , chi si volgeva indietro per dare un’ultima occhiata alla casetta abbandonata con tutto quel pò di di ben di Dio che possedeva , frutto delle sue fatiche . La notte avanzava e la stanchezza opprimeva , la fame si faceva sentire e , sopratutto , dove si va ? ”
Quasi a segnare il tormento delle linee di scontro della tragedia della guerra rimane questo piccolo cimitero austroungarico a testimonianza dei tragici eventi , 46 croci di soldati ignoti , con solo due salme che possiedono un nome Anton Burgmann e Virtus Hofer sono ora in questo luogo di memoria , giusto per non dimenticare .
Tempo di percorrenza del sentiero: 0h40 Monte Gamonda : 1h50
Dislivello totale : 750 m Monte Gamonda : 1006 m
Quota massima raggiunta : 1006 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso la Valle di Posina , arrivati a Castana si mantiene la sinistra per Posina fino a raggiungere località Fusine dove e presente un piccolo Museo della Guerra , superato sulla sinistra un piccolo negozio di alimentari si può mettere l’auto e proseguire a piedi appena fuori Fusine andando verso Posina si può notare una stradina che sale a destra , e vedere il segnavia 528B . Questo sentiero non è altro che una variante per raggiungere il 528 da un’altra posizione visto che il 528 nella parte bassa è stato eliminato e in qualche pezzo da contrada Monti si ritrova , ma non riesce più a congiungere contrada Pellè dove sono rimasti solo ruderi di case a Contrada Pui , dove si trova il bivio ed una fontana , mentre si incrocia il fantastico sentiero Pope de Penta . Il sentiero e facile e piacevole esce dall’abitato poco a poco e si addentra in un sottobosco molto molto bello acquistando quota poco per volta . Il sentiero 528B porta solo fino al bivio con il 528 , ma salendo e possibile arrivare sul Monte Gamonda , il pezzo in rosso tratteggiato vi porterà nella quota massima .
Piccole Mie riflessioni
A mio avviso lo ritengo un po troppo corto per poter ammirare in tutta la sua grandezza il monte Gamonda , sono convinto che questi stupendi itinerari vi faranno riscoprire e rivivere emozioni uniche in tutti voi che lo percorrerete ; sopratutto nel periodo primaverile , vi invito di percorrerlo in tutta la sua lunghezza soffermandovi ad ammirare i stupendi scorci , e le opere della grande guerra , un luogo che a me e piaciuto molto e il piccolo capitello dedicato agli emigranti segno di una vita e di un peso che gli abitanti del luogo hanno sopportato nel periodo bellico e non , ammirate le fantastiche contrade ormai abitate solo da chi sostiene che vale la pena di fare un po di strada per andare a casa dal lavoro , per poter vivere in un questo piccolo angolo di paradiso . Luciano
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso la Valle di Posina , arrivati a Castana si mantiene la sinistra per Posina fino a raggiungere località Fusine dove e presente un piccolo Museo della Guerra , superato sulla sinistra un piccolo negozio di alimentari si può mettere l’auto e proseguire a piedi appena fuori Fusine andando verso Castana si può notare una stradina che sale a sinistra , e vedere il segnavia 528 . E conveniente a mio avviso mettere l’auto al centro di Fusine , poi da contrada Zanchi si sale fino a Contrada Monte imboccando poi il sentiero , prendetevi il tempo necessario per visitare il Monte Pelle e tutte le postazioni che ritroverete lungo l’affascinante percorso , perche se il tempo permette vedrete dei scenari unici , il sentiero e molto articolato e semplice non presenta difficolta tecniche ed alpinistiche , in ottime condizioni e ben manutentato grazie ad un sottobosco molto bello , io suggerisco la discesa per il 528A che andrò a documentare quanto prima cosi da poter chiudere l’anello ricordando che la parte alta per circa 10 min e un po esposta ma molto ben curata così facendo arrivati a contrada Rotonda con 10-15 di strada asfaltata si ritorna all’auto .
(ATTENZIONE CHE LA PARTE BASSA SEGNALATA CON 528 CHE COLLEGA CONTRADA MONTE , PELLE’ E PUI NON E PRATICABILE , E NON SEGNALATA; MENTRE QUELLA CHE SALE DA POPE DE PENTA E DIFFICILE VEDI IL POST POPE DE PENTA )
Cenni storici
Monte pelle , la conformazione di questo monte ha permesso nel periodo bellico un buon adattamento attraverso i suoi crinali fossati e torrioni di creare un valido sistema di resistenza , sfruttando le creste come fortezze per l’artiglieria , postazioni da mitragliatrici ed osservatori mentre nelle limitate vicinanze furono creati i ricoveri e comandi di truppa questa configurazione fu intrapresa su tutto il crinale del monte Pelle e Gamonda , per questo motivo nonostante la bassa altitudine del massiccio era diventata una ottima sistema di difesa e sorveglianza sulle due valli , quella di Laghi e di Posina. La baracca di comando e ancora ben visibile e come del resto sono visibili i baraccamenti situati nei terazzamenti piu bassi , le munizione venivano protette in depositi totalmente interrati , i trinceramenti erano organizzati i punti di medicazione e tutto era collegato con un sistema telefonico di comunicazione , era anche presente un acquedotto che partiva da Pope de Penta , in cui sono ancora visibili le tubazioni.
Nell’entrata in guerra nel maggio del 1915 si intensificano le costruzione di strade mulattiere , sentieri postazioni e trincee , il monte Gamonda diventa un punto strategico per la linea difensiva vista la morfologia del terreno e la sua posizione , l’avanzamento italiano non incontra particolare resistenza , ma il 15 maggio del 1916 con l’offensiva di primavera meglio conosciuta come Strafexpedition con l’obiettivo di raggiungere da parte austroungarica la pianura padana , sfondando dal Passo della Borcola attraverso la Val Posina fino a raggiungere Seghe di Velo costringendo così gli italiani ad arrocarsi sul monte Novegno , csstringendo la popolazione di Laghi e Posina ad un lungo periodo di esilio allontanati dalle loro case , gli italiani tenteranno più volte di riprendere le posizioni perse , il monte Gamonda venne ripreso il giugno del 1916 divenendo la posizione fondamentale per riprendere i territori persi che terminarono nel 1918 , nella zona del Passo Val Massara punto cruciale per tutto il crinale , sarebbe stato il punto di partenza per un contrattacco italiano , tutti i trinceramenti erano classici con due postazioni di mitragliatrici laterali e filo spinato per impedire l’entrata in trincea del nemico , tutti i trinceramenti erano collegati ai ricoveri situati normalmente in grotta e raggiungibili da caminnamenti protetti dal fuoco nemico ma a pochi passi dalla prima linea .
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso la Valle di Posina , arrivati a Castana si mantiene la sinistra per Posina fino a raggiungere località Fusine dove e presente un piccolo Museo della Guerra , superato sulla sinistra un piccolo negozio di alimentari si può mettere l’auto e proseguire a piedi appena fuori Fusine andando verso Posina si può notare una stradina che sale a destra , in una posizione non tanto visibile si vede il segnavia 528B . Il 528B e un sentiero di raccordo che porta a collegare il 528 , circa a 20 minuti si arriva ad un bivio in cui viene segnalata Pope de Penta , questo e un sentiero molto bello e panoramico , presenta dei punti con qualche difficoltà legata a qualche parete strapiombante , ma non è un sentiero attrezzato , si tratta di una mulattiera tipicamente militare , con diversi resti di ricoveri del periodo bellico del 1915-1918 , anche perche il monte Gamonda nonostante la sua quota fosse bassa , permetteva di controllare le due valli in maniera molto importante . Questo sentiero e difficile fisicamente presenta un buon dislivello e privo di qualsiasi tipo di segnalazione , e molto intuitivo e impossibile da sbagliare , ma richiede una buona preparazione fisica .
Cenni storici
Volevo segnalare inoltre l’importanza storica di questo luogo che anche se di poco superiore ai 1000 metri di altitudine e ricco di fortificazione atte a contrastare il nemico sia nella valle di Laghi che nella Val posina , permettendo sia l’attacco che la difesa in quanto provvisto sia di postazioni e ricoveri per le truppe e raggiungibili dalla sussistenza in maniera abbastanza semplice .Quando ci salirete prendetevi il tempi per guardarvi attorno visitando qualche postazione e capirete vedendo i panorami il perche della sua importanza , per esempio su questo sentiero sono ancora visibili parti delle linee di approvvigionamento dell’acqua.
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso la Valle di Posina , arrivati a Castana si mantiene la sinistra per Posina fino a raggiungere località Fusine dove e presente un piccolo Museo della Guerra , superato sulla sinistra un piccolo negozio di alimentari si può mettere l’auto e proseguire a piedi per la chiesa di Fusine dove a sinistra parte il sentiero 480 . Questo sentiero e molto bello e si inerpica su un pendio notevole , poco frequentato e per questo come il 488 abbastanza selvaggio ed in certi casi con passaggi in cui bisogna prestare attenzione sopratutto in qualche traverso ( NON E UN SENTIERO DIFFICILE MA BISOGNA PRESTARE ATTENZIONE ), sale prima su un crinale aperto dove si possono ammirare la Val Posina e le cime circostanti del Bosco delle Fratte e l’altare Gallina dopo essere scesi vicino la Val del Rio . Fino ad arrivare sul pascolo prativo di passo Campedello . Un itinerario molto avvincente che va a completare con il 488 un anello veramente molto bello e unico , una parte sconosciuta del sempre fantastico Novegno , una zona da conoscere ed approfondire della Val Posina.
Ricordo inoltre altre posizione di interesse storico , Cima alta , Postazioni Vacaresse , Priaforà , Forte Rione , Monte Giove ….che furono teatro di grandi e sanguinose battaglie .
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso la Valle di Posina , arrivati a Castana si mantiene la sinistra per Posina fino a raggiungere località Fusine dove e presente un piccolo Museo della Guerra , superato sulla sinistra un piccolo negozio di alimentari si può mettere l’auto e proseguire a piedi per la chiesa di Fusine dove a destra parte il sentiero 488 .Voglio segnalare che il sentiero tratteggiato sulla mappa e quello ufficiale , ma io invito a percorrere quello segnalato fisicamente sul posto (LA SEGNALAZIONE DELLA PRIMA PARTE NON E COMPATIBILE CON QUELLA REALE ). Questo sentiero e poco praticato e presenta una pendenza interessante sotto il profilo fisico , in realtà a come se fosse un boale ,Boalòn del Novegno un canale detritico che porta fino alla Busa del Novegno proprio di fianco a Forte Rione situato sulla destra . Il sentiero molto bello e vario in un’ambiente quasi selvaggio ma proprio per questo motivo diventa interessante da percorrere , e abbastanza segnalato anche se molto intuitivo e nell’ultima parte e quasi impossibile da sbagliare , anche se in mancanza di segnavia , per discendere si può usare il 480 . A me dire il vero è piaciuto molto anche se devo dire di averlo percorso con un pò di neve ne ha aumentato la difficoltà notevolmente .