Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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Cima Popera 3046 m (Via Normale)

Pubblicato da luke007 in 3 ottobre 2021
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking impegnativo, Vie normali. Tag: Cadore, Le vie Normali. 2 commenti

QUESTO E UNA VIA NORMALE , CIOE UN ITINERARIO PER ALPINISTI O ESCURSIONISTI ESPERTI NON E PER TUTTI , CI VUOLE UNA OTTIMA PREPARAZIONE FISICA , ED UNA CONOSCENZA DELL’AMBIENTE ALPINO DI ALTA QUOTA , MOLTA ATTENZIONE VA DATA ANCHE ALLE CONDIZIONI METEO

Tempo di percorrenza: 2h30 andata e 1h15 ritorno

Dislivello totale: 800 m

Quota massima raggiunta: 3046 m

Rifugio di Appoggio: Rifugio Carducci – Rifugio Comici

Come Raggiungere

Si sale dapprima al Rifugio Carducci 2297m , che normalmente si raggiunge dal 103 della Val Giralba , sentiero molto lungo e con dislivello importante circa 1400 m e ci vogliono circa 5h, a tal proposito vi invito a salire e pernottare al rifugio per poi compiere le vostre escursioni. Volendo si può anche risalire dal Rifugio fondovalle 1548 m e passando per il Rifugio Comici 2224 m raggiungendo così il Rifugio Carducci attraverso la Val Fiscalina con il sentiero 103 che presenta circa 1000 metri di dislivello in circa 3h30. Una bella risalita appare anche quella del 106 per il bivacco De Toni per poi imboccare la ferrata Severino Casara molto bella e panoramica, comunque resta la soluzione migliore pernottare al rifugio.

La via Normale

Si parte dal Rifugio Carducci , con un sentiero molto semplice che sale fino a forcella Giralba e prosegue scendendo alcuni metri fino a trovare il bivio che porta al 101 la strada degli alpini ( via attrezzata) che sale dal rifugio Fondovalle 1548 m, da li mantenendo la destra si prosegue nella Busa di Dentro atraverso un ampio ghiaione che termina con un piccolo nevaio, per poi inerpicarsi nel ghiaione con un notevole aumento di pendenza , il percorso sale senza grosse difficoltà alpinistiche facendosi strada sia sul ghiaione che sulle roccette sovrastanti fino a raggiungere passaggi leggermente più complessi , ma con gradoni che aiutano molto , rendendo ccosì parte del tracciato più intuitiva e personalizzata , fino a raggiungere il plateau di vetta nella sua vastità e con un panorama in cui le vette intorno si possono riconoscere a vista , il terreno sassoso sembra sia lunare , in alcuni tratti le pietre sono così spigolose che pare taglino le scarpe e mettendoci le mani pare stringere un riccio di castagna, mentre nella parte finale nel fondo del plateau a circa 500 metri dalla cima i lastroni sembrano scolpiti a mano.

Ritorno

Per il ritorno si scende dalla stessa via , cercando di passare per lo stesso posto della risalita , cosa non sempre facile ma comunque per la discesa il percorso è molto intuitivo e chiaro ed e sufficiente prestare molta attenzione a dove si mettono i piedi, una volta raggiunto il fondo del ghiaione principale in circa 45 minuti il percorso diventa un semplice sentiero ritornando così da dove si è risaliti .

Sas de Stria e Galleria Goiginger

Pubblicato da luke007 in 17 settembre 2021
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking, Storico. Tag: Cadore. Lascia un commento

Tempo di percorrenza: 3h 

Dislivello totale: 300 m

Quota massima raggiunta: 2477 m

Cartografia : Lagiralpina  n°24 Dolomiti di Sesto 1:25000

Come raggiungere

Dopo essere salito a Cortina D’Ampezzo si prende per il Passo Falzarego 2105 m , oppure salendo direttamente da Agordo passando per il lago di Alleghe si imbocca la salita che porta al Passo Falzarego , molto meno trafficata è più corta se si vuole raggiungere solo il Passo si prosegue per Val Parola raggiungendo così il Forte Tre Sassi a sinistra mentre sulla destra parte il sentiero dei Kajserjager.

Descrizione

Il percorso che sale sul Sasso di Stria è facile anche se ripido e con molte variazioni di pendenza fino ad entrare nel complesso sistema di trincee e passaggi strettissimi che si inerpica fino all’ardua vetta con un panorama unico verso il Passo Falzarego , e la sua strada che sale da Alleghe .

Cenni storici

L’importanza del Sasso di Stria nel periodo bellico è estrema gli austroungarici si posizionavano sul Passo Falzarego rientrando da Cortina D’ampezzo e rinforzavano le loro linee con il Forte Tre Sassi , il sentiero dei Kajserjager e l’invalicabile Sasso di Stria 2477 m. Fu sbarrata la strada che porta a Valparola con reticolati dove veniva concentrato il fuoco delle mitragliatrici tra il Lagazuoi ed il Sasso di stria. Il pesante bombardamento italiano del 15 luglio 1915 il forte Tre Sassi fu abbandonato e venne fortificato ulteriormente il Sasso di Stria divenuto un fulcro importantissimo per la difesa della Val Badia e Val Pusteria.

Galleria Goiginger

Nel 1916 il comandante Goiginger fece costruire una galleria di circa 500 metri che partiva dalla selletta Avanzata (verso il Passo Falzarego) che usciva lateralmente dal fianco in vista sulla strada per il Passo Valparola potendo così garantire i rifornimenti evitando il fuoco dell’artiglieria, e soprattutto la fucileria italiana posizionata sulla Cengia Martini , fu attrezzata con tutto l’occorrente pe la sopravvivenza , un gruppo elettrogeno , diverse vasche di recupero acqua, cucina, locali per magazzini, alloggio ufficiali, dormitori per i soldati, postazione riflettori e, naturalmente depositi di munizioni. Furono anche posizionate mitragliatrici e cannoni da 80 mm prelevati dal Forte Tre Sassi ormai inutilizzabile.

Furono inoltre costruite due rami di teleferica per portare i rifornimenti sul Sasso di Stria una proveniente dal Val Parola fino a circa la Postazione del Nido , e l’altra da San Cassiano a Valparola

Attacchi

Gli attacchi da parte degli italiani furono diversi , era fondamentale conquistare la posizione del Sasso di Stria , il primo del 15 giugno 1915 riuscirono a raggiungere la selletta del Sasso si stria ma non riuscirono mantenere la posizione per più di tre giorni , il bombardamento del 9 luglio 1915 che distrusse solo il Forte Tre Sassi

Nell’ottobre del 1915 la notte precedente l’occupazione della Cengia Martini , il plotone del Sottotenente Fusetti riusci a raggiungere la vetta del Sasso di Stria , ma venne sopraffatto dagli austriaci.

Vista l’impossibilità di sfondare tale punto di difesa , si passo a quella che fu chiamata la guerra di mine e così entrambi gli eserciti scavarono la montagna realizzando gallerie per collocare ordigni sotto le postazioni nemiche e farle saltare in aria. Quattro cariche austriache e una grande carica italiana esplosero sul Lagazuoi.


Era indispensabile liberare la via , quindi dovevano conquistarsi le vette circostanti come il Col di Lana poco lontano in linea d’aria al Sasso di Stria, quindi gli italiani scavarono una galleria sotto e la imbottirono con 5 tonnellate di esplosivo che fecero brillare il 17 aprile 1916 provocando un crollo di circa 10.000 tonnellate di roccia ed uccidendo metà contingente austriaco , per questo venne battezzato Col di Sangue , fu reso necessario liberare anche cima Sief , con l’installazione di una mina , ma le difese austroungariche furono invalicabili e non si riuscì a sfondare verso il Trentino , fu anche elaborato un possibile progetto per il Sass de Stria , ovvero scavare due cunicoli da mina , larteficie di tutto questo fu il Tenente Malvezzi quello delle mine del Castelletto e di quella sul Lagazuoi voleva far saltare la postazione Edelweiss e l’entrata della Galleria Goiginger così da impedire i rifornimenti , progettto che fu abbandonato dopo lo sfondamento di Caporetto ed il ritiro dal fronte dolomitico .

Galleria Goiginger ( Fedmaresciallo Ludwig von Goiginger )

Le Cinque Torri

Pubblicato da luke007 in 12 settembre 2021
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking, Storico. Tag: Cadore. Lascia un commento

Tempo di percorrenza dell’Anello: 2h senza il sentiero di avvicinamento

Dislivello totale: 200 m

Quota massima raggiunta: 2255 m

Sentieri usati: 440 – 419 per salire

Punti di appoggio: Rifugio Scoiattoli – Rifugio Cinque Torri

Cartografia : Lagiralpina  n°21 Dolomiti Ampezzane 1:25000

Come raggiungere

Dopo essere salito a Cortina D’Ampezzo si prende per il Passo Falzarego 2105 m , oppure salendo direttamente da Agordo passando per il lago di Alleghe si imbocca la salita che porta al Passo Falzarego , molto meno trafficata è più corta se si vuole raggiungere solo il Passo.

Descrizione

Raggiunto il Pian del Menis si può lasciare l’auto ed imboccare il sentiero 440 che porta direttamente al Rifugio Scoiattoli 2255 m , oppure si può salire dal 419 passando per il rifugio Averau 2413 m, e scendendo così poi di quota fino al Rifugio , esiste anche una seggiovia che dal Rifugio Bai de Dones porta sempre allo Scoiattoli , in alternativa si può usare anche il Bus Navetta , tutti e due i sentieri non sono difficili e praticabili anche alle famiglie , lo scenario è incredibile sempre se il tempo lo permette , anche le quote che si raggiungono sono di una certa importanza. Le cime o vette visibili da questo luogo sono molte Lagazuoi , Tofana di Rozes , la schiena del Nuvolau. Tutto il sentiero storico e la possibilità di compiere un giro ad anello di 360 gradi attorno a questo luogo incredibile lo rendono davvero unico .

Cenni storici

Su questo luogo molto bello sia per l’aspetto panoramico e naturalistico offre un scenario molto importante per quello che riguarda il contesto storico e soprattutto bellico del 1915-1918 , la zona infatti è stata sottoposta a diverse battaglie su un terreno non di certo facile dove Kajserjager e Alpini si sono scontrati su queste terre di confine ,come riportato in questi musei a cielo aperto presenti su queste montagne , dal sentiero dei Kajserjager , alla galleria degli alpini , al museo Tre Sassi all’invalicabile Sasso di Stria , le Cinque Torri sono state un punto importante per la sorveglianza del Passo Falzarego 2105 m. Che come punto di osservazione strategico contava sull’Averau 2649 m anche se l’Osservatorio si trovava a quota 2477 m e sul Nuvolau 2574 m. Da qui si dominava e si aveva una visione completa di Valle Costeana , il Falzarego ed il Col di Lana , per non parlare della parte bassa che portava a Cortina d’Ampezzo , si controllava così un ampio settore di forze nemiche scorgendovi ogni loro movimento.

Nel 1915 furono occupate dagli italiani costruendo parte di quello che ora vedete ricostruito trincee e postazioni, linee telefoniche e telegrafiche, magazzini per viveri e armi, ripari per gli animali e fienili. Furono anche trasportati dei grossi cannoni da marina da 300mm , e supportati da due batterie che bombardavano la prima il Sasso di Stria , Valparola e Lagazuoi , la seconda Falzarego e Col dei Bos , le continue osservazioni e cambi di traiettoria di tiro, verifiche atte a vedere i danni causati al nemico misero ben presto fuori combattimento il Forte Tre Sassi al Passo di Valparola che fu quindi abbandonato dall’esercito Austro-ungarico.

Le trincee

Le trincee e le postazioni di questo luogo incredibile avevano molte funzioni , e furono realizzate per poter sorvegliare il nemico nei suoi movimenti , attraverso gli osservatori interrati e blindati per poter essere riparati dai tiri di fucileria , questa linea sarebbe stata inoltre di supporto nel caso di sfondamento nemico sul Passo Falzarego , la continua sorveglianza ed il continuo aggiornamento dei loro movimenti garantiva una precisione sia sul tiro di artiglieria che con la mitragliatrice.

Resoconti di guerra

“Ricognizioni di stamani fanno la certezza che il nemico sistema artiglierie sulle pendici orientali di Sasso di Stria. Il Comandante del nostro gruppo, informato, cerca, mentre scrivo, posizioni efficaci per battere la località anzidetta verso l’ovest delle Cinque Torri. La 9a Batteria del gruppo sta salendo le pendici di Cinque Torri per prendervi essa pure posizione… Ad agevolare l’arduo compito del gruppo da campagna manovrante alle Cinque Torri ho destinato circa 300 uomini utilizzati per riattare la mulattiera che vi sale dalla rotabile di Val Costeana e per aiutare i serventi nel trasporto dei pezzi di posizione.”

Pocol, 7 giugno 1915, Comando della Brigata Reggio, Magg. gen. Panicali.

“Questo Comando pregiasi informare che la sola batteria di medio calibro in condizione di concorrere ad una azione di fuoco contro la cresta di monte Casale e monte Cavallo è quella di due cannoni da 149 G in posizione nei pressi del lago di Val Dones.

Vennero date disposizioni per il necessario spostamento della direttrice di tiro, ma converrà collegare telefonicamente la batteria suddetta col Comando del gruppo di medio calibro di Cortina.

…in attesa di comunicare quando i due obici da 210 saranno in grado di aprire il fuoco nella nuova posizione, interesserebbe intanto, per guadagnare tempo, provvedere senz’altro al collegamento telefonico diretto tra il Comando di artiglieria in Cortina e la batteria al Lago di Val di Dones.”

Comando del IX Corpo d’Armata, Stato Maggiore. Il Ten. Gen. Goiran.

“15 giungo 1915… Abbiamo l’ordine di avanzare e prendere la trincea nemica del Sasso di Stria. Giunti a pochi metri si apre il fuoco. Io sono a fianco del ten. Lais. Sembra che siamo invulnerabili, tanto le pallottole ci rispettano. Verso le ore 16 il battaglione ha quasi terminato le cartucce. Il cap. Diana domanda un soldato senza paura e di buona gamba. Vengo presentato, ricevo un biglietto da portare a tre plotoni di riserva… e via di corsa tra il continuo fischiare delle pallottole… Siamo presi di mira dal nemico il quale ci fa piovere una vera grandine di palle… Si alza un nebbione fittissimo. Il battaglione ha l’ordine di dare l’assalto alla baionetta per ben 4 volte al grido: “Avanti Savoia” La fucileria nemica da dietro le trincee fa una vera strage dei nostri.”

Diario di Oreste Agnelli Zampa di Roma, 46° Reggimento Brigata Reggio

“Vi sono viveri di conforto abbondanti e due razioni di viveri per ogni soldato. La dotazione è adeguata.

Appena definita la dislocazione delle truppe, occorrerà fissare per ogni località il deposito viveri in relazione alla forza. Ritengo sufficienti 4 giornate in più della dotazione individuale.

Analogamente si provvederà alla ripartizione delle munizioni, costituendo depositi in tutte le località occupate. Ora si dispone di una baracca polveriera e di un ricovero per gelatina esplosiva.

Sono iniziati depositi di legna tali da far fronte al fabbisogno almeno per 8 giorni. Questo lavoro va intensificato per avere provviste sufficienti per almeno un mese.”

13 dic. 1915. Il Ten. Col. Capo di Stato Maggiore

Tofana di Rozes Castelletto e ferrata Lipella

Pubblicato da luke007 in 3 settembre 2021
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari difficili, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Cadore. Lascia un commento

Tempo di percorrenza: 7h30 EEA

Dislivello totale: 1800 m

Quota massima raggiunta: 3225 m

Sentieri usati: 402 – 404 – galleria Castelletto – Ferr. Lipella – 403

Punti di appoggio: Passo Falzarego – Rifugio Giussani

Come raggiungere

Dopo essere salito a Cortina si prende per il Passo Falzarego 2105 m , si lascia l’auto sul piazzale della cabinovia e si prosegue imboccando il sentiero 402. In alternativa si potrebbe salire anche da Selva di Cadore.

Questo itinerario permette di salire e di circumnavigare la Tofana di Rozes , il sentiero richiede perciò una preparazione ottima e richiede l’uso dell’attrezzatura da ferrata per superare prima la galleria del Castelletto e poi la Ferrata Lipella , di una discreta lunghezza anche se poco impegnativa nella prima parte , proseguendo poi fino a raggiungere la seconda parte più complessa e tecnica che ti porterà in vetta

Descrizione del percorso

La Tofana di Rozes rimane per me una delle montagne più belle , si parte dal passo Falzarego , seguendo il segnavia 402 , fino a forcella Travenanzes 2507 m , si inizia a scendere fino ad un forcella Col del Bòs 2332 m , poi seguendo la base della Tofana si raggiunge il bivio che sale dal castelletto con una scaletta in galleria , dove e passata la storia e dove si possono ancora notare i resti di legno di quella angusta scala che portava i soldati dentro alle viscere di questa montagna , si esce su un ghiaione stabile , sulla sinistra il Castelletto , mentre proseguiamo alla destra per raggiungere il sentiero attrezzato Lipella , lungo è il suo percorso tra sali e scendi e traversi , non difficoltosi ma impiegano le buone forze destinate per il ritorno, si sale tra pareti con molti appigli e tra crepe caratteristiche di questa grande montagna , lo spettacolo della val Travenanzes lascia senza fiato , mentre si solleva lo sguardo verso la parete che tra mille cambiamenti di direzione continua a salire. Si arriva dopo diverse tiri al bivio che porta alla postazione Tre dita sulla sinistra , mentre a destra si prosegue per l’ultimo attacco alla vetta , anche se finita la via attrezzata si dovrà proseguire ancora per circa 20 minuti . Provo la risalita alla vetta dopo circa 350 metri mi tocca rinunciare visto la pioggia che inizia a scendere , non fa niente si prosegue tra il dirupo della Travenanzes ed il pian del Majarie appena raggiunta la postazione Tre dita 2696 m tra il vallone che separa la Tofana di Rozes dalla Tofana di Mezzo e dal Nemesis , per poi raggiungere la forcella Fontananegra ed il Rifugio Giussani 2580 m , prendetevi il tempo per dare un occhiata al ex rifugio Cantore ed ai baraccamenti del periodo bellico presenti su questo sito. Si ridiscende poi per il sentiero 403 che porta al Rifugio Di Bona , ma in una curva si incrocia il 404 che riporta prima a forcella Travenanzes e poi al Passo Falzarego .

Piccolo cenno storico

“D’un tratto si scaricarono mille armi. Da ogni parte le palle fioccavano con violenza, come se volessero squarciare i massi che servivano da riparo agli jäger. Le mitragliatrici crepitavano ininterrottamente. Pareva quasi che la roccia stessa vomitasse proiettili, poiché il nemico non si faceva minimamente scorgere, tanto abilmente si era nascosto. Non si vedevano che pietre mulinare con un terribile fragore, martellare furiosamente, eruttare morte e sterminio! Ogni più piccolo anfratto, ogni appiglio, ogni spacco, ogni sporgenza sembrava in preda alla follia e partecipava a quella tregenda. E tutto il furore si riversava su quell’esiguo drappello di 60 Jäger! Ma costoro attendevano imperturbabili senza rispondere, che così aveva ordinato il loro capo. Mentre le palle e i frammenti di roccia turbinavano sopra le loro teste, sì che l’aria si impregnava della polvere prodotta dalle pietre stritolate, essi scrutavano acutamente attraverso le feritoie, spiavano cautamente oltre gli spigoli dei sassi disposti a parapetto, per avere il nemico a portata dei loro cannocchiali da puntamento, sin dal primo istante della sua avanzata. E l’istante venne; che il tiro durò solamente un quarto d’ora. Allora, cessato il fuoco di colpo, si ebbero alcuni secondi di silenzio; e subito dopo tutte le rupi si animarono. In un baleno esse brulicarono di figure fosche, che scaturivano da tutti i nascondigli del terreno frastagliato, balzavano di masso in masso, strisciavano felinamente, si arrampicavano sulle rocce, se ne calavano, si avventavano innanzi come in preda all’ebbrezza, seguendo i loro capi e trascinando seco tutti gli esitanti, affascinati da una volontà irresistibile, che tutti indistintamente spronava verso un unico punto. E i fucili degli Jäger germanici falciarono in mezzo a loro una copiosa messe. Dapprima avanzarono travolgenti le ondate degli Italiani, ma poi l’impeto delle prime file si infranse, i sopravvenienti recalcitrarono davanti ai sanguinanti cadaveri e ai disperati sguardi dei moribondi e si indugiarono dietro i massi più a lungo del tempo necessario a riprendere fiato. Si spinsero bensì nuovamente innanzi, e l’ondata successiva incalzò con impeto rinnovato, ma le loro file incominciavano ormai a vacillare e la loro foga a intepidirsi. Ed allorché gli Jäger ne ebbero di nuovo fulminato un gran numero, delimitando con pugno irresistibile un tratto di terreno che neppure il più animoso riusciva a oltrepassare senza soccombere, la fiumana nemica ristagnò ed alla fine si acquietò. Il primo assalto era stato stroncato.“

Generale Antonio Cantore

Forcella di Fontana Negra. Zona Tofane. È il pomeriggio del 20 luglio 1915, quando il generale Cantore rimane fermo, impassibile a due proiettili che lo sfiorano. Cade subito dopo, colpito mortalmente da un terzo colpo che lo centra in piena fronte, forando la visiera del berretto che portava. Nasce così la leggenda del papà degli alpini e noi in ogni occasione in cui accompagnamo i nostri reduci scomparsi diciamo che sono andati avanti e che andranno a trovare tutti i Caduti che li hanno preceduti nel paradiso di Cantore .

La nuova linea austriaca fu organizzata circa 600 metri dietro alla precedente, limitando di molto la portata del sanguinoso successo degli italiani (furono alla fine necessari tre assalti per impadronirsi della posizione!) che però videro in questo successo la “vendetta” per la morte del gen. Cantore.

Traversata Tofana di Mezzo e Di Dentro

Pubblicato da luke007 in 27 agosto 2021
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari difficili, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Cadore, Eventi. Lascia un commento

Cartografia : Edizioni Zanetti – n°104 Cortina e Dintorni 1:25000

“Ciò che ancora una volta mi ha insegnato la montagna è che non è importante la parete che decidiamo di scalare, la sua altezza o le sue difficoltà, ma lo spirito con cui l’affrontiamo, le emozioni e i sentimenti che ci può regalare. Sensazioni uniche, le stesse che domani mi condurranno di nuovo ai piedi di una montagna. ”Enrico Camanni

La traversata della Tofana di Mezzo 3244 m e la Tofana di Dentro 3238 m passando per Punta Anna 2731 m, non era una cosa fattibile a tutti , ma si poteva fare era nelle mie possibilità , e con grande entusiasmo , dopo aver dormito al rifugio Pomedes 2303 m, all’alba sono partito ho saltato anche la colazione, alle 7 era per me troppo tardi , verso le ore 6 mi sono avviato sul sentiero verso l’attacco della via , principalmente l’obiettivo era raggiungere la stazione della funivia poi se l’avessi raggiunta in tempo utile avrei proseguito , giunto all’attacco la prima ferrata di punta Anna si presenta molto intricata e di un certo impegno tecnico , con alcuni pezzi in cui ci vuole un buon supporto tra braccia e gambe , alcuni tratti con pochi appigli a chi ha le gambe corte , comunque lo scenario è incredibile ed unico , il tempo freddo ma abbastanza bello con nuvole in alto ha permesso di vedere cose indescrivibili , finita la prima parte si prosegue con la ferrata della Tofana di mezzo , molto bella e variegata con passaggi e scenari mozzafiato ed esposti , uno sguardo verso il Bus della Tofana con la capannina Ra Vales sullo sfondo ed in vetta la stazione di arrivo della Funivia pare un paesaggio lunare con i sassi che visti da lontano sembrano una distesa di sabbia , si cambia lato della montagna per risalire con traversi ancora di un certo impegno e superfici levigate dal tempo , ma si può ammirare la maestosa ed imponente struttura della postazione Tre dita e la Tofana di Rozes con i suoi 3225 m, con il suo puntino nero del rifugio Giussani a 2600 m, si ritorna attraverso un foro naturale sulla montagna a vedere le piste da sci , per poi raggiungere dopo 4 ore circa la vetta della Tofana di Mezzo la più alta 3244 m , una sosta al piccolo rifugio per la colazione e poi via si riprende per la ferrata tofana di dentro che porta a quota 3238 m con la sua struttura frastagliata e franosa esattamente opposta alla Tofana di Mezzo solida e dura, dopo un apiccola pausa si inizia scendere per la ferrata del Formenton che in pratica non sono che alcuni passaggi attrezzati e poco pericolosi, si scende lungo un ghiaione detritico fino a d entrare nel sentiero che porterà alla Capannina Ra Vales che io ho trovato chiusa , mi dicono per un fulmine , a questo punto proseguo per la ferrata Olivieri ed il rimanente sentiero che mi riporterà al Rifugio Pomedes in circa 9 ore , dove mi aspettava il piatto dello sciatore uova speck e patate , consumato al cospetto delle Croda da Lago ed i Lastoni del Formin , uno spettacolo in cui le emozioni sono indescrivibili che nemmeno le foto riescono a trasmettere, ho voluto rendere partecipi anche voi con l’obbiettivo di regalare a voi queste mie immagini che non hannola pretesa di essere chissa che cosà visto il tipo di macchina che uso , ma che magari ariusciranno in qualche modo ad incuriosire ed emozionare chi mi segue con la stessa passione che io metto nel salire.

207 Rifugio Bertagnoli-Passo del Mesole

Pubblicato da luke007 in 20 agosto 2021
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Piccole dolomiti. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero :  1h10

Dislivello totale : 296 m       

Quota massima raggiunta  : 1546 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Questo sentiero e molto utile per collegare il rifugio Bertagnoli 1250 m, al 202 che percorre le montagnole Alte , e privo di difficolta tecniche attraversa una prima parte su mulattiera che va ad attraversare una vecchia Cava di pietra, e anche uno dei più importanti itinerari che può collegare il Rifugio Gingerino al Bertagnoli , molto ben tenuto e continuamente risistemato sale fino al Passo del Mesole 1546 m , ricordo che il rifugio Bertagnoli la Piatta e raggiungibile anche in auto da Campodalbero , ma se si percorre la mulattiera di arroccamento che sale dai Castagna e Cima Marana 1545 m , sella Campetto1549 m, Passo della Porta , Malga Campodavanti dove arriva anche il Sentiero Rodecche , Bocchetta Gabellele 1552 m, entrando poi nel sentiero Francesco Milani con cambi di scenario ora fatti di canaloni detritici raggiungendo cosi il Passo della Scagina 1548 m , anche se poco prima un sentiero 210 scende fino al punto in cui una lapide ricorda Bepi Bertagnoli (sentiero in fase di sistemazione ) si prosegue attraversando la val Fraselle che porta a Giazza , ed il Passo Ristele 1641 m, il Passo Zevola 1820 m, e si scende percorrendo così tutta la catena delle Tre Croci fino all’omonimo passo Tre Croci 1716 m. Accopiandolo con il 221 si potrà compiere un giro ad anello.

Rifugio Nuvolau

Pubblicato da luke007 in 13 agosto 2021
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Cadore. Lascia un commento

Il rifugio Alpino non è un ristorante od un albergo in cui contano le stelle , il rifugio alpino è fatto di persone ,uomini e donne , e fatto di calore , amicizia , accoglienza ,condivisione , solidarietà e conforto ; valori ormai persi nel tempo ma che qui hanno ritrovato la loro identità e forma , eh si nel rifugio contano le persone. Luciano Cailotto

Voglio raccontare una storia , quella di uno dei più belli ed antichi rifugi delle Dolomiti , ma prima voglio fare capire a voi lettori il significato della parola Rifugio che credo a molti non sia del tutto chiaro :

Rifugio: Riparo, difesa, protezione contro insidie o pericoli materiali o spirituali

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 5 persone, persone in piedi e attività all'aperto

La nuova gestione

Voglio spendere due parole per chi ha detto e dice : ma i giovani non hanno voglia di fare , ma nn hanno voglia di mettersi in gioco , nn si rimboccano le maniche … balle . I giovani hanno idee , hanno motivazione , hanno la grinta e questo ne è la dimostrazione, può sembrare facile gestire un rifugio , ma quando si tratta di un rifugio come il Nuvolau, nn stiamo parlando di una cosa qualsiasi , solo pensare gli anni di storia che qui ci sono passati fa rabbrividire. Io qui ci sono stato la prima volta nel 1986, quando con il campo estivo della mia compagnia Genio Guastatori del 7° alpini brigata Cadore siamo saliti dal Falzarego, tornarci ancora e sempre per me un’emozione , ma vederlo in mano a giovani con la voglia di fare mi commuove e mi rende felice , orgoglioso e fiero . Grazie Ragazzi un grosso in bocca al lupo a tutti , ci vedremo molto presto di nuovo . Luciano Cailotto

Emma

Viaggiatrice, ragazza au pair, marinaia, cuoca, cameriera, imprenditrice, rifugista, traduttrice, ragioniera, cronometrista, volontaria CISV… Parla 6 lingue, a volte dimentica l’italiano ma l’ampezzano mai, ama mangiare e camminare. Ultima passione: il cicloturismo!

Juan

Ingegnere cileno della sicurezza sul lavoro, pilota di droni, appassionato di storia e montagna, macchinista della teleferica. Ama andare in bicicletta, nonostante le numerose cadute. Primo sostenitore del sogno Nuvolau, sopporta e supporta Emma, ha mollato tutto e chiama il Rifugio la sua nuova casa.

Margherita

Musicista, maestra di flauto traverso, barista, cameriera. Attrice mancata, ama cantare e le lingue, odia cucinare, adora il caffè. La trovate nei suoi castelli in aria o impegnata in qualche impensabile progetto.

Angelo

Perito elettrotecnico, pilota di elicotteri, esperto di fotovoltaico e di tortellini, commercialista a tempo perso, libero professionista. Mente brillante, ogni progetto (delle sorelle) diventa una sfida! Ha mani d’oro, aggiusta tutto, anche il mondo.

Erika

Parrucchiera, ragazza au pair, barista, receptionist, studentessa di lingue. Re-inventrice di se stessa, cambia spesso taglio e colore di capelli, ama cucinare, meno camminare, gestisce i nostri social, ottimo pollice verde.

Cesare

Chef, direttore di ristoranti, allevatore, pompiere volontario, apprendista sarto. Leader nato, non elenca problemi ma trova soluzioni. Drogato di sci e sciate, ama il maiale, lavora a maglia e produce splendide calze di lana.

CONTATTI

https://www.facebook.com/rifugio.nuvolau.2575

sito : https://rifugionuvolau.it/

Telefono : 0436 867938

E-mail : info@rifugionuvolau.it

La storia

Nel 1883 il barone di Dresda Richard von Meerheimb si reca a Cortina d’ampezzo con molti problemi di salute , passati alcuni mesi vede che la sua salute migliorare ed inizia a fare alcune escursioni sul monte Nuvolau ,decide così di donare una discreta somma di denaro per la costruzione di un rifugio che verrà chiamato Sachsendankhütte, il rifugio del ringraziamento sassone. circa 10 anni dopo il rifugio rimasto in autogestione come confermato dall’alpinista Leone Sinigallia dove esiste una cassetta dove verranno lasciati i soldi per la consumazione non essendoci un gestore , gli alpinisti in transito sono 318 , nel 1911 sfioreranno i 1500. Nel 1912 l’unico mezzo per rifornire il rifugio sarà la teleferica ancora oggi in uso.

Il 23 maggio del 1915 quando inizia la guerra quando le truppe austroungariche si sono ritirate sul Lagazuoi , Sasso di Stria iniziano a salire i primi italiani il 28 maggio 1915 verso Cortina D’Ampezzo e poi come racconta Fedele Siorpaes “Salvador”, guardiano del Sachsendankhütte ovvero Rifugio Nuvolau e degli altri rifugi in Zona verrà poi arrestato mentre tentava di salire al Nuvolau . Gli italiani lo utilizzeranno come osservatorio per l’artiglieria italiana e per questo subirà ingenti danni .

Il 25 maggio del 1992 un fulmine causo un incendio che distrusse sia la teleferica che i gruppi elettrogeni , ma in quel frangente stavano girando la famosa pellicola di Cliffhanger , e furono proprio loro a Nel 1992 le vette di Cortina d’Ampezzo e delle Dolomiti ospitano il set di Cliffhanger – l’ultima sfida, la leggendaria pellicola di Renny Harlin con il divo Sylvester Stallone. Il 25 maggio un incendio originato da un fulmine distrugge teleferica e generatori del Rifugio Nuvolau. Sarà la squadra Cliffhanger, col suo elicottero rosso fiammante, a trasportare corda, argano e attrezzatura di vario genere in vetta e permettere così di iniziare i lavori di ricostruzione.

I gestori del Rifugio Nuvolau!

Chi, con amore e dedizione, ha gestito il Rifugio nell’arco della sua vita ultracentenaria? Le nostre ricerche hanno individuato 5 gestioni:

1893. L’Alpenverein sez. Ampezzo decide di affidare per la prima volta il Rifugio a un gestore. I visitatori aumentano di anno in anno ed è la decisione giusta da prendere… chi è però il primo “paron”? Non abbiamo trovato il suo nome.

1902. Che sia forse Giuseppe Lacedelli Zecca di Pocòl? Di certo è lui ad avere le chiavi nel 1902, quando viene allargato il piazzale antistante il Rifugio e costruito un muro di circa 1 metro.

1930. Finito l’incubo della Guerra, il Rifugio viene ricostruito e rimesso in funzione. Marcello Siorpaes se ne occuperà fino a dopo il secondo conflitto Mondiale, quando passerà alla conduzione del Rifugio Croda da Lago.

1950. La gestione passa nelle mani di Gilma e Guido de Zanna. Con il vicino Rifugio Cinque Torri i rapporti sono buoni e regna la collaborazione.

1973. Mansueto Siorpaes vince il bando CAI e si aggiudica la gestione del Rifugio. Sale con Joanne Jorowski e ci resta per ben 47 anni, fino al 2020.

Sentiero delle Mole

Pubblicato da luke007 in 30 luglio 2021
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Gruppo Sengio Alto, Piccole dolomiti. 3 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero :  3h30

Dislivello totale : 400 m       

Quota massima raggiunta  : 1484 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Per raggiungere questo sentiero si sale verso Campogrosso , raggiunto il Rifugio Alla Guardia si lascia l’auto e si discende fino al tornante del Capitello dove si imboccherà il sentiero 144.

Questo sentiero rimane uno dei più interessanti anche se poco panoramico ma che regala un idea di come era sviluppata la vita montana , l’equilibrio di questo terreno è molto delicato , la zona è interessata dalla notevole ed instabile frana del Rotolon dove tra le rocce rossastre sgorga la sorgente del torrente Agno. Si ricordano in maniera particolare la frana del 1789 dove pare che il boato fosse stato udito anche a Vicenza mentre sono più recenti, ma altrettanto ingenti, quei movimenti del 1985 e dell’autunno del 2010, hanno sempre tenuto con il fiato sospeso questa cittadina , rimanendo così osservato speciale anche tuttora, tali da dover spostare leggermente alcuni tratti del sentiero. Il Rotolon é un strato di calcare e gesso, definito lubrificante tettonico , che a causa di questa composizione rende instabile il sito e riassume tutte le spiegazioni per i movimenti franosi. Si imbocca il sentiero più ripido di destra e si sale con discreta pendenza , il sentiero sale a zig zag fino a raggiungere i primi muretti a secco, per poi entrare nella zona più importante, caratterizzata dalla zona di estrazione delle Mole , queste antiche ruote utilizzate come macine nei mulini e per le ruote di affilatura lame e coltelli. Si continua salire fino a raggiungere un bivio che porta nell’antica cava di Mole ed eventualmente nella strada provinciale , ritornando poi dallo stesso per continuare la risalita verso il Passo delle buse scure 1475 m. ritrovando così ancora qualche Mola non ancora ricavata dal masso originale , è sempre rimasto un mistero di come venissero tolte dalla roccia e trasportate in strada. Si continua a salire superando i resti della Malga Buse Scure e raggiungendo così il passo omonimo , mantenendo la destra e continuando il 144 si entrerà nella parte dell’Anello storico fino a raggiungere un punto di arrivo della Teleferica di guerra e così anche il rifugio Giuriolo di Campogrosso a quota 1456 m.

Ritorno

Il ritorno si potrà fare sia dal 151 che scende da davanti il Rifugio incrociando più volte la strada provinciale che sale a Campogrosso , oppure dallo stesso chiamato 144A , imboccando il 157-144A poco dopo in rifugio scendendo così al Passo Buse Scure e a ritroso fino al Rifugio La guardia.

Il Cristo della Via Crucis

Pubblicato da luke007 in 10 luglio 2021
Pubblicato in: itinerari trekking. 6 commenti

Oggi non sono qui per scrivere un’articolo di montagna, ma voglio condividere con voi questa mia storia , un piccolo racconto finito bene , del resto sono una persona più propensa al fare , che chiaccherare per niente e che se ognuno ci mette di suo i risultati sono sotto l’occhio di tutti.

Questa volta voglio raccontare una piccola cosa che è successa qui nel piccolo paese di Fongara , paese nativo dei miei nonni e di mio padre , dove ho passato parte della mia infanzia , e dove tuttora mi trovo ad abitare , il paese sorge a 900 metri di altitudine ed ormai ci abitano fisse poche famiglie .

Di tanto in tanto mi trovo a salire alla Chiesa che sorge in un cucuzzolo , per ammirare il panorama e percorrendo la Via Crucis nel periodo invernale senza le foglie si può ammirare fino in fondo a San Quirico. Le nevicate del 2020-21 sono state abbondanti , un giorno salendo verso la Via Crucis , notai che la croce a cui era inchiodato Cristo era marcia alla base e caduta proprio nella via , mentre il Cristo in terracotta era distrutto in diversi pezzi.

Cercai di recuperare i pezzi con l’obiettivo di ricostruire quello che era stato Gesù sulla Croce, dal vedere l’enorme quantità dei pezzi non era cosa facile , “ma ci volevo provare” cosi recuperai quello che si poteva togliere dalla neve e ghiaccio, e togliere quella mano che era ancora ben piantata sulla croce . Cosi recuperai per primo la parte bassa del bacino e le due gambe rotte in tre pezzi, portandole a casa , poi qualche giorno dopo andai alla ricerca del resto…alla fine mi accorsi che una mano mancava all’appello.

Ero convinto di potercela fare, un lavoro complesso che avrebbe richiesto tempo e soprattutto idee per mettere insieme il tutto , avviso anche Bepi (eterno amico di mio padre) , che ” il Cristo l’ho a casa mia” , bene intanto io faccio la Croce dice Lui. Io inizio ad attaccare le gambe al piede ed al bacino, forando ed inserendo chiodi e tondini per mantenere unite le parti , poi procedo con il braccio diviso in tre parti ma in cui per lo meno la mano era intera. Medito sul fatto che non posso collegare il tutto insieme senza avere la Croce, per poter bloccare prima il busto , poi il bacino ed infine le braccia. Ecco che Bepi mi dice ” la Croce è pronta , cosa dici la monto o la lascio separata” . No dico io “montala che io inizio ad posizionare i pezzi”.

Ecco che cosi provo a posizionare il busto e le braccia per avere la misura , data dal posizionamento delle mani sulla parte orizzontale della Croce.

Certo che fa una certa impressione vedere Cristo in queste condizioni ” dobbiamo spostare la croce , qui in cimitero nn ho la corrente , la portiamo dietro il campanile ” . La croce una mattina con l’aiuto di Bepi e Bruno arriva sul posto , e cosi qualche giorno dopo salgo a provare ad assemblare quel povero Cristo . qualcuno dice ” e molto mal ridotto è un impresa ardua” qualcun’altro , “vale la pena a provare”.

Ma io non mollo , ci credo , voglio che quel Cristo torni a prendere la sua posizione, magari più bello di prima, come avevo già fatto in precedenza con il Gesù bambino del presepio.

Procedo con pazienza certosina , ops, manca la famosa mano , trovata a pezzi ma ne manca uno più importante per completare l’opera , dopo averla cercata non poco sul luogo della caduta , a furia di pensare provo a comporre quel puzzle, ci riesco con un idea da grande ortopedico.

Et voilà anche la mano è fatta , non ci resta che attaccarla al resto del corpo, così procedo con l’ultimo pezzo di arto per finire questa opera .

Finalmente è ricomposto, ci ho creduto molto , nn ho mai avuto momenti in cui non credevo di potercela fare , forse per qualcuno sarebbe stato impossibile, io ho lasciato libero spazio alla mia mente ed alle mani , per vedere dove potessero arrivare , ops ci vorrebbe un po di colore per coprire la vista delle saldature e riparazioni , cosi ho provato ad aggiungere anche quello. Ed il risultato sarà a breve sotto gli occhi di tutti , ma sicuramente per me è stato e sarà sempre qualcosa di grandioso.

L’ho dipinto colore terracotta , come era già e come sono le statue che c’erano insieme, alla fine della seconda mano di smalto cosi da proteggerlo ulteriormente dalle intemperie , mi sono seduto ed ho pianto , perchè mai mi sarei aspettato un risultato come questo . Voglio dedicare questo alla Mia Mamma , a mio Padre ed a mio Fratello che non ci sono più da tempo , ed a tutte le persone che mi vogliono bene .

Voglio ricordare una frase che è riportata sulla croce di cima XII Altipiano di Asiago :

Due legni qui ti attendono il primo , verticale, per invitarti a mete ancora più ardite il secondo, orizzontale, per ricordarti di accogliere in un unico abbraccio tutti gli uomini tuoi fratelli.

474 Palafavèra – Col delle Crepe

Pubblicato da luke007 in 2 luglio 2021
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Zoldo. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero :  1h10 

Dislivello totale : 386 m

Quota massima raggiunta  :  1900 m

Cartografia : Lagiralpina  n°3 Dolomiti Agordine e Val di Zoldo 1:25000

Come raggiungere

Si sale la val di Zoldo fino a raggiungere il Palafavèra , nel comprensorio sciistico del Civetta dopo aver lasciato l’auto sul posteggio , oppure aver dormito in tenda sul campeggio adiacente . Si parte sulla destra del posteggio e si sale .

Descrizione

Questo è un sentiero di raccordo , non avrebbe una grandissima utilità se non entrasse nell’Anello del Pelmo , e verso il rifugio Venezia , resta quindi molto interessante per evitare di lasciare la macchina al Passo Staulanza dove i posti auto sono limitati , sale molto lieve e in un tratto boschivo molto bello , con un sottobosco magico e in perfette condizioni a parte qualche albero presente sul sentiero , tutto sotto le pareti strapiombanti del Pelmo fino a raggiungere il sentiero 472 Anello del Pelmo , raggiunto il Col delle Crepe , sulla destra si prosegue verso il rifugio Venezia 1947 m , mentre a sinistra si scende fino al Passo Staulanza 1783 m. Interessante per chi volesse allungare un pò il percorso visitare le orme dei dinosauri proseguendo per circa 20 minuti verso il Passo staulanza , incontrando così il bivio che porta sotto le orme dei Dinosauri.

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