Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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108 Ronchi-capanna Sinel-Rifugio Fraccaroli

Pubblicato da luke007 in 26 giugno 2022
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Piccole dolomiti. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero :  5h10

Dislivello totale : 1527 m    

Quota massima raggiunta  :  2259 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Come raggiungere

Dopo avere percorso la Vallarsa e raggiunto Rovereto si prosegue verso l’abitato di Ala, per poi attraverso la stretta strada salire verso località Ronchi , appena superato l’abitato e raggiunta la fermata dell’autobus , lì si lascia l’auto e di prosegue a piedi.

Descrizione

Raggiunta la località Ronchi, piccolo borgo in una vasta valle, si lascia l’auto appena fuori dal paese, si risale per la strada asfaltata fino a località Mas 715 m, si entra in una mulattiera che sale e scende maniera abbastanza costante per i primi km, risalendo attraverso pascoli, e piccoli tratti boschivi, raggiunta località Motori a quota 865 m, la carrareccia si restringe e sale all’interno di pareti irte e strapiombanti, fino a località Sbarra quota 1000 m, da qui il sentiero si alza ripidamente guadagnando quota in velocità e continua per diversi km anche se, con qualche tornante con pendenza notevole si supera la Val Penèz e l’alpe Penèz dove su un tornante sorgeva l’omonima malga Penèz a circa una quota di 1440 m, un piccolo tratto permetterà di rompere il fiato per poi risalire rapidamente fino a raggiungere le pendici della Cima Levante in località Casarino 1667 m, dove si potrà vedere a sinistra il sentiero n.114B proveniente dalla Forcella di Val Gatto, risalendo l’ampia mulattiera proseguiremo trasversalmente sino a salire a fianco della Pala del Cherle 1860 m, si supera  anche il bivio con il n.115 proveniente dalla Val Gatto e dall’incrocio con il n.114 della Cima Levante si entra poi nella mulattiera di arroccamento che attraverso alcuni tornanti porterà fino al pascolo di Capanna Sinèl circa 1990 m, un luogo molto bello e ricoperto di prato e mughi denominato Prà del Sinèl dove a sinistra potremo notare le maestose pareti del Castello del Cherle , si prosegue su mulattiera mista roccia e prato superando a quota 2097 m, della Bocchetta della Neve dove sale il percorso n.160 Vallon dei Cavai , e superata la spaccatura di roccia della Bocchetta Grolle si nota la conca prativa di Cima Posta 2209 m, e dopo essere transitati sotto la cima del Cherlong 2210 m, e dell’omonima Bocchetta Cherlong 2183 m, dove esce il sentiero n.162 Vallon Pissavacca e sulla sinistra per i pochi che lo conoscono il Vajo dei Camosci , si salgono ancora due tornantini e si raggiunge il Rifugio Mario Fraccaroli 2238 m, dove innanzi a lui la slanciata cima Carega 2259 m.

Ritorno

Per il ritorno si scende dal 108B Vallon della Teleferica e poi raggiunto il rifugio Pertica 1522 m e si scende dal 109 della Val dei Ronchi , in alternativa proseguendo il 108 passando per la Cima Madonnina e la zona denominata piccolo Tibet , o Costa media 2109 m , si scende su un terreno impegnativo , fino a raggiungere anche qui il rifugio Perticà dalla ferrata Biasin (che non è nel percorso).

Anello delle Pale di San Martino

Pubblicato da luke007 in 24 giugno 2022
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari difficili, itinerari trekking. Tag: Pale di San Martino. 4 commenti

Cartografia : Edizioni Zanetti – n°101 Pale di San Martino 1:25000

“Chi ama la montagna e la percorre in lungo ed in largo anche semplicemente per trekking , sa che è tutto possibile e il destino è già deciso sia che tu sia in parete che tu semplicemente stia camminando su un sentiero qualsiasi, chi vive di montagna questo lo sa. ( Luciano )”

Una premessa , questo anello è molto complesso non è sicuramente per persone poco pratiche di montagna se nn conoscete bene i vostri limiti , non avventuratevi in qualcosa del genere perché le difficoltà di questo itinerario è veramente complessa e pericolosa , oppure ricorrete ad una guida , perché su questo massiccio l’errore potrebbe costare caro.

Le montagne sono fatte per essere esplorate questa volta sono andato sulle Pale di San Martino , erano anni che volevo salire su questo enorme gruppo , e devo dire che ne è veramente valsa la pena , mai avevo visto dei percorsi così tecnici e impegnativi , io l’ho preso come il solito da lontano su una prima via attrezzata Dino Buzzati.

Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua è traboccata sulla tovaglia. Tutto qui. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri e il sasso era grande come una montagna e di sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi.

Corriere della Sera 11 ottobre 1963

Un viaggio attraverso le pale di San Martino , un sogno ed una piccola impresa molto intensa ed appagante che ha riempito il cuore in quel maestoso scenario lunare sull’altipiano del Rifugio Rosetta, un intensità di emozioni lungo quei percorsi tecnici alpinistici che in meno di 10 ore mi ha permesso di attraversare le pale di San martino , portando a casa una vastità di emozioni inspiegabili .

La prima e seconda tappa sono state fatte nella stessa giornata , per farla in queste con dizioni occorre una preparazione fisica eccellente una conoscenza delle proprie capacità e conoscenza dell’ambiente di alta quota.

1°tappa 1° giorno : Chalet Piereni – ferrata Dino Buzzati – Rifugio Velo della Madonna

Tempo di percorrenza: 5h00 

Dislivello totale: 1540 m

Quota massima raggiunta: 2503 m

Rifugio di Appoggio: Chalet Piereni 1250 m – Rifugio Velo della Madonna 2358 m

Sentieri usati : 731 – 734 – 747 – 742

Cartografia : Edizioni Zanetti – n°101 Pale di San Martino 1:25000

Un viaggio lunare

Eccomi pronto a partire anche se fortemente in ritardo , ore 8.30 , località Chalet Piereni a quota 1200 m, un bel chalet tutto in legno anche con posti letto ideale per partire anche dopo averci dormito , imbocca una prima stradina di fianco ed inizio a salire lievemente prima in un bosco poi in alcuni pascoli aperti con baite di una bellezza unica , proseguo piano quasi a respirare un aria diversa ma soprattutto un ambiente nuovo , l’itinerario era chiaro in mente o per lo meno dove sarei voluto andare e passare, ad un certo punto il sentiero sale con una ripidità quasi verticale , del resto così si leggeva nelle cartine il tempo di percorrenza era un pò folle 5 ore per arrivare alla mia prima tappa , rifugio Velo della Madonna 2358 m , mi fermo a mangiare dopo averci impiegato 4h in quel fantastico percorso di guglie e di pareti scoscese e canaloni giganteschi

2°tappa 1° giorno : Rifugio Velo della Madonna 2358 m – Rifugio Rosetta 2581 m

Tempo di percorrenza: 5h30 

Dislivello totale: 820 m

Quota massima raggiunta: 2705 m

Rifugio di Appoggio: Rifugio Velo della Madonna 2358 m – Rifugio Rosetta 2581 m

Sentieri usati : 739 – 714 – 715 – 702

Cartografia : Edizioni Zanetti – n°101 Pale di San Martino 1:25000

Ho proseguito poi per la via ferrata del Velo che porta verso la forcella del Porton a 2600 m e dove arriva anche la Ferrata del Porton che sale dal Rifugio Pradidali 2278 m dove volendo si può scendere per accorciare il percorso , ma il mio itinerario prevedeva di allungare fino al rifugio Rosetta 2581 m , iniziando così a salire ripidamente attraverso un vasto prato fino alla forcella Campanile Col di Roda 2605 m, per poi attraverso passaggi trasversali sotto la Cima di Ball e sali scendi attrezzati salire fino alla Forcella Stephen 2705 m per poi scendere sempre in percorso attrezzato impervio e quasi lunare fino al Passo di ball 2443 m , proseguendo per il sentiero molto bello e pianeggiante per poi inerpicarsi di nuovo raggiunto il Col della Fede 2278 m in un tratto roccioso con il sentiero 702 che proviene da San Martino di Castrozza , e raggiungendo prima il Passo di Val della Roda 2580 m e il Rifugio Rosetta a 2581 m in un paesaggio che ha veramente qualcosa di incredibile una specie di altipiano roccioso che pare di essere sulla luna .

3°tappa 2° giorno : Rifugio Rosetta – Rifugio Pradidali – Chalet Piereni

Tempo di percorrenza: 4h 

Dislivello totale: 200 m

Quota massima raggiunta: 2658 m

Rifugio di Appoggio: Rifugio Rosetta 2581 m-Rifugio Pradidali 2278 m-Chalet Piereni 1250 m

Sentieri usati : 707 – 709 – 719

Cartografia : Edizioni Zanetti – n°101 Pale di San Martino 1:25000

Ore 7.00 si parte per il rientro dalla Luna o semplicemente quello che sembrava l’altipiano dove era posizionato il Rifugio Rosetta-Pedrotti 2581 m si prende il 707 che attraverso numerosi sali e scendi ti porta a percorrere tutto questo immenso luogo fino a raggiungere il Passo Pradidali basso 2658 m , per ammirare in lontananza il resto del ghiacciaio della Fradustra , per poi imboccare il vallone che porterà fino al rifugio Pradidali in posizione dominante sul Vallone che porta a Pedemonte e attraverso il Prato di Cimerlo fino al Chalet Piereni. Dove si può anche gustare un buon pranzo.

Tofana di Rozes 3225 m (Via Normale)

Pubblicato da luke007 in 13 giugno 2022
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Le vie Normali. Lascia un commento

QUESTO E UNA VIA NORMALE , CIOE UN ITINERARIO PER ALPINISTI O ESCURSIONISTI ESPERTI NON E PER TUTTI , CI VUOLE UNA OTTIMA PREPARAZIONE FISICA , ED UNA CONOSCENZA DELL’AMBIENTE ALPINO DI ALTA QUOTA , MOLTA ATTENZIONE VA DATA ANCHE ALLE CONDIZIONI METEO

Tempo di percorrenza: 6h00 andata e ritorno

Dislivello totale: 600 m dal Giussani 1200 dal Di Bona

Quota massima raggiunta: 3225 m

Rifugio di Appoggio: Rifugio Di Bona 2037 m – Rifugio Giussani 2600 m

Avvicinamento

Dopo essere salito a Cortina si prende per il Passo Falzarego 2105 m , raggiunto un bivio si sale sulla destra , verso il rifugio Di Bona 2037 m dove si lascerà l’auto e si proseguirà a piedi per salire al Rifugio Giussani 2600 m dove si pernotterà , per poi il mattino successivo salire su una delle montagne che io reputo la più bella delle dolomiti la tofana di Rozes . Oppure per chi è più preparato si può salire direttamente ma il dislivello diventa importante e da nn sottovalutare partendo dal Rifugio Di bona 2037 m.

Descrizione

Il percorso di questa via normale non presenta grosse difficoltà anche se molto poco segnalato è molto intuitivo , si prende il sentiero che arriva al Giussani 2600 m dalla Postazione Tre Dita , una posizione che domina su tutta la val Travenanzes , ad un primo bivio si inizia salire in maniera importante su ghiaioni detritici e spunti di roccia stabile in cui la presenza frastagliata della stessa crea gradini quasi naturali su cui inerpicarsi , il dislivello partendo dal Giussani e abbastanza lieve di circa 600 m, la presenza di sole estivo rende la via più complessa visto la totale assenza di piante ed ombra , continuando a salire con tratti di ghiaioni e roccette si raggiunge la cresta è si procede sul versante sinistro con su ghiaioni e sentiero segnato dal continuo andirivieni degli escursionisti , per chi invece volesse cimentarsi nella parte finale della Ferrata Lipella proseguendo perla postazione Tre Dita si entrerà nella Ferrata per completare i circa 300 metri e raggiungere i ghiaioni che porteranno direttamente sulla vetta rientrando così sulla via normale che sale dal Giussani , per quanto riguarda la ferrata Lipella è documentata in altro post visto la sua lunghezza . Comunque soggiornando la notte in rifugio ci sarà tutto il tempo per salire e scendere con tranquillità e sicurezza anche fino all’auto .

Ritorno

Per il ritorno si scende dalla stessa via , prestando molta attenzione , il tempo di discesa fino al bivio è di circa 2h , per il Rifugio Giussani ricordo che dopo ci sono almeno 1h per rientrare all’auto , e quindi i tempi devono essere ben calcolati.

111 Forcellino del Plische

Pubblicato da luke007 in 11 giugno 2022
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking. Tag: Piccole dolomiti. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata   :  1h00  

Dislivello totale : 400 m    

Quota massima raggiunta  : 1900 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Descrizione

L’itinerario n.111 è solo un sentiero di raccordo, ma risulta molto utile in caso di mal tempo oppure affaticamento fisico, in quanto va ad accorciare il percorso evitando il Passo Tre  Croci 1716 m, raggirandolo direttamente. Lo si imbocca circa 5 minuti prima salendo il n n.110 verso il Passo Tre croci, a quota 1650 m. Il percorso è molto impervio e detritico, ma totalmente rivisitato e sistemato a cura del CAI di Valdagno ed a chi ha partecipato a questa grandiosa opera di sistemazione , era poco adatto a persone con un livello di preparazione solamente escursionistica , ma con le modifiche fatte e diventato un sentiero panoramico unico. La pendenza è ragguardevole, vista la lunghezza dello stesso, sale dapprima ripido per poi leggermente spianare, fino a raggiungere, un  imbuto che si nota già da quota 1906 m, dove sulla destra arriva il n.113 dell’Omo e la Dona. Fino a poi raggiungere la Porta di Campobrun, entrando così nel n.182 che a destra porta al Rifugio Scalorbi quota 1767 m.

Ritorno

Essendo un sentiero di raccordo, viene utilizzato percorrendo il n.113, il n.110, anziché utilizzare il n.182. Resta comunque un itinerario abbastanza complesso sia in salita che in discesa, per la tipologia di terreno, principalmente ghiaioni detritici.

Monte Ortigara le emozioni con altri occhi

Pubblicato da luke007 in 6 giugno 2022
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Asiago, Eventi. 2 commenti

Questa volta sono qui per descrivere un evento che chi , come me , semplice montanaro o semplice escursionista ne va fiero , non sono ne accompagnatore ne guida , sono solo istruttore di trekking abilitato , ma questo conta poco davanti a qualcosa che si fa per passione vera, salire sull’Ortigara lo possono fare tutti , ma prendersi il tempo per alcune riflessioni su questo luogo unico e sacro non è ne da tutti ne per tutti , si ho detto sacro , perchè su ogni metro di terreno si calpesta una macchia di sangue versato nelle sanguinose battaglie che hanno reso celebre questo arduo monte dalle forme strane e deformato dalle granate e bombardamenti.

Salgo qui da quando ero bambino Terra Sacra agli Alpini , avevo 10 anni la prima volta, conservo ancora un ricordo di mio padre che mi cercava quando il salivo le rocce dietro la chiesetta , ho portato su molte persone qui , ogni volta con emozioni diverse , ma quando le riesci a leggere negli occhi dei tuoi amici ,queste emozioni si amplificano e diventano ancora più grandi, salire qui senza comprendere parte di ciò che è successo non è la stessa cosa Grazie Lucio , Barbara , Erminio…e a tutti quelli che nel tempo sono saliti con me.


…PER NON DIMENTICARE , E PER FARE SAPERE…


Aggiungo la famosa frase di Gianni Pieropan che definisce meglio tutto questo :

Tutto può sembrare semplicemente scontato , dal decidere cosa, come e quando ce voluto poco , ma il dove l’ho deciso io , ma non perchè sia più bravo e migliore degli altri perchè conosco zone in cui le emozioni diventano cose concrete tanto che certe volte viene difficile trattenere una lacrima di commozione e stupore per quelle vite spezzate a vent’anni , e come impresso nella lapide di adolfo Ferrero che di anni anche lui ne aveva solo 20

Qui Cadde per un Italia più buona più onesta più coraggiosa

Monte Ortigara- Monte Caldiera – Monte Lozze – un full immersion tra panorami mozzafiato e Storia….passo lento, quasi ad accompagnare quel silenzio, d’oro , qualche battuta, poi ci si ferma , occhi tesi a catturare testimonianze , qua e là di una guerra sanguinosa, che ivi si è consumata, testimonianze che si mischiano con spettacolari scorci, di panorami stupendi, intorno a noi. Luciano ci guida , con naturalezza , in un ambiente che, si vede, gli è familiare ; ci fermiamo e lui ci legge qualche riga del libro che ha portato, scritto da chi quella guerra, in quel posto, l’ha vissuta davvero….

Grazie a Lucio , Erminio e Luciano per questa emozionante avventura

Barbara

Un’esperienza troppo emozionante per racchiuderla in 30 foto Ortigara Grazie Luciano

Lucio

Anello Rifugio Lancia-Monte Testo-Alpe Alba

Pubblicato da luke007 in 23 Maggio 2022
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Monte Pasubio. Lascia un commento

Tempo di percorrenza dell’anello : 6h00 km 14

Dislivello totale : 700 m

Quota massima raggiunta : 1998 m

Sentieri : 101-102A-132-132B

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Come raggiungere

Dopo essere usciti dall’autostrada a Thiene (VI), si prende per Schio e si sale per la S.S. 46 che porta a Rovereto; si scende superando l’abitato di Anghebeni si continua per la S.S. 46 per qualche km si prende a destra la deviazione per Vanza. Si continua per Boccaldo puntando sull’abitato di Giazzéra. Da qui si prosegue sempre in auto con direzione Rifugio Lancia. Dopo alcuni km la strada diventa sterrata ma ancora percorribile. Si giunge infine il cimitero di guerra presso malga Cheserle, località Sassom, dove si parcheggia l’auto, poiché poi vige il divieto di accesso. Da qui si prosegue a piedi fino al Rifugio Lancia, punto di partenza ideale per il nostro itinerario.

Descrizione

1° tappa : Cimitero di guerra – Rifugio lancia circa 1h15

Si tratta della via principale per raggiungere il Rifugio Lancia 1825 m, una rotabile che sale per la val dell’Orco, con diverse scorciatoie, attraversando prati da pascolo e un sottobosco di conifere. Raggiungendo il bivio n.119 a 1366 m, e transitando a malga Cheserle 1404 m, proseguendo così si raggiungono i Sette Albi 1614 m, e Pozza Rionda. E’ un itinerario molto bello e privo di difficoltà. Si pratica anche in inverno poiché il Rifugio Lancia rimane aperto nei weekend tranne che in caso di eccezionali nevicate.

Monte Testo visto dal Rifugio Lancia

2° tappa : Rifugio Lancia- Monte Testo 1h10

Sentiero molto bello con poco dislivello l’ideale da percorrere partendo dal rifugio Lancia , la maggior parte dello stesso e tra i pini mughi e prato erboso privo di difficoltà e che ci permette di arrivare sul monte Testo ad ammirare lo splendido panorama verso il corno battisti e la val grobbe , molto belle e completamente aperte le gallerie di ricovero e postazioni sotteranee situate sul monte Testo , da li dopo averle visitate si ridiscende verso il rifugio Lancia attraverso la trincea che dalla cima del monte Testo scende fino a ricongiungersi al sentiero di salita .E INDISPENSABILE L’USO DELLA TORCIA O DELLA LAMPADA FRONTALE .

Cenni storici Monte Testo

Nella controffensiva Austro-Ungarica iniziata il 15 maggio 1916. La direttrice d’attacco comprendente il monte Testo, che era  in mano alle truppe Italiane, era di competenza della XVIII Brigata Austro-Ungarica che partendo da Terragnolo, doveva superare il torrente e risalire le pendici del Pasubio. Il giorno 19 dopo aver vittoriosamente respinto un contrattacco Italiano sul Monte Spil le truppe Austro- Ungariche  prendevano possesso del Monte Testo,  con la successiva avanzata la prima linea del fronte sul Pasubio venne a trovarsi nella zona tra il Dente Austriaco e il Dente Italiano, Lasciando il Monte Testo in seconda linea. Grazie alla sua posizione strategica la cima del monte venne fortificata, con la realizzazione di un osservatorio e di una serie di appostamenti di artiglieria. Il gruppo d’artiglieria comprendeva  una batteria di obici da montagna, una batteria pesante. Il complesso del Monte Testo giocò un ruolo fondamentale nei cruenti scontri che avvennero successivamente nel vallone del Cosmagnon. Anche il tentativo Italiano del luglio 1916 volto alla conquista del Monte Corno (Corno Battisti) vide il contrassalto di truppe Austro-Ungariche proveniente dal Monte Testo.

Val di Foxi , il Piccolo Roite visti dal Monte Testo

Raggiunto il Rifugio Lancia vista l’ora di pranzo è inevitabile un piatto di pasta oppure qualche tagliere ben preparato da Paolo e i ragazzi , ricordo sempre che siamo in un rifugio e le pretese di piatti sofisticati lo dovete fare altrove , qui le persone ci mettono cuore e passione , ma soprattutto qui non contano le stelle , ma le persone , l’accoglienza , simpatia e calore.

3° tappa : Rifugio Lancia – Alpe Alba – Cimitero di Guerra 2h30

Dopo pranzo si riparte per il sentiero n.132 che porta in una spianata unica nel suo genere , Alpe Alba simile ad una prateria con numerose malghe in un scenario sicuramente unico con quel verde pieno di speranza di quei pratoni pieni di fiori capaci di emozionare e riempire gli occhi di qualcosa di veramente unico , il sentiero sale poco , per poi discendere fino ad incrociare un bivio che ti porterà proprio nella zona adiacente al cimitero e dove abbiamo lasciato l’auto , un’attenzione particolare durante la discesa verso il cimitero in quanto la stessa presenta alcuni tratti da non sottovalutare prestando la massima attenzione.

Voglio ringraziare i miei compagni di viaggio , molto più che semplici amici , Barbara e Dario , sempre pronti a nuove risalite , la soddisfazione di leggere nei loro occhi e nelle persone che accompagno in questi luoghi a me cari , non ha sicuramente prezzo e mi da nuovi motivi per continuare su questa strada , dove anche la semplice condivisione di un piatto di pasta è motivo di allegria e festa . Luciano

Nuova qualifica nazionale

Pubblicato da luke007 in 18 Maggio 2022
Pubblicato in: itinerari trekking. 8 commenti

Buongiorno a tutti con mia grande soddisfazione ho raggiunto un piccolo traguardo , per qualcuno potrà sembrare una cavolata , forse le credenziali di accesso erano poche , ma le mie non per vanto (e chi mi conosce lo sa ) non lo sono di sicuro , sia per quanto riguarda la mia esperienza di montagna e trekking , la preparazione atletica dei miei 10 anni di ultratrail tra cui spiccano 3 utmb , 2 Eiger , 3 Lavaredo ed altre ancora , del resto il mio modesto sito parla chiaro 1.400.000 visualizzazioni da tutto il mondo ne sono la prova . Inoltre sono in possesso di una qualifica BLSD e RCP , con l’uso del defibrillatore . Con questo post voglio rendervi partecipi ad una mia nuova qualifica da parte del CONI e del Centro Sportivo Educativo Nazionale. Con l’intenzione di un nuovo proseguimento di questo mio piccolo lavoro. buon Cammino a tutti . Luciano Cailotto

Cos’è il Centro Sportivo Educativo Nazionale

LA STORIA

Il Centro Sportivo Educativo Nazionale (CSEN) nasce a torino 44 anni fa per volontà di esponenti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) del Piemonte, con lo scopo di creare un ente di promozione sportiva che avesse come missione fondamentale la formazione e l’educazione in ambito sportivo.

L’ente crebbe rapidamente sul territorio nazionale e venne riconosciuto a livello nazionale dal CONI come Ente di promozione sportiva (EPS).

Oggi CSEN è il più grande ente di promozione sportiva italiano, con oltre 2.000.000 tesserati tra soci dirigenti, tecnici, atleti ed amatori e con più di 18.000 associazioni e società sportive, di promozione sociale e del tempo libero.

È presente in tutta Italia con 20 comitati regionali, 106 comitati provinciali e 25 comitati di zona, operando così per la promozione e l’organizzazione su tutto il

territorio nazionale e internazionale di attività sportive dilettantistiche a carattere amatoriale, seppure con modalità competitive, volte alla formazione fisica, morale, sociale e della salute dei cittadini, nonché di tutte le attività culturali, sociali, ricreative, salutistiche, del tempo libero, di formazione extrascolastica e del turismo sociale, che possono contribuire all’arricchimento della persona umana.

Si occupa in modo particolare delle attività di formazione e aggiornamento di dirigenti, tecnici, operatori sportivi e istruttori, mentre porta avanti attività di ricerca, studio e sperimentazione.

Inoltre, persegue finalità assistenziali e di promozione sociale.

Nuova gestione del Mario Fraccaroli

Pubblicato da luke007 in 30 marzo 2022
Pubblicato in: evento. Tag: Piccole dolomiti. 2 commenti

Voglio augurare un grande in bocca al lupo a questi due ragazzi che prendono in mano uno dei più prestigiosi rifugi delle Piccole Dolomiti , ma non voglio dimenticare i grandi e mitici fratelli Baschera che per 53 anni hanno mantenuto questo non facile impegno a cui invio un grande grazie di cuore per i meravigliosi momenti passati insieme. Buon Cammino e in bocca al Lupo . Luciano Cailotto

“È fatta! Firmato il contratto per il rifugio Fraccaroli. Andrea e Miriam sono ufficialmente i nuovi gestori. Un caloroso augurio di buon lavoro e un grande abbraccio da tutti i soci e le socie”. L’annuncio è del Cai Cesare Battisti di Verona e il rifugio è quello sulle Piccole Dolomiti caro anche a tanti trentini, alensi e vallarseri e non solo.

E a far notizia è l’età dei nuovi gestori. Sommando gli anni si arriva solo a quota 44. Ma sono grandi appassionati di montagna il 25enne Andrea Laghetto e la 19enne Miriam Roso: per il prossimo triennio gestiranno insieme il rifugio «Mario Fraccaroli», portando una ventata di novità su Cima Carega.

Vivono rispettivamente a Schio e Valli del Pasubio e quando è stato pubblicato il bando per la nuova gestione, hanno deciso di provare, mettendosi in gioco

Creste Tre Bocchette ( alpinistico)

Pubblicato da luke007 in 28 marzo 2022
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Monte Novegno, Monte Summano. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  2h00  

Dislivello totale : 300 m    

Quota massima raggiunta  :  1112 m

Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000

Come Raggiungere

Con questo sentiero si sale da Santorso verso San Ulderico e Bosco di Tretto , arrivati al bivio si prende per i colletti del Summano , si prosegue fino a trovare un posto dove mettere l’auto , eventualmente si procede fino a colletto Grande , li esiste un ampio posteggio . In questo caso si deve tornare indietro fino ad incontrare il segnavia 455 si prende il sentiero che porta in Busa del Novegno passando per Passo Campedello e malga Campedello.

Descrizione

Tecnicamente difficile in quanto percorre le creste in quota e relative postazioni che lo rendono unico ed indescrivibile praticamente cammina sopra il 455 , contrassegnato da pallini rossi ed alcuni segnavia del CAI molto vecchie , si sale tra cengie strapiombanti e passaggi ostici , alternati da parti pianeggianti ed irte , uno spettacolare scorci tra le due valli che non potrà che ammaliare l’escursionista , per poi colmare sul pezzo di sentiero del monte Brazome , rimane un itinerario per esperti per i suggestivi passaggi , alternati ad una possibilità di arrampicata per i temerari con chiodi split già posizionati tutti raggirabili.

Ritorno

Per il ritorno si può usare il 455 oppure giunti al bivio il 444 scendendo così di nuovo dove si era lasciata lauto

Laghetto Ponte Subiolo

Pubblicato da luke007 in 23 marzo 2022
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: valstagna. Lascia un commento

ATTENZIONE IL LAGHETTO NON E’ BALNEABILE E LA SUA PROFONDITA’ E DI 186 METRI

Come Raggiungerlo

Si sale da Bassano del Grappa verso Valstagna dalla strada vecchia situata sulla sinistra salendo , superate le grotte di Oliero e l’abitato di Valstagna si continua fino a Ponte Subiolo dove sulla sinistra si trova un piccolo posteggio mentre più avanti a destra un altro posto per mettere lauto , poi si sale tra le case fino a raggiungere la piccola discesa di circa 20 metri che ti porta su questo piccolo laghetto.

Caratteristiche

Il suo sviluppo spaziale è di 365 m, con un dislivello di -149 m. L’Elefante Bianco era ed è la sorgente Valchiusana più profonda d’Italia e con la sua attuale profondità di -186m è anche una delle più profonde nel mondo.

  • Profondità: -186m
  • Distanza dall’ingresso: 530m
  • Distanza percorsa oltre i -100m: 330m
  • Tempo totale di immersione: 430’
  • Descrizione della zona oltre -130m

Esplorazione della grotta dell’Elefante bianco

La base del pozzo a circa -130m è ricoperta da massi di crollo, il passaggio che permette di proseguire l’esplorazione rimane di generose dimensioni ed è largo una decina di metri e alto circa 3m, da qui si scende rapidamente fino a -139m. Si ha l’impressione che la galleria ritorni indietro. Da qui in avanti per una trentina di metri di lunghezza fino alla profondità di -140m la galleria rimane sempre larga 10m circa ma diventa leggermente più alta 4-5m. In questa zona la roccia sebbene molto levigata ha diverse asperità sulle quali fissare il filo. Da -140m a -152m si percorrono 20m (410m dall’ingresso) di galleria inclinata con diversi massi di crollo sul fondo. Da questo punto non ci sono più massi, il fondo è liscio levigato e diventa difficile fissare il filo. A -155m un inaspettato scalino naturale alto 30-40cm interrompe la continuità del fondo. La galleria mantiene le stesse dimensioni, serpeggiando a destra e a sinistra, a 480m dall’ingresso a -165m si apre un pozzo profondo 19m, largo 7-8m, lungo oltre 10m a forma triangolare. Sul fondo del pozzo a -184 m qualche masso e di nuovo la galleria sembra ritorni indietro, qui la roccia offre diverse asperità per fissare il filo, le dimensioni si mantengono simili a quelle della galleria che accede al pozzo dopo 30m l’esplorazione finisce a -186m.

Leggenda del laghetto di Subiolo

Una sera, un giovane falegname ritornava sul tardi alla sua casa, vicina al ponte Subiolo, dopo aver fatto visita alla fidanzata. Improvvisamente si sentì ripetutamente chiamare per nome… Con sorpresa, e quasi sgomento, si accorse che un gruppo di Fate danzava sulle acque del lago, alla luce dei raggi lunari.

“Vieni con noi – gli dicevano – tu non hai mai provato la felicità che ti offriamo, vieni a danzare con noi finché splende la luna.”

“No, no – rispose il giovane terrorizzato – laggiù c’è l’acqua e se scendo annegherò”.

“Hai paura? – gli chiesero le Fate ridendo – Allora guarda, l’acqua è sparita. Vieni”!

Con un incantesimo il lago era sparito. Anche i sassolini del fondo erano asciutti e i massi rivestiti di muschio si porgevano alle fate come soffici divani.

“No, no!” ripetè il giovane. Ma, come soggiogato, non poteva staccarsi dal parapetto del ponte.

“Non vuoi? Forza, coraggio, danzando con noi ti dimenticherai di tutto e resterà solo la felicità”. Le Fate ripresero a chiamarlo, ma il giovane non cedette alla tentazione.

“Ebbene – dissero infine quegli esseri eterei in coro – per la tua virtù e perché tu abbia a ricordarti di noi, ti offriamo una grazia. Chiedi ciò che vuoi”.

Egli, tremante, domandò: “Che io possa con le mie mani eseguire qualunque lavoro d’intaglio”.

“Concessa – si sentì rispondere dalle fate -. Ma non sarai mai ricco!”

Alla mente del falegname balenò l’idea di opere grandiose, mentre l’acqua tornava ad uscire impetuosa e spumeggiante dal laghetto, le fronde dei faggi stormivano per il vento e la montagna proiettava immobile la sua ombra nascondendo la luna, calata dietro la cima.

Le Fate erano sparite. Da quel giorno il giovane falegname realizzò meravigliose opere in legno, di rara bellezza, per tutte le chiese del paese e di altri villaggi vicini. Morì povero come era vissuto e come gli avevano predetto le Fate, ma molto, molto felice.

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