Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30
Dislivello totale : 700 m
Quota massima raggiunta : 1965 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Si sale fino al rifugio Cesare Battisti si prosegue verso la mulattiera per malga rove , ad un certo punto nella prima semicurva si può notare sulla destra un ripido pendio , da li si parte per la salita del vajo , che non risulta molto impegnativo sotto il profilo tecnico ma richiede un buon allenamento circa 700 metri di dislivello, presenta una strozzatura a circa metà percorso , ma nel complesso risulta abbastanza chiaro come direzione , il vajo non possiede difficolta tecniche da renderlo complicato sotto il punto di vista alpinistico ma richiede un impegno fisico notevole , come del resto tutti i vaj che si fanno nel periodo senza la neve , le difficoltà aumentano notevolmente , ma lo spettacolo non ha eguali . La discesa può essere fatta sia dal 121 Ristele che dal 110 Passo della lora
RICORDO CHE QUESTO VAJO PUO ESSERE PERCORSO ANCHE IN INVERNALE , RICERCATELO NEI MIEI VECCHI POST
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Dopo aver imboccato la Valsugana da Bassano del Grappa si prosegue a sinistra del Brenta , oppure si percorre la superstrada per Trento fino ad arrivare ad un ponte per raggiungere le Grotte di Oliero , superata l’entrata delle Grotte e arrivati al cimitero di Oliero in località Londa , si lascia l’auto e si prosegue a piedi scendendo verso Oliero di sopra , da li in mezzo le case si nota il segnavia del sentiero che parte proprio in una specie di canale fluviale , il sentiero e molto bello e classico delle zone una mulattiera di ciotolato in perfette condizioni di manutenzione adibita una volta per fare salire il bestiame sugli alpeggi , anche questo incrocia parte dell’alta via del tabacco , un’altro sentiero molto bello che passa gli antichi terrazzamenti adibiti alla coltivazione essiccazione e contrabbando del tabacco fino ad arrivare sulla fantastica valle delle Pozzette dove e d’obbligo entrare nella malga Le Pozzette , molto bella e ben curata dove si può anche acquistare dei prodotti tipici . Il sentiero non presenta difficoltà tecniche e molto scorrevole e bello , questi sono sentieri molto vecchi che in Valstagna sono molto frequenti e in ottime condizioni , certo si sale quindi qualche difficoltà rimane .
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Dopo aver imboccato la Valsugana da Bassano del Grappa si prosegue a sinistra del Brenta , oppure si percorre la superstrada per Trento fino ad arrivare ad un ponte per raggiungere le Grotte di Oliero , superata l’entrata delle Grotte e arrivati al cimitero di Oliero in località Londa , si lascia l’auto e si prosegue a piedi superando la casa di riposo e si entra in un cortile di una casa segnalato attraverso il segnavia bianco rosso , si passa sotto un portico e si inizia una fantastica risalita attraverso i terrazzamenti ( masiere ) adibiti alla coltivazione del Tabacco , su supera una postazione di artiglieria e si entra nel sentiero dell’alta via del Tabacco , che viene percorso in parte , il sentiero e molto piacevole da percorrere anche se in alcuni tratti e ripido , molte sono le postazioni di avvistamento che permettono una visione panoramica del paese di Valstagna e della medesima valle , usciti dall’alta via del tabacco si incontrano diverse postazioni , si sale sulle cenge esposte, ma il sentiero è largo e buono, si attraversa l’impluvio della Valle Mille Covoli, quindi ai ricoveri del terrazzo roccioso, con grotte e trincee, della Grottona da dove si gode della più bella panoramica sulla Valbrenta, dalla forra di Cismon a Bassano del Grappa. Questo sentiero nel suo complesso e molto molto bello come del resto buona parte dei sentieri della Valstagna , anche se viene definito impegnativo io trovo che sia adatto a buona parte delle persone a cui piace la montagna , e d’obbligo una visita alla fantastica Malga Pozzette , che rientra nella parte di discesa del percorso per rientrare fino ad Oliero percorrendo prima il sentiero 800 e poi imboccando la fantastica mulattiera adibita alla salita del bestiame all’alpeggio sentiero 773
Complessivamente il sentiero, tra i più belli e panoramici della Valbrenta, è impegnativo e adatto ad escursionisti esperti ed allenati. Vi sono diversi tratti molto ripidi e faticosi, alcuni punti esposti tuttavia non pericolosi o difficoltosi data la larghezza della traccia. Da non sottovalutare la lunghezza ed il dislivello ed il fatto di trovarsi sempre in luoghi molto solitari ed isolati, nonostante all’inizio vi sia l’accompagnamento dei rumori della ‘civiltà’ della strada della Valsugana, e tra balze rocciose austere.
Cenni storici
Albino Celi ” El Vù “
Dedicato ad Albino Celi detto ‘El Vu’, per il fatto che dava del Voi a tutti, leggendaria figura di recuperante al quale si è ispirato il film ‘Il recuperante’ di Ermanno Olmi ed il libro ‘Le stagioni di Giacomo’ di Mario Rigoni Stern.
Pur essendo uno dei personaggi più noti in tutto l’Altopiano, erano in pochi a sapere il suo nome; il cognome non lo conosce quasi nessuno. Cominciò a lavorare ad Asiago, alla ricostruzione della città devastata dalla guerra. Un’attività che non gli piaceva perché alla sera doveva rispondere a qualcuno del suo operato, e infatti l’abbandonò presto per dedicarsi al recupero: un mestiere da poveri ma che non lo vincolava ad alcun capo o padrone. Cominciò a mettere insieme paletti in ferro, stufe da campo, legna da ardere. Tutte cose che i militari avevano abbandonato nelle trincee, nei baraccamenti, nelle gallerie e sul terreno. Poi si dedicò al recupero dei residuati bellici che era vietato, ma i controlli delle autorità erano scarsi e il Vu fu il pioniere di quella nutrita schiera di uomini che cercarono gli ordigni sparsi sull’Altopiano durante il primo conflitto. Li chiamavano i recuperanti. Per mangiare passavano il loro tempo cercando pezzi di metallo da vendere ai recuperi sparsi in zona. All’inizio si cercava il materiale pregiato come il rame, il bronzo, l’ottone, l’alluminio; il ferro era lasciato sul posto e raccolto alla fine, quando era l’unica roba commerciabile rimasta sul terreno.Diedero ispirazione al film di Ermanno Olmi “I recuperanti” e il modo di vivere in solitudine e in condizioni disagiate, per lo stile di vita semplice e schietto di Albino, figura più volte nel romanzo “Le stagioni di Giacomo” di Mario Rigoni Stern. Percorre la linea di postazioni approntate durante la prima guerra mondiale denominata ‘linea di sbarramento delle stelle e dei terrazzi’ (stelle per ‘stele’ o stee=tronchetti d’albero, e terrazzi per via delle masiere di Valstagna). Linea con capisaldi Col d’Astiago (raccordo sull’altopiano), Valstagna, Carpanè, Col Moschin (sul Grappa), con dietro l’altra linea di massima resistenza del Monte Campolongo (Rubbio, Altopiano), Tovi (Oliero), Case Gennari (Grappa), che dovevano coprire ed offrire la massima resistenza nel caso di sfondamento delle line dei ‘Tre Monti’ a Gallio durante la ‘Strafexpedition’ e controllare e battere il fondovalle della Valbrenta e Val Frenzela nel caso di sortite in valle. Per esigenze belliche venne approntato un acquedotto da Oliero (dalle sorgenti delle Grotte) al Col d’Astiago, sulle cui tracce è poi stato costruito l’attuale acquedotto che porta acqua sull’altopiano di Asiago.
Tratto Attrezzato e accessibile a tutti le corde servono come corrimano
Salendo la Valstagna , superato l’abitato di Cismon del Grappa , la valle prende il nome di Valsugana si sale fino ad arrivare alle Scale di Primolano , si entra nel paese (altrimenti la strada prende la galleria che porta direttamente ad Arsie senza passare per le Scale di Primolano), e si sale per la strada che porta ad Arsiè e da li si sale fino ad incontrare la tagliata che e sviluppata in tre pezzi ben distinti , questa fortificazione di importanza cruciale per bloccare il transito degli austriaci in Valsugana . Anche se si tratta di una struttura che in parte era già costruita ancora nella Terza Guerra di Indipendenza. Ora e ridotta in condizioni molto disperate , è in mano a privati e mal tenuta e piena di erbacce e rovi , un vero peccato per un’opera così interessante sotto il profilo storico
Cenni storici
Questa opera militare era la sede del comando Fortificazione Brenta-Cismon faceva parte della linea fortificata , progettata tra il 1875 e il 1879 per la paura di un’invasione austriaca dopo l’esito della terza guerra d’indipendenza , era costituita da tre Tagliate . La postazione allo scoperto del col del Gallo per interdire alle artiglierie di avvicinarsi alle tagliate . I forti corazzati di dotati di cupole girevoli in acciaio 130 mm dotati di cannoni 149/35 di Forte Leone (cima Campo) e quello di Cima Lan con compito di interdizione lontana lungo la Valsugana e la Valle di Primiero .
Si trattava di un complesso fortificato con funzioni di Tagliata stradale nei confronti delle rotabili Primolano-Fastro-Monte Sorist.Con l’opera delle Fontanelle svolgeva anche funzione di interdizione lontana sulla strada Fastro-Arsiè. Costruito tra il 1892 ed il 1895, era composto da un’opera inferiore (Tagliata della Scala) e da una superiore (Tagliata o Battuta delle Fontanelle). La prima consisteva di una batteria in casamatta, di una piattaforma per artiglieria attigua di 110 metri quadrati ed aveva inizialmente un armamento previsto di 6 cannoni da 120 B (Bronzo), 4 cannoni da 90 mm e 4 pezzi a tiro rapido, poi ridotto a 3 cannoni da 42 mm, 3 mitragliatrici e 3 cannoni da 87 B (Bronzo).La guarnigione era di 200 uomini, raddoppiabili in caso di conflitto. Posta su Cima Scala (389 metri s.l.m.) la Tagliata delle Fontanelle era sostanzialmente una batteria sprofondata in terreno di riporto. Circondata da un fossato largo 4 metri e profondo altrettanto, ospitava una cisterna da 90 mc per l’acqua ed aveva un armamento previsto di 4 pezzi da 120 BRC/RET (Bronzo Rigato Cerchiato a Retrocarica) e 2 pezzi a tiro rapido. La guarnigione era di 40 militari aumentabili a 90 in caso di guerra. Il rapido spostamento delle persone tra le due fortificazioni era assicurato da un camminamento coperto che iniziava presso la costruzione a torre dell’estremità nord-est della batteria inferiore e proseguiva a spezzoni, adattandosi alla forma del terreno, fino alla fortezza superiore.Questa “caponiera” di collegamento era munita di decine di feritoie per fucilieri dalle quali era possibile tenere sotto controllo ogni tratto della strada che da Primolano sale a Fastro. Ambedue le opere, inutilizzate nel conflitto e dismesse nel Novembre del1916, vennero gravemente danneggiate durante la ritirata sul Grappa. La Tagliata delle Fontanelle venne poi definitivamente demolita dagli Austriaci alla fine dell’Ottobre del 1918, immediatamente prima della fine della Guerra.
Questa opera militare era la sede del comando Fortificazione Brente-Cismon faceva parte della linea fortificata , progettata tra il 1875 e il 1879 per la paura di un’invasione austriaca dopo l’esito della terza guerra d’indipendenza , era costituita da tre Tagliate . La postazione allo scoperto del col del Gallo per interdire alle artiglierie di avvicinarsi alle tagliate . I forti corazzati di dotati di cupole girevoli in acciaio 130 mm dotati di cannoni 149/35 di Forte Leone (cima Campo) e quello di Cima Lan con compito di interdizione lontana lungo la Valsugana e la Valle di Primiero .
Itinerario : Valdagno – Giani – Visonà- Castelvecchio – Cima marana – Baita vecia – Val del Boia Tipo di terreno : asfaltato con poco traffico e diverso tratto sterrato circa 27 Km
Tempo di percorrenza dell’anello : 4h00 di corsa (2h25 salire ed 1h35 scendere )
Dislivello totale : 1700 m
Quota massima raggiunta : 1540 m
Partenza da Valdagno si sale prima verso la Figigola , poi Figigola di sopra attraverso il boschetto si raggiunge la contrada Giani e manenendo la destra si prosegue fino ai Giani di Sopra , per poi svoltare e raggiungere la strada che porta ai Visonà , da li superata la fontana si prosegue sul ripido sentiero del Buso del Bao , per poi raggiungere la zona di lago di Castelvecchio e passando per la piazza tenendosi sulla sinistra si sale in località Nove – Montagna con una carrareccia che porta fino allo Zovo di Castelvecchio , da li si prosegue diritto fino a superare i Bertoldi noto per il locale Miramonti chiuso da tempo , si continua in direzione Marana fino ad incrociare il Bivio di Via sacco lo si imbocca e si sale attraversando 2 valli per poi arrivare alla Baita Cacciavillani situata sopra la contrada Gebbani , da li inizia il sentiero a zig zag che sale ripido fino al Bivacco e poi la Croce di cima Marana , arrivati sulla cima si imbocca il sentiero che scende fino a bocchetta di Marana dove si trova il bivio per Realto a destra e Fongara a sinistra , si prosegue dritto lungo quel sentiero che in alcuni casi non è ben segnalato ma intuibile a gente un pò abituata ad orientarsi , si scende lungo le creste fino a trovare il bivio che sale alla Croce del Castiglieron dalla Località Borga per poi continuare incrociando un altro bivio che mantenendo la destra scende fino alla Baita vecia per poi imboccare parte del sentiero Braggion che attraverso la fantastica Val del Boia scende fino a Campotamaso per poi scendere attraverso la ciclabile fino a Valdagno
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30 (4h il giro completo)
Dislivello totale : 500 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 907 m
RICORDO CHE QUESTA FERRATA E MOLTO DURA SOTTO IL PROFILO FISICO , TRA SALITA E DISCESA RICHIEDE CIRCA 4 ORE ( PER I MENO PREPARATI ) , E RICORDO CHE SE IL RIENTRO VIENE FATTO DAL 460 , L’ATTENZIONE VA MOLTIPLICATA PER IL FATTO DI ESSERE STANCHI . INOLTRE ESSENDO UNA VIA TOTALMENTE ESPOSTA AL SOLE E MEGLIO EVITARLO NEL PERIODO ESTIVO E PORTARE MOLTA ACQUA DA BERE
Dopo aver raggiunto Riva del Garda si prende la strada che porta da Riva alla val di Ledro attraversando la galleria , si prosegue per Biacesa , piccolo abitato sulla strada per il lago di ledro , arrivati al semaforo si svolta a destra e si sale in paese , entrando in un posteggio dove c’e anche un parco per bambini ed il campo di calcio si lascia la macchina e ritornando a piedi indietro per alcune decine di metri si prende il bivio di destra , in fondo alla strada oltre alla fontana si nota il primo segnavia , si segue e si superano altri segnavia fino ad iniziare a salire ed incrociare il bivio del 470 sentier del Bech , salite finche non lo trovate e raffigurata una mattonella con un caprone , proseguite su questo sentiero fino ad incontrare l’attacco della ferrata , la ferrata non richiede una particolare attenzione , i passaggi non sono pericolosi richiedono solo una buona maestria con le roccie , ma risulta sempre indispensabile l’imbrago , il caschetto . La via e molto panoramica con scenari incredibili sia verso Riva del Garda che il lago stesso , con strapiombi nella valle del Ponale .
Io ho allargato un po il percorso scandendo da Biacesa verso Riva del Garda dal sentiero 472 molto bello e che passa sopra la strada che da Riva porta a Biacesa , con le pareti di roccia adibite a palestra per poi passare sui roccioni e sulla valle detritica prima dell’imbocco della via vera e propria , molto bello il trincerone situato sulla parte intermedia e sommitale della via con il Defension Mauer una struttura in cemento armato adibita a postazioni di fucileria e mitragliatrici , collegata alla Tagliata del Ponale ed ancora altri resti di trincee a protezione della valle una zona abbastanza selvaggia e praticata per lo più da turisti stranieri .
Il ritorno viene fatto passando attraverso il sentiero 460 che porta prima alla chiesetta di san Giovanni e poi direttamente sulla ripida mulattiera all’abitato di Biacesa , esiste inoltre un’altra via praticabile per la discesa la ferrata Folletti , ma io consiglio una discesa più facile quella del 460 , perche come si sa le ferrate in discesa sono molto più pericolose .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30 (6h il giro completo)
Dislivello totale : 1200 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1260 m
RICORDO CHE QUESTA FERRATA E MOLTO DURA SOTTO IL PROFILO FISICO , TRA SALITA E DISCESA RICHIEDE CIRCA 6 ORE ( PER I MENO PREPARATI ) , E RICORDO CHE SE IL RIENTRO VIENE FATTO DAL 404 CHE PRESENTA ALCUNI TRATTI ATTREZZATI , L’ATTENZIONE VA MOLTIPLICATA PER IL FATTO DI ESSERE STANCHI . INOLTRE ESSENDO UNA VIA TOTALMENTE ESPOSTA AL SOLE E MEGLIO EVITARLO NEL PERIODO ESTIVO E PORTARE MOLTA ACQUA DA BERE
Come raggiungere
Dopo aver raggiunto Riva del Garda si prende la strada che porta da Riva a Limone , giunti su una rotatoria nei pressi di una chiesa situata in via Giuseppe Cannella , si svolta a destra per via Largo Guglielmo Marconi dove esiste l’unico posteggio non a pagamento dove si può lasciare l’auto senza problemi , usciti dal posteggio a circa 10 minuti da dove si sale si mantiene la destra e si prosegue per la via fino ad arrivare ad una rotatoria con una galleria la si supera e si nota sulla destra della strada una stretta via che sale, prima verso il Bastione e poi la Chiesetta di Santa Barbara per poi imboccare l’attacco vero e proprio della via , attenzione che ci sono molti posteggi a pagamento per poche ore in giro , e risulta essere il problema più difficile di trovare posto per l’auto
Descrizione
La ferrata e molto bella , ma presenta difficoltà per chi avesse delle possibili vertigini , in quanto e strutturata con diverse rampe di scale che variano da 15 metri per arrivare fino ad una di 70 metri ( cosi dicono le guide ) ma secondo me non supera i 50 metri . Questa ferrata dell’amicizia o conosciuta anche come ferrata del centenario della SAT di Riva del Garda e stata inaugurata nel 1972 e costruita da un gruppo di amici , presenta ancora le scale originarie , molto bella per il panorama presente e per la vista per tutta la sua percorribilità del lago di garda.
Il Bastione
Qiesto edificio che dal Monte Englo domina il Basso Sarca u realizzato per volere di Venezia fra il 1507 e 1509 serviva per il controllo delle vie di terra verso il lago e la difesa dell’abitato , nel 1512 al ritorno del Principe vescovo fu sede di una guarnigione subendo un progressivo abbandono finche nel 1703 fu parzialmente distrutto . Nel 2006 venne restaurato dalla provincia autonoma di Trento , la sua struttura era organizzata con un piano a livello interrato riservato a cisterne e magazzini , un piano con l’entrata principale sul lato nord , con un unico ambiente a volta ed una piccola area di difesa . Un ulteriore piano con le postazioni di tiro . Nella fase di restauro è emerso un particolare andamento a spirale , che viene notato nel quadro presente nel museo di Riva del Garda.
Chiesetta di Santa Barbara
La chiesa di Santa Barbara è visibile dal centro abitato di Riva del Garda, in linea d’aria proprio sopra al Bastione. La chiesa venne costruita durante i lavori della realizzazione della centrale idroelettrica e delle condotte per l’acqua (1925 circa) ed è dedicata alla patrona dei minatori. Grazie a queste condotte l’acqua prelevata dal lago di Ledro veniva forzata verso la centrale per la produzione di elettricità. Nel 1924 iniziarono le opere di costruzione dell’acqua del ledro alle turbine situate a Riva del Garda dove il 18 marzo del 1928 Gabriele D’annunzio fa brillare la mina che abbatte l’ultimo diaframma di roccia permettendo l’acqua di percorrere i 6 km di galleria e cadere lungo i 960 metri di tubatura ancorata sul monte Rocchetta . L’impianto fu progettato da Edoardo Modl ed i lavori affidati ad una società Bellunese . La chiesetta di santa Barbara e eretta con altre opere nei pressi si trova il pozzo piezometrico in località monte Oro a 610 metri di altitudine , l’inaugurazione avviene ovviamente nel 4 dicembre del 1927 , e stata progettata da un disegno di Gian Carlo Maroni ma costruita dalla stessa società Bellunese , nel 28 fu consegnata alla Sat di Riva che si impegna tutti gli anni a celebrare la messa per i minatori il 4 di dicembre Santa Barbara protettrice dei Minatori , Vigili del Fuoco , Genio militare e tutti quei corpo che hanno a che fare con gli esplosivi.
Una piccola poesia scritta su un pezzo di rame in dialetto da Renzo Tonelli :
Dopo aver raggiunto il rifugio Papa attraverso una delle sue vie di accesso , il 366 strada delle 52 Gallerie , il 300 della Val Canale , oppure la più semplice il 179 Strada degli Eroi . Si prosegue il cammino superando le porte del Pasubio e salendo verso l’arco romano ( cimitero della Brigata Liguria ) per poi arrivare alla Chiesetta di santa Maria . Si arriva su uno spiazzo adiacente alla chiesetta dove c’era il comando del settore e dov’era parte della prima linea italiana , con i trinceramenti che correvano sulle creste a destra nella zona Corno del Pasubio e più avanti del Nido d’Aquila e per salire sulla sinistra attraverso il Camminamento Ghersi fino alla selletta Damaggio e dente italiano , mentre sulla parte bassa della dorsale si possono notare le caverne di ricovero e una linea più protetta per le truppe in riposo , il crinale sopra offre una vista verso la prima linea austroungarica che corre dalla selletta del groviglio a destra verso Malga Costa sul quel crinale dove corre il sentiero 147 Variante Zenavri per poi salire fino al Dente Austriaco , separata solo dalla Val Caprara molto ampia e profonda .Continuando sulle creste si arriva al Nido d’aquila e si nota successivamente su un piccolo spiazzo dove era posizionata l’infermeria .
Per chi vuole proseguire e possibile raggiungere il passo degli alberghetti ma richiede una buona sicurezza in montagna questo prolungamento del percorso , per tal motivo io l’ho segnato tratteggiato , arrivati sul passo si torna indietro per la mulattiera della ex cava , fino ad arrivare sull’arco romano .
Per il percorso normale si torna sull’avvallamento situato tra il corno del Pasubio e il Nido d’aquila , lo si scende fino ad incrociare il sentiero e salire fino all’arco romano .
Al fianco dell’arco Romano c’è un piccolo raccoglitore di cimeli , lì si possono portare tutti i reperti raccolti su questo grande campo di battaglia , voglio ricordare a tutti che andando fuori dai sentieri non e raro trovare ancora qualche osso di qualche EROE nonostante siano passati 100 anni , per questo motivo la terra di nessuno e considerata Zona Sacra .
Per non dimenticare e per far sapere alle nuove generazioni , di tutte quelle vite strappate a soli 20 anni.
Si sale in auto fino al rifugio Balasso attraverso il 300A che si collega al 300 , oppure fino a Malga Prà , li si lascia l’auto e si sale fino alla chiesetta di San Marco , nelle vicinanze della Casa colonica di Marano Vicentino , da li parte il sentiero 300 Val Canale , questa via e la più veloce per salire al Rifugio Papa , l’inizio e molto piacevole e presenta tratti boschivi alternati con tratti di ghiaioni dei Vaj del Pria Favella , si continua salire per questa mulattiera abbastanza larga finche non si incontra un bellissimo pianoro , con un sottobosco splendido , circa 200 metri e poi si entra nella Val Canale vera e propria , che trattandosi di una valle fluviale e piena di detriti e ghiaioni anche se il sentiero situato sulla sinistra e ancora integro , salendo si nota la fessura del Vajo Sud , poi proseguendo i ghiaioni del 311 direttissima val Canale o Boale dei Cavi , poi una piccola fessura che si snoda prima sulla sinistra e poi a destra chiamato il Boale d’inverno , e poi un piccolo avvallamento dove inizia il tecnico Vajo Papa , ma comunque si prosegue dentro il letto fluviale attraversandolo in diverse occasioni , poi la salita inizia ad essere più ripida e severa anche se con zig zag la rende meno difficile , si affronta un traverso su ghiaione stabile per poi raggiungere una specie di sentiero tra le rocce per affrontare l’ultimo pezzo ed entrare per chi vuole nella strada degli Eroi , ed arrivare al Rifugio . Per quanto riguarda la difficoltà il sentiero e abbastanza semplice , richiede un buon approccio con la montagna e un pò di attenzione nel tratto esposto , ma per il resto è questione di fiato , la discesa può essere fatta dalla strada degli eroi 179 che poi alla fine della stessa si collega alla casa colonica ed al posteggio del Rifugio Balasso .
Tempo di percorrenza del sentiero: 3h30 Vajo Papa 1h20
Dislivello totale : 1000 m Vajo Papa 500 m
Quota massima raggiunta : 1928m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo aver raggiunto il rifugio Nerone Balasso , situato sulla strada che da Schio porta al pian delle Fugazze si lascia l’auto nell’ampio posteggio sulla sinistra , si lascia l’auto e si prosegue dritti verso il bosco , li si intravedono i primi segnavia riportanti il 300A di raccordo con la Val Canale fino a rientrare nel 300 Val Canale , si prosegue la salita su un sentiero abbastanza largo e molto bello con tratti boschivi e tratti di ghiaioni della zona sotto il Pria Favella , fino ad arrivare ad incrociare il sentiero 311 che sale da Località Ponte Verde , si prosegue entrando in un stupendo sottobosco di erba e muschio nel cui lato si può ammirare il canalone detritico inferiore della val canale , in questo tratto pianeggiante e piacevole da percorrere molte volte si soffermano i camosci , all’uscita del tratto boschivo si entra proprio nella val Canale sempre sul sentiero 300 , dopo aver superato il primo ghiaione situato sulla destra , si sale fino a superare il masso al centro della valle che indica il punto di partenza del 311 boale dei Cavi (direttissima val canale ) e il Boale d’inverno , dopo aver risalito ancora la valle si nota un piccolo Vajo molto stretto , quello li è l’imbocco del Vajo Papa , tecnicamente non difficile ma presenta un paio di passaggi un pò ostici ma superabili , l’uscita sulla radura erbosa è un pò complicata , ma controllando bene ed aguzzando la vista si riesce ad uscire , lo spettacolo e unico , una distesa prativa molto bella e solitamente frequentata da camosci , vista la distanza dal resto dei sentieri rimane un pò selvaggia , si continua a salire per quello che rimane un tracciato fatto dai camosci si rientra nell’ultimo tratto del 300 della Val Canale . La discesa può essere fatta dal 300 della val Canale .
QUESTO TRACCIATO E DI PER SE UN VAJO E PRESENTA DIFFICOLTA’ DI UN CERTO LIVELLO NON ACCESSIBILE A TUTTI , QUINDI VI INVITO ALLA MASSIMA PRUDENZA E NON SOTTOVALUTATELO , DEV’ESSERE AFFRONTATO SOLO DA CHI E CERTO DELLE PROPRIE CAPACITA FISICHE , RICORDO INOLTRE CHE NON E SEGNALATO NE SULLE CARTINE NE TANTOMENO SUL PERCORSO .