Itinerario : Valdagno Muzzolon Massignani Tipo di terreno : asfaltato con poco traffico e qualche tratto sterrato
Tempo di percorrenza dell’anello : 1h10 di corsa
Dislivello totale : 464 m
Quota massima raggiunta : 610 m
Si parte da Valdagno si sale la strada asfaltata che porta a Muzzolon e si prende sulla destra la strada per il Roccolo Rossato , giunti sulla contrada Crestani presso l’ex ppista di motocross Omo de la Roccia si prosegue a sinistra su una strada asfaltata e poi sterrata che collega la strada di Muzzolon con quella dei Massignani , dopo aver raggiunto la strada , si scende fino al bivio a destra per Contrada Barchetto , la si supera fino alla ultima casa e si prosegue su una carrabile che porta fino in contrada Lora , da li si segue la strada fino a Croce Milani per poi giunti su una sbarra scendere per la valle attraverso il sentiero Broiaculo ed entrare in ciclabile raggiungere il punto di partenza .
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Come Raggiungere
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso Lastebasse sulla strada che porta a Folgaria , poco dopo aver superato San Pietro di Valdastico e Casotto , si supera anche l’abitato di Sella si trova un bivio che sale sulla sinistra , mentre l’auto la si può lasciare sulla destra .
Descrizione
Questo Anello e composto dal sentiero 561 e 565 , poi per collegare i due sentieri si è costretti a scendere per la vecchia pista da sci delle Fratte , risulta facile il collegamento perche in ogni caso basta seguire la seggiovia abbandonata
Si sale sulla strada asfaltata che porta a Montepiano , una contrada molto bella che dispone anche di una piccola Chiesetta , anche se a quanto ho potuto vedere quasi tutte le case chiuse , da li su una strettoia parte il sentiero , molto bello anche se in parte boschivo ma con una visuale in autunno senza le foglie molto interessante , il sentiero sale abbastanza ripido , ma presenta dei tratti esposti molto belli dapprima sulla valle Loza , poi salendo sul crinale del monte propone una visione sia a destra che a sinistra per poi arrivare alla Chiesetta del Restele ed incrociare la strada che porta da Tonezza del Cimone ai Fiorentini e successivamente al Passo Sommo . Si prosegue la salita sulla stradina che porta al Passo della Vena , per poi proseguire con il sentiero poco di sotto al Passo , lo scenario panoramico è unico da cima Grappa , lo Spitz di Vezzena , il Cimone , il Portule , il becco di Filadonna , io consiglio la piccola variante che porta a Monte Melagnon dove essendoci solo mughi si rimane estasiati e completamente presi dalla vista panoramica , per poi mantenendo questa vista salire fino al Forte Campomolon , da li si vede uno scenario unico , sperando nel tempo , buona visione .
Arrivati sulla cima di Forte Campomolon dopo aver ammirato i resti del forte si scende lungo la pista delle Fratte che porta fino ad incrociare la strada che da Tonezza porta ai Fiorentini , da li ricompaiono i segnavia che portano a Ponte Posta attraverso il 565 , molto bello ed interessante , passa per i pascoli fino ad incrociare i Baiti Frangini , poi scendendo attraverso una carrareccia si passa per la Malga Costa , poi si entra in un boschetto , per poi incontrare nuovamente alcune baite di Boscoscuro ed infine si antra prima in un bosco poi si scende nella valle Rua fino ad arrivare in località Ponte Posta , questo anello molto bello permette di vedere un panorama molto bello ed unico sempre la giornata permettendo .
Piccole Riflessioni Personali
A parte alcune opere che offuscano questo anello , si possono ammirare le grosse antenne che io non ho voluto fotografare , per poi sul versante della val D’astico scendere da quello che resta della seggiovia delle Fratte , un luogo in completo abbandono , hanno persino tolto il motore della seggiovia senza rimuovere i seggiolini che rimarranno sospesi per sempre insieme alle corde hai tralicci , ma del resto funzione così in italia , le cose si spremono fin che producono soldi poi e più facile abbandonarle , inquinando e mutando per sempre i luoghi dove passa l’uomo , per poi finire alla stazione di partenza con l’impianto di produzione neve mezzo smontato ed il residence in abbandono anche se credo sia abitato da chi ci sale nel periodo estivo .
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Come raggiungere
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso Lastebasse sulla strada che porta a Folgaria , poco dopo aver superato San Pietro di Valdastico e Casotto , si supera anche l’abitato di Sella si trova un bivio che sale sulla sinistra che porta a Montepiano , poi si arriva il località Ponte Posta , li c’e un ampio posteggio , all’imbocco della Contrà si nota il segnavia che passa all’interno del paese .
Descrizione
Altro sentiero molto bello che sale dapprima nella valle Rua , per poi salire con discreta pendenza mentre poi uscendo dalla valle si addentra nel bosco e sale fino a Pizzo di Boscoscuro per passare poi sulle bellissime baite di Boscoscuro e incrociare il sentiero 567 nella zona di Malga Costa entrando così nei fantastici pascoli quasi pianeggianti di Baiti Frangini fino ad arrivare ad incrociare la strada che da Tonezza porta ai Fiorentini.
Da li si può scendere per diverse parti come il 561 prendendo la strada verso Tonezza , oppure per chi più preparato può anche proseguire attraversando la strada e salendo verso le sciovie (abbandonate ) delle località Fratte , da li volendo si può salire fino al Forte Campomolon attraverso la pista anche se il sentiero non è segnalato basta tenere la seggiovia a destra e tenerla come riferimento per individuare il sentiero , la discesa a questo punto si può fare sul 561 .
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Come raggiungere
Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso Lastebasse sulla strada che porta a Folgaria , poco dopo aver superato San Pietro di Valdastico e Casotto , si supera anche l’abitato di Sella si trova un bivio che sale sulla sinistra , mentre l’auto la si può lasciare sulla destra .
Descrizione
Si sale sulla strada asfaltata che porta a Montepiano , una contrada molto bella che dispone anche di una piccola Chiesetta , anche se a quanto ho potuto vedere quasi tutte le case chiuse , da li su una strettoia parte il sentiero , molto bello anche se in parte boschivo ma con una visuale in autunno senza le foglie molto interessante , il sentiero sale abbastanza ripido , ma presenta dei tratti esposti molto belli dapprima sulla valle Loza , poi salendo sul crinale del monte propone una visione sia a destra che a sinistra per poi arrivare alla Chiesetta del Restele ed incrociare la strada che porta da Tonezza del Cimone ai Fiorentini e successivamente al Passo Sommo . Si prosegue la salita sulla stradina che porta al Passo della Vena , per poi proseguire con il sentiero poco di sotto al Passo , lo scenario panoramico è unico da cima Grappa , lo Spitz di Vezzena , il Cimone , il Portule , il becco di Filadonna , io consiglio la piccola variante che porta a Monte Melagnon dove essendoci solo mughi si rimane estasiati e completamente presi dalla vista panoramica , per poi mantenendo questa vista salire fino al Forte Campomolon , da li si vede uno scenario unico , sperando nel tempo , buona visione .
Dopo aver superato il centro di Schio proseguendo verso Valli del Pasubio si imbocca la strada sulla destra , verso Poleo , Passo S.Caterina si sale per alcuni km fino ad arrivare in una curva che segnala Passo Xomo e Strada delle Gallerie , si seguono le indicazioni dopo circa 1 km si può posteggiare l’auto .
Il sentiero sale su una carrareccia che fa parte anche di un anello da mountain bike , molto semplice e tutto boschivo , mentre raggiunta la quota è una specie di piccolo altipiano in parte prativo , ed in parte roccioso , che propone panorami molto belli a 360° sulle montagne circostanti Novegno , Pasubio e Piccole dolomiti
Cenni Storici
Il Forte M. Enna era dotato di 4 obici sotto cupola corazzata da 149 mm A e da 4 pezzi da 75 mm A in batteria scoperta come struttura era di grandi dimensioni . La sua posizione strategica era di protezione per un eventuale passaggio nemico sul Pian delle Fugazze e sulla rotabile che scende da passo Xomo e ancora in buone condizioni anche perche non entro mai in uso .Fu costruito fra il 1910 ed il 1912 e fu armato il 6 dicembre 1914. Non ebbe alcun ruolo nel 1915 in quanto l’avversario si era ritirato verso Nord su una linea di difesa più arretrata . I suoi obbiettivi erano il Pasubio ,il Sengio Alto ed il territorio circostante il Pian delle Fugazze, zone che, dal 25 maggio 1915, erano occupate dalle truppe italiane. Non essendoci più obbiettivi a lunga distanza, secondo informazioni italiane, fu disarmato. Due cannoni i furono trasferiti sul M. Rione, di riserva per la Batteria installata in loco, ed una Batteria destinata ad essere installata sul Col Santo a 2112 ed altri due ad una Batteria in zona del Forte. Ai Kaiserjager, che nel giugno 1916, salivano da Posina verso il M. Priaforà all’attacco del M. Giove, non dovrebbe essere sfuggito l’infelice ruolo che il Forte M. Enna ebbe nei confronti dei difensori. Qualcosa di molto vicino alla realtà si può leggere nel libro di Pino Marchi diario della 35′ Divisione di Fanteria:
“Abbiamo visto episodi di gloria e di vigliaccheria, di tragedia e di valore; abbiamo veduto scene grottesche e assurde come il bombardamento delle nostre posizioni effettuato dalla nostra Batteria di M. Enna … “
Mentre al 13 giugno :
“Intanto la resistenza dei difensori di M. Giove era sottoposta ad altra dura prova: una nostra batteria di medio calibro, dapprima creduta di S. Caterina, ma risultata poi essere quella da 149 A di M. Enna, con tiri corti, colpiva ripetutamente i nostri trinceramenti e travolgeva persino un pezzo della 18° Batteria da montagna. La batteria di M. Enna era intervenuta nell’azione senza darne avviso al Comando di Divisione che ne fu informato solo la notte seguente. »
Lo sfortunato Comandante fu rimosso dall’incarico e sottoposto ad accertamenti sulle sue responsabilità. Tuttavia sembra trovare credito un’altra versione, secondo la quale fu una Batteria piazzata sul pianoro del Novegno, per ordini superiori, a sparare sugli uomini della prima linea per farli desistere dall’abbandonare precipitosamente il posto di combattimento. Il Comandante del Forte Enna altro non fu che la vittima sacrificale. Il Forte Enna fu mantenuto come magazzino e deposito munizioni , poiché perfettamente intatto non poteva essere abbandonato.
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo aver preso la strada che porta a Caltrano si arriva alla Chiesa si prosegue verso Camisino alla prima curva si nota una strada che sale su una valle ed il segnavia di legno , non quello ufficiale del CAI anche se lo stesso riporta il numero del segnavia 677 . Li nel posteggio delle scuole si può mettere l’auto e si sale passando attraverso un piccolo parco giochi per bambini .
Questo anello è composto dal sentiero 677-673-661-665 si parte salendo il 677 e molto bello in buona parte boschivo e sale a zig zag non troppo impegnativi ma comunque richiede un buon allenamento fisico , supera numerose opere belliche come ricoveri , postazioni di mitragliatrici , trinceramenti sulla Costo Grumo e varie opere militari , il sentiero dapprima entra nel bosco della Val Larga , poi attraversa un crinale con diversi trinceramenti per poi salire con un rapido zig zagare del Costo grumo dove si riesce a godere di un panorama molto bello sulla pianura.
Poi si seguire il 673 di collegamento (esiste anche una strada forestale più alta del 673 che porta fino a bocchetta Paù ‘ cosi facendo non si perde quota prendendo il 673 ( Vedi il 673 di raccordo ) , si può volendo salire fino a Monte Paù e cima del Gallo ritornando poi sul 673 , per poi scendere fino al bivio con il 665 che porta a Mosson e poi percorrere la strada asfaltata fino a rientrare a Caltrano . Questo anello nel complesso molto bello propone una parte interessante di territorio con la piena panoramica della pianura sottostante , grazie anche ai suoi tratti al di fuori del bosco , per le persone che soffrono il caldo e da evitare nei mesi più caldi proprio perche i tratti boschivi sono pochi
Tempo di percorrenza del sentiero: 3h00 Bocchetta Baù 3h30 Cima del Gallo
Dislivello totale : 1000 m
Quota massima raggiunta : 1286 m Bocchetta Baù 1471 Cima del Gallo
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo aver preso la strada che porta a Piovene Rocchette , si prosegue in direzione Cogollo del Cengio , guardate bene le indicazioni e svoltate a destra per andare a Mosson , salite fino alla chiesa di Mosson , e li lasciate l’auto , proprio davanti alla chiesa noterete il segnavia del 665 .
Il sentiero non presenta difficoltà ne tecniche ne fisiche , sale sempre con un zig zag abbastanza monotono nella Val Terragna si esce dal paese e si incrocia la strada del Costo , la si attraversa mantenendo la destra ed imboccando il proseguo del sentiero , si arrova a superare una sorgente e poi si prosegue nella valle con una serie quasi infinita di tornanti , il sentiero e molto esposto al sole per chi soffrisse del caldo e da evitare nel periodo estivo per la mancanza di piante a proteggersi , superata la metà del percorso si iniziano a vedere opere militari poi arrivati alla fine del sentiero si entra nel 673 , per poi salire mantenendo la sinistra fino a bocchetta Baù , raggiungendo fino a sotto le cengie quasi in quota , io ho segnato il percorso fino ad arrivare a monte Paù , Cima del Gallo . La discesa a mio avviso dev’essere fatta dal sentiero 671 , anche se per i più preparati consiglio il 677 . Io sinceramente sono salito dal 677 e disceso dal 665 .
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver salito il costo di Asiago superato l’abitato di Tresche Conca si prosegue verso Canova per poi alla rotatoria imboccare la strada per Camporovere , dopodiche si prende la strada della Val D’assa fino ad arrivare al Passo Vezzena dove si lascia l’auto .
Il sentiero 205 non partirebbe da li ma da qualche km più a nord , ma risulta essere più utile partire da li salendo dopo l’albergo prima verso il forte Busa Verle (vedi il post Busa Verle) da dove come narrava Fritz Weber parti il primo colpo di cannone verso il forte Vezzena perche avrebbero visto alcuni fanti italiani salire verso il forte. Si sale il sentiero 205 su un terreno ripido e divenuto oramai boschivo verso il forte Vezzena situato ad una quota molto più alta , il sentiero poi esce dal bosco e sale ripido su fondo roccioso e strapiombante verso il lago di Levico e Caldonazzo donando dei scenari fantastici ed incredibile , il sentiero e sicuro e non presenta difficoltà senonchè la salita che poi spiana leggermente quando si incrocia la mulattiera , per poi vedere il Forte nella sua grandezza ( vedi post Forte Spitz Vezzena – Werk Vezzena ) il sentiero poi prosegue con saliscendi passando per Bocca di Forno , risalendo verso cima Mandriolo per poi arrivare fino a Porta Manazzo , con una visuale verso Malga Larici .
Cenni storici
Porta Manazzo zona molto importante per gli italiani costituita da una guarnigione di circa 300 uomini con molte bocche da fuoco distribuite sull’avvallamento proprio per impedire agli austroungarici gli approvvigionamenti sul Forte Vezzena e il forte Busa Verle :
La 147° con un obice da 305mm , la 540° con 4 cannoni da 149mm tipo G , la 563°con 2 cannoni da 149mm di tipo A , in tutto erano 10 pezzi di artiglieria , ai quali si aggiungevano la 145° con un altro obice da 305mm piazzato in valle degli Sparavieri e la 543° con 4 obici da 210mm piazzati a Costa di sopra.
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo aver preso la strada che porta a Caltrano si arriva alla Chiesa si prosegue verso Camisino alla prima curva si nota una strada che sale su una valle ed il segnavia di legno , non quello ufficiale del CAI anche se lo stesso riporta il numero del segnavia 677 . Li nel posteggio delle scuole si può mettere l’auto e si sale passando attraverso un piccolo parco giochi per bambini .
Il sentiero e molto bello in buona parte boschivo e sale a zig zag non troppo impegnativi ma comunque richiede un buon allenamento fisico , supera numerose opere belliche come ricoveri , postazioni di mitragliatrici , trinceramenti sulla Costo Grumo e varie opere militari , il sentiero dapprima entra nel bosco della Val Larga , poi attraversa un crinale con diversi trinceramenti per poi salire con un rapido zig zagare del Costo grumo dove si riesce a godere di un panorama molto bello sulla pianura.
Poi per il rientro si può seguire il 671 , dopo aver percorso il 673 di collegamento (esiste anche una strada forestale più alta del 673 che porta fino a bocchetta Paù ‘ cosi facendo non si perde quota prendendo il 673 Vedi pos 673 di raccordo ) , si può volendo salire fino a Monte Paù e cima del Gallo ritornando poi sul 671 , per persone più preparate si può scendere dal 665 che porta a Mosson e poi percorrere la strada asfaltata fino a rientrare a Caltrano .
Si sale in direzione Folgaria dalla Val d’astico si raggiunge località Carbonare e si prosegue verso il Passo della Fricca direzione Trento , ad un certo punto in una curva si trovano sulla sinistra i magazzini dell’Anas e sulla destra un Bar Sindech , poco più avanti si può trovare anche il posto per l’auto . Da li si prosegue a piedi prendendo il sentiero 442 vicino la funivia del rifugio Casarota .
Il sentiero e molto bello e si sviluppa in un bosco di conifere fino ad arrivare al Rifugio , sale a zig zag dentro in un bosco molto bello e ben tenuto , arrivati al rifugio il sentiero prosegue per un tratto ancora boschivo , per poi uscuire e proseguire su tratti di prato ed alcuni tratti ghiaiosi e detritici , per poi sbucare in un fantastico forcellino e poi proseguire fino ad raggiungere la fantastica cima del Becco di filadonna 2150 m che permette una visuale mozzafiato sia sul lago di Caldonazzo che verso la citta di Trento per poi spaziare in molti luoghi dell’altipiano di Asiago e parte dell’altipiano di Folgaria .
Piccola Riflessione
Una menzione particolare al rifugio Casarota , unico dei pochi esempi rimasti di rifugio alpino :
il rifugio alpino e fatto di persone , di affetto e simpatia , di accoglienza e di calore , nei rifugi alpini non contano le stelle come negli alberghi , ma contano le persone , sono solo loro che fanno la differenza . Passateci anche voi e noterete la differenza . Luciano