Dopo aver raggiunto il rifugio Papa attraverso una delle sue vie di accesso , il 366 strada delle 52 Gallerie , il 300 della Val Canale , oppure la più semplice il 179 Strada degli Eroi . Si prosegue il cammino superando le porte del Pasubio e salendo verso l’arco romano ( cimitero della Brigata Liguria ) per poi arrivare alla Chiesetta di santa Maria . Si arriva su uno spiazzo adiacente alla chiesetta dove c’era il comando del settore e dov’era parte della prima linea italiana , con i trinceramenti che correvano sulle creste a destra nella zona Corno del Pasubio e più avanti del Nido d’Aquila e per salire sulla sinistra attraverso il Camminamento Ghersi fino alla selletta Damaggio e dente italiano , mentre sulla parte bassa della dorsale si possono notare le caverne di ricovero e una linea più protetta per le truppe in riposo , il crinale sopra offre una vista verso la prima linea austroungarica che corre dalla selletta del groviglio a destra verso Malga Costa sul quel crinale dove corre il sentiero 147 Variante Zenavri per poi salire fino al Dente Austriaco , separata solo dalla Val Caprara molto ampia e profonda .Continuando sulle creste si arriva al Nido d’aquila e si nota successivamente su un piccolo spiazzo dove era posizionata l’infermeria .
Per chi vuole proseguire e possibile raggiungere il passo degli alberghetti ma richiede una buona sicurezza in montagna questo prolungamento del percorso , per tal motivo io l’ho segnato tratteggiato , arrivati sul passo si torna indietro per la mulattiera della ex cava , fino ad arrivare sull’arco romano .
Per il percorso normale si torna sull’avvallamento situato tra il corno del Pasubio e il Nido d’aquila , lo si scende fino ad incrociare il sentiero e salire fino all’arco romano .
Al fianco dell’arco Romano c’è un piccolo raccoglitore di cimeli , lì si possono portare tutti i reperti raccolti su questo grande campo di battaglia , voglio ricordare a tutti che andando fuori dai sentieri non e raro trovare ancora qualche osso di qualche EROE nonostante siano passati 100 anni , per questo motivo la terra di nessuno e considerata Zona Sacra .
Per non dimenticare e per far sapere alle nuove generazioni , di tutte quelle vite strappate a soli 20 anni.
Si sale in auto fino al rifugio Balasso attraverso il 300A che si collega al 300 , oppure fino a Malga Prà , li si lascia l’auto e si sale fino alla chiesetta di San Marco , nelle vicinanze della Casa colonica di Marano Vicentino , da li parte il sentiero 300 Val Canale , questa via e la più veloce per salire al Rifugio Papa , l’inizio e molto piacevole e presenta tratti boschivi alternati con tratti di ghiaioni dei Vaj del Pria Favella , si continua salire per questa mulattiera abbastanza larga finche non si incontra un bellissimo pianoro , con un sottobosco splendido , circa 200 metri e poi si entra nella Val Canale vera e propria , che trattandosi di una valle fluviale e piena di detriti e ghiaioni anche se il sentiero situato sulla sinistra e ancora integro , salendo si nota la fessura del Vajo Sud , poi proseguendo i ghiaioni del 311 direttissima val Canale o Boale dei Cavi , poi una piccola fessura che si snoda prima sulla sinistra e poi a destra chiamato il Boale d’inverno , e poi un piccolo avvallamento dove inizia il tecnico Vajo Papa , ma comunque si prosegue dentro il letto fluviale attraversandolo in diverse occasioni , poi la salita inizia ad essere più ripida e severa anche se con zig zag la rende meno difficile , si affronta un traverso su ghiaione stabile per poi raggiungere una specie di sentiero tra le rocce per affrontare l’ultimo pezzo ed entrare per chi vuole nella strada degli Eroi , ed arrivare al Rifugio . Per quanto riguarda la difficoltà il sentiero e abbastanza semplice , richiede un buon approccio con la montagna e un pò di attenzione nel tratto esposto , ma per il resto è questione di fiato , la discesa può essere fatta dalla strada degli eroi 179 che poi alla fine della stessa si collega alla casa colonica ed al posteggio del Rifugio Balasso .
Tempo di percorrenza del sentiero: 3h30 Vajo Papa 1h20
Dislivello totale : 1000 m Vajo Papa 500 m
Quota massima raggiunta : 1928m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo aver raggiunto il rifugio Nerone Balasso , situato sulla strada che da Schio porta al pian delle Fugazze si lascia l’auto nell’ampio posteggio sulla sinistra , si lascia l’auto e si prosegue dritti verso il bosco , li si intravedono i primi segnavia riportanti il 300A di raccordo con la Val Canale fino a rientrare nel 300 Val Canale , si prosegue la salita su un sentiero abbastanza largo e molto bello con tratti boschivi e tratti di ghiaioni della zona sotto il Pria Favella , fino ad arrivare ad incrociare il sentiero 311 che sale da Località Ponte Verde , si prosegue entrando in un stupendo sottobosco di erba e muschio nel cui lato si può ammirare il canalone detritico inferiore della val canale , in questo tratto pianeggiante e piacevole da percorrere molte volte si soffermano i camosci , all’uscita del tratto boschivo si entra proprio nella val Canale sempre sul sentiero 300 , dopo aver superato il primo ghiaione situato sulla destra , si sale fino a superare il masso al centro della valle che indica il punto di partenza del 311 boale dei Cavi (direttissima val canale ) e il Boale d’inverno , dopo aver risalito ancora la valle si nota un piccolo Vajo molto stretto , quello li è l’imbocco del Vajo Papa , tecnicamente non difficile ma presenta un paio di passaggi un pò ostici ma superabili , l’uscita sulla radura erbosa è un pò complicata , ma controllando bene ed aguzzando la vista si riesce ad uscire , lo spettacolo e unico , una distesa prativa molto bella e solitamente frequentata da camosci , vista la distanza dal resto dei sentieri rimane un pò selvaggia , si continua a salire per quello che rimane un tracciato fatto dai camosci si rientra nell’ultimo tratto del 300 della Val Canale . La discesa può essere fatta dal 300 della val Canale .
QUESTO TRACCIATO E DI PER SE UN VAJO E PRESENTA DIFFICOLTA’ DI UN CERTO LIVELLO NON ACCESSIBILE A TUTTI , QUINDI VI INVITO ALLA MASSIMA PRUDENZA E NON SOTTOVALUTATELO , DEV’ESSERE AFFRONTATO SOLO DA CHI E CERTO DELLE PROPRIE CAPACITA FISICHE , RICORDO INOLTRE CHE NON E SEGNALATO NE SULLE CARTINE NE TANTOMENO SUL PERCORSO .
Parte dal cuore di Schio lo Schio City Jungle, un mix emozionante che unisce in un unico percorso le storiche vie del centro con le lussureggianti colline che fanno da corolla naturale all’urbanizzata piana scledense. “Startline” da “Piazza Duomo”, breve sfilata tra le vetrine di via Garibaldi e su, in salita, verso il convento dei frati cappuccini e “Poleo” dove il tracciato diventa puro trail tra i sentieri segnati tra i boschi di faggio fino a “Formalaita” dalla quale attraverso un largo sentiero prendendo la direzione delle pendici dell’”Acquasaliente” si raggiungono i 650m di contrà “Quartiero”; breve occhiata al panorama, lunga discesa, a tratti molto tecnica e selvaggia con passaggi suggestivi e impegnativi tra cascatelle e guadi nella boscaglia fino a “Piane” dove imboccando il già famoso “Sentiero Natura” si torna a intravedere la cupola del Duomo.
Il più sembra fatto e l’arrivo sembra lì ad un km ma prima bisogna correre tutto d’un fiato il parco della “Valletta”, ridiscendere, stringere i denti e salire alla conquista in un ultimo slancio la pittoresca location della torre merlata del “Castello”, da qui alla fine un solo km, da correre rapidissimo tra le vie del centro per tagliare la “Finishline” di nuovo ai piedi del Duomo. Tre passi in città, fuori dalla città, per chi ama l’asfalto ma strizza l’occhio al trail, la soluzione si chiama “Schio City Jungle”!!!
Schio ULTRA Jungle: 47km e 2900 metri di dislivello, dal centro di Schio alle verdi colline, costeggiando torrenti impetuosi e valli incantate, frizzanti salite e sentieri arditi, 2 Montagne da conquistare e 2 Forti da espugnare, Monte Enna e Monte Novegno, boschi fatati e panorami diversi, sentieri inediti in luoghi unici, puro stile Jungle, la natura all’ennesima potenza.
Vi porteremo fino a lassù, dove la natura lascia il posto alla storia, tra i musei a cielo aperto di Forte Enna e Forte Rione, i lunghi panorami sulla pianura dal Novegno e le bellissime trincee del Vaccaresse. La fatica sará oramai alle spalle, manca solo la discesa, profumo di traguardo nell’aria, ultimi metri, siete arrivati in Fabbrica Alta, al termine del vostro Ultra viaggio. Lo Schio Ultra Jungle è una gara qualificante UTMB e darà a tutti i finisher 3 punti.
Inanzitutto volevo ringraziarvi tutti per la giornata di oggi è scusarmi per gli incidenti di percorso che ci sono stati . Noi ce L abbiamo messa tutta ma all’ ignoranza della gente è difficile tenere testa…. Soprattutto a quella delle persone ,che subito dopo aver ascoltato le prime chiacchiere , ci hanno definito animali da palcoscenico ma con delle belle lacune organizzative… Gente come noi , con la stessa passione… Va ben dai mettiamo tutto in saccoccia e cerchiamo di migliorare…. Adesso sono stanco e polemico .. Ci sentiamo domani … Un abbraccio
Tre gare con tre diversi format possibili abbinati a tre giorni di musica e stand gastronomici: è tutto pronto per una nuova edizione della Schio City Jungle, il festival di sport che nel fine settimana invaderà Schio. A partire da venerdì sera passando per sabato e domenica tanta musica e buon cibo in Fabbrica Alta. Domenica invece spazio ai trail: percorso da 18 chilometri per lo Schio City Jungle, mentre sono ben 48 quelli previsti nello Schio Ultra Jungle, fattibile anche in coppia nella versione “Jungle-Twin”.
Tre gare, due distanze, una festa. E’ questa la sintesi di Schio City Jungle 2017, che giunge alla terza edizione e triplica le proposte. “Già con l’edizione del 2015, il Salomon City Trail, c’era stata una buona risposta e il territorio aveva lasciato intuire le proprie potenzialità per farsi conoscere anche attraverso queste iniziative – ha dichiarato Aldo Munarini, assessore allo Sport – dietro a questa manifestazione ci sono grande passione e tanto tanto lavoro, si pensi solo alla fatica che è costata ripristinare sentieri e tracciati per rendere possibile il passaggio degli atleti, che in questa edizione si spingeranno a quote superiori, nelle nostre montagne circostanti”.
Come negli anni scorsi responsabili dell’intera macchina organizzativa sono i Summano Cobras, l’associazione sportiva che ha ideato e voluto l’evento. Importante la proposta sportiva messa in campo in questo 2017, con ben tre format di gara nei due percorsi da 18 e 47 chilometri.
La partenza dello Schio Ultra Jungle è fissata per domenica mattina alle 7, con gli atleti che si misureranno sull’impegnativo percorso di 47 chilometri che sconfina anche nei comuni di Valli del Pasubio e Torrebelvicino. Distanza che è possibile correre anche in coppia mista, con il cambio che avverrà in prossimità del monumento Vallortigara. La Schio City Jungle invece prenderà il via domenica alle 9.30. 18 i chilometri di gara.
Per tutti e tre i giorni in Fabbrica Alta ci sarà inoltre la presenza di diverse Onlus per la raccolta fondi di specifici progetti e il Club Fuoristrada, che mostrerà con piccole esibizioni in pista artificiale la funzione di questi mezzi in situazioni di emergenza.
Stavolta non sono qui per pubblicare un itinerario o un sentiero di montagna come faccio di solito , ma voglio pubblicare questo evento in occasione del centenario della strada delle gallerie , ovvero una mostra con foto d’epoca e molti approfondimenti storici e tecnici su come e perchè sia stata costruita questa gigantesca opera di grande ingegneria e genio militare . Un opera mastodontica per quei tempi e che impiegò centinaia di persone . Molto di più di una semplice raccolta di fotografie , video testimonianze resoconti storici per quella opera che io definisco qualcosa di veramente incredibile ed unico . Due videoproiezioni ne approfondiscono e ne arricchiscono l’esposizione ed per finire una fantastica mappatura in 3D per completare questa mostra fotografica/storica .
Questa mostra e attiva a Palazzo Fogazzaro nel centro di Schio dal 26 marzo al 24 settembre 2017 .
ORARI DI VISITA : Lunedì e martedì Chiuso – Mercoledì a Domenica dalle 10.00 alle 19.00 Aperture straordinarie 25 aprile e 2 giugno
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : tel. 0445-691392 Lunedì e Martedì dalle 9 alle 13 e negli orari di apertura della Mostra
cultura@comune.schio.vi.it
VISITE GUIDATE :
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : Biosphaera : tel.0445-1716489 E-Mail : gallerie100anni@biosphaera.it
Non ci sarebbe bisogno di scrivere , di fronte a questo piccolo lavoro fatto con passione ,rispetto ed umiltà dall’ Amico Sergio che ho potuto conoscere di persona , una persona semplice che ha provveduto a recuperare materiali della grande guerra e li ha voluti esporre in un luogo ben preciso , costruito su un piccolo antro di roccia in posizione dominante la val Canale . non ha usato fondi , e non ha voluto mettersi in vista nel farlo . Si qualcuno lo ha aiutato , magari per trasportare quello che lui ha messo nel suo piccolo angolo di ricordi , l’ha fatto con amore e con vocazione . Peccato che qualcuno glielo voleva fare togliere , quasi fosse un affronto a questo luogo sacro , ma probabilmente era solo invidia per chi ha avuto questa bellissima idea , io ci passo sempre , dando un’occhiata , per vedere se sono stati aggiunti materiali recuperati , nel rispetto del lavoro svolto dal mitico Sergio .
Ti ringrazio Sergio per dare l’opportunità a tutti di poter vedere questi cimeli nel piccolo museo a cielo aperto , nel posto dove sono stati raccolti e dove sono tornati , dove e giusto che essi rimangano per ricordare alle generazioni future , che la guerra non porta a nessuna parte non ci sono ne vinti ne vincitori , soltanto morti .
PER NON DIMENTICARE E PER FAR SAPERE , GRAZIE SERGIO
VOGLIO SEGNALARE A TUTTI CHE LA TERZA FOTO , QUELLA SPECIE DI SCAFFALI , NON E’ OPERA DELL’AMICO SERGIO MA BENSI ‘ IL LAVORO PER ECOMUSEO FATTO CON I SOLDI DELLA REGIONE VENETO , UNA DOVEROSA PRECISAZIONE , VISTO CHE VOLEVANO FAR RIMUOVERE IL MUSEO A SERGIO E LASCIARE QUELLI CHE VENGONO DEFINITI GLI SCAFFALI DELLA MEMORIA , IO TRA I DUE RIMUOVEREI GLI SCAFFALI SONO IN CONTRASTO CON L’AMBIENTE CIRCOSTANTE , MA è GIUSTO CHE CI SIANO SOPRA CI SONO LE OSSA DEGLI EROI COSI’ ALMENO NON VENGONO CALPESTATE .
Nel ricordo di chi ha combattuto su queste rocce , su queste guglie , in sanguinose battaglie corpo a corpo e quella che è stata la guerra di mine , un massiccio che ad ogni passo racconta una storia e che racchiude nelle sue viscere ancora tanti segreti , salirci ora è facile ma comprendere tutte queste vicende non e sempre possibile , sopratutto per le generazioni a venire , ho fatto un piccolo video per omaggiare questo luogo sacro ed ardito …semplicemente per NON DIMENTICARE E PER FARE SAPERE .
Voglio ricordare che per vedere quello che e presentato in questo piccolo lavoro non bastano 2 giorni , il consiglio che posso dare passate 4-5 giorni su questa montagna solo così potrete saziare la voglia di sapere , anche se questo vi farà ritornare ancora per saperne di più.
A seguire gli scritti che sono presenti nel video :
Monte Pasubio Terra di nessuno
A TUTTI QUELLI CHE POTRANNO VEDERE QUESTA PRESENTAZIONE , IL TENTATIVO DI DESCRIVERE A PAROLE E FOTO IL SENTIERO DELLE GALLERIE ED IL MASSICCIO DEL PASUBIO PUO’ AD UTENTI INESPERTI SEMBRARE SODDISFACENTE , MA E’ SOLO PERCORRENDOLO SI POTRA’ TRARRE LA VERA GRANDEZZA DI QUESTA OPERA CHE HA IMPIEGATO MIGLIAIA DI PERSONE PER LA SUA COSTRUZIONE .
Narrare il susseguirsi delle vicende legate a questo Massiccio non è facile ci impiegheremmo mesi e mesi di lavoro per poter collegare e comprendere gli eventi bellici che hanno infiammato questa terra e questa montagna , le numerose battaglie che hanno riempito di sangue questo glorioso monte che chiese un grande sacrificio umano sia da una parte che dall’altra dello schieramento italiano ed austroungarico . Salire su questo massiccio dove la quota principale e di 2232 metri non e impossibile lo possono fare tutti anche se il percorso e molto di più di semplice sentiero di montagna , sia che si salga dalla Strada degli Eroi , sia che si salga dalla Strada delle 52 gallerie , una mastodontica opera di genio militare , costruita per poter salire fino alla quota massima al riparo del fuoco d’artiglieria del Nemico , per evitare di salire sulla Strada degli Scarrubi che era molto più agevole alle truppe ma in piena vista del nemico.
Strada delle Gallerie
Questo percorso e il forse il più spettacolare compatibilmente con la giornata non sempre bella , sotto il profilo sia tecnico che fisico non presenta grosse asperità il tempo di percorrenza e intorno alle 3h anche se presenta un dislivello di circa 1000 metri, e quindi praticabile a tutte la persone che ne vogliono apprezzare il grande valore storico e naturale di questo paesaggio unico fatto di guglie che si ergono verso il cielo , pareti che salgono dritte e che scendono a picco sui vaj sottostanti , da ammirare la grande opera di costruzione delle gallerie nel periodo della guerra 15-18.
E uno dei sentieri più belli da percorrere le foto hanno solo la possibilità di documentare una piccolissima parte dell’immensa opera fatta dall’uomo , anche perche salendo verso la chiesetta di Santa Maria e l’Arco si possono notare altrettante opere del periodo bellico … anche se all’imbocco della strada e stato sciupato e svilito da un macabro e nauseante mausoleo ai piedi della strada delle gallerie a bocchetta campiglia a mio avviso troppo fuori luogo .
Cenni storici
Fu realizzata dalla 33ª Compagnia minatori del 5° reggimento dell’Esercito italianocon l’aiuto di sei centurie di lavoratori: compagnia 349, 523, 621, 630, 765 e 776). A capo della 33ª Compagnia fu a capo il tenente Giuseppe Zappadal 18 gennaio al 22 aprile 1917 Lo succedette il capitano Corrado Picone fino alla fine della guerra. Vero e proprio capolavoro di ingegneria militare e di arditezza (considerando le condizioni e l’epoca in cui fu costruita, nonché la rapidità d’esecuzione: i lavori cominciarono il 6 febbraio 1917 e furono conclusi nel novembre 1917. Nei primi giorni di dicembre 1917, prima di lasciare il Pasubio, la 33ª Compagnia minatori inaugura simbolicamente la strada abbattendo un muro costruito appositamente davanti la prima galleria. Sarà la 25ª minatori, assieme alle centurie rimaste, ad ultimare la strada, tra cui le gallerie 49 e 50, ed aprire in definitiva la strada. La sua realizzazione fu di grande importanza strategica in quanto permetteva la comunicazione e il passaggio dei rifornimenti dalle retrovie italiane alla zona sommitale del Pasubio ove correva la prima linea al riparo del fuoco nemico e nel corso di tutto l’anno, contrariamente alla rotabile degli Scarrubi, accessibile sì da mezzi motorizzati, ma in condizioni molto più pericolose, sotto i colpi dei cannoni austriaci, e soltanto nel periodo estivo.
Sulla sua facciata del Rifugio Achille Papa sono incastonate alcune lapidi, come il comunicato in seguito alla cruentissima battaglia del 2 luglio 1916, in cui l’esercito italiano respinse a fatica la vigorosa avanzata austro-ungarica
«Chi ha salito senza palpiti d’amore questo Calvario della Patria;
chi non sosta con animo purificato
su questo roccia gloriosa,
non entri in questo Rifugio,
né contempli da queste libere altezze
la dolorante fecondità del piano e il mistero dei cieli. »
Romana Rompato
Strada Degli eroi
La strada degli Eroi vera e propria è il tratto lungo circa 2 chilometri che collega la Galleria d’Havet al Rifugio Achille Papa, situato alle Porte del Pasubio. Scavata sulla destra orografica delle pareti verticali a precipizio sull’impervia Val Canale, presenta un fondo naturale piuttosto dissestato.Il nome deriva dal fatto che sulla parete rocciosa sono collocate delle targhe in onore delle 15 Medaglie d’Oro al Valor Militare che combatterono sul Pasubio durante la Grande Guerra.Per estensione con il termine di Strada degli Eroi ci si riferisce all’intera rotabile della Val Fieno, che sale dal Pian delle Fugazze (1162 m), al confine fra la provincia di Vicenza e di Trento, e arriva fino al Rifugio Papa (1928 m).La strada, chiusa al traffico motorizzato è lunga nella sua interezza 10,6 chilometri, segnati da pietre miliari che ogni chilometro danno la distanza dall’inizio. Il fondo è naturale, tranne per alcuni tornanti asfaltati, con un percorso tortuoso nella Val Fieno per salire con pendenza piuttosto costante e mai particolarmente impegnativa se non nel tratto finale prima della Galleria d’Havet, lunga poche decine di metri, che permette di passare nella Val Canale appena sotto il crinale dello spartiacque.Durante il conflitto mondiale era solamente un sentiero e venne in seguito allargata per permettere un comodo accesso alla Zona Sacra, in alternativa della strada degli Scarubbi in cui la neve permane molto più a lungo a causa dell’esposizione a nord. Chiusa al traffico motorizzato negli anni ottanta a causa della pericolosità del tragitto soprattutto nel tratto finale, è oggi molto frequentata dagli escursionisti sia a piedi che in mountain bike. Rimane infatti una delle principali vie d’accesso alla sommità del massiccio perché può essere percorsa anche da chi ha poca confidenza con la montagna.
PERCORRENDO QUESTI LUOGHI DOVE TANTO SANGUE E STATO VERSATO , PENSATE A QUANTI HANNO PERSO LA VITA SU QUESTE ROCCIE PER UN’UNICO IDEALE DI LIBERTA’ .
VIATORE SOSTA REVERENTEGUERRA ITALO AUSTRICA 1915 – 1918
LA 326° COMP DEL GENIO ZAPPATORI
NELL’ANNO 1917
REDUCE DAI LA VORI DIFENSIVI E OFFENSIVI
NELLE LOCALITA’
DENTE ITALIANO SELLETTE QUOTA 2081
CORNO DEL PASUBIO FORNI ALTI CUARO
FONTANA D’ORO SOGLI ROSSI
INIZIO’ E COSTRUSSE A COMPIMENTO QUESTA STRADA
CONGIUNGENTE
PORTE DEL PASUBIO CON LA GALLERIA D’HAVET
SCOLPITA NELLA ROCCIA A STRAPIOMBO
OVE PRIMA SOLTANTO L’ALI AVEVANO DOMINIO
FU IN SEGUITO DENOMINATA
LA STRADA DEGLI EROI
DELLE COSPIQUE OPERE POSTUME APPORTATEVI
AD ALTRI IL MERITO
UN SUPERSTITE
DELLA 326 COMP. 1° REGG. GENIO
ANNI 1916 E 1917 SOCIETA’ ESCURSIONISTI PASUBIO
S.E.P.
VALDAGNO
ANNO 1979
Soglio dell’Incudine
Sotto il profilo storico presenta una svariata serie di postazioni sotto e dentro all’incudine che guardano verso la parte della Vallarsa , salendo arrivati appena sotto l’incudine si può notare sia i pilastri di sostegno che la galleria che ospitava l’arrivo della teleferica adibita per il trasporti vari , anche perchè nella parte sopra l’incudine , appena sotto il Cogolo alto ci sono diversi resti di opere murarie a secco adibite a ricoveri perche riparate dal fuoco nemico ,reste poi la galleria che collegherebbe la zona bassa fino al Cogolo alto.
Sentiero tricolore
Un invito particolare percorretelo con molta calma, prendetevi il tempo per soffermarvi su quelle grandi opere fatte durante la guerra e poi chiudete gli occhi e provate ad immaginare i sacrificio umano e il sangue versato su queste montagne , ricordando sempre che nelle guerre non esiste un vinto ne un vincitore come descritto nella croce sul dente austriaco ” nemici in terra ma fratelli in Cristo “.
Camminate piano provate ad uscire magari anche dal sentiero si possono ancora trovare delle ossa di qualche EROE che ha combattuto per l’ideale di libertà. Ricordate inoltre che negli inverni durante la guerra la coltre nevosa reggiungeva anche i 10 metri di altezza
Pernottate al Rifugio Papa salendo dalle gallerie per poi il mattino seguente poter camminare ed ammirare con calma questi luoghi , portate con voi una TORCIA per poter entrare nella gallerie che sono state rese agibili in buona parte.
LE FOTO PER QUANTO POSSONO DARE L’IDEA DELL’AMBIENTE , DELLA CRUDEZZA DI QUESTO LUOGO NON RIESCONO A DONARE A VOI CHE LEGGETE LA MINIMA PARTE DI QUELLO VI VERRA DONATO PASSANDO SU QUESTA MONTAGNA
La guerra sotteranea dei Denti
La sommità estrema del Pasubio ovvero la parte posta tra il Dente italiano ed il Dente austriaco fu teatro di una guerra sotterranea di una certa entità i lavori di scavo furono vasti ed prolungati fino a raggiungere gallerie molto lunghe e ramificate , su cui venivano approntate le cariche esplosive , un continuo studio con geofono per captare i lavori del nemico resero molto pericolosi e difficili i lavori sia di mina che di contromina , le perforatrici alimentate da compressori situati a distanze incredibili ( centrale malga Busi ) diedero la possibilità a tutto questo , l’obiettivo degli austroungarici era di penetrare al di sotto delle gallerie italiane per farle saltare , per motivi tecnici di spazio riporterò solo gli orari delle mine :
29 settembre 1917 ore 0,30 prima mina austroungarica , 500 kg di esplosivo
2 ottobre 1917 ore 9,20 prima mina italiana 13,000 kg di gelatina esplosiva
22 ottobre 1917 ore 16,30 seconda mina italiana 1000 kg di esplosivo
24 dicembre 1917 ore 5 seconda mina austroungarica 1700 kg di gelatina inoltre una seconda camera di scoppio con 6400 kg scoppiava assieme alla mina italiana in fase di intasamento causando molte vittime
21 gennaio 1918 ore 13,35 terza mina italiana 600 kg di gelatina
2 febbraio 1918 ore 3,00 terza mina austroungarica 3800 kg di esplosivo
13 febbraio 1918 ore 16,45 quarta mina italiana dati esplosivo inesistenti
5 marzo 1918 ore 17,30 quinta mina italiana dati esplosivo inesistenti
13 marzo 1918 ore 4,30 quarta e ultima mina austroungarica ,dopo aver raggiunto la lunghezza desiderata sotto le posizioni italiane venivano caricate due camere di scoppio una da 20000 kg e l’altra da 30000 kg di gelatina esplosiva fatte saltare contemporaneamente e dando luogo a quello che oggi resta il dente italiano dai diari storici risulta che le grida dei soldati sepolti dalla mina durarono per due giorni , mentre le piccole esplosioni causate dai gas durarono fin dopo alle 11 del mattino .
Questa e solo una piccola parte di ciò che e successo su questa parte di storia , la difficoltà degli scavi , il trasporto dei detriti , il trasporto dell’esplosivo e il suo successivo intasamento con sacchi di sabbia , rendono molto bene l’idea di quello che è successo , gli scoppi per simpatia durante gli intasamenti erano frequenti i gas di esplosione e il fuoco hanno fatto la loro parte . La complessa struttura delle gallerie fanno capire i grossi lavori compiuti per questa distruzione , per questo accanimento che non ha avuto ne vincitori ne vinti , solo morti ….morti per la libertà per un ideale , per un valore a cui credevano forse per ignoranza ed ostinaziona , che le generazioni di oggi non sanno nemmeno cosa vogliano dire …ma a loro va il mio pensiero più sincero , a chi e morto per un ideale a questi EROI
Strada degli scarrubi
La strada degli Scarubbi e stata costruita per poter salire da Colle Xomo , passando per bocchetta Campiglia fino ad arrivare alle porte del Pasubio , presente circa 1000 metri di dislivello in circa 10 km , dapprima era una semplice mulattiera costruita dagli alpini poco prima della guerra . Il 25 di maggio del 1915 con l’inizio delle ostilità fu percorsa dagli alpini della 259° compagnia del battaglioval Leogra e dal Battaglione Vicenza occupando il Pasubio , successivamente fu allargata dal Genio per poter fornire approvvigionamenti e munizioni , la percorrero anche in piena Strafexpedition i fanti del 3°battaglione del 218° Reggimento della Brigata Volturno , allo scopo di fermare l’avanzata dei reparti austriaci sul dente Austriaco . Inizialmente era l’unica via d’accesso al Pasubio anche se il transito più di qualche volta doveva venire di notte con numerosi problemi per i trasporti e le persone , a causa della presenza di artiglierie austroungariche nella dorsale della borcoletta e del Monte Majo che rendevano impossibile il transito con il chiaro del giorno nonostante la mimetizzazione con con frasche , reti e tralicci . Furono anche approntati diversi camini da mina nella parte più stretta della strada per fermare l’avanzata austroungarica. Inoltre il problema più grosso si ebbe quando l’inverno fece la sua parte rendendone impraticabile il passaggio , per queste difficotà fu progettata e costruita la strada delle 52 Gallerie , per poter fornire approvigionamenti di ogni genere in quota.
Monte Corno Battisti
Durante la notte sul 13 di maggio, da Cima Alta arriva il cambio per gli sparuti difensori all’interno del monte Corno , il cambio avviene attraverso una feritoia allargata a Cima Alta, raggiungibile da una scala di corda posta lungo un canalino e che attraversa verticalmente il monte corno e che più in basso attraversa il sentiero . Il cambio e il rifornimento vengono fatti di notte in quanto gli austriaci al minimo rumore iniziavano a sparare, buttare bombe e valanghe di sassi sul passaggio obbligato essendo loro in cima al corno. Sono le 14 pomeridiane dopo aver discusso la possibilità di attaccare dall’esterno , il tenente Carlo Sabatini e il sergente Degli Espositi trovano altri tre uomini e una fune e si preparano a salire dal canalino attraverso lo sperone di roccia molto friabile , ma e l’unico modo perchè il nemico non li possa vedere , la via della scalata non era facile a causa della friabilità della roccia . I provetti scalatori si armano di pugnale e di petardi thavenot e inizia la scalata il tenente Sabatini uscendo dalla feritoia allargata arrivato in una piccola cengia si appresta a far salire gli altri e anche se cade qualche sasso gli austriaci sono convinti che nessuno possa salire da quella posizione e quindi non la sorvegliano neanche .Dagli osservatori interno si possono scorgere i cinque uomini allineati come formiche che salgono lungo la parete , ad un certo punto il tenente Sabatini si stacca e sale fino alla cima raggiungendo uno scudo con la feritoia e nota dentro la feritoia la sentinella austriaca che sta chiaccherando con un’altra , atttende che gli altri uomini siano vicino a lui e con poche parole disse “ammazzarli tutti altrimenti ci rovesciano giù” lancia prima un petardo e poi assalta la postazione urlando .
“la mischia è rapida ed orrenda , a pugnalate nel ventre , ferocia senza quartiere .Quelli che accorrono di rinforzo da un’altra galleria vanno all’altro mondo senza rendersi nemmeno conto di cosa stia accadendo . Qualcuno viene anche rovesciato nei canaloni .Questo gesto è valsa la medaglia d’oro al valore al tenente Carlo Sabatini
Ricordo la cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi :
La ricostruzione più attendibile Sottotenente Ingravalle “cessata la sparatoria , odo la voce di Cesare Battisti , lo chiamo tacendo il suo nome Tenente? Battisti si avvicina chiedendo notizie .Mi risponde informandomi sulla situazione e mi dice “ora per me rimane solo la forca “. Ecco avvicinarsi un ufficiale nemico : e il cadetto Brunello Franceschini della Val di Non , accompagnato da 4 soldati .Si volge a Battisti e gli ingiunge di consegnarli la pistola . Battisti alza il capo con fierezza e risponde : mi sono battuto onorevolmente e consegnerò l’arma ad un superiore e mai ad un inferiore .Il rinnegato Franceschini tace , evidentemente imbarazzato .Poi gli chiede il binocolo : no -risponde Battisti questo e di mia proprietà”
Fabio Filzi (Brusarosco)
Anche Filzi fu catturato in cima al monte corno e continuo ad insistere sulla sua identità segnalata nei suoi documenti , ovvero sottotenente Brusarosco di Vicenza , tuttavia pensava di non poter essere riconosciuto se non che venne riconosciuto ad Aldeno da una famiglia di Rovereto che ne conoscevano la famiglia di provenienza.
Lettera del Maggiore Frattola al padre di Filzi
” appena catturato suo Figlio , che aveva il nome di guerra Brusarosco , fu subito riconosciuto dal tenente austriaco Franceschini , separato dagli altri prigionieri e guardato a vista da una sentinella :gli altri prigionieri tra i quali ero io , stavano in un gruppo a parte compreso io .Suo figlio appena mi vide , mi rivolse la parola e mi prego d’intervenire in suo favore perchè gli fosse riservato un trattamento uguale agli altri prigionieri . Mi rivolsi ad un maggiore austriaco per ottenere uguaglianza di trattamento , ma a nulla valsero le mie insistenze…”
Racconto di una notte a Cima Palon quota 2232
Alle 19 circa mi trovavo al rifugio Balasso dove metto l’auto la maggior parte delle volte quando salgo in Pasubio , nel mio zaino c’era tutto , o almeno quanto sarebbe servito in quella circostanza , la tenda il sacco a pelo , il vestiario adatto alle condizioni climatiche di questo periodo …chiudo l’auto e accendo la frontale mentre guardo in alto le luci del rifugio Papa ancora accese …scelgo la salita per il 300 della val canale dove ormai conosco tutte le pietre , salendo mi fa compagnia il soffio di qualche camoscio che si sta chiedendo ” ma questo dove va in giro di notte ” e qualche rapace notturno che muove qualche ramo …si sente anche qualche movimento di sassi mossi dal mio amico camoscio che segue con interesse ogni mio movimento , io li vedo solo dagli occhi luccicanti mentre li guardo con la mia lampada frontale , proseguo la mia risalita incurandomi di loro , proprio come faccio di giorno , ammirandone solo la maestria con cui si muovono negli irti strapiombi quasi invidiando la loro agilità ” fa che il mio piede poggi sicuro come fanno i camosci “. Ho continuato a salire fino al rifugio Papa che da poco aveva spento le luci esterne , ma il mio obbiettivo era la cima , cima Palon 2232 metri , li volevo piantarla o almeno poco distante , la mia piccola tenda nella vastità del massiccio,e nel pensiero di tutte le vite spezzate in questa sacra montagna , nel silenzio del suo cuore , vicino alle sue viscere e tra le pietre che conservano la storia del mondo , superato il rifugio Papa ho proseguito per il 105 sentiero delle creste o tricolore , anche questo lo conosco molto bene , del resto sono 40 anni che ci salgo , c’e la pace e un silenzio assordante , si vedono le luci della città dei paesi tutto intorno un’inquinamento di luci davvero esagerato , ma lassù ci sono io e la mia piccola frontale , eccoci 21.50 cima Palon …che emozione …e lei era li davanti a me , la mia meta . Mi accingo a trovare un posto per piantare la mia piccola tenda , qui sulla vetta ci sono solo sassi , ma più in basso girovagando per 20 minuti trovo un posto riparato dal possibile vento che di solito fischia imperterrito su questo luogo , trovato , proprio all’uscita di una trincea di ricovero italiana a circa 100 metri da cima Palon , pianto la tenda con l’uscita girata verso dove sorgerà il sole , e dopo aver girato ed ammirato la straordinaria notte stellata mi accingo ad andare a dormire , mi bevo un po di caffelatte dal mio thermos , ed entro nel sacco a pelo , verso le 3.00 arriva puntuale il vento …ma non importa ogni tanto guardo fuori il panorama , sempre unico e fantastico …alle 7.15 inizio a prepararmi per uscire a gustarmi il Pasubio all’alba…mi guardo in giro la distesa di nuvole nella pianura fa sembrare quasi un mare , un mare di qualcosa di morbido su cui tuffarsi , ma io sono sopra ed aspetto solo …IL SOLE
Ossario del Pasubio
L’ossario, visibile anche da grande distanza, è preceduto da un vasto piazzale ove sono collocati vari pezzi d’artiglieria: si tratta di una pregevole costruzione di gusto razionalista, un vero e proprio “faro” alto 35 metri e costituito da due parti: l’ossario vero e proprio e il sacello.
Dal basamento della torre si accede all’ossario attraverso una porticina di ferro battuto: qui si trova una cripta centrale ove sono raccolti i resti di 70 soldati decorati al valore militare e ove è tumulata la salma del generale della Prima Armata Guglielmo Pecori Giraldi, deceduto nel 1941.
Attorno alla cripta centrale vi sono due stretti corridoi concentrici, disposti su due piani e contenenti i loculi in cui riposano i resti di circa 13.000 soldati, italiani e austriaci, noti e ignoti. Nel corridoio superiore i loculi sono rivestiti da una lastra di vetro istoriata con marmo che lascia intravedere le ossa dei caduti ignoti.
Nella parte posteriore della torre si trova il sacello, a cui si accede salendo una breve scalinata: nel piano inferiore della cappella si trovano un altare e una statua della Vergine: le pareti sono decorate da affreschi eseguiti dall’artista toscano Tito Chini (1898-1947) e da vetrate artistiche dell’Antica Fornace di Borgo San Lorenzo. Una targa ricorda che le opere sono state restaurate negli anni Novanta del secolo scorso con il determinante contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, con il concorso dell’Amministrazione Provinciale di Vicenza e dell’associazione provinciale dei Bersaglieri.
Un’irta scala porta nella parte superiore della torre: sulle pareti si leggono i nomi di tante montagne teatro di sanguinosi scontri e s’apprezzano numerosi e pregevoli affreschi.
Da ricordare infine che la zona sacra del Colle di Bellavista, oltre a contenere la monumentale torre con l’ossario-sacello, ospita in un vicino edificio il Museo della Prima Armata, riallestito e quindi inaugurato nel 2005. Il museo è costituito da quattro sale e offre un percorso ricco ed articolato, con affascinanti ambientazioni e una sala multimediale. Oggetti e pannelli esplicativi “raccontano” gli avvenimenti, le persone, gli equipaggiamenti e le armi che hanno reso “quella” guerra la Grande Guerra: attenzione particolare è dedicata al fronte della Prima Armata e quindi al settore del Pasubio.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h30 (2h per i piu veloci)
Dislivello totale : 1000 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1370 m
Descrizione
Per raggiungere questa via ferrata , si sale fino ad Arco (TN) e si prende la strada che porta a Pietramurata , sulla destra si trova un Bar il New Entry , li si può lasciare l’auto da li appena prima del bar ci sono le indicazioni per la via ferrata ovvero il sentiero 426 che porta a Passo Duson , che normalmente viene usata in discesa per rientrare dalla ferrata Che Guevara , consiglio di usare l’imbrago anche nella discesa ci sono passaggi non difficili ma complice la stanchezza e le foglie che possono coprire dei sassi o radici potrebbe essere molto pericolosa , la ferrata in salita non presenta difficoltà ed e composta da un sentiero di avvicinamento abbastanza lungo ed in parte boschivo , ma molto bello per poi culminare con il passaggio alla ferrata abbastanza corta . Non presenta panorami particolari come la Che Guevara ed e quindi di poco interesse alpinistico e geografico , ma fondamentale per accorciare i tempi di rientro .
RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO . RICORDO INOLTRE CHE SAREBBE MEGLIO PERCORRERLO ASSIEME A PERSONE ESPERTE O PRATICHE DI SENTIERI ATTREZZATI
Itinerario : Valdagno – Giani – Biceghi – Tomba – Baita vecia – Val del Boia
Tipo di terreno : asfaltato con poco traffico e diverso tratto sterrato circa 18 Km
Tempo di percorrenza dell’anello : 2h20 di corsa
Dislivello totale : 920 m
Quota massima raggiunta : 922 m
Partenza da Valdagno si sale prima verso la Figigola , poi Figigola di sopra attraverso il boschetto si raggiunge la contrada Giani e scendendo nella valletta per poi risalire ai Rocchi , si prosegue sulla strada asfaltata fino ad incontrare un ripido bivio a sinistra che porta sua ai Biceghi , proseguendo all’interno della contrada si sale verso i Meceneri per poi sboccare sulla strada che dai Tomba porta a Castelvecchio , da li mantenendo la destra si arriva ad un bivio si mantiene la destra e si procede per contrada Munari , poi si sale la strada sterrata per qualche km fino ad ritrovare un po di discesa che porta alla Baita Vecia , ovvero quella bellissima Baita piena di fiori situata all’inizio della Val Del Boia e bivio per altri sentieri molto belli , come il Braggion a destra con le sue molteplici diramazioni appena si raggiunge la selletta con il Cavallaro , quello più dritto che porta alla Croce dei Castiglieri o del Castiglieron . Si scende a tutta per la fantastica val del Boia fino ad arrivare a Campotamaso per poi attraverso la strada asfaltata ritornare prima a Novale e poi Valdagno .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h30 (2h30 per i veloci)
Dislivello totale : 1380 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1630 m
RICORDO CHE QUESTA FERRATA E MOLTO DURA SOTTO IL PROFILO FISICO , TRA SALITA E DISCESA RICHIEDE CIRCA 8 ORE ( PER I MENO PREPARATI ) , E RICORDO CHE SE IL RIENTRO VIENE FATTO DALLA FERRATA DEL RAMPIN L’ATTENZIONE VA MOLTIPLICATA PER IL FATTO DI ESSERE STANCHI . INOLTRE ESSENDO UNA VIA TOTALMENTE ESPOSTA AL SOLE E MEGLIO EVITARLO NEL PERIODO ESTIVO E PORTARE MOLTA ACQUA DA BERE
Descrizione
Per raggiungere questa via ferrata , si sale fino ad Arco (TN) e si prende la strada che porta a Pietramurata , sulla destra si trova un Bar il New Entry , li si può lasciare l’auto visto che la discesa solitamente verrebbe fatta dalla Ferrata del Rampin che arriva proprio nel posteggio , mentre per chi volesse discendere dal 427 l’auto la può sistemare nella zona industriale vicino la Cava , perche da li parte il sentiero della Ferrata Che Guevara.
La ferrata di per se non presenta particolari difficoltà tecniche sul suo tracciato , anzi devo dire che è abbastanza semplice , ma a livello di lunghezza e di difficoltà fisica e molto dura , mentre dal punto di vista panoramico , presenta del scenari che non si possono descrivere ne con le foto ne con le parole resta a voi , sopratutto a chi ha la possibilità di cimentarsi in una cosa così.
La discesa dal sentiero del Rampin ovvero la ferrata , risulta un po tecnica e occorre anche li l’imbrago , prestare molta attenzione nelle foglie che possono nascondere diverse insidie sopratutto il primo tratto boschivo ,poi superato il tratto attrezzato diventa un sentiero normale .
Nella parte sommitale prendendo la destra anzichè la sinistra si entra nel sentiero che scende fino alla cava attraverso il 427 , anche se lo stesso risulta essere molto più lungo.
RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO . RICORDO INOLTRE CHE SAREBBE MEGLIO PERCORRERLO ASSIEME A PERSONE ESPERTE O PRATICHE DI SENTIERI ATTREZZATI