Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30
Dislivello totale : 883 m
Quota massima raggiunta : 1226 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Arrivati al centro di Arsiero si mette l’auto in piazza del municipio vicino alla Chiesa , attenzione non metterla nel posteggio a disco orario , poi si prosegue a piedi e si sale verso la caserma dei carabinieri , cioè la strada proprio davanti alla chiesa che sale verso Posina , si prosegue fino a superare il centro abitato e si traversa la strada che porta a Posina Laghi , li inizia il sentiero vero e proprio , e molto bello e non presente difficoltà a parte la pendenza visto che si sale a 1220 metri partendo da circa 370 metri , si snoda a zig zag per il bosco , le condizioni del sentiero sono molto buone e mantenute in perfette condizioni dai volontari del CAI di Thiene , arrivati ad un cerco punto ci sono diversi punti di raccordo dipendenti dalla meta che si vuole avere , a mio avviso e meglio salire fino al bivio con Cima Neutra e poi salire fino al Monte Cimone distante dalla fine della galleria di cima Neutra una ventina di minuti , normalmente e un sentiero che io pratico al ritorno , mentre per salire uso il 544 passando così per il monte Cavioio. Si ricorda inoltre che sul Monte Cimone si può salire anche in auto prendendo la strada di Tonezza
Queste sono le possibili alternative proposte in questo sentiero:
-Salire parte del 542 fino al bivio poi prendere il 542b che ti porta fino al Monte Cavioio e poi sale per Cima Neutra e poi Monte Cimone
-Salire il 542 fino al bivio poi prendere per Cima Neutra fino a poi uscendo dai cunicoli salire sul Monte Cimone
-Salire direttamente al Monte Cimone superando lateralmente la Cima Neutra
RICORDO CHE SAREBBE OPPORTUNO PORTARE UNA LAMPADA FRONTALE O TORCIA ELETTRICA PER PASSARE I CUNICOLI DI CIMA NEUTRA
Cenni storici Quota Neutra
Questo massiccio torrione di roccia chiamato Quotoa Neutra perche era rimasto isolato dopo che i Rainer salisburghesi avevano conquistato il Cimone . Nella primavera del 17 fu collegato alle posizioni italiane situate sul Cavioio Tramite il grande camminamento laterale situato ad ovest . Oltre all’ingresso , la galleria e diritta e pianeggiante per un breve tratto , ma poi diventa tortuosa e molto ripida , sale con gradini alti e stretti quasi fino alla sommità del torrione . Ha una decina di diramazione secondarie che portano nel complesso sistema sotteraneo composto da ricoveri , una vasca per il recupero dell’acqua , 6 osservatori , due postazioni per cannoni calibro 65 , otto mitragliatrici distribuite su vari piani.
Cenni storici Mina del Cimone
La mina del 23 settembre 1916 ufficiale austriaco Max Hoen scrisse: Con l’orologio nella mano tutti attendevano l’istante fatale scelto dal destino “avrà successo il brillamento della mina ?Si potrà riconquistare la cima del Cimone?”. Queste erano le domande che si potevano leggere su tutte le facce.Finalmente il pulsante del meccanismo elettrico di accensione venne premuto. Due enormi detonazioni una successiva all’altra , un rimbombo simile a un tuono come se grossi chicchi di tempesta fossero caduti sopra una lamiera.Blocchi del peso di centinaia di quintali volarono fin dietro la posizione principale provocando enormi danni.La trincea di collegamento era in gran parte distrutta o in parte ricoperta di blocchi di roccia.Gli uomini usciti di corsa dalle caverne cercarono invano la cima del cimone, al suo posto sembrava sbadigliare un cratere di 50 metri di diametro e 22 metri di profondità.I dolorosi lamenti della guarnigione nemica seppellita sotto i massi erano udibili anche da lontano
La vetta del monte Cimone fu profondamente modificata da una grande mina scavata dalle truppe austroungariche. Alle ore 5.45 del 23 settembre 1916, furono fatti brillare 14.200 kg di sostanze esplosive, seppellendo l’intera brigata di fanteria Sele lì dislocata. I resti di 1.210 caduti (tutti ignoti) furono recuperati nel primo dopoguerra e ricomposti in un ossari
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h00
Dislivello totale : 1509 m
Quota massima raggiunta : 1775 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Arrivati in auto a Romano d’ezzelino si prende verso Semonzo e poi si seguono le indicazioni per l’antica abbazia di Santa Felicità La Valle Santa Felicita è una delle valli più importanti del Massiccio del Grappa. Profonda e selvaggia, Valle Santa Felicita sbocca tra Romano d’Ezzelino e Semonzo a quota 200 metri , dal punto di vista escursionistico, è molto bella , presenta numerose palestre di roccia e da li si sale nella valle mantenendosi sulla destra per circa 1 km , si trova un bivio che ti porta verso il bosco con una salita di discreta pendenza , prima su bosco poi prato fino ad arrivare a Campocroce , poi si imbocca attraverso un pascolo fino a salire verso malga si risale di nuovo nel bosco , per poi percorrere il resto nei pascoli verdi per poi salire sul sacrario del monte grappa.
Attenzione il sentiero e molto bello e facile da percorrere ma vi ricordo che da Valle Santa Felicita arrivare al sacrario sono 13 km , perciò dovete tener conto che dovrete ritornare , quindi calcolate bene i tempi , ma soprattutto la vostra condizione fisica.
Cenni storici
Il monte Grappa e considerata zona sacra , la galleria del museo e sorvegliata dall’esercito , nel suo sacrario giacciono le spoglie di 22.910 soldati morti durante il primo conflitto mondiale Ossario austroungarico con 10.295 morti di cui 295 identificati. Ossario italiano con 12.615 morti di cui 2.283 identificati. Tra i due ossari, c’è la cosiddetta via Eroica lunga 300 metri, con a lato i cippi recanti i nomi delle cime teatro di guerra.
LE TRE BATTAGLIE DEL GRAPPA – PREMESSA
L’avversa conclusione della dodicesima battaglia dell’Isonzo, con la rottura del nostro fronte a Caporetto ed il necessario ripiegamento dell’esercito italiano sul Piave portarono, nel novembre 1917, il Monte Grappa in prima linea a sbarramento del settore montano tra il Brenta e il Piave. Le nostre truppe, dopo una drammatica ritirata, pervennero alla nuova linea logore e stremate. Il disastro venne evitato grazie alla forza d’animo ed all’esperienza del Comandante Supremo, Generale Luigi Cadorna, il quale, nella circostanza, seppe coordinare il ripiegamento. E malgrado la stanchezza e le gravi condizioni logistiche e tattiche, i nostri soldati si prodigarono alacremente per costruire una nuova barriera difensiva atta ad arrestare definitivamente il nemico che imbaldanzito dai recenti successi, puntava alla totale distruzione dell’Esercito Italiano. La conquista del Grappa, infatti, avrebbe consentito agli austo-ungarici di dilagare nella sottostante pianura veneta e colpire alle spalle il nostro schieramento sul Piave, dal Montello al mare. Consci dell’importanza del loro compito – “Monte Grappa tu sei la mia Patria” diceva la loro canzone -, i soldati del Grappa, anche a costo dei più gravi sacrifici, nella prima e seconda battaglia difensiva contesero accanitamente ogni palmo di terreno all’irruenza nemica, sino a stroncarne ogni velleità offensiva e travolgerla per sempre con la terza battaglia dell’ottobre 1918.
LA BATTAGLIA DI ARRESTO
La prima battaglia difensiva – quella di arresto dell’avanzata nemica – si svolse in due fasi: dal 14 al 26 novembre e dall’11 al 21 dicembre 1917. Preceduti da un attacco ch’era stato però contenuto sull’Altopiano di Asiago, gli austro – ungarici, dopo una massiccia e violenta preparazione di artiglieria, il 14 novembre attaccano in forze le nostre nuove linee avanzate, tra Cismon e Piave; la lotta diventa sempre più aspra e accanita ed il nemico fa ricorso a tutti i mezzi di distruzione in suo possesso: dalle granate di grosso calibro, ai lancia fiamme, ai gas asfissianti. Aggredisce da est e da ovest il massiccio del Grappa e ne sgretola le difese avanzate a costo di gravissime perdite. Dal 16 novembre vengono via via coinvolti il M. Tomatico, il M. Roncone e il Prasolan; poi, dal 20 novembre, le quote ed i costoni che convergono a raggiera su Cima Grappa: Col Caprile, M. Pertica, M. Fontanasecca, Col della Beretta, M. Salarolo, M. Spinoncia e M. Tomba. Località tutte di cui si leggerà poi il nome inciso sulle steli che fiancheggiano la Via Eroica del Sacrario. Per più volte il nemico viene respinto, ma ripete gli attacchi accanitamente, con forze sempre maggiori. Il 26 novembre, con un violento combattimento, la brigata “Aosta”, reparti del 94° fanteria e del battaglione alpino “Val Brenta” ricacciano da Col Beretta al divisione austro – ungarica “Edelweiss” ed ha termine la prima fase della battaglia di arresto. Essa è stata la più dura e la più importante perché venne sostenuta dai nostri soldati quando non era stata ancora superata la terribile crisi della ritirata. Nonostante l’accanimento degli attacchi, condotti con netta superiorità di forze, il nemico venne fermato dal disperato eroismo dei nostri soldati. Sul Grappa, come sul Piave, il sodato italiano compì prodigi di valore, superiori ad ogni aspettativa e riuscì a bloccare tutti i tenacissimi sforzi austriaci per mettere fuori combattimento l’Italia. Fu solo dopo questa dura prova che, riacquistata la fiducia nelle nostre reali capacità, le truppe Alleate affluite in Italia, il 5 dicembre entrarono in linea da Monfenera a Nervesa con il XXXI C.A. francese ed il XIV C.A. britannico. Riordinate le sue forze, l’11 dicembre il nemico riprende con rinnovato vigore l’offensiva. Riappaiono ancora nel vivo della lotta Col della Beretta, Col dell’Orso, M. Spinoncia, Col Caprile, M. Asolone. Nonostante la nostra strenua resistenza, il nemico riesce a strapparci il Valderoa e l’Asolone, giungendo ad affacciarsi sulla piana di Bassano. Ma gli ulteriori attacchi sono ovunque respinti ed il 21 dicembre il nemico desiste da ogni ulteriore tentativo. La battaglia d’arresto è così vinta.
LA BATTAGLIA DIFENSIVA
Durante la stasi invernale, la nostra organizzazione difensiva venne rafforzata con lavori in roccia, trinceramenti, postazioni e reticolati, in previsione di altri e più massicci attacchi. La nostra sistemazione sul Grappa era assai difficile perché eravamo ormai ridotti alle ultime propaggini montane verso la pianura, tanto che il Gen. Conrad definì la nostra condizione: “quella di un naufrago aggrappato ad una tavola di salvataggio, per cui sarebbe bastato mozzargli le dita per vederlo annegare”. Ma doveva fare i conti con la tenacia e il valore dei nostri soldati. Venne aperta nella viva roccia, al di sotto della cima del massiccio, la famosa galleria Vittorio Emanuele III. L’opera – vero capolavoro d’ingegneria militare – fu dotata di formidabili postazioni di artiglieria in caverna e di sbocchi offensivi per i contrattacchi. Il piano nemico prevedeva di sferrare con una armata – la 11a – l’attacco principale dagli Altopiani e dal Grappa per giungere, attraverso la piana di Vicenza, alle spalle delle nostre difese sul Piave che la 5 e 6 Armata austro – ungarica avrebbero attaccato frontalmente. La grande battaglia, dall’Astico al mare, che prese poi il nome di Battaglia del Solstizio, si accese nella notte del 15 giugno 1918. Fu improvvisa ma non inattesa dal nostro Comando Supremo che, avuto sentore delle intenzioni del nemico, riuscì a far scatenare un potente tiro di contropreparazione quasi contemporaneamente a quello di preparazione delle artiglierie nemiche, riducendone sensibilmente gli effetti distruttivi. Sul Grappa, nell’attacco che ne seguì, gli austriaci, protetti da una fitta nebbia, riuscirono ad irrompere nelle nostre prime linee del IX C. A. e raggiungere Col del Moins e Col Moschin, spingendo pattuglie fino al Ponte San Lorenzo. Anche al centro, nel settore del VI C.A., il nemico attacca direttamente Cima Grappa da più direzioni; a destra, nel settore del XVIII Corpo, dopo ripetuti attacchi e contrattacchi, riesce ad affermarsi sulla linea Solarolo – Valderoa. Ma la sua irruenza viene subito bloccata e nella giornata successiva, il 16 giugno, i nostri irresistibili contrattacchi riescono a ricacciare il nemico da quasi tutte le posizioni conquistate. Sul basamento della colonna romana collocata a Ponte San Lorenzo, la nostra vittoriosa reazione è ricordata dall’epigrafe: “Qui giunse il nemico e fu respinto per sempre il 15 giugno 1918”. Il Comando Supremo, nel citare all’ordine del giorno l’eroico comportamento dell’Armata del Grappa, così dice nel bollettino di guerra del 18 giugno: “ciascun sodato, difendendo il Grappa, sentì che ogni palmo del monte era sacro alla Patria”. Le 640 medaglie al valor militare concesse per quella battaglia, di cui 486 a sodati, ne sono la luminosa dimostrazione. La vittoriosa conclusione della battaglia difensiva ebbe un effetto determinante per l’esito della dura guerra contro l’Impero austro – ungarico.
LA BATTAGLIA OFFENSIVA
Il compito affidato all’Armata del Grappa era quello d’irrompere nel solco feltrino per facilitare l’azione dei rottura delle Armate 8 e 10 dal Piave verso Vittorio Veneto. All’alba del 24 ottobre 1918 venne accesa – questa volta per nostra iniziativa – la terza battaglia del Grappa. La battaglia, preceduta dal violento tiro di preparazione della nostra artiglieria, si sviluppa sull’Asolone, Cima Pertica, Osteria del Forcelletto, Prassolan e Valderoa, dove d’impeto vennero raggiunti importanti successi, nonostante la tenace difesa ed i ripetuti contrattacchi mossi dal nemico il 27 e 28 ottobre, contro il Pertica ed il Valderoa. Il 29 ottobre la 4 Armata, in concomitanza della grande battaglia offensiva del Piave, balza in avanti in tutti i settori, irrompe come una valanga sul nemico e ne travolge ogni residua resistenza. Alle ore 15 del 3 novembre (ora dell’armistizio) l’Armata raggiunge la linea Borgo in Val Sugana – Fiera di Primiero in Val Cismon. La battaglia è vinta! L’Armata del Grappa ha ben assolto il compito che la Patria aveva ad essa affidato
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h00
Dislivello totale : 300 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1800 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Il sentiero 211 “Ezio Ferrari ” porta alla cima del Gramolon ,per imboccarlo si percorre il sentiero 202 che porta dal Passo Ristele verso Montefalcone ; non sarebbe altro che la continuazione della Via ferrata del Gramolon , se non che ha la possibilità di essere affrontato sia nella via ferrata che in un sentiero comune privo di difficoltà . La parte ferrata della via richiede una domestichezza molto buona con le vie attrezzate e sopratutto una buona forza fisica per tirarsi sui tiranti di acciaio , la via non è molto lunga ma e abbastanza dritta come parete .
Per quanto riguarda il sentiero e accessibile a tutti e presenta una discesa dal lato opposto che va a rientrare nel 202 e poi nel 121 del ristele , se si sale dal rifugio Cesare Battisti , mentre se si sale dal Rifugio Bertagnoli si passa per il passo della Scaggina attraverso il 221 Sentiero Bertagnoli P.sso della Scaggina .
E ovvio che per salire ed imboccare questo sentiero si deve :
-Dal Rifugio Bertagnoli salire il 221 fino al passo della Scaggina , poi proseguire a destra sul 202 fino a trovare il bivio del 211
-Dal Passo Ristele si prende il 202 verso sinistra e si prosegue fino al Passo della Scaggina e poi al bivio con il 211
In tutti e due i casi la discesa viene fatta dalla parte opposta dove il sentiero 211 si ritorna al sentiero 202
RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO .
RICORDO CHE COMUNQUE LA PARTE FERRATA DI QUESTO SENTIERO E AGGIRABILE A DESTRA.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h00
Dislivello totale : 200 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1550 m
La ferrata Angelo Viali o meglio conosciuta come ferrata del gramolon la si può percorrere sia andando al rifugio Bertagnoli in auto , attraverso la valle del Chiampo salendo verso Campodalbero e proseguendo fino al Rifugio , o altrimenti percorrendo dalla località Gazza , rifugio Cesare Battisti , attraverso il 121 sentiero Passo Ristele , per poi scendere fino al Passo della Scaggina ed imboccare il 221 Rifugio Bertagnoli , prima di arrivare al rifugio , si incrocia la ferrata.
La ferrata è stata richiodata , per il problema di scariche di sassi in quanto passava nel canalone detritico , quindi risulta essere leggermente più complessa in quanto il primo pezzo la si percorre in una scala leggermente piegata all’indietro , in cui si usano più la forza delle braccia , ma superato questo ostacolo la restante risulta abbastanza semplice e bella da percorrere , salendo fino ad arrivare ad incrociare il 202 sentiero delle creste che porta a Campodavanti e Montefalcone .
RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO . RICORDO INOLTRE CHE SAREBBE MEGLIO PERCORRERLO ASSIEME A PERSONE ESPERTE O PRATICHE DI SENTIERI ATTREZZATI
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h00
Dislivello totale : 400 m
Quota massima raggiunta : 1900 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
L’itinerario n.111 è solo un sentiero di raccordo, ma risulta molto utile in caso di mal tempo oppure affaticamento fisico, in quanto va ad accorciare il percorso evitando il Passo Tre Croci 1716 m, raggirandolo direttamente. Lo si imbocca circa 5 minuti prima salendo il n n.110 verso il Passo Tre croci, a quota 1650 m. Il percorso è molto impervio e detritico, poco adatto a persone che hanno un livello di preparazione solamente escursionistica. La pendenza è ragguardevole, vista la lunghezza dello stesso, sale dapprima ripido per poi leggermente spianare, fino a raggiungere, un imbuto che si nota già da quota 1906 m, dove sulla destra arriva il n.113 dell’Omo e la Dona. Fino a poi raggiungere la Porta di Campobrun, entrando così nel n.182 che a destra porta al Rifugio Scalorbi quota 1767 m.
Ritorno
Essendo un sentiero di raccordo, viene utilizzato percorrendo il n.113, il n.110, anziché utilizzare il n.182. Resta comunque un itinerario abbastanza complesso sia in salita che in discesa, per la tipologia di terreno, principalmente ghiaioni detritici.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h30 Avvicinamento : 1h00
Dislivello totale : 400 m
Quota massima raggiunta : 1647 m
Giunti al solito posteggio in località Gazza , si parte per il rifugio Cesare Battisti superandolo e proseguendo per il sentiero che porta a 120-121 Malga Rove poco prima di arrivare nel bosco si scorge un vajo sulla destra , l’ultimo prima di arrivare alla partenza del sentiero 121 che porta al passo Ristele , si inizia a salire il vajo non presenta grosse difficoltà ma comunque ha una buona pendenza e l’ideale per iniziare il primo approccio alle risalite su vaj , si può fare anche nel periodo invernale , e indispensabile l’uso del caschetto , e se salito in invernale l’uso dei ramponi .
La discesa può essere fatta sia per il 121 Ristele che eventualmente sul 110 passo della Lora allungando così il percorso
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h20
Dislivello totale : 376 m
Quota massima raggiunta : 1641 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Giunti al solito posteggio in località Gazza , si parte per il rifugio Cesare Battisti superandolo e proseguendo per il sentiero che porta a 120 Malga Rove poco appena arrivati nel bosco ad un bivio si nota il segnavia , che porta al passo Ristele , si inizia a salire a zig zag il sentiero e molto bello arriva in cima a 1600 metri su uno vajo molto stretto. La discesa può essere fatta sul 110 passo della Lora
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h40 Fino al Rifugio Papa : 3h10
Dislivello totale : 930-1000 m
Quota massima raggiunta : 1975 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come raggiungere
Dopo essere usciti dall’autostrada a Thiene si prende verso Schio e si sale sulla statale 46 che porta verso Rovereto , transitando verso il passo del Pian delle Fugazze , superato l’abitato di Valli del Pasubio e Sant’Antonio si arriva il località Ponte Verde e si svolta a destra sulla strada che porta a Colle Xomo , dopo alcune curve si trova un prato verde Pra dei Penzi , punto di partenza per la nostra escursione .
Sentiero molto bello che si inerpica per uno stretto vallone e costeggia il famoso campanile , tecnicamente e fisicamente non molto complesso anche se con buona pendenza , la visuale nella salita e molto bella se si trova una bella giornata . E INDISPENSABILE LA TORCIA PER LE GALLERIE SE SI VUOLE ANDARE AL RIFUGIO PAPA . La discesa può essere fatta per la val canale molto bella (poi io di solito imbocco il canale fluviale )fino ad incontrare il sentiero di raccordo per Pra dei Penzi
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h45
Dislivello totale : 851 m
Quota massima raggiunta : 1226 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver raggiunto l’abitato di Arsiero si posteggia l’auto in centro , si imbocca la strada provinciale che sale verso Tonezza del cimone dopo aver superato il bivio per Posina laghi arrivati ad una leggera curva si nota sulla sinistra , la partenza del sentiero 544 sale il leggera pendenza dapprima su terreno prativo , per poi entrare in un bosco , nel salire si può notare il monte priaforà sovrastante l’abitato di Arsiero , durante la salita si possono notare diverse fortificazioni militari risalenti alla grande guerra ,arrivati sulla base del monte Cavjoio si può salire fino al piccolo baito sulla sua sommita per poter vedere l’ossario del cimone ,passato questo punto si entra nel sentiero 542 segnalato tratteggiato , poi si prende per il sentiero verso la galleria quota neutra che si snoda con un complesso sistema di cunicoli fino alla cima della Quota neutra e molto bella questa parte del percorso sotto il profilo storico per la lunghezza delle scalinate interne provviste di corde fino a fuoriuscire in quota , per poi ridiscendere e risalire fino al monte cimone , da li si prosegue attraversando la parte dove e scoppiata la famosa mina e tutti gli appostamenti situati sulla Bolgia delle streghe , dopo aver superato tutta la linea fortificata del monte cimone si inizia a scendere verso la località scalini di Valdastico attraverso il sentiero 547 che passa in diverse linee fortificate prima di scendere fino ad Arsiero . Oppure come si può vedere dalla cartina si scende dal 542 ritornando così in centro ad Arsiero .Si ricorda inoltre che sul Monte Cimone si può salire anche in auto prendendo la strada di Tonezza E PREFERIBILE SE SI VOLESSE PERCORRERE QUESTO SENTIERO MOLTO BELLO PORTARSI UNA TORCIA.
Cenni storici Quota Neutra
Questo massiccio torrione di roccia chiamato Quotoa Neutra perche era rimasto isolato dopo che i Rainer salisburghesi avevano conquistato il Cimone . Nella primavera del 17 fu collegato alle posizioni italiane situate sul Cavioio Tramite il grande camminamento laterale situato ad ovest . Oltre all’ingresso , la galleria e diritta e pianeggiante per un breve tratto , ma poi diventa tortuosa e molto ripida , sale con gradini alti e stretti quasi fino alla sommità del torrione . Ha una decina di diramazione secondarie che portano nel complesso sistema sotteraneo composto da ricoveri , una vasca per il recupero dell’acqua , 6 osservatori , due postazioni per cannoni calibro 65 , otto mitragliatrici distribuite su vari piani.
Cenni storici
La mina del 23 settembre 1916 ufficiale austriaco Max Hoen scrisse: Con l’orologio nella mano tutti attendevano l’istante fatale scelto dal destino “avrà successo il brillamento della mina ? Si potrà riconquistare la cima del Cimone?”. Queste erano le domande che si potevano leggere su tutte le facce.Finalmente il pulsante del meccanismo elettrico di accensione venne premuto. Due enormi detonazioni una successiva all’altra , un rimbombo simile a un tuono come se grossi chicchi di tempesta fossero caduti sopra una lamiera.Blocchi del peso di centinaia di quintali volarono fin dietro la posizione principale provocando enormi danni.La trincea di collegamento era in gran parte distrutta o in parte ricoperta di blocchi di roccia.Gli uomini usciti di corsa dalle caverne cercarono invano la cima del cimone, al suo posto sembrava sbadigliare un cratere di 50 metri di diametro e 22 metri di profondità.I dolorosi lamenti della guarnigione nemica seppellita sotto i massi erano udibili anche da lontano.
Oppure come riporta Fritz Weber in Tappe della disfatta:
I minuti passano con una rapidità folle. Manca un quarto alle sei e l’esplosione, secondo voci che abbiamo inteso, dovrebbe appunto avvenire a quell’ora. Ormai non stacchiamo più l’occhio dalla cima, sotto la quale sta correndo la morte. Migliaia di anni l’hanno vista cosi, come noi la vediamo in quest’attimo, e migliaia d’anni passeranno sul suo nuovo aspetto. In mezzo c’è il movimento dell’uomo che accende la miccia. Due scoppi formidabili fanno tremate la terra, mentre due gigantesche colonne di fumo si alzano quasi contemporaneamente dalla vetta del monte. Enormi blocchi di roccia volano in alto, sembrano rimanere sospesi nel vuoto per lunghi secondi, precipitano e si frantumano contro la groppa della montagna. Quindi scoppia un tuono che va a ripercuotersi con echi spaventosi contro le pareti dei monti circostanti. •• Sono le 5,45. Quando l’enorme nuvola di polvere e di fumo si dirada, il profilo del Monte Cimone appare completamente mutato. Al posto della sua unica cima, ve ne sono adesso due e in mezzo si è formata una sella. Il terreno, fino alla nostra posizione principale, è divenuto un baratro. Il silenzio mortale che ha fatto seguito all’esplosione dura soltanto per pochi secondi, sulla montagna sconvolta. Falangi di uomini, i soldati del 59°, stanno già lanciandosi infatti verso la vetta.Quando i soldati del 59″ arrivano sulla cima, si presenta ai loro occhi uno spettacolo di devastazione senza eguali. Un grande cratere si è aperto, largo circa cinquanta metri e profondo venticinque. La posizione italiana è scomparsa, come pure scomparsi sono i suoi occupanti. Dai fianchi di quella che fu la corona rocciosa della vetta vengono adesso i lamenti e i richiami dei feriti. Chi si è salvato dalla catastrofe, non pensa più a opporre resistenza. Circa centocinquanta italiani giacciono sotto le rocce, ma pié di trecento si trovavano al momento dell’esplosione nelle caverne scavate ai due lati della vetta. Essi vengono fatti prigionieri. appena il nemico si è reso conto che la vetta del Cimone è perduta, la sua artiglieria le apre contro il fuoco rendendo cosi impossibile raccogliere i feriti. Un parlamentare viene, allora, mandato in val d’Astico, davanti alle posizioni nemiche, per offrire agl’italiani un armistizio di tre ore. Ma il generale. che comanda il settore dove si trova Monte Cimone, respinge la proposta, dicendo di non essere nell’interesse del Comando italiano lasciare che il nemico abbia il tempo di fortificarsi sulla vetta. I salisburghesi riescono, tuttavia, ad aprire varchi nelle caverne ostruite e a liberare coloro che vi si trovano. Il numero complessivo dei prigionieri è di undici ufficiali e quattrocentoottantun soldati. Solo una settimana dopo l’esplosione gli ultimi superstiti possono venire riportati alla luce: un aspirante e sette uomini.
Un dramma eroico, che fa onore a entrambi gli avversari, è terminato. Non è che un piccolo episodio, nel gigantesco quadro della lotta tra i popoli europei, ma di cosi tragica grandezza da meritare di essere perennemente ricordato. Tratto dal Libro del Tenente di artiglieria Fritz Weber , Le tappe della disfatta
La vetta del monte Cimone fu profondamente modificata da una grande mina scavata dalle truppe austroungariche. Alle ore 5.45 del 23 settembre 1916, furono fatti brillare 14.200 kg di sostanze esplosive, seppellendo l’intera brigata di fanteria Sele lì dislocata. I resti di 1.210 caduti (tutti ignoti) furono recuperati nel primo dopoguerra e ricomposti in un ossario.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h50
Dislivello totale : 800 m
Quota massima raggiunta : 1580 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Questo itinerario molto bello sotto il profilo storico e ambientale raggiunge il forte Rivon da colletto di Posina , si sale dal principi in una mulattiera che poi diventa un sentiero che sale a zig zag , su costoni per poi rientrare nel bosco , presenta inoltre diversi incroci , con altri sentieri come il 411 che sale dal Monumento Vallortigara e porta direttamente in Busa del Novegno mentre il 401 porta sul forte Rivon. Quindi il 401-411 perchè una parte del sentiero viene usata per tutti e due . Molto importante perchè passa per i punti salienti della grande Guerra se usato insieme al 400 cioè scendendo dal 401 e poi attraverso il 411 rientrare in Busa del Novegno risulta buon completamento di tutte le fortificazioni della guerra 15-18 , da completare salendo a Cima alta e nelle Postazioni del Vacarezze particolare attenzione al monte Cogolo e sopratutto al monte Caliano dove era presente un pezzo da 149 posizionato per tenere sotto controllo il Passo della Borcola ed il monte Pasubio in particolare il Dente Austriaco. La parte più bassa del sentiero dopo il bivio con il 411 viene poco utilizzata anche se a mio avviso sarebbe interessante , normalmente si usa durante La maratona Alpina di Piovene Rocchette e da qualche anno per la Trans D’Havet gara internazionale di corsa in montagna.
Cenni storici Monte Cogolo
Il monte Cogolo e la cima più prossima vicino al forte rivon la linea è stata fortificata durante la guerra , anche se doveva essere preparata per tempo i lavori sono stati rese difficili dalla mancanza di personale , questa era la linea che collegava il forte Rione con le postazioni di monte Caliano , i lavori proseguivano sempre alla notte in quanto era impossibile farli di giorno nei primi appostamenti era possibile stare a malapena in ginocchio per proteggersi dal continuo scoppio di granate austriache che impedivano anche il trasporto dei morti .Anzi risulta che dal dominante Priaforà dove gli austriaci avevano il punto di osservazione dell’artiglieria potevano controllare tutta la Busa , mentre alla notte i lavori di recupero e costruzione proseguivano ininterrottamente per poter fornire alla truppa i vettovagliamenti e le munizioni
Cenni storici Monte Caliano
Monte Caliano quota 1622 e un contrafforte con postazioni di artiglieria in caverne , le postazioni girate verso il massiccio del Pasubio consentivano con un pezzo di artiglieria 149mm in ghisa di colpire sul dente austriaco e allo stesso tempo controllare il Passo della Borcola.
Complesso quindi molto importante per la linea italiana ,e come descrive lo storico Fritz Weber : Questa mattina , in aggiunta a quanto ci piove addosso da tutte le parti si vedono partire dei colpi da Monte Novegno e con precisione colpiscono le noste posizioni sul Plateau (dente austriaco)