Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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826 Cima Larici – Monte Erba – Cima Portule

Pubblicato da luke007 in 5 agosto 2016
Pubblicato in: itinerari Running. Tag: Asiago. Lascia un commento

Tempo di percorrenza dell’anello :  5h30  Da Val Renzela : 6h00

Dislivello totale : 700 m             Da Val Renzela : 1065 m

Quota massima raggiunta  : 2308 m

Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000

Descrizione

Dopo aver preso la salita del Costo di Asiago si passa da Tresche Conca e si va fino a Canove , superato l’abitato si imbocca la strada che porta a Malga Larici e Val Formica , passando per Camporovere , si sale la valle fino ad arrivare ad un bivio che porta in Val Formica , si sale fino a Malga Larici e si posteggia l’auto . Questo itinerario e molto interessante e propone un paio di varianti , se lo si segue come proposto e molto bello sotto il profilo storico che panoramico . Questo sentiero e molto bello con panorami che spaziano dal Becco di filadonna , al Pasubio , allo Spitz di Vezzena , ed a tanti altri monti visibnili con il bel tempo , senza dimenticare L’ortigara , cima 12 , che sono stati teatri di grandi Battaglie .

Il primo percorso non e segnalato sulle cartine , ma sale a Porta Renzela passando prima a Bocchetta Larici , Cima Larici , Monte Erba , cima Kempel , cima Portule per poi rientrare attraverso  la monotonia della carrareccia che porta da bocchetta Portule  fino a malga Larici , che pare non finisca mai , unica pecca di questo itinerario.

Il secondo percorso si mette l’auto sotto al primo tornante dove parte la val Renzela (quello per dire tratteggiato , e si sale attraverso il bosco fino a malga Larici e da li si inizia con l’anello , Bocchetta Larici , Cima Larici , Monte Erba , cima Kempel , cima Portule per poi rientrare attraverso  la monotonia della carrareccia che porta da bocchetta Portule, solamente che quando si arriva a circa metà strada sterrata si incontra il bivio della Val Renzela , dove si scende per arrivare all’auto .

In alcune foto e visibile anche il danno causato dall’incendio della Val Renzela del 2015 .

Cenni storici

La bocchetta del Portule , ovvero quella sella che separa Cima Portule dal monte Meatta fu molto importante per gli avvenimenti bellici del 1916 e svolse un ruolo fondamentale per l’organizzazione logistica fino a tutto il 1917 , sulla bocchetta stessa fu realizzata un’importante postazione di batteria da 120 mm in caverna con lo scopo di interdire un’eventuale passaggio sulla val D’assa . Ma nonostante tutto il tiro dei suoi pezzi non risulto molto efficace forse per il piccolo calibro , ma il 23 maggio gli uomini del 26° Schutzen dopo aver occupato Cima Portule scesero verso la Bocchetta e nonostante gli italiani avessero portato il pezzo all’aperto per poter tirare agli assalitori degli schrapnel , gli austriaci occuparono la selletta e ci costruirono una strada di collegamento dedicata al Principe Rutenio , mentre la galleria venne usata per avere vasche di raccolta per le truppe sull’altipiano , veniva pompata dalla val D’assa , inoltre cerano 6 pompe in val Renzola che attraverso 2760 metri di tubazioni da 75 portavano l’acqua alle cisterne con circa 800 metri di dislivello  . Attraverso da qui passavano tutto il traffico di rifornimenti e munizioni destinato alla Base logistica di Campo Gallina.

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Ferrata della Memoria – Diga del Vajont

Pubblicato da luke007 in 2 agosto 2016
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: belluno, Ferrate. Lascia un commento

Fer vajont

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Dopo essere arrivati a Longarone si prende sulla destra per salire ad Erto e Casso , superato il ponte si procede a sinistra per Codissago e si inizia a salire per una strada larga tutta a tornanti che riprende quota in fretta , arrivati al sesto tornante si nota una stradina sulla destra che porta ad un posteggio , dove e presente anche la galleria chiusa di proprietà dell’ Enel , li si può mettere l’auto e sulla destra compare il Cartellone schematico della via Ferrata , con tutti i consigli utili sui materiali , tempi , pendenze e grado di difficoltà . La ferrata e molto bella e richiede un impegno fisico discreto , la vista del vuoto sotto permane fino alla fine della stessa tranne che in alcuni passaggi orizzontale , rimane comunque una via di un certo impegno . Giunti alla fine della via non resta che scendere fino alla diga e alla chiesetta per poter vedere , come sia chiara e lampante la stupidità dell’uomo . Per la discesa e rientrare all’auto si scende per il sentiero di Sant’Antonio , appena si arriva nella strada asfaltata proseguire per la stessa fino al tornante successivo in circa 1 h di tempo , eventualmente si potrebbe scendere anche dal semaforo delle gallerie ma e tutta strada asfaltata e trafficata , li ci si impiega circa 45 minuti .

Vajont 9 ottobre 1963 ore 22.45 

“Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua e traboccata sulla tovaglia . tutto qui .Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri e il sasso grande come una montagna e di sotto , sulla tovaglia , stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi ” Dino Buzzati Il corriere della sera venerdi 11 ottobre 1963

9 ottobre 1983 

” Triste giornata tra gente meravigliosa …la sciagura è una cosa che dobbiamo sempre tenere presente per il domani .”Sandro Pertini 

Testimonianza per non dimenticare 

Micaela Coletti aveva 12 anni e abitava con la famiglia a Longarone. Ha perso tutti i propri cari. “Il rumore per me assomigliava a quello di un mostro che stava arrivando – prosegue -. Poi il letto si è piegato in due, con me dentro, e ha preso una velocità terrificante. Sembrava che sotto il letto ci fosse un buco enorme, qualcosa che mi prendeva le mani e tirava giù. Le ho portate sul volto, istintivamente, e questo mi ha salvata, perché ho potuto respirare”. “Da casa mia – continua – ho fatto un volo di 350 metri in linea d’aria. Ero sottoterra, fuori solo con un piede e una mano. Ore dopo qualcuno vide la mano che si muoveva, arrivarono i soccorritori che mi tirarono fuori. ‘Venite, abbiamo trovato un’altra vecchia’ dicevano tra loro. Ma come, ho pensato io, se ho solo 12 anni…”. Piermarco Tovanella nel ’63 aveva 30 anni. Al volante della sua ‘Giulietta’ ultimo modello aveva accompagnato una cugina al cinema a Belluno. Il segnale del disastro – racconta – fu la luce che d’un tratto venne meno in tutta la città. A Longarone aveva i genitori e i fratelli. Forzò anche il posto di blocco dei carabinieri a Ponte nelle Alpi per raggiungere casa. Ma dovette fermarsi.

Il Coraggio di Tina Merlin sul disastro del Vajont

La Merlin, staffetta partigiana, conosceva ogni angolo dei paesi di Erto, Casso e Longarone e aveva percorso mille volte i boschi intorno al Monte Toc, dove doveva essere costruita la grande diga. Aveva parlato e parlato ancora con tutti gli abitanti che si opponevano alla costruzione della diga perché tutto il terreno di quelle zone era friabile e pericoloso, ma la SADE non voleva ascoltare niente e nessuno. Prima di tutto il profitto, poi la popolazione . La Merlin venne addirittura denunciata per diffamazione dalla SADE, ma i giudici l’assolsero dopo la testimonianza degli abitanti di Erto e Casso. Lei continuò ad andare avanti e i parlamentari della zona presentarono tutta una serie di interpellanze in Parlamento, ma non successe niente. La SADE era più forte di ogni altro potere e la diga fu costruita nonostante le prime frane e le grandi spaccature nel terreno. Poi il 9 ottobre del 1963 la tragedia con il precipitare del Monte Toc nell’invaso della diga. Arrivarono giornalisti da tutta Italia e dall’Europa, ma i pochi superstiti di Longarone, di Erto e Casso, impedirono loro di avvicinarsi ai pochi sassi che restavano dei paesi. Come racconteranno poi Indro Montanelli ed Enzo Biagi solo Tina Merlin, la nemica della SADE, poté passare. Gli uomini, davanti a lei, si toglievano il cappello e le donne l’abbracciavano piangendo.

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La pria di Arsiero

Pubblicato da luke007 in 28 luglio 2016
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Arsiero. 2 commenti

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Per una volta voglio regalare a tutti quelli che mi seguono in tanti itinerari , uno dedicato al riposo massimo , in un paesaggio da favola peccato non sia proprio incontaminato , o per lo meno usato da persone civili in grado di comprendere l’equilibrio di questo posto molto bello e particolare . La pria di Arsiero e un luogo magico dove il solco tracciato dal torrente Astico nel tempo ha lasciato il segno , questo bellissimo sito dove ci si va per prendere il sole e per immergersi nelle sue fresche acque e un luogo unico , passateci se potete , e fatelo sopratutto in un giorno feriale dove e possibile vivere questo luogo nella maniera più intensa . Se lo fate portate con voi i vostri rifiuti , siete per lo meno migliori di chi vi ha preceduto . Non vorrei darvi indicazioni su come raggiungere questo sito , se voi lo farete spero avrete rispetto e cura di questo luogo fantastico.

Per arrivare in questo luogo basta superare l’abitato di Arsiero e proseguire per Pedescala a circa 1 km si nota una stradina sulla destra che porta in contrà Pria e Maglio , scendete la stretta stradina e siete arrivati .

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Gisbenti – Val Maso – Passo Xomo

Pubblicato da luke007 in 28 luglio 2016
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  1h30

Dislivello totale : 622 m    

Quota massima raggiunta  : 1058 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Descrizione

Questo sentiero e molto bello ed interessante , sopratutto utile sul piano logistico per chi vuole salire in Pasubio da lunghe distanze come per esempio salendo dal Novegno , per poi discendere in autobus ritornando fino a Schio , non presenta difficoltà tecniche di nessun genere e molto intuitivo anche se non presente segnalazioni . Voglio segnalare la Trattoria Al Molino che si trova in basso all’imbocco della valle molto bella e accogliente , con cucina casalinga . Questo locale  anche se frequentato da molte persone a causa della sua posizione con poca visibilità , conosciuto per lo più per passaparola .

 

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541 Cresta della Rocca – Monte Cimone

Pubblicato da luke007 in 18 luglio 2016
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Tonezza. 2 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  1h30

Dislivello totale : 500 m    

Quota massima raggiunta  : 890 m

Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000

Descrizione

Arrivati al centro di Arsiero si mette l’auto in piazza del municipio vicino alla Chiesa , attenzione non metterla nel posteggio a disco orario , poi si prosegue a piedi e si sale verso la caserma dei carabinieri  , cioè la strada proprio davanti alla chiesa che sale verso Posina , si prosegue fino a superare il centro abitato e si traversa la strada che porta a Posina Laghi , si sale nella piccola chiesa di San Rocco e a destra parte il sentiero , questo sentiero entra poi all’altezza del baito Smaniotto nel 542 per proseguire verso la cima , rimane quindi un sentiero poco utilizzato , perche a mio avviso il più bello che sale sul Cimone rimane il 542 anche se devo dire che presenta alcuni passaggi di notevole interesse storico e panoramico con diverse caverne per postazioni di ricovero ed inoltre un discreto panorama sulla conca di Arsiero . Il sentiero non presenta difficoltà alpinistiche anche se presenta dei cambi di pendenza che potrebbero per alcuni essere difficile , anche se la loro lunghezza e veramente relativa.

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540A Raccordo 541-540 Sentiero del Callieron

Pubblicato da luke007 in 15 luglio 2016
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Tonezza. Lascia un commento

Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000

Descrizione

Anche questo è un sentiero di raccordo che parte dalla Chiesetta di San Rocco e sale passando per il Callieron e collegandosi con il 540 , mettendo in comunicazione i due sentieri 540-541 cosi da evitare la contrada Pierini , anche questo non e molto usato ma può tornare utile in caso di peggioramento del tempo metereologico per accorciare il rientro . Anche se devo dire mi sia piaciuto molto perche essendo un po più alto del 540 , ti fa vedere un panorama molto diverso .

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540B Raccordo 542-540 Cason Brusà

Pubblicato da luke007 in 13 luglio 2016
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Tonezza. Lascia un commento

Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000

Questo e solo un sentiero di raccordo che collega il sentiero 542 con il 540 passando per il Cason Brusa , anche se ha poca importanza lo ritengo un sentiero utile nel momento in cui si voglia accorciare il percorso per motivi di tempo , sia metereologico che materiale senza per questo rinunciare a salire , la sua percorrenza e molto semplice e priva di passaggi complicati

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124 Passo della Borcola – Passo Coè (E5)

Pubblicato da luke007 in 10 luglio 2016
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Folgaria, Posina, Tonezza. Lascia un commento

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Tempo di percorrenza del sentiero solo andata:  3h20

Dislivello totale : 653 m    

Quota massima raggiunta  :  1835 m

Si sale in auto fino ad Arsiero e si prosegue verso Posina , si prosegue dritti fino a salire nel passo della Borcola dove inizia la val Terragnolo che porta a Rovereto da li si prosegue a piedi salendo il segnavia 124 . Il sentiero sale in prima parte abbastanza ripido in un sottobosco molto bello e tenuto abbastanza bene , per poi passare nella vecchia cava della Borcola ed uscire dal bosco nella zona della Borcoletta , da li si prosegue passando sui roccioni del Coston dei Laghi per poi arrivare sul mote maggio dove se il tempo atmosferico lo permettera si potrà ammirare un panorama molto interessante a 360 gradi , da li proseguendo per la strada sterrata a destra si continua fino ad entrare in una radura che poi porterà direttamente a Passo Coè ricordo che nell’altipiano di Passo Coè si può visitare sia la Base Tuono testimone della guerra fredda  e la tristemente famosa Malga Zonta per l’eccidio ed i fatti dei partigiani nel 1945 , c’è anche il laghetto artificiale adibito per la neve nel periodo invernale .

Un altro itinerario quello che io ho tratteggiato porta a passo Coè ma aggirando il monte Maronia e il Cengio Rosso fino ad arrivare sulla strada asfaltata che da fondo Piccolo porta a Passo Coè , per poi proseguire sempre con il segnavia 124 fino a rifugio Camini e poi salire sulle piste da sci di Folgaria fino ad arrivare al Forte Sommo Alto proseguendo a destra , e poi continuando a salire sulle piste da sci si sale sul Plaut e si scende fino a Passo Coè . Questo e molto bello perche dopo il monte Maggio prosegue a sinistra per una mulattiera che costeggia la val Terragnolo fino ad arrivare ad incrociare il 136 che porta al Forte Dos delle Somme e poi a Serrada.

Mentre se si scende a sinistra si passa sul rifugio Stella d’Italia e poi si scende fino a Francolini cioè si arriva fino in Folgaria , sempre con il segnavia 124 e nelle vicinanze delle piste da sci .

Una cosa importante che devo segnalare , il sentiero 124 parte da Carbonare ed arriva fino al Passo della Borcola , in quanto fa parte del sentiero E5 , io ritengo più opportuno documentarlo in 2 parti visto che per chi lo sale farlo tutto intero possa risultare complesso a livello logistico .

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Forte Sommo Alto – Werk Sommo

Pubblicato da luke007 in 9 luglio 2016
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Folgaria, Forti. Lascia un commento

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Il forte sommo alto e raggiungibile a piedi da Folgaria , partendo da Francolini salendo verso il rifugio Stella d’italia e proseguendo per le piste . Ma lo si può raggiungere anche da Passo Coè sia per le piste da sci attraverso la Plaut , che sulla strada asfaltata che porta al rifugio Camini seguendo il segnavia 124.Esiste anche la possibilità di salire da Malga Val Orsara e l’omonima valle .

Cenni storici 

E un opera di modesta costruzione se viene confrontato con il Forte Cherle oppure con il Doss delle somme , che sono di dimensioni molto più notevoli , ma risulta un’opera molto ben conservata e in posizione abbastanza strategica permette una buona visuale di collegamento tra i forti , e sorveglia il pianoro di Malga Melegna e controllava il Passo Coè . Fu costruito tra il 1911 e 1914 con una copertura dello spessore iniziale calcolato di 2.15 metri poi portato a 2.80 nella fase di costruzione , dopo i primi bombardamenti fu aumentato lo spessore nelle zone piu soggette ai colpi avversari fino ad arrivare a 3.50 metri , era composto da tre piani , uno totalmente interrato , aveva due cupole girevoli dotate di cannoni da 105 mm ed un’osservatorio

2 obici da 105 mm,mod. 09 in cupole girevoli in acciaio, spesse 25 cm

18 mitragliatrici modello 07/12, di cui 14 in corazza fissa.

, non presentava il solito classico fossato frontale , si presentava più come un piccolo campo fortificato . Davanti era dotato di tre casematte blindate con mitragliatrici , presentava inoltre 4 postazioni avanzate 2 sul lato est e 2 sul lato sud , collegate alla casamatta principale da lunghe gallerie sotterranee di circa 170-180 m tuttora percorribili e perfettamente ripulite . Nel maggio del 1916 nel bombardamento del Monte Maronia e del Costa D’agra con lo scopo di copertura delle Fanterie e preparazione del terreno da attaccare , che prima di questo periodo restava molto lontano dal Forte. Per dare energia al forte erano montate due dinamo elettrogene ed era dotato di due cisterne d’acqua di 380 hl per avere un approvvigionamento  idrico in un terreno privo di sorgenti naturali

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370 Strada degli Scarrubi

Pubblicato da luke007 in 6 giugno 2016
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking, Storico. Tag: Monte Pasubio. Lascia un commento

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Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  2h30

Dislivello totale : 703 m    

Quota massima raggiunta  :  1938 m

Questo sentiero o meglio definito come carrabile , parte da bocchetta Campiglia e sale la parte opposta delle gallerie , e poco considerato sotto il profilo del salire , ma viene utilizzato dopo aver fatto le gallerie per scendere al posteggio evitando così la discesa per le gallerie . Mentre era molto più importante nel periodo della guerra del 1915-1918 . Anche se devo dire che per salire ora in auto al rifugio Papa senza andare al Pian delle Fugazze (per i mezzi autorizzati ) risulti la via più sbrigativa .

Cenni storici

La strada degli Scarubbi e stata costruita per poter salire da Colle Xomo , passando per bocchetta Campiglia fino ad arrivare alle porte del Pasubio , presente circa 1000 metri di dislivello in circa 10 km , dapprima era una semplice mulattiera costruita dagli alpini poco prima della guerra . Il 25 di maggio del 1915 con l’inizio delle ostilità fu percorsa dagli alpini della 259° compagnia del battaglioval Leogra e dal Battaglione Vicenza occupando il Pasubio , successivamente fu allargata dal Genio per poter fornire approvvigionamenti e munizioni , la percorrero anche in piena Strafexpedition i fanti del 3°battaglione del 218° Reggimento della Brigata Volturno , allo scopo di fermare l’avanzata dei reparti austriaci sul dente Austriaco . Inizialmente era l’unica via d’accesso al Pasubio anche se il transito più di qualche volta doveva venire di notte con numerosi problemi per i trasporti e le persone , a causa della presenza di artiglierie austroungariche nella dorsale della borcoletta e del Monte Majo che rendevano impossibile il transito con il chiaro del giorno nonostante la mimetizzazione con con frasche , reti e tralicci . Furono anche approntati diversi camini da mina nella parte più stretta della strada per fermare l’avanzata austroungarica.  Inoltre il problema più grosso si ebbe quando l’inverno fece la sua parte rendendone impraticabile il passaggio , per queste difficoltà fu progettata e costruita la strada delle 52 Gallerie , per poter fornire approvvigionamenti di ogni genere in quota.

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