Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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La mia Ferrata degli Alleghesi

Pubblicato da luke007 in 20 agosto 2020
Pubblicato in: evento, itinerari attrezzati, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Cadore, Ferrate. 2 commenti

La mia ferrata degli alleghesi

Salgo sulle ripide vette , toccando quei sassi che mi portano in alto , lo faccio con rispetto ed umiltà ,osservo la maestria delle forme , tutte diverse ma uguali , lei lo sa e mi protegge in tutti i miei ardimentosi viaggi come questo sul Civetta 3220 metri , un sogno diventato realtà. Luciano

Ore 18,30 del 18 agosto 2020 , sto salendo dal Palafavera verso il Rifugio Coldai , dove poche ore prima avevo chiesto se c’era posto per dormire , altrimenti avrei portato come il solito la mia tenda , questo è il mio terzo tentativo per quella cima che vorrei raggiungere 3220 metri del Civetta , i primi due sfumati dal maltempo , ma il montanaro sa che prima o poi una finestra buona viene , cosi alle 5.30 mi alzo e parto dal Rifugio Coldai ,per il sentiero del Tivan che ormai conosco a memoria , verso porta del Masarè quota 2420 , proseguo con il sentiero che sale sull’attacco della via , tempo previsto più di tre ore dicevano le guide escursionistiche , salgo i ripidi canalini , traversi e scalette , traversi detritici , lastroni di pietra scavata dal tempo fino a raggiungere quella cima , non trovo nemmeno le parole per esprimere ciò che vedo ,panorami che riempiono gli occhi quasi commossi , un discreto vento soffia freddo , ma resto li basito da tutto questo , come un bambino che ha appena ricevuto il regalo tanto desiderato . Sceso al rifugio Torriani e mangiato un panino ho scelto la via del rientro , non la via normale più “facile” sono sceso dalla Ferrata Tissi , è stata lunga , lo scenario del Vant della sasse in fondo alla ferrata era lunare , pietroni e ghiaioni , mescolati insieme erano incredibili , poi dopo aver superato forcella della sasse e ridisceso il pendio che porta verso forcella della grava al bivio con il Tivan , ho scelto di ritornare al Rifugio Coldai semplicemente perche non volevo fare quei 2 km di strada asfaltata che portano da Pecol Vecchio a Palafavera affrontando di nuovo quell’arduo ,tortuoso e ripido cammino che è il Tivan , per poi giunti al rifugio ridiscendere per malga Pioda , fino al Palafavera . Completando questo mio grande viaggio , e portando a casa una marea di ricordi e di esperienze.

Luciano

Malga Bovental

Pubblicato da luke007 in 17 agosto 2020
Pubblicato in: evento. Lascia un commento

ca8850c1-a690-476d-ab7c-19a298d94e32Le malghe sono quei magici luoghi fatti di semplicità che il montanaro vero conosce a memoria , dove la vita e segnata da fatica , sudore e non conosce orari , dove anche il tempo sembra fermato anche se molto ben segnalato dai muggiti delle mucche prima della mungitura e dallo stridore dei grilli fino al cantare dei rapaci notturni. E dura la vita in montagna , molte volte resa difficile dal tempo meteorologiche che magari non da tregua , ma è qui sulla montagna che l’anima e il cuore si riempiono di gioia e gli occhi di colori .

Malga Bovental

La bovental è una piccola realtà situata tra Campogrosso e il Pian delle Fugazze a quota 1435 metri raggiungibile da Campogrosso attraverso la strada delle sette fontane oppure dal sentiero 173 che parte dal rifugio Campogrosso . Oppure risalendo dal Pian delle Fugazze sempre sulla strada delle sette Fontane e imboccando poi il 173 , mentre per i più preparati dal 170 selletta Nord-ovest per poi scendere fino al vasto pascolo della Malga.

Quando si entra in questo piccolo pascolo dove si respirano i profumi unici dell’alpeggio in quota ci si riscalda l’anima e si apprezzano quella semplicità dei sapori di una volta ben conosciuti da chi abita e vive in montagna , qui si potranno apprezzare tutti i prodotti tipici di questo luogo meraviglioso dove contano valori radicati nel tempo , accoglienza ,simpatia ,umiltà e amicizia , in questi luoghi non contano le stelle come negli alberghi , ma contano le persone .

La malga è aperta da Giugno a Settembre per prenotare il vostro tavolo sono graditi messaggi whasapp, in quanto non c’è linea telefonica. I numeri disponibili sono: 3483512925 oppure 3398406194

https://www.facebook.com/malgabovental/

Email : tessaro_chiara@libero.it

Voglio inoltre segnalare che i prodotti qui usati sono prodotti a km zero provenienti da un’altra piccola grande realtà .

L’Azienda Agricola Turcato

87491175_2313405918953113_2339191012200546304_oDa sempre la nostra Famiglia è composta da agricoltori.La nostra azienda si trova a Recoaro Terme (Vicenza), lungo la strada per la Gazza. Nel 2015 abbiamo aperto un piccolo caseificio, dove ogni mattina Chiara trasforma il latte munto da Gisella e Manuele. Oltre ai nostri formaggi vendiamo anche i salumi di nostra produzione e legname ricavato, da Thomas, nei nostri boschi.

LE NOSTRE ESTATI

Ogni anno, a giugno, ci rechiamo in montagna, nella Malga Bovental,che si trova al confine con la Vallarsa, dove il verde pascolo attende il nostro bestiame.Mentre Gisella, Chiara e Sandra gestiscono il ristoro in quota (Ristoro Malga Bovental), Thomas lavora nei campi per procurare il fieno necessario per l’inverno.

In ottobre, con la transumanza scendiamo a valle.
https://www.facebook.com/pg/az.agr.turcato/
Email: tessaro_chiara@libero.it
Cellulare : 348 351 2925

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Un milione di grazie

Pubblicato da luke007 in 16 agosto 2020
Pubblicato in: evento. 10 commenti

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Ciao a tutti sono qui per comunicare a tutti voi che questo mio piccolo lavoro ha raggiunto il milione di visualizzazioni , e per me un modesto lavoro , ed e tutto gratis io non ho ricavi , ho solo il costo della piattaforma che ovviamente è a mio carico , non voglio e non faro mai il passo di inserire pubblicità per poter avere dei ricavi , voglio che il mio sito sia snello e pulito , che sia di aiuto e porti tutti gli utenti a conoscere le meraviglie che abbiamo in questa terra e che madre natura ci concede a titolo gratuito esigendo solo rispetto e amore .

VI RINGRAZIO TUTTI DAL PROFONDO DEL MIO CUORE E SPERO DI POTER CONTINUARE A REGALARVI EMOZIONI E PERCORSI SEMPRE NUOVI PER TUTTI

GRAZIE GRAZIE GRAZIE LUCIANO

BUON CAMMINO A TUTTI

Cascate del Varone

Pubblicato da luke007 in 21 luglio 2020
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Riva del Garda. Lascia un commento

var-0La Grotta Cascata del Varone è una vera e propria rarità geologica. Facciamo un salto indietro di qualche decina di migliaia di anni e ricostruiamo la sua vicenda. il grande ghiacciaio quaternario del Garda sta scomparendo. Il suo lento ritirarsi ha dato origine alla valle del basso Sarca-Lago di Garda. Il suo movimento ha piallato, in misura minore, anche le secondarie valli laterali (come quella di Ballino-Tenno). Una volta scomparso il ghiacciaio, le acque torrentizie hanno avuto la strada sgombra per defluire e operare un’erosione più energica. Queste acque dunque precipitavano dalla valle di Tenno-Ballino e sfociavano nella sottostante conca di Riva.

Il salto di questa antica cascata avveniva molto più a valle rispetto al punto dove si trova oggi. La parete (in termini tecnici la “soglia”) della Valle di Tenno-Ballino era spostata molto più avanti. Diciamo che l’acqua precipitava allora dove oggi c’è l’ingresso alla Grotta. La “forra” non si era ancora formata. Nel corso dei secoli, circa 20.000 anni e forse anche più, l’acqua ricca di sabbie, ciottoli e ghiaie venne erodendo la roccia della “soglia” (cioè, appunto, della parete).L’erosione naturalmente aveva effetti diversi a seconda della durezza della roccia e seguiva anche le pieghe originarie della pietra, insistendo maggiormente dove incontrava qualche cavità. Inoltre, se all’inizio l’erosione era lenta, una volta formatosi un solco, l’opera di incisione si faceva più rapida perché si concentrava maggiormente su questa linea.Nelle rocce dure come queste del Varone (calcare giurese), l’erosione si manifesta sempre con incisioni strette e profonde. Le acque ricche di sabbia, precipitando, creavano dei vorticosi mulinelli. Questi, pieni di particelle di sabbia in sospensione, agivano come una mola trapanante sui fianchi della nascente forra, approfondendola sempre di più.

Il lavoro di erosione continua tutt’oggi a una media di circa due millimetri l’anno.Il bordo (cioè la traiettoria) del salto venne cosi via via arretrando verso monte. Di conseguenza anche i mulinelli si spostarono verso monte, cioè più in profondità.

La Grotta del Varone è un esempio perfetto di “erosione regressiva delle cascate“. Significa che il lavoro di escavazione, che avviene sulla parete della cascata, la porta ad arretrare sempre di più. Naturalmente nel corso di questo modellamento si verificarono di tanto in tanto crolli di alcuni lastroni in bilico, oppure di pietre o di ammassi di detriti.Oggi la “forra” si addentra per 55 metri nella parte della Grotta inferiore, mentre in prossimità della Grotta Superiore la gola raggiunge una profondità di 73 metri. Il salto della cascata raggiunge in totale i 98 metri di altezza.

L’INAUGURAZIONE UFFICIALE

Le cascate di Riva del Garda vennero inaugurate il 20 giugno 1874, con una solenne cerimonia alla presenza di un padrino d’eccezione: il Principe Nicola di Montenegro, che si trovava in villeggiatura sul Lago di Garda in quel periodo. L’inaugurazione fu un grande avvenimento per Riva: vi parteciparono naturalmente tutte le autorità, a cominciare dall’allora podestà Vincenzo Colò, e venne vissuta da tutti i cittadini rivani come una gran festa e ricordata a lungo nel tempo.Da allora la Cascata del Varone divenne una visita immancabile in occasione di ogni avvenimento ufficiale, dove gli ospiti di turno venivano accompagnati a visitarne le peculiarità e bellezze.

GROTTA INFERIORE

Da qui si osserva la cascata nella sua fase finale. Il ‘secondo punto di osservazione è 40 metri più in alto ed è la grotta superiore dalla quale si può ammirare la cascata nel pieno della sua caduta. L’androne che ci si presenterà davanti è uno squarcio nella roccia; anche se l’impressione è quella di trovarsi dentro una grotta, va precisato che in realtà si tratta di una strettissima ed alta forra, una gola insomma scavata dentro la montagna dalla furia delle acque. Nel corso dei secoli, circa 20.000 anni fa, l’acqua ricca di sabbie ciottoli e ghiaie venne erodendo le rocce della parete arretrando così il bordo del salto verso monte. Oggi la forra si addentra per 55 metri dall’entrata, ma in alto, in corrispondenza del poggiolo superiore, la gola raggiunge una profondità di 73 metri. Il salto della cascata raggiunge ii totale 98 metri. La gola è caratterizzata da rocce fortemente stratificate; sono calcari del giurese medio (solo alla sommità si riscontra’ qualche lembo del giurese superiore). La stratificazione è fortemente orientata entro monte, sono rocce molto dure; calcari contenenti della silice finemente diffusa. Un’osservazione attenta la merita pure lo strato di superficie della roccia in prossimità del primo faretto. Una bianca concentrazione calcarea simile ad una colata di “castelli di sabbia” ricopre e ingentilisce la roccia. Alcuni.di questi “merletti” hanno formato delle concentrazioni allungate simili a piccole stalattiti o a bianche concentrazioni nastriformi.

GROTTA SUPERIORE

Stiamo per entrare di nuovo nelle viscere della montagna; l’ingresso della grotta superiore è una galleria scavata nella roccia viva nel lontano 1870. Con questo tunnel, lungo 15 metri, ci si porta all’interno dell’imbuto in cui precipita la cascata. E una gola completamente scavata dall’acqua che qui in alto si addentra nella montagna per circa 73 metri, 15 metri in più che nella grotta inferiore. Guardando sul fondo, dove la cascata conclude il suo salto, si vede il laghetto turbolento che raccoglie l’acqua della cascata che successivamente va a scaricarsi nella grotta inferiore. Le rocce danno vita ad una scenografia assai suggestiva. A differenza della grotta inferiore non presentano una stratificazione orizzontale molto accentuata ma sono scavate in figure fantastiche, somiglianti piuttosto a drappeggi di stoffa o ad una tenda scossa dal vento. Notate davanti a voi, guardando dalla “finestra” di de-stra, la formazione rocciosa definita “testa di cavallo”. È alta circa 30 metri. Se osservate attentamente vedrete il muso delinearsi davanti a voi e alzando lo sguardo di una ventina di metri scorgerete la testa allargarsi nella sua forma completa e le ombre degli occhi. Sporgendovi invece dal ponticello, sulla destra, scendendo con lo sguardo lungo lo strapiombo vedrete l’uscita dell’acqua nella grotta inferiore. Sporgendovi dallo stesso ponticello, sulla sinistra, osserverete il pauroso canalone scavato dalla cascata ed in basso la passerella ed il camminamento della grotta inferiore.

UN LAVORO DI 20.000 ANNI

Il lavoro per rendere visitabile la cascata ed il parco è iniziato circa un secolo e mezzo fa, con la costruzione delle prime infrastrutture. Prima di allora (1874), infatti, la cascata non era visitabile, non c’erano i camminamenti che oggi permettono di addentrarsi ed arrampicarsi lungo la montagna. C’erano soltanto dirupi scoscesi e la cascata non era accessibile se non risalendo il torrente direttamente in acqua oppure, nel caso della grotta superiore, calandosi appesi ad una corda, ammesso naturalmente che si fosse degli scalatori provetti. Oggi grazie ai sentieri e ai ponticelli, alle balaustre e alle scale a tornanti e soprattutto al tunnel tu che ci permette di entrare all’interno della montagna  nella grotta superiore, questo imponente spettacolo della natura è visitabile da tutti. Di cascate ne esistono a migliaia in giro per il mondo, ma poche volte succede che alla formazione della cascata si accompagni il formarsi di una grandiosa forra ugola, come è avvenuto qui a Varone. Un lavoro di erosione che è durato la bellezza di oltre 20.000 anni.

CONTATTI

Località le Foci 3, 38060 Tenno (TN)

Tel e Fax: +39 0464 521421

Email: info@cascata-varone.com

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La Croce dei Castiglieri

Pubblicato da luke007 in 29 aprile 2020
Pubblicato in: evento, itinerari trekking, Storico. 1 Commento

La croce dei Castiglieri

Nel 1901 Don Filippo Martinelli ,parroco di Fongara , fece erigere delle croci sulle tre cime più alte che circondavano la chiesa : Cima Castiglieri , Cima Marana e Pizzegoro .

Per la croci dei Castiglieri fu tagliato un cantile vicino a Contrada Busati, venne portata in vetta a braccia da 70 persone di Fongara e innalzata con l’uso delle corde del campanile. Nel 1914 tutte le croci furono abbattute a causa della guerra in quanto potenziali punti di riferimento per il nemico. Finita la guerra le altre due croci furono ricostruite e riposizionate mentre quelle di Castiglieri non più più eretta.

L’associazione Fongara in collaborazione con altri gruppi di volontari e privati hanno ripristinato la Croce dei Castiglieri.

Per ripristinare questa croce , fu perciò tagliato un castagno sempre in contrada Busati , e trasportata in località Piasea per essere lavorata e preparata per il suo riposizionamento . Durante i lavori di scavo fu ritrovata la parte interrata di quella originale , che è stata messa su una teca proprio dietro a quella nuova.

La croce ultimata è stata trasportata con l’elicottero il 23 settembre 2008 , posizionandola sul Monte Castiglieron dove adesso domina la Valle , il 19 luglio del 2009 la croce fu inaugurata e benedetta .

Dimensioni

Altezza della croce : 11,50 metri

Braccia : 5,30 metri

Sezione legno : 33cm x 28cm

Peso croce : 16 quintali

Parte interrata : 2 metri

Un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato , sostenuto ed approvato la realizzazione di questa opera.

Io personalmente voglio ringraziare mio padre a quelle cose che mi ha insegnato ed a un suo grande amico , Pierino Torchia . Luciano

“Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere,

la commozione di sentirsi buoni e

il sollievo di dimenticare le miserie terrene.

Tutto questo perché siamo più vicini al cielo.”

Emilio Comici , alpinista italiano (1901-1940)

 

croce12

Sulle tracce dei camosci

Pubblicato da luke007 in 24 aprile 2020
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Fongara. 4 commenti

Itinerario : Fongara – Borga – Croce Castiglieri – Campetto – Pizzegoro – Fanton – Fongara

Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 12 Km

Tempo di percorrenza dell’anello :  6h30 

Dislivello totale :  1040 m    

Quota massima raggiunta  :  1549 m

Itinerario molto interessante , panoramico e di discreta lunghezza soprattutto se nel farlo si utilizzano sentieri di collegamento , quindi richiede impegno ed un buon senso di orientamento . Si parte da Fongara scendendo verso la Contrada Borga , famosa per l’eccidio di 17 persone nel periodo bellico , passando per il centro della contrada si sale sul sentiero e lo si segue fino a superare il canalone ed entrare nel sentiero che sale sulla Croce dei Castiglieri , croce che era stata rimossa nel periodo bellico per impedire i punti di riferimento , giunti sulla croce lo spettacolo e veramente unico e a 360 , dal Novegno al Pasubio , dal Sengio Alto al gruppo del Carega , a tutte le Piccole dolomiti fino ad alla Cima Marana . Da li si prosegue per il sentiero che attraverso le Creste , salendo fino alla Bocchetta di Marana , sentiero anche se privo di segnavia è abbastanza intuibile seguendo la traccia , giunti sulla Bocchetta di Marana bivio che porta a sinistra a Malga Realto , e a destra a Fongara attraverso i pascoli , continuando verso la cresta si raggiunge in circa 30-40 minuti la cima Marana 1549 m di quota , anche da questo punto il panorama è incredibile permettendo di vedere tutta la valle , i colli Berici ed Euganei , si prosegue sul crinale che porta a Sella di Campetto 1543 m di quota , per poiraggiungere  il Rifugio Gingerino in circa 15 minuti ammesso fosse aperto , si ridiscende poi da quella che era la pista da sci fino alla conca d’oro , ovvero  località Pizzegoro salendo sulla destra verso la croce del gallo per poi raggiungere il Rifugio Valdagno in località cima Tunche , superato il rifugio si nota sulla destra del posteggio una stradina che scende verso località Fanton o Fantoni , dove e presente una frana in movimento da diverso tempo , il sentiero che scende non è segnato ne si distingue la traccia :

-in eventuale si puo transitare vicino l’Albergo Castiglieri e prendere la ciclopedonale in fondo al posteggio che porta alla seggiovia per Recoaro Terme , poco prima dello Chalet si nota il sentiero che attraverso le villette porta ai Fantoni .

-invece scendendo per il tratto prativo si raggira la parte alta della frana e si raggiunge località Fantoni.

Raggiunta località Fantoni si scende attraverso la ciclopedonale situata sul bordo destro della strada fino a raggiungere località Fongara , punto di partenza della nostra escursione .

Voglio ricordare che l’escursione e abbastanza impegnativa non tanto per la sua pendenza totale ma per le numerose parti poco segnalate dell’itinerario.

   

Fongara – Cima Bocchese – Giochele

Pubblicato da luke007 in 9 aprile 2020
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Fongara, Piccole dolomiti. 4 commenti

Itinerario : Fongara – Busati – Cima Bocchese – Giochele – Fanton – Fongara

Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 8 Km

Tempo di percorrenza dell’anello :  3h00 

Dislivello totale :  687 m    

Quota massima raggiunta  :  1020 m

Questo percorso molto bello ed interessante , richiede poco impegno fisico , permette di passare in alcune contrade tipicamente montane , alcune abitate ed alcune adibite a seconda casa . Si parte da Fongara , piccolo paese situato sulla strada che da San Quirico porta a Recoaro Mille , entrando nel paese abitato da poche anime , si sale fino alla chiesa dove si può lasciare l’auto , si scende la discesa , raggiunte le prime case si scende sulla destra una mulattiera che porta in località Prenero , giunti ad un bivio con l’acquedotto , si mantiene la sinistra scendendo ulteriormente di quota fino a raggiungere la frana detritica che scende dalla località Fanton , si inizia di nuovo a risalire su un terreno dapprima erboso e poi boschivo transitando in mezzo ad alcune roccette , si risale fino al crinale proseguendo poi dopo aver raggiunto una strada forestale e ammirando sul verso il fondovalle la stradina che porta ai Busati , si continua saliscendi privi di difficoltà fino a raggiungere contrada Busati , una piccola e spettacolare realtà divenuta famosa per i presepi e per la Casa di Abramo ,da si si ricomincia a salire fino a raggiungere Cima Bocchese quota 924 m , dove è presente una croce per i caduti , e dove si può ammirare un fantastico ed unico panorama , che rende visibili diverse zone molto belle della parte di Rovegliana , Monte Civillina ed altre . si prosegue imboccando un altra mulattiera molto bella ed in buone condizioni per poi risalire verso il Monte sengio croce quota 960 m , e si discende poi verso il passo Giochele , poi si riprende a salire leggermente fino ad arrivare ad un piccolo Baito posizionato sulla strada che sale al Monte Spitz , si imbocca la strada che porta ai Fanton e poi si scende fino a ritornare a Fongara.

 

   

Fongara – Busati – Pellichero – Prenero

Pubblicato da luke007 in 15 marzo 2020
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Castiglieri, Fongara. Lascia un commento

Itinerario : Fongara – Busati – Pellichero – Prenero – Fongara

Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 7 Km

Tempo di percorrenza dell’anello :  2h00 

Dislivello totale :  701 m    

Quota massima raggiunta  :  900 m

Questo percorso molto bello ed interessante , richiede poco impegno fisico , permette di passare in alcune contrade tipicamente montane , alcune abitate ed alcune adibite a seconda casa . Si parte da Fongara , piccolo paese situato sulla strada che da San Quirico porta a Recoaro Mille , entrando nel paese abitato da poche anime , si sale fino alla chiesa dove si può lasciare l’auto , si scende la discesa , raggiunte le prime case si scende sulla destra una mulattiera che porta in località Prenero , giunti ad un bivio con l’acquedotto , si mantiene la sinistra scendendo ulteriormente di quota fino a raggiungere la frana detritica che scende dalla località Fanton , si inizia di nuovo a risalire su un terreno dapprima erboso e poi boschivo transitando in mezzo ad alcune roccette , si risale fino al crinale proseguendo poi dopo aver raggiunto una strada forestale e ammirando sul verso il fondovalle la stradina che porta ai Busati , si continua saliscendi privi di difficoltà fino a raggiungere contrada Busati , una piccola e spettacolare realtà divenuta famosa per i presepi e per la Casa di Abramo , da li si prende la strada che porta in Località Pellichero , altra piccola e poco abitata contrada , anche se ben più grande dei Busati situata sopra la Montagna Spaccata , proseguendo ed uscendo dalla parte opposta della contrada , mantenendo il sentiero a sinistra si sale ,inizialmente piano e lievemente per poi subire un piccolo tratto con una pendenza un pò più impegnativa , fino a raggiungere un’altra piccola Contrada , il Prenero , da li risalendo si raggiunge di nuovo il bivio dell’acquedotto superato in precedenza , si risale fino a chiudere l’anello . Per chi volesse si può risalire anche dalla strada asfaltata , imboccando la stradina in località Prenero che porta direttamente in Fongara dalla parte opposta da dove siamo partiti .

   

Anello Tre cime di Lavaredo (invernale) EEA

Pubblicato da luke007 in 27 febbraio 2020
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking. Tag: Cadore. Lascia un commento

Tempo di percorrenza dell’anello : 4h30

Sentieri : 101 – 105 ( avvicinamento 101-1104)

Dislivello totale : 300 m del solo anello

Quota massima raggiunta : 2454 m

Cartografia : Lagiralpina  n°24 Dolomiti di Sesto 1:25000

Come Raggiungere

Per raggiungere questo bellissimo itinerario sulle Tre cime di Lavaredo dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO , si può arrivare con l’auto da Cortina , Auronzo di Cadore , oppure da Dobbiaco . Per salire al rifugio Auronzo esiste una strada a pedaggio che si imbocca dopo aver superato il lago di Misurina sia che si arrivi da Cortina che da Auronzo mantenendo la destra , mentre per chi giungesse da Dobbiaco al lago si prende la sinistra . La strada risulta aperta da maggio ad ottobre anche se le tariffe non sono certo alla portata di tutti , eventualmente consiglio di scegliere di salire per il sentiero 101 e pernottare al Rifugio Auronzo per quanto riguarda l’estate altrimenti approfittare del servizio bus navetta presente alla partenza del casello. Ovviamente questa possibilità in invernale non esiste , anche se esiste un trasporto tramite motoslitta con seggiolini che trasporta le persone al rifugio Auronzo.

Descrizione

Questo luogo di grande bellezza è uno spettacolo unico, incredibilmente inspiegabile , ovvio che farlo nel periodo estivo è fattibile a tutti i buoni camminatori , per quanto riguarda l’invernale chiede doti di sicurezza , capacità fisica , conoscenza del terreno ed esperienza in invernale. La salita in invernale può essere fatta dalla Val Marson 1104 ( molto impegnativa ) e che richiede un cammino totale di 10 ore oppure salendo dal casello attraverso il 101 che in invernale richiede sempre un bell’impegno. Lo spettacolo che di ammira su questo luogo unico e molto panoramico , la prima parte del percorso che si snoda verso la chiesetta degli alpini e pianeggiante e battuto anche d’inverno , passando poi sulla forcella Lavaredo punto di attacco anche per il Monte Paterno , si prosegue per il traverso non segnalato e su terreno privo di passaggio raggiungerendo il rifugio Locatelli , quel fantastico luogo in cui le tre cime appaiono nelle cartoline, da li poi scendendo dal rifugio e proseguendo diagonalmente , ma senza punti di riferimento si sceglie la via più semplice , si andrà a girare intorno fino a raggiungere il punto di partenza rifugio Auronzo.

Nella risalita in invernale sia che si prenda la val marson 1104 oppure il 101 dal casello di pedaggio , diventando cosi molto più impegnativo e difficile tutto l’itinerario.

Strada a pedaggio per il rifugio Auronzo

A seconda delle condizioni della neve e del tempo, la strada per il rifugio Auronzo è solitamente percorribile da fine maggio a fine ottobre.

Orari di apertura 2019:

  • dal 07 giugno 2019 | tutti i giorni dalle 07:00 alle 19:00

Prezzi 2019:

Auto: 30 € | Motocicletta: 20 € | Camper e veicoli oltre 2,10 m: 45 €

Bus fino a 30 persone: 60 € | Autobus da 30 persone: 120 €

Per ulteriori informazioni :

Ufficio informazioni turistiche Auronzo: info@auronzomisurina.it | Tel. (+39) 0435 400035/0435 9359

Rifugio Auronzo: info@rifugioauronzo.it | (+39) 0435 39002

Strada delle Tre Cime: (+39) 0435 39109

Punti di appoggio:

Rifugio Auronzo

Periodo estivo tel 0435 39002

Periodo invernale (chiuso) Tel. 0435 99454

Rifugio Locatelli

PERIODO DI APERTURA:ultimo sabato di giugno – ultima domenica di settembre

TELEFONO: 329 6690335

217 Rifugio Vandelli – Lago del Sorapis (invernale ) EEA

Pubblicato da luke007 in 25 febbraio 2020
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Cadore. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30 ritorno 4h00

Dislivello totale : 600 m

Quota massima raggiunta : 1937 m

Cartografia : Lagiralpina  n°24 Dolomiti di Sesto 1:25000

Come raggiungere

Dopo aver superato l’abitato di Auronzo si prosegue per alcuni km fino a raggiungere l’albergo Cristallo , si lascia l’auto proseguendo per la carrareccia verso val Bona .

Descrizione

Il percorso dapprima parte su una carrareccia che attraversa parte della foresta di Somadida , si continua sulla strada forestale per qualche km , per poi entrando nel canale detritico proseguendo si inizia a salire tra qualche difficoltà ancora legate alla tempesta Vaja , ricordo ancora una volta che salire i sentieri in invernale le difficoltà aumentano e bisogna tener conto che , il percorso potrebbe non essere individuabile , la condizione della neve , la possibilità di incontrare tratti ghiacciati , quindi si deve considerare la salita invernale per escursionisti esperti ed attrezzati . Il sentiero e molto intuitivo con alcune pendenze interessanti ,la prima parte passa inoltre sotto alcune cascate di ghiaccio che attraverso un zig zag permettendo così di superare senza grosse difficoltà la parte più difficile , si entra poi nel bosco di abeti ed il sentiero diventa più visibile ed marcato , fino a raggiungere il Rifugio Vandelli ai piedi del Sorapis e della Ferrata Vandelli , proseguendo altri 5 minuti si raggiunge il famoso Lago del Sorapis , completamente coperto di neve.

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