Siamo sul fronte Nord-Est, dopo gli ultimi sanguinosi scontri del 1917 sugli Altipiani. Nel film il racconto si svolge nel tempo di una sola nottata. Gli accadimenti si susseguono sempre imprevedibili: a volte sono lunghe attese dove la paura ti fa contare, attimo dopo attimo, fino al momento che toccherà anche a te. Tanto che la pace della montagna diventa un luogo dove si muore. Tutto ciò che si narra in questo film è realmente accaduto. E poiché il passato appartiene alla memoria, ciascuno lo può evocare secondo il proprio sentimento.
Riflessioni Personali
Questo film , girato sulle nostre montagne narra il peso della vita in trincea con i pidocchi , freddo e bombardamenti a cui sono sottoposti i soldati nel periodo bellico 1915-1918 , soldati che avevano vent’anni , una giuventù che ha coperto con il sangue questi luoghi che non sto qui ad elencare , tanti essi sono , torneranno i prati … si i prati sono tornati ma quei soldati che non sono tornati hanno lasciato qui il loro sangue e la loro vita , a loro va il mio massimo rispetto , di chi ha combattuto per la libertà , e come riporta la frase sul piazzale lozze dell’Ortigara
Testimonianza e simbolo d’ogni umana sofferenza , queste sacre cime ricordino quanto ardua sia la conquista della pace . Gianni Pieropan
…Per non dimenticare e per far sapere….
Qui sotto ci sono alcune foto scattate sul set cinematografico , presso la Val Giardini di Asiago , dove la trincea usata come set è ancora li .
BUONGIORNO , MOLTE VOLTE MI E’ STATO CHIESTO DI INSERIRE LA TRACCIA GPS SUI MIEI ITINERARI, NON LHO MAIVOLUTO FARE E NON LO FARO’ MAI, PERCHE RITENGO SIA OPPORTUNO IMPARARE A LEGGERE LE CARTINE PRIMA DI UTILIZZARE PROGRAMMI O APPLICAZIONI CHE POTREBBERO ESSERE PROBLEMATICI SENZA RETE E CON BATTERIA SCARICA, VI INVITO TUTTI A PRENDERNE ATTO RINGRAZIANDO SEMPRE DOVEROSAMENTE CHI COME IL SOCCORSO ALPINO SI PRESTA AL SOCCORSO IN QUESTE SITUAZIONI. Luciano
Attenzione alle informazioni sui tracciati quando non c’è copertura telefonica
Ieri sera due escursionisti, che avevano perso il sentiero, credevano di essere in un posto diverso da quello in cui si trovavano in realtà. E può capitare che posizioni mandate tramite messaggio indichino punti distanti anche svariati chilometri. Non fate affidamento solamente sulle applicazioni open source gratuite, che hanno necessità di connessione dati e costante riaggiornamento Gps che in montagna, fuori copertura, risultano spesso impossibili e sviano da posizioni corrette. Sono stati ritrovati molto distanti dal punto in cui credevano di essere – lui in stato di ipotermia dopo le ore passate al freddo con forte vento – due escursionisti che si sono persi ieri in Lessinia. L’allarme al Soccorso alpino di Verona era arrivato passate le 19 dai Carabinieri, contattati nell’unica telefonata al numero di emergenza riuscita alla coppia, prima di perdere completamente copertura e non essere più raggiungibile. Dalle prime scarne informazioni, si sapeva che i due avevano trovato ricovero in uno stabile che ritenevano Malga Lessinia. Lì, però, quando i Carabinieri sono arrivati, hanno trovato i gestori che stavano andando via, ma la coppia non c’era. I soccorritori si sono portati al Bivio del Pidocchio, a Erbezzo, per avviare la ricerca, poiché, riascoltando la chiamata, gli escursionisti dicevano di essere passati alla Fontana degli alpini, che avevano poi proseguito fermandosi in questo stabile che, probabilmente per la scarsa copertura, Google maps indicava come Malga Lessinia. Individuato il sito della Fontana degli alpini, una squadra è partita con il quad diretta alla prima struttura presente segnata sulla cartina sulla sinistra orografica, dove però non c’erano. I soccorritori si sono messi nuovamente in moto verso altri tre edifici più distanti sulla destra orografica e anche lì nessuna traccia. Sono quindi tornati indietro, controllando ogni manufatto e puntando a una malga molto a nord, Malga Lago Boaro e lì finalmente li hanno trovati alle 22.20, riparati in un ricovero laterale. Lei, una 27enne di Villafranca Tirrena (ME), che indossava abbigliamento più pesante, stava bene, lui, un 29 enne di Sovizzo (VI), presentava invece chiari segni di ipotermia. La squadra ha dato loro piumini e guanti e un soccorritore è subito rientrato con il ragazzo al Bivio del Pidocchio, dove era stata fatta arrivare l’ambulanza che lo ha preso in carico per i controlli del caso. In un secondo viaggio è stata poi trasportata a valle anche la ragazza. Entrambi sono stati a lungo con il personale sanitario e hanno poi rifiutato di essere accompagnati in ospedale.
Cartografia : Lagiralpinan°24 Dolomiti di Sesto 1:25000
Come Raggiungere
Dopo aver superato l’abitato di Auronzo si prosegue per alcuni km raggiungendo così su una semicurva l’imbocco della Val Marzon , si sale per qualche kilometro con l’auto e raggiunto un piccolo slargo si lasci l’auto e si prosegue a piedi .
Descrizione
Questa Valle oltre ad essere un percorso fantastico e selvaggio, è un itinerario difficile come quas tutte le valli che salgono da Auronzo sia in lunghezza che in pendenza , Val Marzon , Val di Cengia , Val Giralba bassa e Alta . L’itinerario varia dal passaggio a zig zag sui mughi a scenari lunari di pietraie infinite fino a raggiungere il Bivacco de Toni sulla Forcella dell’Agnel a quota 2490 m, sotto la Cima Auronzo, i sentieri di queste zone sono tutti molto impegnativi anche se non presentano difficoltà alpinistiche e tecniche , lasciano il segno sul fisico , i 1400 metri di dislivello si sentono tutti. Si sale dolcemente nel primo tratto di boschetto con ampi tornanti anche se il sentiero e stretto dopo circa 1 ora si esce e si prosegue attraverso mughi e rocce dove il sentiero inizia con pendenza più severe e lo scenario si apre con il grigio candore della dolomia circondati da pareti irte e uniche nel suo genere tra i Campanili dei Vaj dei Toni e la Pala e i Campanili del Marden , dove lo scenario cambia notevolmente e si entra nel tratto di pietrame e roccete dove si sale con difficoltà visto il terreno un pò detritico , fino ad entrare sotto alla Croda A. Berti e a sinistra la Croda Dei Toni, in un ampio cadino di detritico che porterà dopo una discreta ultima salita al Bivacco A De Toni, situato sotto la Cima D’Auronzo, giunti sul Bivacco si entra nel sentiero 107 che parte dal Rifugio Pian di Cengia 2528 m e transitando attraverso il Bivacco porta al Rifugio Carducci 2297 m attraverso una Via attrezzata di discreta difficoltà con passaggi importanti tra cui una passerella.
Se invece si prosegue verso il Rifugio Pian di Cengia per i sentiero 107 raggiunta la Forcella della Croda di Toni si può scendere da un sentiero detritico e poco visibile che porta verso il Rifugio Comici 224 m sulla sinistra raggiunto il fondo del piccolo vallone, oppure sulla destra prima a Forcella Giralba 2431 m e poi al Rifugio Carducci 2297m , raggirando così la via ferrata Severino Casara.
Se il tempo ve lo permette facendo una piccola deviazione senza scendere di quota si può raggiungere attraverso una piccola via attrezzata del Passo Collerena raggiungere il Passo Fiscalino ed il rifugio pian di Cengia 2528 m , oppure dai Laghi si sale per il 104 fino al Rifugio che vi invito a visitare perchè è uno dei piu bei rifugi della Zona.
Ritorno
Per il ritorno si può usare lo stesso sentiero oppure dopo aver proseguito a sinistra prima di raggiungere il Bivacco De Toni ed aver raggiunto il laghi di Cengia 2324 m si scende per il sentiero 1107 della Val di Cengia già descritto in altro post .
Attenzione questo sentiero in invernale risulta coperto dalla neve ed è quindi intuitivo , non è un percorsoper tutti , richiede ottima capacità di adattamento a condizioni di neve importanti viste le quote , una preparazione fisica ottima ed attrezzatura alpinistica completa , conoscendone inoltre l’uso corretto della stessa .E’ OBBLIGATORIO L’USO DEI RAMPONI , IL METEO DEVE’ESSERE OTTIMALE.
Tempo di percorrenza: 3hcirca 5h con il rientro
Dislivello totale: 690 m
Quota massima raggiunta: 2752 m
Come Raggiungere
Dopo essere salito a Cortina D’Ampezzo si prende per il Passo Falzarego 2105 m , oppure salendo direttamente da Agordo passando per il lago di Alleghe si imbocca la salita che porta al Passo Falzarego , molto meno trafficata è più corta se si vuole raggiungere solo il Passo.
Descrizione
Questo percorso molto difficile in salita , ma uno dei più belli in questo gruppo montuoso ,permette panorami incredibili , circondato da alcune delle montagne più belle in assoluto , Tofane Averau e Nuvolau , Sasso di Stria , 5 Torri , teatri di grandi contese belliche del 1915-1918 . Si sale dal piazzale della funivia a Passo Falzarego 2105 m per il sentiero 402 , per poi sotto le rocce strapiombanti del Lagazuoi proseguendo poi dritti , mentre sulla sinistra si entrerebbe nella galleria dapprima transitando anche per la cengia Martini ed altre postazioni con un occhio di controllo verso il Sass de stria . Ma nel periodo invernale è sconsigliato salire perchè il rischio di trovare chiusa l’uscita dalla neve . Si salirà cosi dal sentiero che parte dal Passo Falzarego 2105 m, proseguendo nel primo tratto sul bordo pista e poi imboccato il sentiero salire sullo stesso sempre tenendo la pista a destra , RICORDO CHE LE PISTE DA SCI NON VANNO MAI ATTRAVERSATE , si sale su un pezzo di notevole pendenza dopo aver superato la quota di circa 2400 m, fino a raggiungere le praticabili rocette esposte a sinistra raggiungendo così in breve tempo la quota del Rifugio Lagazuoi , Per la discesa si scende dallo stesso 401 che parte da sotto il rifugio e scende verso forcella Val Travenànzes ,facendo il percorso a ritroso , per poi rientrare sul 402 e raggiungere l’auto, si può volendo scendere anche con la funivia anche se il prezzo è un pò caro.
Porta un bambino nel bosco e lui si sentirà libero , porta un adulto sul bosco e lui si sentirà bambino .
Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco , e se nel bosco incontrerai il lupo avvisalo di stare lontano dagli umani . Luciano
Tempo di percorrenza: 3-4h circa 10 km
Dislivello totale: 552 m
Quota massima raggiunta: 907 m
Come Raggiungere
Si sale la val Chiampo fino a raggiungere e superare Crespadoro ed imboccando la strada che porta a Campodalbero si continua a salire per circa 10 km , se si proviene da Arzignano Chiampo oppure Vicenza , se invece si sale da Valdagno arrivati al bivio dello Zovo di Castelvecchio si continua fino a Marana , per poi continuare verso Campana e scendendo si prosegue per raggiungere località Campodalbero dove parte questo percorso .
Volendo si può anche sostare sulla contrada più bassa e partire completando lo stesso il percorso visto che si tratta di un anello.
Questo piccolo grande capolavoro che la comunità di Campodalbero ha reso possibile e visibile a tutti non è facile da descrivere , è una grande dimostrazione che se si lavora tutti per lo stesso obbiettivo il risultato può essere incredibilmente unico . E’ un percorso poco difficile ed praticabile a tutti molto emozionante soprattutto quando ci sono i presepi che sono di una bellezza epica .
Qui dove il tempo sembra essersi fermato ed il valore umano esprime la sua massima grandezza , raccontare e descrivere ciò che l’occhio ed il cuore raccoglie non è certo possibile si rimane impietriti davanti a cose fatte cosi , alla semplicità della grandezza .
L’ambiente che qui si ammira e circonda è unico nel suo genere , molto lontano dal rumore assordante delle città , ma ricco e pregno di quei valori imperniati nel tempo che hanno reso grandi le comunità di poche centinaia di persone che qui dimostrano il grande amore per la propria terra .
Ora basta parlare , perche tanto le parole non sapranno mai esprimere quello che il cuore e gli occhi qui , in questo angolo di paradiso potranno vedere e raccogliere. Luciano
24 Dicembre. È la vigilia di Natale. L’oscurità della sera confonde l’orizzonte, non si riesce più a distinguere dove finisce la montagna e dove comincia il cielo. Ma lassù, in cima al Cengìo, un gruppo di intrepidi amici sta per rallegrare ancora una volta il Natale, sicuri che, ovunque esse siano, la Stella riscalderà le anime delle persone che la osserveranno, mostrando ancora una volta come una semplice decorazione, fatta con amore, può portare lo spirito del Natale in ogni cuore.
Lunghezza totale:+360mt Lampade in uso:165 Lunghezza impianto:+1200mt
Come raggiungere
Dopo aver superato l’abitato di Schio si prosegue verso Torrebelvicino , superando sulla sinistra Pievebelvicino , dopo aver imboccato la tangenziale si prosegue fino a raggiungere il bivio che sulla sinistra porta in Viale Rimembranza ( zona Artigianale) si superano alcuni fabbricati fino a raggiungere un bivio che sale verso Riolo fino a raggiungere l’ultima contrada dove lasceremo l’auto.
Descrizione
Il percorso nn presenta difficoltà è per tutti si sale per circa 45 minuti sul monte Cengiò 832 m, ovvero la parte della stella. Poi attraverso un sentiero molto bello e pianeggiante raggiungere le code della Stella Cometa situate sul monte Sindiò 838 m passando per la piccola rifugio adibito dal Gruppo Stella , il dislivello è moto esiguo circa 300 metri , ricordo che la stella viene montata solo nel periodo natalizio ed illuminata solo il 24-25 dicembre .
Si sale attraverso la strada della Valdastico dopo essere usciti a Piovene Rocchette per chi sale da Vicenza , si supera l’abitato di Lastebasse e si Raggiunge Località Nosellari imboccando la strada per il lago di Lavarone per poi proseguire fino ai Gionghi , li si può lasciare l’auto e proseguire a piedi per circa 2 km , su una carrareccia che porta presso la località Magrè , oppure si può salire fino alla località Magrè e salire a piedi riducendo di molto il percorso.
Drago di Vaia
Questa scultura di legno, è la più grande d’Europa ed è il simbolo della rinascita dei boschi del Triveneto, colpiti dalla terribile tempesta Vaia dell’ottobre 2018. Il legno utilizzato proviene infatti dagli alberi caduti a causa del forte maltempo di quel periodo. Il Drago Vaia è stato realizzato, tra ottobre e novembre 2021, dallo scultore di Asiago Marco Martalar, all’interno del progetto Lavarone Green Land. L’opera, con i suoi 6 metri di altezza e 7 metri di lunghezza, è costituita da 2000 pezzi di legno della tempesta Vaia e da 3000 viti.
Lo Scultore
Marco Martalar Scultore del legno e artista del bosco , dove passo la maggior parte del tempo per creare e farmi ispirare.Gli alberi , gli animali , il silenzio , il fuoco e la natura ancora selvaggia, per me linfa vitale dove la mia arte trae nutrimento.
Il legno della scultura infatti non è trattato e con il tempo deperirà per l’effetto degli agenti atmosferici. Perciò, cambierà forma e, tramite la decomposizione, andrà a formare nuovo humus per i boschi. Gli alberi sradicati dalla tempesta saranno quindi nutrimento per altri alberi e contribuiranno a renderli più rigogliosi.
Quando sono arrivato sul grande prato che lo ospita mi sono emozionato , la quantità di persone era fuori dalla mia immaginazione , Persone sedute sul prato a godersi il sole l’aria, persone che passeggiavano , bimbi che giocavano. Lui era lì fermo come quando lo avevo lasciato, come quando lassù io e lui in solitudine stava nascendo, ora invece circondato da centinaia di persone, il tutto senza caos gente rispettosa con la voglia di toccarlo o fare una foto, è stato bello. Marco Martalar
Buongiorno , dopo un anno di sosta ho fatto di nuovo il mio calendario, non potendolo inviare per le dimensioni del formato 45 x 33 ,per chi desiderasse averlo metterò qui il file PDF per chi vorrà scaricarlo, naturalmente poi se lo dovrà stampare in qualche modo, o in qualche cartolibreria o da qualche fotografo.
Cartografia : Edizioni Zanetti – n°104 Cortina e Dintorni 1:25000
Come Raggiungere
Dopo essere saliti ad Auronzo , oppure a Cortina d’Ampezzo, si sale fino al Lago di Misurina poi si prosegue verso Dobbiaco fino a raggiungere e superare il lago di Landro, appena giunti al Hotel Tre Cime si trova sulla destra un ampio posteggio a pagamento che permette di imboccare diversi sentieri che salgono sia sul monte Piano 2306 m e Piana, che anche sulle Tre Cime di Lavaredo . Lasciata l’auto si prosegue per il sentiero interessato.
Descrizione
Una doverosa considerazione dev’essere fatta , si chiama sentiero dei Turisti ma non per questo si può prendere sottogamba, è un sentiero di tutto rispetto. Si parte dal lago di Landro 1406 m, in piena vista della Val della Rienza e Tre Cime, si sale dapprima sul fondovalle ghiaioso, letto fluviale, verso il ponte della Marogna dove inizierà la salita, molto panoraamica come del resto la via dei pionieri si sale su un crinale quasi a strapiombo nella valle di landro, la salita iniziale in mezzo a un boschetto con mughi , dove il sentiero si snoda e poi zizzagando sale fino a raggiungere un tratto esposto a slavine , su ghiaino fino anche abbastanza stabile ed alcuni passaggi con corde ma poco difficili per poi entrare nella parte più bella priva di vegetazione e con scalini in legno fisaati nella roccia e passaggi stretti sotto la cima del monte Piana 2324 m, si prosegue nel traverso fino a raggiungere la forcella dei Castrati 2272 m, situata tra le quote di Monte Piano e Monte Piana .
Ritorno
Il ritorno si può fare sia dallo stesso che dal sentiero dei Pionieri , anche se io vi invito eventualmente fare il contrario , cioè salire dal sentiero dei pionieri e scendere dal sentiero dei turisti. Il 6B collega il punto di partenza dove si mette l’auto, a mio avviso se si trova posto nei pressi di Carbonin c’è un piccolo posteggio appena dopo il ponte in cui non c’è il Parchimetro, da li si imbocca il 6A.
Dopo essere usciti dall’autostrada a Montecchio Maggiore (VI), si prende la S.P. 246 verso Recoaro Terme. Giunti a Recoaro si prosegue dalla S.P. 99 per la località Merendaore. Si supera malga Ravo e si raggiunge, il Rifugio Alla Guardia, dove la strada si restringe fino al Passo di Campogrosso, ovvero al Rifugio Antonio Giuriolo Campogrosso dove si lascerà l’auto.
Descrizione
Lasciato il rifugio Campogrosso 1464 m, si prosegue verso la strada delle 7 fontane per circa 150 m fino a raggiungere il segnavia n.157, e la Madonnina a mezzo busto dove è riportata una frase molto significativa «che il Signore fermi le Guerre», ricordo inoltre che qui passava, l’antico confine Austroungarico segnato dai Grandi Cippi, entrati nel sentiero si nota sulla sinistra anche l’Anello Storico della Guerra, il sentiero si snoda nel boschetto attiguo al Passo Buse Scure 1475 m, il bivio porta sulla sinistra ad imboccare il n.144, che porta alla Guardia attraverso il Sentiero delle Mole, il percorso prosegue quasi in maniera circolare transitando sopra la cresta della Frana del Rotolon, raggiungendo l’omonima selletta del Rotolon 1523 m, dove parte il sentiero n.195 che sale sulle Creste del Fumante, il primo tratto molto bello e composto da trinceramenti del periodo bellico su ghiaioni e muretti a secco fino a raggiungere la base della Guglia Gei, dove un enorme spaccatura nella roccia permette di superarla e di entrare nel Giaron della Scala, mentre il sentiero si fa impegnativo aiutato per fortuna dal zig zag su un terreno prettamente detritico, e con discreta pendenza si continua a salire superando il bivio con il n.105 del Vajo scuro e continuando si raggiunge un piccolo pianoro a quota 1919 m, ovvero la Forcella Lovaraste , con una piccola deviazione di circa 15 minuti si potrà raggiungere la croce posta sulla cima del Lovaraste 1942 m, ammirando un teatro unico su tutta la valle Agno e le Piccole dolomiti verso la Catena delle Tre Croci , si prosegue con la risalita fino guadagnare la vetta della Cima Centrale 1983 m, si scende in mezzo alle guglie del Castello degli Angeli fino a raggiungere la testata del Prà degli Angeli, per poi risalire sulla sinistra fino a Forcella del Fumante 1905 m, e risalendo poi i ripidi ci si immette in una mulattiera a forcella Obante 2010 m, con uno scenario unico verso la valle del Revolto , con il rifugio Scalorbi 1767 m, sulla conca di Campobrun e sullo sfondo a destra il rifugio Pertica 1530m , e sulla sinistra la mulattiera che sale verso il passo delle lora e Sentiero dell‘Omo e la Dona, si scende fino a raggiungere il rifugio Scalorbi attraverso il 109-195 .
Ritorno
Normalmente il 195 viene usato come alternativa per salire sul Rifugio Fraccaroli quindi il ritorno si può fare dal 157 boale dei fondi , oppure dal 196, poi dal Pra degli Angeli sarebbe inoltre possibile rientrare dal 143 che dalla Gazza porta a Campogrosso passando per la località La guardia e sale attraverso il sentiero delle Mole , ma allunga di molto il percorso ,