Grazie di nuovo al mio Amico Giancarlo Andolfatto che con grande professionalità ha descritto su Bassano Week questo luogo fantastico , per poter dare visibilità alla Valdastico , una valle bellissima che si sa spopolando , e che ha bisogno di essere salvata dall’incuria dell’uomo , che vorrebbe costruirci una superstrada . Grazie ancora Giancarlo e Giacomo .
evento
POSINA 21 agosto 2018
Vandali e criminali in azione sul Pasubio.
È di pochi giorni fa la sorpresa di una comitiva di
escursionisti piemontesi che, dopo essere saliti lungo la Strada delle 52 gallerie, non hanno non potuto manifestare la loro sorpresa e il loro disappunto per i rifiuti gettati ovunque e l’olezzo di urina che esalava da ogni anfratto
L’ultimo fine settimana è stato però anche quello dei gesti più deprecabili e da codice penale.
Il parcometro per la sosta installato dal Comune di Posina a Bocchetta Campiglia è stato letteralmente sradicato e messo fuori uso; contemporaneamente i soliti ignoti hanno preso di mira la baita Campiglia, appena aperta all’imbocco della Strada delle 52 gallerie, forzando gli ingressi con un cacciavite. «È già successo che si siano verificate rotture di finestrini delle auto in sosta per sottrarre quanto c’era all’interno del veicolo – raccontano al rifugio Colle Xomo -. Succede poi spesso di raccogliere lo sfogo degli escursionisti per le condizioni di incuria in cui si trovano i sentieri, a causa dell’inciviltà di molti».
Avevo sempre cercato di evitare polemiche sulla creazione di un posteggio cosi su questo sacro luogo , quando ho segnalato le mie perplessità su questo lavoro di ingrandimento del posteggio stesso , qualcuno ha detto che bisogna dare a tutti la possibilità di salire su questo luogo ormai dissacrato dalle stesse persone che non si rendono conto di toccare un suolo sacro , un suolo che tante vite ha spezzato , e tante famiglie sono rimaste orfane dei propri figli che qui hanno perso la vita …questo purtroppo è il risultato , dato dalla mancanza di valori che regna in molte troppe persone , ma non serve polemizzare , purtroppo noi montanari che conosciamo bene questi luoghi e dopo 50 anni ci saliamo in silenzio e nel rispetto , siamo profondamente avviliti per questo , voglio ricordare che il giorno dell’eclisse ci sia stato un problema simile sul Rifugio Mario Fraccaroli
Rifugio Fraccaroli 28 luglio 2018
Scriviamo questo post perché siamo molto amareggiati e delusi dal comportamento di alcune persone che frequentano la montagna di notte. Banchettano sulle terrazze del rifugio ignorando completamente il divieto di accesso, urlano disturbando il riposo degli ospiti e cosa ancor più grave lasciano le loro immondizie ovunque. Inoltre usufruiscono del bagno esterno durante la notte e all’apertura del rifugio se ne vanno senza neanche salutare. Se questo è il rispetto per la montagna…
Ma questo non è un rifugio qualsiasi , è una casa , e come le case sono fatte di persone , di accoglienza , la porta e sempre aperta a chiunque bussi , a chiunque voglia entrare , qui si possono trovare , amici , calore , simpatia …tutti quei grandi valori che il tempo ha amaramente portato via da alcune persone , questo il montanaro lo sa , perche da montanaro crede ancora in queste cose , crede nelle persone , crede che tutto possa essere possibile , è un eterno sognatore anche se conosce molto bene la differenza tra il giorno e la notte , crede veramente che siano le persone a fare la differenza . Il rifugio san Marco come pochissimi altri rifugi dimostra che non contano le stelle come negli alberghi , che se togli l’affetto , simpatia , accoglienza e calore , non rimane niente , solo quattro mura e un tetto , ma grazie a Dio il rifugio e fatto di persone , e sono solo loro a fare la differenza . Ringrazio le mie gambe e che mi permettono di salire e chi con me ha fatto questo viaggio, su questi luoghi incredibilmente sinceri e vivi dove si respira e si sente il profumo di umanità dove tutti siamo uguali , e tutti mantengono quel rispetto e umiltà che ci rende migliori .
Un doveroso rigraziamento a chi con me ha fatto questo viaggio ed alle persone che rendono possibile e mantengono questo luogo sempre al di fuori del comune
Grazie Ragazzi Luciano (Luke )
Storia
Il Rifugio San Marco è stato inaugurato il 29 settembre 1895 dalla sez. C.A.I di Venezia e mantiene tutt’oggi la struttura originaria: la più antica della zona.
Il CAI Venezia scelse il Sig. Angelo Del Favero (Aucel) di San Vito di Cadore come primo gestore perché parlava molto bene l’inglese essendo stato in America. Angelo insieme alla sua famiglia gestì il Rifugio per più di mezzo secolo, precisamente dal 1895 al 1951!!! Accolse vari alpinisti, tra cui personaggi illustri quali il re Alberto del Belgio e Don Achille Ratti (divenuto poi papa Pio XI) che scelsero il “San Marco”come punto d’appoggio per le escursioni in zona . Ci sono molti particolari che hanno caratterizzato la gestione di Angelo: la buona cucina che offriva ai suoi alpinisti arricchita dei prodotti locali e di quelli provenienti dal suo orto, nonché una gentilezza ruvida alternata ad un forte temperamento. La sensazione era dunque di trovarsi a casa propria. Papa Ratti alcuni anni più tardi ricorda con queste parole il tempo trascorso “al San Marco”: ‘- incantevole il vostro rifugio…il Sorapiss…e il Bel Pra. L’Antelao a sinistra e il Pelmo a destra….e voi Angelo….Com’era squisita la vostra minestra di piselli …’
E’ proprio l’Antelao la montagna che Angelo scruta ogni mattina, proprio perché la visione di quel colosso è sempre davanti ai suoi occhi. Angelo muore all’età di 87anni.
Il sucessore fu Giuseppe Zwigel, detto “Bepo todesco” marito di Vittoria l’unica figlia di Angelo.
Successivamente lo gestì da sola Lucia De Lucia e dal 1990 ad oggi la famiglia di Ossi Marino.
Contatti
Ossi Marino e famiglia
Aperti dal 20 giugno a fine settembre
Via F. Ossi 16 I-32046 San Vito di Cadore BL
tel. fax abitazione +39 0436 9718 oppure +39 0436 9146
tel. rifugio +39 0436 9444
cell. +39 339 3802505 oppure +39 335 8165066
e-mail: info@rifugiosanmarco.com
Che dire 510.000 visualizzazioni sono un traguardo in questi 5 anni , seguito da 75 paesi del mondo , anni di piccole e grandi emozioni , che io spero aver saputo in parte donare a voi che mi seguite con tanta passione , su questo mio andirevieni di quote , cime , paesaggi , la semplicità dei prati e delle rocce , vi vorrei ringraziare uno ad uno ma ciò non è possibile , lo farò qui sul mio sito , spero di avervi emozionato e motivato abbastanza per apprezzare questo nostro bellissimo ed unico territorio che madre natura ci permette di calpestare con rispetto e umiltà . Luciano Cailotto ” Luke”
Leggesi su un manoscritto del 1888 una breve storia delle Anguane. In principio esse erano una sorta di fate. Però nel volgere dei secoli e con il variare degli umori della gente assunsero anche vesti di streghe o di zingare maliarde. Nelle sembianze, cioè, di vecchie megere o di donzelle formosissime. Avevano l’abitudine di frequentare, sotto forma di zingare, paesi e villaggi adiacenti al loro habitat.
Se occorreva potevano assumere a volontà anche sembianze e forme di animali minuscoli in modo che potevano penetrare ncirinterno delle case attraverso camini, « gàtoli » o addirittura attraverso il buco delle serrature.
Questi esseri, dotati di proprietà soprannaturali, erano in grado di accendere i fuochi a ridosso di fienili o di pagliai senza che si incendiassero. Quando assumevano sembianze umane solevano cospargersi di unguenti profumati, mani, piedi, braccia, gambe, viso, capelli ccc.
Da noi abitavano dentro la « Spaccata » sopra S. Quirico. E guai all’incauto visitatore che si arrischiasse penetrare in quella forra. Le anguane lo avrebbero adescato, ed una volta che si fosse abbandonato all’ebbrezza dei sensi non ne sarebbe uscito più. Con queste “terrificanti” premesse ben pochi erano i villici che si arrischiassero là dentro con il pericolo di cadere nel laccio di queste fate- streghe vogliose d’amore. E siccome i maschi non andavano a loro, esse ne andavano alla ricerca al di fuori della « Spaccata ».
Fatto è — si narra — che una di esse più astuta delle altre, prese forme molto seducenti e si trasferì, anche se « foresta », ai Pcllichero. Non ci mise molto a far innamorare perdutamente di sè uno dei Fantoni a Fongara Alta. Insomma, per farvela corta, si unirono in regolare matrimonio e ne nacquero due figlie.
Un bel giorno però, mentre entro le mura domestiche tutto pareva filare liscio, che è che non è, Ittele (tale era il nome dcll’anguana) improvvisamente disparve e non ne fu trovata più traccia. Era avvenuto questo: un viandante che si dirigeva a Fongara. giunto nei pressi della Spaccata aveva sentito uscire delle invocazioni di aiuto. Fattosi attento riuscì a capire (senza però vedere l’intcrlocutricc) queste parole oscure: « O viandante dalla cavalla bianca, riferisci ad Ittele che Uttclc ci ha lasciato e che non sia mai stanca! ». Arrivato a Fongara, emozionato, ne riferì alla gente e dopo poco la notizia di bocca in bocca pervenne a Ittele la quale, capito che la madre Uttclc abbandonava questo mondo, subito scomparve.
Vuole la leggenda che Ittele tuttavia, senza più assumere sembianze visibili, tornasse ogni mattina dalle sue figliole e le agghindasse a dovere. Per penetrare in casa usava ora il camino, ora il « gàtolo », ora il buco della serratura secondo le regole della sua « consorteria ».
Il marito che vedeva le due figlie ogni mattina messe per benino, volle sapere chi veniva ad aiutarle e loro dissero: « La mamma ». Ma sì, quello era il tocco gentile, inconfondibile di sua moglie e usò ogni artificio in suo possesso per almeno vederla.
Ma tutto fu inutile e il poveruomo dimagriva. Ittele, vedendo questa sua dolce passione amorosa, si mosse a pietà e per un attimo, riprendendo le forme umane, gli disse: « Eccomi, sono io, ma non mi puoi toccare. Comunque c’è una possibilità . Conterò fino a tre , facendo tre passi indietro . Se riuscirai ad afferrarmi nell’attimo in cui compio il terzo passo , tresterò con te fino alla fine dei nostri giorni . Ma non sbagliare il colpo . Pronto ? uno… due… e… tre. Ittele non fu più rivista .
G. Bellucci , Tratto dal libro L’Ontano di Ottone Menato
Piccolo Ricordo Personale
Ricordo che frequentando spesso il paese di Fongara e passando quindi per la montagna Spaccata mia nonna mi raccontasse sempre una sua esperienza , e mi diceva che scendendo a piedi da Fongara appena giunta alla Montagna Spaccata si sentisse chiamare per nome da una voce soave e limpida ” Agnese , Agnese ” lei continuasse imperterrita a tutta velocità senza nemmeno voltarsi indietro.
Grazie Nonna che mi hai fatto vivere in semplicità con queste piccole grandi storie
( queste foto sono state tratte dal giornalino pubblicato dalla Marzotto per i propri dipendenti )
La montagna Spaccata , non sempre si può descrivere a parole quello che gli occhi colgono e quello che le emozioni donano , questo angolo di paradiso ai piedi delle piccole dolomiti , questa piccola oasi di grande bellezza dove il tempo si ferma e le tradizioni e leggende si incrociano sulle rocce e acque del piccolo torrente che ha eroso e dato la forma , questo e tutto , questa è la magia della montagna spaccata , delle anguane dei maghi e di chi con grande amore mantiene tutto questo .
Come arrivare
Dall’uscita dell’autostrada di Montecchio Maggiore si prende la statale 246 che porta da verso Recoaro Terme , giunti al bivio di San Quirico si imbocca la strada sp 100 che porta a Recoaro Mille salendo per altri 5 minuti si giunge a destinazione .
Morfologia geologica e storia
La montagna Spaccata e un luogo dove la natura ha creato un fenomeno geologico di rara bellezza una specie di canyon profondo 92 metri , scavato dalle erosione della Valle dell’Iniele , una gradinata in legno , ora sostituita con una di metallo si insinua nell’antro di questa magnifica gola tra roccia e acqua . La golo era attrezzata con scale in legno e serviva inizialmente come un passaggio per raggiungere la località Pellichero situata a monte dell’omonima valle .
La visita della Regina Margherita di Savoia
Il 17 agosto 1879 sulla strada della Spaccata avvenne l’incontro della regina Margherita di Savoia e del principe ereditario Vittorio Emanuele con 22 alpinisti della sezione di Vicenza. Donarono all’augusta visitatrice un quadro che raffigurava la Spaccata e i dintorni. A sua volta la regina commissionò al prof. Allegri un quadro che raffigurasse l’incontro.
Ma quella non fu l’unica passeggiata regale nella zona della Spaccata perché a darne conto è l’iscrizione marmorea che tuttora testimonia che il 9 agosto dello stesso anno, Margherita di Savoia era entrata nel misterioso anfratto. Per fissare nella storia questo evento i titolari della Spaccata, Michelangelo e Sante Pellichero apposero una lapide commemorativa tuttora visibile tra le rocce.
Infine, nei primi anni del ‘900 divenne famoso il personaggio del Mago della Spaccata. Al tempo, Luigi Pellichero, capelli e barba incolti, di carattere scontroso e con una coperta sulle spalle, gestiva la locanda e per la suggestione insita nel luogo in cui viveva divenne egli stesso un protagonista singolare e un po’ misterioso di fiabe e racconti mettendo in soggezione soprattutto i bambini.
Il Ristoro la Montagna Spaccata
Dal 2004 La famiglia Santagiugliana ha ridato lustro a questa piccola parte di paradiso a pochi minuti da casa , grazie a loro questa metà e ritornata fiorente come un tempo , numerosi sono gli eventi che la famiglia organizza nel periodo estivo , qui dopo una passeggiata si potrà assaporare qualcosa di tipico legato ad un tempo passato ma mai dimenticato
Nel ristoro Montagna Spaccata potrete gustare i rinomati salumi che la famiglia Santagiuliana produce direttamente dal 1965. Potrete riscoprire i profumi e i gusti dellenostre tradizioni secolari attraverso i nostri prodotti tipici, rigorosamente fatti in casa, con l’aiuto e le antiche ricette dei migliori norcini del posto. Per ottenere simili specialità ci vogliono carni scelte con cura, i segreti della speziatura, l’arte dell’affumicatura ma soprattutto ci vuole la stagionatura all’aria pura, tra le verdi montagne e gli ampi cieli di Recoaro Terme.
http://www.montagnaspaccata.com
https://www.facebook.com/montagnaspaccatarecoaroterme/
Contatti Utili :
Località Spaccata n° 4 Recoaro Terme Vicenza 36076
PER INFO:+39 3403723231 /0445 473953
info@montagnaspaccata.com
INGRESSO: intero 5.00€
ridotto (bambini fino otto anni) 3.00€
Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto,
l’ultimo fiume avvelenato,
l’ultimo pesce pescato,
l’ultimo animale libero ucciso.
Vi accorgerete…
che non si può mangiare il denaro.
Orso in piedi. Sioux
Normalmente nel mio sito di itinerari non faccio post polemici , ma questo lo devo fare per quella valle che deve rimanere intatta , bella come può essere una valle nella semplicità di quel delicato equilibrio , uomo , natura , animali e cementificazione , un opera inutile per arrichire chi ?
NON LO SAPREMO MAI
Mi sento in obbligo condividere questo obbiettivo , per salvare quella meravigliosa valle , che e la Valdastico , per salvare quei abitati , quelle case quei luoghi rimasti quasi intatti dalla mano dell’uomo , chi non ha mai visto la val d’astico non può capire il suo immenso e delicato equilibrio , la valdastico e una valle a misura d’uomo :
NON PERMETTIAMO QUESTO SCEMPIO , NE ABBIAMO GIA TANTI PER ARRICHIRE I POCHI E DISINTEGRARE QUEI POCHI LUOGHI RIMASTI ANCORA UN PARADISO , POTENZIAMO SERVIZI ALTERNATIVI .
Altri link utili :
Ancora un grazie agli amici Giacomo e Giancarlo Andolfatto per la pubblicazione di questa ferrata su Bassano Week , una ferrata tecnicamente impegnativa sopratutto nel ripido sentiero di avvicinamento ma con scenari particolari e unici come il suo ponte tibetano che passa sopra l’altro sentiero ma comunque aggirabile . Buona lettura
Cenni storici
Teatro di scontri decisivi nel corso della guerra del 1915-1918 e alcuni avvenimenti della 1945 con i partigiani, è conosciuto a molti per il il suo sacrario dalle imponenti dimensioni e che conserva le spoglie di italiani e austroungarici assieme ad un museo della Grande guerra della Galleria Vittorio Emanuele III . Famoso è anche il Sacello della Madonna Ausiliatrice inaugurato il 4 agosto 1901 dal cardinale Giuseppe Sarto . La statua fu mutilata durante il primo conflitto mondiale, ma venne poi ricollocata nel 1921. Alla Madonnina del Grappa è dedicata l’Opera assistenziale fondata, subito dopo la Guerra, con il nome opera della divina Provvidenza Madonnina del Grappa .
iononhopauradellupo
Nasce in alta Val Taro (PR) in risposta agli attacchi mediatici di disinformazione ed allarmismi ingiustificati nei confronti del lupo. Nasce dalla volontà di un gruppo di abitanti della montagna di far avvicinare le persone alla natura attraverso una corretta informazione, di studiare e monitorare la fauna selvatica, di promuovere il territorio accompagnando i nostri soci alla scoperta dei suoi luoghi più selvaggi seguendo le tracce degli animali e di impegnarsi attivamente per favorire la convivenza tra uomo e natura.
#iononhopauradellupo diventa associazione perché abbiamo tante idee e tantissimi progetti che vogliamo realizzare. Siamo tutti volontari, chi semplice appassionato di fauna selvatica, chi con competenze professionali nella tutela dell’ambiente e crediamo che la nostra forza stia nella passione e nell’amore che abbiamo per la natura e per questo meraviglioso territorio.
Riusciamo a realizzare i nostri progetti e le nostre idee attraverso il tesseramento e le donazioni fatte da chi condivide i nostri obbiettivi.
Il resto è pura passione!
La convivenza con tutto ciò che ci circonda dovrebbe essere innata in ognuno di noi, ma purtroppo così non è, e dunque vogliamo farvi innamorare degli animali, dei fiori, delle piante, dei torrenti, delle rocce come ne siamo innamorati noi.
Missione
Nasce per rispondere agli attacchi mediatici alla crescente disinformazione ed alla diffusione
di inutili allarmismi nei confronti del lupo e della grande fauna.
Un’associazione fondata da abitanti della montagna allo scopo di far conoscere e vivere la natura tramite una corretta informazione. Si impegna a promuovere il territorio alla scoperta dei suoi luoghi più selvaggi favorendo attivamente la convivenza tra uomo e natura.
Un gruppo di volontari mossi da un grande amore per la montagna e tutti i suoi abitanti, animali ed umani.
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