Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h15 Avvicinamento fino al Rifugio Papa : 2h00
Dislivello totale : 300 m
Quota massima raggiunta : 2232 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Il sentiero parte dal Rifugio Papa e si snoda sugli itinerari storici della grande guerra , passando per i punti cruciali ovvero i crinali di cima Palon , Dente italiano e Dente austriaco , il percorso e molto bello e abbastanza semplice anche se bisogna considerare il tempo e la fatica fisica per arrivare a Rifugio Papa e sempre a questo proposito per godere appieno dei percorsi e poter abbracciare la spettacolarità di questi luoghi , dormire in uno dei due rifugi al Papa o al Rifugio Lancia . Parte del sentiero e ancora in fase di recupero delle trincee e gallerie principali da parte della forestale ma sopratutto dei volontari alpini , se il tempo e clemente si possono osservare tutte le montagne intorno .Il tempo di percorrenza fino al rifugio Lancia e di 3 ore anche se presente dei bivii che lo possono accorciare , uno sulla selletta dei denti che porta alla chiesetta , uno alla base opposta del dente austriaco che porta sul sentiero 120 delle sette croci . E il sentiero più bello sotto tutti i profili e indispensabile percorrerlo almeno una volta per poter comprendere il grande sacrificio umano che si e consumato in questo luogo . Un invito particolare percorretelo con molta calma ed umiltà , prendetevi il tempo per soffermarvi su quelle grandi opere fatte durante la guerra e poi chiudete gli occhi e provate ad immaginare i sacrificio umano e il sangue versato su queste montagne , ricordando sempre che nelle guerre non esiste un vinto ne un vincitore come descritto nella croce sul dente austriaco ” nemici in terra ma fratelli in Cristo “. Camminate piano provate ad uscire magari anche dal sentiero si possono ancora trovare delle ossa di qualche EROE che ha combattuto per l’ideale di libertà.Ricordate inoltre che negli inverni durante la guerra la coltre nevosa reggiungeva anche i 10 metri di altezza
Il consiglio che vi dono è quello di pernottare al Rifugio Papa salendo dalle gallerie per poi il mattino seguente poter camminare ed ammirare con calma questi luoghi , portate con voi una TORCIA per poter entrare nella gallerie che sono state rese agibili in buona parte.
LE FOTO PER QUANTO POSSONO DARE L’IDEA DELL’AMBIENTE , DELLA CRUDEZZA DI QUESTO LUOGO NON RIESCONO A DONARE A VOI CHE LEGGETE LA MINIMA PARTE DI QUELLO VI VERRA DONATO PASSANDO SU QUESTA MONTAGNA
NON SIATE FRETTOLOSI PRENDETEVI IL GIUSTO TEMPO PER PASSARE SU QUESTI CAMPI DI BATTAGLIA , SU QUEI CUNICOLI DOVE GLI EROI DI QUESTA NOSTRA PATRIA HANNO PERSO LA VITA E VERSATO TANTO SANGUE
Quando l’arte si tramanda e si sente quel profumo di legno lavorato con amore e passione escono piccoli capolavori… e per questo che voglio dare lustro a queste piccole realtà nel nostro territorio segno che qualche volta la passione si tramanda da padre in figlia … Luciano
La nostra Storia
Questa fantastica avventura iniziò molti anni fa, alla fine degli anni ’90. Io e mia mamma, un po’ per gioco, un po’ per passatempo, iniziammo a lavorare con un tornio costruito da mio papà. Quando tornavo a casa ero tutta impolverata e perdevo trucioli per le scale d’entrata; il mio vicino di casa iniziò a chiamarmi “truciolo” e così nacque il nome della mia attività. Grazie alla fantasia e alla creatività mia e di mia mamma, al supporto tecnico di mio papà (perito meccanico per passione e per lavoro) e all’intraprendenza di mio fratello, entrammo a far parte del mondo dell’artigianato in legno, creando una varietà di articoli nel nostro laboratorio e vendendo in negozio e nelle fiere. La vita però a volte ti porta ad intraprendere strade inaspettate e così, lasciato il mondo dell’artigianato in legno, mi sono dedicata ad altre attività, arricchendomi di esperienze lavorative in vari settori. I miei genitori, in pensione, hanno continuato per hobby a creare oggetti in legno partecipando a diversi mercatini e manifestazioni della zona. E’ difficile però staccarsi da questa passione, dal profumo e dai colori del legno e da quella splendida emozione che provi quando con le tue mani crei qualcosa di unico e apprezzato dagli altri, così nel 2015 con nuovo spirito e tanta voglia di creare, sono tornata a lavorare questo splendido materiale, trasmettendo questa passione anche a mio marito.
Un ringraziamento speciale va a mamma Lella e papà Giorgio per avermi sempre aiutato e per aver portato avanti questa attività durante la mia assenza, a mio fratello Mirko che è stato un collaboratore prezioso e divertente e soprattutto a mio marito Paolo che ha sempre creduto in me e che ha realizzato questo sito.
Il mio augurio è che visitando il mio “negozio online” tu abbia la sensazione di entrare in un piccolo negozio di artigianato locale, di poter apprezzare tutta la cura e l’amore che mettiamo nella creazione dei nostri articoli, di sentire quasi… il profumo del legno!
Cartografia : Edizioni Zanetti – n°101 Pale di San Martino 1:25000
Come arrivare
Si sale attraverso la valle di Vanoi fino ad arrivare a San Martino di Castrozza , superato l’abitato si imbocca la strada che porta al Passo Rolle e si raggiunge la stazione di partenza della funivia di Colverde.
Descrizione
Questo itinerario ci porterà sempre sul Rifugio Rosetta Pedrotti , attraverso il Passo di Val di Roda e raggiungendo cosi poi il Rifugio , il sentiero percorre una prima parte su una carrabile che porta anche all’imbocco dapprima del n.725 del Cacciatore e poi il n.724 della strada forestale che porterà a raggiungere il n.721 che salirà fino al Rifugio Velo della Madonna . Ma per ora a noi interessa salire il sentiero n.702 forse uno dei più belli dellle Pale accesisbile a tutti i buoni camminatori , con panorami e scorci che donano emozioni continue, raggiunto il primo bivio si sale in maniera abbastanza severa, anche se i zig zag attenuano la fatica ed i passaggi tra abeti , pini e larici lo rendono molto piacevole fino a raggiungere la serie di tornanti su terreno detritico che ci porterà nel Col de Bechi a quota 2048 m. in un tratto prativo che ci permette di ammirare il versante opposto delle Pale, ovvero le piste da sci di San Martino di Castrozza, il zig zag ora procede su roccie detritiche e sale ripido fino ad incrociare il sentieroche a destra porta sul passo di Ball attraverso il n.715, mentre a sinistra dapprima ci porterà al Col della Fede 2780 m. poi sempre sul 702 attraverso un sentiero con molti tornanti in un terreno ostico e roccioso, passando sotto la Croda di Roda si raggiungerà il passo Val di Roda 2560 m. e successivamente il pianoro del Rifugio Rosetta Pedrotti. Lo scenario lunare delle Pale di San Martino è qualcosa di una bellezza unica ed ineguagliabile. La salita anche se severa e difficile porta in un luogo indefinibile sotto il profilo panoramico e della maestosità delle sue creste e cime che intorno al rifugio Rosetta , al ghiacciaio della Fradusta .
Ritorno
Il ritorno per chi non volesse scendere dallo stesso può essere fatto dal 701 che scende attraverso un zig-zag fino alla funivia di partenza per il Col verde, in alternativa per chi dovesse essere in difficoltà potrà discendere in Funivia
Per accedere al lago di Braies, da un pò di tempo si deve prenotare sia se si voglia salire in auto che in bus con il servizio pubblico che porterà direttamente al lago con il libero accesso , ricordo che la valle viene chiusa al traffico nelle fasce orarie giornaliere ed è facile ricorrere a multe e sanzioni se le stesse non vengono rispettate, la via più semplice ed economica rimane il servizio pubblico dove le prenotazioni possono avvenire attraverso questo sito https://www.prags.bz/it
Descrizione
Il lago situato a 1.496 metri, giace ai piedi dell’imponente parete rocciosa della Croda del Becco ( Sass dla Porta, 2.810 m) e si trova all’interno del parco naturale Fanes-Sennes-Braies. Ha un’estensione di circa 33 ettari con una lunghezza di 1,2 km e una larghezza di 300-400 metri. È uno dei laghi più profondi della provincia di Bolzano , con ben 36 metri di profondità massima e una profondità media di 17 metri. La temperatura massima dell’acqua è di 14 °C. È un lago di sbarramento, in quanto la sua creazione è dovuta allo sbarramento del Rio de Braies a causa di una frana staccatasi dal Sasso del Signore . Il lago è una meta turistica ed è circondato su tre lati da cime dolomitiche, tra cui la Croda del Becco. È il punto di partenza dell’Alta Via n°1delle dolomiti detta “La classica” che arriva fino a Belluno ai piedi del Gruppo dello Schiara.
Il giro del Lago di Braies richiede circa 1h30. Il percorso è lungo 3,6 km e ha un dislivello di circa 100 metri, considerato facile e adatto a tutti. Il percorso ad anello intorno al lago è ben segnalato e può essere percorso in entrambi i sensi. È possibile prendersela comoda e fare diverse soste per ammirare il paesaggio e scattare foto. In inverno, a causa del ghiaccio e della neve, il percorso potrebbe essere più impegnativo e richiedere attrezzatura da trekking.
Leggenda sulle origini del lago
La leggenda vuole che la vallata di Braies fosse abitata da brutti selvaggi che custodivano l’oro delle vicine montagne, prezioso per il suo splendore ma che li rendeva duri nell’animo. Quando nella valle apparvero allevatori con il loro bestiame, i selvaggi regalarono loro alcuni oggetti d’oro. Gli allevatori alla vista di tale abbondanza d’oro divennero avidi e iniziarono a impadronirsi della materia prima. La popolazione dei selvaggi decise di impedire loro di raggiungere le montagne e fece sgorgare alcune sorgenti d’acqua, che crearono a valle il lago di Braies, che impediva agli allevatori di poter rubare altro oro ai selvaggi. Secondo la tradizione ladina il nome Sass dla Porta deriverebbe dalla saga del Regno di Fanes, un antico reame della mitologia ladina , che sarebbe esistito nelle attuali vallate dolomitiche in tempi immemorabili. Ogni anno, in una notte di luna piena, i pochi superstiti del popolo dei Fanes, distrutto dall’avidità di un re usurpatore, escono dall’enorme buco naturale scavato nella roccia del monte e fanno in barca il giro del lago, guidati dalla loro regina e da Lujanta, mitica eroina che viene affidata alle marmotte come pegno dell’alleanza tra la regina e le marmotte, ricevendo in cambio una piccola marmotta.
Cenni storici
La seconda guerra mondiale
Presso l’hotel del lago di Braies (Hotel Pragser Wildsee) si è verificato uno degli ultimi episodi della seconda guerra mondiale in Italia. Verso la fine di aprile del 1945 le SS vi condussero 141 prigionieri, molti dei quali illustri: l’ultimo cancelliere austriaco prima dell’Anschluss(l’annessione nazista dell’Austria, nel 1938) Kurt Alois Von Schuschmigg , l’ultimo primo ministro della Terza Repubblica Francese Léon Blum, il generale italiano Sante Garibaldi, il figlio del maresciallo Pietro Badoglio, l’ex primo ministro ungherese Miklòs Kàllay, il comandante in capo dell’esercito greco generale Alexandros Papagos, con tutto il suo stato maggiore, il tenente sovietico Vassilij Kokòrin (nipote del commissario del popolo agli affari esteri dell’URSS Vjaceslav Michajlovic Molotov), Nikolaus Von Horthy (figlio del reggente del regno ungherese ammiraglio Miklòs Horthy), il vescovo francese di Clermont-Ferrand Gabriel Piguet, l’ex-capo di stato maggiore tedesco e generale d’armata Franz Halder con la consorte, nonché numerosi familiari del colonnello di stato maggiore tedesco conte Claus Schenk Von Stauffenberg autore dell’attentato ad Hitler del 20 luglio 1944 fu un tentativo di colpo di stato tramite l’assassinio , organizzato da oppositori militari, politici e della nobiltà tedesca. I congiurati vedevano nella morte del dittatore l’elemento fondamentale per il rovesciamento del regime nazista. Tuttavia, Hitler rimase solo lievemente ferito dall’esplosione della bomba che doveva ucciderlo, depositata dal colonnello della Werhrmacht
La mattina del 4 maggio 1945, alle 6:45, arrivò presso il lago di Braies la prima pattuglia americana e avvenne la cessione dei 141 ostaggi agli alleati. I tedeschi della Wehrmacht furono disarmati e fatti prigionieri. Le armi furono lasciati al capitano von Alvensleben e a un altro ufficiale, tenendo conto del loro comportamento. Per i tedeschi presenti tra i prigionieri si decise che coloro che non avevano avuto alcun rapporto con i nazisti avrebbero potuto essere liberati dopo un periodo di detenzione a Capri. Tutti gli altri tedeschi vennero arrestati. Tra di loro il generale Alexander Von Falkenhausen , il generale d’armata Franz Halder, il principe Filippo D’Assia, Hjamar Schacht, il generale George Thomas , Fritz Thyssen, L’ex cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg fu liberato assieme alla sua famiglia e scelse di emigrare negli USA.
Dopo avere percorso la Vallarsa e raggiunto Rovereto si prosegue verso l’abitato di Ala, per poi raggiungere l’abitato Marco di Rovereto da lì lungo la strada principale in una laterale a sinistra partirà il nostro itinerario .
Descrizione
Questo sentiero il 116 parte da località Cumerlotti , un abitato poco lontano da Serravalle d’adige e sulla strada che porta ad Ala, il sentiero per una buona parte sale su stradina asfaltata che transita in mezzo ai preziosi vigneti , si parte sulla strada principale prendendo la direzione verso il Santuario di San Valentino, si attraversa una profonda gola , prima di raggiungere l’omonimo santuario , la strada prosegue costeggiando un terreno recintato e ben tenuto, fino a raggiungere la Colonia di Prabubolo situata alla fine della strada e dov’è presente un cancello, superata la colonia dov’è presente anche una chiesetta , si ricomincia a salire ma lo si fa in mezzo al bosco, incontrando durante la risalita alcuni cimiteri.
Cenni storici
“Termopili d’Italia” è un soprannome dato a diverse località e battaglie in Italia per la loro importanza strategica e la resistenza eroica contro un nemico numericamente superiore, richiamando la famosa battaglia delle Termopili greche
Passo Buole
Il passo buole divide la Vallarsa dalla Val Lagarina e sul crinale che dal Carega porta verso a Rovereto, il 4 giugno del 1915 i reparti del 6°rgt Alpini Vicenza e Verona raggiungevano da lì il monte Zugna completando cosi la conquista di tutta la dorsale , il 15 maggio del 1916 gli austriaci tentarono l’accerchiamento degli italiani estesa su tutte e tre le valli , la Vallarsaa attraverso il pian delle Fugazze , lungo la val Terragnolo per il passo della Borcola e da Folgaria sulla Val d’Astico con lo scopo di accerchiare l’esarcito italiano ed entrare nella pianura vicentina , era anche previsto una riconquista delle posizioni della dorsale Zugna-Carega per poter dare spazio ai movimenti delle truppe in Valle.
Il 19 maggio gli austroungarici occupavano il monte Spil , il Col Santo ed il Monte Testo , con l’obbiettivo di scendere in Vallarsa , gli italiani per evitare di essere accerchiati alle ore 14 del 19 maggio retrocessero dalla linea avanzata di Matassone e Pozzacchio alla più arretrata di Dietro in Gasta-Pasubio, nei tre giorni che impiegarono gli austroungarici per raggiungere di nuovo un contatto con gli italiani, gli stessi si trovarono il tempo di riorganizzare le truppe ma si trovavano con il lato destro scoperto e inserito per circa 8 km nelle linee nemiche , cosi il comendo italiano decise di frastagliare le forze che dal crinale dello Zugna porta verso in passo Jocole , la cima Levante, con lo scopo di impedire al nemico di salire la Vallarsa con rifornimenti , artiglierie ed uomini.
Santuario San Valentino
Su un dosso che domina la Vallagarina dalla chiusa di Serravalle fino al castello di Sabbionara sorge il santuario di San Valentino. La chiesa fu consacrata nel 1329, quando il culto del martire era già diffuso nella vallata. II colle era meta di frequenti pellegrinaggi, e la costruzione del santuario si protrasse, attraverso successivi ampliamenti, per tutto il Medioevo. Il culto e la devozione al santo risalgono a tempi remoti, e si rafforzano in particolare dopo la donazione delle reliquie nel 1645. In questa occasione ci fu una grandiosa processione, ripetuta anche duecento anni dopo, come nuovo solenne atto di devozione al santo che si riteneva avesse protetto la popolazione dall’ondata di colera che si era abbattuta sulla zona. Oggi, la prima domenica di settembre si ripetono solenni celebrazioni religiose. La profonda venerazione popolare per San Valentino è testimoniata anche dagli innumerevoli “ex-voto” appesi lungo la parete della navata sinistra. Molti di questi raffigurano episodi drammatici di vita quotidiana come incidenti, malattie, catastrofi naturali, in cui i fedeli riconoscono l’intervento salvifico del santo. Ci sono varie discussioni su quale martire sia il San Valentino venerato dalla popolazione alense. Vi sono infatti testimonianze sia di un vescovo di Terni che di un sacerdote romano, entrambi del III secolo dopo Cristo, celebrati il 14 febbraio e la cui storia di martirio coincide. Si tratta di due persone diverse o è il medesimo martire? Dalle fonti storiche Valentino risulterebbe essere stato un cittadino romano nato all’inizio del III secolo. Durante le persecuzioni del breve impero di Claudio II, Valentino fu catturato, e, dopo un lungo processo, giustiziato lungo la via Flaminia il 14 febbraio dell’anno 269. Subito dopo la sua morte si svilupparono il culto e la devozione da parte della comunità cristiana. Il Santuario ebbe il ruolo di ospedale militare durante la prima guerra mondiale e dal 1925 una delegazione alense cercò di realizzare l’Ossario ai caduti di Passo Buole all’interno di una navata della chiesa, progetto che non venne recepito. Successivamente venne utilizzata come magazzino e deposito di munizioni durante gli anni della seconda guerra mondiale. Durante questi conflitti la struttura fu molto danneggiata e deve il suo attuale aspetto al restauro promosso nel 1982 da un gruppo di volontari, che sistemarono anche la casa di preghiera annessa all’edificio religioso. La più antica via d’accesso al santuario, la strada della “via crucis”, sale dalla frazione Marani per una breve serie di tornanti che si inoltrano nel bosco. Caratteristici sono i capitelli, di recente restaurati, e la vegetazione, tra cui spiccano alcune querce secolari.
Cartografia : Lagiralpinan°24 Dolomiti di Sesto 1:25000
Come Raggiungere
Si sale con l’auto fino al posteggio iniziale che sale a Val Campo di Dentro situato all’imbocco della valle, ricordo che il posteggio è a pagamento , ci sono diversi posteggi salendo la valle ammesso che la sbarra sia alzata , dopodichè funziona una navetta che fa da spola dal posteggio fino all’ultimo posteggio a circa 30 minuti dal rifugio che devono per forza essere percorsi a piedi, invito chi alloggia in zona , su albergo o campeggio ad usare i mezzi pubblici in quanto la spesa sarà minore, raggiunto il posteggio si potrà scegliere di salire a piedi.
Descrizione
La prima parte di avvicinamento al rifugio Tre Scarperi attraverso il sentiero 105 è molto facile su rotabile con alcuni tratti detritici porta in una piana fantastica , per poi dopo averla attraversata si raggiunge un piccolo monumento dedicato ad un alpino dove si incrocia un primo bivio che porta alla forcella dei Baranci segnavia 8, si supera un secondo bivio per il Passo grande dei Rondoi 9-10. Dopo aver attraversato il piano detritico si inizia una salita abbastanza ripida attraversando un primo stretto canalone erboso ed in parte boschivo con tratti di scalette in legno e tratti meno ripidi che si alterneranno di continuo divenendo in alcuni punti molto impegnativi, fino a raggiungere la parte rocciosa del sentiero dove la valle si apre e il sentiero prosegue zigzagando pietre e rocce di varie dimensioni , la presenza di alcuni tratti con scalini in legno ne facilita la percorrenza e mantiene una buona sicurezza , poi si inerpica in tratti erbosi ed inizia anotare la presenza di postazioni di guerra austroungariche, raggiunta la forcella sulla destra si noteranno le postazioni del Passo dell’alpe mattina , e sulla sinistra la torre di Toblin , mentre proseguendo il sasso di sesto completa la linea di fronte , fino a poi raggiungere il rifugio Locatelli Innerkofler.
Cenni storici
Scontri del 30 ottobre 1915
Ai primi di settembre 1915, i Landesschützen vennero sostituiti dalle truppe del tenente colonnello Von Paumgarten, con l’ausilio di 1 batteria da campagna, 2 cannoni da montagna, 2 obici e 2 plotoni dotati di mitragliatrici. A contrastare tali forze, vi erano fin dal 9 settembre i bersaglieri dell’8° appostati sul Sasso di Sesto. Il 3 ottobre, il comando venne preso dal capitano Burger, che elaborò un nuovo piano d’attacco. Infatti il 30 ottobre, verso l’una di notte, una prima colonna si scontrò con le truppe italiane a sud della cima, cercando di distogliere l’attenzione del nemico dalla vetta, da dove volevano penetrare le truppe austriache al comando del sottotenente Hirsch. Il tutto però fallì dopo che l’artiglieria italiana iniziò a prendere di mira il Sasso; il giorno seguente verso le 13, i bersaglieri tornarono alle loro trincee.
Un nuovo attacco fu deciso per il giorno seguente; il 1º novembre le truppe austro-ungariche riuscirono a conquistare la vetta del Sasso di Sesto e a piazzare alcune cariche esplosive. Gli italiani riuscirono a respingere il tentativo di sabotaggio, ricacciando indietro il nemico e involontariamente fecero sì che non avvenisse alcun contatto per lo scoppio delle cariche. Questo fu l’ultimo tentativo nel 1915 di conquistare questa cima, dato che il tempo andava sempre più peggiorando.
Scontri dell’aprile 1917
Nel marzo 1917la III compagnia degli Standschutzen di stanza a Innsbruck , appena arrivata a sostituire le truppe precedenti, decise di conquistare la cima del Sasso di Sesto, posto poco più a sud della loro posizione, la Torre di Toblin. Iniziarono così a scavare una galleria sotto la coltre di neve che superava i 3 metri di altezza.
L’ordine d’attacco fu dato l’11 aprile 1917 , quando l’ultimo diaframma della galleria fu fatto crollare appositamente. L’iniziale avanzata di 50 soldati al comando del tenente Tschamler, sorprese facilmente i primi alpini che furono catturati ancora nel sonno. Ai livelli inferiori delle gallerie italiane vi fu il tempo di allarmarsi e fu così che iniziò uno scontro all’arma bianca e lanci di bombe a mano. In poco meno di un’ora e mezza, poco prima della mezzanotte le truppe austro-ungariche, anche grazie al numero superiore, conquistarono il Sasso. A tale attacco, partecipò anche il soldato-donna Viktoria Savs , che fu poi ferita ad una gamba il 27 maggio.
Gli italiani, dalle prime luci dell’alba iniziarono un duro contrattacco, che anche grazie all’uso di mitragliatrici , costrinse le truppe nemiche a tornare verso la sommità della cima. Nonostante ciò, gli scontri, sempre più cruenti durarono fino alle ore 13, quando il comando austriaco decise per una saggia ritirata.
Cartografia : Lagiralpinan°24 Dolomiti di Sesto 1:25000
Come Raggiungere
Si sale fino a Bagni di Moso dove parte anche la funivia per la Croda Rossa di Sesto, raggiunto il parcheggio si lascia l’auto e si prosegue a piedi, per chi alloggia in albergo o in campeggio c’è la possibilità di raggiungere la partenza con i mezzi pubblici.
Descrizione
Il percorso non presenta difficoltà ed è l’ideale anche per le famiglie, si parte seguendo il sentiero 17, anche se dopo verso la cima diventerà 15, situato a lato del posteggio, si sviluppa parte in carrabile sterrata e parte in stupendi boschi, e attraversa numerose volte le piste da sci , costeggiando inoltre il piccolo laghetto adibito per i cannoni sparaneve, si sale sempre abbastanza dolci con alcuni tratti un pò più pendenti , eventualmente si può salire anche in funivia ed eventualmente scendere a piedi. Raggiunta la parte sommitale , un bellissimo rifugio vi attenderà situato ai piedi della Croda rossa di Sesto che fu teatro di grandi battaglie nella prima guerra mondiale 1915-1918 dove sgli austroungarici si avevano posizionati per difendere il loro territorio, il rifugio Rudi Hutte 1925 m , molto bello ed accogliente, sotto si vede l’altro rifugio Prati di Croda Rossa .
Il tracciato segnalato con il numero 15 invece taglia un pò di strada ma sale molto più ripido , e si raccorderà sulla cima con il 17 proveniente dalla strada rotabile.
Esiste inoltre un Sentiero per famiglie in quota quello dello spirito delle rocce da percorrere in circa 40 minuti
Ritorno
Per il ritorno si scende dallo stesso itinerario, oppure si può scendere anche in funivia eventualmente , mentre per chi vuole proseguire l’avventura, nella parte opposta al punto di salita scende un’altro sentiero segnalato con il 124 sulle bandierine colorate ma 19A sui cartelli posizionati nei bivii, fino a raggiungere il posteggio dell’alta val fiscalina e attraverso la ciclabile rientrerete ai Bagni di Moso.
Buongiorno dopo aver avuto ancora richieste del mio piccolo lavoro , sono andato in ristampa con il mio libro, il prezzo di acquisto è di 15 euro, per chi fosse interessato questi sono i miei contatti:
Dopo avere percorso la Vallarsa e raggiunto Rovereto si prosegue verso l’abitato di Ala, per poi raggiungere l’abitato Marco di Rovereto da li lungo la strada principale in una laterale a sinistra partirà il nostro itinerario .
Descrizione
Il 115 non è certo una passeggiata nella sua ardua lunghezza, e dislivello , permette però di salire dalla località Marco frazione di Rovereto fino alla Pala del cherle, entrando poi nel 108 che si permetterà di raggiungere il Rifugio Mario Fraccaroli, passando per il Rifugio Zugna 1617 m , Monte Zugna 1864 m., Coni Zugna 1772 m. , Monte Selvata 1708 m., Passo Buole 1465 m., Malga Val di Gatto e poi Le Pale del Cherle 1860 m. Percorso molto bello e di grande impatto per la grande guerra del 1915-1918, presenta un primo tratto di carrareccia forestale , per poi entrare nel bosco e proseguire su una mulattiera dove sono presenti muretti a secco per poi passare da pezzi su roccia e lastroni, , presenta ampi tratti boschivi fino a raggiungere la Pozza dei Foi 1083 m. , dove una vista mozzafiato della Val D’Adige,si incrocia poi il sentiero delle trincee, dopo aver percorso alcuni metri si raggiunge il Cimitero Italiano del Redentore. La mulattiera prosegue divenendo più ripida e severa, raggiungendo così la Val degli Eghei 1450 m. Fino ad uscire dal bosco ai Baiti del Robol 1516 m , e poco dopo raggiungeremo il Rifugio Monte Zugna 1616 m. raggiungibile anche attraverso la carrareccia da Albaredo in Vallarsa. Si prosegue poi dal rifugio per salire sulla cima del Zugna, dove una mulattiera porterà su quella che resta della caserma austroungarica costruita molto prima della guerra, fu usata dagli stessi come ospedale da campo poi conquistata dagli italiani a maggio del 1915, la grandezza di questo luogo e la sua posizione strategica la dice lunga situata poco sotta la cima del Zugna 1864 m. Proseguendo poi per il crinale si supera il coni Zugna il monte Selvata e alcuni cimiteri per poi raggiungere il Passo buole e la chiesetta votiva 1456, da qui sulla sinistra si noterà il salire del sentiero 117 da riva di Vallarsa, mentre dalla parte opposta ovvero nella valle opposta alla Vallarsa, sale il 116 dai Cumerlotti, piccola frazione sotto Seravalle d’adige, passando per il Santuario San Valentino, si prosegue il nostro itinerario mantenendosi in quota si passa appena sotto a cima Mezzana e al Monte Jocole raggiungendo dapprima la malga Val di Gatto 1497 m. e poi uscendo dalla carrabile si imbocca l’omonima Val di Gatto, iniziando a salire su questa valle si incrocia il 114B che porta attraverso un sentiero di raccordo a Cima Levante, mentre il nostro 115 transita in basso nella valle fino araggiungere il bivio dove sale il 145 a quota 1952 m. proveniente da Ometto tenendo la destra si raggira la testata della valle fino a raggiungere una piccola forcella che ci per metterà di arrivare ad un bivio del 114B che porta sulla Cima levante a destra mentre proseguendo arrivare al bivio della Pala del Cherle dove arriveranno dai Ronchi il sentiero 108.
Ritorno
Il ritorno può essere fatto dallo stesso, che diviene già di un certo impegno, mentre si potrebbe scendere anche dal 116 che passando la località Prabubolo e sulla chiesa di San Valentino fino a raggiungerà la località Cumerlotti dove attraverso la line autobus oppure per strade secondarie si rientrerà all’auto presso la località Marco di Rovereto.
I lavini di Marco Rovereto
Centinaia di orme di dinosauri carnivori ed erbivori di forme e dimensioni differenti sono impresse lungo un ripido colatoio di circa duecento metri presso i Lavini di Marco, alle pendici del monte Zugna, a Sud di Rovereto. Gli affioramenti rocciosi sono riferibili all’inizio del Giurassico, circa 200 milioni di anni fa, e rappresentano quello che rimane, allo stato fossile, di una grande piana carbonatica di marea per molti versi paragonabile alle attuali coste del Golfo Persico. Si tratta di sei livelli stratigrafici compresi in un pacchetto di strati potente poco più di cinque metri. Proprio per il loro grande significato scientifico e per il rischio di deperimento cui sono soggette tutte le piste dei Lavini di Marco, il Museo Civico di Rovereto ha provveduto all’esecuzione dei calchi e del modello digitale del terreno interessato dalle orme. L’acronimo Rolm indica la località in cui si trovano le piste (Rovereto, Lavini di Marco) ed è riportato su targhette in acciaio poste a fianco delle serie di impronte catalogate.
LA RUINA DI DANTE ALIGHIERI
Qual è quella ruina che nel fianco di qua da Trento l’Adice percosse, o per tremoto o per sostegno manco che da cima del monte, onde si mosse, al piano è sì la roccia discoscesa, ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse: cotal di quel burrato era la scesa… (Inferno, XII, 4-10)
Cenni Storici
Il Monte Zugna rientra nella linea fortificata costruita ai confini con il regno d’Italia. Sarebbe dovuto sorgere un forte che non fu mai costruito vennero costruite le caserme, la palazzina degli ufficiali, l’impluvio per la raccolta dell’acqua piovana, i filtri per la sua depurazione e delle vasche di deposito. Poi le attività furono sospese con l’inizio della guerra, sarebbe stata prevista una casamatta in cima raggiungibile da una galleria, con 4 cupole corazzate e con cannoni da 150 mm. Tra il 29 e il 30 maggio di quell’anno, infatti, alcune compagnie di alpini dei battaglioni Vicenza e Parma occupavano la cima, catturando circa un centinaio di nemici e facendo del pianoro e delle sue infrastrutture una base logistica. Con l’avvio dell’offensiva di primavera del 1916, lanciata dal capo di Stato maggiore dell’Imperial-regio esercito Conrad von Hötzendorf, anche lo Zugna, vista la sua importanza strategica, diveniva oggetto del contendere.
Gli italiani costruirono un caposaldo: una trincea, che arrivava alla Val Cipriana, veniva scavata a protezione della cima, difesa da nove fasce di reticolato profonde cinque metri ciascuna e disseminata di nidi di mitragliatrice. A presidio del caposaldo, schierava un battaglione di fanti dotato di una batteria di cannoni da montagna da 65 mm, due batterie di cannoni da campagna di 75 mm, due cannoni da 105 mm puntati sul Pasubio. Un grosso riflettore, installato sulla cima, illuminava le valli sottostanti.
Utilizzata dagli italiani come osservatorio per dirigere i tiri delle artiglierie. Nel ’17, inoltre, a pochi passi dalla sommità venne piazzato un cannone antiaereo da 57 mm. Per salirci si prosegue per circa 10 minuti prendendo il sentiero di sinistra fino alla croce, da lì si potrà ammirare un panorama incredibile dal Pasubio al Pian delle Fugazze, dalle Piccole Dolomiti al Carega e ai Lessini, dal Baldo al Brenta. Siccome era oggetto di tiro dell’artiglieria nemica fu dotato di un sistema di gallerie, con ricoveri e magazzini che dalla cima raggiungevano il sentiero verso Passo Buole. Per i rifornimenti, nondimeno, già dal giugno 1915 vennero avviati i lavori per la costruzione di una strada che da Marani di Ala saliva a Passo Buole e cima Selvata , e a dicembre di una teleferica che da Santa Margherita, per oltre 3000 metri di lunghezza, copriva un dislivello di 1500 metri con una portata di due quintali e mezzo al carrello. Numerosi baraccamenti in legno vennero inoltre costruiti sul pianoro, ampliando le infrastrutture già presenti e costruite dagli austriaci.
Attaccato nella primavera fra il 22 e il 29 maggio del 1916., lo Zugna venne come detto difeso strenuamente dagli italiani. L’attacco austro-ungarico sbatté contro il “Trincerone”, a quota 1419 metri, e per questo i comandi decisero d’aggirare l’ostacolo, attaccando i nemici alle spalle così da tagliare i rifornimenti e neutralizzare le artiglierie che dallo Zugna bloccavano la Vallarsa. L’assalto a Passo Buole, caratterizzato da sette giorni di incessanti bombardamenti, si inserisce in questo contesto. Caverne e postazioni d’artiglieria si susseguono, così come i cimiteri. Sono diversi infatti i piccoli camposanti, a partire da quello di Santa Maddalena, costruiti fra lo Zugna e Passo Buole, a testimonianza di una mortalità particolarmente alta. Croci, cappelle, targhe e monumenti si susseguono sul percorso fino a raggiungere il Passo buole conosciuto anche come le termopili d’Italia. Qui, le truppe italiane, sotto il comando del colonnello Nicola Gualtieri, vennero attaccate dagli imperiali provenienti dalla Vallarsa, respinti nonostante la mancanza di profondità delle linee italiane. Dopo aver fallito l’attacco su Passo Buole, gli austro-ungarici puntarono a quel punto all’arco di cima Selvata e cima Mezzana, scontrandosi questa volta con la resistenza delle Brigate Taro e Sicilia. Anche in questo caso, nonostante l’inferiorità numerica, i soldati italiani riuscirono a resistere. La caparbia resistenza permise così di salvare la posizione dello Zugna, impedendo la penetrazione nemica in Veneto. Dopo la battaglia, tutto il settore fu al centro di alacri lavori di difesa.
Perchè termopili D’Italia
In entrambi i casi, l’utilizzo di “Termopili d’Italia” sottolinea un concetto di resistenza e sacrificio, spesso associato alla battaglia storica delle Termopili.
La gola che separava Serse dalla Grecia era chiamata Termopili, “le porte calde”, a causa delle sorgenti calde che si trovavano nelle vicinanze. Secondo il mito il leggendario Eracle morì proprio in quel luogo, che era considerato la porta d’ingresso per la Grecia
Amo l’odore del legno bruciato ❤️(pirografia) . Veronica
La magia del pirografo, è qualcosa che và oltre alla semplice creatività, il legno che brucia sotto il calore di quella punta incandescente che in mani esperte prende forma e calore , l’odore di quel legno che brucia, la fantasia della mano, crea sculture di pregio e uniche nel loro universo. Luciano
Oggi voglio dare visibilità a piccoli scultori che con grande passione creano qualcosa da un semplice pezzo di legno, queste sono le magiche creazioni di Veronica, che con mano esperta dà vita , e nuova forma al legno, perchè il legno è vivo , e vive anche dopo bruciato, le sue creazioni fatte con grande passione , una passione che merita visibiltà e che merita la nostra stima , e che in qualche modo donano visibilità al nostro territorio.