
Come arrivare
Si sale fino al rifugio Lunelli, dove si lascia l’auto, ricordo che il posteggio è a pagamento. Dopo aver lasciato l’auto si imbocca il sentiero 171, che dal Lunelli 1568 m, sale fino a raggiungere il Pian della Biscia, per circa 1h, mantenendo poi la sinistra sa sale verso l’Opera 10.
Descrizione Opera
Con il termine “Vallo Alpino del Littorio” si intende quel complesso sistema di fortificazioni posto a difesa dei confini nazionali settentrionali, costruito durante gli anni 30 del Novecento a copertura dell’intero arco alpino, dal confine ligure con la Francia all’allora confine Jugoslavo nella Venezia Giulia Istriana.
L’Opera 10 fa parte dello sbarramento di Passo Monte Croce Comelico, nel sottosettore XVI/a del Vallo Alpino del Littorio, denominato in codice “Cadore”. Con i suoi quasi 2 km di sviluppo lineare interamente realizzati in caverna, l’Opera 10 (centro di comando dell’intero sbarramento) rappresenta la fortezza ipogea più grande e complessa dell’intero Vallo Alpino Settentrionale, posta allora a difesa di una delle più importanti vie di comunicazione tra l’Austria e l’alta Pianura Padana. I due ingressi principali (in totale ne ha 4), sono ubicati a 2025 m s.l.m. Tre caponiere sono poste a protezione di tali accessi.
Questo enorme bunker ipogeo non è stato mai ultimato negli impianti né tantomeno arredato o armato. Lo stato di conservazione, a 80 anni dalla costruzione, appare notevole; questo è imputabile all’utilizzo, per la costruzione di materiali di prima qualità, come previsto dalle direttive della Circolare 15.000. All’interno sono presenti 4 terne di latrine (con vasca e scarico diretto verso l’esterno) per un totale di 12 servizi igienici a disposizione per i 150 uomini di truppa e 17 ufficiali. Il corridoio principale dell’opera si inoltra all’interno della montagna per 350 metri in direzione N-W ed è dotato di numerose porte blindate a tenuta stagna antigas. Procedendo verso l’interno del bunker, sulla destra del corridoio principale si aprono diversi corridoi laterali in direzione N-E (vedi schema planimetrico qui postato). Alcuni di essi conducono alle postazioni degli obici (in gergo militare malloppi o casematte) dove era previsto l’alloggio dei pezzi più grandi dell’artiglieria montati su affusto campale. Tortuose scalinate conducono ai livelli inferiori del bunker, verso le casematte atte ad ospitare i nuclei di mitragliatrici. La più lunga di queste scende di 58 m (261 gradini, ciascuno con alzata di 22 cm) conduce alla quarta entrata bassa del bunker. Il livello superiore (che ospitava anche l’osservatorio) era accessibili attraverso scale a chiocciola di legno, ora distrutte. Nel cuore della montagna sono ricavate: l’enorme camerata di ricovero truppa che ospitava anche le cucine a legna ed il refettorio, la camerata degli ufficiali ed il posto comando. Per l’Opera 10 era contemplato il seguente tipo di armamento: per i 6 malloppi era prevista l’istallazione di 6 obici 100/17 mod. su affusto campale, mentre per i 5 nuclei di mitragliatrici era previsto l’utilizzo dell’ultimo ritrovato Breda mod. 1937 che avrebbero operato anche a copertura delle 4 entrate. Le postazioni delle mitragliatrici erano costruite sporgenti verso l’esterno con casematte in calcestruzzo, e con una spessa piastra metallica d’acciaio a rinforzo della feritoia nel modello “scudato”. Tali blindature furono realizzate negli stabilimenti ILVA (che fu costituita a Genova il 1° febbraio 1905).
Fonte: Centro studi sotteranei Genova
Storia
Lo sbarramento passo monte Croce Comelico è uno degli sbarramenti del settore XVI settore di copertura Cadore-Carnia che si erge al Passo di Monte Croce di Comelico in Veneto, nelle vicinanze del paese di Sesto e Comelico Superiore. Assieme allo sbarramento presso il passo Monte Croce di Comelico, si considerano anche lo “sbarramento Alto Padola-Cresta di Vallorera” e lo “sbarramento Passo Silvella” data la loro vicinanza geografica.
Fino alla seconda guerra mondiale
Dal marzo1939 la progettazione di questo sbarramento, a cavallo della strada statale 52 Carnica, sul confine tra il bellunese e l’Alto Adige, venne affidato al XIV corpo d’armata di Treviso, scorporandolo quindi dal raddoppio del I sistema difensivo.
Nel 1940 un nuovo progetto arrivò dal comando del corpo d’armata, tenendo conto della nuova “circolare 15000”, che prevedeva di sbarrare la direttrice “Valle di sesto-Passo Monte Croce di Comelico” seguendo la tipologia “A”. Questo sbarramento era quindi composto da 7 opere difensive, in grado di resistere ai grossi calibri. La loro disposizione tagliava la vallata, dal Pian della Biscia fino al Monte Popera, con un armamento di 6 Obici 100/17, 3 cannoni anticarro, 31 mitragliatrici e 3 fucili mitragliatori. Oltre alla difesa attiva, venne progettato anche un fossato anticarro con travi di ferro NP 20 per impedire il passaggio di forze corazzate. Tutto ciò venne considerato troppo poco per una via così importante che permetteva l’accesso diretto al Comelico Superiore, ma allo stesso tempo vi erano problemi economici per potenziare questa linea difensiva.
Nel mese di agosto 1940, si ideò quindi un nuovo progetto; esso prevedeva tre distinti sbarramenti, che date le condizioni sfavorevoli del terreno erano principalmente costruite in calcestruzzo (eccezione fatta per le opere 2 e 10):
- sbarramento monte Croce Comelico, situato fra il Crestone del Popera a ovest e Col della Croce-monte Croce a est, e composto da 20 opere difensive ulteriormente suddivise in tre sottogruppi. In totale questo sbarramento era armato con 30 fucili mitragliatori, 83 mitragliatrici, 2 lanciafiamme, 3 mortai da 81 mm e 6 100/17;
- sbarramento Alto Padola-Cresta di Vallorera, situato fra il Col della Croce e le pendici ovest del Col Quaternà, e composto da 11 opere difensive suddivise in due sottogruppi. In totale questo sbarramento era armato con 18 fucili mitragliatori, 40 mitragliatrici, 2 mortai da 81 mm e 2 75/27;
- sbarramento passo Silvella, situato a cavaliere dell’omonimo passo (2329 m) per impedire l’aggiramento del passo monte Croce, e composto da 5 opere difensive. In totale questo sbarramento era armato con 8 fucili mitragliatori, 18 mitragliatrici e 3 pezzi anticarro.
Nonostante i frenetici lavori durante gli ultimi mesi del 1940, all’ottobre dello stesso anno risultavano complete nella struttura 4 opere del primo sbarramento (opere 1, 3, 4 e 9), e completata l’opera 10 assieme al fossato anticarro. Solo l’opera 12 venne iniziata nello scavo, mentre le restanti rimanevano solo sulla carta. Del secondo sbarramento risultavano complete 2 opere (opere 2 e 7), 4 erano in fase di costruzione e per l’opera 4 era stato iniziato lo scavo. A fine anno, mentre i lavori per questi due sbarramenti erano più o meno completati, quelli per l’ultimo sbarramento no (queste opere non vennero mai costruite).
Nel 1941 furono aggiunti gli arredamenti interni e le mascherature, come ad esempio l’opera 2 ricevette la sua torretta, e a fine anno, quando i lavori furono sospesi, la situazione era questa:
- sbarramento monte croce di Comelico: 12 opere complete e 3 lasciate a livello di scavo (opere 12, 14 e 15);
- sbarramento Alto Padola-Cresta di Vallorera: 3 opere complete e 4 lasciate a livello di scavo (opere 1, 3, 4 e 6).
Nei pressi del giogo Frugnoni (a quota 2533 m, posto a est del Col Quaternà) venne completata una casermetta difensiva per 50 soldati. Tutte le opere che vennero ultimate vennero consegnate alla Guardia alla frontiera durante l’estate del 1942.
Da notare che la zona del passo di Monte Croce di Comelico rientrava solo inizialmente nella direttrice Rienza/Drava, quindi nel “XV Settore di Copertura Pusteria”; successivamente passò al “XVI Settore di Copertura Cadore-Carnia”. Aveva il compito strategico di impedire la penetrazione del nemico verso la pianura veneta.
Il “piano d’illuminazione generale” prevedeva per l’illuminazione dei settori di tiro delle singole opere l’impiego di 18 fari da posizionare all’esterno dei manufatti e con l’alimentazione fornita dalle opere stessa.





























