Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h50 Fino al Rifugio Lancia : 2h30
Dislivello totale : 400 m
Quota massima raggiunta : 2020 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Il sentiero parte dal Rifugio Papa con il segnavia 105 e poi prende il 135 ed infine il 134 , per poi arrivare al Lancia con il 105-102 , si snoda sugli itinerari storici della grande guerra sul lato del Pasubio meno conosciuto e poco praticato , il percorso e molto bello anche se con continui saliscendi lo rendono un po impegnativo fisicamente sopratutto perchè bisogna considerare il tempo e la fatica fisica per arrivare a Rifugio Papa ( la salita potrebbe essere fatta anche dal sentiero attrezzato Baglioni ). Superato il primo incrocio che porta al soglio dell’incudine si prosegue a destra fino al bivio cogolo alto a quota 2150 , da li si prende prima il sentiero 135 che poi mantenendo la destra si incontra il bivio con il 134 che proseguira per la maggior parte su fondo erboso e tra i mughi . Per il ritorno suggerisco di fare o il 105 normale altrimenti proseguire per il sentiero 120 fino ad incontrare una salita che porta alla selletta campiluzzi , e mantenendo la destra si può prendere il sentiero 105B, che ha un serto punto ritornera 120 all’altezza delle 7 croci , per poi proseguire passando per la chiesetta e l’arco romano. SI RICORDA CHE AL RIFUGIO PAPA NON SI PUò SALIRE IN MACCHINA E CHE UN’ITINERARIO DI QUESTO TIPO DEV’ESSERE AFFRONTATO TENENDO CONTO DEL SENTIERO PER RAGGIUNGERE IL RIFUGIO CIRCA 2h E ALTRE 4h PER ARRIVARE AL LANCIA E consigliabile a mio avviso pernottare in uno dei rifugi Lancia o Papa ,cosichè la fatica fisica si fa sentire meno e si può godere appieno della bellezza dei luoghi che molto hanno da dire sotto il profilo storico della prima guerra mondiale , visto che il Pasubio era terra di confine . Qui la guerra e stata dura sopratutto caratterizzata un continuo scoppio di mine , fino all’ultima di 50000 kg di gelatina esplosiva che devastò il dente Italiano. Ricordo inoltre che la zona e sacra e richiede massimo rispetto per quanti hanno combattuto e perso la vita per un’unico ideale LA LIBERTA
Questa variante del sentiero 147 (che sale dalla Passo della Borcola )e molto bella sotto il profilo storico , in quanto percorre le creste dei sogli bianchi fino ad arrivare a quota 2059 della selletta del groviglio in località zenevri , percorre le postazioni della linea di fuoco principale austroungarica verso la linea italiana del corno del pasubio , la selletta comando e il dente italiano(la linea di trincea italiana e stata recentemente aperta deagli Alpini edd e quindi visibile nella sua lunghezza ); in una zona dove la battaglia e stata molto cruenta e difficile con gravissime perdite , il percorso infatti e conveniente farlo a ritroso come e segnalato dalle foto , al bivio di sella delle pozze si prende il sentiero 120 che porta verso il rifugio Papa fino ad arrivare al segnavia della selletta del groviglio e prendere verso le cresta seguendo il sentiero parzialmente segnalato ma ben visibile mantenendosi sulle creste fino ad arrivare su un tratto erboso dove si possono incontrare i resti di malga costa e il cartello della variante, proseguendo a ritroso il 147 verso il passo della Borcola Le sette croci situate nel percorso 120 , sono dovute , si dice ad un grosso litigio tra pastori per i pascoli adiacenti a questi luoghi , recentemente ristrutturate , in quanto erano semplici pezzi di legno incrociati. Molto interessante vedere la centrale elettrica degli austroungarici situata andando dalla selletta del Groviglio verso il Piccolo Roite (il sentiero 105B) Ci sono comunque diversi percorsi alternativi per accorciare il percorso , come il 121 e il 121A che si ritrovano lungo il sentiero 147 nella zona della Sorgente che documenterò quanto prima.
Cenni storici
Questa zona e una parte importante del Pasubio in quanto fa parte della prima linea austriaca contrapposta alla prima linea italiana situata sulla zona del nido d’aquila che parte dalla zona malga Costa fino ad arrivare alla selletta del groviglio , passando per i sogli bianchi si possono notare le fortificazioni in cemento armato degli austoungarici , questa linea fu quella di aspri combattimenti e di cruenti battaglie , senza sottovalutare la guerra di mine che ci fu sui denti , la linea partiva dal dente austriaco e scendeva su tutto il crinale del 147 fino ad arrivare a Costa della Borcola , ricordo a chi non conosce la zona che nelle vicinanze di questa linea gli austriaci avevano la loro centrale elettrica , mentre gli italiani avevano la prima linea che scendeva dal dente italiano , selletta comando , corno del Pasubio e nido d’aquila.
Mentre per quanto riguarda le sette croci sono da imputare a una disputa tra pastori per il territorio di pascolo
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h45
Dislivello totale : 500 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1900 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come Arrivare
Dopo essere usciti dall’autostrada a Thiene si prende verso Schio e si sale sulla statale 46 che porta verso Rovereto , transitando sul passo del Pian delle Fugazze sul posteggio situato a destra dove si può mettere la macchina , si sale verso la galleria D’Havet a piedi fino ad incrociare un bivio ben segnalato .
Sentiero molto bello che presenta una visuale unica verso la val delle prigioni e passo dell’omo , e nella vallarsa , il sentiero non presenta grosse difficolta tecniche ma comunque si tratta di un sentiero attrezzato e va trattato come tale , nella parte attrezzata ci sono dei pericoli di slavinamento su dei ghiaioni instabili , ma si tratta di un breve tratto , richiede un buon impegno fisico per i continui saliscendi del sentiero e della buona pendenza nella parte finale dello stesso. Il sentiero sbocca nella sella cosmagnon dove arriva anche il sentiero del passo dell’omo e il 135 Raossi.
Il percorso segue nella testata della val delle prigioni (come si può osservare anche da una foto ) il sentiero di arroccamento Baglioni , e interessante dal punto di vista storico , perchè immette nella contesissima Alpe di cosmagnon , sia da quello naturalistico perche attraversa una zona poco praticata e selvaggia , bisogna prestare la massima attenzione ai slavinamenti di ghiaioni nella parte finale , si possono inoltre osservare le feritoie del soglio dell’incudine
Cenni storici
La frana
Il 5 settembre 1917 tutto il versante sottostante i costoni della Lora era, come detto, occupato dai baraccamenti e dalle postazioni italiane. Alcune fonti ricordano come, in quel giorno, un bombardamento avversario scosse le prime linee poste sul bordo dell’alpe di Cosmagnon, in posizione immediatamente sovrastante i roccioni. Non è possibile stabilire se il bombardamento fu prima causa della tragedia o se questa già si fosse innescata nei giorni precedenti, dovuta a cedimenti strutturali degli strati di dolomia che contraddistinguono la zona, cedimento peraltro non infrequente, anzi pure periodico, ora come allora, in questo settore del massiccio. Va pure ricordato come, nel settore, numerosi lavori di mina e di scavo erano pure attuati da parte italiana al fine di ricavare postazioni e rafforzare e linee e non è detto che pure queste opere abbiano alfine contribuito all’innesco della tragedia.Di fatto, il 5 settembre, la montagna cominciò a dare qualche segno di cedimento, tramite rumori e vibrazioni che causarono l’inquietudine dei reparti ad essa sottostanti tanto che il Genio Militare – qui presente per i lavori di rafforzamento – istituì un cordone militare per impedire il transito dei soldati nel settore orientale dei roccioni, quasi a ridosso dell’Imbuto della Lora. La tragedia intuita avvenne puntualmente attorno alle ore 22,20-22,30 di quel 5 settembre: una gigantesca frana si staccò dalla dorsale dei roccioni, facendo scomparire e precipitare un’ampia porzione di essi verso la sottostante Val Prigioni.L’area interessata, prossima all’Imbuto e quindi alla via più diretta per raggiungere le prime linee, era quella dove si trovavano le baracche comando e un cospicuo numero di baraccamenti militari. L’enorme mole di detriti travolse numerosi soldati, trascinandoli per centinaia di metri verso il fondo di Val Prigioni. Vittima illustre dell’evento fu il colonnello Ernesto Testa-Fochi, ufficiale del 3° Reggimento Alpini, il quale, avendo trovato sbarrato il passo dal cordone istituito dal Genio, volle ugualmente raggiungere la sua baracca per recuperare del materiale rimanendo travolto dalla frana improvvisamente staccatasi dalla dorsale della Lora. L’ufficiale superiore, già decorato con tre medaglie d’argento al Valor Militare e due di bronzo, aveva fama d’essere invincibile. Si narra come, due giorni più tardi, recuperato il corpo del comandante, i suoi alpini ne salutarono la sepoltura affermando che “par copareel colonnello non bastava pallottole né bombe. Ghe voleva ‘na montagna” (per ammazzare il colonnello non erano sufficienti pallottole o bombe… ci voleva una montagna!).
Quando si arriva al rifugio Nerone Balasso sulla destra c’e un ampio posteggio , alla fine della zona recintata inizia il percorso sulla sinistra con il cartello che riporta il sentiero 300A val canale , questo sentiero poi si incrocia con il 300 val canale ,mantenendo la destra per salire si passa il primo tratto di ghiaione lungo circa 200 metri si prosegue fino ad incontrare un secondo ghiaione , verso la fine di questo si deve iniziare a salire il ghiaione , si raccomanda di camminare sui sassi più grossi e quindi sulla parte laterale dello stesso per evitare di scivolare .Mantenendo sempre la destra si prosegue lungo un canale fluviale fino ad incontrare un grosso masso in centro , da li bisogna deviare sulla destra fino a vedere la parte alta del boale
Questo boale e molto bello da percorrere in quanto non presenta passaggi difficili ed e l’ideale per i primi approcci con i vaj , l’unica difficolta e la pendenza nella parte finale e i suoi ghiaioni instabili , superabili sui lati del boale , presenta un’ampia visuale su buona parte della valle , la sua larghezza lo rende poco pericoloso anche con la neve , anche se meglio praticarlo con temperature molto basse a causa della sua esposizione permanetemente al sole , il tempo di percorrenza e di circa 2h40 min e il punto di arrivo e nella galleria d’Havet , da li si possono prendere diverse vie per proseguire o per rientrare al punto di partenza come il 179 per la val di fieno , il 179 fino al Rif Papa per poi scendere dal 300 val canale , molto bello sarebbe proseguire per il 398 soglio dell’incudine per poi scendere al Rif Papa.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata: 2h30
Dislivello totale : 1000 m
Quota massima raggiunta : 1800 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come arrivare
Dopo essere usciti dall’autostrada a Thiene si prende verso Schio e si sale sulla statale 46 che porta verso Rovereto , transitando sul passo del Pian delle Fugazze si prosegue verso Rovereto per circa 4 km superato albergo Streva , transitando su due semi gallerie all’uscita si nota una cava sulla destra , da li parte il sentiero .
Il sentiero è segnalato solo nella parte iniziale con un puntino rosso , parte dalla strada SS46 che porta a Rovereto subito dopo all’ultima galleria , il sentiero non e molto difficile e risale il letto fluviale del torrente Rio freddo che porta l’acqua alla diga e lago degli speccheri , si risale fino ad arrivare ad un grosso masso superabile a sinistra (come segnalato ,ultimo segnavia) si prosegue mantenendo sempre la sinistra sui massi e ghiaioni ed alcuni tratti boschivi , la pendenza e abbastanza lineare e passaggi difficili non ce ne sono , diventa pericoloso con la pioggia a causa dei massi scivolosi e la grossa portata di acqua , E RACCOMANDATO L’USO DEL CASCO VISTI I DIVERSI PASSAGGI SOTTO A CENGIE , il tempo di percorrenza e di circa 2h40 , il sentiero e molto bello grazie alla spettacolarità della visuale e dallo scarso passaggio delle persone . Il percorso culmina al lora di Cosnagnon dove arriva anche il 141 Sentiero attrezzato Baglioni La discesa può essere fatta sia nello stesso vajo che attraverso un sentiero porta sul monte Stradel salendo a destra del passo , anche questo molto bello perchè nella prima parte sale e poi scende dal lato opposto del monte , circa dopo 15 min si incontra una deviazione un pò complessa sotto il profilo di segnalazione del sentiero , risultano però molto visibili i suoi muretti a secco , dopo aver passato questa fase si incontra un bivio e si prosegue scendendo verso destra , andando quasi a tagliare il monte in orizzontale da qui si riprende a salire per circa 10min , per poi iniziare a scendere, qui il sentiero risulta quasi boschivo e si ricomincia a vedere le tracce , poi il sentiero si allarga fino a diventare una rotabille e rientrare nella SS46. -Altra via e quella di prendere il sentiero 135 che scendendo porta in località Raossi , e sufficente salire a destra del passo e si possono scorgere i segnavia del sentiero . -Proseguire per il 135 salendo verso il raccordo con il sentiero Baglioni circa 30′ questo sentiero e molto bello anche se presenta alcuni passaggi su ghiaioni -Per arrivare al Rif Papa attraverso il segnavia 135 si impiegano circa 3h00 partendo dal passo dell’Omo
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h00
Dislivello totale : 1144 m
Quota massima raggiunta : 2040 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo essere usciti dall’autostrada a Thiene si prende verso Schio e si sale sulla statale 46 che porta verso Rovereto , transitando verso il passo del Pian delle Fugazze , superato l’abitato di Valli del Pasubio e Sant’Antonio si arriva il località Ponte Verde e si svolta a destra sulla strada che porta a Colle Xomo , raggiunto il colle si lascia l’auto e si sale per il sentiero che porta prima a bocchetta Campiglia , punto di partenza per la nostra escursione .
Sentiero attrezzato molto impegnativo sia sotto il profilo tecnico perchè presenta diversi passaggi abbastanza complessi , e in particolare un grosso scalone che però risulta aggirabile per le gallerie ; fisico visti i continui sali e scendi che rendono faticosa l’ascesa .Il tempo di percorrenza e di 5 h . Il sentiero e molto bello e cammina sulle creste fino ad arrivare al rifugio Papa, molto spettacolare sia l’aspetto visivo delle valli adiacenti , e sotto il profilo storico visto che ci sono molti ricoveri militari e diverse postazioni di tiro . Nelle foto sono riportate i passaggi più difficili in maniera tale che tutti possano comprendere le difficoltà del percorso non adatto a tutti mentre il resto del percorso e un normale sentiero tra mughe e roccia , sarebbe opportuno per chi volesse affrontarlo poter salire con una persona esperta. E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO Attenzione le foto che sono nella descrizione sono e pezzi attrezzati del sentiero , il sentiero e molto difficile sotto il profilo fisico richiede una preparazione molto buona per la sua lunghezza e i continui saliscendi , le foto dove si presenta come un sentiero le ho tolte per motivi di spazioNON AVVENTURATEVI IN UN SENTIERO ATTREZZATO DEL GENERE SENZA AVERNE CAPITO BENE LE DIFFICOLTA , SENZA L’ATTREZZATURA E SOPRATUTTO PRENDENDO ATTO DELLA FATICA FISICA DI ARRIVARE FINO AL RIFUGIO PAPA
Cenni storici
Questo sentiero attrezzato presenta lungo il suo percorso , numerose postazioni , ricoveri , nella parte più bassa dovute all’alloggiamento dei lavoratori e soldati che hanno preso parte a quella maestosa opera delle 52 gallerie , alcuni punti sono stati usati per poter capire dove passare con la galleria sottostante , in alcuni casi sono stati montati veri e propri argani per il trasporto materiali e ancoraggi di funivie , man mano che si saliva si rendeva sempre più difficoltoso il ritorno degli operai a bocchetta campiglia creando cosi a maggior ragione ricoveri , ancor oggi si possono notare i resti di questi luoghi che sono sorti in posizioni incredibili , mentre nella parte sommitale del sentiero si inizia a trovare postazioni di mitragliatrici e soprattutto di artiglieria in barbetta , per poi arrivare nella vetta sopra il Rifugio Papa con l’osservatorio .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata: 3h00
Dislivello totale : 912 m
Quota massima raggiunta : 1875 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Arrivati al ponte verde , si imbocca la strada che porta a colle Xomo , arrivati in una curva molto ampia e con numerosi massi di fianco , si può notare anche un posto per mettere l’auto da li sulla sinistra inizia il percorso nella valle boschiva , il percorso è impegnativo sotto il profilo fisico non presenta pericoli dal punto di vista tecnico , dopo aver percorso il primo tratto boschivo si entra in un tratto prativo per poi procedere in mezzo ai ghiaioni in alcuni casi molto instabili , il sentiero non e segnalato ma risulta praticamente impossibile sbagliare il percorso il tempo di percorrenza e di circa 3h fino ad arrivare a forcella camossara , questo percorso e molto bello da fare anche in inverno in quanto la valle e molto ampia ed esposta al sole quindi scarica la neve subito risulta quindi poco pericoloso ed ideale per i primi approcci con i vaj invernali , la discesa può essere fatta dalla stessa valle , si raccomanda che se si volesse raggiungere il rifugio Papa dalle gallerie e necessaria l’uso della torcia , la valle sbuca tra la galleria 30-31. In eventuale si può scendere dal 322 Fontana d’oro ma poi si deve risalire fino all’auto sulla strada asfaltata
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h00 Fino al Rifugio Papa : 4h30
Dislivello totale : 1250 m
Quota massima raggiunta : 2070 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come arrivare
Dopo aver preso la statale che da Piovene Rocchette porta all’abitato di Arsiero si prende la destra per salire verso Tonezza e i Fiorentini , dopo l’abitato di Posina percorrendo la strada che porta al passo della borcola , si passa la scuola di Ganna fino ad arrivare in località Doppio , si prosegue superando la località Griso , in un tornante per salire alla Borcola si troverà il segnavia sulla sinistra
Il sentiero 385 per la chiesetta Santa Maria e Sette croci , il sentiero e molto bello ,non molto difficile ma come segnalato nei segnavia risulta molto lungo , e molto variabile sia nella vegetazione che nei tratti rocciosi , sopratutto se percorso in primavera con panorami molto avvincenti , anche perche le valli di quelle località risultano ancora abbastanza selvagge e poco praticate. Lo sbocco in quota risulta in propio a fianco della chiesetta di santa Maria , e si passa sulla linea di fuoco tra le due prime linee della grande guerra , sulla cima nella postazione di comando settore , si possono vedere parte della prima linea italiana , recuperata dagli associazioni alpini , e da li si può anche intravedere il camminamento Ghersi che porta alla selletta comando. Da li si possono vedere buona parte delle zone di guerra dove la battaglia , le mine e gli inverni hanno mietuto vittime su tutti e due gli schieramenti La zona del Pasubio e considerata zona sacra e va rispettata come tale per le sue vicende belliche durante la prima guerra mondiale e a rispetto di tutte le persone che sono cadute per un’unico ideale di libertà Come cita una frase sul dente austriaco “nemici in terra , fratelli in Cristo “
Dopo essere usciti dall’autostrada a Thiene si prende verso Schio e si sale sulla statale 46 che porta verso Rovereto , transitando sul passo del Pian delle Fugazze si prosegue verso Rovereto per circa 10 km fino ad arrivare all’abitato di Anghebeni , sulla destra a fianco della caserma dei Carabinieri un piccola stradina si inoltra nel bosco , risalita la stradina si trova a sinistra un piccolo posteggio e poi si prosegue a piedi
Il sentiero parte dalla strada della Vallarsa presso l’abitato di Anghebeni, si prende per la val di Foxi e arrivati alla Casa d’Austria inizia il sentiero, (abbastanza impegnativo) e poi si raggiunge il monte trappola e l’omonima selletta da dove si prende il sentiero 122C che porta al cappuccio di pulcinella, per poi proseguire fino alla selletta battisti e successivamente al corno vero e proprio. Per il sentiero si richiede una buona preparazione fisica e per la sua lunghezza, circa 3 h e 30, e perché anche se presenta tratti con passaggi abbastanza semplici, è molto più sicuro con l’uso dell’ IMBRAGO. Molto bello da fare anche sotto il profilo storico; nella selletta prima di arrivare al corno si trova la lapide dove sono stati catturati Cesare Battisti e Fabio Filzi, qui la battaglia fu molto aspra con gravi perdite; buona parte delle gallerie sono state aperte rendendo cosi possibile il passaggio e la visita con TORCIA ed IMBRAGO. E’ consigliato visitare prima il posto di medicazione, e poi prendere il pozzo della carrucola: attenzione la discesa sulla scala del pozzo della carrucola poichè è pericolosa, ma in fondo esce e riprende il sentiero normale. La discesa può essere fatta per la val Foxi (sentiero 102). Il sentiero 122 prosegue ma viene poco utilizzato salendo da questo versante in quanto va a finire nella carrabile che sale al rifugio Lancia mentre per andare al Lancia si prende quello per la 102 bocchetta delle corde oppure per il 102a monte Testo
Cenni storici
Durante la notte sul 13 di maggio, da Cima Alta arriva il cambio per gli sparuti difensori all’interno del monte Corno , il cambio avviene attraverso una feritoia allargata a Cima Alta, raggiungibile da una scala di corda posta lungo un canalino e che attraversa verticalmente il monte corno e che più in basso attraversa il sentiero . Il cambio e il rifornimento vengono fatti di notte in quanto gli austriaci al minimo rumore iniziavano a sparare, buttare bombe e valanghe di sassi sul passaggio obbligato essendo loro in cima al corno. Sono le 14 pomeridiane dopo aver discusso la possibilità di attaccare dall’esterno , il tenente Carlo Sabatini e il sergente Degli Espositi trovano altri tre uomini e una fune e si preparano a salire dal canalino attraverso lo sperone di roccia molto friabile , ma e l’unico modo perchè il nemico non li possa vedere , la via della scalata non era facile a causa della friabilità della roccia . I provetti scalatori si armano di pugnale e di petardi thavenot e inizia la scalata il tenente Sabatini uscendo dalla feritoia allargata arrivato in una piccola cengia si appresta a far salire gli altri e anche se cade qualche sasso gli austriaci sono convinti che nessuno possa salire da quella posizione e quindi non la sorvegliano neanche .Dagli osservatori interno si possono scorgere i cinque uomini allineati come formiche che salgono lungo la parete , ad un certo punto il tenente Sabatini si stacca e sale fino alla cima raggiungendo uno scudo con la feritoia e nota dentro la feritoia la sentinella austriaca che sta chiaccherando con un’altra , atttende che gli altri uomini siano vicino a lui e con poche parole disse “ammazzarli tutti altrimenti ci rovesciano giù” lancia prima un petardo e poi assalta la postazione urlando .
“la mischia è rapida ed orrenda , a pugnalate nel ventre , ferocia senza quartiere .Quelli che accorrono di rinforzo da un’altra galleria vanno all’altro mondo senza rendersi nemmeno conto di cosa stia accadendo . Qualcuno viene anche rovesciato nei canaloni .”
Questo gesto è valsa la medaglia d’oro al valore al tenente Carlo Sabatini
Ricordo la cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi :
La ricostruzione più attendibile Sottotenente Ingravalle “cessata la sparatoria , odo la voce di Cesare Battisti , lo chiamo tacendo il suo nome Tenente? Battisti si avvicina chiedendo notizie .Mi risponde informandomi sulla situazione e mi dice “ora per me rimane solo la forca “. Ecco avvicinarsi un ufficiale nemico : e il cadetto Brunello Franceschini della Val di Non , accompagnato da 4 soldati .Si volge a Battisti e gli ingiunge di consegnarli la pistola . Battisti alza il capo con fierezza e risponde : mi sono battuto onorevolmente e consegnerò l’arma ad un superiore e mai ad un inferiore .Il rinnegato Franceschini tace , evidentemente imbarazzato .Poi gli chiede il binocolo : no -risponde Battisti questo e di mia proprietà”
Fabio Filzi (Brusarosco)
Anche Filzi fu catturato in cima al monte corno e continuo ad insistere sulla sua identità segnalata nei suoi documenti , ovvero sottotenente Brusarosco di Vicenza , tuttavia pensava di non poter essere riconosciuto se non che venne riconosciuto ad Aldeno da una famiglia di Rovereto che ne conoscevano la famiglia di provenienza.
Lettera del Maggiore Frattola al padre di Filzi
” appena catturato suo Figlio , che aveva il nome di guerra Brusarosco , fu subito riconosciuto dal tenente austriaco Franceschini , separato dagli altri prigionieri e guardato a vista da una sentinella :gli altri prigionieri tra i quali ero io , stavano in un gruppo a parte compreso io .Suo figlio appena mi vide , mi rivolse la parola e mi prego d’intervenire in suo favore perchè gli fosse riservato un trattamento uguale agli altri prigionieri . Mi rivolsi ad un maggiore austriaco per ottenere uguaglianza di trattamento , ma a nulla valsero le mie insistenze…”
Raggiunto la località Ponte Verde si prende sulla destra e si prosegue per qualche km fino ad incontrare un segnavia del CAI con un strada sterrata che parte a sinistra e che porta al 322 fontana d’oro , li si può lasciare l’auto per proseguire a piedi verso la stradina , arrivati ad una sbarra , la si supera e si prosegue superando un boschetto ad un certo punto in una curva si nota un letto fluviale secco ( QUESTO E’ IL PEZZO TRATTEGGIATO ROSSO) , da li si può salire verso l’imboccatura del boale , il sentiero non e segnalato quindi bisogna proseguire controllando dove si intravedono i punti di passaggio ,giunti alla base del boale i riferimenti sono molto chiari , a sinistra c’è un targa in metallo da li si parte con il boale .
SI RICORDA CHE IN OGNI CASO SI TRATTA DI UN VAJO E NON DI UN SENTIERO ED E QUINDI INDISPENSABILE UN PO DI PREPARAZIONE PER AFFRONTARLO IN SICUREZZA il percorso e molto bello presenta un discreto impegno fisico , nella parte iniziale il boale presenta sempre un pò d’acqua che scorre ed e meta dei camosci per abbeverarsi , presenta anche alcuni passaggi difficili ma superabili senza grossi pericoli ed in diversi casi raggirabili , a qualsiasi possibile bivio mantenere sempre la sinistra per evitare uscire dal percorso il tempo di percorrenza e di circa 3h per arrivare al rifugio Papa , per eventualmente mangiare qualcosa .
E INDISPENSABILE L’USO DEL CASCHETTO E DELLA TORCIA ELETTRICA PER LE GALLERIE
La discesa può essere fatta sia dal 300 val canale più lunga (ma molto bella la variante per il canale fluviale della val canale) che si raccorda con il sentiero che porta a Pra dei penzi dove abbiamo messo l’auto , oppure per il 322 Val fontana d’oro molto bella , sotto il profilo panoramico e un pò più corta.