La frana e visibile da diversi punti , dai Parlati si sale proprio nel canalone del Rotolon , mentre attraverso la strada per Campogrosso , la si può vedere da una posizione più alta e vederne le dimensioni , oppure anche sul versante sinistro da malga Lorpodo , o anche più in alto dal Sentiero delle mole a Passo del lupo , o altrimenti dalla parte più alta e centrale in mezzo proprio al Vallone salendo dal sentiero 157 per Bocchetta Fondi , un altro punto di osservazione e l’anello storico di Campogrosso.
Per noi il Rotolon e sempre stato li , dicono gli abitanti dei Parlati , Turcati , Maltaure e Facci , questo pensano gli abitanti delle contrade a rischio , questa frana e sempre stata attiva , solamente che con il cambiare delle stagioni e le piogge torrenziali che negli ultimi anni scendono sulla valle dell’Agno ne complicano la tenuta , è una frana costantemente monitorata attraverso foto e strumentazioni poste in loco , come i diversi punti con i teodolite tenuti sotto controllo dallo strumento posto sulla piccola casetta in legno poco distante dalla curva del capitello poco prima della Guardia .
Per i Volontari Vigili del Fuoco e una cosa da considerare perche sono già state fatte in periodi non tanto lontani squadre adibite al controllo di questa frana che per un discreto periodo di tempo non aveva i sistemi di monitoraggio a sensori , per mancanza di fondi , ora i sistemi sono montati e a quanto pare in uso per poter rendere più controllato e nella speranza non ci sia mai bisogno un eventuale evacuazione della popolazione , noialtri del resto ci prestiamo a questo onere che fa parte della nostra preparazione tecnica .
ATTENZIONE QUESTO NON E UN ITINERARIO DA PERCORRERE E UNA COSA DA VEDERE SI MA DA DEBITA DISTANZA , E NON NEL PERIODO PRIMAVERILE DOVE LO SCIOGLIMENTO DELLA NEVE RENDEREBBE TUTTO PRECARIO , E NEMMENO DOPO PIOGGE TORRENZIALI .
Nasce in alta Val Taro (PR) in risposta agli attacchi mediatici di disinformazione ed allarmismi ingiustificati nei confronti del lupo. Nasce dalla volontà di un gruppo di abitanti della montagna di far avvicinare le persone alla natura attraverso una corretta informazione, di studiare e monitorare la fauna selvatica, di promuovere il territorio accompagnando i nostri soci alla scoperta dei suoi luoghi più selvaggi seguendo le tracce degli animali e di impegnarsi attivamente per favorire la convivenza tra uomo e natura.
#iononhopauradellupo diventa associazione perché abbiamo tante idee e tantissimi progetti che vogliamo realizzare. Siamo tutti volontari, chi semplice appassionato di fauna selvatica, chi con competenze professionali nella tutela dell’ambiente e crediamo che la nostra forza stia nella passione e nell’amore che abbiamo per la natura e per questo meraviglioso territorio.
Riusciamo a realizzare i nostri progetti e le nostre idee attraverso il tesseramento e le donazioni fatte da chi condivide i nostri obbiettivi.
Il resto è pura passione!
La convivenza con tutto ciò che ci circonda dovrebbe essere innata in ognuno di noi, ma purtroppo così non è, e dunque vogliamo farvi innamorare degli animali, dei fiori, delle piante, dei torrenti, delle rocce come ne siamo innamorati noi.
Missione
Nasce per rispondere agli attacchi mediatici alla crescente disinformazione ed alla diffusione
di inutili allarmismi nei confronti del lupo e della grande fauna.
Un’associazione fondata da abitanti della montagna allo scopo di far conoscere e vivere la natura tramite una corretta informazione. Si impegna a promuovere il territorio alla scoperta dei suoi luoghi più selvaggi favorendo attivamente la convivenza tra uomo e natura.
Un gruppo di volontari mossi da un grande amore per la montagna e tutti i suoi abitanti, animali ed umani.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 720 m
Quota massima raggiunta : 1007 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Si sale verso Recoaro Terme ed arrivati in località Facchini , o più precisamente Fonte Abelina , cercare un posto dove lasciare l’auto , cosa abbastanza difficile , si supera una piccola valle e in mezzo a due case si nota il segnavia .
Il sentiero di per se non presenta difficoltà tecniche ma a fisicamente e molto lungo con pendenze interessanti , presenta alcune variazioni di pendenza abbastanza impegnative e varie biforcazioni che possono confondere e che comunque portano nello stesso punto , la salita parte subito con buona pendenza si passano alcune contrade come i Parenti , i Caile , I Marchi , contrade tipiche di questi luoghi impervi , raggiunta la contrada Marchi il sentiero di sinistra prosegue per quello di origine già descritto in un altro post , mentre sulla destra si imbocca quello che sale passando sotto la bidovia attravesando anche qui diverse biforcazioni fino a sbucare allo Chalet di Recoaro Mille , da li si può proseguire sia per andare fino a Campo D’avanti facendo salendo a Pizzegoro e proseguendo fino a Campetto , oppure salendo sul Monte Spitz e proseguire per il Giochele facendo la parte di sentiero a ritroso che nella mappa e tratteggiata.
Tempo di percorrenza del sentiero dell’anello : 4h00
Dislivello totale : 710 m
Quota massima raggiunta : 1545 m
Sentieri interessati : Sentiero dei Pascoli – 202 – 133
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Salgo in auto fino a Recoaro Mille , li lascio l’auto approfittando del gigantesco posteggio , mi avvio a piedi verso la pozza d’acqua sulla sinistra proseguo fino a scendere in località Righi , una piccola contrada ormai abitata da una sola famiglia che però nel periodo estivo molte persone ritornano , da li si sale per il sentiero che porta sui pascoli che venivano usati dagli abitanti dei Righi per le mucche circa 35 anni fa , ora si stanno popolando di piante , si sale su questa mulattiera abbastanza larga che porta alla Bocchetta di Marana , la salita non è difficile composta da pascoli e boschi di faggi , ad un certo punto si entra nel bosco e da li si continua fino ad arrivare alla bocchetta , ci sono anche alcuni punti panoramici dove si può ammirare parte del nostro arco alpino , altrimenti bisogna salirci d’inverno quando non ci sono le foglie , arrivati sulla bocchetta sulla sinistra si prosegue verso la Croce dei Castiglieri già descritta in altro post , dritti si scende a malga Realto , e a destra si sale a Cima Marana 1545 metri . Giunti sulla cima si prosegue per le creste con diversi saliscendi di poco conto ma tutti in cresta così da poter ammirare il panorama tra le due valli , e con una visibilità tale da poter vedere i colli Euganei e l’inizio degli Appennini , tempo permettendo , si prosegue per L’archeovia , ovvero quella via dove ci sono numerosi ritrovamenti archeologici . per poi raggiungere la selletta di Campetto e ridiscendere a Pizzegoro attraverso la pista da sci oppure per chi la conosce la pista nel bosco degli skialper , fino a raggiungere la Busa dove si era precedentemente lasciata l’auto . Questo anello e abbastanza semplice e praticabile non richiede particolari doti ne presenta passaggi difficili , ideale per una mattinata con rientro per il primo pomeriggio in tutta tranquillità . E dove si può mangiare un buon piatto di Pasta dall’amico Toni dei Castiglieri .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h00
Dislivello totale : 1255 m
Quota massima raggiunta : 1543 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Si sale verso Recoaro Terme ed arrivati in località Facchini , o più precisamente Fonte Abelina , cercare un posto dove lasciare l’auto , cosa abbastanza difficile , si supera una piccola valle e in mezzo a due case si nota il segnavia .
Il sentiero di per se non presenta difficoltà tecniche ma a fisicamente e molto lungo con pendenze interessanti , presenta alcune variazioni di pendenza abbastanza impegnative e varie biforcazioni che possono confondere e che comunque portano nello stesso punto , la salita parte subito con buona pendenza si passano alcune contrade come i Parenti , i Caile , I Marchi , contrade tipiche di questi luoghi impervi , diciamo che fino a Malga Giochele , e all’omonimo Passo Giochele il sentiero e abbastanza duro , per poi essere più dolce superata la curva che porta a sinistra a località Fantoni per poi attraverso le case salire fino al bivio con la bidovia che sale da Recoaro Terme ( Ferma per mancanza di fondi ) oppure a destra sul monte Spitz per poi scendere al bivio con la bidovia . Si prosegue fino alla località Pizzegoro , conosciuta anche come Recoaro Mille o Conca d’oro , da li dopo aver attraversato il pianoro si sale sotto la seggiovia di Montefalcone ( anch’essa ferma per mancanza fondi ) , si prosegue aumentando notevolmente pendenza fino ad dover entrare nel bordo della pista da sci , e raggiungere il passo di Campetto, si può anche proseguendo per il sentiero arrivare nel canale dove sorge la casetta dell’acqua , da li proseguendo e prestando attenzione ai segnavia posti sulle piante di colore giallo fluo , anche se devo dire poco visibili ( quindi se non si è certi del percorso e meglio fare il primo itinerario ) giunti a Campetto si prosegua per circa 30 minuti e si raggiunge Malga Campo d’avanti .
Per la discesa si consiglia tornare indietro e discendere prima per la pista poi giunti a Pizzegoro ed aver fatto il ritorno fino al bivio con la Bidovia a fianco del Chalet si trova il segnavia che porta di nuovo a Fonte Abelina percorrendo poi parte del percorso fatto prima quando si reggiunge contrada Marchi
ATTENZIONE ESISTE ANCHE UNA POSSIBILITA’ DI SCENDERE ATTRAVERSO UN SENTIERO POCO CONOSCIUTO CHE PORTA PRIMA NELL’ANGHEBE E POI ATTRAVERSO IL SENTIERO DELLE MONTAGNOLE BASSE FINO A PIZZEGORO . VOGLIO SOTTOLINEARE CHE PER FARE TUTTO QUESTO SENTIERO IN UNA VOLTA SOLO CI VOGLIONO 8-9 ORE , QUINDI RESTA BISOGNA ESSERE PREPARATI FISICAMENTE E NON FARLO NEI MESI INVERNALI
CENNI STORICI
Questo sentiero era usato dagli uomini della Resistenza armata e civile per raggiungere i monti di Recoaro sui quali si insediò ai primi di gennaio 1944 il GRUPPO DI MALGA CAMPETTO, fulcro originario delle formazioni garibaldine “Garemi”, che portarono poi la Guerra di Liberazione dal Lago di Garda al Brenta, toccando l’Alto Veronese, l’Alto e il Basso Vicentino, il Trentino, le zone ovest e sud-est dell’Altopiano di Asiago.
Qui c’era una fermata del trenino che saliva da Vicenza a Recoaro. Qui c’era l’abitazione di Giuseppe d’Ambros “Marco”, costruttore, insieme con Pietro Tovo “Piero Stella”, del movimento partigiano dell’alta valle dell’Agno. Fonte Abelina costituiva quindi un punto di raccordo essenziale per i dirigenti della Resistenza, per i partigiani della montagna, per le staffette e per i rifornimenti logistici (cibo, vestiario, equipaggiamento, armi, munizioni). La casa di “Marco”, che fu sicuro riferimento per i comandanti e le prime pattuglie del Gruppo di Malga Campetto, continuò ad essere una solida base del movimento partigiano fino al 13 dicembre 1944, quando fu bruciata, insieme alla segheria, dai nazifascisti per rappresaglia. “Marco” ebbe come collaboratori fidati Pietro Benetti “Pompeo”, Primo Benetti “Ceo”, Rino Cavion “Armando”, Narciso Comerlati “Nerone”, Nebrilio Asnicar, Emilio Gorlin, Giovanni Caneva, Giovanni Pozza “Trenker”, Daniele Bruni, Albino Cailotto, Abramo Caneva “Ivan”, Augusto Sandri e altri.
Contrada Caile
La contrada Caile rappresentava per i partigiani un luogo di passaggio, di sosta e di permanenza sicuro per la sua collocazione nel gruppo montuoso del Peserico e soprattutto per l’ospitalità della popolazione, che condivideva con loro gli ideali antifascisti. Uguale simpatia e solidarietà per i combattenti della libertà dimostravano le contrade Benetti, Marchi, Muschi e Consolana. In contrada Caile fu accolto, dopo il primo scontro vittorioso di Malga Campetto contro le truppe nazifasciste (17 febbraio 1944), un numeroso gruppo di partigiani guidato da Clemente Lampioni “Pino”. In questa contrada fu posto per un lungo periodo il Comando della brigata “Garemi”. In contrada Caile il giorno 8 agosto 1944, in una importante riunione dei comandanti, fu fondato il “Gruppo Brigate Garemi”, composto dalle brigate “Stella” e “Pasubiana” e dai battaglioni “Avesani” e “Ubaldo”. In contrada Caile il battaglione “Romeo” comandato da Benvenuto Volpato “Armonica” ospitò la Missione inglese “Dardo”, che aveva tra i suoi compiti quello di controllare il Comando generale tedesco in Italia del Feldmaresciallo Kesselring insediato nelle vicine Fonti di Recoaro, di tenere i collegamenti tra gli Alleati e i partigiani e di procurare loro preziosi lanci di armi e di rifornimenti. In queste contrade indispensabile fu il contributo di tante donne, che sostennero la Resistenza a costo di grandi sacrifici e sofferenze: Maria Benetti, detta la “mamma dei partigiani”, Wilma Marchi, Velia Marchi, Rina Marchi in Cristoforo, Cesira Benetti, Maria Benetti, Liliana Benetti, Rosetta Benetti, Lidia Marchi e Rina Marchi.
Il Giochele
Da questo luogo chiamato “il Giochele”, transitavano le varie pattuglie partigiane sia per raggiungere le posizioni più alte (Malga Campetto, Malga Campodavanti, Valle del Chiampo, monti del Veronese), sia per scendere a valle per colpire obiettivi militari e contrastare l’azione dei tedeschi e dei fascisti. La Malga Giochele, chiamata anche “tèsa della Etta”, costituiva altresì una base riparata e tranquilla per incontri e riunioni. Si fermarono qui, tra gli altri, Raimondo Zanella “Giani” e Romeo Zanella “Germano”, rispettivamente comandante e commissario del Gruppo di Malga Campetto. In questa zona Benvenuto Volpato “Armonica” e Leonardo Facchin “Lupo”, condussero da Selva di Trissino e da Piana molti uomini, che evitarono così di incappare nel sanguinoso rastrellamento del 9 settembre 1944. Nel Giochele il 9 dicembre 1944 ebbe luogo un aviolancio alleato procurato dalla Missione inglese “Dardo”. Fu il primo di otto lanci alla brigata “Stella” che servirono a superare il duro inverno 1944/45 e ad armare i dieci battaglioni in vista dell’insurrezione e dello scontro finale con i nazifascisti.
Località Pré
Il sentiero che attraversa questa conca, chiamata “Pré”, era per i partigiani alternativo a quello del Giochele e veniva utilizzato per disorientare il nemico e per sfuggire ad improvvisi rastrellamenti o puntate. Anche qui la gente del posto era ospitale nei riguardi delle forze della Resistenza, sempre pronta ad offrire sostegno morale e a condividere il poco e povero cibo a disposizione. In quel tragico periodo forse non c’era lo stato d’animo per cogliere la bellezza di questi luoghi. Oggi invece osservando lo spettacolo della natura possiamo anche andare con il pensiero a quei giovani coraggiosi, che ebbero la forza di ribellarsi e di impegnare la loro vita per conquistare la libertà, la pace, la democrazia e per realizzare una società più giusta per tutti. Le conquiste di oggi sono il frutto dell’impegno e del sacrificio, spesso estremo, di tanti donne e uomini, chiamati allora “ribelli”.
Malga Pizzegoro
Malga Pizzegoro era per i partigiani che salivano dal territorio recoarese una tappa obbligata lungo il percorso che li portava a Malga Campetto. Lassù, a 1600 metri di altitudine, stabilì la sua base il Gruppo di Malga Campetto, composto da antifascisti esperti giunti da Padova e da altre località, inviati dalla Delegazione Triveneta Garibaldi (Zanella Raimondo “Giani” – comandante del Gruppo – , Zanella Romeo “Germano” – primo commissario – , Gordiano Pacquola “Oreste” – commissario -, Brenno Guastalla “Carlo”, Norberto Unziani “Boby”, Clemente Lampioni “Pino”, Luigi Pierobon “Dante” e altri). Ad essi si unirono una forte pattuglia di Schio guidata da Giovanni Garbin “Marte”, una pattuglia di vicentini diretta da Bruno Bazzacco “Giorgio” e giovani recoaresi e valdagnesi inviati da “Marco” e da “Piero Stella”. Formati da uomini che avevano sopportato carcere e confino per le loro idee, i partigiani di Malga Campetto cominciarono a percorrere le contrade e i piccoli centri di montagna dell’Agno e del Chiampo per farsi conoscere, per riscuotere la simpatia delle popolazioni e per coinvolgere altri coetanei nella Resistenza. Questi fatti non passarono inosservati e il 17 febbraio 1944 tedeschi e fascisti lanciarono un poderoso attacco da Fongara e da Campodalbero contro il Gruppo. Preavvertiti da “Pompeo” la sera prima, i partigiani si organizzarono e, suddivisi in cinque pattuglie, respinsero l’attacco senza danno, infliggendo al nemico forti perdite. L’azione clamorosa conquistò fiducia e simpatia nei confronti del movimento partigiano e portò molti altri giovani alla causa della Resistenza, cosicché il Gruppo estese le sue basi a Marana, Durlo e contrade alte di Recoaro.
Malga Campodavanti
Dopo la battaglia di Malga Campetto (17 febbraio 1944), le pattuglie partigiane divennero più numerose e furono inviate in varie località verso l’alta Lessinia, le alte Valli del Progno, dell’Illasi e del Chiampo, la Valle dell’Agno, l’alta Val Leogra, Posina, l’Altopiano di Tretti e lungo la dorsale Torreselle-Monteviale. Gli scioperi del marzo 1944, le azioni delle 10 pattuglie partigiane nei mesi di aprile e maggio, la confluenza in aprile del forte gruppo partigiano di Selva di Trissino, guidato da Alfredo Rigodanzo “Ermenegildo-Catone”, l’arrivo di nuovi dirigenti che rafforzano il comando (Nello Boscagli “Alberto”, Attilio Andreetto “Sergio”, Armando Pagnotti “Jura”, Orfeo Vangelista “Aramin”, Romano Marchi “Miro”, Benvenuto Volpato “Armonica”, Giulio Vencato “Giro” e altri), hanno reso il Gruppo forte di centinaia di combattenti per la libertà. Fu necessario perciò dare a tutta la formazione partigiana una organizzazione militare efficiente e adeguata. Il 17 maggio 1944, a Malga Campodavanti di Sotto, alla presenza di centinaia di partigiani e di decine di capipattuglia, fu tenuta la cerimonia del giuramento della XXX Brigata d’Assalto “Ateo Garemi”.
Sono salito oggi come faccio diverse volte all’anno su questo luogo da me molto conosciuto sia per l’inverni passati con gli sci , sia per l’estati con il colore verde della speranza che ha sempre riempito i miei occhi in cerca di continue emozioni , ho visto la prima seggiovia , oddio ci sono salito in quella che c’era prima , era li a segnare il tempo costruita nel 1967 anno che io non ricordo , se non perche sono nato, mio fratello e sceso da quella pista che era ancora bambino con i scarponi modificati da mio padre , per vedere poi alla rimozione di quella vecchia seggiovia che tanti viaggi mi ha fatto fare , per metterne una di nuova ricordo i camion di calcestruzzo arrivare sul posteggio del rifugio Valdagno , per caricare sulla benna dell’elicottero il cemento per fare lo zoccolo a quei plinti dove sarebbero alloggiati i bulloni che avrebbero fissato i piloni per i carrelli delle funi , ricordo quando il gigantesco elicottero degli svizzeri posizionava sui plinti i piloni con una precisione unica senza sbagliare un centimetro , lo stesso dicasi per i gruppo ruote di quella che sarebbe dovuta essere l’evoluzione di Recoaro Mille , invece non è stato così , un pò complice il cambiamento climatico con la poca neve dell’inverni sempre meno nevosi , un pò aggiungiamoci la mano dell’uomo che crede nei ricavi senza metterci di suo , siamo arrivati a tutto questo , e vero non siamo i soli voglio ricordare la seggiovia ” Le Fratte ” altro mostro ancora rimasto tale e quale con i seggiolini ancora su ma senza i motori per poterli rimuovere . Non e questo che importa vogliamo parlare in quella cabinovia che sale da Recoaro Terme fino a Recoaro mille , erano uguali le due , poi una e diventata Cabinovia e l’altra Seggiovia ma più confortevole e veloce , almeno così si dice . Ma non e questo il punto non siamo ancora arrivati sul punto del non ritorno sulla Conca D’oro , anche se siamo molto vicini credo . Una sola cosa posso aggiungere io che come tanti su queste piste abbiamo imparato a sciare , forse sciare non sarà più possibile ma rimane sempre quell’amaro in bocca di aver perso qualcosa di molto bello anche solamente per il periodo estivo , ieri c’erano diverse persone nel posteggio , tanti salivano a piedi a Montefalcone , tanti non essendone capaci sono dovuti rimanere in basso , d’altra parte la seggiovia e ferma , forse lo sarà per sempre . Rimarrà questo ricordo per sempre nel mio cuore .
Un grosso ringraziamento a chi con fermezza e rimasto là , perche ha creduto oppure perche li è la sua casa , e cerca di sopravvivere a questa situazione . Sopratutto al mio Amico Toni , che continua a tenere aperto il Castiglieri , li un piatto di pasta e due chiacchere si trovano ancora .
Fongara è un piccolo paese situato a circa 10 km da Valdagno , di circa 200 abitanti , a circa 900 metri di altitudine , qui sembra che il tempo si sia fermato , quasi tutti se ne sono andati per un motivo o l’altro , numerose le problematiche del dopoguerra , qui i partigiani e tedeschi si sono battuti , ma come ben si sa la popolazione e quella che ha pagato a care spese questo prezzo , alcuni con la vita , vedi l’eccidio della Borga . Questo piccolo paese viveva di pascolo , tutti avevano le mucche o quasi . Boscaioli e su quello che potevano dare gli orti , ricordo ancora i negozi del Casolin , Claudio e la Giuseppina , che quando non aveva il resto aveva le caramelle , esisteva ancora il piccolo libro dove si scrivevano i soldi , cosa fai diceva il Casolin : Paghito o noto ( hai i soldi per pagare o scrivo sul libretto ) e tu da come ti aveva raccomandato la Nonna : me nonna ga dito che te noti ( mia nonna ha detto di scrivere sul libretto ). Una realtà fatta di piccole cose uscivi di casa entravi in un’altra sempre porte aperte , sempre chiavi sulla toppa , quasi a dire a tutti questa famiglia è a casa se volete entrate sarete sempre i benvenuti . Ricordo ancora quando mia mi diceva : Gheto visto che ora che se , non gheto mia sentio le campane , xe ora della funzion , via sparissi suito . ( non hai visto che ora è , e non hai sentito le campane , e ora della messa via subito di corsa) .
Questo post lo dedico a mio padre , che qui ci è nato e qui mi ha sempre portato fin da quando ero bambino , qui in questo luogo ho trascorso parte della mia infanzia , dagli inverni sulla pista da sci situata a Recoaro Mille su quella che una volta era considerata la Conca D’oro , e che ora e diventata quello che è un luogo molto bello , ma che purtroppo anche la seggiovia che porta a Montefalcone rimasta chiusa come diverse attività . Ma qui io ci ho passato anche tante estati a correre in giro per prati e boschi nella spensieratezza di quei 10-15 anni che avevo . Ma questo tipo di vita ha forgiato in me la persona che sono , crescendo in quei valori di rispetto , umiltà , onestà e solidarietà che ti entrano dentro piantandosi in quelli che sono rimasti i valori della mia vita . Luciano
Come canta ancora qualche volta mio Padre :
“Fongara sei bella da tutti adorata in mezza giornata si viene e si va …”
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30
Dislivello totale : 609 m
Quota massima raggiunta : 1545 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Salgo in auto fino a Recoaro Mille , li lascio l’auto approfittando del gigantesco posteggio , mi avvio a piedi verso la pozza d’acqua sulla sinistra proseguo fino a scendere in località Righi , una piccola contrada ormai abitata da una sola famiglia che però nel periodo estivo molte persone ritornano . Da li si sale per il sentiero che porta sui pascoli che venivano usati dagli abitanti dei Righi per le mucche circa 35 anni fa , ora si stanno popolando di piante , si sale su questa mulattiera abbastanza larga che porta alla Bocchetta di Marana , la salita non è difficile composta da pascoli e boschi di faggi , ad un certo punto si entra nel bosco e da li si continua fino ad arrivare alla bocchetta , ci sono anche alcuni punti panoramici dove si può ammirare parte del nostro arco alpino , altrimenti bisogna salirci d’inverno quando non ci sono le foglie , arrivati sulla bocchetta sulla sinistra si prosegue verso la Croce dei Castiglieri già descritta in altro post , dritti si scende a malga Realto , e a destra si sale a Cima Marana 1545 metri , per poi attraverso il sentiero 202 ed alcuni saliscendi di modeste dimensioni si raggiunge la sella di Campetto per poi scendere dalle piste e per i più capaci dalla pista dei scialpinisti fino a tornare nell’auto .
Tempo di percorrenza del sentiero dell’anello : 9h00
Dislivello totale : 1320 m
Quota massima raggiunta : 1715 m
Sentieri interessati : 180 – 920 – 970
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Arrivati in auto a Romano d’ezzelino si prende verso Semonzo e poi si seguono le indicazioni per l’antica abbazia di Santa Felicità oppure nella parte opposta si trova l’albergo alla Mena . Attenzione che in alcune cartine la numerazione potrebbe essere diversa le cartine riportano 80 ma la numerazione dei segnavia e 180 . La Valle Santa Felicita è una delle valli più importanti del Massiccio del Grappa. Profonda e selvaggia, Valle Santa Felicita sbocca tra Romano d’Ezzelino e Semonzo a quota 200 metri , dal punto di vista escursionistico, è molto bella , si entra nella valle che presenta numerose pareti di roccia utilizzate come palestre . Il percorso parte con il 180 non presenta difficoltà tecniche , la difficoltà sta nella sua lunghezza , si sale per buona parte dentro la valle per poi imboccando un canalone sulla destra salire un canalone detritico abbastanza ripido per poi riprendere il sentiero in pendenza normale si sale con parti più o meno pendenti ma sempre praticabili fino ad arrivare in una carareccia che sbocca in una strada asfaltata dopo averne percorso un piccolo tratto si rientra nel sentiero ancora boschivo ma con vegetazione molto meno intensa fino a sbucare in quei pascoli a circa 40-50 minuti dal Sacrario di cima Grappa , la zona e sacra e teatro di grandi battaglie e di gravi perdite da entrambi gli schieramenti , si continua a salire fino ad entrare nel gigantesco Sacrario di Cima Grappa , il tempo previsto e di 5h , si può fare una sosta nel rifugio Bassano per poi proseguire attraverso il 920 scendendo nel lato opposto a dove si e saliti , si incrocia la strada che proviene da Feltre , e si prosegue la discesa per monte Rivon con continui sali e scendi su pascoli con un panorama unico e mozzafiato sulla pianura e sulle piccole dolomiti , si sale sul Monte Coston , e poi si scende sul Forcellino conosciuto come Croce del Termine , prendendo il sentiero di sinistra si inizia a scendere dal 970 che nel tratto iniziale e su pascoli fino ad un certo punto entrare nel bosco si scende passando in diverse malghe fino ad arrivare in località Cibara per poi mantenendo sulla destra il ristorante Cibara , passare per l’omonoma chiesetta e rientrare in una piccola valle , si continua il percorso 970 sempre in leggera discesa fino a raggiungere Cason Pianaro , per poi aumentare leggermente la pendenza fino ad arrivare al bivio con il 180 , rientrati in questo sentiero quasi tutto nel bosco si scende agilmente fino a raggiungere il canalone dove e meglio prestare una certa prudenza complice anche il fisico che inizia ad essere stanco da circa 6-7 ore di cammino , fatto il canalone il sentiero ritorna ad essere piacevole fino all’arrivo a valle Santa Felicita .
Contrada Bariola e una piccola contrada situata sulla pendici del monte Pasubio , nella parte alta di Sant’Antonio una piccola localita sulla strada che porta al Pian delle Fugazze e poi attraverso la Vallarsa a Rovereto , a circa 20 minuti da Schio . E conosciuta per la Tagliata costruita nel periodo bellico 1915-18 , essendo un abitato molto vicino al confine austroungarico , subì anche le conseguenze di quello che e stata la guerra .
La gente de montagna
La sembra burbera ma la ga
Il cuore tenero , el nostro sentimento
El xe sconto dentro , come el fusse
Ciapà dentro an te un soco de carpanè
Basta saper tirarlo fora con pazienza
Cavandole dal tronco scorse e sgresende
Arrivederci e vegni ancora non come
Turisti ma come nostri ospiti
(Presepe di Bariola)
Tagliata Bariola
Il luogo e conosciuto dalle fonti storiche come La tagliata Bariola , situata appena dopo l’abitato di Sant’Antonio di Valli del Pasubio sulla strada che porta al Pian delle Fugazze , assieme al forte Maso costituiva il sistema di sbarramento che controllava la possibile via proveniente dalla Vallarsa attraverso il Pian delle fugazze , era costituita da 2 piani , uno sotto il livello stradale , era un opera a prova di granata , il passaggio sulla carrabile era obbligato , mentre il piazzale davanti adiacente al forte era scoperto , ma era costituito con un ponte a cerniera sopra il fossato per entrare nel forte , nel corpo casamatta erano installati 4 cannoni da 42mm a tiro rapido con affusto a candeliere gia obsoleti , mentre nelle casematte d’angolo del fianco sono piazzate 2 mitragliatrici Gardener da 10.30mm . Mentre la capacita per il personale era di circa 100 unità , visitando la parte inferiore si possono notare anche le postazioni di due cannoncini da 87mm in bronzo . Nel maggio di 1916 venne parzialmente disarmata di due cannoni ma comunque la tagliata come anche il forte Maso non fu mai messa a dura prova dal nemico . Negli anni 1930 parte della tagliata venne demolita per allargare la strada rotabile che scende dal pian delle fugazze .
Riflessioni Personali
Definire presepio quello di Bariola e una cosa superficiale , cio che si vede va molto oltre l’immaginazione , si tratta di una ricostruzione storico affettiva di come andava e come si viveva la vita negli anni addietro , cose che per chi come me ha avuto la fortuna di poterle vedere e toccare con mano , nonostante io fossi solamente bambino , ma credo che una visita in questo luogo a tutti anche quei ventenni che credono di sapere tutto sia una bella esperienza di vita di quotidianità , semplicità ma nonostante che si possedeva poco , di grandissima ricchezza interiore . Un grosso plauso a quelle persone che con pazienza certosina hanno costruito tutto questo , per non dimenticare come eravamo , come vivevamo ma sopratutto se stavamo meglio o peggio , si c’era miseria e povertà , ma la contrà viveva con dei valori in cui credevano profondamente e sempre pronti a dare una mano , cose ormai perse nel tempo . Andateci respirerete un atmosfera unica nel suo genere fatta di storie e tradizioni all’insegna di un vero Natale . Luciano
Associazione Gruppo Amici del Presepe di Bariola
L’Associazione “Gruppo Amici del Presepe di Bariola” di Sant’Antonio del Pasubio nasce nel 2012 dopo alcuni anni di intensa attività e crescente passione per il Natale e per la cultura delle nostre tradizioni. Grazie al desiderio di riscoprire la magica atmosfera del Natale e alla volontà di conservare momenti di tempi lontani, vissuti con intensità dai nostri nonni, e tramandati con minuziosa modestia da padre in figlio, qualche anno fa, quasi per gioco, alcune persone della nostra contrada si ritrovano e danno inizio a questo cammino con la realizzazione di una Natività raccolta e spontanea e di qualche particolare personaggio. L’obiettivo è stato fin dall’inizio non solo quello di riscoprire e di mantenere le tradizioni , che vanno ormai perdendosi, ma anche un momento importante di aggregazione e socializzazione, per cui l’aiuto e l’animazione che ne deriva ha coinvolto grandi e piccoli, giovani ed anziani della contrada in questa incantevole esperienza. La motivazione principale sicuramente è derivante dall’amore per la nostra contrada e per il nostro paese che ci spinge a far conoscere l’ambiente in cui viviamo nei suoi diversi aspetti anche i più particolari, naturalmente ricchi di scorci passati e di panorami altrove ormai perduti. Nei primi anni le possibilità e le conoscenze rimanevano in un ambito del tutto dilettantistico, ma l’intraprendenza e la determinazione hanno portato a raggiungere una buona tecnica realizzativa, imparando ad usare diversi tipi di materiali da quelli comunemente utilizzati nel presepe a quelli meno consueti; tali conoscenze hanno permesso a questi nostri “artisti” di trovare sempre per ogni opera la soluzione che possa rendere al meglio l’intento prefissato. E’ così che nasce il progetto di dare un aspetto concreto ai personaggi del presepe con i volti delle persone della nostra contrada, vere e proprie riproduzioni al punto da portare il visitatore ad incontrare nelle viuzze il vero personaggio e nelle scene la sua copia. La vitalità di questo gruppo sta nella voglia di stupire e di coccolare ogni anno l’amico visitatore con personaggi nuovi e ambientazioni sempre diverse, con lo scopo di lasciare nella memoria qualcosa che rimanga indelebile nel tempo, aiutandolo a riscoprire le tradizioni e il vero senso del Natale. Durante le festività natalizie le vie e le piazze si riempiono di persone nell’atmosfera dolce e suggestiva del Natale, con giochi di luce, canti, “ciacole” e qualcosa di caldo che delizia il palato di grandi e piccini, e regalando ai più anziani il ricordo di momenti poveri ma felici della loro infanzia. La strana e straordinaria sensazione che si prova è di sentirsi in famiglia anche se è la prima volta che ci si incontra. L’attività prosegue frenetica cercando sempre di migliorarsi, il clima che si respira nelle serate passate insieme è ottimo, pieno di allegria e amicizia, riscoprendo il valore di stare insieme e andando alla ricerca di antiche tradizioni che la frenesia di questo tempo ci sta togliendo.
Il presepe rimane aperto tutti i giorni dalle 9-22 fino all’ultima domenica di gennaio
Sarà inoltre disponibile un bus navetta nei giorni festivi che porterà gratuitamente dal piazzale della Norda fino al luogo di partenza del presepio.
LE FOTO A SEGUITO DICONO POCO MA PER APPREZZARE QUESTO SPLENDIDO LAVORO SALITE E FATE IL PERCORSO SOFFERMANDOVI A SENTIRE LE STORIE NARRATE , NE USCIRETE CERTAMENTE RICCHI DI QUELLE COSE CHE MANCANO VERAMENTE NELLA SOCIETA’ DI OGGI