Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h45
Dislivello totale : 1420 m
Quota massima raggiunta : 2150 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo essere saliti al Pian delle fugazze si prosegue per la strada che porta a Rovereto arrivati ad un certo punto si arriva in località Raossi , e proprio all’inizio dell’abitato sulla destra si scorge il segnavia, il sentiero non presenta difficoltà tecniche , ma richiede un buon allenamento vista la pendenza di tutto rispetto , si parla di circa 1400 metri di dislivello , il sentiero e molto panoramico e sale la val di piazza e salendo incrocia anche il sentiero che sale dal Passo dell’omo quindi dalla Val delle Prigioni fino ad uscire alla selletta di cosmagnon dove arriva anche il 141 Baglioni . Nella parte bassa il sentiero e percorso anche da un sentiero naturalistico , inoltre ci sono due Calcare (forni per la produzione di Calce ) ancora in buone condizioni , questo sentiero e lungo e con pendenze impegnative e veniva percorso nel periodo della guerra per il ricambio delle truppe sul Pasubio , in fatti nella parte più alta del sentiero situata sotto i roccioni della Lora si possono notare ancora i resti dei ricoveri e li erano situati i baraccamenti per poi salire nell’alpe di cosmagnon , il sentiero poi prosegue fino al bivio con il 105 sul cogolo alto.
L’ideale per praticare al meglio questo sentiero e avere la possibilità di mettere un’auto alla partenza e una dove si pensa di scendere , perche per fare questo sentiero in andata e ritornare dal 102 val di foxi che sarebbe quello più conveniente e bello diventa molto difficile sotto il piano fisico , ma si può anche salire da qui e scendere per il 398 soglio dell’incudine e val di fieno a patto di avere un’auto per poi ritornare a Raossi , oppure salire dalla val delle prigioni e poi scendere fino a Raossi sempre con un ‘auto , resta comunque un sentiero molto interessante.
Chi più in alto sale più lontano vede , chi più lontano vede più a lungo sogna . Walter Bonatti
Racconto di una notte a Cima Palon quota 2232
Alle 19 circa mi trovavo al rifugio Balasso dove metto l’auto la maggior parte delle volte quando salgo in Pasubio , nel mio zaino c’era tutto , o almeno quanto sarebbe servito in quella circostanza , la tenda il sacco a pelo , il vestiario adatto alle condizioni climatiche di questo periodo …chiudo l’auto e accendo la frontale mentre guardo in alto le luci del rifugio Papa ancora accese …scelgo la salita per il 300 della val canale dove ormai conosco tutte le pietre , salendo mi fa compagnia il soffio di qualche camoscio che si sta chiedendo ” ma questo dove va in giro di notte ” e qualche rapace notturno che muove qualche ramo …si sente anche qualche movimento di sassi mossi dal mio amico camoscio che segue con interesse ogni mio movimento , io li vedo solo dagli occhi luccicanti mentre li guardo con la mia lampada frontale , proseguo la mia risalita incurandomi di loro , proprio come faccio di giorno , ammirandone solo la maestria con cui si muovono negli irti strapiombi quasi invidiando la loro agilità ” fa che il mio piede poggi sicuro come fanno i camosci “. Ho continuato a salire fino al rifugio Papa che da poco aveva spento le luci esterne , ma il mio obbiettivo era la cima , cima Palon 2232 metri , li volevo piantarla o almeno poco distante , la mia piccola tenda nella vastità del massiccio,e nel pensiero di tutte le vite spezzate in questa sacra montagna , nel silenzio del suo cuore , vicino alle sue viscere e tra le pietre che conservano la storia del mondo , superato il rifugio Papa ho proseguito per il 105 sentiero delle creste o tricolore , anche questo lo conosco molto bene , del resto sono 40 anni che ci salgo , c’e la pace e un silenzio assordante , si vedono le luci della città dei paesi tutto intorno un’inquinamento di luci davvero esagerato , ma lassù ci sono io e la mia piccola frontale , eccoci 21.50 cima Palon …che emozione …e lei era li davanti a me , la mia meta . Mi accingo a trovare un posto per piantare la mia piccola tenda , qui sulla vetta ci sono solo sassi , ma più in basso girovagando per 20 minuti trovo un posto riparato dal possibile vento che di solito fischia imperterrito su questo luogo , trovato , proprio all’uscita di una trincea di ricovero italiana a circa 100 metri da cima Palon , pianto la tenda con l’uscita girata verso dove sorgerà il sole , e dopo aver girato ed ammirato la straordinaria notte stellata mi accingo ad andare a dormire , mi bevo un po di caffelatte dal mio thermos , ed entro nel sacco a pelo , verso le 3.00 arriva puntuale il vento …ma non importa ogni tanto guardo fuori il panorama , sempre unico e fantastico …alle 7.15 inizio a prepararmi per uscire a gustarmi il Pasubio all’alba…mi guardo in giro la distesa di nuvole nella pianura fa sembrare quasi un mare , un mare di qualcosa di morbido su cui tuffarsi , ma io sono sopra ed aspetto solo …
IL SOLE
Questo trekking è dedicato a chi come me , ama la montagna , questo non e un delirio di onnipotenza e solo una piccola variazione sulla salita di giorno …fatto da chi come me ha esperienza di notti passate a correre in mezzo ai boschi con la lampada frontale .
Le emozioni che dona la montagna sono tante è alcune non si possono descrivere con le semplici parole perchè le emozioni sono molto personali e sono diverse in tutti noi , io qui ho voluto raccogliere le mie , e far partecipi voi amici del blog di queste piccole emozioni .
Si può salire dove si vuole l’importante e conoscere bene il sentiero da fare , munirsi di tutto il necessario e non dare niente per scontato , come del resto non e detto che si deva utilizzare la tenda e il sacco a pelo , si può bivaccare in un bivacco oppure anche in un rifugio , ma e sempre un emozione unica da provare .
« Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male. » Renato Casarotto
Dopo essere salito a Campogrosso davanti al rifugio Giuriolo inizia il sentiero che sale per circa 20 -30 minuti , il sentiero e lo stesso che sale verso la Madonna della Sisilla anche se prima passa nelle fortificazioni situate alla base della Sisilla , con diverse postazioni sia in trincea che in caverna , e presente nella sua risalita anche un breve tratto con corde (che servono sopratutto per tenersi con le mani ma il sentiero e nn è difficile) le fortificazioni dell’osservatorio sono situate appena sotto alla Madonna della sisilla e quasi obbligatorio una salita a lei che da più di 50 anni veglia su quanti salgono in queste cime, su questi massi bruciati dal sole e scalfiti dalla neve . La salita e molto semplice anche se nell’ultimo tratto e su roccia e presenta un piccolo pezzo attrezzato ma non difficile da fare e ben protetto da un scorrimano in catena , io invito tutti quanti salgano in questo luogo a visitare questa cima per poter ammirare la grandezza di questa opera che tante peripezie ha avuto fin dalla sua idea , alla realizzazione fino ad arrivare alla posa della stessa.
Cenni storici
Il sengio della sisilla veniva usato come osservatorio e il primo caposaldo per la difesa del settore di Campogrosso , si raccordava con le trincee del Baffelan e del Cornetto sulla selletta che precede la parte attrezzata era sviluppata parte di trincea in grado di ospitare una cinquantina di uomini . Nel 1917 fu completata la linea con un piccolo baraccamento situato sotto la madonna della sisilla completamente rifatto e da cui si gode di un’ottimo punto di osservazione , il presidio anche se limitato aveva una apparato fotoelettrico e una postazione adibita ai riflettori . Nella base della strapiombante parete sud furono costruiti 4 caverne in grado di ospitare 100 persone ognuna e protette da opere esterne a loro difesa come un alloggiamento da mitragliatrice situato i posizione ottimale . Mentre salendo per il resto dell’anello ci sono diverse postazioni difensive in quota orientate verso la malga Boffental e la strada delle sette fontane .
Dopo essere usciti dall’autostrada a Montecchio Maggiore (VI), si prende la S.P. 246 verso Recoaro Terme. Giunti a Recoaro si prosegue dalla S.P. 99 per la località Merendaore. Si supera malga Ravo e si raggiunge, il Rifugio Alla Guardia, dove la strada si restringe fino al Passo di Campogrosso, ovvero al Rifugio Antonio Giuriolo Campogrosso dove si lascerà l’auto.
Descrizione
Lasciato il rifugio Campogrosso 1464 m, si prosegue verso la strada delle 7 fontane per circa 150 m fino a raggiungere il segnavia n.157, e la Madonnina a mezzo busto dove è riportata una frase molto significativa «che il Signore fermi le Guerre», ricordo inoltre che qui passava, l’antico confine Austroungarico segnato dai Grandi Cippi, entrati nel sentiero a pochi passi si nota sulla sinistra l’Anello Storico della Guerra, con la prima postazione, usato per sorvegliare il sentiero si esce e si prosegue a sinistra fino a raggiungere in a piazzola designata per piccoli pezzi di artiglieria, si prosegue scendendo leggermente per raggiungere un piccolo posto di osservazione con relativo ricovero in caso di attacco, proprio adiacente ad uno dei Cippi confinari, si prosegue seguendo le trincee adibite ai tiratori e mitraglieri sino a raggiungere la seconda postazione mentre la trincea prosegue fino a raggiungere i trinceramenti sotto la Guglia Gei, mentre proseguendo si raggiunge anche la terza postazione che poi porterà al caposaldo, con trincee più profonde dove era anche eretto un baraccamento di ricovero, si prosegue attraverso un tratto prativo che sale fino a raggiungere la quarta postazione, sul retro si trovano le quattro piazzole per piccoli pezzi si presume da 110mm, dopo aver superato la stradina che porta al Rifugio Schio ora ristrutturato, mantenendo la destra si sale sulla quota 1561 m, un piccolo dosso roccioso adibito a osservatorio e postazione di tiro fucileria, si ridiscende per rientrare nell’anello scendendo verso la mulattiera che scende verso la rotabile che sale a Campogrosso incrociando il bivio con il n.144 sentiero delle mole, continuando cosi per le altre postazioni, si raggiunge la spettacolare posizione esposta verso la Valle Agno con un panorama unico ed incredibile, si prosegue rientrando nel tratto boschivo che permetterà di rientrare al Rifugio Antonio Giuriolo 1464 m, passando per l’arrivo dell’ultimo troncone della teleferica.
Cenni storici
Questa zona molto importante sotto il profilo storico e naturalistico, essendo terra in cui passa l’antico confine Teresiana ed alla presenza di ben 14 cippi austroungarici del 1750, la mancanza di fiducia reciproca anche se sotto la triplice Alleanza fece si che ambe le pasrti preparavano le linee fortificate sui propri confini , anche se l’assenza di strade atte al trasporto e passaggio per scendere a valle rappresentava una zona di scarso interesse. L’Austria era presa infatti alla fortificazioni più basse verso la Vallarsa di Matassoni e Pozzacchio, mentre gli italiani si fortificarono sul Forte Maso e la Tagliata Bariola( contrada divenuta ora famosa per il magico presepio ).
Il 24 maggio del 1915 all’entrata dell’Italia in guerra, gli italiani si spinsero molto avanti nelle posizioni del Carega, ed anche sulla Terra di nessuno del Pasubio, furono bloccati dai tiri delle artiglierie austroungariche. L’interesse per il valico di Campogrosso era esiguo, e furono poi costruiti i collegamenti necessari per raggiungere sia il passo di Campogrosso 1464 m, che la Gazza 1265 m, fondamentale anche la costruzione delle teleferiche.
La teleferica
Qui giunge l’ultimo troncone della Teleferica che parte da Malga Ravo, più propriamente nel Bivio Rao 1038 m, ovvero dove parte l’itinerario n.144 del sentiero delle Mole fino a Campogrosso 1464 m. Fu costruita nel 1916, poi allungata fino a raggiungere la località Parlati, aveva un carello della portata di circa 2-3 quintali, il dislivello era di circa 800 metri ed una lunghezza di circa 3200 metri.
Altra teleferica sulla Recoaro Terme – Gazza, in località Lambre 821 m, (centrale elettrica ) che passando per la Malga Langarte 1137 m. saliva fino a raggiungere il Passo Pelegatta 1776 m, per poi proseguire fino alla Cima del Carega 2238 m, attraverso il vallon della teleferica dove sono presenti ancora alcuni piloni in cemento resti di questa teleferica.
Voglio ricordare che il sentiero e opera di persone che ne mantengono la manutenzione , e sono gli Alpini , non si fanno nomi perchè il lavoro degli alpini e sempre veloce , puntuale e gratuito , per questo ritengo sia più giusto precisare … lo hanno messo a posto gli ALPINI come del resto la statua della madonnina .
Per chi volesse approfondire la cosa, ammesso , riesca ancora trovare qualche copia del libro : Alpe di Campogrosso, con guida al sentiero storico ” 1° Anello” di Bepi Magrin a cura dell’ associazione ricerche storiche IV novembre Schio (Vi) (edizioni Litovald ) fornisce un’ampia veduta sia sul piano storico che geografico della zona di confine .
Molto interessante e più facile da recuperare : Alpe di Campogrosso , Cronache, storie e personaggi delle piccole dolomiti di Bepi Magrin e Eugenio Cipriani (edizioni Cip )
Dopo essere salito a Campogrosso davanti al rifugio Giuriolo inizia il sentiero che sale per circa 20 -30 minuti , e quasi obbligatorio una salita alla Madonna della Sisilla che da più di 50 anni veglia su di noi anime semplici che saliamo nella montagna alla ricerca di grandi e piccole emozioni ma sopratutto alla ricerca di pace , di serenità , che per noi umili montanari resta sempre l’obiettivo della nostra vita , questo per noi rappresenta un luogo di pellegrinaggio unico . La salita e molto semplice anche se nell’ultimo tratto e su roccia e presenta un piccolo pezzo attrezzato ma non difficile da fare e ben protetto da un scorrimano in catena , io invito tutti quanti salgano in questo luogo a visitare questa cima per poter ammirare la grandezza di questa opera che tante peripezie ha avuto fin dalla sua idea , alla realizzazione fino ad arrivare alla posa della stessa.
Breve cronistoria dei fatti
La statua della Madonna è opera unica di Odilla Lissa Dal Prà di Valli del Pasubio.
È stata trasportata in vetta a 1621 metri, il 23 maggio 1962, da un grosso elicottero “H34” della Setaf, in dotazione agli americani tuttora presenti a Vicenza.
Fu l’alpinista ed eroe del K2, Gino Soldà, che ottenne l’intervento del potente velivolo grazie alla sua amicizia con il comandante della caserma Ederle, che accompagnava in montagna a scalare. Fu ancora Gino Soldà che le dedicò il nome di “Madonna delle Piccole Dolomiti” La statua pesa 350 chili..
“Questa sarà la Madonna delle Piccole Dolomiti, protettrice di tutte le persone che salgono le nostre montagne”
Questo disse Gino Soldà al papà di Odilla Lissa Dal Prà, vedendo il capolavoro fatto da questa ragazza e che era destinato a salira la cima della Sisilla.
Da una montagna che è terra di confine tra Veneto e Trentino, da 50 anni veglia su chi sale le montagne questa statua, raffigurante la Madonna.
Imponente e serena, con lo sguardo dolce e un sorriso ci accoglie sull’Alpe di Campogrosso, e la si può scorgere guardando la montagna davanti al rifugio, teatro inconsapevole della sua nascita.
Nella pagina dedicata alla Storia racconteremo quanto detto da Odilla in un’intervista, che ha dato vita ad un piccolo documentario dove ci sono anche le immagini d’epoca della posa della Madonna e dei fatti straordinari che precedettero sia la costruzione della statua sia la posa, con mille aneddoti.
Pronti a raccogliere testimonianze e pubblicarle, vorremmo che questo sito diventasse una cosa di tutti, dove chiunque voglia possa mandare del materiale o anche solo una parola, ma non solo di questa storia, ma anche delle mille altre che ci circondano.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 607 m
Quota massima raggiunta : 1108 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Arrivati a Recoaro Terme si prende la strada che porta alla Fonti centrali , messa l’auto nel posteggio delle fonti , si prende la strada a destra delle fonti che porta in un piccolo gruppo di case , da li parte il sentiero 133 Italo Soldà (fratello minore di Gino Soldà ) che porta prima a Recoaro Mille e poi sul monte Spitz , questo itinerario abbastanza semplice e con difficoltà molto basse e molto bello da percorrere sia in andata che ritorno . La bellezza di questo sentiero tutto boschivo sta proprio nel sottobosco molto bello e pieno di colori sia d’estate che soprattutto i colori dell’autunno inoltrato durante la salita si possono anche attraversare alcune sorgenti d’acqua , arrivati a malga Chempele si incontra la strada che porta alla Conca d’oro o Pizzegoro che dir si voglia ovvero nelle piste da sci , mentre il sentiero prosegue a sinistra per salire sul monte Spitz dove si possono osservare i ruderi del ex Albergo situato su un pianoro sulla parte superiore del monte , proseguendo il cammino si arriva nella parte panoramica del percorso ovvero dove sono situate tutte le antenne , da li si può ammirare il panorama di Recoaro Terme , conosciuta anche come Conca di Smeraldo . Il ritorno lo si deve effettuare per lo stesso percorso anche se esisterebbero altri 2 sentieri che non portano esattamente dov’e stata posteggiata l’auto , quindi la discesa dallo stesso e l’unica via .
Biografia di Italo Soldà
Italo nacque a Recoaro Terme nel 1918. Il fratello maggiore Gino, celebre alpinista e sciatore, lo avviò sin dalla tenera età alla pratica dello sci e dell’arrampicata: sotto la guida del “maestro” Gino, per acquisire doti di equilibrio e abitudine al vuoto imparò a camminare sui muretti e sui cornicioni, ad attraversare i ruscelli su una scala a pioli posta orizzontalmente da una sponda all’altra e a scalare le “briglie dei Giorgetti”.A sei anni Italo, guidato dal fratello, scalò il Baffelàn per la parete est. La sua grande passione fu però lo sci: dall’età di undici anni, Italo raccolse risultati importanti, non solo nelle gare in vallata ma anche a livello nazionale, culminati indossando la maglia azzurra ai Campionati del Mondo di Cortina nel 1941. Espatriato in Svizzera come internato militare dopo l’8 settembre ‘43, continuò a svolgere attività atletica assieme a commilitoni come Zeno Colò e altri membri della squadra nazionale di quel tempo. Alla fine della Guerra Italo iniziò l’attività professionale di guida alpina e soprattutto di maestro di sci. Tornò a Recoaro, dove fu uno dei promotori della locale stazione sciistica. Negli anni successivi si dedicò all’insegnamento e all’allenamento di atleti in prestigiosi sci club, collaborò con la Federazione Italiana Sport Invernali alla stesura dei primi testi tecnici per l’insegnamento dello sci nelle scuole italiane e fondò nuove scuole di sci. Svolse l’ultima parte della sua attività professionale in Trentino, in particolare sul Monte Bondone, cui il suo nome è indissolubilmente legato. Italo si spense a Valdagno, ai piedi delle sue amate Piccole Dolomiti, nel 2001 all’età di 83 anni.
Percorrendo alcuni sentieri sul Pasubio , magari meno praticati si può arrivare in questo luogo , che per molte persone e un luogo come un’altro , si tratta invece della centrale elettrica austroungarica , situata appena dopo la selletta del groviglio provenendo dal sentiero 120 che passa per la Chiesetta di santa Maria mentre se si proviene da 105-105B dopo la selletta del Roite . La centrale e molto grande , veniva utilizzata per produrre la corrente utilizzate per l’illuminazione , le pompe e i perforatori per poter scavare le gallerie da mina . Le sue stanze sono molto grandi capaci di avere al loro interno macchinari di notevole dimensione , il suo interno non e in perfette condizioni in quanto presenta tutti i materiali di sostegno e pavimentazione molto marci , dentro si possono ancora trovare gli isolatori in porcellana , praticamente la centrale e sconosciuta . Consiglio a chi sale in Pasubio di prendersi almeno una volta la briga di visitarla , tanto per poter rendersi conto di come operavano gli austriaci sul fronte.
Questa variante non è segnalata dal CAI con i segnavia ma risulta molto utile e più piacevole da percorrere al posto di fare la carrareccia 120 che porta prima fino a Sella delle pozze e poi Sella campiluzzi , per poi svoltare a destra per imboccare il 105 , normalmente questo sentiero viene utilizzato dopo aver raggiunto il rifugio Lancia partendo dal rifugio Papa attraverso il 105 delle creste o tricolore , il ritorno da questo sentiero va a ricoprire la parte opposta a quello delle creste e quindi sotto il profilo storico risulta un completamento del percorso interessato dal campo di battaglia , il percorso e poco segnalato sopratutto il suo inizio , arrivando sia dal 120 Lancia- Sella delle Pozze o 102 bocchetta delle corde prima di iniziare la salita del 105 si trova una carrareccia che inizia sul prato a sinistra ( comunque e segnalata da un puntino rosso , ma poi si possono notare le vecchie segnaletiche anche se poco visibili) , poi arrivati sulla selletta del Roite per chi non lo sapesse a fianco della selletta leggermente più in basso era posizionata la centrale elettrica austriaca Werk Elekts , poi si prosegue fino ad arrivare alla selletta del groviglio cosi chiamata dagli italiani per il complesso sistema difensivo austriaco e per le intricate trincee , da li si possono notare le fortificazioni della prima linea austriaca che passano la selletta a destra salendo sul dente austriaco , mentre a sinistra proseguono in cresta per la variante 147 che porta a Malga Costa. L’altare dove sono situati i resti di ossa umane l’ ho inserito per poter far capire alle persone che salgono in questi luoghi , l’enorme sacrificio di vite umane incorso in queste pietraie , che tante cose avrebbero da raccontare , e di ossa non è raro trovarne ancora uscendo dai sentieri , nonostante siano passati quasi 100 anni .
Questo sentiero e molto interessante presenta poche difficoltà ed e molto panoramico (tempo permettendo ) presenta diversi punti di collegamento e di partenza , si sale con l’auto per la strada che porta al Pian delle fugazze e arrivati al rifugio Nerone Balasso si trova il primo punto di partenza del sentiero , proprio a fianco del rifugio che passando per l’Ossario del Pasubio per poi salire la località Loffa , Selletta dell’Emmele , Forcella del cornetto arrivando finalmente in vetta del Cornetto , da li si può ammirare il fantastico panorama che propone la cima del gruppo Sengio Alto , inoltre questo sentiero presenta un punto di collegamento con il 170 (parte Tratteggiata di rosso ) che sale dal Pian delle fugazze passando per la selletta nord Ovest , chiudendo cosi un anello che risulta accessibile a tutti , quindi si puo salire da una parte e scendere dall’altra mettendo l’auto o al pian delle Fugazze ho verso Malga Cornetto
La mappa a causa della sua età riporta la numerazione vecchia il 175 sarebbe il 15 e il 170 sarebbe il 45-46 , e il 150 sarebbe il 44
Questo itinerario e dedicato alle mie amiche e compagne di trekking Antonella e Paola. Paola mi chiede : mi fai un itinerario da percorrere in 2-3 giorni con la possibilità di avere dei rifugi di appoggio . Tra le tante peripezie è uscita una cosa molto interessante sia sotto il profilo tecnico che fisico , il tracciato che percorre anche alcune zone poco conosciute e molto interessante , a partire dalla Val delle prigioni fino a percorrere la prima linea di fuoco austriaca situata sul crinale della selletta del groviglio , e per completare l’opera il 105 sentiero delle creste o tricolore .
1° Tappa colore rosso : Val delle prigioni- Passo dell’omo – Sella di cosmagnon – Soglio dell’incudine – Rifugio Papa
Sentieri usati : 135 , 398 , 105
La val delle Prigioni e una valle molto selvaggia e poco praticata , ma che permette di vedere zone del Pasubio sconosciute alla maggior parte delle persone il sentiero non esiste ed e intuitivo , superata la prima parte di boscaglia si prosegue lungo il canale fluviale fino ad arrivare in una biforcazione della valle che prosegue a sinistra come Val dell’omo fino ad arrivare al Passo dell’omo, da li proseguendo sulla destra del passo si sale in mezzo ai mughi fino ad incontrare il 135 che sale dai Raossi , si mantiene la destra e si prosegue fino a selletta cosmagnon da li si sale fino prima al soglio dell’incudine (che io invito ad approfondire visitandone le postazioni che guardano verso il roccioni del lora di cosmagnon ) per poi proseguire dal Cogolo alto attraverso il segnavia 105 , passando a visitare il piccolo museo diffuso di guerra con alcuni cimeli esposti , dopodiche si prosegue per il 105 fino al rifugio Achille Papa .
Per quanto riguarda i pernottamenti è consigliabile programmare questa uscita prenotando il pernotto per tempo .( sia al rifugio Papa che al rifugio Lancia )
Rifugio Gen. Achille Papa Titolare Leonardi Renato Telefono 0445 630233 Indirizzo E-Mail renatolr@tin.it Stanze disponibili 2-5 posti senza bagno n.5 Posti letto totali n.21 Camerate senza bagno n. 3 Posti letto totali n. 39 Bagni in comune n. 3 Aperto nei fine settimana da metà maggio a novembre. Aperto in estate tutti i giorni da 1 giugno al 30 settembre. Aperto in inverno su prenotazione per gruppi nei mesi di gennaio/febbraio e marzo
2° Tappa colore arancio : Chiesetta di S. Maria del Pasubio – Sette Croci – Selletta del groviglio – Malga Costa (non si passa sulla malga) – Sorgente – Sella delle pozze – Rifugio Lancia
Sentieri usati : 120 , 147
Il primo tratto del sentiero che parte dal rifugio Papa e tutto strada sterrata fino alla Chiesetta , arrivati li si possono notare sulla destra la trincea di comando e la prima linea italiana che guarda verso la val caprara , il sentiero ora prosegue normale transitando per le sette croci ( che si dice siano stati uccisi 7 pastori per dispute sulle proprietà del pascoli ) per poi salire alla selletta del grovilgio . ( una nota interessante che se si sale sulla sinistra dal 105b si può vedere nella collina opposta la centrale elettrica austriaca ) . Si prosegue a destra per le creste e si possono notare le trincee della prima linea austriaca in cemento armato , si prosegue fino a superare tutte le creste fino ai sogli bianchi , da li il sentiero 147 prosegue a sinistra scendendo verso località sorgente , per poi proseguire fino a sella delle pozze e rifugio Vincenzo Lancia
Rifugio Vincenzo Lancia Località Alpe Pozza, Comune Vallarsa Quota 1825 m/s.l.m. Posti 64 Inverno 4 Gestore Paolo Bortoloso Telefono 0464-868068
3° Tappa colore verde : Rifugio lancia – Bocchetta delle corde – Roite – Sella del roite – Piccolo Roite- Dente austriaco – Dente italiano – Cima Palon – Cogolo alto – Rifugio Papa – Val canale – Rifugio Balasso
Sentieri usati : 102 , 105 , 300
Anche se fatto alla rovescia il 105 sentiero delle creste o tricolore che dir si voglia , sentiero molto interessante segue buona parte delle postazioni della grande guerra compresa la galleria Ellison e la galleria Achille Papa , ricordo a tutti che la guerra di mine sui denti fu molto accesa e aspra con diverse perdite da ambo le parti . E che lo scoppio dell’ultima mina devasto parte del dente italiano , resta comunque un percorso da percorrere e dedicare del tempo ad ispezionare e comprendere la vastità e l’importanza di questa parte di fronte conteso e considerato la terra di nessuno , ricordo inoltre che nel periodo della guerra negli inverni rigidi la coltre nevosa arrivava fino a 10 metri rendendo difficoltose anche gli approvvigionamenti delle truppe . dopo aver risalito il monte roite il sentiero costeggia fino ad arrivare alla seletta dei roite e transita passando per il piccolo roite e raggiungendo il dente austriaco che come si può osservare presenta le trincee fortificate con cemento armato , e da li si può vedere molto bene il dente italiano , si scende fino alla selletta dei denti, mentre si sale il dente italiano nella parte devastata dall’esplosione della mina , per poi arrivare alla seletta damaggio e salire a cima Palon da dove parte la galleria Achille Papa che porta alla selletta damaggio da li si può anche notare il camminamento ghersi che porta alla chiesetta di santa maria , nel nostro caso si prosegue per il cogolo alto e poi si scende fino al rifugio Papa , da li prendendo il segnavia 300 si può scendere fino ad arrivare al rifugio Balasso dove si ritrova l’auto
Nota bene : l’auto è stata messa nel posteggio del rifugio Balasso , ma per partire dalla val delle Prigioni
-o si sale con due auto e una la si lascia al Balasso e l’altra a Val delle prigioni , poi al ritorno la si va a riprendere
-o ci si fa portare a Val delle prigioni da qualche amico e l’altra la si lascia al Balasso per il rientro
Del risultato di questo piccolo trekking sono stato molto contento , Antonella e Paola hanno compiuto le tre giornate con condizioni meteo eccellenti con il loro grande entusiasmo , e completato le tappe con tranquillità ritagliandosi del tempo per i reportage fotografico …che rimarrà per sempre nei loro ricordi e nei loro cuori , come un’esperienza di vita.
Raccolta di emozioni dei protagonisti
E’ stata un’esperienza forte,entusiasmante,ricca di emozioni e sensazioni piacevoli.. Un luogo dove non manca mai lo stupore per le bellezze naturali del paesaggio(abbiamo trovato la fioritura primaverile, la stagione è in ritardo , la tanta neve è da poco sciolta,;molte le specie di fiori e i loro colori formavano un arcobaleno magnifico, che catturava occhi e cuori sensibili)..; ma stupore anche per l’impatto emotivo che la storia è impressa in questi luoghi sacri;non si può camminare su queste pietre senza pensare alle fatiche ,alla sofferenza di giovani vite che quassù hanno lottato ,fianco a fianco (i due confini erano a pochi metri di distanza) ,e perso la loro vita nella guerra..è un trekking che racconta molto a chi vuol ascoltare..basta saper camminare in silenzio e guardarsi intorno..un trekking che vuol essere un INNO alla PACE…