Dopo aver raggiunto Calalzo si sale attraverso la Val d’Oten si supera il bar Alpino e si prosegue verso il Ristorante la Pineta , fino a raggiungere la strada sterrata li si lascia l’auto e si prosegue a piedi , entrando in una strada sterrata che porta nella parte piu interna della valle , la strada sale nel letto fluviale della valle si incrocia il sentiero che scende dal Rifugio Chiggiato , si continua salire per questi ghiaioni , la valle e poco praticata ma molto bella e per questo selvaggia e unica , fino ad arrivare alla Capanna degli alpini , un luogo molto bello anche se raggiungibile solo a piedi , proseguendo per il sentiero sulla destra si può notare il percorso della cascata delle pile , un canyon molto bello e con un portata d’acqua sempre presente , la gola e molto profonda con pareti strapiombanti , su questo itinerario si passa anche con il giro delle Marmarole Runde , un anello di circa 54 km con 2700 metri di dislivello . Il sentiero poi prosegue per il rifugio Galassi e successivamente dopo aver transitato per la forcella piccola si scende fino al Rifugio San Marco .
itinerari trekking
Cartografia : Edizioni Zanetti – n°104 Cortina e Dintorni 1:25000
Un viaggio , un sogno , tante emozioni.
” Se pensi che un avventura sia pericolosa , prova la routine . E’ letale . Paulo Coehlo “
San Vito di Cadore mercoledì 19 settembre 2018 ore 4.00 , scendo dalla macchina , dopo aver caricato tutto l’occorrente nello zaino più grande , solita domanda “preso tutto , Ok ” si parte , un escursione non semplice , ma sapevo che i panorami sarebbero stati unici , scendo un pò dove parte quel segnavia che porta in un luogo unico ed indescrivibile , Rifugio San Marco ai piedi della forcella grande , imbocco il 225 , che sale con una discreta pendenza , con l’obiettivo di arrivare al rifugio ora di colazione , salendo sentii l’odore della legna che arde dentro la stufa , arrivai al rifugio alle 6 circa , la luce era accesa , Marino e Tania stavano per preparare la colazione degli ospiti , cerco di non disturbare gli ospiti ed aspetto con pazienza si apra la porta , ma Marino mi aveva già visto che salivo con la frontale accesa , entro e chiedo un caffellatte , dove stai andando mi chiese Marino , intanto arriva anche Tania , faccio l’anello del Sorapis , bene mi disse Marino . Quanto ti devo per il caffellatte , pagherai domani quando passerai di ritorno . Bevo e parto , erano circa le 7 stava per uscire il sole qui in questo luogo quasi magico al cospetto dell’Antelao e sotto la visione di un Pelmo in lontananza , imbocco un altro sentiero che conosco bene , il 226 che sale a forcella Grande ai piedi del Sorapis e della Torre dei Sabbioni , da li si scende verso il bivio che ti permette di imboccare il 247 sentiero Minànzio , si sale ripidamente sotto le maestose cengie , un continuo saliscendi con visioni che vanno oltre l’immaginabile , il sentiero si allarga si stringe , presenta alcune corde di acciaio , tratti strettissimi ed esposti , gli sguardi rivolti alle Marmarole e la Foresta di Somadida , si continua procedendo con calma a passo lento ma sicuro , con tratti molto belli e strapiombanti fino a raggiungere la Forcella Bassa del Banco , per poi ammirare quel ghiaione dove alla base si vede il collegamento con il 227 , e in lontananza il bivacco Comici , si sale la salita inizia a farsi ripida e fino a raggiungere Sora el Fo , raggiunti la cima lo spettacolo fa rimanere impietriti , come quelle pietre su cui hai camminato fin’ora , da li si prende la ferrata Alfonso Vandelli , che scende dal Col del Fuoco , una ferrata difficile per la discesa , lunga e ardita , con passaggi complicati ma di grande aiuto la morfologia di questo scenario lunare , si vede il lago , quel lago dal colore unico e ultimamente preso di mira da persone che non sono in grado di vivere la montagna con quel rispetto e umiltà che essa richiede , ma la visione e bellissima , scendo al rifugio Vandelli , sono quasi le 13.45 , un pezzo di strudel il solito caffellatte, non c’e tanta gente scendendo ho visto il sentiero che sale ripido dall’altra parte della valle , scendo un pò e imbocco il 216 ripido ripido sale verso forcella Marcora e poi la Forcella Ciadin , poi si attraversa fino ad arrivare alla Forcella Faloria una visione verso Cortina d’ampezzo, gli scenari cambiano in continuazione , Misurina , i Cadini di Misurina , il Cristallo , gli occhi si riempiono di emozioni uniche , la salita si fa dura e ogni passo lo senti nelle gambe , fino ad arrivare a Forcella Negra , altro giro di panorami una nuova visione del lago con il suo spettacolare colore mentre si rispecchiano le rocce del col del Fuoco , si scende su quell’immenso ghiaione ai piedi di quello che sembra un anfiteatro di roccia , ci sono gli stambecchi a fare compagnia a questo viaggio , arrivati in fondo alla discesa , sull’avvallamento , si incrocia il 215 che sale dal Vandelli , mentre io prendo il 242 che non riesco immediatamente a trovare che porta alla Forcella Sora la Cengia da Banco , butto l’occhio su una cengia , è li quasi a dirmi “dove stai andando , devi salire da qui ” ormai il sole se ne sta andando , sono le 19 salgo cercando i segnavia , che si inerpicano in queste rocce fatte a scalini del sentiero Berti che poi troverà i cordini di acciaio della ferrata Berti , il sentiero è in alcuni tratti ostico , dove il vuoto non si vede ma si percepisce vedendo le luci della valle , la luna aiuta nel passo , si restringe e si allarga , la concentrazione e su ogni passo , metto l’imbrago si presenta la via ferrata , sale e scende il pericolo e ridotto dal cordino di sicurezza , ci sono alcuni tratti complessi , ora l’obiettivo era il Bivacco Slapater , arrivati in un pezzo di scala dove le manovre devono essere caute e precise , un faro si accende , quasi ad indicarmi la via , non trovo più il segnavia per la seconda o terza volta torno a ritroso e finalmente eccolo , solo una grande esperienza e calma può permettere di superare queste problematiche , la luce da sotto si spegne ” sarà qualcuno nella via ferrata che prosegue il percorso” nel frattempo si comincia di nuovo a salire con pendenze importanti , un sentiero quasi labirintico incrocio il 241 che sale da Dogana Vecchia per raggiungere prima la forcella del bivacco , poi lo Slapater , che subito non riesco a trovare , perche persi i segnavia , ore 23.20 raggiunto il bivacco , decido di proseguire perdendo il sentiero più volte , la cartina lo segna più alto , salgo un pò e ci entro scendendo cosi verso la Forcella Grande , per poi raggiungere il San Marco , dove ovviamente erano tutti a nanna , ovviamente io dovevo passare li la sera , secondo il viaggio , ma era circa 1.30 , ho messo i soldi del caffelatte dentro il vaso dei fiori , poi di giorno ho mandato un messaggio a Edi , per avvisarli dei soldi , era stato lui che essendo reperibile di notte con il soccorso alpino aveva illuminato le rocce , la via perche aveva visto qualcuno che era sul sentiero , ero Io , imbocco di nuovo il 225 che scende fino alla mia auto , sono le 3 , sistemo le cose , mi copro con il sacco a pelo , e dormo , un sonno intenso quasi primordiale , che di solito non riesco ad avere , e così finisce questo mio viaggio , questa avventura incredibile su quell’anello del Sorapis che percorre e incrocia alta via delle dolomiti , un viaggio intenso e pregno di grandi emozioni che porterò sempre nel mio cuore.
“Camminare per le montagne, scalarle, conoscerle nel loro profondo. E’ tutto questo, un’oceano di saggezza, un modo per guardarsi allo specchio e riuscire alla fine a capire se stessi.
L’essere umano vive in citta’, mangia senza fame, beve senza sete, si stanca senza che il corpo fatichi, rincorre il proprio tempo senza raggiungerlo mai.
E’ un essere imprigionato, una prigione senza confini dalla quale e’ quasi impossibile fuggire.
Alcuni esseri umani pero’ a volte hanno bisogno di riprendersi la loro vita, di ritrovare una strada maestra.
Non tutti ci provano, in pochi ci riescono…”
Walter Bonatti

Cartografia : Edizioni Zanetti – n°23 Cima D’asta 1:30000
Dopo aver salito la Valstagna e poi Valsugana raggiunto l’abitato di Strigno si imbocca la strada che porta a Bieno , superato anche questo abitato si arriva a Pradelliano , raggiunto il laghetto su una curva si nota una stradina che porta prima al camping La Genzianella e poi dentro la Val Malene molto stretta e piena di curve che comunque porta a Malga Sorgazza , molto più facile è invece proseguire per Pieve Tesino e poi salire sempre la Val Malene e salire quasi dritta fino a malga Sorgazza . Arrivati alla Malga Sorgazza che e il punto di partenza di molti itinerari del Lagorai si sceglie da dove salire , in questo post io vado a descrivere l’alta via del granito , quella più lunga , le parti tratteggiate servono a vedere dei punti molto belli del percorso posizionati leggermente fuori dallo stesso , come per esempio Cima D’Asta e la scalinata di Passo del Tombolin .
Le emozioni dell’alta via del granito , non si possono descrivere , bisogna per forza provarle sul campo , e poi quando scende la sera fermarsi in un vero rifugio , dove si viene accolti con braccia aperte e dove il saluto viene dal cuore , e solo lì che il montanaro si sente a casa . Questo itinerario molto bello in un ambiente unico e selvaggio , e incredibilmente fantastico , le sue lastre i suoi sentieri di sassi , i suoi macigni granitici rendono questo luogo fantastico , i suoi ruscelli che sgorgano sui molteplici laghetti in quota lo rendono ancora più bello , un luogo unico , un luogo da salvaguardare a tutti i costi , fuori da quelle montagne dove salgono purtroppo anche gli sprovveduti , qui il vero montanaro troverà ciò che cerca , rispecchierà la sua anima nel lago , e qui lascerà un pezzo del suo cuore . Luciano
Descrizione morfologica ( Cartelli esplicativi in loco )
Ci troviamo a Malga Sorgazza (m.1450) in alta Val Malene,nel cuore dell’ “isola cristallina di Cima d’Asta”,come la definì il celebre geografo e geologo trentino Giovan Battista Trener, per richiamare l’individualità geologica e geografica del gruppo montuoso di Cima d’Asta, formato quasi completamente da rocce granitiche e staccato dalle altre catene montuose limitrofe.
Il massiccio di Cima d’Asta è distinto orograficamente in tre precisi sottogruppi : un nodo centrale, che fa perno attorno alla sommità di Cima d’Asta (o “Zimon” per i Tesini), e due lunghe dorsali laterali : quella sud-orientale delle Cime di Tolvà che dalla Forcella Regana si protende fino al Passo del Brocon e quella sud-occidentale che dalla Forcella Magna giunge sino a Bieno e Strigno in Valsugana.
La ricchezza d’acqua con i numerosi limpidi laghetti, i ruscelli e i torrenti,di boschi,di valloni selvaggi e solitari,di cime, pareti e itinerari d’arrampicata o sentieri per tutti i gusti e le capacità, offrono al visitatore la possibilità di godere una sorprendente integrità naturale di gran parte di questo territorio, segnato solo marginalmente dalle tracce dei sentieri della Grande Guerra o dalla presenza di pascoli ed alpeggi.
La fauna è quella tipica della regione alpina con la pregevole presenza di circa 60 uccelli nidificanti che significano un elevato stato di integrità dell’ambiente. Cervi e caprioli sono diffusi soprattutto nelle aree boscate. a flora è caratterizzata dalla presenza diffusa del rododendro ferrugineum che ben si nota all’inizio dell’estate, quando i ripidi versanti dei monti vestono il tipico mantello rosso; numerose altre sono le specie osservate e che trovano sintesi soprattutto nella visita al “Trodo dei Fiori”, al Passo del Brocon (sent. SAT n° 396 + 396A)
Dal maggio 1915 al novembre 1917 queste montagne furono il fronte di guerra fra Italia ed Austria e sede di sanguinosi scontri fra truppe alpine e Kaiserjager. Una fitta rete di sentieri e camminamenti, trincee, ruderi di baraccamenti e postazioni, che è tuttora possibile percorrere e visitare nelle numerose escursioni possibili,costituisce viva testimonianza di quella triste storia.
Le escursioni possibili da Malga Sorgazza sono moltissime, di varia lunghezza e difficoltà, così come le arrampicate, sia verso le Cime di Rava con il Lago di Costabrunella, Cima Trento, Cimon Rava, le Torri di Segura, che verso Cima d’Asta. Nei pressi del Lago di Cima d’Asta si trova il rifugio omonimo – dedicato ad Ottone Brentari, geografo e scrittore (1852-1921), punto di appoggio fondamentale per la salita al “Zimon” (m. 2847), eccezionale punto di osservazione su tutta la regione.
Buon cammino, rispettoso visitatore
ALTA VIA DEL GRANITO
L’Alta Via del Granito (AVG) è una splendida escursione ad anello nella singolare isola granitica del gruppo di Cima d’Asta – Cime di Rava, nel cuore della catena del Lagorai; è stata ideata dai gestori dei rifugi Cima d’Asta, Malga Caldenave e del ristorante Malga Sorgazza. L’itinerario concatena e percorre una retedi antichi sentieri e tracciati militari, risalenti alla prima guerra mondiale,inseriti nel Catasto dei Sentieri della SAT e mantenuti in efficienza dai suoi soci volontari ; l’anello di circa 30 km con partenza presso Malga Sorgazza, collega gli unici due rifugi del gruppo. Tre giorni di cammino fra splendidi paesaggi naturali, severi ricordi della Grande Guerra, malghe ed alpeggi, testimonianze esemplari dell’antico patto dell’uomo con la natura.
(A) Si suggerisce il verso orario per chi prevede di effettuare la salita a Cima d’Asta: Malga Sorgazza, Rif. Caldenave, Rif. Cima d’Asta, Malga Sorgazza.
Sentieri: 328, 3328, 332, 360, 373, 380B, 380,375, 327.
Tempo e dislivello : 15 ore, dislivello complessivo 2400 m , tre giorni , cammino complessivo
(B) Si suggerisce il verso antiorario per chi non ha a disposizione l’intera prima giornata: Malga Sorgazza, Rif. Cima d’Asta, Rif. Caldenave, Malga Sorgazza.
Sentieri: 327, 375, 380, 380B, 373, 360, 332,332B, 328.
Tempo e dislivello : 13 ore, dislivello complessivo 2400 m , tre giorni,cammino complessivo
Come Arrivare
Dopo aver superato l’abitato di Piovene Rocchette si prosegue fino ad Arsiero , per poi imboccare la strada che porta a Pedescala e Lastebasse , dopo aver superato alcune piccole località si nota un piccolo paese a destra , sotto alcune cengie , San Pietro di Valdastico , dopo aver lasciato la macchina si sale dal sentiero S17 oppure S18 .
ATTENZIONE QUESTE VIE FERRATE PRESENTANO PARETI VERTICALI CON DIFFICOLTA VARIABILE , CHE VANNO DA UN PASSAGGIO SEMPLICE ORIZZONTALE A SALITE DIFFICILI , IN OGNI CASO E OBBLIGO L’USO DEL CASCHETTO IMBRAGO E SET DA FERRATA E MEGLIO ANCHE I GUANTI .
Un atto d’amore nel ricordo di «mia madre ma anche per lasciare qualcosa che potesse aiutare tutta la Valle a non spopolarsi». Un piano non di facile realizzazione ma che ha trovato subito le porte aperte da parte dell’amministrazione guidata da Claudio Guglielmi, con l’aiuto dell’Ogd Pedemontana Veneta e colli e il patrocinio della Regione, e che ha già “regalato” a Valdastico un’associazione nuova di zecca, la “VerticalAstico” guidata da Enrico Toldo che, dopo essersi occupata della realizzazione degli Anelli delle “anguane”, dovrà anche vigilare sulla manutenzione annuale: «È un momento emozionante e lo sarà ancora di più quello dell’inaugurazione soprattutto perché abbiamo visto grande collaborazione e la volontà di condividere questa sfida tra diverse persone». Si tratta di un sistema che comprende alcuni sentieri percorribili da tutti gli escursionisti e facilmente raggiungibili dal centro di San Pietro, che poi diventano percorsi adatti a conoscitori ed esperti fino a diventare sentieri con funi e ferrate. Per questo tipo di ponte tibetano ci si deve attrezzare con imbragatura, guanti, casco e corde. Così come per il resto della ferrata. Si tratta di sei anelli principali, di cui due sentieri per tutti. Mucchietto ha spiegato: «A piccoli gradini, questo progetto permette di avvicinarsi ad una ferrata che è davvero molto impegnativa. Siamo riusciti a restituire un percorso tra i più impegnativi che riesce a metter in difficoltà anche gli alpinisti esperti. Un lavoro fatto penetrando almeno un metro nella roccia»: Un lavoro che restituisce al paese una parete rocciosa più sicura: «Tutta la ferrata è stata messa in sicurezza, con l’eliminazione di massi pericolanti. Creati anche sentieri di fuga, se non si riuscisse a portare a termine la ferrata».
Piccole riflessioni personali
Questa opera , senza dubbio la ferrata più belle senza niente a rubare a quelle delle alte vie , chiaramente con panorami molto diversi , descriverne le emozioni percorrendo l’ascesa di questi anelli non è facile , raccontare cosa si prova percorrendola non si riesce a donare l’idea di questo magnifico lavoro , fatto con grande amore per questa Valle incantata perche non perda quelle persone che la fanno diventare diversa e migliore , passare davanti alla casa di un suo abitante che vede la linea della Scafa con il caschetto ed imbrago in mano salutandolo con un “Salve” sentirsi chiedere ” Cosa ne pensi della ferrata , ti ho visto salire da qua?” la mia risposta con molto entusiasmo e stata “Fantastica e unica ,non pensavo venisse una cosa così ” . Ed e quello che penso , un lavoro unico , con ferrate impegnative , ma con scenari unici , un opera che dimostra che ancora quando le persone uniscono i propri sforzi sia fisici , umani e mentali quello che esce sarà qualcosa di grandioso , e questo a mio avviso ne è la prova , il risultato e davanti agli occhi di tutti .Luciano
1° Anello escursionistico dei Strodi
Percorso Escursionistico Classe “E” (Escursionistico)
Sequenza Sentieri partendo da Via Regina Margherita: S17,S1,S12,S13 e ritorno a Via Regina Margherita via S17.
Tempo di percorso: circa 4 ore
-> Variante Classe “EEA” (Escursionisti Esperti con attrezzatura da Ferrata)
Da S12 a S12var.,S6,S13 per continuare la precedente via.
Sviluppo dei tratti attrezzati circa 70m.
Percorso con variante di circa 4,5 ore.
2° Anello escursionistico dei Giaruni
Percorso Escursionistico Classe “EE” (Escursionisti Esperti)
Sequenza Sentieri partendo da Via Regina Margherita: S17,S1,S2, sommità 3^ Gioa e ritorno,S5,S10 e ritorno S17.
Sviluppo dei tratti attrezzati circa 60m ; percorso di circa 2 ore.
-> Variante Classe “EEA” (Escursionisti Esperti con attrezzatura da Ferrata)
Da S10 a S9 per Piccola Cengia Nord Attrezzata,S16,S10 e a fine sequenza ritorno su S17.
Sviluppo delle sole vie Ferrate circa 170m.
Percorso con variante di circa 2 ore.
3° Anello 3° Gioa – Scafa delle Anguane
Ferrata Classe “D” (Difficile) con qualche tratto, “TD” (Molto Difficile)
Sequenza Sentieri partendo da Via Regina Margherita: S17,S1,S2, spigolo Ovest della 3^ Gioa da inizio Cartello Ferrata, Ponte Tibetano, terminale Sud Scafa delle Anguane,S5,S3,S2,S1 e S17.
Sviluppo delle sole vie Ferrate circa 170m.
Percorso con variante di circa 2 ore.
4° Anello 3° Gioa – Ponte tibetano – Verticale Sud
Ferrata Classe “D” (Difficile) con qualche tratto “TD” (Molto Difficile)
Sequenza Sentieri partendo da Via Regina Margherita: S17,S1,S2, spigolo Ovest della 3^ Gioa da inizio cartello Ferrata, Ponte Tibetano, salita Verticale Sud a 1^ Nora; salita Verticale Sud a 2^ Nora; S6; S12 var.,S12,S1,S17.
Sviluppo solo delle vie Ferrate circa 300m; percorso di circa 4,5 ore
-> 1^ Variante Classe Ferrata “D” e a tratti “TD” (Molto Difficile)
Da 2^ Nora S6, traverso 2^ Nora,S14;S17.
Sviluppo solo delle vie Ferrate circa 420m; percorso di circa 5,5 ore.
-> 2^ Variante Classe Ferrata “D” e a tratti “TD” (Mo4lto Difficile)
Da S14, S7, S9, S10 e S17.
Sviluppo solo delle vie Ferrate circa 650m
Percorso di circa 5,5 ore.
5° Anello 3°Gioa – Ponte tibetano – Scafa delle anguane – Verticale nord
Ferrata Classe “TD” (Molto Difficile) e “ED” (Estremamente Difficile)
Sequenza Sentieri partendo da Via Regina Margherita: S17,S1,S2, spigolo Ovest della 3^ Gioa da inizio cartello Ferrata, Ponte Tibetano, Scafa delle Anguane, S10, Obliquo Nord a 1^ Nora, Verticale Nord a 2^ Nora, S14, S7, S9, S10, S17.
Sviluppo solo delle vie Ferrate circa 750m.
Percorso di circa 5,5 ore.
6° Anello Grande del Sojo di Mezzogiorno
Ferrata Classe da “TD” (Molto Difficile) a “ED” (Estremamente Difficile)
Sequenza Sentieri partendo da Via Regina Margherita: S17,S1,S2, Spigolo Ovest della 3^ Gioa da inizio cartello Ferrata, Ponte Tibetano, Scafa delle Anguane, S10, Obliquo Nord a 1^Nora, Verticale Nord a 2^ Nora, Traverso 2^ Nora, S6, discesa Verticale Sud 2^ Nora, Verticale Nord a 2^ Nora, Traverso 2^Nora, S6, discesa Verticale Sud 2^Nora, discesa verticale Sud 1^Nora fino a terminale Sud della Scafa delle Anguane,S2, S1 e S17
Sviluppo solo delle vie Ferrate circa 900m.
Percorso di circa 7 ore.
DI QUESTO SENTIERO NON SONO RIUSCITO A CREARE UNA CARTINA CHE GUIDI L’UTENTE PASSO PASSO
Galleria fotografica dei panorami

Tempo di percorrenza dell’anello : 8h30
Dislivello totale : 1150 m
Quota massima raggiunta : 1802 m
Sentieri Interessati : 122B – 122C – 122 – 102 – 102A – 102
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come Raggiungere
Il sentiero parte dalla strada della Vallarsa presso l’abitato di Anghebeni, si prende per la val di Foxi e arrivati alla Casa d’Austria inizia il sentiero, (abbastanza impegnativo) e poi si raggiunge il monte trappola e l’omonima selletta da dove si prende il sentiero 122 che porta al cappuccio di pulcinella, per poi proseguire fino alla selletta battisti e successivamente al corno vero e proprio. Per il sentiero si richiede una buona preparazione fisica e per la sua lunghezza, circa 3 h e 30, e perché anche se presenta tratti con passaggi abbastanza semplici, è molto più sicuro con l’uso dell’ IMBRAGO. Molto bello da fare anche sotto il profilo storico; nella selletta prima di arrivare al corno si trova la lapide dove sono stati catturati Cesare Battisti e Fabio Filzi, qui la battaglia fu molto aspra con gravi perdite; buona parte delle gallerie sono state aperte rendendo cosi possibile il passaggio e la visita con TORCIA ed IMBRAGO. E’ consigliato visitare prima il posto di medicazione, e poi prendere il pozzo della carrucola: attenzione la discesa sulla scala del pozzo della carrucola poichè è pericolosa, ma in fondo esce e riprende il sentiero normale. La discesa può essere fatta per la val Foxi (sentiero 102). Il sentiero 122 prosegue ma viene poco utilizzato salendo da questo versante in quanto va a finire nella carrabile che sale al rifugio Lancia mentre per andare al Lancia si prende quello per la 102 bocchetta delle corde oppure per il 102a monte Testo , consiglio in base all’orario di salita di passare al rifugio Lancia e dopo aver pranzato salire dal 102A che porta sul Monte Testo e perdere circa 20 minuti per visitare le sue postazioni , completando cosi poi scendendo di nuovo a bocchetta Foxi ed affrontando la lunga discesa anche se poco impegnativa e molto bella con continui cambiamenti di ambiente e scenario , raggiungendo cosi infine l’auto ai piedi della valle stessa .
Cenni storici
Durante la notte sul 13 di maggio, da Cima Alta arriva il cambio per gli sparuti difensori all’interno del monte Corno , il cambio avviene attraverso una feritoia allargata a Cima Alta, raggiungibile da una scala di corda posta lungo un canalino e che attraversa verticalmente il monte corno e che più in basso attraversa il sentiero . Il cambio e il rifornimento vengono fatti di notte in quanto gli austriaci al minimo rumore iniziavano a sparare, buttare bombe e valanghe di sassi sul passaggio obbligato essendo loro in cima al corno. Sono le 14 pomeridiane dopo aver discusso la possibilità di attaccare dall’esterno , il tenente Carlo Sabatini e il sergente Degli Espositi trovano altri tre uomini e una fune e si preparano a salire dal canalino attraverso lo sperone di roccia molto friabile , ma e l’unico modo perchè il nemico non li possa vedere , la via della scalata non era facile a causa della friabilità della roccia . I provetti scalatori si armano di pugnale e di petardi thavenot e inizia la scalata il tenente Sabatini uscendo dalla feritoia allargata arrivato in una piccola cengia si appresta a far salire gli altri e anche se cade qualche sasso gli austriaci sono convinti che nessuno possa salire da quella posizione e quindi non la sorvegliano neanche .Dagli osservatori interno si possono scorgere i cinque uomini allineati come formiche che salgono lungo la parete , ad un certo punto il tenente Sabatini si stacca e sale fino alla cima raggiungendo uno scudo con la feritoia e nota dentro la feritoia la sentinella austriaca che sta chiaccherando con un’altra , atttende che gli altri uomini siano vicino a lui e con poche parole disse “ammazzarli tutti altrimenti ci rovesciano giù” lancia prima un petardo e poi assalta la postazione urlando .
“la mischia è rapida ed orrenda , a pugnalate nel ventre , ferocia senza quartiere .Quelli che accorrono di rinforzo da un’altra galleria vanno all’altro mondo senza rendersi nemmeno conto di cosa stia accadendo . Qualcuno viene anche rovesciato nei canaloni .”
Questo gesto è valsa la medaglia d’oro al valore al tenente Carlo Sabatini
Ricordo la cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi :
La ricostruzione più attendibile Sottotenente Ingravalle “cessata la sparatoria , odo la voce di Cesare Battisti , lo chiamo tacendo il suo nome Tenente? Battisti si avvicina chiedendo notizie .Mi risponde informandomi sulla situazione e mi dice “ora per me rimane solo la forca “. Ecco avvicinarsi un ufficiale nemico : e il cadetto Brunello Franceschini della Val di Non , accompagnato da 4 soldati .Si volge a Battisti e gli ingiunge di consegnarli la pistola . Battisti alza il capo con fierezza e risponde : mi sono battuto onorevolmente e consegnerò l’arma ad un superiore e mai ad un inferiore .Il rinnegato Franceschini tace , evidentemente imbarazzato .Poi gli chiede il binocolo : no -risponde Battisti questo e di mia proprietà”
Fabio Filzi (Brusarosco)
Anche Filzi fu catturato in cima al monte corno e continuo ad insistere sulla sua identità segnalata nei suoi documenti , ovvero sottotenente Brusarosco di Vicenza , tuttavia pensava di non poter essere riconosciuto se non che venne riconosciuto ad Aldeno da una famiglia di Rovereto che ne conoscevano la famiglia di provenienza.
Lettera del Maggiore Frattola al padre di Filzi
” appena catturato suo Figlio , che aveva il nome di guerra Brusarosco , fu subito riconosciuto dal tenente austriaco Franceschini , separato dagli altri prigionieri e guardato a vista da una sentinella :gli altri prigionieri tra i quali ero io , stavano in un gruppo a parte compreso io .Suo figlio appena mi vide , mi rivolse la parola e mi prego d’intervenire in suo favore perchè gli fosse riservato un trattamento uguale agli altri prigionieri . Mi rivolsi ad un maggiore austriaco per ottenere uguaglianza di trattamento , ma a nulla valsero le mie insistenze…”
Monte Testo
Nella controffensiva Austro-Ungarica iniziata il 15 maggio 1916. La direttrice d’attacco comprendente il monte Testo, che era in mano alle truppe Italiane, era di competenza della XVIII Brigata Austro-Ungarica che partendo da Terragnolo, doveva superare il torrente e risalire le pendici del Pasubio. Il giorno 19 dopo aver vittoriosamente respinto un contrattacco Italiano sul Monte Spil le truppe Austro- Ungariche prendevano possesso del Monte Testo, con la successiva avanzata la prima linea del fronte sul Pasubio venne a trovarsi nella zona tra il Dente Austriaco e il Dente Italiano, Lasciando il Monte Testo in seconda linea. Grazie alla sua posizione strategica la cima del monte venne fortificata, con la realizzazione di un osservatorio e di una serie di appostamenti di artiglieria. Il gruppo d’artiglieria comprendeva una batteria di obici da montagna, una batteria pesante. Il complesso del Monte Testo giocò un ruolo fondamentale nei cruenti scontri che avvennero successivamente nel vallone del Cosmagnon. Anche il tentativo Italiano del luglio 1916 volto alla conquista del Monte Corno (Corno Battisti) vide il contrassalto di truppe Austro-Ungariche proveniente dal Monte Testo.

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h00
Dislivello totale : 350 m
Quota massima raggiunta : 1500 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Questo sentiero funge da collegamento tra il sentiero 122C Sentiero Galli e il 102 della Val Foxi , presenta una pendenza notevole nelle sue parti , ed è poco segnalato nel percorrerlo in discesa , anche se in caso di mal tempo improvviso potrebbe essere una soluzione per il rientro , passa in diversi punti molto importanti sotto il profilo storico e permette di arrivare sotto la via alpinistica del Sentiero dell’argano , ovvero dove venivano portate in quota le munizioni presso la Cima Alta . Infatti salendo dal basso si possono notare diverse postazioni adibite a ricoveri per i soldati . Ricordo inoltre che salendo dalla Val Foxi attraverso il 102 , l’avvicinamento sia di circa 1 ora , presenta inoltre alcuni punti dove il panorama e molto ampio verso la val Grobbe , il sentiero poi arriva appena superato il Cappuccio di Pulcinella .

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h20
Dislivello totale : 802 m
Quota massima raggiunta : 1434 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo aver raggiunto l’abitato di Anghebeni e lasciato l’auto , nella parte inferiore del paese sulla destra verso Rovereto si trova il segnavia di questo sentiero . Il sentiero non presenta difficoltà tecniche , sale sul crinale del monte Trappola fino ad arrivare all’omonima selletta , può essere usato come variante di salita in sostituzione del 122B che sale la Val Grobbe oppure del 122 che sale la Val Morbia , oppure per un piccolo giro ad anello con il 122 e poi il ritorno da quello basso che segue quasi la strada e che porta al bivio a Tezze di Val Morbia . Il sentiero è in parte boschivo ed in parte sulle creste del Monte Trappola proponendo panorami molto belli fino a poi rientrare nella sua parte sommitale nel bosco e poi raggiungere la selletta del trappola e collegandosi al 122 e al 122B
Ma questo non è un rifugio qualsiasi , è una casa , e come le case sono fatte di persone , di accoglienza , la porta e sempre aperta a chiunque bussi , a chiunque voglia entrare , qui si possono trovare , amici , calore , simpatia …tutti quei grandi valori che il tempo ha amaramente portato via da alcune persone , questo il montanaro lo sa , perche da montanaro crede ancora in queste cose , crede nelle persone , crede che tutto possa essere possibile , è un eterno sognatore anche se conosce molto bene la differenza tra il giorno e la notte , crede veramente che siano le persone a fare la differenza . Il rifugio san Marco come pochissimi altri rifugi dimostra che non contano le stelle come negli alberghi , che se togli l’affetto , simpatia , accoglienza e calore , non rimane niente , solo quattro mura e un tetto , ma grazie a Dio il rifugio e fatto di persone , e sono solo loro a fare la differenza . Ringrazio le mie gambe e che mi permettono di salire e chi con me ha fatto questo viaggio, su questi luoghi incredibilmente sinceri e vivi dove si respira e si sente il profumo di umanità dove tutti siamo uguali , e tutti mantengono quel rispetto e umiltà che ci rende migliori .
Un doveroso rigraziamento a chi con me ha fatto questo viaggio ed alle persone che rendono possibile e mantengono questo luogo sempre al di fuori del comune
Grazie Ragazzi Luciano (Luke )
Storia
Il Rifugio San Marco è stato inaugurato il 29 settembre 1895 dalla sez. C.A.I di Venezia e mantiene tutt’oggi la struttura originaria: la più antica della zona.
Il CAI Venezia scelse il Sig. Angelo Del Favero (Aucel) di San Vito di Cadore come primo gestore perché parlava molto bene l’inglese essendo stato in America. Angelo insieme alla sua famiglia gestì il Rifugio per più di mezzo secolo, precisamente dal 1895 al 1951!!! Accolse vari alpinisti, tra cui personaggi illustri quali il re Alberto del Belgio e Don Achille Ratti (divenuto poi papa Pio XI) che scelsero il “San Marco”come punto d’appoggio per le escursioni in zona . Ci sono molti particolari che hanno caratterizzato la gestione di Angelo: la buona cucina che offriva ai suoi alpinisti arricchita dei prodotti locali e di quelli provenienti dal suo orto, nonché una gentilezza ruvida alternata ad un forte temperamento. La sensazione era dunque di trovarsi a casa propria. Papa Ratti alcuni anni più tardi ricorda con queste parole il tempo trascorso “al San Marco”: ‘- incantevole il vostro rifugio…il Sorapiss…e il Bel Pra. L’Antelao a sinistra e il Pelmo a destra….e voi Angelo….Com’era squisita la vostra minestra di piselli …’
E’ proprio l’Antelao la montagna che Angelo scruta ogni mattina, proprio perché la visione di quel colosso è sempre davanti ai suoi occhi. Angelo muore all’età di 87anni.
Il sucessore fu Giuseppe Zwigel, detto “Bepo todesco” marito di Vittoria l’unica figlia di Angelo.
Successivamente lo gestì da sola Lucia De Lucia e dal 1990 ad oggi la famiglia di Ossi Marino.
Contatti
Ossi Marino e famiglia
Aperti dal 20 giugno a fine settembre
Via F. Ossi 16 I-32046 San Vito di Cadore BL
tel. fax abitazione +39 0436 9718 oppure +39 0436 9146
tel. rifugio +39 0436 9444
cell. +39 339 3802505 oppure +39 335 8165066
e-mail: info@rifugiosanmarco.com
La montagna Spaccata , non sempre si può descrivere a parole quello che gli occhi colgono e quello che le emozioni donano , questo angolo di paradiso ai piedi delle piccole dolomiti , questa piccola oasi di grande bellezza dove il tempo si ferma e le tradizioni e leggende si incrociano sulle rocce e acque del piccolo torrente che ha eroso e dato la forma , questo e tutto , questa è la magia della montagna spaccata , delle anguane dei maghi e di chi con grande amore mantiene tutto questo .
Come arrivare
Dall’uscita dell’autostrada di Montecchio Maggiore si prende la statale 246 che porta da verso Recoaro Terme , giunti al bivio di San Quirico si imbocca la strada sp 100 che porta a Recoaro Mille salendo per altri 5 minuti si giunge a destinazione .
Morfologia geologica e storia
La montagna Spaccata e un luogo dove la natura ha creato un fenomeno geologico di rara bellezza una specie di canyon profondo 92 metri , scavato dalle erosione della Valle dell’Iniele , una gradinata in legno , ora sostituita con una di metallo si insinua nell’antro di questa magnifica gola tra roccia e acqua . La golo era attrezzata con scale in legno e serviva inizialmente come un passaggio per raggiungere la località Pellichero situata a monte dell’omonima valle .
La visita della Regina Margherita di Savoia
Il 17 agosto 1879 sulla strada della Spaccata avvenne l’incontro della regina Margherita di Savoia e del principe ereditario Vittorio Emanuele con 22 alpinisti della sezione di Vicenza. Donarono all’augusta visitatrice un quadro che raffigurava la Spaccata e i dintorni. A sua volta la regina commissionò al prof. Allegri un quadro che raffigurasse l’incontro.
Ma quella non fu l’unica passeggiata regale nella zona della Spaccata perché a darne conto è l’iscrizione marmorea che tuttora testimonia che il 9 agosto dello stesso anno, Margherita di Savoia era entrata nel misterioso anfratto. Per fissare nella storia questo evento i titolari della Spaccata, Michelangelo e Sante Pellichero apposero una lapide commemorativa tuttora visibile tra le rocce.
Infine, nei primi anni del ‘900 divenne famoso il personaggio del Mago della Spaccata. Al tempo, Luigi Pellichero, capelli e barba incolti, di carattere scontroso e con una coperta sulle spalle, gestiva la locanda e per la suggestione insita nel luogo in cui viveva divenne egli stesso un protagonista singolare e un po’ misterioso di fiabe e racconti mettendo in soggezione soprattutto i bambini.
Il Ristoro la Montagna Spaccata
Dal 2004 La famiglia Santagiugliana ha ridato lustro a questa piccola parte di paradiso a pochi minuti da casa , grazie a loro questa metà e ritornata fiorente come un tempo , numerosi sono gli eventi che la famiglia organizza nel periodo estivo , qui dopo una passeggiata si potrà assaporare qualcosa di tipico legato ad un tempo passato ma mai dimenticato
Nel ristoro Montagna Spaccata potrete gustare i rinomati salumi che la famiglia Santagiuliana produce direttamente dal 1965. Potrete riscoprire i profumi e i gusti dellenostre tradizioni secolari attraverso i nostri prodotti tipici, rigorosamente fatti in casa, con l’aiuto e le antiche ricette dei migliori norcini del posto. Per ottenere simili specialità ci vogliono carni scelte con cura, i segreti della speziatura, l’arte dell’affumicatura ma soprattutto ci vuole la stagionatura all’aria pura, tra le verdi montagne e gli ampi cieli di Recoaro Terme.
http://www.montagnaspaccata.com
https://www.facebook.com/montagnaspaccatarecoaroterme/
Contatti Utili :
Località Spaccata n° 4 Recoaro Terme Vicenza 36076
PER INFO:+39 3403723231 /0445 473953
info@montagnaspaccata.com
INGRESSO: intero 5.00€
ridotto (bambini fino otto anni) 3.00€
La leggenda della Val del Boia
Il nome stesso già di per sè evoca retroscena oscuri e sanguinari, e infatti la storia che sto per narrarvi è davvero sanguinosa. Tutto inizia da una casetta, situata ai bordi del torrente . In questa casa viveva una famigliola: padre, madre e un figlio, chiamato Mathias ma da tutti comunemente nominato Mat.
Un brutto giorno, la mamma di Mat cadde vittima di febbri emorragiche, e il marito provò in tutti i modi di salvarla ricorrendo a cure a base di erbe, ma purtroppo fu tutto inutile. La povera donna morì, lasciando così il marito e il figlio che aveva appena 5 anni.
Segnato da questa disgrazia, il marito di questa donna, che faceva il boscaiolo, si chiuse in se stesso, diventando rude e scontroso, e per anni e anni lavorò nel bosco per proveddere al sostentamento suo e di Mat, che teneva rinchiuso in casa per paura che si allontanasse e si perdesse nei boschi.
Mat nel frattempo cresceva, faceva piccoli lavoretti in casa come intagliare il legno e costruire cesti intrecciando i rami più sottili degli alberi, ma isolato com’era, aveva grosse difficoltà a comunicare, anche se sentiva crescere in sè la voglia di uscire da quella casa ed esplorare il mondo. Il padre però non voleva sentir ragioni, e seguitava a tenerlo chiuso in casa, per proteggerlo dal mondo esterno.
Mat però, come un cerbiatto chiuso in gabbia, a poco a poco riuscì nel suo intento di evadere da casa, e mentre il padre era a lavoro nei boschi, usciva di soppiatto e si allontanava sempre di più per raggiungere il paese e giocare con i suoi coetanei.
Una sera tornò a casa e trovò il padre in preda all’ira: l’uomo era terrorizzato dall’idea di perdere anche il figlio così come aveva perso la moglie, e lo picchiò di santa ragione per punirlo per essersi allontanato così da casa.
Ma da quel giorno lo portò sempre con sè nel bosco quando andava a tagliare alberi e soprattutto lo portò con sè in paese quando vi scendeva per vendere la legna che tagliava e i prodotti che Mat realizzava in casa.
Il giorno in cui Mat compì 18 anni, il padre pensò che fosse ormai giunta l’ora di liberare il figlio dalle catene che ancora lo tenevano legato a casa, e gli permise di spingersi fino a valle per vendere, da solo, la mercanzia.
Arrivò la sera, ma Mat ancora non era tornato. Il padre aspettò l’indomani, ma ancora del figlio nessuna traccia. Allora, arrabbiato per questa mancanza di rispetto da parte di Mat, si mise alla ricerca del figlio, girovagando per il paese e per tutta la valle. Girovagò per giorni e giorni, chiedendo informazioni a tutti quelli che incontrava sul suo cammino: molti gli dissero che effettivamente Mat era passato di lì con la sua mercanzia, ma che dopo non lo avevano più visto.
Il pover’uomo cercò, disperato, il figlio in ogni dove, senza esito…fino a quando, incamminandosi ormai sconsolato alla volta di casa, vide un cumulo di sassi vicino ad alcune case, e a sovrastare i sassi, una rude croce in legno.
Accanto alle case c’era una vecchina, seduta su una seggiola, che filava la lana. L’uomo le si avvicinò, chiedendole cosa fosse successo, e lei gli rispose che in quel punto, alcune settimane prima, un giovane era stato assalito da alcuni malviventi, che dopo averlo derubato di tutti i suoi averi lo avevano barbaramente assassinato. La vecchina disse che era un giovanotto che non si era mai visto da quelle parti, e che lei stessa aveva fermato per comprare qualcosa. Mostrò al boscaiolo un grazioso canestro di rami intrecciati, e nella complessa lavorazione del cesto, il pover’uomo riconobbe l’arte del figlio.
Dunque, era proprio Mat che si trovava, ucciso, sotto quei sassi! Appurando la cruda realtà, il povero boscaiolo letteralmente impazzì. Trovò un’ascia che qualcuno aveva abbandonato su un tronco d’albero appena tagliato, e urlando come un forsennato, andò in giro per tutta la valle, colpendo a morte tutti quelli che incrociava sul suo cammino.
Per le sue esecuzioni, da boia appunto, l’uomo faceva poggiare il malcapitato con il collo su una roccia, e qui gli tagliava la testa. Il massacro fu così grande e sanguinoso che la roccia diventò completamente rossa, impregnata dle sangue delle vittime che il boscaiolo, trasformatosi in boia, uccideva.
Una notte, durante un violento temporale, invocando il nome del figlio, l’uomo morì, stravolto dal dolore che l’aveva reso pazzo, e assassino.
Ancor oggi si dice che, nelle notti di tempesta, si oda il boscaiolo gridare il nome del figlio…e si dice anche che cercando in quella valle, e sapendo cercar bene, si può ancora imbattersi in quella roccia macchiata del sangue degli assassinati dal boia di Campotamaso.



























































































































































































































































