Questo sentiero e molto utile per collegare il rifugio Bertagnoli 1250 m, al 202 che percorre le montagnole Alte , e privo di difficolta tecniche attraversa una prima parte su mulattiera che va ad attraversare una vecchia Cava di pietra, e anche uno dei più importanti itinerari che può collegare il Rifugio Gingerino al Bertagnoli , molto ben tenuto e continuamente risistemato sale fino al Passo del Mesole 1546 m , ricordo che il rifugio Bertagnoli la Piatta e raggiungibile anche in auto da Campodalbero , ma se si percorre la mulattiera di arroccamento che sale dai Castagna e Cima Marana 1545 m , sella Campetto1549 m, Passo della Porta , Malga Campodavanti dove arriva anche il Sentiero Rodecche , Bocchetta Gabellele 1552 m, entrando poi nel sentiero Francesco Milani con cambi di scenario ora fatti di canaloni detritici raggiungendo cosi il Passo della Scagina 1548 m , anche se poco prima un sentiero 210 scende fino al punto in cui una lapide ricorda Bepi Bertagnoli (sentiero in fase di sistemazione ) si prosegue attraversando la val Fraselle che porta a Giazza , ed il Passo Ristele 1641 m, il Passo Zevola 1820 m, e si scende percorrendo così tutta la catena delle Tre Croci fino all’omonimo passo Tre Croci 1716 m. Accopiandolo con il 221 si potrà compiere un giro ad anello.
Il rifugio Alpino non è un ristorante od un albergo in cui contano le stelle , il rifugio alpino è fatto di persone ,uomini e donne , e fatto di calore , amicizia , accoglienza ,condivisione , solidarietà e conforto ; valori ormai persi nel tempo ma che qui hanno ritrovato la loro identità e forma , eh si nel rifugio contano le persone. Luciano Cailotto
Voglio raccontare una storia , quella di uno dei più belli ed antichi rifugi delle Dolomiti , ma prima voglio fare capire a voi lettori il significato della parola Rifugio che credo a molti non sia del tutto chiaro :
Rifugio: Riparo, difesa, protezione contro insidie o pericoli materiali o spirituali
La nuova gestione
Voglio spendere due parole per chi ha detto e dice : ma i giovani non hanno voglia di fare , ma nn hanno voglia di mettersi in gioco , nn si rimboccano le maniche … balle . I giovani hanno idee , hanno motivazione , hanno la grinta e questo ne è la dimostrazione, può sembrare facile gestire un rifugio , ma quando si tratta di un rifugio come il Nuvolau, nn stiamo parlando di una cosa qualsiasi , solo pensare gli anni di storia che qui ci sono passati fa rabbrividire. Io qui ci sono stato la prima volta nel 1986, quando con il campo estivo della mia compagnia Genio Guastatori del 7° alpini brigata Cadore siamo saliti dal Falzarego, tornarci ancora e sempre per me un’emozione , ma vederlo in mano a giovani con la voglia di fare mi commuove e mi rende felice , orgoglioso e fiero . Grazie Ragazzi un grosso in bocca al lupo a tutti , ci vedremo molto presto di nuovo . Luciano Cailotto
Emma
Viaggiatrice, ragazza au pair, marinaia, cuoca, cameriera, imprenditrice, rifugista, traduttrice, ragioniera, cronometrista, volontaria CISV… Parla 6 lingue, a volte dimentica l’italiano ma l’ampezzano mai, ama mangiare e camminare. Ultima passione: il cicloturismo!
Juan
Ingegnere cileno della sicurezza sul lavoro, pilota di droni, appassionato di storia e montagna, macchinista della teleferica. Ama andare in bicicletta, nonostante le numerose cadute. Primo sostenitore del sogno Nuvolau, sopporta e supporta Emma, ha mollato tutto e chiama il Rifugio la sua nuova casa.
Margherita
Musicista, maestra di flauto traverso, barista, cameriera. Attrice mancata, ama cantare e le lingue, odia cucinare, adora il caffè. La trovate nei suoi castelli in aria o impegnata in qualche impensabile progetto.
Angelo
Perito elettrotecnico, pilota di elicotteri, esperto di fotovoltaico e di tortellini, commercialista a tempo perso, libero professionista. Mente brillante, ogni progetto (delle sorelle) diventa una sfida! Ha mani d’oro, aggiusta tutto, anche il mondo.
Erika
Parrucchiera, ragazza au pair, barista, receptionist, studentessa di lingue. Re-inventrice di se stessa, cambia spesso taglio e colore di capelli, ama cucinare, meno camminare, gestisce i nostri social, ottimo pollice verde.
Cesare
Chef, direttore di ristoranti, allevatore, pompiere volontario, apprendista sarto. Leader nato, non elenca problemi ma trova soluzioni. Drogato di sci e sciate, ama il maiale, lavora a maglia e produce splendide calze di lana.
Nel 1883 il barone di Dresda Richard von Meerheimb si reca a Cortina d’ampezzo con molti problemi di salute , passati alcuni mesi vede che la sua salute migliorare ed inizia a fare alcune escursioni sul monte Nuvolau ,decide così di donare una discreta somma di denaro per la costruzione di un rifugio che verrà chiamato Sachsendankhütte, il rifugio del ringraziamento sassone. circa 10 anni dopo il rifugio rimasto in autogestione come confermato dall’alpinista Leone Sinigallia dove esiste una cassetta dove verranno lasciati i soldi per la consumazione non essendoci un gestore , gli alpinisti in transito sono 318 , nel 1911 sfioreranno i 1500. Nel 1912 l’unico mezzo per rifornire il rifugio sarà la teleferica ancora oggi in uso.
Il 23 maggio del 1915 quando inizia la guerra quando le truppe austroungariche si sono ritirate sul Lagazuoi , Sasso di Stria iniziano a salire i primi italiani il 28 maggio 1915 verso Cortina D’Ampezzo e poi come racconta Fedele Siorpaes “Salvador”, guardiano del Sachsendankhütte ovvero Rifugio Nuvolau e degli altri rifugi in Zona verrà poi arrestato mentre tentava di salire al Nuvolau . Gli italiani lo utilizzeranno come osservatorio per l’artiglieria italiana e per questo subirà ingenti danni .
Il 25 maggio del 1992 un fulmine causo un incendio che distrusse sia la teleferica che i gruppi elettrogeni , ma in quel frangente stavano girando la famosa pellicola di Cliffhanger , e furono proprio loro a Nel 1992 le vette di Cortina d’Ampezzo e delle Dolomiti ospitano il set di Cliffhanger – l’ultima sfida, la leggendaria pellicola di Renny Harlin con il divo Sylvester Stallone. Il 25 maggio un incendio originato da un fulmine distrugge teleferica e generatori del Rifugio Nuvolau. Sarà la squadra Cliffhanger, col suo elicottero rosso fiammante, a trasportare corda, argano e attrezzatura di vario genere in vetta e permettere così di iniziare i lavori di ricostruzione.
I gestori del Rifugio Nuvolau!
Chi, con amore e dedizione, ha gestito il Rifugio nell’arco della sua vita ultracentenaria? Le nostre ricerche hanno individuato 5 gestioni:
1893. L’Alpenverein sez. Ampezzo decide di affidare per la prima volta il Rifugio a un gestore. I visitatori aumentano di anno in anno ed è la decisione giusta da prendere… chi è però il primo “paron”? Non abbiamo trovato il suo nome.
1902. Che sia forse Giuseppe Lacedelli Zecca di Pocòl? Di certo è lui ad avere le chiavi nel 1902, quando viene allargato il piazzale antistante il Rifugio e costruito un muro di circa 1 metro.
1930. Finito l’incubo della Guerra, il Rifugio viene ricostruito e rimesso in funzione. Marcello Siorpaes se ne occuperà fino a dopo il secondo conflitto Mondiale, quando passerà alla conduzione del Rifugio Croda da Lago.
1950. La gestione passa nelle mani di Gilma e Guido de Zanna. Con il vicino Rifugio Cinque Torri i rapporti sono buoni e regna la collaborazione.
1973. Mansueto Siorpaes vince il bando CAI e si aggiudica la gestione del Rifugio. Sale con Joanne Jorowski e ci resta per ben 47 anni, fino al 2020.
Per raggiungere questo sentiero si sale verso Campogrosso , raggiunto il Rifugio Alla Guardia si lascia l’auto e si discende fino al tornante del Capitello dove si imboccherà il sentiero 144.
Questo sentiero rimane uno dei più interessanti anche se poco panoramico ma che regala un idea di come era sviluppata la vita montana , l’equilibrio di questo terreno è molto delicato , la zona è interessata dalla notevole ed instabile frana del Rotolon dove tra le rocce rossastre sgorga la sorgente del torrente Agno. Si ricordano in maniera particolare la frana del 1789 dove pare che il boato fosse stato udito anche a Vicenza mentre sono più recenti, ma altrettanto ingenti, quei movimenti del 1985 e dell’autunno del 2010, hanno sempre tenuto con il fiato sospeso questa cittadina , rimanendo così osservato speciale anche tuttora, tali da dover spostare leggermente alcuni tratti del sentiero. Il Rotolon é un strato di calcare e gesso, definito lubrificante tettonico , che a causa di questa composizione rende instabile il sito e riassume tutte le spiegazioni per i movimenti franosi. Si imbocca il sentiero più ripido di destra e si sale con discreta pendenza , il sentiero sale a zig zag fino a raggiungere i primi muretti a secco, per poi entrare nella zona più importante, caratterizzata dalla zona di estrazione delle Mole , queste antiche ruote utilizzate come macine nei mulini e per le ruote di affilatura lame e coltelli. Si continua salire fino a raggiungere un bivio che porta nell’antica cava di Mole ed eventualmente nella strada provinciale , ritornando poi dallo stesso per continuare la risalita verso il Passo delle buse scure 1475 m. ritrovando così ancora qualche Mola non ancora ricavata dal masso originale , è sempre rimasto un mistero di come venissero tolte dalla roccia e trasportate in strada. Si continua a salire superando i resti della Malga Buse Scure e raggiungendo così il passo omonimo , mantenendo la destra e continuando il 144 si entrerà nella parte dell’Anello storico fino a raggiungere un punto di arrivo della Teleferica di guerra e così anche il rifugio Giuriolo di Campogrosso a quota 1456 m.
Ritorno
Il ritorno si potrà fare sia dal 151 che scende da davanti il Rifugio incrociando più volte la strada provinciale che sale a Campogrosso , oppure dallo stesso chiamato 144A , imboccando il 157-144A poco dopo in rifugio scendendo così al Passo Buse Scure e a ritroso fino al Rifugio La guardia.
Oggi non sono qui per scrivere un’articolo di montagna, ma voglio condividere con voi questa mia storia , un piccolo racconto finito bene , del resto sono una persona più propensa al fare , che chiaccherare per niente e che se ognuno ci mette di suo i risultati sono sotto l’occhio di tutti.
Questa volta voglio raccontare una piccola cosa che è successa qui nel piccolo paese di Fongara , paese nativo dei miei nonni e di mio padre , dove ho passato parte della mia infanzia , e dove tuttora mi trovo ad abitare , il paese sorge a 900 metri di altitudine ed ormai ci abitano fisse poche famiglie .
Di tanto in tanto mi trovo a salire alla Chiesa che sorge in un cucuzzolo , per ammirare il panorama e percorrendo la Via Crucis nel periodo invernale senza le foglie si può ammirare fino in fondo a San Quirico. Le nevicate del 2020-21 sono state abbondanti , un giorno salendo verso la Via Crucis , notai che la croce a cui era inchiodato Cristo era marcia alla base e caduta proprio nella via , mentre il Cristo in terracotta era distrutto in diversi pezzi.
Cercai di recuperare i pezzi con l’obiettivo di ricostruire quello che era stato Gesù sulla Croce, dal vedere l’enorme quantità dei pezzi non era cosa facile , “ma ci volevo provare” cosi recuperai quello che si poteva togliere dalla neve e ghiaccio, e togliere quella mano che era ancora ben piantata sulla croce . Cosi recuperai per primo la parte bassa del bacino e le due gambe rotte in tre pezzi, portandole a casa , poi qualche giorno dopo andai alla ricerca del resto…alla fine mi accorsi che una mano mancava all’appello.
Ero convinto di potercela fare, un lavoro complesso che avrebbe richiesto tempo e soprattutto idee per mettere insieme il tutto , avviso anche Bepi (eterno amico di mio padre) , che ” il Cristo l’ho a casa mia” , bene intanto io faccio la Croce dice Lui. Io inizio ad attaccare le gambe al piede ed al bacino, forando ed inserendo chiodi e tondini per mantenere unite le parti , poi procedo con il braccio diviso in tre parti ma in cui per lo meno la mano era intera. Medito sul fatto che non posso collegare il tutto insieme senza avere la Croce, per poter bloccare prima il busto , poi il bacino ed infine le braccia. Ecco che Bepi mi dice ” la Croce è pronta , cosa dici la monto o la lascio separata” . No dico io “montala che io inizio ad posizionare i pezzi”.
Ecco che cosi provo a posizionare il busto e le braccia per avere la misura , data dal posizionamento delle mani sulla parte orizzontale della Croce.
Certo che fa una certa impressione vedere Cristo in queste condizioni ” dobbiamo spostare la croce , qui in cimitero nn ho la corrente , la portiamo dietro il campanile ” . La croce una mattina con l’aiuto di Bepi e Bruno arriva sul posto , e cosi qualche giorno dopo salgo a provare ad assemblare quel povero Cristo . qualcuno dice ” e molto mal ridotto è un impresa ardua” qualcun’altro , “vale la pena a provare”.
Ma io non mollo , ci credo , voglio che quel Cristo torni a prendere la sua posizione, magari più bello di prima, come avevo già fatto in precedenza con il Gesù bambino del presepio.
Procedo con pazienza certosina , ops, manca la famosa mano , trovata a pezzi ma ne manca uno più importante per completare l’opera , dopo averla cercata non poco sul luogo della caduta , a furia di pensare provo a comporre quel puzzle, ci riesco con un idea da grande ortopedico.
Et voilà anche la mano è fatta , non ci resta che attaccarla al resto del corpo, così procedo con l’ultimo pezzo di arto per finire questa opera .
Finalmente è ricomposto, ci ho creduto molto , nn ho mai avuto momenti in cui non credevo di potercela fare , forse per qualcuno sarebbe stato impossibile, io ho lasciato libero spazio alla mia mente ed alle mani , per vedere dove potessero arrivare , ops ci vorrebbe un po di colore per coprire la vista delle saldature e riparazioni , cosi ho provato ad aggiungere anche quello. Ed il risultato sarà a breve sotto gli occhi di tutti , ma sicuramente per me è stato e sarà sempre qualcosa di grandioso.
L’ho dipinto colore terracotta , come era già e come sono le statue che c’erano insieme, alla fine della seconda mano di smalto cosi da proteggerlo ulteriormente dalle intemperie , mi sono seduto ed ho pianto , perchè mai mi sarei aspettato un risultato come questo . Voglio dedicare questo alla Mia Mamma , a mio Padre ed a mio Fratello che non ci sono più da tempo , ed a tutte le persone che mi vogliono bene .
Voglio ricordare una frase che è riportata sulla croce di cima XII Altipiano di Asiago :
Due legni qui ti attendono il primo , verticale, per invitarti a mete ancora più ardite il secondo, orizzontale, per ricordarti di accogliere in un unico abbraccio tutti gli uomini tuoi fratelli.
Cartografia : Lagiralpinan°3 Dolomiti Agordine e Val di Zoldo 1:25000
Come raggiungere
Si sale la val di Zoldo fino a raggiungere il Palafavèra , nel comprensorio sciistico del Civetta dopo aver lasciato l’auto sul posteggio , oppure aver dormito in tenda sul campeggio adiacente . Si parte sulla destra del posteggio e si sale .
Descrizione
Questo è un sentiero di raccordo , non avrebbe una grandissima utilità se non entrasse nell’Anello del Pelmo , e verso il rifugio Venezia , resta quindi molto interessante per evitare di lasciare la macchina al Passo Staulanza dove i posti auto sono limitati , sale molto lieve e in un tratto boschivo molto bello , con un sottobosco magico e in perfette condizioni a parte qualche albero presente sul sentiero , tutto sotto le pareti strapiombanti del Pelmo fino a raggiungere il sentiero 472 Anello del Pelmo , raggiunto il Col delle Crepe , sulla destra si prosegue verso il rifugio Venezia 1947 m , mentre a sinistra si scende fino al Passo Staulanza 1783 m. Interessante per chi volesse allungare un pò il percorso visitare le orme dei dinosauri proseguendo per circa 20 minuti verso il Passo staulanza , incontrando così il bivio che porta sotto le orme dei Dinosauri.
“Ciò che ancora una volta mi ha insegnato la montagna è che non è importante la parete che decidiamo di scalare, la sua altezza o le sue difficoltà, ma lo spirito con cui l’affrontiamo, le emozioni e i sentimenti che ci può regalare.”
Hervè Barmasse
Sono un montanaro , cocciuto e scorbutico in alcuni casi , amo questa montagna e lei mi ama , e un amore grande e puro fatto di rispetto ed umiltà . Lei mi ha permesso di salirci da tanti anni , mi ha accompagnato le notti quando ho occupato quel piccolo metro quadro della mia tenda sui suoi ciuffi d’erba, su quel suolo che ho sempre ritenuto sacro , quella tendina che la mattina mi affrettavo a togliere , l’ho percorsa con qualsiasi condizione metereologica , lei mi ha protetto e riportato sempre a casa. Ieri sera sono stato ancora tra le sue braccia , per poter ammirare con gli occhi lucidi quella magnifica ed unica alba , che ringrazio Dio mi permette di vederla in diverse occasioni. Devo dire che era da tempo che non tornavo , all’incrocio dello sguardo con i camosci e le marmotte pareva volessero parlarmi , un ungulato ha proseguito con me per una cinquantina di metri , come per dire : ah ciao sei tu , bentornato Luciano , ed è cosi che mi sento quando salgo in questo luogo a me caro, mi sento a casa.
Vorrei poter coinvolgervi tutti voi in questa magnificenza , mi piacerebbe poter portarvi uno ad uno ad ammirare tutto questo ,perché almeno una volta nella vita possiate restare senza parole davanti a cotanto splendore , e vero il sole sorge tutti i giorni , ma non è tanto il fatto che sorge , ma il fatto che inizia il nuovo giorno , l’inizio di una nuova vita perchè il sole è vita .
Piccolo Racconto
Sono una persona fortunata , forse anche un pò coraggiosa , mi piace vivere le emozioni di un’alba in quota , qualcuno mi può dire : ma va la sono solo cavolate . Ieri la mia notte è iniziata così , ore 00.30 mi trovavo con l’auto al Pian delle Fugazze , tutto era pronto , tenda e sacco a pelo , la temperatura era ideale per salire , ho scelto la via più semplice non credo che occorra rischiare di trovare neve salendo su una via più corta ma piena di insidie, salendo in quota ho pensato che visto ho un ‘ora solo per dormire potrei usare il bivacco Sacchi Marzotto , verso le 4.10 ho iniziato a prepararmi per uscire ed ammirare il sorgere del sole , quasi non l’avessi mai visto , ma si sa le emozioni non sono sempre uguali e non si accendono con un pulsante , poi ho proseguito nel mio cammino , volevo una giornata memorabile a casa , lo è stata , le mie rocce che ho toccato più volte con le mani , in mezzo a quel’immenso verde speranza dei pascoli di alpe delle pozze , per poi una breve sosta per un caffe al rifugio Lancia , te lo devo fare con la moka ha detto Paolo , ok va benissimo , per poi proseguire ancora con la voglia di riempire gli occhi di quella cosa che è mancata molto La Montagna , proseguendo su alpe Alba altro spettacolare pascolo su un altipiano grandioso ,dove le piccole malghe rustiche rendono questo luogo magico , quasi fossero casette degli gnomi. Come sono solito fare ho preso il mio solito classico “sentiero a ocio” che i miei amici conoscono bene perché complica loro la vita , ma io la montagna la voglio sentire dentro che circoli libera nelle mie vene , poi attraverso la Val del Trughle una salita impervia e non segnalata raggiungendo così la Sellette del Dos dell’anziana e poi col Santo 2112 m , ritornando per ora di pranzo al Rifugio Lancia , poi via verso il rientro pur sempre lungo ma con occhi e cuore pieni di emozioni raccolte per poi attraverso l’incudine e le sue creste scendere fino al Pian delle fugazze contento e sereno per questa giornata incredibilmente fantastica . Memento audere semper diceva Gabriele D’Annunzio .
ATTENZIONE QUESTO NON E DI CERTO UN ITINERARIO PER TUTTI RICHIEDE UN’OTTIMA FORMA FISICA , UNA CAPACITA DI ORIENTAMENTO OTTIMA , E UNA CONSCENZA DEL TERRITORIO E TERRENO PERFETTA , LA CAPACITA DI MUOVERSI IN AMBIENTE SEVERO E SU SENTIERO PRIVO DI TRACCIA.
Un ringraziamento al mio Amico Stefano per la sua intuizione e condivisione di questo itinerario ormai dimenticato , con cui ho ravanato in giro a mughi e scaranti.
Tempo di percorrenza del sentiero : 2h20più le 2h30 per raggiungere l’attacco quota 1665 m
Dislivello totale : 1270 m dalla partenza , mentre 300 circa dall’attacco
Quota massima raggiunta : 1990 m
Come raggiungere
Dopo essere saliti al Pian delle fugazze si prosegue per la strada che porta a Rovereto arrivati ad un certo punto si arriva in località Raossi , e proprio all’inizio dell’abitato sulla destra si scorge il segnavia, il sentiero non presenta difficoltà tecniche , ma richiede un buon allenamento vista la pendenza di tutto rispetto , si parla di circa 1400 metri di dislivello , il sentiero e molto panoramico e sale la val di piazza e salendo incrocia anche il sentiero che sale dal Passo dell’omo quindi dalla Val delle Prigioni fino ad uscire alla selletta di cosmagnon dove arriva anche il 141 Baglioni .
Descrizione
Il sentiero 135 Raossi quota 726 m , che porta fino al bivio con la mulattiera direttissima è molto impervio e ripido richiede una buona preparazione fisica vista la distanza ed il dislivello . Giunti all’ultimo tornante dove si incrocia il sentiero proveniente dalla valle del Ciore si raggiunge la quota 1665 m dov’è il sentiero 135 prosegue orizzontale verso il passo dell’omo, si presenta sulla sinistra una mulattiera che sale, da prima si distingue poco poi si iniziano intravedere i muri a secco e il continuo zigzag che sale fino a raggiungere una piccola galleria è lunga una trentina di metri, superata la galleria il sentiero riprende a salire in maniera abbastanza ripida su un terreno in alcuni casi detritico tipico di questa parte del Pasubio, piccoli canali danneggiati dal tempo e delle continue frane, raggiungendo così la parte sotto dei roccioni della lora questa diretta raggiunge direttamente il sentiero di arroccamento senza perciò passare per la forcella Cosmagnon e raggirare i roccioni per poi salirci . Presenta difficoltà tecniche notevoli di orientamento, per il fisico visto l’energia usata per raggiungere il bivio , ed infine il terreno in alcuni momenti ostico e difficile , la sua lunghezza è circa 2 km è il punto di arrivo alla quota 1990 m entrando così nel sentiero di Arroccamento dei Roccioni della Lora , da dove si possono ammirare buona parte delle cime del Pasubio , Cogolo Alto , Cima Palon , Dente Italiano, Dente Austriaco, piccolo e grande Roite, una mulattiera andata ormai in disuso ma presente nelle foto storiche coi relativi baraccamenti di cui si ritrovano solo le piazzole.
Dopo avere percorso la Vallarsa e raggiunto Rovereto si prosegue verso l’abitato di Ala, per poi attraverso la stretta strada salire verso località Ronchi, appena superato l’abitato e raggiunta la fermata dell’autobus , lì si lascia l’auto e di prosegue a piedi.
Descrizione
Questo percorso inizia perlopiù su strada asfaltata per poi superata l’ultima Contrada Ronchi 813 m, si entra in una mulattiera che sale e scende maniera abbastanza costante per i primi km, risalendo attraverso pascoli, si incontra l’ultimo abitato Schincheri per poi entrare nel bosco e passare sotto alcune cenge dove scende anche un torrente, si continua nel bosco fino a raggiungere una bellissima fora, ovvero una cascata abbastanza alta è un lungo serpente che si insinua in questo Canyon, usciti da questo l’uovo si inizia alle salire verso malga Brusa quota 892 m. Raggiunta la malga il sentiero riprende senza particolare difficoltà su mulattiera per poi raggiunto il bivio, iniziare in maniera molto ripida arrivando così nella parte principale è più difficile fino all’arrivo al rifugio Pertica 1522 m. all’inizio si presenta boschivo poi man mano che si sale, il bosco lascia la parte ai mughi e rododendri fino a raggiungere tratti detritici di rocce e poi incrociare il bivio con la via attrezzata Angelo Poiesi e da lì poco raggiungere rifugio Pertica . Superato anche il rifugio si prosegue per le mulattiera carrareccia che ti porta direttamente al rifugio Scalorbi a quota 1767 m, La mulattiera presenta anche alcune scorciatoie, ma se si volesse salire dal 108 costa media non si devono imboccare le scorciatoie altrimenti si supera il segnavia di partenza del sentiero. La strada non è difficile si nota Il rifugio anche a distanza e si impiega circa 40 minuti per raggiungere il rifugio. Raggiunto il rifugio si può godere dello spettacolo verso la pianura vicentina verso il rifugio Cesare Battisti verso il Pasubio e verso altre mete circostanti , il sentiero poi prosegue fino a raggiungere Bocchetta Fondi a quota 1900 m finendo cosi la sua lunga traccia. Entrando poi nell’itinerario 157 che sale da Campogrosso e prosegue raggiungendo il Rifugio Mario Fraccaroli . Il ritorno può essere fatto dello stesso sentiero, ricordo che la pendenza è la lunghezza di questo itinerario è di notevole entità resta quindi l’escursionista di capire e di conoscere le proprie potenzialità allo scopo di riuscire ad effettuare anche il ritorno senza problemi.
Ci sarebbero altre possibilità per il ritorno, come il 108, fattibile senz’altro ma estremamente lungo che richiede una preparazione ottima, anche il dislivello e molto impegnativo sia in salita che in discesa.
Il Gruppo Rekobalt in collaborazione con A.N.P.I e Comune di Recoaro Terme presenta la camminata lungo il sentiero del partigiano. Un percorso suggestivo immerso nella natura. Figuranti in abiti storici vi racconteranno la storia dei partigiani che hanno solcato questo sentiero.
TAPPE
1-Il vostro viaggio inizierà in Contrada Fonte Abelina dove potrete osservare la Casa di Marco, luogo di importanza storica per tutta la Valle dell’Agno.
2-Proseguendo arriverete a “Contrada Caille” dove incontrerete la “mamma dei partigiani” che vi racconterà del suo ruolo fondamentale nella missione “Dardo”. Qui potrete gustare un ottimo panino.
3- Continuando lungo il percorso arriverete in località “Teda Strasina”, un punto panoramico dove dei figuranti racconteranno alcuni episodi accaduti a “Malga Campodavanti”, base principale dei Partigiani Recoaresi. Qui potrete fare una piccola pausa dove sarete allietati con della musica dal vivo.
4-Terminerete il vostro cammino sul Monte Spitz, dove vedrete i resti dell’albergo Spitz bruciato dai Nazisti con l’intento di eliminare la Resistenza Partigiana. In questa ultima tappa degusterete il tipico caffè Cimbro Recoarese prima della discesa.
L’evento si terrà dalle 8:30 alle 13:30.PARCHEGGIOAmpio parcheggio libero ben segnalato nelle vicinanze della partenza.
EQUIPAGGIAMENTO
Sarà un percorso collinare di media difficoltà (no passeggini), si consiglia abbigliamento sportivo, scarponcino (consigliato l’uso dei bastoncini).
Solo mediante l’utilizzo della mascherina si potrà accedere al percorso causa covid.
Questo post è dedicato a chi pensa che i giovani non abbiano idee , ideali , che sopravvivono fregandosi dei valori e delle proprie origini e radici , che non apprezzino ciò che hanno in prestito come lo hanno avuto le generazioni precedenti , questi giovani si fanno spazio tra gente poco portata ai miglioramenti , menti ferme al proprio orticello , e non ricordano gli anni in cui nelle famiglie esisteva il baratto ed una mano lavava l’altra, diamo il giusto spazio a chi con semplicità cerca di dare aria nuova in questo territorio , reso sterile ormai da troppo tempo ed incapace di nuove idee . Luciano
Chi siamo
Siamo un gruppo di giovani recoaresi (e non solo) fortemente legati al proprio paese che desiderano mettersi a disposizione per offrire un contributo alla comunità ed alla valorizzazione del territorio.
Promuoviamo progetti di sensibilizzazione sociale, iniziative culturali ed ambientali. Liberi da appartenenze politiche e indipendenti dalle amministrazioni locali, ma propensi a qualsiasi collaborazione.
Di obbiettivi ne abbiamo tanti ma quello più importante è fare da portavoce a tutti quelli che avranno qualcosa da dire per cercare di fare in modo che le istituzioni ci ascoltino. Siamo già un gruppo unito e coeso e l’idea è di diventarlo sempre di più, con l’aggiunta di nuovi e validi membri. Non dimentichiamoci che l’unione fa la forza!
Insieme cercheremo di mettere in atto idee, progetti collettivi per rendere la nostra Recoaro più bella, attraente e visibile, a tutti. Cercando di far conoscere il più possibile i nostri gioielli nascosti e dando voce ai giovani del nostro territorio.
L’unica arma che abbiamo a nostra disposizione per dare eco alle nostre voci è la partecipazione!
Soltanto in questo modo potremo:
Organizzare eventi Socioculturali e attività di vario genere
Fare da ponte fra le generazioni
Ascoltarci e capire le esigenze di tutti proponendo soluzioni in tutti gli ambiti sociali: clima, ambiente, cultura, sport, montagna, educazioni e sensibilizzazioni di vario genere.
Creare un vero e proprio tessuto sociale.
Se anche a te stanno a cuore questi temi e se ami Recoaro, unisciti a noi/contattaci!