Ci sono due vie per salire al Forte Campolongo , si può salire da Cogollo del Cengio passando per Tresche conca e proseguire fino ad Albaredo per poi imboccare la Val Martello , ovvero la via che porta a l’istituto Elioterapico di Mezzaselva . Oppure salire da Pedescala passando per Castelletto e superato l’abitato di Rotzo salire per la Val Martello , ovvero la via che porta a l’istituto Elioterapico di Mezzaselva .Superato il bivio con l’istituto , si prosegue fino ad arrivare in Spiazzo Garibaldi dove inizia il sentiero 810 circa 1h15, per chi invece vuole farla più corta può salire fino al Rifugio Campolongo e salire dal sentiero 810 circa 45 minuti . Si può anche compiere tutto il giro ad anello di circa 2h10 , poi dipende da quanto ci si ferma al Forte , che merita di essere visitato bene.
Cenni storici
Il forte Campolongo e stato costruito negli anni tra il 1908-1912 , su un costone roccioso dominante la sottostante Val D’Astico a quota 1720 , una costruzione molto simile a quelle del Forte Verena ed erano considerate le migliori opere fortificate della linea Italiana . L’opera blindata ormai totalmente ricostruita si rivela molto interessante e strategicamente molto ben riparata , e si possono osservare ancora integre ed in parte ricostruite le cupole di alloggiamento dei pezzi , le cisterne di acqua potabile la galleria di collegamento con gli alloggi , le varie polveriere posizionate nella parte che guarda verso la val D’Astico per essere più riparate .
Il forte presentava delle difese naturali a a sud e Ovest mentre a nord ed Est con il muro di cinta ed il fossato di gola , presentava edifici sia fuori che dentro le mura , era costruito su pui piani nel blocco batterie , con sotto posizionati gli alloggi e le polveriere , la struttura poteva sembrare poco robusta viste le tecniche di costruzione del periodo ma numerosi esami e emerso che l’edificio presenta dei particolari tecnologici come le condutture di rame di collegamento tra osservatorio e batterie , i sistemi di ventilazione per i gas di scoppio , ed anche un sistema a carboni attivi per purificare l’acqua piovana.
Il forte oltre ad essere dotato delle 4 mitragliatrici per la difesa ravvicinata , aveva 4 moderni cannoni da 149 in acciaio in cupole corazzate girevoli da 18 cm di spessore , il suo periodo di attività fu lo stesso del forte Verena e le sue cupole orientate contro il forte Campo Luserna , la Viaz e la Oberwiesen non che sulla Val D’Astico sia con i 4 cannoni da 149A , da 4 vecchi cannoni ad affusto rigido da 75 mm che con Obici da 280 mm schierati nelle vicinanze del forte . Il forte fu battuto da diverse posizioni che con la Strafexpedition sopratutto dalla dorsale di Costa Alta dove un Mortaio da 305 mm austroungarico lo danneggiò notevolmente nel luglio del 1915 lo stesso mortaio che colpì anche altri nosti forti . Inoltre fu preso di mira anche dal famoso Mortaio Skoda da 381 mm conosciuto come Barbara , appostato sulla zona di Millegrobbe nell’altipiano di Lavarone . Comunque i danni più grossi li fece il 305 mm e un 420 mm appostato a Malga Laghetto che aveva l’ordine di tirare sulle linee nemiche per proteggere l’avanzata. Il Campolongo risulto molto danneggiato ma senza subire perdite umane , venne sgomberato dalla guarnigione che riusci anche a mettere in salvo i restanti tre obici superstiti.
Tempo di percorrenza del sentiero : 2h00 Dal Pian delle Fugazze
Dislivello totale : 400 m
Quota massima raggiunta : 1443 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Per questo itinerario si può salire passando per Schio e Valli del Pasubio fino al Pian delle Fugazze , si lascia l’auto e si prende la strada asfaltata che porta verso il museo della 1° Armata e il colle Bellavista dove si trova l’Ossario del Pasubio , si supera la Malga Cornetto , dove parte anche il Vajo stretto , si sale mantenendo la destra e si prosegue per una strada sempre asfaltata fino ad arrivare al ponte di acciaio lungo 105 metri e alto 35 metri dalla frana , costruito allo scopo di attraversare la frana che era avvenuta diversi anni or sono , e che era raggirabile attraverso un ripido sentiero che saliva in alto per poi rientrare di nuovo nella strada , ricordo che la strada e chiusa da una sbarra all’altezza dell’imbocco del bivio con l’Ossario .
Si può anche salire da Recoaro terme , passando per Merendaore fino ad arrivare al passo di Campogrosso , si lascia l’auto e si prende la strada che passa davanti alla Malga Campogrosso , si sale fino a superare la sbarra , e si scende in questo caso verso l’Ossario fino ad arrivare nel ponte di acciaio , si scende e si arriva a Malga Cornetto e al Pian delle Fugazze .
Ricordo che con la costruzione del ponte diventa possibile a tutti di completare l’anello che poi sale per il 173 sentiero delle 7 fontane o viceversa e che rende possibile il giro completo del gruppo Sengio Alto . Il 173 rosso tratteggiato per il ritorno e quello più facile mentre il 170 in arancio tratteggiato e leggermente più difficile ma senza dubbio il più bello .
Cenni sul ponte
Il ponte di acciaio di 105 metri con un altezza di 35 metri e stato costruito per superare queslla frana che un’alluvione del novembre 2010 ha spazzato via quella parte di strada già in cattive condizioni .
l ponte e stato intitolato all’Avis di Schio , che il 1° settembre festeggia i 60 anni dalla fondazione che nacque dal quel tragico incidente accorso il 2 settembre del 56 :
il 2 settembre 1956, domenica, all’Ospedale di Schio vengono portati le vittime del tragico incidente avvenuto nel pomeriggio in un tratto della Strada del Re sul Gruppo del Sengio Alto. Una corriera di turisti partiti da Recoaro ,a causa del cattivo tempo e di una errata manovra dell’autista, precipita nella scarpata. Tutta la Città è chiamata a dare il proprio sangue per cercare di salvare più vite umane possibili. Rispondono in primis il neonato gruppo di donatori e poi centinaia di scledensi . Questa mobilitazione permette il salvataggio di nove dei quindici turisti arrivati al all’ospedale cittadino.
Dopo aver preso la strada per arrivare a Schio , sia che si venga dall’autostrada o da qualsiasi altra strada normale si prende per Valli del Pasubio giunti sulla periferia di Schio ovvero il località Poleo si imbocca sulla destra la strada che porta verso Santa Caterina di Tretto , dopo aver superato l’abitato si prosegue fino a contrada Rossi , dove si nota sulla sinistra una carrareccia in mezzo alle case , da li attraverso una strada prima asfaltata e poi sterrata ma in buone condizioni si sale fino alla Busa del Novegno .
Se invece si sale dalla zona di Santorso si prosegue salendo verso Bosco di Tretto e San Ulderico , per poi proseguire verso località Cerbaro e poi giungere a contrada Rossi , e poi a destra imboccando la carrareccia che sale fino in Busa del Novegno
Ci sono inoltre vari sentieri per chi invece volesse salire a piedi , gia documentati in altri post vi riporto i loro numeri 401-411-422-433-435-444-455
Scrivere qualcosa sul monte Novegno può sembrare a tutti cosa facile , ma non lo è , l’importanza strategica che assunse nel periodo della strafexpedition lo rese di una importanza vitale per la conquista della pianura veneta da parte del nemico , la potenza di fuoco nemico che il monte subì la si può vedere ancora ora , ma è solo salendo che si può notare l’effettiva importanza dello stesso . In fondo al mio post ci sono le foto delle Postazioni del Vacarezze , di Cima alta e del Monte Priaforà.
Il monte presenta lineamenti gentili e molto belli i sui pascoli sono di un verde unico che si confonde con le buche scavate dalle marmotte ed il terreno in alcune parti roccioso quasi carsico e altro prativo adibito a pascolo , la sua altitudine non è altissima , ma la Busa del Novegno rimane sempre nel cuore di chi ci sale , provate , saliteci con un pensiero solo , quello di chi e consapevole di varcare in un luogo in cui tanto sangue si e versato . Molti trinceramenti , postazioni di mitragliatrici , e piccoli medi calibri sono state recuperate con pazienza certosina …io non mi stancherò mai di sottolinearlo ….PER NON DIMENTICARE
Cenni storici
Normalmente faccio un riassunto di quello che c’è nei libri , ma in questo caso riporto tal quale il riassunto di Bepi Magrin , fatto nel libro di Pino Marchi …Non toccarono il verde piano .
La battaglia
Tra il31 maggio ed il 25 giugno del 1916 la Cima Alta era il cuore della difesa del Novegno. Dalla baracca comando lassù installata, il generale Carlo Petitti di Roreto comandante della 35/\ Divisione che succedeva al generale De Chaurand, destinato ad altro incarico, ed il suo Capo di S.M. Colonnello Garbasso dirigeva le operazioni incurante dell’infierire del bombardamento. L’11/\ Armata dell’Arciduca Eugenio, che aveva il compito di attaccare il Novegno, aveva per farlo, disponibilità di 264 bocche da fuoco, schierate contro le 55, antiquate degli italiani. Il fuoco concentrato di 26 pezzi di grosso calibro, 60 di medio e 178 di piccolo provoca sul monte un uragano mai visto prima. Si contrappongono dopo l’azione delle artiglierie 52 battaglioni di attaccanti (più 20 di riserva) a 12 battaglioni della 35/\ Divisione più 4 Battaglioni Alpini. La sproporzione delle forze è del tutto evidente. Si combatterà qui la battaglia più importante dal punto di vista dell’impiego di forze, della intera operazione offensiva di primavera. Il settore di maggior interesse nel quale si giocarono le sorti della battaglia del Novegno è compreso tra il Monte Vaccarezze e il monte Brazome. Le difese passive costruite dagli italiani in quel periodo erano ancora molto approssimative. Trincee superficiali e, scarse o mancanti cortine di filo spinato, pressoché totale assenza di ripari in caverna caratterizzavano la linea di difesa. Lo schieramento dei difensori poi, in particolare delle truppe del 69° Fanteria e del battaglione alpini Monte Matajur saliti dal Roccolo a sud di Santorso dove erano accampati, per riposarsi dopo precedenti e pesanti impegni che avevano decimato i reparti, era avvenuto solo la notte prima della battaglia. Il comando di Divisione aveva affidato al colonnello Luigi Bongiovanni comandante della brigata Ancona, la direzione delle operazioni. Gli ordini erano quelli di mantenere le posizioni muovendo nel contempo grosse pattuglie di alpini specialmente verso il Priaforà -già in possesso degli imperiali- allo scopo di ottenere informazioni sulle intenzioni avversarie. Verso le 6,30 del mattino del 12 giugno, iniziava un violentissimo bombardamento contro le trincee del Novegno, del Giove e del Passo di Campedello, venendo contemporaneamente pure battute le retrovie nella Busa del Novegno. Tutte le batterie disponibili ed in particolare i medi calibri dislocati in zona, risposero al fuoco con tiri di controbatteria. Apparve chiaro ai comandi italiani che le truppe difficilmente avrebbero potuto resistere quasi prive di ripari sotto una simile azione di sterminio. Verso le 8,40 giungevano già al comando del 69° fanteria (Colonnello Erasmo Pegazzani) le notizie di pattuglie nemiche che si accostavano alle prime linee. Le perdite italiane dovute al bombardamento, erano già molto rilevanti, ma le pattuglie nemiche venivano respinte. La completa distruzione delle linee telefoniche di collegamento stese tra il Comando ed i reparti, accecava questi ultimi rispetto a ciò che avveniva sulla montagna, sicché si dovettero inviare degli ufficiali osservatori per raccogliere notizie su quel che avveniva, in particolare sul Giove che si sapeva essere letteralmente sconvolto nelle sue difese dal pesantissimo bombardamento. Incaricato del compito fu il capitano Annibale Bergonzoli che, verificata la situazione, poté riferire al comando del 69° che le truppe, pur nuove al fuoco, nonostante le gravissime perdite subite, resistevano mantenendo la calma e preparandosi a contrastare l’imminente impatto delle fanterie. Alle Il,10, dopo quattro ore di fuoco ininterrotto, l’artiglieria allunga il tiro, e grossi pattuglioni di Kaiserjaeger del 1° e 2° btg/4° rgt., preceduti da nudei di mitraglieri, tentano l’assalto alle prime linee italiane. Essi avanzavano in formazioni dense, quasi in assetto di marcia, convinti che il fuoco terrificante della artiglieria avesse del tutto neutralizzato le difese. Affluiscono allora sulla linea tre compagnie italiane di riserva mentre si richiedono cartucce per organizzare al resistenza. I primi attaccanti vengono falciati dal fuoco di fanti ed alpini balzati fuori dalle trincee sconvolte. Sul Giove, nella strenua resistenza cade mortalmente ferito il maggiore Dante Posani che prima di morire chiede ai suoi uomini: “Giuratemi di resistere fino alla morte … l” Sarà obbedito l. Intanto il comando della brigata Ancona, fa avanzare il I° battaglione del 70° fanteria verso Cima Alta per rispondere a probabili nuovi attacchi e nel contempo rifornire i difensori di cartucce. La difesa del passo di Campedello, probabile direttiva principale di un nuovo attacco, viene affidata al colonnello Sapienza, comandante del IVO Gruppo alpino. Il generale Petitti di Roreto su richiesta del comandante della brigata Ancona, sospende il cambio previsto per la notte a venire, dei due battaglioni che presidiano i monti Cogolo e Caliano. Alle 13,30, tre compagnie del 1°170 fanteria giungono di rinforzo sul Giove, sul Cimetta e sul Busa si costituisce la riserva con il 2°170 e la compagnia comando, infine anche la 4/\ compagnia del 1° btg, che aveva provveduto al trasporto delle munizioni, resta di rincalzo sul Giove. Sul Giove di nuovo si abbatteva il bombardamento mentre dai Colletti di Velo e da Santorso, affluivano altre truppe di rincalzo del 209° fanteria. L’intensità del tiro si attenuò solo verso le 18,30 si poterono allora constatare l’entità delle perdite e gli effetti distruttivi del bombardamento. Due mitragliatrici erano state rese inservibili, ma anche una settantina di cadaveri nemici giacevano davanti alle posizioni verso il Priaforà. Intanto si erano presentati alle linee italiane due disertori austriaci: Joseph Obatel classe 1897 e Karl Hollander classe 1896 della 8/\/4° K.J. Da essi si apprendeva che di fronte tra il Brazome e il Giove vi erano il 1° e il 4° K.J. mentre più in basso verso Arsiero, erano pronti il 14° e il51 ° reggimento di fanteria. Nelle trincee i superstiti pativano fortemente la sete e la fame ed erano quasi privi di cartucce, allora dai comandi si diede ordine di provvedere e ricostituire nottetempo i depositi presso la linea riparando per quanto possibile i guasti prodotti dal bombardamento. Nella notte, mentre si provvede ai lavori più urgenti ed allo sgombero dei feriti il battaglione alpini Clapier, viene sostituito dal val Natisone. Al Cerbaro, iReali Carabinieri fermano tre soldati: Antonio Martini, Giuseppe Colapietro e Alfonso Assaloni del 69° reggimento ftr. I tre vengono ricondotti in Busa Novegno, dove accertata la loro colpevolezza, il comandante della Divisione ordina che i tre vengano fucilati per codardia di fronte al nemico. La fucilazione avviene alle 6,00 del 13 giugno ad opera degli stessi carabinieri. Alle 7,50 riprende il bombardamento sul Giove e sul Novegno, Alle 9,00 il comando della Divisione invia il proprio Capo di Stato Maggiore al Comando del ve Corpo d’Armata perché faccia presente la situazione e le gravissime perdite subite. In quel momento la situazione si presenta gravissima, interi reparti sono privi dei propri ufficiali e anche le batterie del gruppo Zardo, schierate in linea con le fanterie, avevano perduto in poco tempo: Comandante, Aiutante maggiore, 5 ufficiali e 12 serventi ai pezzi. Sul Brazome perde la vita intorno alle ore 9 del giorno 13 anche il capitano scledense Tito Caporali del Btg. Alpini Val Natisone, che cade colpito da una scheggia. Gli verrà concessa una medaglia di bronzo alla memoria. Da Cima Alta si ordina al r btg/70e ftr. di serrare sotto la prima linea, ma poi si sospende l’esecuzione dell’ ordine per evitare la decimazione dei reparti prima ancora che possano giungere in linea. Si predispone intanto una seconda linea di difesa attestata sulle alture dei monti Busa e Cimetta già occupati da batterie di artiglieria. Vi affluiscono il r batt./70e ftr., la 71/\ Batteria da montagna e dall’ ala sinistra vi giungono anche due compagnie del 63e ftr. provenienti da malga Pianeti. La pressoché totale mancanza di collegamenti impone al comando di inviare un ufficiale per accertarsi della situazione. Molti reparti risultano privi di ufficiali ed alcuni accennano a ritirarsi verso Busa Novegno. Sul Giove si resiste a nuovi attacchi che si svolgono tra le 10 e le 14 del giorno 13 ad opera del 3/\ e 4/\ Rgt. K.J. Fanti ed alpini superstiti dei bombardamenti reagiscono con lancio di bombe a mano, di sassi e ove è necessario in corpo a corpo usando le baionette a mò di pugnali. In questo frangente cade lottando il capitano Sergio Biffoli comandante della 7/\ Cp/69 ftr. E la linea non cede. Dal piano giungono a Cerbaro altre truppe messe a disposizione dal 37/\ ftr. e dalla Brigata Ravenna. Occorrerà ritirare il IVe Gruppo Alpino e riordinarlo a Torrebelvicino date le perdite gravissime subite. Sul Monte Giove, giungono dalle spalle, per errate valutazioni del tiro, i colpi da 149 mm del Forte Enna. Sul posto il comandante ordina che si cessi il fuoco anche da parte dei pezzi da 210 di Santa Caterina e degli obici campali postati a Sant’Ulderico. Questo aggravava la situazione italiana sul monte per il mancato concorso degli unici pezzi a tiro curvo disponibili e per le perdite di uomini e materiali determinate dallo stesso tiro italiano, nonché per l’effetto morale particolarmente negativo che subivano le truppe schierate a difesa. Intanto dalla cima più alta del Novegno (Monte Rione o Rivon) dove era dislocata una batteria in barbetta da 149, uno dei cannoni presenti era stato smontato da colpi avversari prima ancora che la 35/\ Divisione giungesse sul Novegno. L’altro pezzo continuava a sparare nonostante il tiro molto intenso di controbatteria. Per il surriscaldamento della volata, l’unico pezzo ancora efficiente ad un certo punto scoppiò. La notizia fu riferita al comando da un artigliere originario di Torrebelvicino tale Riccardo Bortoloso, allora il Generale Petitti di Roreto, dispose che nonostante il danno, il cannone continuasse a sparare sia pure a salve. In tal modo, la controbatteria imperiale, continuò a concentrarsi sull’obiettivo, risparmiando ulteriori danni alle truppe già in linea. Solo verso le 19 il fuoco nemico accennò a diminuire di intensità fino a cessare del tutto col sopravvenire della oscurità notturna. La spinta maggiore contro il monte Giove e il Novegno, cui gli imperiali attribuivano grande importanza per l’esito complessivo della battaglia, si era esaurita. Nei giorni che seguirono ritornò gradualmente la quiete sulla montagna sconvolta dai bombardamenti e disseminata di cadaveri per ogni dove. Sul Novegno costato ai difensori perdite ingentissime con 704 morti, e circa 2200 feriti si continuò la lotta fino al 16 giugno, poi gli imperiali, costretti a ritirarsi in posizioni più adatte allo stazionamento e alla difesa, abbandonarono per sempre la montagna e non vi poterono più metter piede. Il generale Dankl, comandante dell’ Armata del Trentino fu esonerato dal comando, al comandante della 35/\ Divisione generale Carlo Petitti di Roreto fu conferita la Commenda dell’Ordine Militare dei Savoia per aver fermamente diretto la difesa, resistendo sulle posizioni assegnate e infliggendo al nemico ingenti perdite.
Bepi Magrin
Fonte : Non toccarono il verde piano di Pino Marchi edizioni Edelweiss ( ormai introvabile )
Dopo essere usciti dall’autostrada a Montecchio Maggiore (VI), si prende la S.P. 246 verso Recoaro Terme. Giunti a Recoaro si prosegue per la località Gazza, salendo e superando diverse piccole contrade, arrivati a ridosso della Località Parlati si prosegue a sinistra mentre la strada inizia a restringersi, superata la località Zalica e la Locanda Obante, fino a raggiungere un ampio posteggio e a poche centinaia di metri il rifugio Cesare Battisti «Gazza», dove si lascerà l’auto.
Descrizione
Questo è un percorso molto utile ai fini di collegare, il rifugio Cesare Battisti – Rifugio Alla Guardia – Rifugio Campogrosso , è fondamentale per chi vuole percorrere grandi distanze sulle Piccole Dolomiti. A causa del suo passaggio in tratti esposti ai numerosi Vaj, come il Pelegatta, Lovaraste, Vajo Scuro , Batental ed infine la Frane del Rotolon , le frane nel tempo furono molteplici tali di fare cambiare direzione e quote a questo bellissimo ed unico sentiero, perdendo in definitiva quasi del tutto la traccia originaria che partiva dal tornante sotto il posteggio del Rifugio Cesare Battisti 1265 m, e quella diretta che collega Malga Lorpodo 1120 m. a Località Porbeche ex Caserma Forestale 1149 m.
Allo scopo di completare questo collegamento viene proposto nei suoi 3 sentieri che lo completano, anche se da mappe il n.143, al Rifugio Alla Guardia proseguirebbe verso la Località Staro 1000 m incrociando il sentiero Naturalistico Gresele
Si imbocca il n.105 superando dapprima il bivio con il n.114 Vajo Pelegatta proseguendo poi per un tratto boschivo si raggiunge un altro raccordo con il n.105 del Vajo Scuro, prendendo la discesa nel tratto boschivo si scende fino al bivio con la Madonna del Sentieri, e si nota anche il sentiero vecchio ed interrotto che scende verso la Malga Langarte 1036 m, purtroppo nn più raggiungibile da qui. Si continua il percorso mantenendo la sinistra, abbassando ancora la quota fino a raggiungere Malga Canaste 1087 m, scendendo in Località Stùmpese 1016 m, poi si transita il Località Angarte 913 m, a pochi minuti dalla prima briglia del torrente Agno, transitando cosi sulla frana del Rotolon. Dopo aver oltrepassato la frana si sale superando alcuni abitati fino a raggiungere la strada che porta al Rifugio alla Guardia e poi Rifugio Campogrosso , poco al di sotto di Malga Ravo 1038 m, si sale un po’ per la strada asfaltata fino al tornante, e si prende il sentiero che permette di raggiungere il Bivio Rao 1099 m, vicino al Capitello della Guardia, da li imboccando il n.144 sentiero delle Mole, si sale fino al Passo del Lupo dove mantenendo la destra si raggiungerà il Rifugio Giuriolo Campogrosso 1481 m, in eventuale si potrebbe anche proseguire fino al Passo Base Scure 1475 m, prendendo a destra e percorrere una piccola parte del n.157 sentiero del Boale dei Fondi, raggiungendo sempre il Rifugio Campogrosso 1464 m.
QUINDI NONOSTANTE IL SENTIERO SIA MOLTO BELLO , CON PAESAGGI DI SOTTOBOSCO E PRATIVI DI PASCOLO MOLTO BELLI , RISULTA AMARAMENTE CHIUSO .
Cenni storici di Bepi Magrin
Come un vecchio consumato attore da sempre abituato a calcare la ribalta, il Rotolon questo nostro indocile vicino di casa, ogni tanto sente nostalgia dei riflettori e si rifà vivo, brontolando perché la pioggia, la neve, gli uomini, risvegliano i suoi acciacchi e lui, permaloso com’è non si lascia certo sfrucugliare impunemente.
Nel 1985, ero maresciallo degli alpini alla 7^ Compagnia trs. di Bassano e su richiesta della Prefettura il mio reparto fu incaricato della vigilanza sulla frana e del servizio di allertamento della popolazione. Col compianto tenente Angelo Gelso che morì poco tempo dopo a 24 anni per un tragico incidente, e qualche decina di alpini fummo alloggiati al Molin sulla strada per la Gazza (luogo di speciale interesse per i suoi famosi gnocchi con la fioretta) dove restammo per una ventina di giorni. Organizzammo il servizio pressappoco come lo fu nelle scorse settimane con un posto di avvistamento all’altezza della ex Cascina forestale (la quale fu inghiottita dalla frana proprio in quei giorni), collegamenti radio con Parlati, Turcari, Maltaure ecc. e campagnole attrezzate con altoparlanti per l’allarme. Allora si vedeva scendere per l’Agno un fiume che sembrava di cioccolata semiliquida nel quale fluitavano massi di grandi dimensioni.
Uno spettacolo impressionante al vedere passare quella massa viva di mota rossastra sotto i ponti dell’Agno. Poi, come sempre il mostro si placò e pian piano tutto rientrò nella normalità. Ancora dall’altro secolo, quando non esisteva la strada per Campogrosso (costruita nel 1917) e i contrabbandieri passavano con la famosa “rua”su per la cosiddetta “Strada del Carro” per proseguire verso il Rotolon e Buse Scure, le pendici di dove sgorga l’Agno, davano preoccupazioni alle popolazioni dell’alto recoarese.
Tempo di percorrenza del sentiero : 1h50 Dalla Guardia : 1h00
Dislivello totale : 607 m Dalla Guardia : 326 m
Quota massima raggiunta : 1457 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
151 Sengio delle Campane – La Guardia – Campogrosso
Per prendere questo sentiero si sale a Recoaro Terme e si prosegue verso Campogrosso , superato l’abitato delle Merendaore sul bivio che porta alla chiesa di Santagiuliana (da dove si può vedere un panorama della valle davvero unico ) si va verso la chiesa e si incontra la partenza del sentiero . Da questa posizione il sentiero risulta poco utilizzato anche perche solitamente si sale fino alla Guardia , dove si posteggia l’auto e poi si sale fino a Campogrosso , il sentiero non presenta difficolta tecniche ed e molto interessante in qualsiasi stagione , anche in quella invernale visto che la strada risulta aperta fino alla Trattoria Alla Guardia e da li bisogna procedere a piedi su neve battuta è quindi molto utile per chi ci sale a piedi con le ciaspole , mentre per chi sale con gli sci d’alpinismo lo può fare anche sulla strada . La discesa può essere fatta percorrendo il sentiero 157 verso il Passo Buse scure per poi imboccare il sentiero delle mole( dove si possono notare ancora alcune mole intagliate nelle roccie , ma che non sono state rimosse dal tutto per poterle utilizzare ) scendere fino al bivio con il 143 che poi attraverso una strada forestale porta fino alla curva del Capitello ,dove inizia la strada asfaltata , salendo così per circa 10 minuti si arriva alla Trattoria La Guardia , chiudendo così un anello molto bello e poco difficile .
Tempo di percorrenza dell’anello : 5h30 Da Val Renzela : 6h00
Dislivello totale : 700 m Da Val Renzela : 1065 m
Quota massima raggiunta : 2308 m
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo aver preso la salita del Costo di Asiago si passa da Tresche Conca e si va fino a Canove , superato l’abitato si imbocca la strada che porta a Malga Larici e Val Formica , passando per Camporovere , si sale la valle fino ad arrivare ad un bivio che porta in Val Formica , si sale fino a Malga Larici e si posteggia l’auto . Questo itinerario e molto interessante e propone un paio di varianti , se lo si segue come proposto e molto bello sotto il profilo storico che panoramico . Questo sentiero e molto bello con panorami che spaziano dal Becco di filadonna , al Pasubio , allo Spitz di Vezzena , ed a tanti altri monti visibnili con il bel tempo , senza dimenticare L’ortigara , cima 12 , che sono stati teatri di grandi Battaglie .
Il primo percorso non e segnalato sulle cartine , ma sale a Porta Renzela passando prima a Bocchetta Larici , Cima Larici , Monte Erba , cima Kempel , cima Portule per poi rientrare attraverso la monotonia della carrareccia che porta da bocchetta Portule fino a malga Larici , che pare non finisca mai , unica pecca di questo itinerario.
Il secondo percorso si mette l’auto sotto al primo tornante dove parte la val Renzela (quello per dire tratteggiato , e si sale attraverso il bosco fino a malga Larici e da li si inizia con l’anello , Bocchetta Larici , Cima Larici , Monte Erba , cima Kempel , cima Portule per poi rientrare attraverso la monotonia della carrareccia che porta da bocchetta Portule, solamente che quando si arriva a circa metà strada sterrata si incontra il bivio della Val Renzela , dove si scende per arrivare all’auto .
In alcune foto e visibile anche il danno causato dall’incendio della Val Renzela del 2015 .
Cenni storici
La bocchetta del Portule , ovvero quella sella che separa Cima Portule dal monte Meatta fu molto importante per gli avvenimenti bellici del 1916 e svolse un ruolo fondamentale per l’organizzazione logistica fino a tutto il 1917 , sulla bocchetta stessa fu realizzata un’importante postazione di batteria da 120 mm in caverna con lo scopo di interdire un’eventuale passaggio sulla val D’assa . Ma nonostante tutto il tiro dei suoi pezzi non risulto molto efficace forse per il piccolo calibro , ma il 23 maggio gli uomini del 26° Schutzen dopo aver occupato Cima Portule scesero verso la Bocchetta e nonostante gli italiani avessero portato il pezzo all’aperto per poter tirare agli assalitori degli schrapnel , gli austriaci occuparono la selletta e ci costruirono una strada di collegamento dedicata al Principe Rutenio , mentre la galleria venne usata per avere vasche di raccolta per le truppe sull’altipiano , veniva pompata dalla val D’assa , inoltre cerano 6 pompe in val Renzola che attraverso 2760 metri di tubazioni da 75 portavano l’acqua alle cisterne con circa 800 metri di dislivello . Attraverso da qui passavano tutto il traffico di rifornimenti e munizioni destinato alla Base logistica di Campo Gallina.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h30
Dislivello totale : 622 m
Quota massima raggiunta : 1058 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Questo sentiero e molto bello ed interessante , sopratutto utile sul piano logistico per chi vuole salire in Pasubio da lunghe distanze come per esempio salendo dal Novegno , per poi discendere in autobus ritornando fino a Schio , non presenta difficoltà tecniche di nessun genere e molto intuitivo anche se non presente segnalazioni . Voglio segnalare la Trattoria Al Molino che si trova in basso all’imbocco della valle molto bella e accogliente , con cucina casalinga . Questo locale anche se frequentato da molte persone a causa della sua posizione con poca visibilità , conosciuto per lo più per passaparola .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h30
Dislivello totale : 500 m
Quota massima raggiunta : 890 m
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Arrivati al centro di Arsiero si mette l’auto in piazza del municipio vicino alla Chiesa , attenzione non metterla nel posteggio a disco orario , poi si prosegue a piedi e si sale verso la caserma dei carabinieri , cioè la strada proprio davanti alla chiesa che sale verso Posina , si prosegue fino a superare il centro abitato e si traversa la strada che porta a Posina Laghi , si sale nella piccola chiesa di San Rocco e a destra parte il sentiero , questo sentiero entra poi all’altezza del baito Smaniotto nel 542 per proseguire verso la cima , rimane quindi un sentiero poco utilizzato , perche a mio avviso il più bello che sale sul Cimone rimane il 542 anche se devo dire che presenta alcuni passaggi di notevole interesse storico e panoramico con diverse caverne per postazioni di ricovero ed inoltre un discreto panorama sulla conca di Arsiero . Il sentiero non presenta difficoltà alpinistiche anche se presenta dei cambi di pendenza che potrebbero per alcuni essere difficile , anche se la loro lunghezza e veramente relativa.
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Anche questo è un sentiero di raccordo che parte dalla Chiesetta di San Rocco e sale passando per il Callieron e collegandosi con il 540 , mettendo in comunicazione i due sentieri 540-541 cosi da evitare la contrada Pierini , anche questo non e molto usato ma può tornare utile in caso di peggioramento del tempo metereologico per accorciare il rientro . Anche se devo dire mi sia piaciuto molto perche essendo un po più alto del 540 , ti fa vedere un panorama molto diverso .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30
Dislivello totale : 703 m
Quota massima raggiunta : 1938 m
Questo sentiero o meglio definito come carrabile , parte da bocchetta Campiglia e sale la parte opposta delle gallerie , e poco considerato sotto il profilo del salire , ma viene utilizzato dopo aver fatto le gallerie per scendere al posteggio evitando così la discesa per le gallerie . Mentre era molto più importante nel periodo della guerra del 1915-1918 . Anche se devo dire che per salire ora in auto al rifugio Papa senza andare al Pian delle Fugazze (per i mezzi autorizzati ) risulti la via più sbrigativa .
Cenni storici
La strada degli Scarubbi e stata costruita per poter salire da Colle Xomo , passando per bocchetta Campiglia fino ad arrivare alle porte del Pasubio , presente circa 1000 metri di dislivello in circa 10 km , dapprima era una semplice mulattiera costruita dagli alpini poco prima della guerra . Il 25 di maggio del 1915 con l’inizio delle ostilità fu percorsa dagli alpini della 259° compagnia del battaglioval Leogra e dal Battaglione Vicenza occupando il Pasubio , successivamente fu allargata dal Genio per poter fornire approvvigionamenti e munizioni , la percorrero anche in piena Strafexpedition i fanti del 3°battaglione del 218° Reggimento della Brigata Volturno , allo scopo di fermare l’avanzata dei reparti austriaci sul dente Austriaco . Inizialmente era l’unica via d’accesso al Pasubio anche se il transito più di qualche volta doveva venire di notte con numerosi problemi per i trasporti e le persone , a causa della presenza di artiglierie austroungariche nella dorsale della borcoletta e del Monte Majo che rendevano impossibile il transito con il chiaro del giorno nonostante la mimetizzazione con con frasche , reti e tralicci . Furono anche approntati diversi camini da mina nella parte più stretta della strada per fermare l’avanzata austroungarica. Inoltre il problema più grosso si ebbe quando l’inverno fece la sua parte rendendone impraticabile il passaggio , per queste difficoltà fu progettata e costruita la strada delle 52 Gallerie , per poter fornire approvvigionamenti di ogni genere in quota.