“Dedico questo libro agli alberi. Un albero è un respiro che rigenera l’anima di antica saggezza. Le loro radici affondano nelle profondità sconosciute e i loro rami raggiungono il cielo. Alberi e stelle: un dialogo fra silenziosi osservatori… vorrei scrivere tutti i loro segreti”. Maria Luisa Clerico
Avez del prinzep un Abete bianco più grande d’Europa 54 metri , età stimata 264 anni con una circonferenza di 5.6 metri , e caduto il 12 novembre 2017 durante una forte bufera di vento
12 novembre 2017
Il Custode Forestale Damiano Zanocco, ogni volta che c’è un temporale o una nevicata forte passava sempre a vedere come stava il nostro avez.
Quando si è recato a Malga Laghetto ha notato il buco nel bosco, mancava la chioma. Ha sperato fino all’ultimo fosse solo una preoccupazione vana, ma sapeva cosa lo avrebbe aspettato, infatti ha percorso la strada che porta al Prinzep con un groppo in gola.
Il vento forte del 12 Novembre ha fatto cadere il nostro amato Prinzep. È una notizia triste e che fa riaffiorare in noi molti ricordi. Lui ne ha passate molte e certamente eravamo tutti sicuri ci sarebbe stato anche dopo di noi.
La natura lo stava mangiando da dentro, il formicaio (camponotus) che ha attaccato la parte cariata(marcescente) dell’albero è stato combattuto per anni. L’età, la carie e il formicaio lo avevano reso meno stabile, nonostante questo era stato solo un anno fa considerato in salute e forte.
Il sindaco: ”Oggi avuta la notizia mi sono recato subito a Malga Laghetto, percorrendo quel sentiero che porta a lui. E trovarlo così fa sembrare tutto diverso: entra più luce che illumina e risalta la ferita. La stessa sorgente, che lo ha nutrito per anni, gorgoglia ma il rumore è completamente differente, non c’è la stessa pace. Il masso al suo fianco, che lo ha protetto dal freddo, ora sembra più grande e solo.
E’ una situazione triste per tutti noi, l’Avez del Prinzep era una certezza!”
Cresceva ancora di un millimetro di diametro e 5 cm in altezza ogni anno – che per la sua età era un enormità.
Ne rimane un troncone alto circa 4 metri, i restanti 50 sono distesi in orizzontale. Si nota il buco al suo interno molto grande e che ci fa stupire sia resistito così tanto.
Anche i Giganti cadono.
Quasi 20 anni fa attraverso il consiglio dei custodi forestali si è deciso di preservare nella zona 100 alberi per trovare in futuro l’erede del Prinzep e per dimostrare l’attenzione del territorio ad una zona che ha dato alla luce molti alberi spettacolari.
Ora questo monumento va preservato, si deve trovare il modo, così da raccontare una storia lunga oltre 250 anni.
Ciao Avez
Per ulteriori approfondimenti su cosa verrà fatto con il legno di Avez del prinzep vi invito a visitare la pagina :
Non voglio pensare che questo grande albero sia definitivamente morto. Nel suo legno marcescente e nelle sue profonde radici, troveranno vita altre creature (microbi, insetti, muschi, funghi…). Non lo vedremo svettare dal bosco come prima, ma lui c’è e ci sarà ancora per molti anni…perché lui non e’ un sempre abete. Lui è l’Avez del prenzipe. Paolo Donà
Descrivere a parole questo evento progetto non è poi così facile e scontato , non è una gara , anzi forse lo è ma si misura nella capacità di noi fortunati ad aiutare altre persone che hanno meno o niente , ma che con quel niente sono quasi più felici di noi . Partecipate ad una semplice serata con persone magnifiche che vi porteranno nell’altra parte del continente per vivere una missione e poi una gara , ma una gara a chi e più solidale a chi ricambierà con un sorriso ogni vostro sguardo , ogni vostra piccola stretta di mano , al quale non potrete rispondere con un sorriso ed un grosso abbraccio . Luciano
CHI SIAMO
ANDE Trail è un progetto che creato un gruppo di appassionati di trail running, il cui scopo èl’organizzazione di eventi sportivi finalizzata alla raccolta fondi da destinare alle fasce più deboli della popolazione che vive nella Cordillera Blanca, in Perù. L’idea è nata, da alcune persone che a seguito di una spedizione alpinistica tra le montagne andine, sono rimaste affascinate dalla realtà di quelle terre.
l’attività di ANDE Trail non è a scopo di lucro. I fondi raccolti vengono donati all’Operazione Mato Grosso, realtà presente da molti anni in Sud America, attiva nella messa in opera di progetti finalizzati ad una crescita culturale ed economica sostenibile della popolazione.
L’evento sportivo organizzato più importante è ANDE Trail, una gara di trail running nella Cordillera Blanca, che si è tenuta per la prima volta nell’agosto del 2015. I fondi della prima edizione della gara sono stati destinati alla costruzioni di 5 asili nella baraccopoli di Chimbote.
TREKKING
Un’esperienza di 5 giorni tra le montagne più affascinanti del sud America.
Un percorso unico per varietà del paesaggio, per le cime innevate e lo spettacolo dei ghiacciai circostanti. Questo trekking sarà una immersione totale nella natura incontaminata della Cordillera Blanca, toccando alcuni dei rifugi di alta montagna costruiti dall’Operazione Mato Grosso.
Il trekking è rivolto a persone con esperienza di alpinismo in quota e in condizioni fisiche adeguate ad affrontare un’esperienza di 5 giorni in ambiente naturale.
Il trekking sarà condotto da guide qualificate UIAGM.
Si sviluppa lungo sentieri tracciati, tuttavia l’impegno fisico è notevole vista la quota sempre al disopra dei 4.000 m slm.
Il punto più alto sarà il passo Cullicocha a 4.860 m. slm.
Il trekking è riservato ad un massimo di 10 partecipanti.
Dopo aver raggiunto da Thiene o Breganze il paese di Lugo dal centro del paese circa davanti la chiesa si prende per contrada Mare e si sale fino ad arrivare ad un bivio che porta a Valle di Sopra e poi in località Covolo , un paese molto piccolo ma anche molto bello con dei panorami unici , in questo piccolo paese nasce il Parco del Sojo , un parco privato di notevoli dimensioni che ospita circa 80 opere di diversi scultori internazionali . Il luogo e molto bello e panoramico con quell’impressionante cengia del Sojo palestra di roccia con un 7 grado molto difficile , poi si sale lungo il percorso e si incontrano le prima sculture , tutte disperse in un bosco molto bello e con poco pendenza , per visitare tutto il parco occorrono circa 2h30-3h per poter ammirare bene le sculture ed assaporare questo luogo quasi di meditazione .
Il PARCO DEL SOJO
Arte e Natura è un parco dell’arte con sculture d’arte contemporanea in mezzo la natura, situato in proprietà privata in terreno montano, avente una estensione di circa 8 ettari per la maggior parte a bosco, solcato da sentieri e mulattiere di vecchio e nuovo impianto. Le visite si svolgono in un’area accidentata su percorso di media difficoltà, è pertanto necessario un adeguato abbigliamento sportivo. Per la sua specificità è l’unico parco di arte contemporanea privato in Veneto inoltre tra i più importanti parchi d’arte d’Italia.
Apertura
Domenica e giorni festivi, oppure su appuntamento. Estiva: 10.00-19.00 (dal 1 maggio al 30 settembre). Invernale: 10.00-18.00 (dal 1 ottobre al 30 aprile)
Costo d’ingresso
Euro 5,00 prezzo intero sopra i 18 anni; Euro 3,00 prezzo ridotto sotto i 18 anni; ingresso gratuito; – portatori di handicap + accompagnatore: ingresso gratuito;
Visite guidate
L’accesso è a pagamento nei giorni festivi e nel mese di agosto, è chiuso durante la settimana. Nei giorni infrasettimanali su prenotazione è a pagamento per comitive superiori alle dieci unità. La biglietteria è collocata presso il “Punto giallo” posizionato lungo il percorso. Tempo di percorrenza di una visita e di 2.00-2.30 ore. Nel parco è vietato il pic-nic. Visite guidate solo su appuntamento: Euro 7,00 a persona, con un minimo di 15 partecipanti.
Contatti
PARCO DEL SOJO Arte e Natura, Via Covolo, 36046 LUSIANA (Vicenza)
Voglio dedicare questo post interamente a questo luogo , forse un po magico , ma in ogni caso molto bello e dove si ha quella possibilità di riflettere nel silenzio della terra e della roccia anche se i mille occhi che ti guardano sembrano attendere che tu dica qualcosa . Credo che questa sia molto di più di un’opera d’arte , un luogo unico dove si respirano i valori di un tempo dove la semplicità prende il posto della tecnologia e di quel pseudoprogresso di cui siamo totalmente sommersi . Nella Cava dipinta ognuno potrà riflettere a modo suo nel silenzio di questo luogo
” il rapporto con il silenzio e lo spazio aperto della natura ci aiuta a scoprire la propria identità” Toni Zarpellon
Poi scendendo più in basso si trova la Cava Abitata , si abitata da quei serbatoi di auto fatti a forma di facce che ti osservano e ti scrutano quasi a dire un giorno sarai sommerso dai rifiuti , se l’uomo non sarà capace di tornare indietro mentalmente , per poter andare avanti
Forse e proprio questo che rende unico questo luogo , questo tornare a leggere nel nostro io la nostra identità , io mi limito ad osservare con quella parte di me che rimane attaccata a quello che da sempre ho ritenuto importante e su cui ho basato parte dei Valori della mia Vita .
Mentre girovagavo per le cave , sono tornato indietro ed ho trovato li proprio lui il Maestro Toni Zarpellon , una piccola soddisfazione perche lui mi ha descritto un po come sono nate queste idee nel tentativo quasi di lanciare un grido di allarme che nel progresso non è detto che sia un avanzamento interiore o un miglioramento della vita , ma potrebbe essere frutto del becero capitalismo e consumismo a cui molti sono diventati dipendenti .
Riflessioni
La fantasia trasforma le cose, ma più ancora le persone. E quando un pennello finisce nelle mani giuste, fa quello che al contrario compie un martello pneumatico dentro una cava. Ecco che se la fantasia irrompe, anche una cava dismessa, sfregio di un passato umano recente, può rigenerarsi in quello che diviene un “miracolo d’arte” moderna. Di più, un vero e proprio processo ontologico che per Toni Zarpellon è una rinascita che ha partorito l’originalissima provocazione della sua “Cava Dipinta”. “Ciò che qui per decenni è stato vituperato, scavato e trasformato dall’uomo –spiega l’artista riferendosi all’intimo rapporto che ha con la natura circostante-, per osmosi la cava ora dipinta è una rigenerazione delle forme; e più ancora un tentativo umano di rispondere ad un problema ambientale e civile di grande attualità e necessità!”
Un colpo d’occhio che ti catapulta dal brutto creato, alla bellezza ricreata: “La cava , ingoia tutto anche il peggio di noi. Scesi lungo il costone verde della montagna a strapiombo sulla pianura antistante, il verde degli alberi incornicia il mosaico di colori sgargianti della “Cava Dipinta”, che ritraggono le forme più disparate. Simboli e archetipi, tutti ritratti su pareti e massi dalle forme antropomorfe.Rocce che l’artista oggi non esita a definire come dei “compagni di viaggio. Sono i miei guardiani”.
Verso l’essenziale
“Abbandonai nel 1990 l’idea della tela bianca come spazio, nonché di studio e galleria. Una separazione sofferta la sua, indotta da una personale inquietudine, come mi racconta l’artista, che si intravedeva fin dalle sue prime crocifissioni con le macchine: “Da quelle linee larvali del ’65 che sono state l’ispirazione di tante mie opere postume.” Un periodo buio insomma, che si è concluso con questo sua “folgorante intuizione” che la cava gli ha dato. Oggi il maestro sorride, e ricorda quei “motti dell’animo” come un percorso obbligatorio che gli ha permesso di prendere coscienza per meglio comprendere ciò che siamo ostiamo per diventare noi oggi: “Quando giunsi quassù – racconta-, la sonorità e bellezza del paesaggio che mi offriva questo senso di totale avvolgimento dato dalla cava, mi fatto capire che avevo finalmente trovato ciò che andavo cercando. Ciò che ha determinato la volontà di realizzare le grandi teste antropomorfe e il bestiario che emerge dalle pietre, era alimentato dalla fantasia che avevo fin da bambino, quando mi divertivo a leggere nelle macchie dei muri di casa immagini che mi riconducevano alla realtà.” Per questo, ciò che si vede nell’opera di Zarpellon è solo la parte finale di un lungo processo dal sapore o sacrale. La cava di Rubbio oggi è uno spazio riflessivo.
Biografia dell’artista
Toni Zarpellon nasce a Bassano del Grappa nel 1942.
Frequenta la Scuola d’Arte di Nove (VI) e il Corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Insegna dal 1964 al 1987 all’Istituto d’Arte di Nove e all’Istituto d’Arte dei Carmini di Venezia.
Dal 1965 espone le sue opere in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero presso strutture private ed enti pubblici.
Dalla seconda metà degli anni sessanta ai primi anni ottanta compie vari viaggi nelle più importanti città europee frequentando gli ambienti e le gallerie dell’arte d’Avanguardia e le più importanti raccolte d’arte antica e contemporanea.
All’intensa attività pittorica ha sempre accompagnato l’esecuzione di oggetti plastici con vari materiali, nonché sculture e pitture rupestri.
L’asprezza del suo “segno” nasce da uno stato di tensione permanente con funzione di scavo, per aprire nuove brecce nell’oscurità della mente.
Il suo lavoro è documentato presso svariati enti privati e pubblici, e fondazioni varie come ad esempio : l’ Archivio Storico A.S.A.C e della Biennale di Venezia; la Fondazione Ragghianti di Lucca; la Fondazione Corrente di Milano e altre Istituzioni Culturali in Italia e all’estero.
L’opera di Toni Zarpellon è stata presa in considerazione in modo approfondito da Giorgio di Genova nella stesura della sezione “Generazione Anni Quaranta” in Storia dell’Arte Italiana del ‘900 .
Nel Maggio 1993 l’artista si trova a riflettere sulla condizione umana delle persone anziane eseguendo 50 disegni di volti umani. Questa importante esperienza di ricerca interiore è fatta all’interno dell’Istituto Trento di Vicenza, e nel luglio 2004 viene allestita una mostra nel chiostro di S. Pietro dello stesso Istituto. Nel novembre 2004 questi disegni vengono donati all’Amministrazione Comunale di Vicenza affinché possano essere testimonianza di quel percorso di ricerca, a disposizione dei cittadini.
Nel 2006 per l’edizione Mondadori Electa esce “La pittura nel Veneto – il Novecento” dove Stefania Portinari, incaricata di prendere in esame quanto è avvenuto nell’area vicentina, ha messo in luce il lavoro di Toni Zarpellon. Lo stesso ha fatto Pierpaolo Luderin nel capitolo “ritratti e autoritratti” pubblicato nel secondo tomo “La pittura nel Veneto – il Novecento”, edito nel 2008 sempre per Mondadori Electa.
Nel Giugno 1996 all’interno dell’istituto M.A.S.( Maison d’accueil spécialisée ) “La solidarité” a Iteuil, in Francia l’artista si interroga e riflette sull’esistenza dell’essere umano in condizioni di grave disabilità. Da questo confronto nascono 20 disegni di volti che rappresentano l’intima introspezione dell’autore davanti alla dignità umana anche in condizioni di handicap. Nel novembre 2007 dona alla direzione dell’istituto i 20 disegni realizzati presso la struttura stessa.
A partire dal 1985 e per oltre vent’anni, “Cultura e Natura” rivista di scienza, cultura e formazione del C.E.U., centro studi per l’evoluzione umana con sede a Roma, ha pubblicato scritti e opere di Toni Zarpellon, seguendo da vicino l’evoluzione delle sue ricerche visive. Grande attenzione è stata posta nell’analizzare i percorsi di ricerca di Toni Zarpellon soprattutto da parte del presidente del C.E.U. Michele Trimarchi, importante scienziato del cervello umano.
Sul suo lavoro sono state scritte varie tesi di laurea, e su di lui hanno scritto poeti, filosofi, critici e storici dell’arte.
Coltivare qualcosa con grande passione può produrre risultati inaspettati , ci sono cose che non hanno prezzo, mai avrei pensato di raggiungere un risultato simile , in una cosa così vorrei ringraziare tutti e 300000 visite che da diversi paesi del mondo , circa 104 , hanno visualizzato , letto , seguito , usato e anche solamente preso spunto con altrettanta passione questo mio piccolo ed umile lavoro , a quei 1360 che mi seguono via facebook e a tutti 185 quelli che seguono i miei post ad ogni mia pubblicazione , e merito vostro di questo mio piccolo risultato .
Parte dal cuore di Schio lo Schio City Jungle, un mix emozionante che unisce in un unico percorso le storiche vie del centro con le lussureggianti colline che fanno da corolla naturale all’urbanizzata piana scledense. “Startline” da “Piazza Duomo”, breve sfilata tra le vetrine di via Garibaldi e su, in salita, verso il convento dei frati cappuccini e “Poleo” dove il tracciato diventa puro trail tra i sentieri segnati tra i boschi di faggio fino a “Formalaita” dalla quale attraverso un largo sentiero prendendo la direzione delle pendici dell’”Acquasaliente” si raggiungono i 650m di contrà “Quartiero”; breve occhiata al panorama, lunga discesa, a tratti molto tecnica e selvaggia con passaggi suggestivi e impegnativi tra cascatelle e guadi nella boscaglia fino a “Piane” dove imboccando il già famoso “Sentiero Natura” si torna a intravedere la cupola del Duomo.
Il più sembra fatto e l’arrivo sembra lì ad un km ma prima bisogna correre tutto d’un fiato il parco della “Valletta”, ridiscendere, stringere i denti e salire alla conquista in un ultimo slancio la pittoresca location della torre merlata del “Castello”, da qui alla fine un solo km, da correre rapidissimo tra le vie del centro per tagliare la “Finishline” di nuovo ai piedi del Duomo. Tre passi in città, fuori dalla città, per chi ama l’asfalto ma strizza l’occhio al trail, la soluzione si chiama “Schio City Jungle”!!!
Schio ULTRA Jungle: 47km e 2900 metri di dislivello, dal centro di Schio alle verdi colline, costeggiando torrenti impetuosi e valli incantate, frizzanti salite e sentieri arditi, 2 Montagne da conquistare e 2 Forti da espugnare, Monte Enna e Monte Novegno, boschi fatati e panorami diversi, sentieri inediti in luoghi unici, puro stile Jungle, la natura all’ennesima potenza.
Vi porteremo fino a lassù, dove la natura lascia il posto alla storia, tra i musei a cielo aperto di Forte Enna e Forte Rione, i lunghi panorami sulla pianura dal Novegno e le bellissime trincee del Vaccaresse. La fatica sará oramai alle spalle, manca solo la discesa, profumo di traguardo nell’aria, ultimi metri, siete arrivati in Fabbrica Alta, al termine del vostro Ultra viaggio. Lo Schio Ultra Jungle è una gara qualificante UTMB e darà a tutti i finisher 3 punti.
Inanzitutto volevo ringraziarvi tutti per la giornata di oggi è scusarmi per gli incidenti di percorso che ci sono stati . Noi ce L abbiamo messa tutta ma all’ ignoranza della gente è difficile tenere testa…. Soprattutto a quella delle persone ,che subito dopo aver ascoltato le prime chiacchiere , ci hanno definito animali da palcoscenico ma con delle belle lacune organizzative… Gente come noi , con la stessa passione… Va ben dai mettiamo tutto in saccoccia e cerchiamo di migliorare…. Adesso sono stanco e polemico .. Ci sentiamo domani … Un abbraccio
Tre gare con tre diversi format possibili abbinati a tre giorni di musica e stand gastronomici: è tutto pronto per una nuova edizione della Schio City Jungle, il festival di sport che nel fine settimana invaderà Schio. A partire da venerdì sera passando per sabato e domenica tanta musica e buon cibo in Fabbrica Alta. Domenica invece spazio ai trail: percorso da 18 chilometri per lo Schio City Jungle, mentre sono ben 48 quelli previsti nello Schio Ultra Jungle, fattibile anche in coppia nella versione “Jungle-Twin”.
Tre gare, due distanze, una festa. E’ questa la sintesi di Schio City Jungle 2017, che giunge alla terza edizione e triplica le proposte. “Già con l’edizione del 2015, il Salomon City Trail, c’era stata una buona risposta e il territorio aveva lasciato intuire le proprie potenzialità per farsi conoscere anche attraverso queste iniziative – ha dichiarato Aldo Munarini, assessore allo Sport – dietro a questa manifestazione ci sono grande passione e tanto tanto lavoro, si pensi solo alla fatica che è costata ripristinare sentieri e tracciati per rendere possibile il passaggio degli atleti, che in questa edizione si spingeranno a quote superiori, nelle nostre montagne circostanti”.
Come negli anni scorsi responsabili dell’intera macchina organizzativa sono i Summano Cobras, l’associazione sportiva che ha ideato e voluto l’evento. Importante la proposta sportiva messa in campo in questo 2017, con ben tre format di gara nei due percorsi da 18 e 47 chilometri.
La partenza dello Schio Ultra Jungle è fissata per domenica mattina alle 7, con gli atleti che si misureranno sull’impegnativo percorso di 47 chilometri che sconfina anche nei comuni di Valli del Pasubio e Torrebelvicino. Distanza che è possibile correre anche in coppia mista, con il cambio che avverrà in prossimità del monumento Vallortigara. La Schio City Jungle invece prenderà il via domenica alle 9.30. 18 i chilometri di gara.
Per tutti e tre i giorni in Fabbrica Alta ci sarà inoltre la presenza di diverse Onlus per la raccolta fondi di specifici progetti e il Club Fuoristrada, che mostrerà con piccole esibizioni in pista artificiale la funzione di questi mezzi in situazioni di emergenza.
Stavolta non sono qui per pubblicare un itinerario o un sentiero di montagna come faccio di solito , ma voglio pubblicare questo evento in occasione del centenario della strada delle gallerie , ovvero una mostra con foto d’epoca e molti approfondimenti storici e tecnici su come e perchè sia stata costruita questa gigantesca opera di grande ingegneria e genio militare . Un opera mastodontica per quei tempi e che impiegò centinaia di persone . Molto di più di una semplice raccolta di fotografie , video testimonianze resoconti storici per quella opera che io definisco qualcosa di veramente incredibile ed unico . Due videoproiezioni ne approfondiscono e ne arricchiscono l’esposizione ed per finire una fantastica mappatura in 3D per completare questa mostra fotografica/storica .
Questa mostra e attiva a Palazzo Fogazzaro nel centro di Schio dal 26 marzo al 24 settembre 2017 .
ORARI DI VISITA : Lunedì e martedì Chiuso – Mercoledì a Domenica dalle 10.00 alle 19.00 Aperture straordinarie 25 aprile e 2 giugno
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : tel. 0445-691392 Lunedì e Martedì dalle 9 alle 13 e negli orari di apertura della Mostra
cultura@comune.schio.vi.it
VISITE GUIDATE :
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : Biosphaera : tel.0445-1716489 E-Mail : gallerie100anni@biosphaera.it
Nel ricordo di chi ha combattuto su queste rocce , su queste guglie , in sanguinose battaglie corpo a corpo e quella che è stata la guerra di mine , un massiccio che ad ogni passo racconta una storia e che racchiude nelle sue viscere ancora tanti segreti , salirci ora è facile ma comprendere tutte queste vicende non e sempre possibile , sopratutto per le generazioni a venire , ho fatto un piccolo video per omaggiare questo luogo sacro ed ardito …semplicemente per NON DIMENTICARE E PER FARE SAPERE .
Voglio ricordare che per vedere quello che e presentato in questo piccolo lavoro non bastano 2 giorni , il consiglio che posso dare passate 4-5 giorni su questa montagna solo così potrete saziare la voglia di sapere , anche se questo vi farà ritornare ancora per saperne di più.
A seguire gli scritti che sono presenti nel video :
Monte Pasubio Terra di nessuno
A TUTTI QUELLI CHE POTRANNO VEDERE QUESTA PRESENTAZIONE , IL TENTATIVO DI DESCRIVERE A PAROLE E FOTO IL SENTIERO DELLE GALLERIE ED IL MASSICCIO DEL PASUBIO PUO’ AD UTENTI INESPERTI SEMBRARE SODDISFACENTE , MA E’ SOLO PERCORRENDOLO SI POTRA’ TRARRE LA VERA GRANDEZZA DI QUESTA OPERA CHE HA IMPIEGATO MIGLIAIA DI PERSONE PER LA SUA COSTRUZIONE .
Narrare il susseguirsi delle vicende legate a questo Massiccio non è facile ci impiegheremmo mesi e mesi di lavoro per poter collegare e comprendere gli eventi bellici che hanno infiammato questa terra e questa montagna , le numerose battaglie che hanno riempito di sangue questo glorioso monte che chiese un grande sacrificio umano sia da una parte che dall’altra dello schieramento italiano ed austroungarico . Salire su questo massiccio dove la quota principale e di 2232 metri non e impossibile lo possono fare tutti anche se il percorso e molto di più di semplice sentiero di montagna , sia che si salga dalla Strada degli Eroi , sia che si salga dalla Strada delle 52 gallerie , una mastodontica opera di genio militare , costruita per poter salire fino alla quota massima al riparo del fuoco d’artiglieria del Nemico , per evitare di salire sulla Strada degli Scarrubi che era molto più agevole alle truppe ma in piena vista del nemico.
Strada delle Gallerie
Questo percorso e il forse il più spettacolare compatibilmente con la giornata non sempre bella , sotto il profilo sia tecnico che fisico non presenta grosse asperità il tempo di percorrenza e intorno alle 3h anche se presenta un dislivello di circa 1000 metri, e quindi praticabile a tutte la persone che ne vogliono apprezzare il grande valore storico e naturale di questo paesaggio unico fatto di guglie che si ergono verso il cielo , pareti che salgono dritte e che scendono a picco sui vaj sottostanti , da ammirare la grande opera di costruzione delle gallerie nel periodo della guerra 15-18.
E uno dei sentieri più belli da percorrere le foto hanno solo la possibilità di documentare una piccolissima parte dell’immensa opera fatta dall’uomo , anche perche salendo verso la chiesetta di Santa Maria e l’Arco si possono notare altrettante opere del periodo bellico … anche se all’imbocco della strada e stato sciupato e svilito da un macabro e nauseante mausoleo ai piedi della strada delle gallerie a bocchetta campiglia a mio avviso troppo fuori luogo .
Cenni storici
Fu realizzata dalla 33ª Compagnia minatori del 5° reggimento dell’Esercito italianocon l’aiuto di sei centurie di lavoratori: compagnia 349, 523, 621, 630, 765 e 776). A capo della 33ª Compagnia fu a capo il tenente Giuseppe Zappadal 18 gennaio al 22 aprile 1917 Lo succedette il capitano Corrado Picone fino alla fine della guerra. Vero e proprio capolavoro di ingegneria militare e di arditezza (considerando le condizioni e l’epoca in cui fu costruita, nonché la rapidità d’esecuzione: i lavori cominciarono il 6 febbraio 1917 e furono conclusi nel novembre 1917. Nei primi giorni di dicembre 1917, prima di lasciare il Pasubio, la 33ª Compagnia minatori inaugura simbolicamente la strada abbattendo un muro costruito appositamente davanti la prima galleria. Sarà la 25ª minatori, assieme alle centurie rimaste, ad ultimare la strada, tra cui le gallerie 49 e 50, ed aprire in definitiva la strada. La sua realizzazione fu di grande importanza strategica in quanto permetteva la comunicazione e il passaggio dei rifornimenti dalle retrovie italiane alla zona sommitale del Pasubio ove correva la prima linea al riparo del fuoco nemico e nel corso di tutto l’anno, contrariamente alla rotabile degli Scarrubi, accessibile sì da mezzi motorizzati, ma in condizioni molto più pericolose, sotto i colpi dei cannoni austriaci, e soltanto nel periodo estivo.
Sulla sua facciata del Rifugio Achille Papa sono incastonate alcune lapidi, come il comunicato in seguito alla cruentissima battaglia del 2 luglio 1916, in cui l’esercito italiano respinse a fatica la vigorosa avanzata austro-ungarica
«Chi ha salito senza palpiti d’amore questo Calvario della Patria;
chi non sosta con animo purificato
su questo roccia gloriosa,
non entri in questo Rifugio,
né contempli da queste libere altezze
la dolorante fecondità del piano e il mistero dei cieli. »
Romana Rompato
Strada Degli eroi
La strada degli Eroi vera e propria è il tratto lungo circa 2 chilometri che collega la Galleria d’Havet al Rifugio Achille Papa, situato alle Porte del Pasubio. Scavata sulla destra orografica delle pareti verticali a precipizio sull’impervia Val Canale, presenta un fondo naturale piuttosto dissestato.Il nome deriva dal fatto che sulla parete rocciosa sono collocate delle targhe in onore delle 15 Medaglie d’Oro al Valor Militare che combatterono sul Pasubio durante la Grande Guerra.Per estensione con il termine di Strada degli Eroi ci si riferisce all’intera rotabile della Val Fieno, che sale dal Pian delle Fugazze (1162 m), al confine fra la provincia di Vicenza e di Trento, e arriva fino al Rifugio Papa (1928 m).La strada, chiusa al traffico motorizzato è lunga nella sua interezza 10,6 chilometri, segnati da pietre miliari che ogni chilometro danno la distanza dall’inizio. Il fondo è naturale, tranne per alcuni tornanti asfaltati, con un percorso tortuoso nella Val Fieno per salire con pendenza piuttosto costante e mai particolarmente impegnativa se non nel tratto finale prima della Galleria d’Havet, lunga poche decine di metri, che permette di passare nella Val Canale appena sotto il crinale dello spartiacque.Durante il conflitto mondiale era solamente un sentiero e venne in seguito allargata per permettere un comodo accesso alla Zona Sacra, in alternativa della strada degli Scarubbi in cui la neve permane molto più a lungo a causa dell’esposizione a nord. Chiusa al traffico motorizzato negli anni ottanta a causa della pericolosità del tragitto soprattutto nel tratto finale, è oggi molto frequentata dagli escursionisti sia a piedi che in mountain bike. Rimane infatti una delle principali vie d’accesso alla sommità del massiccio perché può essere percorsa anche da chi ha poca confidenza con la montagna.
PERCORRENDO QUESTI LUOGHI DOVE TANTO SANGUE E STATO VERSATO , PENSATE A QUANTI HANNO PERSO LA VITA SU QUESTE ROCCIE PER UN’UNICO IDEALE DI LIBERTA’ .
VIATORE SOSTA REVERENTEGUERRA ITALO AUSTRICA 1915 – 1918
LA 326° COMP DEL GENIO ZAPPATORI
NELL’ANNO 1917
REDUCE DAI LA VORI DIFENSIVI E OFFENSIVI
NELLE LOCALITA’
DENTE ITALIANO SELLETTE QUOTA 2081
CORNO DEL PASUBIO FORNI ALTI CUARO
FONTANA D’ORO SOGLI ROSSI
INIZIO’ E COSTRUSSE A COMPIMENTO QUESTA STRADA
CONGIUNGENTE
PORTE DEL PASUBIO CON LA GALLERIA D’HAVET
SCOLPITA NELLA ROCCIA A STRAPIOMBO
OVE PRIMA SOLTANTO L’ALI AVEVANO DOMINIO
FU IN SEGUITO DENOMINATA
LA STRADA DEGLI EROI
DELLE COSPIQUE OPERE POSTUME APPORTATEVI
AD ALTRI IL MERITO
UN SUPERSTITE
DELLA 326 COMP. 1° REGG. GENIO
ANNI 1916 E 1917 SOCIETA’ ESCURSIONISTI PASUBIO
S.E.P.
VALDAGNO
ANNO 1979
Soglio dell’Incudine
Sotto il profilo storico presenta una svariata serie di postazioni sotto e dentro all’incudine che guardano verso la parte della Vallarsa , salendo arrivati appena sotto l’incudine si può notare sia i pilastri di sostegno che la galleria che ospitava l’arrivo della teleferica adibita per il trasporti vari , anche perchè nella parte sopra l’incudine , appena sotto il Cogolo alto ci sono diversi resti di opere murarie a secco adibite a ricoveri perche riparate dal fuoco nemico ,reste poi la galleria che collegherebbe la zona bassa fino al Cogolo alto.
Sentiero tricolore
Un invito particolare percorretelo con molta calma, prendetevi il tempo per soffermarvi su quelle grandi opere fatte durante la guerra e poi chiudete gli occhi e provate ad immaginare i sacrificio umano e il sangue versato su queste montagne , ricordando sempre che nelle guerre non esiste un vinto ne un vincitore come descritto nella croce sul dente austriaco ” nemici in terra ma fratelli in Cristo “.
Camminate piano provate ad uscire magari anche dal sentiero si possono ancora trovare delle ossa di qualche EROE che ha combattuto per l’ideale di libertà. Ricordate inoltre che negli inverni durante la guerra la coltre nevosa reggiungeva anche i 10 metri di altezza
Pernottate al Rifugio Papa salendo dalle gallerie per poi il mattino seguente poter camminare ed ammirare con calma questi luoghi , portate con voi una TORCIA per poter entrare nella gallerie che sono state rese agibili in buona parte.
LE FOTO PER QUANTO POSSONO DARE L’IDEA DELL’AMBIENTE , DELLA CRUDEZZA DI QUESTO LUOGO NON RIESCONO A DONARE A VOI CHE LEGGETE LA MINIMA PARTE DI QUELLO VI VERRA DONATO PASSANDO SU QUESTA MONTAGNA
La guerra sotteranea dei Denti
La sommità estrema del Pasubio ovvero la parte posta tra il Dente italiano ed il Dente austriaco fu teatro di una guerra sotterranea di una certa entità i lavori di scavo furono vasti ed prolungati fino a raggiungere gallerie molto lunghe e ramificate , su cui venivano approntate le cariche esplosive , un continuo studio con geofono per captare i lavori del nemico resero molto pericolosi e difficili i lavori sia di mina che di contromina , le perforatrici alimentate da compressori situati a distanze incredibili ( centrale malga Busi ) diedero la possibilità a tutto questo , l’obiettivo degli austroungarici era di penetrare al di sotto delle gallerie italiane per farle saltare , per motivi tecnici di spazio riporterò solo gli orari delle mine :
29 settembre 1917 ore 0,30 prima mina austroungarica , 500 kg di esplosivo
2 ottobre 1917 ore 9,20 prima mina italiana 13,000 kg di gelatina esplosiva
22 ottobre 1917 ore 16,30 seconda mina italiana 1000 kg di esplosivo
24 dicembre 1917 ore 5 seconda mina austroungarica 1700 kg di gelatina inoltre una seconda camera di scoppio con 6400 kg scoppiava assieme alla mina italiana in fase di intasamento causando molte vittime
21 gennaio 1918 ore 13,35 terza mina italiana 600 kg di gelatina
2 febbraio 1918 ore 3,00 terza mina austroungarica 3800 kg di esplosivo
13 febbraio 1918 ore 16,45 quarta mina italiana dati esplosivo inesistenti
5 marzo 1918 ore 17,30 quinta mina italiana dati esplosivo inesistenti
13 marzo 1918 ore 4,30 quarta e ultima mina austroungarica ,dopo aver raggiunto la lunghezza desiderata sotto le posizioni italiane venivano caricate due camere di scoppio una da 20000 kg e l’altra da 30000 kg di gelatina esplosiva fatte saltare contemporaneamente e dando luogo a quello che oggi resta il dente italiano dai diari storici risulta che le grida dei soldati sepolti dalla mina durarono per due giorni , mentre le piccole esplosioni causate dai gas durarono fin dopo alle 11 del mattino .
Questa e solo una piccola parte di ciò che e successo su questa parte di storia , la difficoltà degli scavi , il trasporto dei detriti , il trasporto dell’esplosivo e il suo successivo intasamento con sacchi di sabbia , rendono molto bene l’idea di quello che è successo , gli scoppi per simpatia durante gli intasamenti erano frequenti i gas di esplosione e il fuoco hanno fatto la loro parte . La complessa struttura delle gallerie fanno capire i grossi lavori compiuti per questa distruzione , per questo accanimento che non ha avuto ne vincitori ne vinti , solo morti ….morti per la libertà per un ideale , per un valore a cui credevano forse per ignoranza ed ostinaziona , che le generazioni di oggi non sanno nemmeno cosa vogliano dire …ma a loro va il mio pensiero più sincero , a chi e morto per un ideale a questi EROI
Strada degli scarrubi
La strada degli Scarubbi e stata costruita per poter salire da Colle Xomo , passando per bocchetta Campiglia fino ad arrivare alle porte del Pasubio , presente circa 1000 metri di dislivello in circa 10 km , dapprima era una semplice mulattiera costruita dagli alpini poco prima della guerra . Il 25 di maggio del 1915 con l’inizio delle ostilità fu percorsa dagli alpini della 259° compagnia del battaglioval Leogra e dal Battaglione Vicenza occupando il Pasubio , successivamente fu allargata dal Genio per poter fornire approvvigionamenti e munizioni , la percorrero anche in piena Strafexpedition i fanti del 3°battaglione del 218° Reggimento della Brigata Volturno , allo scopo di fermare l’avanzata dei reparti austriaci sul dente Austriaco . Inizialmente era l’unica via d’accesso al Pasubio anche se il transito più di qualche volta doveva venire di notte con numerosi problemi per i trasporti e le persone , a causa della presenza di artiglierie austroungariche nella dorsale della borcoletta e del Monte Majo che rendevano impossibile il transito con il chiaro del giorno nonostante la mimetizzazione con con frasche , reti e tralicci . Furono anche approntati diversi camini da mina nella parte più stretta della strada per fermare l’avanzata austroungarica. Inoltre il problema più grosso si ebbe quando l’inverno fece la sua parte rendendone impraticabile il passaggio , per queste difficotà fu progettata e costruita la strada delle 52 Gallerie , per poter fornire approvigionamenti di ogni genere in quota.
Monte Corno Battisti
Durante la notte sul 13 di maggio, da Cima Alta arriva il cambio per gli sparuti difensori all’interno del monte Corno , il cambio avviene attraverso una feritoia allargata a Cima Alta, raggiungibile da una scala di corda posta lungo un canalino e che attraversa verticalmente il monte corno e che più in basso attraversa il sentiero . Il cambio e il rifornimento vengono fatti di notte in quanto gli austriaci al minimo rumore iniziavano a sparare, buttare bombe e valanghe di sassi sul passaggio obbligato essendo loro in cima al corno. Sono le 14 pomeridiane dopo aver discusso la possibilità di attaccare dall’esterno , il tenente Carlo Sabatini e il sergente Degli Espositi trovano altri tre uomini e una fune e si preparano a salire dal canalino attraverso lo sperone di roccia molto friabile , ma e l’unico modo perchè il nemico non li possa vedere , la via della scalata non era facile a causa della friabilità della roccia . I provetti scalatori si armano di pugnale e di petardi thavenot e inizia la scalata il tenente Sabatini uscendo dalla feritoia allargata arrivato in una piccola cengia si appresta a far salire gli altri e anche se cade qualche sasso gli austriaci sono convinti che nessuno possa salire da quella posizione e quindi non la sorvegliano neanche .Dagli osservatori interno si possono scorgere i cinque uomini allineati come formiche che salgono lungo la parete , ad un certo punto il tenente Sabatini si stacca e sale fino alla cima raggiungendo uno scudo con la feritoia e nota dentro la feritoia la sentinella austriaca che sta chiaccherando con un’altra , atttende che gli altri uomini siano vicino a lui e con poche parole disse “ammazzarli tutti altrimenti ci rovesciano giù” lancia prima un petardo e poi assalta la postazione urlando .
“la mischia è rapida ed orrenda , a pugnalate nel ventre , ferocia senza quartiere .Quelli che accorrono di rinforzo da un’altra galleria vanno all’altro mondo senza rendersi nemmeno conto di cosa stia accadendo . Qualcuno viene anche rovesciato nei canaloni .Questo gesto è valsa la medaglia d’oro al valore al tenente Carlo Sabatini
Ricordo la cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi :
La ricostruzione più attendibile Sottotenente Ingravalle “cessata la sparatoria , odo la voce di Cesare Battisti , lo chiamo tacendo il suo nome Tenente? Battisti si avvicina chiedendo notizie .Mi risponde informandomi sulla situazione e mi dice “ora per me rimane solo la forca “. Ecco avvicinarsi un ufficiale nemico : e il cadetto Brunello Franceschini della Val di Non , accompagnato da 4 soldati .Si volge a Battisti e gli ingiunge di consegnarli la pistola . Battisti alza il capo con fierezza e risponde : mi sono battuto onorevolmente e consegnerò l’arma ad un superiore e mai ad un inferiore .Il rinnegato Franceschini tace , evidentemente imbarazzato .Poi gli chiede il binocolo : no -risponde Battisti questo e di mia proprietà”
Fabio Filzi (Brusarosco)
Anche Filzi fu catturato in cima al monte corno e continuo ad insistere sulla sua identità segnalata nei suoi documenti , ovvero sottotenente Brusarosco di Vicenza , tuttavia pensava di non poter essere riconosciuto se non che venne riconosciuto ad Aldeno da una famiglia di Rovereto che ne conoscevano la famiglia di provenienza.
Lettera del Maggiore Frattola al padre di Filzi
” appena catturato suo Figlio , che aveva il nome di guerra Brusarosco , fu subito riconosciuto dal tenente austriaco Franceschini , separato dagli altri prigionieri e guardato a vista da una sentinella :gli altri prigionieri tra i quali ero io , stavano in un gruppo a parte compreso io .Suo figlio appena mi vide , mi rivolse la parola e mi prego d’intervenire in suo favore perchè gli fosse riservato un trattamento uguale agli altri prigionieri . Mi rivolsi ad un maggiore austriaco per ottenere uguaglianza di trattamento , ma a nulla valsero le mie insistenze…”
Racconto di una notte a Cima Palon quota 2232
Alle 19 circa mi trovavo al rifugio Balasso dove metto l’auto la maggior parte delle volte quando salgo in Pasubio , nel mio zaino c’era tutto , o almeno quanto sarebbe servito in quella circostanza , la tenda il sacco a pelo , il vestiario adatto alle condizioni climatiche di questo periodo …chiudo l’auto e accendo la frontale mentre guardo in alto le luci del rifugio Papa ancora accese …scelgo la salita per il 300 della val canale dove ormai conosco tutte le pietre , salendo mi fa compagnia il soffio di qualche camoscio che si sta chiedendo ” ma questo dove va in giro di notte ” e qualche rapace notturno che muove qualche ramo …si sente anche qualche movimento di sassi mossi dal mio amico camoscio che segue con interesse ogni mio movimento , io li vedo solo dagli occhi luccicanti mentre li guardo con la mia lampada frontale , proseguo la mia risalita incurandomi di loro , proprio come faccio di giorno , ammirandone solo la maestria con cui si muovono negli irti strapiombi quasi invidiando la loro agilità ” fa che il mio piede poggi sicuro come fanno i camosci “. Ho continuato a salire fino al rifugio Papa che da poco aveva spento le luci esterne , ma il mio obbiettivo era la cima , cima Palon 2232 metri , li volevo piantarla o almeno poco distante , la mia piccola tenda nella vastità del massiccio,e nel pensiero di tutte le vite spezzate in questa sacra montagna , nel silenzio del suo cuore , vicino alle sue viscere e tra le pietre che conservano la storia del mondo , superato il rifugio Papa ho proseguito per il 105 sentiero delle creste o tricolore , anche questo lo conosco molto bene , del resto sono 40 anni che ci salgo , c’e la pace e un silenzio assordante , si vedono le luci della città dei paesi tutto intorno un’inquinamento di luci davvero esagerato , ma lassù ci sono io e la mia piccola frontale , eccoci 21.50 cima Palon …che emozione …e lei era li davanti a me , la mia meta . Mi accingo a trovare un posto per piantare la mia piccola tenda , qui sulla vetta ci sono solo sassi , ma più in basso girovagando per 20 minuti trovo un posto riparato dal possibile vento che di solito fischia imperterrito su questo luogo , trovato , proprio all’uscita di una trincea di ricovero italiana a circa 100 metri da cima Palon , pianto la tenda con l’uscita girata verso dove sorgerà il sole , e dopo aver girato ed ammirato la straordinaria notte stellata mi accingo ad andare a dormire , mi bevo un po di caffelatte dal mio thermos , ed entro nel sacco a pelo , verso le 3.00 arriva puntuale il vento …ma non importa ogni tanto guardo fuori il panorama , sempre unico e fantastico …alle 7.15 inizio a prepararmi per uscire a gustarmi il Pasubio all’alba…mi guardo in giro la distesa di nuvole nella pianura fa sembrare quasi un mare , un mare di qualcosa di morbido su cui tuffarsi , ma io sono sopra ed aspetto solo …IL SOLE
Ossario del Pasubio
L’ossario, visibile anche da grande distanza, è preceduto da un vasto piazzale ove sono collocati vari pezzi d’artiglieria: si tratta di una pregevole costruzione di gusto razionalista, un vero e proprio “faro” alto 35 metri e costituito da due parti: l’ossario vero e proprio e il sacello.
Dal basamento della torre si accede all’ossario attraverso una porticina di ferro battuto: qui si trova una cripta centrale ove sono raccolti i resti di 70 soldati decorati al valore militare e ove è tumulata la salma del generale della Prima Armata Guglielmo Pecori Giraldi, deceduto nel 1941.
Attorno alla cripta centrale vi sono due stretti corridoi concentrici, disposti su due piani e contenenti i loculi in cui riposano i resti di circa 13.000 soldati, italiani e austriaci, noti e ignoti. Nel corridoio superiore i loculi sono rivestiti da una lastra di vetro istoriata con marmo che lascia intravedere le ossa dei caduti ignoti.
Nella parte posteriore della torre si trova il sacello, a cui si accede salendo una breve scalinata: nel piano inferiore della cappella si trovano un altare e una statua della Vergine: le pareti sono decorate da affreschi eseguiti dall’artista toscano Tito Chini (1898-1947) e da vetrate artistiche dell’Antica Fornace di Borgo San Lorenzo. Una targa ricorda che le opere sono state restaurate negli anni Novanta del secolo scorso con il determinante contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, con il concorso dell’Amministrazione Provinciale di Vicenza e dell’associazione provinciale dei Bersaglieri.
Un’irta scala porta nella parte superiore della torre: sulle pareti si leggono i nomi di tante montagne teatro di sanguinosi scontri e s’apprezzano numerosi e pregevoli affreschi.
Da ricordare infine che la zona sacra del Colle di Bellavista, oltre a contenere la monumentale torre con l’ossario-sacello, ospita in un vicino edificio il Museo della Prima Armata, riallestito e quindi inaugurato nel 2005. Il museo è costituito da quattro sale e offre un percorso ricco ed articolato, con affascinanti ambientazioni e una sala multimediale. Oggetti e pannelli esplicativi “raccontano” gli avvenimenti, le persone, gli equipaggiamenti e le armi che hanno reso “quella” guerra la Grande Guerra: attenzione particolare è dedicata al fronte della Prima Armata e quindi al settore del Pasubio.
L’obiettivo del sito è far conoscere i sentieri del Pasubio, delle Piccole Dolomiti e delle colline che circondano Valdagno (VI), presso la cui Sezione è iscritto l’amministratore, Luciano Cailotto. Per ogni percorso è riportata un’accurata descrizione, oltre ai tempi di percorrenza, al dislivello e alla quota massima raggiunta, corredata da foto e cartografie. Davvero interessanti poi le varie sezioni del sito, dedicate alla flora, alla fauna, ai rifugi e ai sacrari della zona, senza dimenticare il comportamento da tenere dopo un’eventuale morso di vipera. «Questa pagina non ha la presunzione di essere una guida, vuole solo essere d’aiuto alle persone a cui piace nel tempo libero percorrere alcuni sentieri. Resta il fatto che questi ultimi devono essere affrontati con i materiali occorrenti per bruschi cambiamenti climatici e idonei per la propria sicurezza», scrive Luciano nella autopresentazione.
Mie Riflessioni
Coltivo da molti anni questa mia piccola grande passione , la montagna , ci passo parte del mio tempo libero , ha dato molto alla mia vita , questa signora mi ammalia nel suo grande spettacolo invernale con la sua neve candida e pura , con i suoi fiori ed i suo prati verdi della primavera , le sue rocce scottanti nel periodo estivo come del resto le pietre e il fantastico crepitio delle foglie del periodo autunnale , più volte i miei amici e conoscenti , anche lettori del mio piccolo lavoro mi hanno espresso la loro simpatia e i complimenti per questa opera di informazione gratuita , no profit , ed in qualche modo hanno contribuito che io continuassi in questo con la mia grande passione , a voi tutti dedico con orgoglio ed umiltà questa menzione nel giornale di Montagne 360° del CAI