Cartografia : Edizioni Zanetti – n°104 Cortina e Dintorni 1:25000
ATTENZIONE QUESTE VIE FERRATE PRESENTANO PARETI VERTICALI CON DIFFICOLTA VARIABILE , CHE VANNO DA UN PASSAGGIO SEMPLICE ORIZZONTALE A SALITE DIFFICILI , IN OGNI CASO E OBBLIGO L’USO DEL CASCHETTO IMBRAGO E SET DA FERRATA E MEGLIO ANCHE I GUANTI .
Come Raggiungere
Il punto di partenza per questo itinerario è il passo Giau, attraverso il 443 si sale e ad un primo bivio si imbocca il 438 ferrata Ra Gusela, raggiungendo poi il Nuvolau 2575 m.
Si può anche salire fino al rifugio Scoiattoli con la Seggiovia e poi attraverso il sentiero 443 raggiungere il 438 della Ferrata ma risulta molto più lungo.
Se si pernotta al rifugio Nuvolau, inoltre si può effettuare un giro ad anello scendendo dal 439, imboccando poi il 443 dal rifugio Cinque torri , e raggiungere il bivio con il 438 Ra Gusella , e ritornare così al Rifugio Nuvolau in circa 3h30.
Descrizione
Raggiunto il bivio con il 438 da qualsiasi parte si arrivi si inizia a salire dapprima con leggera pendenza per poi aumentare in maniera molto impegnativa fino alla forcella dove inizierà la via attrezzata, la via è abbastanza corta con due tronconi principali , uno all’inizio del canalino , e l’altro nella parte di arrivo al rifugio Nuvolau 2575 m, anche se le difficoltà sono molto ridotte , voglio ricordare che le ferrate non sono sentieri ed è bene affrontarle con prudenza e con persone capaci di guidare il gruppo.
Il ritorno
Raggiunto il rifugio Nuvolau 2575 m, si scende lungo la schiena d’asino, raggiungendo così il rifugio Averau, poi si tiene la sinistra e si imbocca il 452 che passando ai piedi delle creste del Nuvolau ci riporterà al passo Giau .
Per chi invece vuole fare più fatica può scendere dal 439, fino al Cinque torri e imboccare il 443 raggiungendo così il passo Giau, allungando un po il percorso.
QUESTA FERRATA E’ L’IDEALE PER UN PRIMO RAPPORTO CON LE VIE ATTREZZATE, PURCHE VENGANO ESEGUITE ASSIEME AD ISTRUTTORI, GUIDE , ACCOMPAGNATORI ABILITATI E CAPACI CHE POTRANNO VALUTARE ANCHE L’EFFETTIVA CAPITA’ DEGLI ESCURSIONISTI.
Cartografia : Edizioni Zanetti – n°104 Cortina e Dintorni 1:25000
ATTENZIONE QUESTE VIE FERRATE PRESENTANO PARETI VERTICALI CON DIFFICOLTA VARIABILE , CHE VANNO DA UN PASSAGGIO SEMPLICE ORIZZONTALE A SALITE DIFFICILI , IN OGNI CASO E OBBLIGO L’USO DEL CASCHETTO IMBRAGO E SET DA FERRATA E MEGLIO ANCHE I GUANTI .
Come Raggiungere
Per raggiungere la partenza di questo itinerario è necessario raggiungere dapprima il passo Falzarego per poi salire al rifugio Averau , e sulla sinistra si noterà il segnavia della Via ferrata, eventualmente si può salire anche con la seggiovia fino al rifugio Averau.
Per chi è molto preparato si potrebbe salire anche dal passo Giau, facendo prima la ferrata Ra Gusela, poi raggiunto il Nuvolau 2575 m, scendere fino al rifugio Averau, ed imboccare il sentiero.
Si può anche salire fino al rifugio Scoiattoli con la Seggiovia e poi attraverso il sentiero 439 abbastanza semlice salire fino al Rifugio Averau
Descrizione
Il sentiero parte dal piccolo spiazzo del rifugio Averau e sale con poco pendenza per circa 15 minuti finche l’aumento di pendenza repentino porta all’attacco della via , la via e corta e non presenta difficoltà , per questo risulta molto trafficata, un primo tratto di una decina di metri con pietra un pò scivolosa, un passaggio in un camino stretto anche raggirabile dal pezzo che sale dritto usato anche in caso di traffico , salita questa parte raggiunto un traverso orizzontale si entra in un camino più lungo ma aperto per poi raggiungere il tratto finale , tutto il tracciato è di modesta difficoltà , ma per chi non pratico di ferrate dev’essere valutato singolarmente. L a visione in vetta a 2649 metri è mozzafiato a 360 °. Praticamente lo stesso panorama dal rifugio Nuvolau , solamente più aperto alla visione.
Il ritorno
Il ritorno viene fatto a ritroso attendendo in base al traffico presente sulla parte attrezzata che essendo di modesta difficoltà è molto trafficata.
QUESTA FERRATA E’ L’IDEALE PER UN PRIMO RAPPORTO CON LE VIE ATTREZZATE, PURCHE VENGANO ESEGUITE ASSIEME AD ISTRUTTORI, GUIDE , ACCOMPAGNATORI ABILITATI E CAPACI CHE POTRANNO VALUTARE ANCHE L’EFFETTIVA CAPITA’ DEGLI ESCURSIONISTI.
“La montagna ti mette di fronte al pericolo, ma ciascuno di noi ha la propria responsabilità del vivere quindi deve scegliere se salire oppure no, i divieti non servono. “Nives Meroy
Voglio ricordare che chi và in montagna dev’essere consapevole dei rischi che prende SEMPRE senza se e senza ma, come del resto chi sale senza cartina oppure senza la capacità di leggere una cartina, e siamo seri chi ama la montagna e la rispetta sa quand’è il momento di tornare indietro…la tragica fatalità la potresti avere anche andando a piedi al lavoro, inutile a mio avviso produrre incartamenti vari, tesi non ad avvisare chi sale del pericolo, ma per declinare delle responsabilità.
Ricordo una gara che ho fatto in Svizzera , EigerUltratrail k101 con un passaggio su una parte del percorso soggetto a slavinamento, c’era un cartello multilingua con scritto “quando passi di qui , passa in fretta e non sostare”, qualche domanda da italiano me la sono posta . Invece di sistemare i fiumi, non tagliare i boschi in maniera selvaggia…sembra risulti più comodo alla prima pioggia dire “allerta meteo” ma non tanto per avvisare la popolazione ma per salvarsi il sedere dalle responsabilità, finchè chi sbaglia paga funziona solo nelle aziende private saremmo sempre a pagare per chi ci marcia sopra . Luciano Cailotto
Dedicato a chi ha messo in primo piano nella sua vita , il soccorso a persona facendolo diventare fulcro ed esempio per tutti
È rimasto fedele a se stesso fino all’ultimo, vivendo anche i mesi della malattia così come aveva affrontato la sua esistenza: combattivo e sereno. Lo testimoniano gli amici più cari che gli sono stati accanto. A 70 anni – nella notte tra mercoledì e giovedì – è morto Gino Comelli, una delle figure più rappresentative del soccorso alpino italiano. Guida alpina e maestro di sci, era entrato nel Corpo nazionale del soccorso alpino nel 1980 e, dimostrando una straordinaria competenza tecnica, aveva via via scalato le «gerarchie», arrivando a guidare per 25 anni la stazione dell’Alta Fassa di Canazei oltre a diventare istruttore nazionale, trasmettendo così il suo bagaglio d’esperienza a generazioni di nuovi volontari. Ma soprattutto Gino Comelli è stato un fenomenale elisoccorritore, una passione che nel 1990 lo aveva portato a fondare con i fratelli Kostner l’Aiut Alpin Dolomites. Solo lo scorso novembre, alla soglia dei 70 anni, era sceso per l’ultima volta dall’elicottero dopo qualcosa come 2.500 interventi e 4.000 ore di volo. «Cosa farò? Mi godrò un po’ di tranquillità», aveva raccontato alla giornalista Elisa Salvi su «il T». Ma dietro l’angolo l’aspettava la parete più difficile: quella della malattia, che ha cominciato a manifestarsi a dicembre. Originario di Romans d’Isonzo, in Friuli, Gino Comelli, per alcuni anni poliziotto a Moena, ha incarnato i migliori valori delle montagne fassane, un misto di forza e pacatezza che gli è valso la stima e il rispetto non solo della comunità di Canazei e Fassa, ma di tante strutture della protezione civile, come testimonia il fiume di cordoglio che ha generato la sua scomparsa. Un percorso di vita con una cicatrice che ancora doleva: i morti della Val Lasties. Ma anche lì, dalla tragedia del 26 dicembre 2009, Gino aveva colto il fiore che cresceva: «Come si supera un evento del genere? Con l’impegno a migliorare il servizio e la sicurezza degli operatori. È stata una tragedia molto dura, ma abbiamo reagito con la richiesta di poter volare di notte». Proprio da uno dei figli delle vittime della Val Lasties, Igor Dantone (il papà era Alex), oggi capostazione del soccorso alpino dell’Alta val di Fassa, arriva una delle testimonianze più toccanti: «Ero suo vicino di casa e sin da bambino, quando vedevo Gino vedevo “il soccorso alpino” – ricorda – Quando poi sono entrato nel corpo, il primo intervento l’ho fatto proprio con lui per una persona fulminata in val Duron. Ricordo la chiamata, l’agitazione, io che parto con metà delle attrezzature ancora nelle mani. Sono sceso di corsa, Gino mi ha visto e mi ha detto: “Igor, stai sereno: andiamo veloci ma senza perdere mai la tranquillità”. Ecco, Gino era questo: ti dava la serenità anche nelle situazioni più difficili. Era un uomo carismatico, sapeva fare gruppo, parlare alle persone». «Sino alla fine, si è dato da fare per gli altri, senza mai chiedere nulla in cambio». È l’omaggio che Maurizio Dellantonio, presidente nazionale del Soccorso alpino, riserva ad un uomo che è stato prima di tutto un amico: «Portava la calma nei momenti più drammatici, anche se la tragedia della val Lasties lo turbava ancora – spiega Dellantonio – Era un uomo mite, intelligente, onesto, pieno di buon senso. Non credo di averlo visto mai veramente arrabbiato: se lo era, reagiva soprattutto con il silenzio». Fuori discussione la stima di Dellantonio sul piano tecnico: «Gino era molto competente e ancora adesso veniva chiamato a fare i corsi come istruttore». Don Mario Bravin è il parroco di Canazei, ma anche vigile del fuoco volontario: «Gino era una persona estremamente disponibile e tutti noi dobbiamo essergli grati. Una volta – l’aneddoto di don Mario – sono andato da lui per chiedergli alcune delucidazioni sui nuovi sistemi di chiodatura. Avrebbe potuto liquidarmi in pochi minuti, visto, tra l’altro, che io sono un vigile del fuoco e non un tecnico del soccorso alpino: si prese mezzora di tempo per spiegarmi sin nei minimi dettagli quanto volevo sapere». Commosse le parole di Walter Cainelli, presidente del Soccorso alpino trentino: «Gino ha dato moltissimo al mondo del soccorso organizzato in montagna – ha detto – Era una persona lungimirante, con una visione chiara e spesso anticipatrice. Con la gentilezza e la disponibilità verso gli altri che lo contraddistinguevano, è stato un vero protagonista all’interno della nostra organizzazione». «Ci uniamo al dolore per la scomparsa di Gino, da sempre un punto di riferimento anche per noi vigili del fuoco, sempre disponibile a darci consigli utili», le parole dei vigili del fuoco volontari di Canazei. «Abbiamo avuto il privilegio di poter condividere con Gino molti momenti di collaborazione professionale sia sul campo che in ambito addestrativo – l’omaggio del Comitato di Bolzano della Croce rossa italiana – Non sono mancati nemmeno i momenti di divertimento con i nostri ragazzi più giovani in occasione del progetto 8-13. Ci sentiamo di dirti solo Grazie Gino». A questo «grazie» dobbiamo unirci anche noi giornalisti, che per tanti anni abbiamo avuto in Gino Comelli un interlocutore paziente e puntuale, un uomo che ha saputo riconoscere l’importanza anche di chi quei soccorsi in montagna di cui è stato protagonista li racconta ogni giorno. Gino Comelli lascia la moglie Rosalba, la figlia Angelica e il figlio Tommaso. L’ultimo saluto si è tenuto oggi pomeriggio, 12 luglio, nella chiesa parrocchiale di Alba di Canazei.
Pensiamo di poter esprimere con le nostre parole tutte le nostre emozioni, niente di più sbagliato, le emozioni si devono vivere con le mani, gli occhi, la bocca, e con l’anima, per poter raggiungere il profondo del cuore. Luke
Un grosso ringraziamento a tutte le educatrici , OSS ed infermieri , volontari eccetera . Per questa mia piccola ma grande iniziativa che mi ha permesso di entrare nel campo delle RSA della nostra zona, ed a loro tutti i nonnetti che sono loro il vero motore di tutto questo…grazie a tutti veramente .Luciano cailotto
Esistono persone che credono di leggere negli occhi dei propri interlocutori il dolore della loro anima , ma nn sono in grado di vedere nemmeno attraverso un barattolo di vetro se è pieno o vuoto …purtroppo quelli che lo sanno fare sopportano un peso molto maggiore , ma saranno in grado ci dirti quelle parole che placheranno il tuo silenzioso dolore. Luke
Ci sono nella zona delle realtà che meritano visibilità, come del resto nei rifugi alpini, può essere bello il rifugio, ma queste piccole realtà sono fatte di persone, accoglienza, amicizia, semplicità…valori radicati dalla notte dei tempi, ma percepiti e tramandati ormai da troppo pochi, qui su questo piccolo paradiso c’è chi si è messo in gioco perchè se si vuole ottenere qualcosa dalla vita bisogna anche muovere le braccia, e qui sta succedendo tutto questo …ed io nel mio piccolo voglio ringraziare chi porta avanti queste cose . Luciano
Chi siamo
Siamo una piccola e giovane realtà in provincia di Vicenza.
Il nostro progetto di recupero inizia nel 2021 acquistando una casa in una contrada posta sopra al territorio di Valli del Pasubio che era in stato di abbandono ripulendo e risistemando le abitazioni e i prati e ricreando orti e frutteti con piante di varietà antiche e praticando orticoltura biologica food forest.
Pratichiamo la silvicoltura curando e ripulendo i prati e i boschi.
Alleviamo ovini e galline e gestiamo una piccola locazione turistica, offrendo una esperienza a contatto con la natura ai nostri ospiti. Viviamo in casa con 2 cagnolini.
Durante l’anno svolgiamo attività di:
Fienagione e sfalcio prati
Gestione stalla/pollaio
Raccolta legna gestione del rimboschimento controllato e pulizia boschi
Preparazione del suolo per le colture
Gestione orti sociali
Coltivazione patate
Coltivazione frutti rossi
Semina raccolta e trasformazione dei frutti e degli ortaggi che coltiviamo
Accoglienza ospiti
Accoglienza gruppi Scout
Escursioni a piedi e in bici
Le nostre attività:
Visite guidate in azienda con degustazione
Laboratori didattici estivi
Raccolta di erbe spontanee
Laboratori gastronomici
Escursioni in mtb con o senza guida
Escursioni trekking con o senza guida
Passeggiata con asinelli
Orti sociali
Per prenotare una visita invia una mail a: az.agr.lacamelia@gmail.com
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 605 m
Quota massima raggiunta : 909 m
Come Raggiungere
Si parte da località Aste , poco lontano dall’ex Ospedale di Schio , salendo verso Poleo , vicino alla Trattoria San Martino.
Descrizione
Il percorso parte dalla località Aste , presso la trattoria San Martino, lasciando l’auto in un ampio posteggio, si imbocca la via Crucis dal cenacolo posto pochi metri sopra il posteggio, si sale lungo le prime stazioni , si raggiunge una curva dove la via cruci svolta a sinistra , mentre noi proseguendo sulla destra ci addentreremo nel bosco con il piccolo ruscello che corre sulla sinistra , la salita non è difficile e molto lieve , presenta alcuni ponticelli un pò pericolosi ed a cui bisogna prestare attenzione, per le tavole un pò usurate dal tempo , si continua passando su alcuni tratti in cui alcune piccole frane detritiche hanno divelto qualche pianta di alto fusto che ostruisce un pò il passaggio , anche se facilmente superabili , bisogna prestare sempre attenzione , si continua a salire , si possono scorgere alcuni segnavia usurati dal tempo e poco visibili , fino a raggiungere le case della contrada Formalaita 554 m, da li si sale ancora tenendo la strada centrale , perchè sulla sinistra parte la strada Forestale che porta a Santa Caterina-Marsigli , imboccato il sentiero centrale si transita sotto la cima del monte Faedo 715 m, e poi sempre tra leggeri saliscendi a fianco del Monte Guizza 843 m , si prosegue sempre in mezzo al bosco uscendo poi per un breve tratto prativo , dove si potrà vedere un pò il panorama che era stato coperto dal bosco, si prosegue sempre per la carrareccia fino a vedere la Croce sul dosso della Chiesetta di Santa Caterinella poco lontano dalla Contrada Rossi , ma continuiamo a salire per un breve tratto un pò più impegnativo , per poi rientrare in un sentierino stretto che porterà a un piccolo spiazzo con una specie di piccola stalla , per poi attraverso un tratto prativo uscire nella strada asfaltata che a sinistra porterà in contrada Rossi mentre a destra in località Cerbaro, si prosegue verso sinistra raggiungendo prima contrada rossi e poi imboccando a sinistra saliremo sulla chiesetta di Santa Caterinella.
Il Miracolo di Santa Caterinella
La tradizione racconta che in questo luogo avvenne il miracolo quando un padre vide, il carro, trainato da vacche e sul quale stava seduto alla figlioletta, precipitare dal burrone, egli, inginocchiandosi, invocò la beata Vergine e Santa Caterina d’Alessandria e poco dopo vide arrivare il carro sopra una vicina riva. Fece costruire un capitello con un piccolo altare per potervi celebrare la messa e di sommo pontefice concesse l’indulgenza a quanti lo avessero visitato. Le tante elemosine raccolte permisero la costruzione di una chiesa dedicata alla Santa. La chiesa di Santa Caterina si separò dalla parrocchiale Madre di San Ulderico nel 1627 diventando autonoma. Accanto alla chiesa sorse e cimitero e la parrocchia fu sempre luogo di incontro e vocazioni. Nel 1787 fu concesso di edificare una nuova chiesa in un luogo più centrale al paese. La prima fu demolita, due suoi altari furono portati in un nuovo edificio. Accogliendo le richieste dei fedeli, Don Marco Dalla Vecchia nel 1905 fece costruire questa piccola cappella oratorio, dove sono state poste le statue della Santa e del Sacro Cuore. Sono conservati, inoltre, alcuni ex voto e due angeli che fino al 1963 erano parte dell’altare della Madonna, nella parrocchiale. In una nicchia si conserva una piccola antica statua di Santa Caterina, che così ritornata alle origini.
Ritorno
Il ritorno può essere fatto dal sentiero S3 già descritto in precedenza su un’altro post che scenderà dapprima attraverso la contrada Costeneri , prima a Santa Caterina e poi passando per il cimitero di guerra si scenderà attraverso il bosco fino alla località Paladini e poi scendendo la Valle dei Molini si raggiungerà Poleo, attraverso il tratto asfaltato si arriverà all’auto.
Ritorno per ESPERTI
Per chi invece volesse avventurarsi in una spedizione di orientiering , avendone le capacità , potrà scendere dalla Chiesetta di Santa Caterinella ed imboccare il primo sentiero a sinistra che porterà nella locale palestra di roccia in poche decine di minuti, per poi proseguire con alcuni tratti più ripidi da evitare con la pioggia, si scende abbastanza ad intuito ed è INDISPENSABILE UN’OTTIMA CAPACITA’ DI ORIENTAMENTO, ci son molte deviazioni e diversi itinerari che bene o male portano in valle.
A mio avviso un lavoro ben fatto sulla ricostruzione della favolosa macchina dei soccorsi che nella immane tragedia , fa uscire nella loro crudezza la professionalità e l’umiltà , oltre quel grado di umanità dimostrato in questo missione , per me è stato emozionante dopo aver perso un grande uomo ed un’amico vero che nel momento del bisogno mi ha allungato la mano. ciao Paolo sei li su quella montagna che hai tanto amato , sei stato un grande persona . Luciano Cailotto
Regia di Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon Durata: 76 min Genere: Documentario
L’opera è una dedica a chi quel 3 luglio 2022 perse la vita nella tragedia della Marmolada e a tutti coloro che si prodigarono per aiutare e recuperare sopravvissuti e non. Il documentario fonde interviste, materiale di repertorio inedito e riprese ad oggi, in un unico linguaggio narrativo capace di restituire l’impotenza dell’uomo di fronte alla forza della natura, coinvolgendo emotivamente lo spettatore e accendendo i riflettori sugli uomini e le donne che in quei giorni hanno lavorato instancabilmente. Le interviste a: autorità, soccorritori, guide alpine, testimoni oculari e sopravvissuti ci condurranno di ora in ora attraverso lo svolgimento degli eventi e la messa in moto della grande “macchina dei soccorsi” evidenziandone il forte impatto umano che ha avuto su chi era lì, magari con la consapevolezza di cercare tra i dispersi un amico o un collega. Un racconto che ci conduce a più riflessioni su come il cambiamento climatico stia velocemente trasformando il territorio e come di conseguenza debba cambiare l’approccio nei confronti della montagna stessa.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30
Dislivello totale : 865 m – 925 m fino alla Cima Levante
Quota massima raggiunta : 1950 m – Cima Levante 2020 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come Raggiungere
Per imboccare questo sentiero molto bello , quasi tutto boschivo che porta in una zona di guerra molto importante di Passo Buole , si deve scendere la Vallarsa verso Rovereto appena superato l ‘abitato di Anghebeni si prende per Sant’Anna e si sale sull’altra parte della valle , poi si procede a sinistra verso Riva di Vallarsa , si sale ancora fino a raggiungere l’abitato di Ometto dove la strada finisce con la galleria .
Descrizione
Il sentiero della Val Granda è molto impegnativo si sale in maniera abbastanza brusca dapprima una parte boschiva offrendo uno scenario verso la diga degli Speccheri e il Pasubio da un’angolazione diversa , poi si entra nel canalino detritico abbastanza facile, mentre poi uscendo dalla strettoia , si inerpica nel tratto più ripido , visto anche il dislivello, di una certa entità, si passa un tratto poco pendente, ma poi si ricomincia a con una severa pendenza che raggiungerà poi il passaggio del sentiero 146 del trincerone che porta al Passo Jocole altro percorso molto bello ed unico su quelle crestina traccia della storia . Si raggiunge così il crinale sommitale si possono ammirare scenari verso la Lessinia , il Monte Baldo e soprattutto il Vallon dei Cavai ed il Carega , nella sua parte più selvaggia e poco praticata , perchè molto lunga ed impegnativa. Consiglio una visita anche a cima Levante 2020 m, a circa 40 minuti passando per le mulattiere ancora visibili della grande guerra.
Ritorno
Il ritorno può essere fatto raggiungendo prima il passo Jocole, attraverso il 146 sentiero delle trincee e poi attraverso il 146 ridiscendere a valle.
Dopo avere percorso la Vallarsa e raggiunto Rovereto si prosegue verso l’abitato di Ala, per poi attraverso la stretta strada salire verso località Ronchi , appena superato l’abitato e raggiunta la fermata dell’autobus , lì si lascia l’auto e si ritorna fino alla chiesa dove sulla destra si imboccherà il percorso .
Descrizione
Il sentiero parte dalla Chiesa di Ronchi Ala circa 710 m, sale a fianco della chiesa con una pendenza iniziale importante dapprima su tratto cementato e asfaltato per qualche km , raggiunta l’ultima casa ci si addentra nel bosco, sempre con pendenze di un certo livello, dove il percorso inizia a salire con un zig zag abbastanza costante sulla mulattiera militare rientrando nel tratto di bosco fino a raggiungere la località Rom a circa 1330 m, si continua salire attraversando poi un ampio vallone , si prosegue la risalita , molto bella con un itinerario strapiombante verso la valle dei Ronchi, fino a quando raggiungeremo il bivio con 114B di Prà Bel , dove il sentiero arriva dall’itinerario 108 della località Casarino sulla destra mentre a sinistra si prosegue per la Val Gatto , il percorso prosegue salendo sempre con tornanti ma meno pendenza . I percorsi 114 e 114B per qualche tratto si sovrappongono e poi uno prosegue a sinistra , ma il 114B è un sentiero di raccordo, il 114 prosegue sulla destra non passando per la Forcella val di Gatto 1650 m, si prosegue lungo la mulattiera in cresta a nord della Cima Levante 2020 m, la mulattiera in ottime condizioni porterà l’escursionista fino in quota sommitale di Cima levante dove lo sguardo potrà spaziare in panorami mozzafiato, della Lessinia , Montre Baldo, la Valle dei Ronchi , e sulla destra il Carega , mentre sulla sinistra si potrà vedere il trincerone delle Creste del Jocole, e più in la il Coni Zugna mentre sullo sfondo il Massiccio del Pasubio .
Per chi va forte lo può fare da Ometto , ma il livello di preparazione dev’essere impeccabile, per affrontare un dislivello simile.
Ritorno
Per il ritorno si può scendere dal 108,rientrando così ai Ronchi Ala.