Nel 1901 Don Filippo Martinelli ,parroco di Fongara , fece erigere delle croci sulle tre cime più alte che circondavano la chiesa : Cima Castiglieri , Cima Marana e Pizzegoro .
Per la croci dei Castiglieri fu tagliato un cantile vicino a Contrada Busati, venne portata in vetta a braccia da 70 persone di Fongara e innalzata con l’uso delle corde del campanile. Nel 1914 tutte le croci furono abbattute a causa della guerra in quanto potenziali punti di riferimento per il nemico. Finita la guerra le altre due croci furono ricostruite e riposizionate mentre quelle di Castiglieri non più più eretta.
L’associazione Fongara in collaborazione con altri gruppi di volontari e privati hanno ripristinato la Croce dei Castiglieri.
Per ripristinare questa croce , fu perciò tagliato un castagno sempre in contrada Busati , e trasportata in località Piasea per essere lavorata e preparata per il suo riposizionamento . Durante i lavori di scavo fu ritrovata la parte interrata di quella originale , che è stata messa su una teca proprio dietro a quella nuova.
La croce ultimata è stata trasportata con l’elicottero il 23 settembre 2008 , posizionandola sul Monte Castiglieron dove adesso domina la Valle , il 19 luglio del 2009 la croce fu inaugurata e benedetta .
Dimensioni
Altezza della croce : 11,50 metri
Braccia : 5,30 metri
Sezione legno : 33cm x 28cm
Peso croce : 16 quintali
Parte interrata : 2 metri
Un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato , sostenuto ed approvato la realizzazione di questa opera.
Io personalmente voglio ringraziare mio padre a quelle cose che mi ha insegnato ed a un suo grande amico , Pierino Torchia . Luciano
Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 12 Km
Tempo di percorrenza dell’anello : 6h30
Dislivello totale : 1040 m
Quota massima raggiunta : 1549 m
Itinerario molto interessante , panoramico e di discreta lunghezza soprattutto se nel farlo si utilizzano sentieri di collegamento , quindi richiede impegno ed un buon senso di orientamento . Si parte da Fongara scendendo verso la Contrada Borga , famosa per l’eccidio di 17 persone nel periodo bellico , passando per il centro della contrada si sale sul sentiero e lo si segue fino a superare il canalone ed entrare nel sentiero che sale sulla Croce dei Castiglieri , croce che era stata rimossa nel periodo bellico per impedire i punti di riferimento , giunti sulla croce lo spettacolo e veramente unico e a 360 , dal Novegno al Pasubio , dal Sengio Alto al gruppo del Carega , a tutte le Piccole dolomiti fino ad alla Cima Marana . Da li si prosegue per il sentiero che attraverso le Creste , salendo fino alla Bocchetta di Marana , sentiero anche se privo di segnavia è abbastanza intuibile seguendo la traccia , giunti sulla Bocchetta di Marana bivio che porta a sinistra a Malga Realto , e a destra a Fongara attraverso i pascoli , continuando verso la cresta si raggiunge in circa 30-40 minuti la cima Marana 1549 m di quota , anche da questo punto il panorama è incredibile permettendo di vedere tutta la valle , i colli Berici ed Euganei , si prosegue sul crinale che porta a Sella di Campetto 1543 m di quota , per poiraggiungere il Rifugio Gingerino in circa 15 minuti ammesso fosse aperto , si ridiscende poi da quella che era la pista da sci fino alla conca d’oro , ovvero località Pizzegoro salendo sulla destra verso la croce del gallo per poi raggiungere il Rifugio Valdagno in località cima Tunche , superato il rifugio si nota sulla destra del posteggio una stradina che scende verso località Fanton o Fantoni , dove e presente una frana in movimento da diverso tempo , il sentiero che scende non è segnato ne si distingue la traccia :
-in eventuale si puo transitare vicino l’Albergo Castiglieri e prendere la ciclopedonale in fondo al posteggio che porta alla seggiovia per Recoaro Terme , poco prima dello Chalet si nota il sentiero che attraverso le villette porta ai Fantoni .
-invece scendendo per il tratto prativo si raggira la parte alta della frana e si raggiunge località Fantoni.
Raggiunta località Fantoni si scende attraverso la ciclopedonale situata sul bordo destro della strada fino a raggiungere località Fongara , punto di partenza della nostra escursione .
Voglio ricordare che l’escursione e abbastanza impegnativa non tanto per la sua pendenza totale ma per le numerose parti poco segnalate dell’itinerario.
Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 8 Km
Tempo di percorrenza dell’anello : 3h00
Dislivello totale : 687 m
Quota massima raggiunta : 1020 m
Questo percorso molto bello ed interessante , richiede poco impegno fisico , permette di passare in alcune contrade tipicamente montane , alcune abitate ed alcune adibite a seconda casa . Si parte da Fongara , piccolo paese situato sulla strada che da San Quirico porta a Recoaro Mille , entrando nel paese abitato da poche anime , si sale fino alla chiesa dove si può lasciare l’auto , si scende la discesa , raggiunte le prime case si scende sulla destra una mulattiera che porta in località Prenero , giunti ad un bivio con l’acquedotto , si mantiene la sinistra scendendo ulteriormente di quota fino a raggiungere la frana detritica che scende dalla località Fanton , si inizia di nuovo a risalire su un terreno dapprima erboso e poi boschivo transitando in mezzo ad alcune roccette , si risale fino al crinale proseguendo poi dopo aver raggiunto una strada forestale e ammirando sul verso il fondovalle la stradina che porta ai Busati , si continua saliscendi privi di difficoltà fino a raggiungere contrada Busati , una piccola e spettacolare realtà divenuta famosa per i presepi e per la Casa di Abramo ,da si si ricomincia a salire fino a raggiungere Cima Bocchese quota 924 m , dove è presente una croce per i caduti , e dove si può ammirare un fantastico ed unico panorama , che rende visibili diverse zone molto belle della parte di Rovegliana , Monte Civillina ed altre . si prosegue imboccando un altra mulattiera molto bella ed in buone condizioni per poi risalire verso il Monte sengio croce quota 960 m , e si discende poi verso il passo Giochele , poi si riprende a salire leggermente fino ad arrivare ad un piccolo Baito posizionato sulla strada che sale al Monte Spitz , si imbocca la strada che porta ai Fanton e poi si scende fino a ritornare a Fongara.
Tipo di terreno : sentiero e mulattiera, sterrato circa 7 Km
Tempo di percorrenza dell’anello : 2h00
Dislivello totale : 701 m
Quota massima raggiunta : 900 m
Questo percorso molto bello ed interessante , richiede poco impegno fisico , permette di passare in alcune contrade tipicamente montane , alcune abitate ed alcune adibite a seconda casa . Si parte da Fongara , piccolo paese situato sulla strada che da San Quirico porta a Recoaro Mille , entrando nel paese abitato da poche anime , si sale fino alla chiesa dove si può lasciare l’auto , si scende la discesa , raggiunte le prime case si scende sulla destra una mulattiera che porta in località Prenero , giunti ad un bivio con l’acquedotto , si mantiene la sinistra scendendo ulteriormente di quota fino a raggiungere la frana detritica che scende dalla località Fanton , si inizia di nuovo a risalire su un terreno dapprima erboso e poi boschivo transitando in mezzo ad alcune roccette , si risale fino al crinale proseguendo poi dopo aver raggiunto una strada forestale e ammirando sul verso il fondovalle la stradina che porta ai Busati , si continua saliscendi privi di difficoltà fino a raggiungere contrada Busati , una piccola e spettacolare realtà divenuta famosa per i presepi e per la Casa di Abramo , da li si prende la strada che porta in Località Pellichero , altra piccola e poco abitata contrada , anche se ben più grande dei Busati situata sopra la Montagna Spaccata , proseguendo ed uscendo dalla parte opposta della contrada , mantenendo il sentiero a sinistra si sale ,inizialmente piano e lievemente per poi subire un piccolo tratto con una pendenza un pò più impegnativa , fino a raggiungere un’altra piccola Contrada , il Prenero , da li risalendo si raggiunge di nuovo il bivio dell’acquedotto superato in precedenza , si risale fino a chiudere l’anello . Per chi volesse si può risalire anche dalla strada asfaltata , imboccando la stradina in località Prenero che porta direttamente in Fongara dalla parte opposta da dove siamo partiti .
Cartografia : Lagiralpinan°24 Dolomiti di Sesto 1:25000
Come Raggiungere
Per raggiungere questo bellissimo itinerario sulle Tre cime di Lavaredo dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO , si può arrivare con l’auto da Cortina , Auronzo di Cadore , oppure da Dobbiaco . Per salire al rifugio Auronzo esiste una strada a pedaggio che si imbocca dopo aver superato il lago di Misurina sia che si arrivi da Cortina che da Auronzo mantenendo la destra , mentre per chi giungesse da Dobbiaco al lago si prende la sinistra . La strada risulta aperta da maggio ad ottobre anche se le tariffe non sono certo alla portata di tutti , eventualmente consiglio di scegliere di salire per il sentiero 101 e pernottare al Rifugio Auronzo per quanto riguarda l’estate altrimenti approfittare del servizio bus navetta presente alla partenza del casello. Ovviamente questa possibilità in invernale non esiste , anche se esiste un trasporto tramite motoslitta con seggiolini che trasporta le persone al rifugio Auronzo.
Descrizione
Questo luogo di grande bellezza è uno spettacolo unico, incredibilmente inspiegabile , ovvio che farlo nel periodo estivo è fattibile a tutti i buoni camminatori , per quanto riguarda l’invernale chiede doti di sicurezza , capacità fisica , conoscenza del terreno ed esperienza in invernale. La salita in invernale può essere fatta dalla Val Marson 1104 ( molto impegnativa ) e che richiede un cammino totale di 10 ore oppure salendo dal casello attraverso il 101 che in invernale richiede sempre un bell’impegno. Lo spettacolo che di ammira su questo luogo unico e molto panoramico , la prima parte del percorso che si snoda verso la chiesetta degli alpini e pianeggiante e battuto anche d’inverno , passando poi sulla forcella Lavaredo punto di attacco anche per il Monte Paterno , si prosegue per il traverso non segnalato e su terreno privo di passaggio raggiungerendo il rifugio Locatelli , quel fantastico luogo in cui le tre cime appaiono nelle cartoline, da li poi scendendo dal rifugio e proseguendo diagonalmente , ma senza punti di riferimento si sceglie la via più semplice , si andrà a girare intorno fino a raggiungere il punto di partenza rifugio Auronzo.
Nella risalita in invernale sia che si prenda la val marson 1104 oppure il 101 dal casello di pedaggio , diventando cosi molto più impegnativo e difficile tutto l’itinerario.
Strada a pedaggio per il rifugio Auronzo
A seconda delle condizioni della neve e del tempo, la strada per il rifugio Auronzo è solitamente percorribile da fine maggio a fine ottobre.
Orari di apertura 2019:
dal 07 giugno 2019 | tutti i giorni dalle 07:00 alle 19:00
Prezzi 2019:
Auto: 30 € | Motocicletta: 20 € | Camper e veicoli oltre 2,10 m: 45 €
Bus fino a 30 persone: 60 € | Autobus da 30 persone: 120 €
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30 ritorno 4h00
Dislivello totale : 600 m
Quota massima raggiunta : 1937 m
Cartografia : Lagiralpinan°24 Dolomiti di Sesto 1:25000
Come raggiungere
Dopo aver superato l’abitato di Auronzo si prosegue per alcuni km fino a raggiungere l’albergo Cristallo , si lascia l’auto proseguendo per la carrareccia verso val Bona .
Descrizione
Il percorso dapprima parte su una carrareccia che attraversa parte della foresta di Somadida , si continua sulla strada forestale per qualche km , per poi entrando nel canale detritico proseguendo si inizia a salire tra qualche difficoltà ancora legate alla tempesta Vaja , ricordo ancora una volta che salire i sentieri in invernale le difficoltà aumentano e bisogna tener conto che , il percorso potrebbe non essere individuabile , la condizione della neve , la possibilità di incontrare tratti ghiacciati , quindi si deve considerare la salita invernale per escursionisti esperti ed attrezzati . Il sentiero e molto intuitivo con alcune pendenze interessanti ,la prima parte passa inoltre sotto alcune cascate di ghiaccio che attraverso un zig zag permettendo così di superare senza grosse difficoltà la parte più difficile , si entra poi nel bosco di abeti ed il sentiero diventa più visibile ed marcato , fino a raggiungere il Rifugio Vandelli ai piedi del Sorapis e della Ferrata Vandelli , proseguendo altri 5 minuti si raggiunge il famoso Lago del Sorapis , completamente coperto di neve.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 4h00
Dislivello totale : 1150 m
Quota massima raggiunta : 2320 m
Cartografia : Lagiralpinan°24 Dolomiti di Sesto 1:25000
Come raggiungere
Dopo aver superato l’abitato di Auronzo si prosegue per alcuni km raggiungendo così su una semicurva l’imbocco della Val Marzon , si sale per qualche kilometro con l’auto e raggiunto un piccolo slargo si lasci l’auto e si prosegue a piedi .
Descrizione
Il sentiero è per il primo tratto di circa un’ora su carrareccia asfaltata , con alcuni tratti di sentiero per accorciare il zig zag della strada , si arriva fino alla fine della strada in località Cason della Crosera, oltre al centro logistico, vero e proprio villaggio militare sorto nel giugno 1915, completo di infrastrutture e servizi per le truppe e gli ufficiali, è possibile visitare un piccolo cimitero di guerra, dominato da una croce in cemento con la scritta Pax, dove trovarono sepoltura soldati italiani, probabilmente tra i primi caduti sul fronte delle Tre Cime , e dove aveva sede un piccolo ospedale da campo , si prosegue salendo a sinistra , ricordandoci che in inverno non sempre si riescono a vedere i segnavia , rendendo così complicato l’itinerario e la sua percorrenza , e che ancora sofferente dopo quella tempesta Vaja che ne deformò il canalone detritico da li si prosegue la risalita uscendo finalmente dal bosco e dal canale , ammirrando la fantastica distesa di neve che sale fino al sentiero che porta a sinistra al Rifugio Auronzo ed a destra fino alla chiesetta degli Alpini e alla Malga Lavaredo . Tecnicamente il sentiero non è difficile ma le condizioni invernali ed il dissesto geologico lo rendono percorribili solo ad escursionisti esperti , con buona prestanza fisica e capacità di orientamento , si arriva sul Rifugio Auronzo , dove arriva anche la strada a Pedaggio ed il sentiero 101.
Cannone 203/45 A 1897 di Cason De Crosèra
“Allo scoppio del conflitto, come ben noto, molti pezzi di artiglieria di grosso calibro della difesa costiera furono destinati ai parchi d’assedio dei vari Corpi d’Armata. Così a partire dal mese di giugno 1915 anche al IV C. d’ A. operante in Cadore furono inviati numerosi obici e mortai, “artiglierie ultrapotenti”, per battere le opere permanenti austriache. In particolare nell’alta Val d’Ansei, nella zona di Misurina e Tre Croci, furono posizionati dunque alcuni obici da 305/17, da 280 A e da 210 G, ma il più famoso è senz’altro il cannone piazzato a Cason de la Crosèra, le cui immagini fecero davvero il giro del mondo, comparendo su diversi giornali e riviste dell’epoca (ad es. “The National Geographic Magazine”, voi. XXXII, n.l, luglio 1917). In prossimità del villaggio militare fu infatti posizionato un grande cannone da 203/45 A 1897 su affusto a ruote De Stefano. Il calibro era di 203 mm, la canna aveva una lunghezza di 45 calibri, la bocca da fuoco pesava kg 21.000, il peso totale “in batteria”, comprensiva cioè di bocca da fuoco e affusto, era di Kg 42.810. Il pezzo poteva sparare ad una distanza minima di 3.400 metri e massima di 14.200 metri una granata semi-perforante in acciaio del peso di kg 114,600, caricata con kg 6,050 di trotyl, con spoletta posteriore a percussione F.K.S. 1909. Oppure, in alternativa, una granata perforante in acciaio del peso di kg 115.895, caricata con kg 4,590 di trotyl, spoletta posteriore a percussione F.K.S. 1915′, o ancora una granata in acciaio del peso di kg 116,230, caricata con kg 6,625 di trotyl, spoletta posteriore a percussione F.K.S. 911 o F.K.2S.911. i II cannone arrivò a Calalzo, via ferrovia, nel giugno del 1915 e, messo su speciali carrelli muniti di cingoli “Buonagente”, giunse in Val d’Ansei trainato dalle autotrattrici del IV Parco di Tornede. La piazzola per ospitarlo fu ricavata di fronte al villaggio militare di Cason de la Crosèra, presso il ponte che scavalca il Rio di Val Marzon. Una cinquantina di metri più indietro, sulla destra della strada, furono realizzati il piano di scarico, i depositi per le granate e le polveri, in casematte a prova di bomba, nonché una baracca per gli artiglieri. I resti di queste installazioni sono, almeno in parte, ancora oggi visibili. Il 5 luglio il pezzo iniziò i primi tiri di aggiustamento contro le posizioni austriache del M. Piana e del Rautkofel.”
Dal libro: Tra fronte e retrovie. All’ombra delle Tre Cime. I servizi logistici nella Grande Guerra. Walter Musizza, Giovanni De Donà, Giuseppe Teza Edizioni DBS, 2014
Dal passo Cibiana 1530 m, sia che si arrivi dalla Val di Zoldo o dalla valle di Cadore , si imbocca la strada militare a sinistra del rifugio Remauro. La salita non presenta difficoltà ne tecniche ne alpinistiche si tratta di una mulattiera che porta in cima al monte Rite dove sono presenti alcuni forti del periodo bellico. Il percorso può essere fatto sia d’estate che d’inverno.
Il Monte Rite, alto 2183 metri, ospita in vetta il Messner Mountain Museum Dolomites di Reinhold Messner. Il MMM Dolomites è stato inaugurato il 29 giugno 2002. Allestito in un forte della Grande Guerra e dedicato all’elemento “roccia”, il “museo nelle nuvole” narra la storia dell’esplorazione e dell’alpinismo dolomitico. Nella galleria trovano spazio, dalla collezione Reinhold Messner, quadri e opere rappresentanti le Dolomiti dal Romanticismo fino all’arte contemporanea. Il museo di Reinhold Messner apre sempre da giugno a settembre, con la collezione fissa e una mostra temporanea.
Il Monte Rite con il “museo nelle nuvole” si trova in Comune di Cibiana di Cadore (Belluno, Veneto), nelle Dolomiti, tra Pieve di Cadore e Cortina d’Ampezzo. Dalla cima del Monte Rite lo sguardo spazia su Pelmo, Civetta, Marmolada, Tofane, Sorapis, Antelao, Marmarole, Schiara, Agnèr, Cimon della Pala. Il comprensorio del Monte Rite interessa anche il comune di Valle di Cadore e il versante occidentale è compreso nella selvaggia valle di Zoldo. Si trova appena a nord del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (www.dolomitipark.it).
Cibiana è il “paese dei murales”, un vero museo all’aperto con le firme di grandi artisti del ‘900.
La vetta del Monte Rite è raggiungibile a piedi da Passo Cibiana (2 ore di cammino). D’estate è in funzione un servizio navetta a pagamento.
Cenni storici
Il forte Rite sorge a 2180 m e sovrasta l’abitato di Cibiana e la Venas , fu iniziato nel 1911 , furono previste 4 cupole girevoli ,
Sorge sulla sommità del monte da cui prende il nome a quota 2180 m, in posizione sovrastante l’abitato di Cibiana di Cadore e la zona di Venas. I lavori iniziarono nel 1911. Opera facente parte della Fortezza Cadore-Maè. Gia nel 1895, gli Austriaci studiavano le eventuali vie d’infiltrazione nel nostro territorio ed avevano individuato nel tratto Vodo e Venas un punto debole nel gruppo delle fortificazioni. Dopo studi approfonditi venne deciso il sito di Monte Rite (nei piani iniziali, era prevista l’installazione di ben sei cupole girevoli e non quattro). Comandavano l’opera il capitano Zimaglia ed il tenente Bombagli. Allo scoppio del conflitto, il forte non era ancora completato e come le altre fortezze, il 23 maggio 1915 venne dichiarato in stato di difesa ed il 25 in stato di resistenza. Il 20 luglio il forte sparava i primi colpi di prova. Il 17 novembre 1917 la popolazione di Venas e Cibiana riusciva ad asportare parte dei generi alimentari dai magazzini del forte. Prima di essere abbandonato, furono incendiati dei depositi e praticati altri sabotaggi. Furono abbandonati tre cannoni da 149G che furono poi trainati a Cibiana dagli Austriaci. Dopo la guerra fu la volta dei recuperanti. Tutte le parti in metallo e legno vennero asportate e rivendute, mentre gli oggetti della vita quotidiana che rimasero lassù, diventarono ambita preda per gli abitanti della zona e anni addietro per i collezionisti di militaria. Nel 1945 ha infine ospitato, in maniera sporadica, gruppi di partigiani che combattevano nelle zone limitrofe. Il forte è anticipato dalla caserma, lunga 61,5 m e larga 6,30 m, compresa l’intercapedine, e con altezza media di 7,15 m, organizzata su due piani, con pianoterra (8 vani) adibito a magazzini, servizi igienici, cucina e mensa, e primo piano (10 vani) destinato a camerate ed uffici. Nella parte sinistra, sotto due stanze e il vano scale, erano state ricavate tre grandi vasche per la raccolta dell’acqua piovana (circa 110 mc). Sulla destra del prospiciente piazzale partiva la mulattiera che conduceva alla vetta vera e propria (quota batteria) e che proseguiva poi verso l’osservatorio d’artiglieria e la Croce di M. Rite. L’accesso al coperto alla batteria era assicurato da una galleria scavata nella roccia, con soffitto a volta e rivestimento di mattoni forati, lunga 52,6 m, larga 1,45 m e alta 2,70 m, che si concludeva con una gradinata di circa 20 m, conclusa la quale ci si trovava alla quota della batteria. Dallo stesso piazzale della caserma, sul fianco sinistro e a lato dell’ingresso alla suddetta galleria, proseguiva l’ultimo braccio della strada fino agli accessi principali, sia della polveriera, sia della batteria stessa. Tali accessi erano inseriti in una costruzione ad un piano, contornata da un’intercapedine di 60 cm, fornita di una copertura simile a quella della caserma e dotata di 4 ingressi: i due centrali conducevano ai laboratori di confezionamento cariche e conservazione cartocci, quello di sinistra alla polveriera e quello di destra al vano scale, per cui si accedeva alla batteria. La polveriera veniva raggiunta tramite una galleria scavata nella roccia, lunga 34,50 m, con andamento spezzato e rotazione complessiva di circa 80°, larga 1,3 m ed alta circa 2,5 m. Il vano scale invece (3,35 x 3,35 m) veniva raggiunto dall’altro corridoio, quello di destra, lungo 15,5 m e permetteva di superare con una serie di rampe un dislivello di circa 12 m, avendo al suo centro l’elevatore per le munizioni. La batteria consisteva in un blocco di calcestruzzo a forma di U rovesciata, superiormente lisciato, lungo 81 m largo 19,5 m alle estremità e 15 al centro, compreso il muro di intercapedine. Esso fu realizzato con muri perimetrali esterni in pietra bociardata e muratura interna in pietrame, intonacata a grezzo e fino. In tale struttura erano stati ricavati i 4 pozzi con rampe d’accesso di 9 gradini, collegati da un lungo corridoio d’intercomunicazione, lungo 78 m e largo 3. Lungo questo corridoio e tra i quattro pozzi erano dislocati ben 14 locali (2,40 x 2,97 m) adibiti a riservette, e una grande stanza destinata ad alloggio dei serventi. Uno di questi locali era adibito a sala compressore, ed ospitava quindi le apparecchiature necessarie al funzionamento dei dispositivi scacciafumo dei cannoni. All’estremità sinistra del corridoio d’intercomunicazione si staccava una galleria orientata verso nord-ovest, lunga 18 m che conduceva ad un pozzo adibito ad osservatorio e a posto di segnalazione ottica sotto cupola corazzata. Una teleferica arrivava fin sulla sommità del monte.
Ecco a voi un nuovo itinerario molto bello ed interessante , ancora una volta ringrazio l’amico Giancarlo Andolfatto per proseguire con la pubblicazione dei miei itinerari , questo anello di 2 giorni gira sui piedi del Pelmo . Buon cammino