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“Dedico questo libro agli alberi. Un albero è un respiro che rigenera l’anima di antica saggezza. Le loro radici affondano nelle profondità sconosciute e i loro rami raggiungono il cielo. Alberi e stelle: un dialogo fra silenziosi osservatori… vorrei scrivere tutti i loro segreti”. Maria Luisa Clerico
Avez del prinzep un Abete bianco più grande d’Europa 54 metri , età stimata 264 anni con una circonferenza di 5.6 metri , e caduto il 12 novembre 2017 durante una forte bufera di vento
12 novembre 2017
Il Custode Forestale Damiano Zanocco, ogni volta che c’è un temporale o una nevicata forte passava sempre a vedere come stava il nostro avez.
Quando si è recato a Malga Laghetto ha notato il buco nel bosco, mancava la chioma. Ha sperato fino all’ultimo fosse solo una preoccupazione vana, ma sapeva cosa lo avrebbe aspettato, infatti ha percorso la strada che porta al Prinzep con un groppo in gola.
Il vento forte del 12 Novembre ha fatto cadere il nostro amato Prinzep. È una notizia triste e che fa riaffiorare in noi molti ricordi. Lui ne ha passate molte e certamente eravamo tutti sicuri ci sarebbe stato anche dopo di noi.
La natura lo stava mangiando da dentro, il formicaio (camponotus) che ha attaccato la parte cariata(marcescente) dell’albero è stato combattuto per anni. L’età, la carie e il formicaio lo avevano reso meno stabile, nonostante questo era stato solo un anno fa considerato in salute e forte.
Il sindaco: ”Oggi avuta la notizia mi sono recato subito a Malga Laghetto, percorrendo quel sentiero che porta a lui. E trovarlo così fa sembrare tutto diverso: entra più luce che illumina e risalta la ferita. La stessa sorgente, che lo ha nutrito per anni, gorgoglia ma il rumore è completamente differente, non c’è la stessa pace. Il masso al suo fianco, che lo ha protetto dal freddo, ora sembra più grande e solo.
E’ una situazione triste per tutti noi, l’Avez del Prinzep era una certezza!”
Cresceva ancora di un millimetro di diametro e 5 cm in altezza ogni anno – che per la sua età era un enormità.
Ne rimane un troncone alto circa 4 metri, i restanti 50 sono distesi in orizzontale. Si nota il buco al suo interno molto grande e che ci fa stupire sia resistito così tanto.
Anche i Giganti cadono.
Quasi 20 anni fa attraverso il consiglio dei custodi forestali si è deciso di preservare nella zona 100 alberi per trovare in futuro l’erede del Prinzep e per dimostrare l’attenzione del territorio ad una zona che ha dato alla luce molti alberi spettacolari.
Ora questo monumento va preservato, si deve trovare il modo, così da raccontare una storia lunga oltre 250 anni.
Ciao Avez
Per ulteriori approfondimenti su cosa verrà fatto con il legno di Avez del prinzep vi invito a visitare la pagina :
https://www.facebook.com/avezdelprinzep/
Non voglio pensare che questo grande albero sia definitivamente morto. Nel suo legno marcescente e nelle sue profonde radici, troveranno vita altre creature (microbi, insetti, muschi, funghi…). Non lo vedremo svettare dal bosco come prima, ma lui c’è e ci sarà ancora per molti anni…perché lui non e’ un sempre abete. Lui è l’Avez del prenzipe. Paolo Donà

Descrivere a parole questo evento progetto non è poi così facile e scontato , non è una gara , anzi forse lo è ma si misura nella capacità di noi fortunati ad aiutare altre persone che hanno meno o niente , ma che con quel niente sono quasi più felici di noi . Partecipate ad una semplice serata con persone magnifiche che vi porteranno nell’altra parte del continente per vivere una missione e poi una gara , ma una gara a chi e più solidale a chi ricambierà con un sorriso ogni vostro sguardo , ogni vostra piccola stretta di mano , al quale non potrete rispondere con un sorriso ed un grosso abbraccio . Luciano
CHI SIAMO
ANDE Trail è un progetto che creato un gruppo di appassionati di trail running, il cui scopo è l’organizzazione di eventi sportivi finalizzata alla raccolta fondi da destinare alle fasce più deboli della popolazione che vive nella Cordillera Blanca, in Perù. L’idea è nata, da alcune persone che a seguito di una spedizione alpinistica tra le montagne andine, sono rimaste affascinate dalla realtà di quelle terre.
l’attività di ANDE Trail non è a scopo di lucro. I fondi raccolti vengono donati all’Operazione Mato Grosso, realtà presente da molti anni in Sud America, attiva nella messa in opera di progetti finalizzati ad una crescita culturale ed economica sostenibile della popolazione.
L’evento sportivo organizzato più importante è ANDE Trail, una gara di trail running nella Cordillera Blanca, che si è tenuta per la prima volta nell’agosto del 2015. I fondi della prima edizione della gara sono stati destinati alla costruzioni di 5 asili nella baraccopoli di Chimbote.
TREKKING
Un’esperienza di 5 giorni tra le montagne più affascinanti del sud America.
Un percorso unico per varietà del paesaggio, per le cime innevate e lo spettacolo dei ghiacciai circostanti. Questo trekking sarà una immersione totale nella natura incontaminata della Cordillera Blanca, toccando alcuni dei rifugi di alta montagna costruiti dall’Operazione Mato Grosso.
Il trekking è rivolto a persone con esperienza di alpinismo in quota e in condizioni fisiche adeguate ad affrontare un’esperienza di 5 giorni in ambiente naturale.
Il trekking sarà condotto da guide qualificate UIAGM.
Si sviluppa lungo sentieri tracciati, tuttavia l’impegno fisico è notevole vista la quota sempre al disopra dei 4.000 m slm.
Il punto più alto sarà il passo Cullicocha a 4.860 m. slm.
Il trekking è riservato ad un massimo di 10 partecipanti.
CONTATTI :
Sito : http://andetrail.org/
Facebook : https://www.facebook.com/Ande-Trail-855771897778986/
Mail : info@andetrail.org
EVENTI CONCOMITANTI PER LA RACCOLTA FONDI
Questo evento è stato creato da Ande Trail per la raccolta fondi e viveri per il Perù
Testimonianza e simbolo d’ogni umana sofferenza , queste ardue cime ricordino quanto ardua sia la conquista della Pace . Gianni Pieropan
Dopo aver raggiunto da Thiene o Breganze il paese di Lugo dal centro del paese circa davanti la chiesa si prende per contrada Mare e si sale fino ad arrivare ad un bivio che porta a Valle di Sopra e poi in località Covolo , un paese molto piccolo ma anche molto bello con dei panorami unici , in questo piccolo paese nasce il Parco del Sojo , un parco privato di notevoli dimensioni che ospita circa 80 opere di diversi scultori internazionali . Il luogo e molto bello e panoramico con quell’impressionante cengia del Sojo palestra di roccia con un 7 grado molto difficile , poi si sale lungo il percorso e si incontrano le prima sculture , tutte disperse in un bosco molto bello e con poco pendenza , per visitare tutto il parco occorrono circa 2h30-3h per poter ammirare bene le sculture ed assaporare questo luogo quasi di meditazione .
Il PARCO DEL SOJO
Arte e Natura è un parco dell’arte con sculture d’arte contemporanea in mezzo la natura, situato in proprietà privata in terreno montano, avente una estensione di circa 8 ettari per la maggior parte a bosco, solcato da sentieri e mulattiere di vecchio e nuovo impianto. Le visite si svolgono in un’area accidentata su percorso di media difficoltà, è pertanto necessario un adeguato abbigliamento sportivo. Per la sua specificità è l’unico parco di arte contemporanea privato in Veneto inoltre tra i più importanti parchi d’arte d’Italia.
Apertura
Domenica e giorni festivi, oppure su appuntamento. Estiva: 10.00-19.00 (dal 1 maggio al 30 settembre). Invernale: 10.00-18.00 (dal 1 ottobre al 30 aprile)
Costo d’ingresso
Euro 5,00 prezzo intero sopra i 18 anni; Euro 3,00 prezzo ridotto sotto i 18 anni; ingresso gratuito; – portatori di handicap + accompagnatore: ingresso gratuito;
Visite guidate
L’accesso è a pagamento nei giorni festivi e nel mese di agosto, è chiuso durante la settimana. Nei giorni infrasettimanali su prenotazione è a pagamento per comitive superiori alle dieci unità. La biglietteria è collocata presso il “Punto giallo” posizionato lungo il percorso. Tempo di percorrenza di una visita e di 2.00-2.30 ore. Nel parco è vietato il pic-nic. Visite guidate solo su appuntamento: Euro 7,00 a persona, con un minimo di 15 partecipanti.
Contatti
- PARCO DEL SOJO Arte e Natura, Via Covolo, 36046 LUSIANA (Vicenza)
- +39 0424503173 – 3393124946 – 3387289934
- info@parcodelsojo.it
Tempo di percorrenza del sentiero: 20h00 66km solo andata
Dislivello totale : 3780 m
Quota massima raggiunta : 1570 m
Sentieri e località interessate :
Valdagno-Giani-Visonà-Castelvecchio-Gebbani – 203 Castagna Campodavanti-202 Malga Fraselle – 280 Val Fraselle Giazza – 250 E5 Parpari – Maregge – Croce – 251 Erbezzo ( mal segnalato arrivati sul fondo valle indica a sinistra , ma io non ho trovato l’uscita sono tornato sul bivio e sono salito a destra dove poco più avanti ho trovato il sentiero che sale ) , prosegue sulla strada fino a Ronconi – Fosse 251 E7 dopo qualche km di discesa sulla strada asfaltata che porta a Peri – Rivalta poi attraverso la ciclabile si scende fino a Brentino dove al centro del paesetto si trova il sentiero con 1540 scalini per la Madonna della Corona
Mappa da usare : Monti Lessini – Valpolicella – Valdagno – KOMPASS
Riflessioni sul lungo viaggio
Ho deciso di fare questo piccolo viaggio , li ci ero già stato con la mia Famiglia da bambino , sarei partito la mattina quanto prima , così alle 5.15 dopo aver preparato lo zaino al momento , con le solite cose , sono partito da casa , passando in panificio per fare un paio di panini per completare parte di questo viaggio , poi ho imboccato le strade e i sentieri che mi avrebbero portato ai piedi della scalinata di 1540 scalini che mi avrebbe portato a Madonna della Corona , accompagnato da quella cartina che mi avrebbe permesso di non perdere la traccia su una via molto snodata e sinuosa che va al di fuori di quel percorso che generalmente si affronta per raggiungere questo luogo partendo dal Rifugio Cesare Battisti , ho voluto stravolgere quella routine di chi va sempre per lo stesso sentiero , devo dire che avevo pianificato bene nonostante alcune fasi in cui il sentiero era poco segnalato e portava in luoghi senza uscita , e stato un viaggio in cui ho potuto ammirare luoghi non comuni posti nel nulla immenso l’altipiano della lessinia con le sue disperse valli , strette valli della val’d’Illasi , dove gli animali vivevano nella loro selvaggia natura , mi sono sentito a casa , quella casa che propone un solo ed unico spettacolo , come letto un prato e per tetto un fantastico cielo stellato , cose capaci di allontanare qualsiasi fatica e qualsiasi sacrificio su questo grandioso viaggio a farci capire che non servono grandi cose , servono solo occhi ed umiltà per saperne apprezzare la loro immensa grandezza , per poi alla fine raggiungere quel santuario dedicato Maria Madre di Dio , la Madonna della Corona . Poi dopo aver mangiato qualcosa sono ridisceso a Peri dove ho preso il treno per il ritorno ,
Un viaggio può essere solo un allontanamento dalla realtà , una ricerca di qualcosa , una riflessione sulla vita su tutto quello che ci dona , ma può essere anche una missione un ritrovare se stessi , magari tornerai indietro con le mani vuote , oppure come me tornerai arricchito in te stesso perche avrai saputo cogliere le piccole cose che hai visto in questo viaggio , e forse perche avrai letto bene dentro a te stesso , condividere le mie emozioni non e possibile , ma le posso esternare attraverso queste foto .
Luciano
Museo della Guerra di Rovereto
Per raggiungere questo museo situato a Rovereto , si può salire dal Pian delle Fugazze e scendere a Vallarsa , oppure da Trento scendendo lungo la A22 Modena – Brennero , oppure tramite Treno e poi raggiungere a piedi il museo , o se si sale da Verona attraverso la A22 Modena -Brennero uscendo a Rovereto . Il museo e molto bello e non tratta solo la guerra del 1915-1918 come si verrebbe da pensare ma ha nel suo interno armi di diversi periodi storici , in ottimo stato di conservazione e di un grandissimo valore , per il periodo storico del 1915-1918 conserva anche alcuni pezzi di pane che faceva parte della razione giornaliera del soldato , al suo interno ci sono divisi ed armi , materiali personali e da campo . Un luogo da visitare per chi vuole approfondire e vedere con occhi le condizioni di operativita dei soldati senza contare le variabili climatiche , per finire una parte del museo dedicata all’artiglieria , forse uno dei più forniti con pezzi diversi calibri e spolette e molteplici tipi di granate , come primo pezzo il famoso Mortaio Skoda da 305 impiegato su molteplici parti del fronte , posizionato all’esterno del museo (per le sue mastodontiche dimensioni ) ovvero lo stesso che da Cost’alta centro in pieno il forte Verena , e che diede molti problemi agli italiani.
Visitate il Museo , e dopo averlo fatto se avanzate del tempo salite sia al Sacrario che alla Campana dei Caduti .
Orari
Da martedì a domenica 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)
Nei mesi di luglio, agosto e settembre l’orario di sabato e domenica è 10.00-19.00
Chiuso lunedì non festivi, 24, 25, 31 dicembre, 1 gennaio
La sezione Artiglierie della Grande Guerra in Piazza Podestà è aperta dal 1 maggio al 31 ottobre 2017.
MUSEO STORICO ITALIANO DELLA GUERRA
via Castelbarco 7, 38068 Rovereto (TN)
+39 0464 438100 | info@museodellaguerra.it
Per raggiungere questo magnifico luogo sacro ci possono essere diverse opzioni più facili o difficili , resta da dire che questo santuario dedicato alla Madonna della pietà sia qualcosa di unico nel suo genere , una cosa grandiosa custodita con grande Amore e Devozione …e accessibile a tutte quelle persone credenti e non
-si prende l’uscita dell’autostrada A4 Milano-Venezia a Peschiera del Garda e si prosegue in direzione Spiazzi per circa 38 km , oppure prendendo l’autostrada A22 Brennero-Modena fino all’uscita di Affi sempre prendendo la direzione Spiazzi per circa 20 km dall’uscita .
-oppure attraverso il treno dalle stazioni di Peschiera del Garda o di Verona Porta Nuova proseguire con l’autobus, linea Caprino-Spiazzi.
-oppure per i più intraprendenti e preparati raggiungere in auto l’abitato di Brentino , per poi salire i 1540 scalini con circa 600 metri di dislivello fino a raggiungere il Santuario , calcolando un tempo di percorrenza di circa 2h , mettendo in conto che poi si dovrebbe ridiscendere .
Per i grandi camminatori si può arrivare in treno fino a località Peri per poi discendere per 2 km circa lungo la ciclabile e salire i 1540 scalini con circa 600 metri di dislivello fino a raggiungere il Santuario , calcolando un tempo di percorrenza di circa 2h , mettendo in conto che poi si dovrebbe ridiscendere e ritornare alla stazione .
Ricordo inoltre che per chi sale sulla parte sommitale di Spiazzi ovvero sopra il santuario stesso e possibile prendere un bus navetta che porta fino al santuario stesso , ideale anche per persone diversamente abili
NON SIATE FRETTOLOSI NEL SALIRE QUESTO LUOGO PRENDETEVI IL TEMPO PER VISITARE QUESTA OPERA IN TUTTI I SUOI FANTASTICI DETTAGLI .
Storia
Questo luogo è la meta ideale per chi desidera unire momenti di preghiera e serenità interiore a occasioni per rilassarsi e godere in tutta tranquillità degli spettacoli che la natura può offrirvi in questo luogo incantevole.
Il Santuario si trova a Spiazzi in una delle località più suggestive dell’alta Italia. Sorge aggrappato sulla roccia dei monti che lo circondano, a 774 metri sul mare, a strapiombo sulla valle dell’Adige.
Il Santuario diocesano di Verona della Madonna della Corona è aperto tutto il tempo dell’anno con i seguenti orari:
Novembre – Marzo: dalle ore 8.00 alle ore 18.00
Aprile – Ottobre: dalle ore 7.00 alle ore 19.30
Il Santuario della Corona è luogo di silenzio e di meditazione, sospeso tra cielo e terra, celato nel cuore delle rocce del Baldo. Documenti medievali attestano che già intorno all’anno Mille nell’area del Baldo vivevano degli eremiti legati all’Abbazia di San Zeno in Verona e che almeno dalla seconda metà del 1200 esistevano un monastero ed una cappella dedicata a S. Maria di Montebaldo accessibili attraverso uno stretto e pericoloso sentiero nella roccia. Una pia tradizione collocava la nascita del Santuario della Madonna della Corona nel 1522, anno in cui la scultura qui venerata sarebbe stata miracolosamente traslata per intervento angelico dall’isola di Rodi, invasa dall’armata mussulmana di Solimano II, ma la datazione viene smentita dall’esistenza, nei recessi dell’attuale Santuario, di un dipinto di una Madonna con bambino, di fattura trecentesca, che costituì la prima immagine venerata nell’originaria chiesetta, che da essa prese nome. Tra il 1434 ed il 1437 S. Maria di Montebaldo, passò in proprietà ai Cavalieri di San Giovanni, o del Santo Sepolcro, presenti a Verona dal 1362 come commenda di San Vitale e Sepolcro, che conservarono la proprietà del Santuario fino allo scioglimento con provvedimento napoleonico nel 1806. A questo periodo sembra risalire il gruppo in pietra della Pietà poi venerata come Madonna della Corona. Alta 70 centimetri, larga 56 e profonda 25, la statua è in pietra locale dipinta. La statua poggia su un piedistallo recante la scritta “HOC OPUS FEClT FIERI LODOVICUS D CASTROBARCO D 1432”, tradizionalmente considerata come prova che la statua venne fatta realizzare e donata alla Corona nel 1432 da Lodovico Castelbarco, proveniente da una nobile famiglia roveretana. Nei quattro secoli di gestione, la Commenda trasformò radicalmente la Madonna della Corona, facendola diventare un autentico Santuario capiente ed accessibile grazie alla sistemazione del ponte in legno di accesso a valle (1458) e alla costruzione sopra la preesistente di una nuova chiesa, di circa 18 metri per 7 (1490- 1521). Nel corso del Cinquecento vennero realizzate le due scale di accesso tuttora visibili: la più ampia, di 556 gradini, che dalla fonte di Spiazzi, poi denominata “Fonte dell’Indipendenza”, scendeva al ponte del tiglio, e quella più stretta, di 234 gradini, ricavata nella roccia lungo l’originario strettissimo percorso che conduceva dal ponte alla chiesa.
Santuario Madonna della Corona
Località Santuario, 1
37020 – Ferrara di Monte Baldo
Verona, Italy
Tel. e Fax: (+39) 045 7220014
Email: info@madonnadellacorona.it
Leggenda
“In una notte del giugno 1522 una luce misteriosa illuminò le selve, che coprivano le balze orientali del monte Baldo, in quella insenatura rocciosa, che scende a picco sin quasi all’Adige e guarda i monti sorgenti sull’altra riva del fiume. Così intensa e viva era quella luce che i terrazzani dei dintorni ne furono colpiti ed accorsero sui cigli della roccia per vederne la causa. Ma da lassù nulla si poteva scorgere, eccetto la meravigliosa luce. Allora i più animosi per mezzo di funi si fecero calare giù al centro di quegli splendori, sopra un brevissimo spiazzo a mezza roccia, scorsero la statua pietosa di Maria col Figlio morto sulle ginocchia. La notizia si diffuse subito in tutti i dintorni e fu un accorrere di quella brava gente a venerare la statua miracolosa. Ma il luogo ove essa si trovava era troppo inaccessibile, ed allora si pensò di portarla su alla contrada Spiazzi, composta di poche case al sommo delle rocce. Superando grandi difficoltà, si riuscì nell’impresa. L’immagine preziosa e venerata fu tratta a forza di argani al sommo del monte. Venne improvvisata una processione, cui presero parte moltissimi accorsi dai paesi intorno, e la statua in mezzo ai canti di letizia e agli osanna, fu collocata sopra un altare in una cappellina di legno, che era stata in fretta costruita. Ma il giorno seguente, quando i devoti accorsero per venerarla di nuovo, la statua non c’era più! Fu un dolore indicibile. Supponendo un furto, si cercò nelle case, negli antri delle rocce, nelle fratte dei boschi. Inutilmente. Finalmente alcuni pensarono di guardare sullo spiazzo roccioso, donde era stata tolta. Ella era infatti là. Ed allora quegli uomini semplici rinnovarono la fatica del giorno prima e scesero di nuovo a prendersi il prezioso tesoro per riportarlo nel luogo ove gli avevano eretto un altare per prestargli il culto. Ma non era quello il posto scelto da Maria.
L’Addolorata voleva l’austera crudezza della roccia ferrigna e nuda che scende a picco, senza sorrisi e senza dolcezze, sotto uno stretto lembo di cielo limitato per ogni lato dalle rocce. E per la seconda volta Ella sparì dalla Cappellina di legno, e per la seconda volta fu ritrovata sul breve spiazzo roccioso.
Allora si venne nella decisione di costruire lì una chiesuola. Vi era sempre però la grande difficoltà per i devoti di andarvi. Unico mezzo rimase per circa venti anni, calarsi giù dalle rocce con le funi dell’argano, mezzo impossibile per molti e pericoloso per tutti. Si pensò allora ad una strada. Ma come farla sulla nuda roccia? Questa era affatto impraticabile. Meno difficile era scendere dal dosso, che si protende al lato meridionale del luogo ove era la statua e diviso da esso da un vallone pietroso, che dal sommo del monte lo solca a picco fin giù al piano dell’Adige. In questo dosso le rocce sono interrotte da tratti boscosi curvantisi qua e là al dorso di mulo ed offerenti appigli al viandante….Di lì scesero i più animosi finché poterono scorgere la statua di fronte a loro sulla parete rocciosa a picco. Ma passare di lì non v’era nemmeno di tentarlo, perché impossibile inerpicarsi al di là di esso sulla roccia nuda. Perciò i più animosi si scoraggiarono e solo nella preghiera a Maria, che scoprisse il modo di arrivare a Lei, posero la propria fiducia. E Maria li aiutò. Narrano gli storici sopraccitati che nella notte dal duro macigno sorse un grande albero, che si piegava sopra la voragine fin all’opposta roccia, ed allargava così i rami poderosi da potersi sopra di essi gettare comodamente un ponte. Quell’albero, che sosteneva un ponte, fu notato anche da un naturalista del secolo XVI, Giovanni Pona…..A tale albero le popolazioni ascrivevano virtù miracolose chiamando “l’albero della Madonna”; perciò i numerosi pellegrini andavano a gara per asportarne pezzettini da conservare come reliquie nelle case e usarne per gli ammalati spediti dai medici. Ed a forza di tagliare pezzettini, si capisce cosa avvenne: un secolo dopo l’albero non v’era più. Solo se ne conservò una piccola reliquia, che ancora si può vedere nel tesoro del Santuario; al luogo poi del ponte di legno se ne costruisse uno di pietra”.
Il Pasubio tra la nebbia , con le Nebbie di Avalon …Un sogno , un viaggio , una cima , ma sopratutto una grande e sincera amicizia…
” ho imparato che dalle piccole cose possono nascere cose grandiose donando profonde e infinite emozioni , che rimarranno per sempre nei cuori di chi le vive , e saranno radici per grandi e immense amicizie che non avranno mai fine ” Luciano
Ho fatto questo sito per far conoscere a tutti la nostra fantastica montagna , quella terra che ha me ha insegnato la vita , la gioia , il dolore , la fatica , il sudore ed anche qualche lacrima , per chi in questa terra ci ha rimesso la vita in quella guerra che ha segnato profondamente persone e famiglie nel 1915 – 1918 .
Mai mi sarei aspettato da chi vive a 600 km di distanza si potesse interessare di quello che e stata la prima guerra mondiale , ma mi hanno chiesto se potevo fornire contatti e basi di appoggio per un escursione sulle nostre montagne . Io non sono abilitato per fare queste cose , ma l’idea mi e sembrata molto interessante e ho voluto aiutare in quello che potevo .
Il gruppo scout di Roma , nella persona di Lorenzo mi ha contattato ed ho pianificato qualcosa con lui , per questo fantastico gruppo di Scout di 16-18 anni che voleva a tutti i costi visitare le 52 gallerie ed il massiccio del Pasubio.
Io non potevo essere a fianco di loro tutti i giorni , il percorso programmato aveva molte varianti e variabili , calcolate apposta per poter modificare eventuali problemi riscontrabili in un viaggio in completa autonomia .
Quello che è uscito da questo viaggio l’ho potuto vedere con i miei occhi , abituati a vivere in montagna , ma accompagnare loro in questo viaggio e stata una continua emozione , vista nei loro occhi con quell’entusiasmo di chi fa le cose con passione ed umiltà che contraddistingue gli scout .

Questa e la lettera che io ho scritto ai ragazzi :
Ciao Ragazzi , vi ho scritto questa lettera perchè ho ritenuto fosse giusto farlo , sono molto contento di avervi conosciuto ed in qualche modo sostenuto per il vostro viaggio , ho visto in voi cose molto belle, cose che purtroppo non si vedono più , oppure si vedono poco anche qui in una città di provincia dove abito io a Valdagno 27000 abitanti , in voi ho visto quei valori che si stanno disperdendo , amicizia , solidarietà , soprattutto volontà e voglia di fare , ma di fare bene . E facile dare la colpa della società di questa nostra perdita di valori , ma dobbiamo guardare dentro di noi , ognuno di noi per poter capire e fare uscire tutto quello di buono ha l’essere umano, ci saranno sempre persone pronte ad umiliarci ed ha illuderci ma noi sapremo sempre uscire a testa alta da tutte le situazioni perchè nelle vita ci abbiamo messo dei valori , ho qualcuno ce li ha insegnati . Voi tutti potreste essere miei figli , perchè come sapete le mie figlie hanno 19 e 16 anni a loro ho insegnato essere migliori di me , ma non perchè io abbia cercato di dare tutto quello che loro volevano , ma perchè ho dato a loro quello che ritenevo fosse giusto avessero e loro così sono cresciute . In voi ho visto tutto questo , e spero che continuerete su questa strada , senz’altro la più dura ma la più bella e quella che porta più lontano nel vita , e continuerete a coltivare passione e valori , diffondendoli alle generazioni dopo la vostra , non prendendo viceversa il cattivo esempio di chi povero nello spirito e nei valori si mette sulla cattiva strada , dando semplicemente colpa alla nostra società che comunque rimane una società malata. Io alle 52 gallerie ci sono salito quando ero lupetto a Valdagno 4 , avevo 7 anni , ormai sono 42 anni che ci salgo ed ogni volta le emozioni sono diverse , la montagna vi forgia il carattere e lo spirito , ho l’amate o non vi piacerà mai , ma se l’amate vi insegnerà molte cose , che porterete nel cuore per sempre .
Grazie ragazzi della bella esperienza , spero che anche voi abbiate raccolto qualche piccolo pezzo di esperienza per la vostra vita , e da questo possa nascere una profonda amicizia , perche nella vita le cose più preziose non hanno prezzo …la più importante e l’AMICIZIA.
Voglio chiudere la lettera queste massime a me più care :
“Ciò che ancora una volta mi ha insegnato la montagna è che non è importante la parete che decidiamo di scalare, la sua altezza o le sue difficoltà, ma lo spirito con cui l’affrontiamo, le emozioni e i sentimenti che ci può regalare” Hervè Barmasse
“Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male”. Renato Casarotto
Ciao Lorenzo e Ciao Ragazzi

La risposta di Lorenzo :
Ciao Luciano ,
il viaggio di ritorno e andato benissimo , le tue indicazioni sono state più che preziose ,e siamo riusciti ad arrivare in perfetto orario in stazione a Schio.
La tua lettera ha aperto il cuore a tutti e puoi ben immaginare la notizia di aver condiviso anche tu con noi un esperienza in passato come quella dello scoutismo quale sorpresa abbia portato nei ragazzi.
Francamente Luciano se tutto questo ha avuto luogo è stato grazie a te che hai curato minuziosamente ogni piccolo particolare e ci hai supportato logisticamente moralmente nelle difficoltà come solo uno scout può fare.
E’ stato bello camminare insieme in questa avventura scoprire cose nuove e conoscere un nuovo amico , i ragazzi sono tornati entusiasti e mi hanno detto che se dovessi passare da queste parti tra le tue “corsette” che faccelo sapere che ti veniamo a salutare , e se invece dovessi venire a Roma sarà un vero piacere per noi ospitarti e guidarti come tu hai fatto con noi .
Ora ti saluto e ti abbraccio augurandoti un forte BUONA STRADA come diciamo noi , e tu sai di certo cosa vuol dire .
A presto Lorenzo

Dopo tutte queste riflessioni , bisogna tirare una conclusione di queste giornate non prive di difficoltà , ma tutte superate con pazienza ed adattamento , ci sono stati problemi più o meno grandi , ma la forza e l’unità del gruppo hanno portato questa esperienza a far parte del bagaglio di ognuno di noi , ci ha insegnato che nella vita non si ha mai finito di imparare ed e questa l’essenza per vivere bene . La forza del gruppo sta nel lavorare per il gruppo , per il branco come si dice nei lupetti , a mettere da parte tutti i nostri sogni per un sogno comune , nel bene e nel male …tutti per uno uno per tutti …e non e facile in questa società malata di protagonismo individuale . Alla fine della storia mi avete accolto come uno di voi , ed e forse anche perchè io sono uno di voi , il regalo che mi avete fatto nella carta del Clan mi ha emozionato molto , mi sono commosso e non trovavo più le parole per ringraziarvi comunque e nel mio studio in un quadro incorniciato , mi dispiace solo che non ci siano tutte le vostre firme , ma anche di questo un giorno provvederemo …ancora una volta insieme . Vi ringrazio per il video che e arrivato il giorno prima del mio compleanno , mi ha commosso molto …
Grazie a tutti
…c’è ancora un sole scaldava le tue spalle quando toccai lo zaino , che tu portavi per me …















































































































































