Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Dopo aver imboccato la Valsugana da Bassano del Grappa si prosegue a sinistra del Brenta , oppure si percorre la superstrada per Trento fino ad arrivare ad un ponte per raggiungere le Grotte di Oliero , superata l’entrata delle Grotte e arrivati al cimitero di Oliero in località Londa , si lascia l’auto e si prosegue a piedi scendendo verso Oliero di sopra , da li in mezzo le case si nota il segnavia del sentiero che parte proprio in una specie di canale fluviale , il sentiero e molto bello e classico delle zone una mulattiera di ciotolato in perfette condizioni di manutenzione adibita una volta per fare salire il bestiame sugli alpeggi , anche questo incrocia parte dell’alta via del tabacco , un’altro sentiero molto bello che passa gli antichi terrazzamenti adibiti alla coltivazione essiccazione e contrabbando del tabacco fino ad arrivare sulla fantastica valle delle Pozzette dove e d’obbligo entrare nella malga Le Pozzette , molto bella e ben curata dove si può anche acquistare dei prodotti tipici . Il sentiero non presenta difficoltà tecniche e molto scorrevole e bello , questi sono sentieri molto vecchi che in Valstagna sono molto frequenti e in ottime condizioni , certo si sale quindi qualche difficoltà rimane .
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Dopo aver imboccato la Valsugana da Bassano del Grappa si prosegue a sinistra del Brenta , oppure si percorre la superstrada per Trento fino ad arrivare ad un ponte per raggiungere le Grotte di Oliero , superata l’entrata delle Grotte e arrivati al cimitero di Oliero in località Londa , si lascia l’auto e si prosegue a piedi superando la casa di riposo e si entra in un cortile di una casa segnalato attraverso il segnavia bianco rosso , si passa sotto un portico e si inizia una fantastica risalita attraverso i terrazzamenti ( masiere ) adibiti alla coltivazione del Tabacco , su supera una postazione di artiglieria e si entra nel sentiero dell’alta via del Tabacco , che viene percorso in parte , il sentiero e molto piacevole da percorrere anche se in alcuni tratti e ripido , molte sono le postazioni di avvistamento che permettono una visione panoramica del paese di Valstagna e della medesima valle , usciti dall’alta via del tabacco si incontrano diverse postazioni , si sale sulle cenge esposte, ma il sentiero è largo e buono, si attraversa l’impluvio della Valle Mille Covoli, quindi ai ricoveri del terrazzo roccioso, con grotte e trincee, della Grottona da dove si gode della più bella panoramica sulla Valbrenta, dalla forra di Cismon a Bassano del Grappa. Questo sentiero nel suo complesso e molto molto bello come del resto buona parte dei sentieri della Valstagna , anche se viene definito impegnativo io trovo che sia adatto a buona parte delle persone a cui piace la montagna , e d’obbligo una visita alla fantastica Malga Pozzette , che rientra nella parte di discesa del percorso per rientrare fino ad Oliero percorrendo prima il sentiero 800 e poi imboccando la fantastica mulattiera adibita alla salita del bestiame all’alpeggio sentiero 773
Complessivamente il sentiero, tra i più belli e panoramici della Valbrenta, è impegnativo e adatto ad escursionisti esperti ed allenati. Vi sono diversi tratti molto ripidi e faticosi, alcuni punti esposti tuttavia non pericolosi o difficoltosi data la larghezza della traccia. Da non sottovalutare la lunghezza ed il dislivello ed il fatto di trovarsi sempre in luoghi molto solitari ed isolati, nonostante all’inizio vi sia l’accompagnamento dei rumori della ‘civiltà’ della strada della Valsugana, e tra balze rocciose austere.
Cenni storici
Albino Celi ” El Vù “
Dedicato ad Albino Celi detto ‘El Vu’, per il fatto che dava del Voi a tutti, leggendaria figura di recuperante al quale si è ispirato il film ‘Il recuperante’ di Ermanno Olmi ed il libro ‘Le stagioni di Giacomo’ di Mario Rigoni Stern.
Pur essendo uno dei personaggi più noti in tutto l’Altopiano, erano in pochi a sapere il suo nome; il cognome non lo conosce quasi nessuno. Cominciò a lavorare ad Asiago, alla ricostruzione della città devastata dalla guerra. Un’attività che non gli piaceva perché alla sera doveva rispondere a qualcuno del suo operato, e infatti l’abbandonò presto per dedicarsi al recupero: un mestiere da poveri ma che non lo vincolava ad alcun capo o padrone. Cominciò a mettere insieme paletti in ferro, stufe da campo, legna da ardere. Tutte cose che i militari avevano abbandonato nelle trincee, nei baraccamenti, nelle gallerie e sul terreno. Poi si dedicò al recupero dei residuati bellici che era vietato, ma i controlli delle autorità erano scarsi e il Vu fu il pioniere di quella nutrita schiera di uomini che cercarono gli ordigni sparsi sull’Altopiano durante il primo conflitto. Li chiamavano i recuperanti. Per mangiare passavano il loro tempo cercando pezzi di metallo da vendere ai recuperi sparsi in zona. All’inizio si cercava il materiale pregiato come il rame, il bronzo, l’ottone, l’alluminio; il ferro era lasciato sul posto e raccolto alla fine, quando era l’unica roba commerciabile rimasta sul terreno.Diedero ispirazione al film di Ermanno Olmi “I recuperanti” e il modo di vivere in solitudine e in condizioni disagiate, per lo stile di vita semplice e schietto di Albino, figura più volte nel romanzo “Le stagioni di Giacomo” di Mario Rigoni Stern. Percorre la linea di postazioni approntate durante la prima guerra mondiale denominata ‘linea di sbarramento delle stelle e dei terrazzi’ (stelle per ‘stele’ o stee=tronchetti d’albero, e terrazzi per via delle masiere di Valstagna). Linea con capisaldi Col d’Astiago (raccordo sull’altopiano), Valstagna, Carpanè, Col Moschin (sul Grappa), con dietro l’altra linea di massima resistenza del Monte Campolongo (Rubbio, Altopiano), Tovi (Oliero), Case Gennari (Grappa), che dovevano coprire ed offrire la massima resistenza nel caso di sfondamento delle line dei ‘Tre Monti’ a Gallio durante la ‘Strafexpedition’ e controllare e battere il fondovalle della Valbrenta e Val Frenzela nel caso di sortite in valle. Per esigenze belliche venne approntato un acquedotto da Oliero (dalle sorgenti delle Grotte) al Col d’Astiago, sulle cui tracce è poi stato costruito l’attuale acquedotto che porta acqua sull’altopiano di Asiago.
Tratto Attrezzato e accessibile a tutti le corde servono come corrimano
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Come raggiungere
Dopo aver salito il costo di Asiago superato l’abitato di Tresche Conca si prosegue verso Canova per poi alla rotatoria imboccare la strada per Camporovere , dopodiche si prende la strada della Val D’assa fino ad arrivare al Passo Vezzena dove si lascia l’auto .
Descrizione
Questo itinerario e molto importante sotto il profilo storico per i grandi avvenimenti che successero nell’altipiano delle Vezzene , Basson , Campo Luserna , Forte belvedere una linea di aspi combattimenti .Il sentiero 205 non partirebbe da li ma da qualche km più a nord , ma risulta essere più utile partire da li salendo dopo l’albergo prima verso il forte Busa Verle da dove come narrava Fritz Weber parti il primo colpo di cannone verso il forte Vezzena perche avrebbero visto alcuni fanti italiani salire verso il forte. Si sale il sentiero 205 su un terreno ripido e divenuto oramai boschivo verso il forte Vezzena situato ad una quota molto più alta , il sentiero poi esce dal bosco e sale ripido su fondo roccioso e strapiombante verso il lago di Levico e Caldonazzo donando dei scenari fantastici ed incredibile , il sentiero e sicuro e non presenta difficoltà senonchè la salita che poi spiana leggermente quando si incrocia la mulattiera , per poi vedere il Forte nella sua grandezza il sentiero poi prosegue con saliscendi passando per Bocca di Forno , risalendo verso cima Mandriolo per poi arrivare fino a Porta Manazzo , con una visuale verso Malga Larici .
Cenni storici
Forte Busa Verle
Il forte Verle venne costruito come linea di sbarramento e di controllo per la Val D’assa e poco distante dal Passo Vezzena , in una specie di altipiano dove con la sua mole possente controllava il pianoro , era situato vicino al confine di stato austroungarico ed a causa della sua posizione fu bombardato più volte da l’artiglieria italiana . Come scriverà l’ufficiale del forte Verle Fritz Weber : le orecchie fischiano , le vene della fronte si inturgidiscono , il sangue esce dalle orecchie , …sei ore passate nell’osservatorio servono ad espiare tutti i peccati che un uomo normale può commettere nella sua vita . Nonostante i ripetuti attacchi il forte verle non fu mai preso dagli italiani , neanche dopo aver attaccato con l’artiglieria a più riprese non sono riusciti a penetrare a causa dei grovigli di reticolati e del fuoco incrociato delle mitragliatrici a difesa del forte . Un tentativo anche fu fatto per scavare un tunnel per minare e far saltare il forte abbandonato nel maggio del 1916 a causa della Strafexpedition .
La notte del 30 maggio 1915 dopo giorni di bombardamento il forte appariva fortemente danneggiato alcuni reparti del battaglione alpini Bassano tentarono un attacco appoggiati da alcuni reparti della Brigata Ivrea , ma la pioggia e il buio li colse in un terreno totalmente ignoto e furono respinti ancora prima di attaccare , nel forte intanto furono riparati alla meglio i danni subiti , mentre gli italiani piazzarono due obici da 305 il giorno 15 agosto del 1915 iniziarono un fuoco incessante fino al 25 per poi sferrare un un nuovo attacco da parte del battaglione 162 della Brigata Ivrea con la convinzione che l’opera sarebbe stata distrutta e abbandonata , ma l’unico obice rimasto e la difesa con le mitragliatrici della parte frontale del forte riservarono una sorpresa tremenda il tentativo di sfondamento italiano veniva respinto causando gravissime perdite . Fritz Weber
Forte Vezzena
Il forte di cima Vezzena , Spitz Vezzena costruito come occhio sull’altipiano dalla sua posizione permetteva un ottima visuale sia verso la Valsugana che passo Vezzena , divenendo un punto di osservazione e di difesa , costruito adattandosi alla sommità rocciosa di cima Vezzena con uno strapiombo verso la Valsugana di circa 1300 metri nel periodo della guerra di duramente battuto dai colpi di artiglieria italiana anche se molti proiettili grazie alla sua posizione strategica finirono per sorvolare la struttura finendo nella valle , ma il 30 maggio del 1915 il la 63° compagnia del battaglione alpini Bassano assalto le sue posizioni inutilmente occupando però l’ antistante vetta dello Spitz Leve. Ci riprovarono gli alpini del Val Brenta rimanendo impigliati nei reticolato divenendo bersagli per le mitragliatrici del forte , gli italiani riuscirono però ad impedire i rifornimenti al forte , che venivano fatti la notte con rischi grossissimo a causa del fuoco del piccolo e medio calibro. Il forte era armato con 5 mitragliatrici Schwarzlose da 8 mm poste in due casematte corazzate fisse, ed una nell’osservatorio girevole posto sulla sommità dell’opera. Non era dotato di artiglieria, ma durante l’estate 1915 venne portato nei pressi del forte, in posizione defilata dai tiri dell’artiglieria italiana, un cannone da 75 mm da montagna, che fu usato anche in funzione di artiglieria antiaerea.
Porta Manazzo
Porta Manazzo zona molto importante per gli italiani costituita da una guarnigione di circa 300 uomini con molte bocche da fuoco distribuite sull’avvallamento proprio per impedire agli austroungarici gli approvvigionamenti sul Forte Vezzena e il forte Busa Verle :
La 147° con un obice da 305mm , la 540° con 4 cannoni da 149mm tipo G , la 563°con 2 cannoni da 149mm di tipo A , in tutto erano 10 pezzi di artiglieria , ai quali si aggiungevano la 145° con un altro obice da 305mm piazzato in valle degli Sparavieri e la 543° con 4 obici da 210mm piazzati a Costa di sopra.
Altopiano delle Vezzene e Basson
Qui riporto una piccola cronistoria tratta dal Libro :
1914-1918 La grande Guerra sugli Altipiani ( Edizioni Rossato ) La tragedia del Basson nelle parole di un superstite (Ricordi del generale Zava nel 50° della battaglia )
Il settore che più ci interessava era il campo trincerato fra i declivi della Val d’Astico e quelli, quasi a picco sulla Valsugana, e si stendeva dai forti di Luserna alle posizioni fortificate di Costalta e del Basson, ai forti di Busa di Verle e Cima Vezzena, che dal nemico, assieme all’apparato difensivo di cui si è detto, era chiamata «La trincea d’acciaio» e costituiva la cortina esterna della difesa di Trento. Tutte le posizioni approntate a difesa anche fuori dei forti veri e propri, erano costituite da triplice o almeno duplice ordine di trincee molto robuste e coperte, con antistanti due o tre fasce di reticolati di filo spinato larghe circa tre metri. Nonostante queste condizioni, le artiglierie dei nostri forti e delle nostre batterie ottennero nei primi giorni effetti che parvero prodigiosi. I nostri tiri, bene aggiustati sui forti di Luserna, Cima Vezzena, Busa di Verle arrecarono danni assai gravi da farei ritenere, per qualche settimana, che le pericolose bocche da fuoco del Luserna dovessero tacere per sempre e che anche il forte Verle avesse ridotto la sua capacità distruttrice. Si allentò di conseguenza anche il nostro fuoco dei forti e delle batterie mentre ci furono inviati anche cannoni più potenti, i 210 e batterie navali. I primi, di ghisa, scoppiavano dopo pochi colpi; i secondi dovettero fermarsi in attesa che venissero costruite le strade mancanti per il loro trasferimento. Ma intanto gli Austriaci ci avevano preceduto, riparando silenziosamente i guasti arrecati ai forti, restituendo loro la primitiva efficenza ed aggiungendo, in posizioni più arretrate, allo scoperto, ma ben scelte e difese, batterie da 105 cm. e 152 cm., modernissime e quindi più micidiali. Inoltre, gli Austriaci portavano un paio di obici da 30,5 cm. che in pochi giorni, con tiri ben aggiustati, misero fuori servizio il forte Verena. Un solo colpo centrò la postazione di un cannone, scoppiando dentro al forte stesso ed uccidendo circa 40 artiglieri. Uguale sorte subì il forte di Campolongo e gi altri distanti dalle nostre posizioni. Questa fu una grave iattura per la nostra nazione, poiché venne a mancare il tiro di preparazione sulle basi austriache da attaccare e non permise la distruzione dei reticolati in modo da aprire ampi varchi attraverso i quali doveva sferrarsi l’attacco dei nostri Fanti. I gravi irreparabili danni subiti dai nostri forti e la mancanza dei loro tiri ebbero anche un effetto depressivo sul morale di tutti noi che avevamo la sensazione di veder crollare il tetto della nostra casa. Chi ha fatto la guerra ben può quindi immaginare quale fosse lo stato d’animo della truppa che si accingeva all’attacco, rendendosi conto di non aver altro appoggio che nel proprio coraggio e nelle proprie forze, fisica e soprattutto morale. Questa era la nostra generale convinzione, nonostante la vigorosa azione preparatoria allorché dal comando di settore fu decisa l’offensiva. L’azione venne preceduta come sempre da una conferenza avvenuta alle Mandrielle, dove per l’occasione, il comandante della 34° Divisione Generale Oro, riunì a rapporto i comandanti ai suoi ordini. La Divisione era composta organicamente: Brigata Ivrea 153°-154° Fanteria-Brigata Treviso 115°-116° Fanteria – Battaglione Alpini di Val Brenta – Gruppo Oneglia di artiglieria montagna ed una compagnia di zappatori del Genio comandata dal Capitano Vece. È da notare che nel corso di tale rapporto, nella discussione intervenuta a seguito delle parole di incitamento del Generale, il Col. Riveri, che aveva fatto riconoscere il più possibile il fronte d’attacco dai suoi ufficiali guastatori, obiettò come sino a quel momento fosse mancata l’azione dell’artiglieria per un tangibile risultato rivolto alla distruzione o almeno al danneggiamento del reticolato, in modo che gli attaccanti potessero, attraverso i varchi aperti, portarsi al rovescio delle trincee per espugnarle o per sguarnirle dai difensori. Con l’usato piglio soldatesco il Col. Riveri disse, senza mezzi termini, che i varchi non erano stati aperti e che pertanto era costretto ad esprimere il suo disappunto e le sue riserve per la rapida occupazione, in caso di azione a fondo, dei trinceroni del Basson. Chi fu presente narra come il Generale Oro, valoroso ma della vecchia scuola conformista, che non gradiva rilievi, rispondesse con la cinica frase «I reticolati si aprono con i denti o coi petti». Il Col. Riveri fu molto avvilito, ritenendo giustamente di essere stato frainteso, mentre il suo coraggio ed il suo valore erano ben conosciuti fin dalle azioni in Libia, quale aiutante del generale Cantore alla conquista del Garian, nel corso di un’azione in cui si era meritato la medaglia d’argento. Questo particolare abbiamo tenuto ricordare in quanto può aver avuto qualche riflesso nella generosa impulsività del Col. Riveri nel guidare l’azione d’attacco al Basson. I piani dell’operazione della Divisione erano i seguenti: la Brigata Ivrea ed il Battaglione Alpini Val Brenta avrebbero dovuto attaccare risolutamente le posizioni nemiche di Vezzena, Verle e possibilmente occuparle; il 115° Fanteria della Treviso rincalzato da un battaglione del 116° avrebbe dovuto agire con azione fiancheggiatrice e dimostrativa sul fortino Basson. A richiesta del Col. Riveri, comandante il 115° Reggimento, venne compresa nell’ordine di operazione la facoltà di impegnare a fondo il Reggimento qualora si fosse presentata l’occasione favorevole e vennero assegnate due batterie dell’artiglieria divisionale che dovevano spostarsi da Campo Rosà al Costesin per seguire il movimento delle truppe e sostenere con un tiro diretto l’azione del 115°, qualora questo si fosse impegnato a fondo. Ed ecco come si svolsero le varie fasi del combattimento: all’ora prescritta, le 23 esatte del 24 agosto, quando i Fanti della Ivrea e gli Alpini del Val Brenta iniziavano l’attacco, i Fanti del 115°, si erano già portati sulla posizione di partenza da Malga Brusolada pronti a slanciarsi in avanti contro il Basson. Disgraziatamente, sulla destra per la micidiale reazione del nemico, il Comando di Ivrea, con il Battaglione Val Brenta erano costretti a sostare nel Bosco Varagna e a desistere dall’impresa loro assegnata dell’occupazione delle posizioni di Vezzena-Verle. Nel frattempo, sul fronte del 115°, Basson, gli esploratori e guastatori del II e 111Battaglione avevano già iniziato in più punti il taglio dei reticolati, riuscendovi in parte. Secondo gli ordini del Comandante di reggimento il 110 Battaglione con il Col. Curti, era stato dislocato in prima linea con due compagnie, esattamente la Vela VIII; in posizione avanzata, le altre due, la VI e la VII di rincalzo, mentre il 111 Battaglione, comandato dal Cap. Savardo, veniva schierato alla sinistra del 110 Battaglione, pure con due compagnie in prima linea e con le altre due ammassate a Casera Bisele, ed infine il primo Battaglione, al comando del Ten. Col. Marchetti, in seconda linea a 200 metri dal II Battaglione, al coperto nel bosco…
Questo resoconto parzialmente vero presenta alcune note e precisazioni non veritiere e in alcuni casi errate sulle vicende della battaglia di Col Basson .
Fonte : Franco Luigi Minoia ” L’assalto di Col Basson “Editrice Lampi di Stampa
Qui sotto il monumento eretto a 300 metri da colle Basson in memoria dei Fanti del 115° Treviso
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo aver preso la strada che porta a Caltrano si arriva alla Chiesa si prosegue verso Camisino alla prima curva si nota una strada che sale su una valle ed il segnavia di legno , non quello ufficiale del CAI anche se lo stesso riporta il numero del segnavia 677 . Li nel posteggio delle scuole si può mettere l’auto e si sale passando attraverso un piccolo parco giochi per bambini .
Questo anello è composto dal sentiero 677-673-661-665 si parte salendo il 677 e molto bello in buona parte boschivo e sale a zig zag non troppo impegnativi ma comunque richiede un buon allenamento fisico , supera numerose opere belliche come ricoveri , postazioni di mitragliatrici , trinceramenti sulla Costo Grumo e varie opere militari , il sentiero dapprima entra nel bosco della Val Larga , poi attraversa un crinale con diversi trinceramenti per poi salire con un rapido zig zagare del Costo grumo dove si riesce a godere di un panorama molto bello sulla pianura.
Poi si seguire il 673 di collegamento (esiste anche una strada forestale più alta del 673 che porta fino a bocchetta Paù ‘ cosi facendo non si perde quota prendendo il 673 ( Vedi il 673 di raccordo ) , si può volendo salire fino a Monte Paù e cima del Gallo ritornando poi sul 673 , per poi scendere fino al bivio con il 665 che porta a Mosson e poi percorrere la strada asfaltata fino a rientrare a Caltrano . Questo anello nel complesso molto bello propone una parte interessante di territorio con la piena panoramica della pianura sottostante , grazie anche ai suoi tratti al di fuori del bosco , per le persone che soffrono il caldo e da evitare nei mesi più caldi proprio perche i tratti boschivi sono pochi
Tempo di percorrenza del sentiero: 3h00 Bocchetta Baù 3h30 Cima del Gallo
Dislivello totale : 1000 m
Quota massima raggiunta : 1286 m Bocchetta Baù 1471 Cima del Gallo
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo aver preso la strada che porta a Piovene Rocchette , si prosegue in direzione Cogollo del Cengio , guardate bene le indicazioni e svoltate a destra per andare a Mosson , salite fino alla chiesa di Mosson , e li lasciate l’auto , proprio davanti alla chiesa noterete il segnavia del 665 .
Il sentiero non presenta difficoltà ne tecniche ne fisiche , sale sempre con un zig zag abbastanza monotono nella Val Terragna si esce dal paese e si incrocia la strada del Costo , la si attraversa mantenendo la destra ed imboccando il proseguo del sentiero , si arrova a superare una sorgente e poi si prosegue nella valle con una serie quasi infinita di tornanti , il sentiero e molto esposto al sole per chi soffrisse del caldo e da evitare nel periodo estivo per la mancanza di piante a proteggersi , superata la metà del percorso si iniziano a vedere opere militari poi arrivati alla fine del sentiero si entra nel 673 , per poi salire mantenendo la sinistra fino a bocchetta Baù , raggiungendo fino a sotto le cengie quasi in quota , io ho segnato il percorso fino ad arrivare a monte Paù , Cima del Gallo . La discesa a mio avviso dev’essere fatta dal sentiero 671 , anche se per i più preparati consiglio il 677 . Io sinceramente sono salito dal 677 e disceso dal 665 .
Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000
Descrizione
Dopo aver salito il costo di Asiago superato l’abitato di Tresche Conca si prosegue verso Canova per poi alla rotatoria imboccare la strada per Camporovere , dopodiche si prende la strada della Val D’assa fino ad arrivare al Passo Vezzena dove si lascia l’auto .
Il sentiero 205 non partirebbe da li ma da qualche km più a nord , ma risulta essere più utile partire da li salendo dopo l’albergo prima verso il forte Busa Verle (vedi il post Busa Verle) da dove come narrava Fritz Weber parti il primo colpo di cannone verso il forte Vezzena perche avrebbero visto alcuni fanti italiani salire verso il forte. Si sale il sentiero 205 su un terreno ripido e divenuto oramai boschivo verso il forte Vezzena situato ad una quota molto più alta , il sentiero poi esce dal bosco e sale ripido su fondo roccioso e strapiombante verso il lago di Levico e Caldonazzo donando dei scenari fantastici ed incredibile , il sentiero e sicuro e non presenta difficoltà senonchè la salita che poi spiana leggermente quando si incrocia la mulattiera , per poi vedere il Forte nella sua grandezza ( vedi post Forte Spitz Vezzena – Werk Vezzena ) il sentiero poi prosegue con saliscendi passando per Bocca di Forno , risalendo verso cima Mandriolo per poi arrivare fino a Porta Manazzo , con una visuale verso Malga Larici .
Cenni storici
Porta Manazzo zona molto importante per gli italiani costituita da una guarnigione di circa 300 uomini con molte bocche da fuoco distribuite sull’avvallamento proprio per impedire agli austroungarici gli approvvigionamenti sul Forte Vezzena e il forte Busa Verle :
La 147° con un obice da 305mm , la 540° con 4 cannoni da 149mm tipo G , la 563°con 2 cannoni da 149mm di tipo A , in tutto erano 10 pezzi di artiglieria , ai quali si aggiungevano la 145° con un altro obice da 305mm piazzato in valle degli Sparavieri e la 543° con 4 obici da 210mm piazzati a Costa di sopra.
Tempo di percorrenza del sentiero: 0h50 fino al bivio
Dislivello totale : 140 m
Quota massima raggiunta : 1278 m
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Questo sentiero non è altro che un raccordo tra il 677 e principalmente il 671 , il 665 , e un collegamento con la bocchetta e Monte Baù e con la cima del Gallo , viene usato sopratutto per evitare la discesa sullo stesso sentiero in cui si è saliti . Per quanto riguarda il collegamento tratteggiato in rosso , al di sopra del sentiero 673 e denominato sentiero dei forestali la lunghezza del percorso e la stessa , solo che il percorso superiore risulta molto più panoramico e più in quota senza tanti saliscendi e porta direttamente a Bocchetta Baù e per riprendere uno dei sentieri che scendono bisogna per forza prendere il 673 . Quindi e bene scegliere il sentiero da praticare e riassumendo si può dire che :
-Se si vuole andare da malga Sunio a Bocchetta e Monte Baù conviene prendere il sentiero dei Forestali
-Se si vuole invece scendere a Caltrano prendere il 673 poi il 671 .
-Se si vuole scendere a Mosson prendere il 673 e poi il 665
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Dopo aver preso la strada che porta a Caltrano si arriva alla Chiesa si prosegue verso Camisino alla prima curva si nota una strada che sale su una valle ed il segnavia di legno , non quello ufficiale del CAI anche se lo stesso riporta il numero del segnavia 677 . Li nel posteggio delle scuole si può mettere l’auto e si sale passando attraverso un piccolo parco giochi per bambini .
Il sentiero e molto bello in buona parte boschivo e sale a zig zag non troppo impegnativi ma comunque richiede un buon allenamento fisico , supera numerose opere belliche come ricoveri , postazioni di mitragliatrici , trinceramenti sulla Costo Grumo e varie opere militari , il sentiero dapprima entra nel bosco della Val Larga , poi attraversa un crinale con diversi trinceramenti per poi salire con un rapido zig zagare del Costo grumo dove si riesce a godere di un panorama molto bello sulla pianura.
Poi per il rientro si può seguire il 671 , dopo aver percorso il 673 di collegamento (esiste anche una strada forestale più alta del 673 che porta fino a bocchetta Paù ‘ cosi facendo non si perde quota prendendo il 673 Vedi pos 673 di raccordo ) , si può volendo salire fino a Monte Paù e cima del Gallo ritornando poi sul 671 , per persone più preparate si può scendere dal 665 che porta a Mosson e poi percorrere la strada asfaltata fino a rientrare a Caltrano .
Tempo di percorrenza del sentiero : 5h00 Chiesa Frizzon fino Hanepoz
Dislivello totale : 920 m
Quota massima raggiunta : 1703 m
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Si sale fino ad Asiago e si prende la strada che porta a Gallio , dopo si prosegue verso Foza e superato l’abitato si sale verso il rifugio Marcesina , si continua a salire fino ad entrare nella Piana di Marcesina , si lascia l’auto nel posteggio dell’albergo Marcesina .Io li voglio dividere in 2 anche se sarò costretto a modificarne la percorrenza e lo farò con due colori distinti il rosso quello che sto descrivendo e il verde per il ritorno.
Si può con un’itinerario diverso dopo aver superato Foza proseguire per Enego ed usciti dal paese continuare fino a Chiesa di Frizzon dove parte il sentiero 869 , si continua a salire percorrendo l’869 e poi mantenendo la destra proseguire per lo stesso sentiero mentre sulla sinistra sale l’869B . Ma a mio avviso e una cosa che sconsiglio perche si perderebbe la parte piu bella del percorso sulla piana di Marcesina , presso l’albergo Marcesina .
VOGLIO RICORDARE CHE IL SENTIERO NON PERCORRE TUTTA LA LINEA DI CONFINE INDICATA DAI CIPPI L’UNICO CHE PERCORRE TUTTI I CIPPI E QUELLO MISTO RIPORTATO NEL POST ( SENTIERO DEI CIPPI )
Partendo dalla Chiesa di Frizzon
Se si parte dalla Chiesa di Frizzon si continua a salire fino a località Stazio per poi proseguire sulla destra fino ad entrare in una strada sterrata che passa per contrada Binda per poi salendo fino a Croce da Campo cippo 25 per poi passare sul Passo della Forcellona e scendere fino all Albergo Marcesina e salire verso la Malga Marcesina , prendendo poi la sinistra dal cippo 13 si prosegue fino al cippo 7 e poi si rientra nella carrareccia fino a Colle Lagosin proseguendo ancora fino alla fine della strada per poi imboccare il sentiero che incrocia l’842 dei Castelloni di San Marco , e ridiscendere fino ad arrivare al cippo 2 e Hanepoz . Il ritorno per il percorso verde
Partendo da Voi siete qui (parte verso Valmaron )
Se invece si fa come ho fatto io si percorre da dove segnalato (voi siete qui )il percorso utilizzando tutti e due i sentieri 869-869B di ritorno lo si può per correre tutto prima da una parte poi dall’altra . Dall’albergo Marcesina si prende la carrareccia che porta verso lil Passo della forcellona scendendo verso Valmaron ma tenendo la sinistra si superano i cippi 22-23-24-25 poi si scende verso contrada Binda e poi attraverso la carrareccia si arriva all’inizio della strada asfaltata e da li arrivati in contrada Stazio si imbocca 869B contrassegnato con il verde e si sale fino ad arrivare in località Valmaron e poi al Rifugio Omonimo , si risale la pista da sci fino ad ritornare al Passo della Forcellona e poi rientrare all’Albergo Marcesina .
Partendo da Voi siete qui (parte verso Hanepoz )
Se invece partendo sempre dalla posizione segnalata ( voi siete qui ) si percorre la strada sterrata prendendo poi la sinistra dal cippo 13 si prosegue fino al cippo 7 e poi si rientra nella carrareccia fino a Colle Lagosin proseguendo ancora fino alla fine della strada per poi imboccare il sentiero che incrocia l’842 dei Castelloni di San Marco , e ridiscendere fino ad arrivare al cippo 2 e Hanepoz . il ritorno per l’869B risulta più difficile , per quanto riguarda l’orientiering ma va a completare il percorso di questo difficile anello , non tanto per la pendenza ma per la sua lunghezza del tempo
Sentiero dei Cippi
Se si vuole coprire interamente il sentiero dei cippi percorrendo l’ 869 sappiate che metà cippi non si vedranno , stessa cosa dicasi per il 869B non si riuscirà a coprire tutti i cippi . Pertanto io provvedo a documentare il sentiero dei cippi come tale non tenendo conto della variazione del segnavia , sarà pertanto vostra la discrezione di imboccare il giusto segnavia . Ricordo inoltre che il sentiero non risulti ben segnalato in alcune parti importanti per l’orientamento e che bisogna in ogni caso valutare bene la lunghezza di questi due sentieri . E un vero peccato perche questo sentiero dei cippi di confine eretti nel 1752 sia fantastico , con un sottobosco e terreno adibito al pascolo molto bello e molto ben tenuto , ed panorami sulla piana di Marcesina , Valmaron e la Valsugana veramente unici e fantastici . Vedesi Post ” Sentiero dei Cippi “
Se userete la mappa del CAI dell’Altipiano dei sette comuni sappiate che non e uno solo il sentiero da percorrere e che l’altro sarebbe usato per il ritorno , mettendo l’auto sulla piana di Marcesina percorrerete così meta sentiero dei cippi e il ritorno sul normale e lo stesso dicasi per la direzione opposta , a mio avviso la soluzione più bella e quella di partire dal cippo 28 situato sopra la chiesa di Frizzon per poi fare ritorno dall’altro , se eventualmente avete 2 giorni di tempo potrete suddividere i percorsi in due fasi : 1° fase i cippi dal 14 al 28 , 2° fase dal 13 al 1 sfruttando il ritorno dal sentiero opposto .
VISTO LA COMPLESSITA’ DI QUESTI SENTIERI E LA LORO LUNGHEZZA , LE SEGNALAZIONI IN ALCUNI CASI POCO CHIARE (E DALLA MIA MAPPA SI VEDE IL PERCHE’ ) HO VOLUTO CONTRASSEGNARE IL SENTIERO DI RITORNO SIA CHE SI VADA A DESTRA CHE A SINISTRA DAL PUNTO DI PARTENZA . IL VERDE 869B MENTRE IL ROSSO 869
Tempo di percorrenza del sentiero : 4h45 Chiesa Frizzon fino Hanepoz
Dislivello totale : 900 m
Quota massima raggiunta : 1700 m
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizioni
Si sale fino ad Asiago e si prende la strada che porta a Gallio , dopo si prosegue verso Foza e superato l’abitato si sale verso il rifugio Marcesina , si continua a salire fino ad entrare nella Piana di Marcesina , si lascia l’auto nel posteggio dell’albergo Marcesina oppure proseguendo a sinistra su un posteggio vicino all’imbocco del sentiero su un area attrezzata per il pic-nic. Io li voglio dividere in 2 anche se sarò costretto a modificarne la percorrenza e lo farò con due colori distinti il rosso quello che sto descrivendo e il verde per il ritorno.
Si può con un’itinerario diverso dopo aver superato Foza proseguire per Enego ed usciti dal paese continuare fino a Chiesa di Frizzon dove parte il sentiero 869 , si continua a salire percorrendo l’869 fino ad un bivio sulla sinistra , imboccando così l’869B ma a mio avviso e una cosa che sconsiglio perche si perderebbe la parte piu bella del percorso sulla piana di Marcesina .
VOGLIO RICORDARE CHE IL SENTIERO NON PERCORRE TUTTA LA LINEA DI CONFINE INDICATA DAI CIPPI L’UNICO CHE PERCORRE TUTTI I CIPPI E QUELLO MISTO RIPORTATO NEL POST ( SENTIERO DEI CIPPI )
Partendo dalla Chiesa di Frizzon
Se si parte dalla Chiesa di Frizzon si continua a salire fino a località Stazio per poi entrare nelle piste da sci di Valmaron con l’omonimo rifugio , si sale ancora sulla carrareccia sterrata , fino ad incrociare l’869 e proseguire per il Passo della Forcellona per poi scendere alla Malga Marcesina e passando per la Cappella di San Lorenzo e poi si passa per malga Buson proseguendo per un strada sterrata fino ad arrivare a Colle Lagosin e rientrando poi nel sentiero dei cippi si prosegue fino ad Hanepoz , ovvero il cippo N°1
Partendo da Voi siete qui (parte verso Valmaron )
Se invece si fa come ho fatto io si percorre da dove segnalato (voi siete qui )il percorso utilizzando tutti e due i sentieri 869-869B di ritorno lo si può per correre tutto prima da una parte poi dall’altra . Poco prima di arrivare sulla Malga Buson si passa un’area attrezzata per il pic-nic e li si può lasciare l’auto , si scende verso sinistra sul sentiero segnalato che Passa per la cappella di San Lorenzo e poi Malga Marcesina per poi salire al Passo della Forcellona scendendo un po e mantenendo la destra si arriva fino a Valmaron e costeggiando la strada fino a Contrada Stazio dove si troverà il segnavia del 869 , per ritornare alla posizione iniziale si ripercorre il sentiero 869 che io ho appositamente segnalato in verde evitando così di percorrere di nuovo lo stesso percorso.
Partendo da Voi siete qui (parte verso Hanepoz )
Se invece partendo sempre dalla posizione segnalata ( voi siete qui ) si percorre la strada sterrata si arrivera ad un bivio situato a ridosso di una curva dalla strada , si prosegue fino ad incontrare un bivio a destra che porta al Rifugio Barricata dopo aver percorso circa 100 metri sulla sinistra riprende 869B e riprendono i cippi dal 5 fino ad arrivare a quello di Hanepoz n°1 , il ritorno lo si fa percorrendo prima un pezzo di percorso 842 che porta verso i castelloni di San Marco e poi imboccando il percorso 869 verde , fino a ritornare al punto di partenza .
Sentiero dei Cippi
Se si vuole coprire interamente il sentiero dei cippi percorrendo l’ 869 sappiate che metà cippi non si vedranno , stessa cosa dicasi per il 869B non si riuscirà a coprire tutti i cippi . Pertanto io provvedo a documentare il sentiero dei cippi come tale non tenendo conto della variazione del segnavia , sarà pertanto vostra la discrezione di imboccare il giusto segnavia . Ricordo inoltre che il sentiero non risulti ben segnalato in alcune parti importanti per l’orientamento e che bisogna in ogni caso valutare bene la lunghezza di questi due sentieri . E un vero peccato perche questo sentiero dei cippi di confine eretti nel 1752 sia fantastico , con un sottobosco e terreno adibito al pascolo molto bello e molto ben tenuto , ed panorami sulla piana di Marcesina , Valmaron e la Valsugana veramente unici e fantastici . Vedesi Post ” Sentiero dei Cippi “
Se userete la mappa del CAI dell’Altipiano dei sette comuni sappiate che non e uno solo il sentiero da percorrere e che l’altro sarebbe usato per il ritorno , mettendo l’auto sulla piana di Marcesina percorrerete così meta sentiero dei cippi e il ritorno sul normale e lo stesso dicasi per la direzione opposta , a mio avviso la soluzione più bella e quella di partire dal cippo 28 situato sopra la chiesa di Frizzon per poi fare ritorno dall’altro , se eventualmente avete 2 giorni di tempo potrete suddividere i percorsi in due fasi : 1° fase i cippi dal 14 al 28 , 2° fase dal 13 al 1 sfruttando il ritorno dal sentiero opposto .
VISTO LA COMPLESSITA’ DI QUESTI SENTIERI E LA LORO LUNGHEZZA , LE SEGNALAZIONI IN ALCUNI CASI POCO CHIARE (E DALLA MIA MAPPA SI VEDE IL PERCHE’ ) HO VOLUTO CONTRASSEGNARE IL SENTIERO DI RITORNO SIA CHE SI VADA A DESTRA CHE A SINISTRA DAL PUNTO DI PARTENZA . IL VERDE 869 MENTRE IL ROSSO 869B