Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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Val Falcina – Lago del Mis

Pubblicato da luke007 in 10 giugno 2023
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: belluno, val del mis. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del anello :  2h30

Dislivello totale : 250 m       

Quota massima raggiunta  : 660 m

Cartografia : Lagiralpina  n°3 Dolomiti Agordine e Val di Zoldo 1:25000

Come raggiungere

Dopo essere saliti per andare verso Belluno ed aver superato Santa Giustina , si prende verso Sospirolo , prendendo poi quella che porterà attraverso la Valle del Mis , sull’omonimo lago. Superata la galleria e il ponte si potrà raggiungere il punto di partenza della Valle Falcina .

Descrizione

Il percorso non richiede un impegno fisico , si tratta di circa 4 km e con un dislivello abbastanza semplice e quasi per tutti , si tratta di un sentiero naturalistico , ed essendo in un ambiente poco praticato dai più se ne può cogliere la sua meravigliosa bellezza , qui in questo suggestivo ambiente , in questa spaccatura incisa dalla Valle di Burt e Valle Falcina , presentano specie di flora e fauna molteplici ed importanti , come le Pino nero, Ambretta di Ressmann, Campanula della Carnia, Euforbia di Kerner . Mentre per quanto riguarda l’aspetto faunistico , soprattutto numerosissimi passeriformi e altre interessanti specie come l’aquila reale e il picchio nero. La presenza del lago permette di osservare anfibi, la natrice dal collare e, fra gli uccelli, il germano reale e la ballerina gialla.

Osservazione del paesaggio

le rocce presenti in questa zona hanno età comprese tra 220 e 100 milioni di anni la più antica è la dolomia principale sovrastata dei calcari grigi che hanno uno spessore di circa 400 m gli strati rocciosi sono molto inclinati quasi verticali sono stati profondamente incisi dal torrente falcina che ha creato una tipica valle fluvio torrentizia alla sezione V una valle difficile da percorrere perché l’inclinazione degli strati è impedito la formazione di pendii dolci e di cengie che in altre zone delle Dolomiti sono stati sfruttati per creare sentieri e la Val falcina si è formata in corrispondenza della faglia del Pizzocco una profonda spaccatura degli strati rocciosi lungo la quale si ha lo scorrimento di una parte rispetto all’altra lungo le faglie delle rocce sono fratturate e quindi più facilmente erodibili osservate l’ampia superficie pianeggiante che scende verso il lago e ospita struttura del parco è quello che i geologi chiamano conoide alluvionale e si è formato dalla distribuzione a ventaglio dei materiali trasportati nel passato del torrente dei suoi lavori di scavo .

Col della feda

Nel Parco vivono due specie di pini ha portamento arboreo, il Silvestre e il Pino nero i pini sono alberi detti ai pionieri perché conquistano antiche frane e detriti consolidati il Pino si veste e si riconosce facilmente per la corteccia arancione nella parte più alta del fusto e lo si può trovare in tutta Europa fino alla Siberia il Pino nero invece ha corteccia grigia scura su tutte le sue lunghezza aghi scuri molto lunghi una specie balcanica per questo nel parco è osservabile solo nel settore orientale e qui in valle del Mis sono presenti i nuclei spontanei più occidentali di tutte le Alpi il bosco che cammina anche il bosco può camminare e quello che è accaduto qui sul col della feda che significa Colle della pecora un tempo utilizzata per il pascolo ovino quest’area è stata poi abbandonata il bosco ha così preso il sopravvento ricolonizzato i vecchi pascoli dapprima con l’arrivo degli arbusti poi con quello degli alberi come il carpino nero la betulla e il Pino nero il ritorno del bosco è un processo più veloce di quanto si possa pensare in alcune zone del parco i prati abbandonati vengono recuperati del bosco ad una velocità che può superare il metro all’anno.

Le tracce animali

Vedere gli animali soprattutto in un bosco , cioè nel loro ambiente naturale non è cosa semplice molto più facile imbattersi nei loro tracce ad esempio osservando gli arbusti potrete scoprire che corteggiamenti sono dovuti agli sfregamenti che hanno i maschi di capriolo per marcare il loro territorio lungo il sentiero o sui sassi emergenti potrete trovare degli escrementi gli hanno lasciati per marcare il territorio le faine e le volpi che abitano su questo bosco più facile incontrare direttamente sono i rettili nelle radure potrete incontrare l’orbettino e nelle giornate umide e piovose la natrice dal collare .

Nidi di Picchio

Guardando via attorno potrete anche trovare forse con un pò di fortuna il grosso buco fatto dal Picchio nero è il più grande dei picchi può raggiungere un’altezza di mezzo metro con un’apertura alare di 70 cm , le sue dimensioni il colore uniforme nero lo rendono inconfondibile , il capo è completamente rosso nel maschio è parzialmente colorato nella femmina , predilige i boschi di faggio , Abete bianco, Abete rosso si nutre di insetti che abitano in legno e li cattura scavando i tronchi con il forte becco è difficile da vedere perché molto schivo se ne vette la sua presenza perché emette un caratteristico Cri-cri-cri o un prolungato fischio udibile a grande distanza , i nidi che vengono abbandonati del Picchio nero vengono usati molto spesso dalla civetta capogrosso.

Esiste inoltre una piccola Area Ristoro, Camper e Punto Informativo Pian Falcina :

Per informazioni e prenotazioni: gestore Patrizio De Biasi 348 415 2619

I cadini del Brenton – Lago del Mis

Pubblicato da luke007 in 9 giugno 2023
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: belluno, val del mis. Lascia un commento

I CADINI DEL BRENTON

Tempo di Percorrenza : 40 minuti

Cartografia : Lagiralpina  n°3 Dolomiti Agordine e Val di Zoldo 1:25000

Come raggiungere

La cascata della soffia si raggiunge salendo fino a nord del lago lasciando l’auto nel piccoli punti dove è possibile sostare , mentre nel periodo estivo risulta aperto l’ampio posteggio situato dopo il ponte .

Descrizione

Una delle escursioni più belle sono i cadini di evorsione del Brenton , ovvero dei cadini , che si creano quando l’acqua scorre con forte pressione ed incontra ostacoli generando una serie di turbinii e vortici con trascinamento di ghiaino che erode così le pareti creando le cosidette nicchie di evorsione . I cadini sono il risultato di passaggio di acqua nei milioni di anni , il percorso non presenta difficoltà neanche per i ragazzi e bambini , la trasparenza di queste acque incontaminate rimane di rara bellezza , un luogo in cui si rimane a bocca aperta davanti alle meraviglie che la natura del Parco Nazionale delle dolomiti bellunesi ci regala , manteniamolo cosi, come l’abbiamo trovato … incontaminato… alla fine di questo anello anche il piccolo parco botanico completerà questo piccolo impagabile viaggio.

L’accesso ai Cadini sarebbe a pagamento , ma se trovate chiusa la biglietteria , l’accesso è libero

Regolamento di visita
I Cadini del Brenton sono uno spettacolo della Natura straordinario e delicato.
Per conservarlo ti chiediamo di rispettare alcune semplici regole:
– non uscire dai sentieri segnati,
– non abbandonare rifiuti,
– non raccogliere o danneggiare le piante,
– tieni il tuo cane al guinzaglio.
Ti ricordiamo inoltre che è vietato fare il bagno nei Cadini e stendersi a prendere il sole lungo i loro bordi.

https://www.dolomitipark.it/visitare-il-parco/itinerari/a-piedi/sentieri-tematici/i-cadini-del-brenton/

Esiste inoltre una piccola Area Ristoro, Camper e Punto Informativo Pian Falcina :

Per informazioni e prenotazioni: gestore Patrizio De Biasi 348 415 2619

Cascate della Soffia – Lago del Mis

Pubblicato da luke007 in 8 giugno 2023
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: belluno, val del mis. Lascia un commento

CASCATA DELLA SOFFIA

Tempo di percorrenza : 20 minuti

Cartografia : Lagiralpina  n°3 Dolomiti Agordine e Val di Zoldo 1:25000

Come raggiungere

La cascata della soffia si raggiunge salendo fino a nord del lago attraversando poi il ponte e raggiungendo l’omonima Osteria della Soffia , oppure se aperto lasciare l’auto nell’ampio posteggio dopo il ponte .

Descrizione

La discesa delle acque dalla Valle Soffia si insinua con una potenza quasi inarrestabile plasmando nei migliaia di anni la roccia a suo piacimento fino a raggiungere lo scavo eroso della cascata della Soffia , incuneandosi in una forrà di grandi dimensioni per poi uscire dall’antro roccioso e raggiungere le verdi acque del lago , il fragore assordante della cascata di circa 12 metri , e qualcosa di emozionante da quel terrazzo sospeso sulla stessa , uno spettacolo inspiegabile , che poi nei periodi di più secca permette di entrare da sotto nella cascata stessa attraverso un cunicolo che nei momenti di pioggia rimane ben nascosto. Poco prima di raggiungere la cascata , si trova l’unico locale aperto nei periodi estivi l’osteria della Soffia, un luogo spettacolare e con i tavolini vista lago , ed una piccola chiesetta dedicata a San Remedio , che esisteva già , ma era stata sommersa dall’acqua della diga come del resto l’abitato di Gena Bassa . Al fianco dell’Osteria , una stradina asfaltata conduce sulle piccole contrade di Gena Media e Alta , abbandonate già da diverso tempo soprattutto dopo l’alluvione del 1966 che ha isolato totalmente questi incredibili luoghi .

Esiste inoltre una piccola Area Ristoro, Camper e Punto Informativo Pian Falcina :

Per informazioni e prenotazioni: gestore Patrizio De Biasi 348 415 2619

L’omo e la dona

Pubblicato da luke007 in 7 giugno 2023
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Piccole dolomiti. Lascia un commento

La natura è qualcosa di grandioso ed unico , un delicato equilibrio di forme più o meno armoniche , la montagna né è la prova , quando tenta di chiudere le ferite inferte dall’uomo detto sapiens , che di sapienza ne ha ben poca , ma l’equilibrio delle nostre piccole Dolomiti è molto precario , lo ha dimostrato più volte il Passo della Lora , il Vajo dell’acqua , il Vajo scuro , il forcellin del Plische , il Pelegatta , il Vajo stretto e tanti altri…lo aveva già dimostrato la frana dei roccioni della Lora , nel 1915-18 . Già un delicato equilibrio che gli eventi atmosferici aggravato ancora di più , l’omo non c’è più con lui un pezzo di storia dei montanari della mia generazione , non ricordo le volte che ci sono salito , tante tante , fin da piccolo all’età di 7-8 anni , come le gallerie del resto , 7-8 anni con i lupetti . Certo salirò ancora ma di lui rimarrà solo il ricordo di quel torrione tozzo e malfatto , un ricordo che rimarrà nel cuore di tutti quei montanari che lo hanno sempre visto lì , quasi come un riferimento , al fianco a quell’altro torrione poco più basso e chissà se un giorno anche lei crollerà su se stessa come ha già fatto lui … certo guardare in su e non vederlo più insieme, non sarà più come prima , non si sentirà più quell’osservare da sopra il nostro incedere di passi , certo rimarrà lei che come una mamma si prenderà cura di noi montanari. Luciano

Vajo Malga Sebe – Passo della Porta (EE)

Pubblicato da luke007 in 7 giugno 2023
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking. Tag: Piccole dolomiti. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero :  2h00

Dislivello totale : 510 m       

Quota massima raggiunta  : 1521 m

Come Raggiungere

Si prende il sentiero dei grandi alberi dalla Conca d’Oro , Pizzegoro, proseguendo per la località Casare Asnicar , fino a raggiungere il Linte (tiglio) delle Montagnole , pianta secolare presso la Malga Sebe da qui parte il Vallone .

Descrizione

Il percorso non è certamente per tutti , sconsigliato in discesa anche se fattibile per chi ha un ottima conoscenza di se stessi , gambe e materiali buoni , la pendenza non è eccessivamente difficile essendo un Vajo che porta da Malga Sebe , fino sulla cima al Passo della Porta sul sentiero 202 proveniente da Campodalbero e che va verso Campetto , la salita prosegue in una carrareccia che porta presso l’anello e Malga Anghebe , poi si prende a sinistra addentrandosi nel tratto boschivo , alternando così con tratti detritici e altri prativi con un bosco giovane , si continua a salire anche con tratti di un certo impegno dove il terreno diventerà sempre più detritico ed instabile , fino a raggiungere quasi la forcella in cui il terreno sarà ripido è prativo , molto pericoloso nelle giornate piovose , raggiunta la forcella sia scende per alcune decine di metri , fino a raggiungere la carrareccia che porta fino al Passo della Porta .

Questo itinerario non esiste in nessuna mappa, è un vajo e quindi non un sentiero per tutti . E’ ben segnalato da colore rosso ed è stato segnato da un ricercatore di nuovi sentieri che purtroppo ora mi sfugge il suo nome.

L’incanto del Lago del Mis

Pubblicato da luke007 in 6 giugno 2023
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: belluno, val del mis. Lascia un commento

Come raggiungere

Dopo essere saliti per andare verso Belluno ed aver superato Santa Giustina , si prende verso Sospirolo , prendendo poi quella che porterà attraverso la Valle del Mis , sull’omonimo lago.

Descrizione

Potrà sembrare essere facile parlare del lago e della Valle del Mis , che fa parte di quella preziosissima ed immensa parte del Parco delle Dolomiti bellunesi , certo non ha grosse attrattive come potrebbe essere Misurina o Braies , ma soprattutto non così osannato come altri laghi , ma credo sia molto di più , ma sono cose che solo una persona che ama profondamente la montagna nella sua solitudine e in quelle vertiginose creste che si innalzano su questa valle , i Monti del Sole e dell’Agnelezza e del Pizzocco , non sono certo altitudini dolomitiche , superano a malapena i 2000 metri , sono montagne che non permettono certo l’accesso all’escursionista “normale” ma portano dentro di se la parte più selvaggia delle Dolomiti Bellunesi . La valle parte dal Sospirolo per poi passare nel omonimo lago è proseguire fino ad entrare nell’Agordino , su una strada in cui le auto faticano a passare ed il canyon si restringe sempre più per poi allargarsi di nuovo verso Gosaldo e salire fino a raggiungere Agordo.

La strada che porta da Sospirolo ad Gosaldo , prima della costruzione della diga era una ardita opera che passava anche in località California , un paesino minerario situato tra il lago e l’alta valle del Mis verso Gosaldo a diversi km dal lago direzione nord , la stessa strada di tanto in tanto la chiudono per qualche frana, mentre la strada che contornava il lago è stata del tutto abbandonata , come del resto furono abbandonate anche le contrade di Gene , un luogo ormai del tutto abbandonato , dopo la disastrosa alluvione del 1966 dove le strade divennero totalmente impraticabili e la vita era diventata troppo difficile costringendo chi li abitava di spostarsi più in basso , ora alcune case stanno riprendendo vita nel periodo estivo , e si sale ancora anche a piedi dalla parte superiore del lago .

Le miniere di California

Sulle miniere di California veniva estratto il Cinabro , una roccia minerale a base di mercurio , utilizzato per la fabbricazione del vetro , oltre che per strumentazioni come barometri e termometri , veniva usato anche in tintoria , ed in farmacia come antibiotico.

California si raggiunge solamente a piedi attraversando un precario ponticello, quel che resta sono solo ruderi circondati da piante , diventando così difficile la visita , come fosse un vero paese fantasma , spazzato via dall’alluvione , è un luogo di infinita tristezza , dove si può riflettere sul suo abbandono la notte in cui le acque frane e detriti lo portavano via ed i suoi abitanti che salivano sulla destra e sinistra per mettersi al sicuro , tornando dopo poco tempo per non trovare più niente di quello che era stato questo villaggio .

Esiste inoltre una piccola Area Ristoro, Camper e Punto Informativo Pian Falcina :

Per informazioni e prenotazioni: gestore Patrizio De Biasi 348 415 2619

Le escursioni su questo magnifico ed incontaminato luogo le documenterò a breve su altri post , e sono fattibili in giornata per chi ha un buon passo , mentre invito le famiglie con bambini , a rimanere sulle più facili e belle :

  • Cadini del Brenton
  • Cascata della Soffia
  • Sentiero naturalistico della Val Falcina

Anello Ferrata Gerardo Sega EEA

Pubblicato da luke007 in 1 giugno 2023
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Lessinia, Monte Baldo. Lascia un commento

Tempo di percorrenza dell’anello :  4h00 

Dislivello totale : 880 m    

Quota massima raggiunta  :  1190 m

Cartografia : Edizioni Zanetti – n°25 Monte Baldo 1:30000

Come Raggiungere

Ci sono due sistemi per raggiungere il Rifugio Monte Baldo 1100 m , si può raggiungere Avio e si prende sulla sinistra salendo per diversi km , seguendo le indicazioni per il Rifugio , al primo bivio si tiene la sinistra fino a raggiungere un bivio con una stradina sterrata che porterà proprio al Rifugio , in alternativa si può salire anche da Mori passando per Brentonico e proseguendo fino a raggiungere prima il bivio che sale da Avio e poi la stradina che porterà al rifugio.

Descrizione

Più che di una semplice ferrata la Gerardo Sega è un sentiero ad anello in una fantastica valle , dopo aver raggiunto il rifugio Baldo 1100 m si scende verso la valle , attraverso alcune case addentrandosi poi in una mulattiera che scende in una stretta e fantastica valle a fianco di un canale fluviale, passando per una stretta gola molto carina e con una certa pendenza , si raggiunge così il Sas della strega , cui la leggenda narra di una vecchia strega che sia rimasta schiacciata dal sasso caduto durante il suo passaggio , si scende ancora fino a raggiungere un bivio di raccordo in località Preafessa , dove sulla sinistra inizia il percorso che porterà all’attacco della Ferrata Gerardo Sega , molto panoramica anche se corta e poco difficile, ma in alcuni tratti adrenalinica , superato il piccolo ponticello tibetano , si raggiunge una grandiosa e alta cascata , ci si addentra nel bosco, per raggiungere poi i piedi delle cenge strapiombanti dove lo spettacolo si amplificherà grazie alle irte pareti , li si potrà finalmente vedere l’attacco , che parte con una piccola scaletta ,ed un traverso mozzafiato , per poi attraverso un canalino salire sul traverso successivo , in passaggi molto stretti e panoramici , si raggiungono poi alcuni brevi passaggi sotto cengia privi di corde ma molto sicuri ed incredibilmente belli , dove da sopra si potrà notare il passaggio fatto prima decine di metri più in basso , si ricomincia salire un canalino attrezzato e poco esposto , ed attraverso un tratto boschivo raggiungere l’ultimo pezzo verticale che porterà infine nel pezzo più incredibile ed esposto , con una visuale sulla Valle di Avio mai vista , raggiungendo così la fine della ferrata , si continuerà con saliscendi tra pascoli di quota e piccole baite , raggiungendo così poi la chiesetta della Madonna della neve , e poi il Rifugio Baldo dove ci attenderà un meritato ristoro.

23 marzo1983 Campetto precipita elicottero

Pubblicato da luke007 in 19 Maggio 2023
Pubblicato in: evento, Storico. Tag: Eventi. 5 commenti

Articolo dell’Unità 23 marzo 1983

li «giallo» degli otto militari di Bagdad precipitati sui monti in provincia di Vicenza L’elicottero iracheno era in Italia per montare nuove i i recchiature La destinazione era l’aeroporto della Malpensa, dove il veicolo doveva essere preso in consegna dai tecnici dell’industria aeronautica «Caproni» per conto di una ditta di Roma – Sono stati recuperati i corpi delle vìttime – Numerose interrogazioni parlamentari VICENZA — Probabilmente era diretto all’aeroporto della Malpensa dove doveva essere preso in consegna dalla società Caproni Vizzola, l’aereo militare irakeno precipitato lunedì sui monti sopra Recoaro con otto soldati di Bagdad a bordo, tutti morti sul colpo. Alla Malpensa, i tecnici della Caproni avrebbero dovuto effettuare sul velivolo, per conto di un’altra società, l’Elettronica» di Roma, uno studio preliminare all’ installazione di apparecchiature per la radionavigazione e di ricetrasmettitori. L’elicottero doveva rimanere alla Malpensa circa due mesi e l’equipaggio doveva con tutta probabilità rientrare in patria, lasciando solo un tecnico a seguire i lavori. E’ più che un’Ipotesi. Ad affermare queste cose ieri è stato il vicepresidente e amministratore delegato dell’Elettronica, ing. Enzo Benigni, il quale ha anche detto che il lavoro di predisposizione degli apparati preludeva ad un possibile contratto tra il governo di Bagdad e la società romana. Le rivelazioni del dirigente dell’Elettronica, se serviranno forse a chiarire quello che in un primo momento sembrava un vero e proprio giallo internazionale, solleveranno anche delle polemiche, con particolare riferimento ai rapporti che l’Italia, paese produttore di tecnologie avanzate, Intrattiene con Irak da una parte e Iran dall’altra, due paesi in guerra. E già ieri queste polemiche hanno trovato voce In interrogazioni parlamentari (una del PCI) sulla vicenda e In alcune dichiarazioni. Intanto sono stati recuperati, dopo ore e ore dì lavoro sul costone montuoso ricoperto di neve sopra Recoaro, i corpi degli otto militari iracheni morti nello schianto. Un lavoro difficile quello del soccorritori, In una valle stretta e impervia, dove, in poco più di trent’anni, si sono Infilati senza più riuscirne altri sette piccoli veicoli. Il capitano del carabinieri Nicola Mele, che comanda la compagnia di Valdagno, ha detto che tra i resti dell’elicottero non è stato trovato nulla di particolare: qualche banconota araba, qualche passaporto, oggetti personali. L’ufficiale ha anche fornito l nomi delle otto vittime: Anwar Anigad Alood, 35 anni; Alood Hanid, 40; Ahmed Abdool Hadi, 29; Bassan Hussaln, 28; Ipassim Khaddam Alid, 28; Khalek Hawa, 30; Nawaz Ahmed. 33; Adld Assain, 33. Non si conosce però il loro grado né il loro incarico, si sa solo che risiedevano tutti nella capitale irachena. Nella segnalazione completa inviata al ministeri degli Esteri e degli Interni, agli Stati Maggiori e al Comandi superiori, il capitano Mele scrive che «l’elicottero irakeno marca Y L, di fabbricazione sovietica, era giunto a Venezia il 19 marzo ed era ripartito il 21 marzo, alle 12,42, da Venezia per Milano, per recarsi a Varese, presso l’industria aerea Agusta di quella città». Ma l’Agusta, che non ripara elicotteri di fabbricazione sovietica, ha smentito che il velivolo Irakeno fosse atteso nei suoi stabilimenti. Ad accrescere le tinte di giallo internazionale che colorano la vicenda c’è un’altra notizia: secondo i carabinieri di Venezia, oltre all’equipaggio precipitato con l’elicottero, che aveva alloggiato per due giorni all’hotel Cipriani della Giudecca, altri sette irakeni erano nella città lagunare all’hotel Ala, e di loro, dopo l’incidente di lunedì, si sarebbero perse le tracce. Sull’incidente aereo in provincia di Vicenza l deputati comunisti Cravedi, Angelini, Baracetti e Corvisieri hanno rivolto un’interrogazione al ministro della Difesa chiedendo di conoscere «se l’elicottero era stato autorizzato a sorvolare il territorio nazionale» e «quale missione stavano compiendo i militari dell’elicottero precipitato». Ciò anche in considerazione del fatto che «l’Irak è un paese in conflitto, e l’elicottero, notizia di stampa, ha sorvolato una zona militare di rilevanza strategica per la difesa del nostro paese». In una dichiarazione il socialista Accame afferma che «sono in corso contatti ad ogni livello fra le nostre autorità sia diplomatiche che militari, e le omologhe irachene per consentire un massiccio afflusso presso le nostre scuole militari di militari iracheni, fatto che, collegato all’eccezionale vendita di armamenti al paese medio orientale, fa assumere al nostro paese una ben chiara posizione nei confronti del conflitto fra Iran e Irak». Interrogazioni hanno presentato anche la DC e il PdUP .

Forte Col Vaccher

Pubblicato da luke007 in 15 Maggio 2023
Pubblicato in: Artiglieria, itinerari trekking, Storico. Tag: Cadore. Lascia un commento

Riflessioni Personali

Il forte non è accessibile e si presenta in pessime condizioni , vero che ci vogliano soldi per sistemare le cose , ma credo che la sistemazione del Forte Monte Ricco doveva essere a mio avviso meno appariscente e più consona alle vicende ed fatti storici ed al periodo di costruzione così facendo si sarebbero magari avuto qualche fondo per mantenere anche questo sito in condizioni magari migliori… per non dimenticare e per far , sapere … Luciano

Come raggiungere

Raggiunto il centro di Tai di Cadore provenendo dalla strada SS51 , al bivio si tiene la sinistra per circa 150 metri , poi si gira di nuovo a sinistra fino a raggiungere il Piazzale Dolomiti , lo si attraversa tutto e si imbocca la via Manzago che in una decina di minuti porterà al forte , raggiungibile in auto fino ad un posteggio adiacente .

Cenni storici

Fu costruito prima del 1885. Scopo principale dell’opera era di controllare la valle del Boite nel tratto di strada verso Tai. Esso aveva una facciata diritta, con profilo di terrapieno e parapetto di 8 metri, suddiviso in 4 parti da 5 traverse cave, e con l’asse principale diretto verso Venas. Su ciascuna delle piattaforme scandite dalle traverse potevano essere collocati due cannoni di medio calibro, mentre la parte compresa tra l’ultima traversa di destra ed il punto di spalla era attrezzata per la difesa della fanteria e consentiva pure l’uso di cannoni da campo. I due fianchi non erano paralleli tra loro e non evidenziavano particolari difese sulla copertura. Dal fianco sinistro e dalla gola la difesa poteva venir effettuata dalle casematte, mentre sulla facciata e sul fianco destro si poteva operare da un camminamento protetto da un parapetto: solo all’estremità, dove il fianco destro si congiungeva alla facciata, erano state ricavate delle casematte. Tutti i locali dei fianchi e della gola erano comunicanti tra di loro e con le casematte della facciata, nonché colle traverse cave e il camminamento di comunicazione ricavato all’interno del parapetto. Una rampa portava dallo stretto cortile interno al piano di copertura, da cui si poteva raggiungere il terrapieno o attraverso il terrazzo del fianco sinistro, o attraverso un ponte armato che oltrepassava a destra il cortile. Alla facciata era anteposto un fossato largo 8-10 metri, chiuso a nord da un muro a picco su un pendio scosceso, con una scarpa inclinata ed una controscarpa in muratura liscia alta 5 metri. Davanti al fossato si trovava una spianata larga 10 metri, ben visibile anche da lontano e simile ad un potente terrapieno inclinato nella parte anteriore , murato nella parte destra ed alto circa 30 metri nella parte più elevata. Davanti al fianco sinistro, come pure per metà della gola, compresa la caponiera, correva un fossato d’impedimento largo 5 metri ed altrettanto profondo, con controscarpa in muratura. Dal fianco destro e dalla parte destra della gola l’inaccessibilità veniva garantita da una controscarpa in muratura, mentre il fossato della facciata e del fianco sinistro veniva difeso da uno sporto (caponiera) di spalla dotato di 6 aperture, delle quali due verso il fossato della facciata ed una verso quello del fianco. Tutte le aperture erano costruite a mo’ di piombatoio (= caditoia) per agevolare la difesa della base stessa del muro, e la copertura era costruita con lastre di granito. Gli Austriaci erano convinti che le aperture fossero state costruite per l’impiego di cannoni a tiro rapido. Alla difesa del fianco destro era preposta pure nel punto di spalla una semicaponiera d’angolo, costruita su una ripida roccia e difendibile dal terrapieno superiore; essa era fornita di due piombatoi per la copertura della scarpa e della gettata di ghiaia e pietrame ad essa antistante. La gola veniva difesa invece da una caponiera a due piani dotata di aperture in ogni direzione, presumibilmente progettata anch’essa per l’installazione di cannoni a tiro rapido. Davanti al fianco destro e alla gola era stata ricavata una spianata di sassi e ghiaia, il cui punto più alto superava il livello del terreno naturale di 40 m circa in corrispondenza del punto di spalla destro, di 30 m circa nel punto di gola destro e di 15 m circa nel punto di gola sinistro. Il fossato di gola era attraversato da un ponte rilevabile che permetteva l’accesso all’entrata principale, sbarrata da un portone di legno coperto di lamiera di ferro, e quindi al cortile e agli adiacenti vani delle numerose casematte. Il magazzino principale delle munizioni, si trovava a destra della caponiera della gola e sotto il livello del cortile, scavato nella viva roccia con mine. Si pensa che tale magazzino fosse in comunicazione con i vani delle casematte poste sotto la facciata mediante una postierla ed una scala, e che tramite gli elevatori posti lungo il camminamento interno le munizioni venissero direttamente portate alle piattaforme dei cannoni. Per l’approvvigionamento dell’acqua esisteva poi sotto le casematte site a destra dell’ingresso principale esisteva una grande cisterna capace di 550.000 litri. La prerogativa del forte era un marcato effetto frontale. La facciata prendeva d’infilata la valle del Boite e la carrabile da Valle di Cadore alla stretta de La Chiusa, mentre sulla sponda sinistra del torrente copriva i pendii e la strada d’accesso a sud dei fienili Costa Piana. Non era compresa però la svolta della strada presso Vallesina, mentre sulla sponda destra del Boite venivano coperti i rocciosi pendii difficilmente percorribili posti di fronte alla confluenza del Rio Vallesina, ed inoltre la spianata su cui sorgevano i fienili Piano di Sotto. Il fianco destro copriva la zona circostante il Rio Secco ed i pendii di Nebbiù e Vissa, e la sella di Tai: a tal proposito gli Austriaci ritenevano molto probabile il piazzamento di cannoni su affusti girevoli fissi in corrispondenza delle luci delle casematte del fianco e della gola. Il fianco sinistro a sua volta prendeva sotto tiro radente dalle finestre delle casematte i pendii che dalla sommità rocciosa di M. Zucco digradano verso nord fino alla strada d’accesso. La gola poi copriva i pendii a nord di M. Zucco e la strada d’accesso al forte proveniente da Tai, compresa la diramazione per Ciaupa. Il presidio in caso di guerra prevedeva 1/2 o 3/4 di compagnia di fanteria e 60-70 artiglieri.

Armamento

8 cannoni da 120 mm o 150 mm a retrocarica (secondo altre fonti 4 cannoni da 149G) 3 pezzi a tiro rapido sul fianco destro , 6-11 pezzi, sempre a tiro rapido, per il fiancheggiamento del fossato (secondo altre fonti 4 obici da 210 mm)

La fine del Forte

C’era una volta il Forte di Col Vaccher a Tai di Cadore (Comune di Pieve di Cadore) e ora sta cadendo a pezzi. La questione è dibattuta e documentata nel forum. L’autore Cesare Vecellio, l’ha descritto come “opera fortificata, realizzata alla fine dell’800, tre le più importanti presenti in Cadore, in quanto aveva funzione di controllo della Val Boite e della carrozzabile”. Circa 20 anni fa, il Comune di Pieve di Cadore ha affittato i locali del Forte a Olivo De Polo, che con enormi sforzi e anni di lavoro era riuscito a ristrutturarlo, trasformandolo in abitazione, con locale pubblico e laboratorio per la lavorazione delle ceramiche (vasi,piatti ecc). Molti erano gli artisti che lo frequentavano e, nonostante il carattere imprevedibile il De Polo era riuscito a diventare un “personaggio”. Dopo la sua morte, una decina d’anni fa, la sua compagna Franca abitò nel forte ancora per qualche tempo, dopodiché l’immobile venne restituito al legittimo proprietario, ossia il Comune di Pieve di Cadore. Ed emerge il confronto con il Monte Ricco, altra fortificazione cadorina per il quale il Comune di Pieve sta investendo cifre importanti, per rimborsare le quali sarà necessario impegnare il bilancio comunale per molto tempo. Nel forum ci si chiede perché non siano stati preservati i locali di Col Vaccher, che erano perfettamente agibili e in buono stato, per destinarli ad uso pubblico, attraverso una nuova gestione.

Fonte Storica : https://www.nuovocadore.it/2015/04/colle-vaccher-a-pieve-di-cadore/

221 Rifugio Bertagnoli-Passo della Scagina

Pubblicato da luke007 in 15 Maggio 2023
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Piccole dolomiti. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero :  1h10

Dislivello totale : 298 m       

Quota massima raggiunta  : 1548 m

Questo sentiero e molto utile per collegare il rifugio Bertagnoli 1250 m, al 202 che percorre le montagnole Alte , e privo di difficolta tecniche attraversa dapprima il boschetto adiacente al rifugio , per poi entrare nel canale detritico con alcuni piccoli passaggi con corda in acciaio e transitando sotto l’attacco della ferrata Viali sentieri 211, che poi dopo essere transitata sul 202 , imbocca la restante ferrata Ferrari del Gramolon 1814 m, per poi continuare in salita anche se ben compensata dai zig zag, ed incrociando il 210 che porta sul pulpito di pietra dove si trova la lapide di Bepi Bertagnoli , ma il nostro sentiero prosegue dritto salendo fino al bivio con il 205 che porta a Campofontana passando per la cima della Lobbia 1672 m, mentre sulla sinistra si sale prima sul Passo della Scagina 1548 m, e poi sull’imbocco del 202 che a sinistra prosegue verso malga Campodavanti e a destra verso il Passo Ristele 1641 m, e con un panorama molto bello sui pascoli della Val Fraselle che porta sull’abitato di Giazza. Facendolo assieme al 207 che proviene dal passo del Mesole permette di completare un piccolo anello passando per il Rifugio Bertagnoli dove si mangia bene e si viene accolti con simpatia ed ospitalità.

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