Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

  • Chi sono
  • Dove dormire – B&B
    • B & B La Cogola
    • B&B Le terrazze
    • La Nuova Montanina
    • B&B Rotzo
  • Fauna
    • Biacco (Hierophis viridiflavus)
    • Gracchio Alpino
    • Orbettino
    • Ramarro Verde Lacerta viridis
    • Vipera dal Corno
  • Flora
    • Achillea ( Achillea millefolium )
    • Amanita Muscaria ( Ovulo Malefico )
    • Aquilegia scura ( Aquilegia atrata )
    • Asfodelo montano ( Asphodelus albus )
    • Astro Alpino ( Aster Alpinus )
    • Billeri primaticcio ( Cardamine hirsuta )
    • Biscutella Montanina ( Biscutella laevigata)
    • Botton d’oro ( Trollius europaeus )
    • Calamenta (Satureja calamintha)
    • Campanula selvatica ( Campanule trachelium )
    • Cardo Campestre ( Cirsium arvense )
    • Cardo del Trentino (Carduus defloratus )
    • Cardo dentellato ( Carduus defloratus )
    • Carlina Bianca ( Carlina Acaulis )
    • Cefalantera Maggiore ( Cephalanthera longifolia )
    • Cerretta Maggiore ( Klasea nudicaulis )
    • Ciclamino comune ( Cyclamen )
    • Colchico autunnale ( Colchicum autumnale )
    • Consolida maggiore ( Symphytum officinale )
    • Crassulacee
    • Dafne ( mezereo )
    • Dafne Striata
    • Dentaria a cinque foglie ( Cardamine pentaphyllos )
    • Dente di Leone ( Taraxacum officinalis )
    • Dittamo ( Dictamnus albus )
    • Doricum clusii
    • Edelweiss , Stella Alpina ( Leontopodium Alpinum )
    • Eliantemo chironio ( Helianthemum nummularium )
    • Erba con la rugiada
    • Erba Cristallina ( Delosperma cooperi )
    • Erba di Santa Barbara ( Barbarea Vulgaris )
    • Erica carnicina ( Erica carnea )
    • Erigeron annuus
    • Farfara (Tussilago farfara)
    • Farfaraccio maggiore ( Petasites hybridus )
    • Fiordaliso di montagna ( Centaurea montana )
    • Fiore del Corniolo ( Cornus mas )
    • Fiore di Larice ( Larix decidua )
    • Fiore di Melo
    • Frassine ( Fraxinus )
    • Genziana di Esculapio ( Gentiana asclepiadea )
    • Genziana di Koch ( Gentiana kochiana )
    • Genziana primaverile (Gentiana verna)
    • Geranio sanguigno ( Geranium sanguineum )
    • Giaggiolo susinario ( Iris graminea )
    • Giglio di San Giovanni ( Lilium bulbiferum )
    • Giglio rosso ( Lilium bulbiferum )
    • Gittone Rosso ( Silene dioica )
    • Il raponzolo di roccia ( Physoplexis comosa )
    • Knautia drymeia
    • Maggiociondolo ( Laburnum anagyroides o alpinum )
    • Malva selvatica ( Malva sylvestris )
    • Mazza da Tamburo ( Macrolepiota procera )
    • Morella Alata ( Solanum Villosum )
    • Muscari azzurro (Muscari botryoides)
    • Negritella ( Nigritella nigra )
    • Nido d’uccello ( Neottia nidus avis )
    • Non ti scordar di me ( Myosotis )
    • Orchidea cimicina ( Orchis coriophora )
    • Orchidea cimicina ( Anacamptis coriophora, Orchis coriophora )
    • Orchidea maschia ( Orchis mascula )
    • Paederota ( bonarota Comune )
    • Passiflora ( Passiflora caerulea )
    • Pero Corvino ( Amelanchier lamarckii )
    • Petasitess albus
    • Petrocallide dei Pirenei
    • Peverina a 3 stimmi ( Cerastium cerastioides )
    • Pianella della Madonna Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus )
    • Pigamo colombino ( Thalictrum aqulegiifolium )
    • Pino Mugo
    • Poligala falso bosso ( Polygala chamaebuxus )
    • Polmonaria maggiore ( Pulmonaria officinalis )
    • Primula Auricola
    • Primula comune ( Primula vulgaris )
    • Primula recubariensis
    • Prunella Vulgaris
    • Pulsatilla austriaca ( Pulsatilla alpina )
    • Ranuncolo bulboso ( Ranunculus bulbosus )
    • Rhododendron ferrugineum
    • Rhodothamnus chamaecistus
    • Rododendro peloso ( Rhododendro hirsutum )
    • Rosa di Natale ( Helleborus niger )
    • Sassifraga gialla ( Saxifraga aizoides )
    • Scilla silvestre ( Scilla bifolia )
    • Senecione di Fuchs ( Senecio ovatus )
    • Silene aucalis
    • Silene cuscino
    • Silene rigonfia
    • Soldanella alpina
    • Spugnole ( Morchelle )
    • Trifoglio ibrido
    • Trifoglio Pratense ( Trifolium Pratense )
    • Uva Turca ( Phytolacca Americana )
    • Vedovina a foglie sottili ( Scabiosa triandra )
    • Verbasco nero ( Verbascum nigrum )
    • Viperina Azzurra ( Echium vulgare )
    • Zafferano alpino ( Crocus albiflorus )
  • Foto Gallery
  • Foto Invernali
  • Insetti e Farfalle
    • Aglais urticae ( Vanessa dell’ortica )
    • Aporia Crataegi
    • Aracno
    • Callophrys Rubi
    • Cervo volante
    • Common blue (Polyommatus icarus)
    • Doriflora della Patata
    • Egeira – Pararge aegeria
    • Farfalla prete – Syntomis marjana
    • Hipparchia Satiro del Faggio
    • Lucertola Muraiola Podarcis muralis
    • Marbled white (Melanargia galathea)
    • Opiliones
    • Pieris Rapae
    • Pseudopanthera macularia
    • Zygaena Transalpina
  • L’Artiglieria Pesante
    • Mortaio Škoda 305 mm
    • Obice Škoda 380 mm La Barbara
    • Obice Škoda 420 mm
    • Cannone Škoda 350 mm Il lungo Giorgio
    • Cannone 149/23 Ghisa L’ippopotamo 
  • Libreria
    • Edizioni Gino Rossato
    • Libreria LiberaLibro
    • Sentieri Altopiano dei Sette comuni
    • Sentieri Canale del Brenta e Massiccio del Grappa
    • Sentieri del Massiccio del Pasubio
    • Sentieri Monti Lessini
    • Sentieri Pasubio – Carega
    • Sentieri Piccole Dolomiti Pasubio
    • Sentieri Rovereto Monte Pasubio
    • Sentieri Valdastico ed altopiani trentini
    • Sentieri Valli Astico e Posina
    • The Librarian
  • Libro dei Visitatori
  • Morsi da Vipere
  • Nodi
    • Nodo a 8 con asola doppia
    • Nodo a 8 inseguito
    • Nodo a Bocca di lupo
    • Nodo a farfalla
    • Nodo a fibbia semplice
    • Nodo barcaiolo
    • Nodo doppio 8 con asola
    • Nodo fibbia doppia fissa
    • Nodo Gassa d’Amante o Bolina
    • Nodo mezzo barcaiolo
    • Nodo mezzo barcaiolo con asola di blocco e controasola
    • Nodo Savoia
    • Nodo Traino
  • Riflessioni
  • Rifugi
    • Agriturismo Gruuntaal
    • Baita Monte Corno
    • Birreria Cornale
    • Capanna degli alpini
    • Malga Bovental
    • Osteria Passo Coè
    • Rifugio Alpino Revolto
    • Rifugio Antonio Giuriolo Campogrosso
    • Rifugio Averau
    • Rifugio Baion
    • Rifugio Bassano
    • Rifugio Bepi Bertagnoli
    • Rifugio Bruto Carestiato
    • Rifugio Camillo Giussani
    • Rifugio Camini
    • Rifugio Carducci
    • Rifugio Casarota ” Livio Ciola “
    • Rifugio Cesare Battisti ” Gazza “
    • Rifugio Ciareido
    • Rifugio Città Di Fiume
    • Rifugio Coldai Sonino
    • Rifugio Fonda Savio
    • Rifugio Fondovalle Talschlusshuette
    • Rifugio Lagazuoi
    • Rifugio Maria Vittoria Torrani
    • Rifugio Mario Fraccaroli
    • Rifugio Monte Agudo
    • Rifugio Nerone Balasso
    • Rifugio Ottone Brentari Cima D’Asta
    • Rifugio Palmieri Croda da Lago
    • Rifugio Passo Pertica
    • Rifugio Passo Staulanza
    • Rifugio Passo Xomo
    • Rifugio Pian di Cengia
    • Rifugio Piccole dolomiti “Alla Guardia”
    • Rifugio Pietro Galassi
    • Rifugio Pomedes
    • Rifugio Pompeo Scalorbi
    • Rifugio Pradidali
    • Rifugio Rosetta G.Pedrotti
    • Rifugio San Marco
    • Rifugio Sommariva Pramperet
    • Rifugio Son Forca
    • Rifugio Sora l’Sass – Angelini
    • Rifugio Vallandro
    • Rifugio Vazzoler
    • Rifugio Velo della Madonna
    • Rifugio Venezia Alba Maria De Luca
    • Rifugio Vincenzo Lancia
    • Rifugio Zsigmondy Comici
    • Rifugo Nuvolau
    • Trattoria Al Molino
    • Trattoria La Gabiola
    • Trattoria Obante
    • La Baita Tonda
    • Rifugio Gen. Achille Papa
    • Albergo Forte Cherle
    • Albergo Al Passo
  • Sacrari
    • Campana dei caduti Rovereto
    • Ossario del Pasubio Colle Bellavista
    • Sacrario del Monte Cimone
    • Sacrario del Monte Grappa
    • Sacrario di Asiago del Leiten
  • Situazione sentieri
  • Soccorso
    • Dolomiti Emergency
    • Soccorso Alpino
  • Video
  • Virtual Maps

103 Val Giralba-Rifugio Carducci-Rifugio Comici-Rifugio Fondovalle

Pubblicato da luke007 in 27 settembre 2022
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Cadore, dolomiti di sesto. 4 commenti

Tempo di percorrenza: 3h40 fino al Carducci , 5h40 fino al Fondovalle

Dislivello totale: 1340 m

Quota massima raggiunta: 2297 m

Cartografia : Lagiralpina  n°24 Dolomiti di Sesto 1:25000

Come Raggiungere

Dopo aver superato l’abitato di Auronzo si nota verso la fine dell’abitato Pian della Velma dove si noterà una valle sulla destra , si imbocca questa stradina e si sale per qualche centinaio di metri fino a raggiungere un piccolo slargo dove lasci l’auto e si prosegue a piedi , verso linterno di questa valle .

Descrizione

Dopo aver superato la località Pian della Velma le ultime case , si entra nel bosco e si lascia l’auto in qualche spiazzo presente , eventualmente proseguendo lungo la valle si trova lo spiazzo prima della partenza dell’itinerario , molto bello ed appagante il sentiero che sale sulla destra della valle con ripidi zig zag che portano in quota, per poi rientrare nell’alveo del torrente , anche se sono presenti alcune frane detritiche che rendono un pò più complesso il transito , mentre la valle si allarga dopo un primo restringimento della Val Giralba Bassa, si attraversa un ponte con il bivio con il 109 Val Stallata che porta al Bivacco cadore 2219 m ed alle Ferrate Roghel a destra ed alla Cengia Gabriella a sinistra . Raggiunto il Pian delle Salère 1365 m , si inizia di nuovo a salire con numerosi tornanti dell’Alta Val Giralba , con tratti boschivi di sempreverdi e tratti erbosi in una valle molto stretta , che poi si allargherà a circa 500-800 metri dal rifugio dove i prati lasciano lo spazio ai camosci e alle marmotte , prima di raggiungere finalmente il Rifugio Carducci 2297 m sotto la maestosa Croda Dei Toni 3090 m e poi raggiungibile anche la Forcella Giralba a 2431 m , dove si potrà ammirare l’Alta Val Fiscalina , il Rifugio Comici 2224 m , con sopra il pianoro del Pian di Cengia con punta Fiscalina , mentre appena sotto si può vedere il lago ghiacciato che imbocca il 101 La strada degli Alpini EEA , e la busa di Dentro che porta a Cima del Poperà 3046 m, mentre il sentiero 103 prosegue per il Rifugio Comici e l’AltaVal Fiscalina fino al rifugio Fondovalle 1548 m.

In questo percorso ho riportato il sentiero solo fino al Rifugio Carducci perchè prolungare il percorso fino al rifugio Fondovalle bisogna compiere il percorso in più giorni , altrimenti il rientro risulta difficoltoso per i tempi e la fatica . Per quanto riguarda altri sbocchi sia sulla sinistra del Rifugio si può trovare il sentiero 107 Ferrata Severino Casara EEA oppure sulla destra il 110 Ferrata Cengia Gabriella EEA tutte vie di un certo impegno tecnico ed eseguibili sempre in più giorni .

Dolomiti di Sesto-La strada degli Alpini (EEA)

Pubblicato da luke007 in 11 settembre 2022
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari difficili, itinerari trekking. Tag: dolomiti di sesto. Lascia un commento

La strada degli alpini , chiamata anche cengia della salvezza, le parole per descrivere questo percorso non sono facili da trovare , la definizione strada credo sia calzata a pennello in quanto per l’arditezza dei tracciati e degli alpini qualsiasi tratto praticabile a piedi diventa un sentiero , questa via attrezzata ne è la dimostrazione , un’itinerario molto bello e variegato che propone scenari e passaggi unici nel suo genere. Luciano

Tempo di percorrenza: 5h30 + circa 2 ore per la val Fiscalina

Dislivello totale : 900 m

Quota massima raggiunta: 2300 m

Cartografia : Lagiralpina  n°24 Dolomiti di Sesto 1:25000

Come Raggiungere

Si sale verso località Sesto , sia che si passi da Auronzo oppure si salga direttamente a Sesto , evitando cosi di passare sia per Cortina d’Ampezzo che da Auronzo di Cadore e il lago di Misurina , raggiunto l’abitato di Moso si prende la Val Fiscalina fino a raggiungere un ampio posteggio a pagamento dove lasceremo l’auto e proseguiremo a piedi verso il Rifugio Fondovalle.

Per i più arditi e preparati si può scegliere di salire da Auronzo di Cadore passando per il Rifugio Carducci 2297 m , salendo dalla valle Giralba e poi transitando sulla forcella Giralba 2431 m si entrerà nella strada degli alpini , ricordo che questo implica un’escursione di più giorni e con diverso dislivello , non è certamente alla portata di tutti.

Descrizione

Si sale la Val Fiscalina passando per il Rifugio Zsigmondy-Comici 2224 m fino al bivio che porta a Forcella Giralba 2431 m. per il sentiero 101 e poi appena dopo il rifugio prendere il 107 , fino a raggiungere un piccolo pianoro ad alcune centinaia di metri dalla forcella denominato lago ghiacciato da dove partirà il nostro percorso , ovvero il sentiero attrezzato Strada degli alpini , la si potrebbe fare salendo ma si raggiunge il sentiero con maggiore difficoltà magari più stanchi e poco concentrati , mentre qui i passaggi sono quelli più complessi. La val fiscalina nn presenta grosse difficoltà anche se la pendenza essendo più corta della Valle Sassovecchio ovviamente sale più irta , imboccato il nostro percorso il primo tratto è sotto il vallone del Popèra e la via normale per salire al Popèra passando per il ghiacciaio omonimo , attraversati tutti i ghiaioni si prosegue fino a raggiungere l’inizio del tratto situato in cengia e attrezzato , ovviamente obbligatorio l’uso del Caschetto ed imbrago , la cengia si restringe man mano che si avanza aumentando anche la parete strapiombante donando panorami incredibili verso la valle e la zona del pian di cengia e punta Fiscalina , si prosegue concentrati ed attenti passando sotto la cengia della Spada , dove un ansa all’interno della roccia rende questo panorama incredibile, per poi uscire sopra la busa di Fuori dove all’inizio del ghiaione è ancora presente un piccolo ghiacciaio , superato il tratto di cengie del Vallone si inizia a salire su un ghiaione fino a prendere quota e poi proseguire trasversalmente seguendo le caratteristiche del terreno fino al bivio della forcella Undici , ed il Passo della Sentinella che ricordo 2717 m e che non è alla portata di tutti , le difficoltà del passo non sono tanto arrivarci , ma il come scendere dal passo stesso visto che è presente un tratto attrezzato posto in un camino quasi dritto ed è l’unica via per rientrare in val Fiscalina , invito quindi proseguire per la forcella e ritornare verso il sentiero n° 124 prima nel vallone della Sentinella , meno ostico ma a cui bisogna sempre prestare attenzione , il ghiaione può essere insidioso ed imboccare alla fine del vallone il sentiero n°122-124 che porterà al rifugio Fondovalle 1584 m. Così facendo si chiude uno dei più belli anelli dolomitici.

Cenni storici

La strada degli Alpini è un percorso alpinistico attrezzato nel gruppo dolomitico del Popèra conosciuto anche come Dolomiti di sesto. Un percorso su roccia, ardito, aereo e impressionante di questo percorso, usato dagli Alpini nella prima guerra per collegare la forcella Giralba e la terrazza ovest di Cima Undici , fu chiamato cengia della Salvezza. Questa inizia al margine della Busa di Dentro e segue una cengia naturale, allargata e resa transitabile dagli alpini in guerra, alla base di Cima Undici-Cresta Zsigmondy.

Il tragitto, che inizialmente si fermava a forcella Undici (difesa dagli austro-ungarici), fu poi chiamato strada degli Alpini e reso alpinisticamente percorribile fino al Passo della sentinella. La “scoperta” del passaggio chiave avvenne nel 1926 per merito dell’alpinista accademico del CAI Francesco Meneghello (socio anche delle sezioni di Vicenza, Valdagno e Cadorina) con Carlo Baldi (sezione di Vicenza).

Questi due ottimi rocciatori erano stati incaricati dalla sezione Cadorina del Cai di individuare un passaggio logico che permettesse il collegamento fra i due grandi valloni del Popèra, quello occidentale e quello orientale. I due specialisti individuarono la via giusta e aprirono così all’escursionismo di alto livello uno dei percorsi più celebrati delle Dolomiti. Il famoso percorso in croda fu poi attrezzato con corde metalliche e scalette a cura della sezione di Padova del CAI e inaugurato sei anni dopo, esattamente il 18 settembre 1932. (Croda Rossa di Sesto )

Servì anche, e soprattutto, per unire, attraverso il passo della Sentinella, il rifugio Zsigmondy Comici in alta val Fiscalìna al rifugio Olivo Sala al Popèra situato poco lontano dal rifugio Antonio Berti al Popèra passando dalla provincia di Bolzano a quella di Belluno attraverso il vecchio confine di Stato fra il Regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico. Fu decisa la costruzione di questa via, in quanto le truppe italiane non riuscivano a penetrare nel territorio austriaco dal Passo di Monte Croce di Comelico.

La strada degli Alpini fu resa militarmente praticabile dai soldati italiani, guidati dal maggiore Italo Lunelli (al quale le autorità Italiane diedero il falso nome di Raffaele Da Basso, essendo un irredentista), sul versante ovest di Cresta Zsigmondy e di Cima Undici ; intagliata per lunghi tratti nella roccia a forza di braccia, la Cengia servì per raggiungere e fortificare le postazioni sulla cresta di Cima Undici durante la preparazione dell’attacco al passo della Sentinella, posto tra la Croda Rossa di Sesto e Cima Undici , che segnava all’epoca il confine italo-austriaco.

Nell’agosto e nel settembre 1915 ci furono i primi vaghi tentativi di prendere il passo, ma fallirono tutti. Nella primavera fu deciso di utilizzare il piano Venturi, che prevedeva la conquista del passo con una manovra a sorpresa dall’alto. Per l’esecuzione del piano furono costruite due basi, sulla forcella Giralba e sul Creston di Popèra. A marzo si procedette con l’occupazione di Cima Undici, posizionandovi anche un pezzo da 65 mm, una mitragliatrice e un lanciabombe. Il 13 aprile il generale Venturi emanò l’ordine definitivo, e l’attacco fu fissato per il 16 del mese, che effettivamente iniziò alle 5.30 del mattino, e finì con la resa degli austriaci. L’attacco fu portato a termine da soldati appartenenti a diversi corpi, tra cui i Mascabroni ( Alpini di un reparto speciale ) del capitano Giovanni Sala. Nei fatti, i “Mascabroni” al comando del capitano Giovanni Sala, appostati a Cima Undici , si divisero in due gruppi e discesero per canaloni scarsamente sorvegliati, perché giudicati “impraticabili e suicidi” dal comando austriaco, cogliendo di sorpresa il presidio nemico, che fu quasi completamente fatto prigioniero, e tagliando le loro linee di comunicazione. L’operazione, costata solo 5 feriti, fu talmente silenziosa e ben riuscita che venne scoperta con tre ore di ritardo dagli austriaci, quando ormai il consolidamento delle postazioni italiane rendeva inutile il loro contrattacco.

La grande terrazza ovest di Cima Undici fu occupata solo parzialmente dagli italiani che vi situarono postazioni fortificate e baracche da cui si spinsero verso l’alto. L’ultimo tratto della terrazza, quello più a nord, era sotto il tiro degli austriaci che erano insediati a forcella Undici dove resistettero caparbiamente persino dopo la presa del vicino passo della Sentinella e della vicinissima Torre del Dito.

Il percorso fu adattato a sentiero per escursionisti esperti fin dagli anni 30 , e non presenta particolari difficoltà, se affrontato in piena estate, senza neve e con l’adeguata attrezzatura da ferrata. Mentre il percorso originale arrivava fino alla forcella Undici, il tratto che da questa porta al passo della Sentinella è invece stato attrezzato dal CAI della sezione di Padova negli anni 70.

Antelao 3264 m ( Via normale )

Pubblicato da luke007 in 25 agosto 2022
Pubblicato in: itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Cadore, Le vie Normali. 16 commenti

QUESTO E UNA VIA NORMALE , CIOE UN ITINERARIO PER ALPINISTI O ESCURSIONISTI ESPERTI NON E PER TUTTI , CI VUOLE UNA OTTIMA PREPARAZIONE FISICA , ED UNA CONOSCENZA DELL’AMBIENTE ALPINO DI ALTA QUOTA , MOLTA ATTENZIONE VA DATA ANCHE ALLE CONDIZIONI METEO

Tempo di percorrenza: 3h30 andata dall’attacco

Dislivello totale da Forcella Piccola : 1171 m

Quota massima raggiunta: 3264 m

Cartografia : Lagiralpina n°23 Dolomiti Zoldane e Cadorine 1:25000

Avvicinamento

L’avvicinamento a questa via può essere fatto da diverse località , la più usata ed ovvia è quella di San Vito di Cadore , salendo fino al posteggio delle piste da sci e poi attraverso il Rifugio Scotter 1580 m ( dislivello 1684 m) . Oppure salendo fino al Rifugio San Marco 1823 m , ed il mattino successivo salire prima a forcella Piccola 2120 m e poi imboccare la Via Normale ( dislivello 1441 m). Altra via è quella di raggiungere il Rifugio Galassi 2013 m , e poi il mattino successivo salire la via Normale ( dislivello 1251 m).

Descrizione

Il percorso di questa via normale è severo e presenta tutte le caratteristiche di questa importante e maestosa montagna , neanche il dislivello più corto rende semplice questa ascesa , del resto quello che si ha di fronte è il Re delle Dolomiti , il suo terreno e in parte ghiaioso per la sua fragilità ma nello stesso tempo duro ed ostico in quei suoi immensi lastroni di pietra durissima , i suoi spigoli vivi in ogni sua presa con le mani rende questa montagna parte di te in quei passaggi severi ed in ambiente in cui la scelta del percorso va di pari passo con la difficoltà e dove la concentrazione non deve mai scemare. Le difficolta di alcuni passaggi rendono l’ascesa qualcosa di unico e grandioso l’arrivo sulla cima riempie cuore e occhi di quelle emozioni che solo qui si possono risvegliare , salendo il primo tratto ghiaioso si può ammirare cose mai viste ed inspiegabili raggiunta la zona della Bala , si cambia musica e ritmo si sale su roccette dove il piede trova la sua posizione con facilità e la mano stringe quella presa che garantisce un contatto quasi umano diventando un tuttuno con la montagna, mentre il tratto propone nuove e diverse difficoltà, e dopo aver superato questo tratto si sale quasi alla ricerca di una traccia o di un possibile sentiero per risalire, fino a raggiungere quello spettacolo che sono quei lastroni che finiscono in fon do con pareti strapiombanti , dove anche i materiali contano sulla tenuta del cammino , si sale sulla sinistra in un spigolo che ti permette di ammirare quel ghiacciaio che in basso a quota 2500 m rimane li nascosto da sole , finito il lastrone lungo circa 300-400 metri si mettono di nuovo le mani su quella roccia spigolosa e tagliente per compiere quegli ultimi passaggi su scenari che ti permettono di capire la severità di questo ambiente fino a raggiungere quella vetta che tanto abbiamo desiderato e dove una lacrima colma quella fatica e lascia lo spazio a delle grandissime ed inspiegabili emozioni.

Ritorno

Per il ritorno si scende dalla stessa via , prestando molta attenzione , il tempo di discesa fino al bivio è di circa 2h30 , per il Rifugio Galassi 2013 m , oppure per chi deve scendere al Rifugio Scooter 1580 m, circa 1h20.

Riflessioni

Sono salito su questa montagna con umiltà sapevo che nn sarebbe stata semplice , ma sapevo che avrebbe riempito occhi , cuore ed anima , di quel contatto diretto quasi corpo a corpo con le sue pietre taglienti dove le mani facevano presa sicura in qualche ostico passaggio , dove la roccia si vive , si sente e si stringe , dove il tuo piede cerca un appoggio sicuro e stabile, e proprio li che l’occhio spazia in quel scenario unico di quei imponenti lastroni che rendono questa via qualcosa di unico ed incredibile , del resto L’Antelao è il Re delle Dolomiti 3264 m .

La Leggenda della Sambalana Principessa del Bianco inverno

Leggenda narra che da queste parti, il giorno delle nozze di Merisana, la regina dei Lastoi, con Rèj de Raiés (re dei raggi), il sovrano dei piani dell’Antelao dai fiori e fronde loro donati dai sudditi nacque il larice. Le giovani foglie che germogliano in primavera sui larici altro non sono che il velo di sposa di Merisana che, posato dalla regina sui rami secchi dell’albero, lo fa rifiorire in primavera

Leggenda vuole che sull’Antelao viva Samblana, la principessa del bianco inverno. Allontanata dai Maòi suoi sudditi, continuamente vessati per il desiderio di vestiti sempre più suntuosi, rimase a lungo confinata fra le montagne di vetro con il lungo velo – intessuto d’argento, luce e albume d’uovo incastrato fra i ghiacci, impossibilitata a muoversi e ben presto dimenticata da tutti.

Pentita per la severità del proprio comportamento verso il suo popolo, fu un giorno raggiunta da due bambine, morte senza battesimo e in attesa di entrare nel regno dei cieli, che si offrirono di aiutarla. Con il tempo si unirono altre bambine, finché assieme riuscirono nell’intento di liberare Samblana e sollevare il suo pesantissimo strascico. La principessa visitò allora le Tofane, la Marmolada e il Ghiacciaio della Fradusta ma alla fine scelse come dimora Nantelou anche se, si narra, inizialmente abitasse nel bosco di Bajon dove possedeva un maestoso faggio presso una fonte magica. Ogni anno, quando a fine inverno veniva raggiunta da un numero di bambine sufficiente a trasportare il velo, ne congedava alcune regalando loro un pezzo di tessuto, con il quale potevano accedere all’agognato regno dei cieli. Un bel giorno arrivarono anche le gemelle Iemeles, che offrirono una stupenda pietra azzurra ed i propri servigi alla principessa, ma ormai non c’era più bisogno del loro aiuto, cosicché Samblana decise che sarebbero diventate le sue messaggere presso gli uomini.

Quando le si incontrano però, e succede specialmente la mattina presto quando i pascoli alpini sono bagnati dalla rugiada, non si deve dimenticare di salutarle con reverenza e gentilezza perché solo così esse avvisano dell’imminenza dei pericoli causati dalle terribili frane e temporali e mettono in guardia dai bategoi ovvero dagli incantesimi dello stregone Barba Gol e dall’arrivo della temutissima poiana. Quando infatti la poiana proietta sui pascoli la propria ombra, la gries ovvero le pecore corrono atterrite senza direzione e con il rischio di finire nei burroni, cosicché i pastori per scacciarla urlano forte e le deviano contro i raggi solari attraverso dei pezzi di ottone. Per lo scampato grave pericolo gli uomini sono soliti ringraziare le Iemeles indicando loro i luoghi dove nascono le fragole più buone.

Per aiutare gli uomini a superare l’inverno Samblana fece anche costruire, con la pietra azzurra, un misterioso specchio con il quale riusciva a deviare i raggi solari nei più sperduti angoli della valle: era questo il rai, il raggio azzurro della principessa. E creò anche il lago di Zigoliè, dove fece crescere le magiche cipolle con le quali era possibile allontanare Barba Gol e curarsi da diversi malanni.

Quando il velo sarà ridotto a tal punto da non toccare più la neve, allora sarà giunto il tempo promesso e Samblana sarà libera di recarsi sulla sommità della montagna, dove le anime beate camminano nello splendore eterno oltre i nevai, ma le Iemeles continueranno ad avvisare gli uomini dei pericoli incombenti ancora per lungo tempo.

Monte Piana e Monte Piano

Pubblicato da luke007 in 3 agosto 2022
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Cadore. Lascia un commento

Ho voluto dedicare un post solo a trattare questo luogo dove l’eroismo e il sangue ha fatto da cornice su questi aspri monti , nel rispetto di molte vite spezzate , qui su questo museo a cielo aperto dove i recuperanti hanno lasciato qualche reticolato e cavallo di frisia si può ammirare tutto questo , al cospetto di quelle grandi montagne culla dell’alpinismo mondiale . Luciano

Tempo di percorrenza: 3h00

Dislivello totale: 900 m

Quota massima raggiunta: 2324 m

Come Raggiungere

Dopo essere saliti ad Auronzo , oppure a Cortina d’Ampezzo, si sale fino al Lago di Misurina poi si prosegue verso Dobbiaco fino a raggiungere e superare il lago Antorno, si trova sulla destra un ampio posteggio a pagamento che permette di imboccare diversi sentieri che salgono sia sul monte Piano 2306 m e Piana. Lasciata l’auto si prosegue per il sentiero interessato.

Descrizione del percorso

Dopo aver salito la militare che porta fino Rifugio dedicato al maggiore Angelo Bosi a 2224 m all’interno si può recuperare una cartina planimetrica delle postazioni numerate per una maggiore comprensione delle vicende da 1 a 25. Anche se le vie per salire sono diverse  qui si propone la via principale e più semplice ovvero quella che sale dal lago di Misurina al rifugio Maggiore Bosi. Il comando italiano costruì una via di collegamento fino a raggiungere la prima linea dove si trovavano i ricoveri e depositi di munizioni salendo tra le spaccature del terreno e anche qualche tratto impegnativo servito da opportuna a corda , consigliabile per i meno esperti di salire sui pratoni sovrastanti . Si incontra il comando di compagnia che domina la val Popena , fino a raggiungere all’imbocco di una galleria proseguendo su questo galleria si raggiunge la prima linea . Dopo aver raggiunto il pianoro tozzo del Monte Piana si potrà avere una visione completa di quello che sono state le cruenti battaglie che hanno insanguinato queste due tozze e quasi insignificanti cime , messe di fronte a cime di ben più grande interesse sotto il profilo alpinistico ed esplorativo , solo dopo averci confrontato con la storia si potrà veramente capire l’importanza di queste due quote Monte Piana 2324 m e il Monte Piano 2306 m considerando che la Forcella dei Castrati era a quota 2272 m.

La storia

Dopo essere divenuto metà turistica abbastanza ambita nonostante poco conosciuta , fu costruito a poca distanza tra i due confini il Piano Hutte , poi ci salì il poeta Carducci affezionato a questi luoghi , dove per omaggiarne la visita alla suo morte si eresse la piramide Carducci , casualmente a ridosso del confine austroungarico , una zona che dopo l’eccidio di Sarajevo sarebbe divenuta uno dei tratti più contesi e sofferti , con maestosi lavori di trinceramenti scavi e soprattutto una guerra di posizione molte volte all’arma bianca , i turisti si allontanarono ben presto e torno il silenzio , mentre iniziarono a sopraggiungere nella valle pattuglie in perlustrazione e truppe al lavoro per occuparsi dei varchi di accesso al Monte Piano , costruendo il famoso è ardito sentiero dei Pionieri Pionierweg che partiva dalla Val di Landro che allo scoppio della guerra divenne l’unica via per salire sul monte. Mentre nella parte italiana sì iniziarono i lavori di comunicazione per salire anche si sul Monte Piana sia per quanto riguarda basi logistiche che le posizione di artiglieria durante la primavera del 1915 battaglione alpini pieve di Cadore sali con due batterie batterie da montagna ingenti austro-ungarici erano gli assediati come compagnia di Landsturmer e Standschutzen , il 23 maggio del 1915 alle ore 19 l’ufficio postale del Imperiale Regio informo che l’Italia aveva dichiarato guerra all’Austria il 5 giugno il maresciallo Goiginger assunse il comando della divisione Pustertal dato che conosceva molto bene le zona e si rese conto subito dell’importanza strategica del Monte Piano mentre le nostre truppe presidiavano le cime del Monte era evidente occupare l’intero tovagliato con le pochi uomini .

il 7 giugno del 15 un soldato finito il turno di guardia si addormentò su una roccia e precipito nel vuoto , ci fu il primo attacco le posizioni italiane, gli austro ungarici salirono nella notte da Carbonin uscendo così indisturbati nel tratto che va dalla forcella dei Castrati e la piramide Carducci , agli italiani presi di sorpresa non rimaneva l’attacco con la baionetta, numerosi i feriti e 22 morti, ma gli austriaci rimasero bloccati per giorni costretti sotto un fuoco di artiglieria italiano che impediva loro qualsiasi movimento .

Nei giorni successivi in un assalto alla baionetta caddero 22 alpini poi ci fu un cambiamento del tempo freddo pioggia teoresi impossibile gli attacchi giorno prima c’è il 14 da Misurina di un se un battaglione di rinforzo nella zona della piramide Carducci ci furono due giorni di attacchi dove venne ucciso il maggiore Bosi il comando viene assunto dal maggiore al Gavagnin qui combattimenti si portassero fino alle 3 del mattino i nostri Fanti riuscirono ad invadere che posizione a Versailles e quanto pareva forse perduto il Pianoro Nord dagli austro-ungarici tutti i cannoni austriaci di Prato Piazza e Col di Specie di l’anno dell’Alpe mattina del Monte Rudo e tavolo in azione e anche i due cannoni portati su monte Piano a circa 300 metri dalle linee italiane facendo un fuoco indiavolato costringendo così gli italiani a ritirarsi a volte anche dei gas asfissianti alle ore 11 si chiuse la seconda degli numerose rosse pagine del Monte del pianto . Il terzo attacco Europa visto per metà agosto mentre la guerra si trova trasformando una gara di mantenere le proprie posizioni anche se i lavori di preparazione avvenivano in maniera scrupolosa perché la parte italiana e lavorava per prepararsi per l’inverno successivo con le slavine che sarebbero diventate la parte più pericolose, la più grande del 5 marzo del 16 che travolse circa 150 austriaci e l’inverno furono apportate diverse posizioni di appoggio le guardie di Napoleone. I nostri avversari vennero così a trovarsi a circa 300 metri di distanza dalle nostre linee anche se i loro trinceramenti erano molto più protetti e avevano solo piccole feritoie per dei fucili mitragliatrici che puntavano verso le nostre linee. Il 13 dicembre la neve aveva così raggiunto un altezza di circa 7 metri e le temperature sfioravano in meno 42 le sentinelle raggiungevano i punti di appoggio strisciando per non venire travolte dalle bufere del vento così gli italiani iniziamo a lavorare costruendo postazioni sotterranei per essere riparati del gelido inverno. Nel gennaio del 17 gli Austroungarici sospettarono gli italiani lavorassero a una postazione da mine il 14 luglio sulle postazioni italiane e sul Monte piana si scatenò violentissimo temporale e riversarono un enorme quantità di fango riempendo i cunicoli , un potente scoppio della galleria da Mina causò un vero e proprio disastro multi di nostri soldati rimasero per terra privi di conoscenza la causa dello scoppio fu un fulmine che colpisce sistema di innesco . Il 10 ottobre molti rinforzi raggiunsero gli austro-ungarici e a copertura delle artiglieria gli austriaci attaccavano 18 di ottobre 18 lanciamine e l’aggiunta di 74 cannoni e coprirono l’avanzamento , mentre nevicava e con l’uso di gas asfissianti ma essendo in netta inferiorità raggiunsero solo la galleria Napoleone il 3 novembre del 17 le truppe italiane si dovettero ritirare le monte Piana , gli austriaci seguivano occupando posizioni che erano state tenute degli italiani, per gli austriaci furono gli ultimi giorni per la loro antica Gloria mentre gli italiani stavano marciando verso la seppur sofferta e dolorosa vittoria .

Fonte storica: Guida ai musei a cielo aperto delle dolomiti Orientali grande guerra per non dimenticare . Antonella Fornari -edizioni DBS

Per approfondire vi invito ad acquistare questo fantastico libro descritto con grande passione ed amore per questi luoghi , dove la memoria fonda le proprie radici nella storia d’Italia.

Anello Nuvolau-Lagazuoi-Col del Bòs

Pubblicato da luke007 in 29 luglio 2022
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Cadore. Lascia un commento

Questo anello da fare in un giorno e mezzo , permette di vedere una buona parte dei luoghi più importanti del passo Falzarego , anche se per un escursione più approfondita su altri siti importanti come la ferrata dei Kajserjager e il Sasso di stria ed altri ancora che non mi dilungo a citare.

Come Arrivare

Se si sale da Cortina d’ampezzo si imbocca la strada che porta a Passo Falzarego , poco prima di raggiungere il passo si incontra un ampio posteggio in località Col Gallina 2053 m, dove si può lasciare l’auto , mentre se si sale dalla parte opposta si raggiunge prima il Passo e poi scendendo leggermente il punto di partenza del sentiero.

Prima Tappa Rosso: Pian del Menis – forcella Averau – Rifugio Scoiattoli – 5 Torri – Rifugio Nuvolau

Tempo di percorrenza  :  4h10

Dislivello totale : 500 m       

Quota massima raggiunta  : 2575 m

Sentieri Usati : 419 – 440 – 439

Cartografia : Lagiralpina  n°21 Dolomiti Ampezzane 1:25000

Il percorso parte da uno spiazzo molto ampio dove sulla destra si nota lo chalet di Col Gallina 2054 m e sulla sinistra il segnavia che sale verso forcella Averau , non presenta nessuna difficolta ne tecnica ne fisica , ben segnalato e di importanza fondamentale per salire sull’Averau , Nuvolau , Cinque Torri e rifugio Scoiattoli accoppiandolo con altri sentieri . Ma principalmente viene usato per raggiungere il rifugio Averau , raggiunta la forcella Averau 2435 m, ovvero il bivio con il 441 si prende il sentiero che percorre le trincee dell’Averau passando sotto le cengie omonime per poi raggiugere prima il 440 poi il rifugio Scoiattoli 2255 m raggiungibile anche attraverso seggiovia, da li si scende leggermente per visitare il museo a cielo aperto delle 5 Torri ( https://itineraritrekking.com/2021/09/12/le-cinque-torri/ ) e raggirando tutto il gruppo si riprende a risalire il 439 fino a raggiungere il rifugio Nuvolau dove si potrà previa prenotazione alloggiare la notte. Il rigugio Nuvolau è uno dei rifugi più storici della zona , il panorama che si presenta su questo luogo a 360 gradi è qualcosa di incredibilmente unico si spazia dalla Marmolada, il Sasso di stria, Il Lagazuoi, le Tofane , il Sorapiss, l’Antelao, il Pelmo , la Croda da Lago i Lastoi del Formin , il Civetta, le pale di San martino eccetera.

Seconda Tappa Arancio : Rifugio Nuvolau – Rifugio Averau – Forcella Averau – Passo Falzarego – Rifugio Lagazuoi – Forcella Travenanzes – Forcella Col dei Bòs – Pian dei Menis

Tempo di percorrenza  :  7h10

Dislivello totale : 750 m       

Quota massima raggiunta  : 2752 m

Sentieri Usati : 439 – 441 – 402 – 401

Cartografia : Lagiralpina  n°21 Dolomiti Ampezzane 1:25000

Si inizia in discesa per raggiungere prima il Rifugio Averau 2413 m per poi proseguire a sinistra attraversando sotto le cengie il Monte Averau , fino in breve tempo raggiungere l’omonima forcella Averau 2435 m per poi imboccare il 441 e scendere fino al Passo Falzarego 2105 m, da li si sale attraverso il 402 fino ad arrivare sotto le cengie del Lagazuoi, dove sulla sinistra ci sarà l’attacco della Galleria del Lagazuoi dove sarebbe opportuno l’uso dell’imbrago caschetto e soprattutto la lampada frontale, in quanto la galleria è abbastanza lunga , raggiunta la vetta si esce per percorrere una parte un pò piu esposta di circa 100 metri per poi entrare nella grande trincea e raggiungere la stazione di arrivo della Funivia a 2752 m, qui dopo aver pranzato ci sono due possibili vie , la più complessa il Sentiero dei Kajserjager ( https://itineraritrekking.com/2021/10/26/sentiero-dei-kaiserjager/ ) che presenta ancora un pezzo di Ferrata ed una passarella, oppure il più facile quello che discende dal 401 fino a forcella Travenanzes 2507 m, poi per allungare un pò il percorso si è optato per proseguire verso la forcella Col del Bòs 2332m con il 402, raggiunta la forcella si scende fino alla strada sterrata che ti riportera passando sotto le cengie sia del Col del Bòs che della Ferrata truppe alpine e sui resti degli alloggi per i soldati, fino a raggiungere il Pian del Menis .

La perdita di un grande uomo , un amico vero

Pubblicato da luke007 in 20 luglio 2022
Pubblicato in: evento. Tag: Eventi. 2 commenti

Oggi mercoledì 20 luglio il popolo della montagna si unisce per dare l’addio ad un grande uomo , anzi l’arrivederci perché credo che io e lui e molti di noi ci incontreremo sulle nostre amate montagne , con lui se né andato un grande , un amico vero uno di quelli che qualche volta pensi di avere perso perché per una serie di svariati motivi ti incontri poco , salta fuori con un caffe al Bar Pasubio ed era sempre una festa , un uomo che nella sua grandissima umiltà ha insegnato a molte persone cosa fare in montagna , tante vite salvate e tante purtroppo le persone che ha soccorso decedute . Io lo ricorderò com’era quando sapendomi in difficoltà mi ha aiutato offrendomi quella collaborazione che ha servito a me privo di stipendio , che sarebbe il problema minore , ma riempiendomi la giornata con altri pensieri anziché quelli peggiori che ti portano in direzioni maledette , la montagna mi ha salvato , lui e Lino hanno fatto molto , le giornate passate insieme a sistemare , mantenere quella piccola area costruita con cuore di chi crede nelle persone è qualsiasi cosa faccia la fa con Passione.

Non sarà certo facile per i famigliari superare questo grande dolore , lui era una pietra che indicava un percorso un sentiero ed una vetta da raggiungere , sempre prudente preciso e meticoloso nelle sue scelte ponderate dalla sua grandissima esperienza .

Non lo sarà nemmeno per gli amici, che non sentiranno più quella parola ” Dai Daghene” che ti faceva superare i percorsi più ostici e difficili .

Non lo sarà nemmeno per chi più volte ha collaborato con lui nel soccorso , il soccorso alpino , i vigili del fuoco del distaccamento di Recoaro di cui io faccio parte per le preziose collaborazioni di ricerca persona , il 118 SUEM e tutte le altre che non ho menzionato.

Non è facile neanche per me , ho sepolto mio padre nel 2019 ad aprile aveva 78 ed a ottobre mio fratello che na aveva 49 anni , la stessa classe di Paolo.

Ciao Amico te ne sei andato , avevi la montagna dentro , come me , ed ora sei dentro a quella montagna che tanto hai amato , e che tante volte avevi salito … Grazie mille di tutto ci incontreremo li all’alba di un nuovo giorno … ti porteremo nel cuore per i sentieri che ci hai tracciato … Buon Viaggio Amico Mio

Luciano Cailotto

419 Sentiero dei laghetti forcella Averau

Pubblicato da luke007 in 14 luglio 2022
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Cadore. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero :  2h10

Dislivello totale : 350 m       

Quota massima raggiunta  : 2435 m

Cartografia : Lagiralpina  n°21 Dolomiti Ampezzane 1:25000

Come Arrivare

Se si sale da Cortina d’ampezzo si imbocca la strada che porta a Passo Falzarego , poco prima di raggiungere il passo si incontra un ampio posteggio in località Col Gallina 2053 m, dove si può lasciare l’auto , mentre se si sale dalla parte opposta si raggiunge prima il Passo e poi scendendo leggermente il punto di partenza del sentiero.

Descrizione

Il percorso parte da uno spiazzo molto ampio dove sulla destra si nota lo chalet di Col Gallina e sulla sinistra il segnavia che sale verso forcella Averau , non presenta nessuna difficolta ne tecnica ne fisica , ben segnalato e di importanza fondamentale per salire sull’Averau , Nuvolau , Cinque Torri e rifugio Scoiattoli accoppiandolo con altri sentieri . Ma principalmente viene usato per raggiungere il rifugio Averau , anche se lo stesso può essere raggiunto da più punti compresa la seggiovia, se accoppiato con il 441 che si userà per scendere completerà un giro ad anello oppure passando per le cinque Torri ed imboccando il 440 si scenderà un pò più basso del Col Gallina

La montagna esige prudenza ,umiltà e rispetto

Pubblicato da luke007 in 12 luglio 2022
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. 3 commenti

La montagna è qualcosa di magico , e come un grande amore la prima volta al suo cospetto capirai che , ho l’ami intensamente o non potrai mai comprenderne la grandezza di quello che ti riesce a dare, ti entra dentro come un ago nelle vene e da li inizia una nuova vita , capisci i fondamenti di quei valori radicati nel tempo , ma capisci che quello che ti sta donando non è per tutti , le dolomiti hanno le rocce che cantano la storia , sentieri angusti e severi , bisogna affrontarle con umiltà e rispetto da un lato donano , dall’altro prendono , non sono montagne qualsiasi, l’escursionista dev’essere in simbiosi con ciò che tocca e che vive , lei ti proteggerà anche se sarà il destino a decidere della tua sorte . Luciano Cailotto

Ho pubblicato questo post per far pensare, in montagna l’ambiente e severo , il rischio c’è sempre …ma vi invito a nn prendere alla leggera nessun sentiero nemmeno il più semplice , l’attrezzatura il semplicemente cosa metto nello zaino, il partire gradatamente con le difficoltà degli itinerari lo studio del percorso sono tutte cose che potrebbero salvarvi la vita , mantenete sempre un briciolo di paura nelle cose che fate , in alcuni casi la paura e legata alla prudenza diceva Riccardo Cassin. Poi purtroppo sappiamo che il destino è già deciso , ma cerchiamo di nn aiutarlo nel trasformare un escursione in un bollettino di guerra , anche se il soccorso alpino fa sempre il suo lavoro a cui dedico una menzione speciale a questo uomini e donne. grazie Ragazzi

Bollettino del soccorso Alpino CNSAS

Si registra un bilancio pesantissimo nel fine settimana appena trascorso, con due escursionisti che hanno perso la vita, precipitando dall’ingresso a monte delle Gallerie del Lagazuoi e dalla Ferrata degli Alleghesi in Civetta. E sono veramente tante le emergenze esplose sulle cime venete. Al di là dei consigli di buon senso, che non ci stancheremo mai di esprimere, non possiamo che ricordare a tutti la necessità di una cultura di base della montagna: necessaria prima di intraprendere qualsiasi cammino, fondamentale per quelli impegnativi come può essere una ferrata. Un avvicinamento graduale, che implica allenamento, conoscenza dei propri limiti (vedi paura del vuoto), percezione dei rischi, vicinanza all’ambiente, imparare a rinunciare.

Sabato 9 luglio

📍 Alle 11.40 l’elicottero di Dolomiti Emergency è stato inviato dalla Centrale del 118 lungo il sentiero 215 che sale al Rifugio Vandelli, per un’escursionista che era scivolata sbattendo il volto. Sbarcati con un verricello nelle vicinanze, equipe medica e tecnico di elisoccorso hanno prestato le prime cure alla 60enne di Godega di Sant’Urbano (TV), a seguito del possibile trauma cranico riportato. Imbarellata, la donna è stata issata a bordo e trasportata all’ospedale di Belluno.

📍 Poco prima delle 13 l’eliambulanza di Cortina è stata poi inviata a Forcella Forada, per un incidente ciclistico su una strada forestale dove passa il sentiero 468. Il 71enne di Follonica (GR), che si trovava con altre persone, era infatti caduto dalla mountain bike e aveva perso coscienza per un colpo alla testa. Raggiunto da una squadra del Soccorso alpino di San Vito di Cadore arrivata in fuoristrada e dall’equipe medica e dal tecnico di elisoccorso calati nel bosco con il verricello, all’uomo, che si era nel frattempo ripreso, è stata subito prestata assistenza sanitaria. Caricato in barella, è stato poi spostato in jeep di 500 metri fino allo spiazzo dove era atterrato l’elicottero. Trasferito a bordo, l’infortunato è stato accompagnato all’ospedale di Belluno.

📍 Alle 12.30 circa la Centrale del Suem è stata allertata da una cordata di alpinisti, dei quali uno volato sulle Tre Cime di Lavaredo. Al cellulare il chiamante straniero diceva che l’incidente era avvenuto sui primi tiri dello Spigolo Dibona sulla Grande e che il compagno si era fatto male a una gamba. L’elicottero del Suem di Pieve di Cadore è quindi volato ad Auronzo di Cadore e si è avvicinato in ricognizione alla parete, verificando la presenza unicamente di cordate in normale progressione. Dopo aver controllato due volte fino alla Croce di vetta, l’equipaggio ha poi notato una persona che si sbracciava sul ghiaione alla base della montagna, dando indicazioni verso la Cima Ovest. La cordata in difficoltà, che si era calata, si trovava in realtà ai piedi della Cima Ovest, su cui aveva attaccato lo spigolo Demuth. L’alpinista infortunato a una caviglia, un 56enne polacco, è stato recuperato e trasportato all’ospedale di Belluno.

📍 Poco prima delle 14 il Soccorso alpino di Feltre è stato attivato per un parapendio precipitato a Croce d’Aune, nel comune di Sovramonte, il cui pilota non aveva riportato conseguenze, ma era rimasto sospeso tra i rami di un faggio a una quindicina di metri da terra. Una squadra ha raggiunto il punto, a 1.024 metri di quota, sulla strada che va verso Campo, è con tecniche di tree climbing ha raggiunto, assicurato e calato a terra l’uomo, 50 anni, di Desio (MB). I soccorritori hanno poi aiutato l’uomo a recuperare anche la vela rimasta sull’albero.

📍 Mentre con altri compagni stava rientrando dopo aver scalato sul Baffelan, un alpinista è scivolato lungo la ripida via normale ed è ruzzolato tra le rocce per una quindicina di metri. L’allarme è scattato attorno alle 14, lanciato da due soccorritori della Stazione di Recoaro – Valdagno sul posto, che hanno subito raggiunto il 37enne di Valdagno (VI). Prestatagli prima assistenza per un sospetto trauma alla spalla, visto che era in grado di muoversi autonomamente, i soccorritori lo hanno aiutato a scendere fino alla macchina per poi accompagnarlo al pronto soccorso per gli accertamenti del caso.

📍 Alle 16.20 circa il 118 è stato attivato per un freeclimber caduto nella falesia di Podenzoi. Il 32enne di Gorizia perso l’appiglio era volato, finendo a testa in giù contro la parete. La compagna che gli faceva sicurezza lo aveva quindi calato per alcuni metri fino a terra. Sul posto sono arrivati una squadra del Soccorso alpino di Longarone e L’elicottero del Suem di Pieve di Cadore, che ha sbarcato con un verricello di 40 metri equipe medica e tecnico di elisoccorso. Prestate le prime cure per le escoriazioni e il probabile trauma cranico riportato, l’infortunato è stato imbarellato, spostato dai soccorritori in un punto agevole per il recupero, issato a bordo e accompagnato all’ospedale di Belluno.

📍 Passate le 19 l’elicottero del Suem di Pieve di Cadore è volato al Rifugio 7° Alpini, dove un escursionista di passaggio, che si era imbattuto in lui lungo il sentiero, aveva accompagnato un turista spagnolo in difficoltà, a seguito di un probabile trauma al ginocchio. Dopo essere stato controllato, l’uomo è stato caricato a bordo e trasportato all’ospedale di Belluno per le opportune verifiche.

Domenica 10 luglio

📍 Attorno alle 11 l’elicottero di Dolomiti Emergency è stato inviato dalla Centrale del Suem nella zona di Passo Giau, dove un’alpinista era caduta dalla parete della Croda Negra che stava scalando. Prima di cordata, sul tiro iniziale, la 31enne di Venezia è volata, le protezioni che aveva inserito nella roccia sono uscite e lei è arrivata a terra, una quindicina di metri più in basso, riportando un possibile grave trauma al piede. Sbarcati con un verricello di 20 metri, equipe medica e tecnico di elisoccorso hanno prestato le cure urgenti alla ragazza e, dopo averla stabilizzata, la hanno caricata in barella. Issata a bordo, l’infortunata è stata trasportata all’ospedale di Treviso.

📍 A mezzogiorno il Soccorso alpino delle Prealpi Trevigiane è stato attivato per una ciclista caduta in discesa dal Col Visentin. La 54enne di Casier (TV), che si trovava in compagnia, perso il controllo della propria mountain bike, era finita a terra all’altezza del primo tornante dopo Forcella Zoppei. La donna è stata raggiunta da una squadra che le ha prestato le prime cure assieme al personale sanitario dell’ambulanza, sopraggiunta nel frattempo. L’infortunata, con sospetti traumi allo sterno e a una mano, è stata assistita poi dall’equipe medica dell’elicottero di Dolomiti Emergency, atterrato nelle vicinanze. Una volta imbarellata, è stata caricata a bordo e trasportata all’ospedale di Belluno.

📍 Alle 12.40 circa la Centrale del 118 è stata allertata da un’escursionista bloccata da una crisi di panico, non distante da Forcella San Lorenzo, sulle Marmarole. La 51enne di Vigo di Cadore (BL) stava percorrendo da sola la Ferrata Amalio Da Pra, quando, in un tratto in cui il cavo si interrompe e bisogna attraversare un canale per poi riprendere la ferrata, aveva iniziato a risalire qualche metro una traccia che aveva trovato, sbagliando itinerario, e si era fermata poco dopo. Una squadra del Soccorso alpino del Centro Cadore è partita per andare in suo aiuto, ha raggiunto Forcella San Lorenzo per poi attaccare la Ferrata e individuarla a breve. Dopo averla assicurata i soccorritori sono quindi tornati sui loro passi assieme alla donna, per arrivare al sentiero e scendere con lei fino al Rifugio Ciareido, da dove la hanno accompagnata in jeep alla macchina al Pian dei Buoi.

📍 Verso le 13 è scattato l’allarme per un ciclista colto da malore in località Valmenera a Tambre. Le condizioni dell’uomo, che era sdraiato a terra assistito da due persone, sono subito state valutate dall’equipe medica dell’elicottero del Suem di Pieve di Cadore, sbarcata nelle vicinanze assieme al tecnico di elisoccorso. Imbarcato, il 63enne di Santa Giustina (BL) è stato trasportato all’ospedale di Belluno per le verifiche del caso.

📍 A Cortina d’Ampezzo una squadra del Soccorso alpino della Guardia di finanza ha raggiunto una venticinquenne di Auronzo di Cadore (BL), che era stata punta dalle vespe, mentre si trovava nei pressi del Ponte Outo, alle Cascate di Fanes. La ragazza è stata accompagnata al Codivilla dai soccorritori per i dovuti accertamenti.

📍 Ad Auronzo di Cadore, una squadra del Soccorso alpino della Guardia di finanza è stata inviata sul Monte Agudo, poiché, a seguito di un probabile malore, un diciassettenne di Ala (TN), aveva perso i sensi, era caduto a terra e aveva sbattuto il volto. I soccorritori hanno preso in carico il ragazzo, per poi accompagnato direttamente al pronto soccorso.

📍 Poco prima delle 14, l’elicottero del Suem di Pieve di Cadore è volato nel Gruppo della Moiazza, sulla Torre del Camp, comune di Agordo, per un incidente in parete lungo la Via Bien. Primo di una cordata di tre, un alpinista era infatti volato qualche metro sopra i compagni fermi in sosta, una protezione non aveva retto l’urto e lo scalatore aveva sbattuto sulla roccia una quindicina di metri più sotto. Lanciato l’allarme, uno dei compagni si era calato da lui. Individuato il punto, l’eliambulanza ha sbarcato il tecnico di elisoccorso con 35 metri di verricello. L’infortunato, 27 anni, di San Donà di Piave (VE), è stato recuperato e trasportato al campo base al Rifugio Carestiato, dove attendevano medico e infermiera dell’equipaggio e dove ha dato il proprio supporto anche il gestore, componente del Soccorso alpino di Agordo. Mentre venivano prestate le prime cure per un sospetto politrauma, l’eliambulanza è tornata in parete a prendere anche i due compagni. Il ferito è stato trasportato all’ospedale di Belluno.

📍 Alle 14 circa, una squadra del Soccorso alpino di Asiago, che stava facendo assistenza al Raduno triveneto degli alpini sull’Ortigara, è stata dirottata sul sentiero di rientro da Cima Mandriolo, dove un giovane escursionista, che si trovava con tre amici, aveva riportato un sospetto trauma alla caviglia. Dopo averlo raggiunto con il fuoristrada, i soccorritori hanno immobilizzato la gamba del19enne di Creazzo (VI), per poi trasportarlo fino alla sua macchina e da lì, guidare lui e gli amici all’ospedale di Asiago.

📍 Una squadra del Soccorso alpino di Cortina è stata inviata attorno alle 13 al Rifugio Sennes, dove si trovava una ciclista che si era fatta male cadendo dalla mountain bike. I soccorritori hanno raggiunto la 66enne di Cassola (VI) e le hanno prestato le prime cure. Dopo avere caricato anche la sua bici sul fuoristrada, hanno quindi accompagnato la donna fino all’ospedale di Cortina.

📍 Verso le 16 un altro allarme, lanciato da una coppia di turisti tedeschi – lui 61 anni, lei 44 anni – che, arrivati nella parte finale della Ferrata della Cengia Gabriella nel Gruppo del Popera, non erano più in grado di proseguire per la stanchezza. L’elicottero di Dolomiti Emergency, una volta sul posto, ha sbarcato l’equipe medica al Rifugio Carducci, per poi volare nel punto in cui si trovavano i due. Recuperati uno alla volta dal tecnico di elisoccorso con un verricello di 30 metri, gli escursionisti sono stati poi lasciati al Carducci.

Anello estremo del Pasubio

Pubblicato da luke007 in 30 giugno 2022
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari Running, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Monte Pasubio. Lascia un commento

“I luoghi e i sentieri cambiano , si sale di qua di là , un continuo vortice di conoscenza , ogni volta nuove e splendide emozioni da vivere . (Luke)”

Tempo di percorrenza dell’anello :  9h30 senza sosta ( 7h40 28Km )

Dislivello totale : 1680 m    

Quota massima raggiunta  :  2232 m

Rifugi di appoggio : Rifugio Vincenzo Lancia – Rifugio Achille Papa

Sentieri usati : 148 – Val Gulva -121A – 120 – 102 – 105 – 120 – 147A variante Zenevri

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Come raggiungere

Dopo aver preso la statale che da Piovene Rocchette porta all’abitato di Arsiero si prende la destra per salire verso Tonezza e i Fiorentini , alla prima curva si prende a sinistra verso l’abitato di Posina , si prosegue fino al passo della Borcola che separa la val di Posina dalla Val terragnolo fino a raggiungere la Malga Borcola

Descrizione

Questo itinerario che propongo insieme ad altri sul Pasubio completa molti punti di questo maestoso Massiccio, sia ben chiaro che un’itinerario di queste dimensioni non è certo alla portata di tutti , ma andiamo per passi , giunti in auto sul Passo della Borcola si scende verso la malga e ditro al piccolo laghetto si nota il segnavia 148 che porta al Passo di Lucco passando per la Malga Gulva , si scende nella valle fino alla malga e si sale in un canalone detritico , la selvaggia Val Gulva , conosciuta e praticata da pochi , che si snoda in maniera incredibile tra massi giganti e terreni prativi e boschivi tali da non comprenderne la direzione , fino a raggiungere località Sorgente a 1850 m , ovvero nel bivio del sentiero 147 che proviene da malga Costa e porta nella Sella delle pozze 1903 m , ma non è questo il sentiero che noi prenderemo , proseguiremo dal 121A fino a raggiungere il 120 e sulla destra verso Selletta Est dei Campiluzzi 2002 m , dove andremo alla ricerca della Galleria di circa 300 m che al suo interno oltre che essere stata usata per il periodo bellico del 1915-18 , si possono ritrovare orme dei dinosauri sul suo soffito , e situata dietro al cartello segnavia proseguendo fino ad un a discesa su materiale detritico si arriva ad un piccolo dosso e sulla destra si noterà il suo imbocco , dopo averla visitata si prosegue verso il rifugio Lancia dove una bella pasta ci aspetta , si riparte con il 102 che ci porterà fino a bocchetta delle Corde e poi attraverso il 105 tricolore prima sul Roite e poi sui Dente austriaco , su quello italiano e poi a cima Palon 2232 m per poi attraverso il Cogolo Alto scendere fino al Rifugio Papa , dove un a sosta e d’obbligo , per poi ripartire per il 120 passando per l’arco romano e la chiesetta di Santa Maria dove a pochi metri si trova la selletta comando della linea italiana , si continua in un’alternarsi di sali scendi , fino alle 7 croci ed all’altare costruito dal comune di Trambileno per i suoi caduti , si sale fino alla selletta del graviglio , e imboccando un sentiero poco segnalato proseguire sulla linea difensiva austroungarica visibile dalle pareti di cemento , si prosegue su postazioni e ricoveri fino a superare i sogli bianchi e raggiungere l’immenso prato circostante a malga Costa , per poi atrraverso tratti boschivi e prativi raggiungere il Passo della Borcola .

Riflessioni Personali

Un percorso lungo e difficile , molti tratti sono sconosciuti ai più ma capace di creare grandi ed uniche emozioni, non sicuramente alla portata di tutti , perche qui l’esperienza e le capacità di muoversi in questi ambienti severi come per esempio la val Gulva richiede doti non sottovalutabili , ma alla fine se vi farete accompagnare da persone capaci il solo fatto di riuscire in questa impresa rende il tutto , e una catena di emozioni che non si possono certo raccontare o descrivere con le sole parole. Luciano

Galleria orme dei dinosauri Monte Buso

Pubblicato da luke007 in 29 giugno 2022
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Monte Pasubio. Lascia un commento

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Come raggiungere

Per raggiungere questo luogo non segnalato , e difficile da trovare se qualcuno non vi porta , si può salire dal rifugio Lancia fino al bivio alpe delle Pozze dal sentiero 120 , girando poi a destra per salire sulla selletta dei Campiluzzi a circa 60-70 metri si nota un terreno detritico sulla sinistra , poco al di sopra del suddetto terreno si imbocca la galleria , mentre se si giunge dalla selletta dei Campiluzzi si procede a destra scendendo per circa 60 metri si noterà dei ghiaioni di piccole dimensioni entrando cosi in galleria

Studi scientifici

L’evoluzione di questo tratto di catena alpina nel Giurassico furono testimoni di alcuni cambiamenti , il grande continente che si andava formando dalle terre emerse dava origine a diverse placche sovrapposte , queste placche Africane ed europee accumularono i loro sedimenti che si trasformarono in rocce calcaree dando così origine allo scheletro di quello che sarebbe divenuto il massiccio del Pasubio.

La costruzione di un sistema di fortificazione austroungarica diede modo ai geologi del museo Tridentino di studiare questi strati rivelando sul soffitto alcune tracce di dinosauri . Ci fu più di una sorpresa durante questi studi , che non prevedevano il ritrovamento di una serie di strati , di pietra dura ma bensì fanghosi caratterizzati dal Giurassico inferiore . Mentre sul sito si ritrovavano orme di dinosauro di una certa dimensione , del peso di circa 300-400 kg e di 6-7 metri di altezza . Le orme assomigliano molto a dei altri ritrovamenti , in Polonia ,Francia e Nordamerica.

Navigazione articoli

← Voci più vecchie
Articoli più recenti →
  • cerca

  • Statistiche del Blog

    • 2.387.299 visite
  • Unisciti a 4.617 altri iscritti
  • Zone dei percorsi

    Alpi Feltrine Arsiero Asiago Bassano Week belluno Cadore Castiglieri dolomiti bellunesi dolomiti di sesto Eventi Ferrate Folgaria Fongara Forti Gruppo del Cristallo Gruppo Sengio Alto Lavarone Leggende Lessinia Le vie Normali Monte Baldo Monte Cengio Monte Civillina Monte Grappa Monte Novegno Monte Pasubio Monte Summano Pale di San Martino Piccole dolomiti Posina Recoaro terme Riva del Garda Running Tofane Tonezza ultratrail Val D'Astico val del mis Vallarsa valstagna Zoldo
  • Articoli recenti

    • Anello Col di lana – Dente Sief
    • 120 Malga Rove-Gazza ( sistemazione )
    • Monte Col di Lana – Le Battaglie
    • Galleria di vetta Corno Battisti
    • 105 Sentiero delle creste o Tricolore
    • Il Truciolo by MJ
    • 702 Passo Val di Roda – Rifugio Rosetta
    • Lago di Braies
    • 116 Cumerlotti – Prabubolo – Passo Buole
    • Rifugio Tre Scarperi – Rifugio Locatelli Innerkofler
  • calendario

    gennaio: 2026
    L M M G V S D
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  
    « Set    
  • Classifica Articoli e Pagine

    • Contrada Borga - Croce dei Castiglieri
    • Le Marmarole Runde (completo)
    • 571 Lastebasse - Fiorentini - Campomolon
    • 221 Rifugio Bertagnoli-Passo della Scagina
    • Antelao 3264 m ( Via normale )
    • 217 Rifugio Vandelli - Lago del Sorapis (invernale ) EEA
    • Le Creste del Pria Favella
    • 569 Contrà Pikel - Forte Campomolon
    • Cima Civetta 3220 m (Via Normale)
    • 651 Cogollo del Cengio - Monte Cengio
  • Meta

    • Crea account
    • Accedi
    • Flusso di pubblicazione
    • Feed dei commenti
    • WordPress.com
  • Itinerari trekking

    Itinerari trekking
Un sito WordPress.com.
Itinerari trekking
Un sito WordPress.com.
  • Abbonati Abbonato
    • Itinerari trekking
    • Unisciti ad altri 394 abbonati
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • Itinerari trekking
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
 

Caricamento commenti...