Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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Sentiero S.2 Località Aste – Contrada Rossi

Pubblicato da luke007 in 9 giugno 2024
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Monte Novegno, Running. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata  :  2h00

Dislivello totale : 605 m

Quota massima raggiunta  :  909 m

Come Raggiungere

Si parte da località Aste , poco lontano dall’ex Ospedale di Schio , salendo verso Poleo , vicino alla Trattoria San Martino.

Descrizione

Il percorso parte dalla località Aste , presso la trattoria San Martino, lasciando l’auto in un ampio posteggio, si imbocca la via Crucis dal cenacolo posto pochi metri sopra il posteggio, si sale lungo le prime stazioni , si raggiunge una curva dove la via cruci svolta a sinistra , mentre noi proseguendo sulla destra ci addentreremo nel bosco con il piccolo ruscello che corre sulla sinistra , la salita non è difficile e molto lieve , presenta alcuni ponticelli un pò pericolosi ed a cui bisogna prestare attenzione, per le tavole un pò usurate dal tempo , si continua passando su alcuni tratti in cui alcune piccole frane detritiche hanno divelto qualche pianta di alto fusto che ostruisce un pò il passaggio , anche se facilmente superabili , bisogna prestare sempre attenzione , si continua a salire , si possono scorgere alcuni segnavia usurati dal tempo e poco visibili , fino a raggiungere le case della contrada Formalaita 554 m, da li si sale ancora tenendo la strada centrale , perchè sulla sinistra parte la strada Forestale che porta a Santa Caterina-Marsigli , imboccato il sentiero centrale si transita sotto la cima del monte Faedo 715 m, e poi sempre tra leggeri saliscendi a fianco del Monte Guizza 843 m , si prosegue sempre in mezzo al bosco uscendo poi per un breve tratto prativo , dove si potrà vedere un pò il panorama che era stato coperto dal bosco, si prosegue sempre per la carrareccia fino a vedere la Croce sul dosso della Chiesetta di Santa Caterinella poco lontano dalla Contrada Rossi , ma continuiamo a salire per un breve tratto un pò più impegnativo , per poi rientrare in un sentierino stretto che porterà a un piccolo spiazzo con una specie di piccola stalla , per poi attraverso un tratto prativo uscire nella strada asfaltata che a sinistra porterà in contrada Rossi mentre a destra in località Cerbaro, si prosegue verso sinistra raggiungendo prima contrada rossi e poi imboccando a sinistra saliremo sulla chiesetta di Santa Caterinella.

Il Miracolo di Santa Caterinella

La tradizione racconta che in questo luogo avvenne il miracolo quando un padre vide, il carro, trainato da vacche e sul quale stava seduto alla figlioletta, precipitare dal burrone, egli, inginocchiandosi, invocò la beata Vergine e Santa Caterina d’Alessandria e poco dopo vide arrivare il carro sopra una vicina riva. Fece costruire un capitello con un piccolo altare per potervi celebrare la messa e di sommo pontefice concesse l’indulgenza a quanti lo avessero visitato. Le tante elemosine raccolte permisero la costruzione di una chiesa dedicata alla Santa. La chiesa di Santa Caterina si separò dalla parrocchiale Madre di San Ulderico nel 1627 diventando autonoma. Accanto alla chiesa sorse e cimitero e la parrocchia fu sempre luogo di incontro e vocazioni. Nel 1787 fu concesso di edificare una nuova chiesa in un luogo più centrale al paese. La prima fu demolita, due suoi altari furono portati in un nuovo edificio. Accogliendo le richieste dei fedeli, Don Marco Dalla Vecchia nel 1905 fece costruire questa piccola cappella oratorio, dove sono state poste le statue della Santa e del Sacro Cuore. Sono conservati, inoltre, alcuni ex voto e due angeli che fino al 1963 erano parte dell’altare della Madonna, nella parrocchiale. In una nicchia si conserva una piccola antica statua di Santa Caterina, che così ritornata alle origini.

Ritorno

Il ritorno può essere fatto dal sentiero S3 già descritto in precedenza su un’altro post che scenderà dapprima attraverso la contrada Costeneri , prima a Santa Caterina e poi passando per il cimitero di guerra si scenderà attraverso il bosco fino alla località Paladini e poi scendendo la Valle dei Molini si raggiungerà Poleo, attraverso il tratto asfaltato si arriverà all’auto.

Ritorno per ESPERTI

Per chi invece volesse avventurarsi in una spedizione di orientiering , avendone le capacità , potrà scendere dalla Chiesetta di Santa Caterinella ed imboccare il primo sentiero a sinistra che porterà nella locale palestra di roccia in poche decine di minuti, per poi proseguire con alcuni tratti più ripidi da evitare con la pioggia, si scende abbastanza ad intuito ed è INDISPENSABILE UN’OTTIMA CAPACITA’ DI ORIENTAMENTO, ci son molte deviazioni e diversi itinerari che bene o male portano in valle.

Marmolada 03.07.2022

Pubblicato da luke007 in 30 Maggio 2024
Pubblicato in: evento. Tag: Eventi. Lascia un commento

A mio avviso un lavoro ben fatto sulla ricostruzione della favolosa macchina dei soccorsi che nella immane tragedia , fa uscire nella loro crudezza la professionalità e l’umiltà , oltre quel grado di umanità dimostrato in questo missione , per me è stato emozionante dopo aver perso un grande uomo ed un’amico vero che nel momento del bisogno mi ha allungato la mano. ciao Paolo sei li su quella montagna che hai tanto amato , sei stato un grande persona . Luciano Cailotto

Regia di Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon
Durata: 76 min
Genere: Documentario

L’opera è una dedica a chi quel 3 luglio 2022 perse la vita nella tragedia della Marmolada e a tutti coloro che si prodigarono per aiutare e recuperare sopravvissuti e non.
Il documentario fonde interviste, materiale di repertorio inedito e riprese ad oggi, in un unico linguaggio narrativo capace di restituire l’impotenza dell’uomo di fronte alla forza della natura, coinvolgendo emotivamente lo spettatore e accendendo i riflettori sugli uomini e le donne che in quei giorni hanno lavorato instancabilmente. Le interviste a: autorità, soccorritori, guide alpine, testimoni oculari e sopravvissuti ci condurranno di ora in ora attraverso lo svolgimento degli eventi e la messa in moto della grande “macchina dei soccorsi” evidenziandone il forte impatto umano che ha avuto su chi era lì, magari con la consapevolezza di cercare tra i dispersi un amico o un collega. Un racconto che ci conduce a più riflessioni su come il cambiamento climatico stia velocemente trasformando il territorio e come di conseguenza debba cambiare l’approccio nei confronti della montagna stessa.

https://www.facebook.com/Cineblendsrl

145 La Val Granda di Ometto

Pubblicato da luke007 in 29 Maggio 2024
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Piccole dolomiti. 2 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata  :  2h30

Dislivello totale : 865 m – 925 m fino alla Cima Levante    

Quota massima raggiunta  :  1950 m – Cima Levante   2020 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Come Raggiungere

Per imboccare questo sentiero molto bello , quasi tutto boschivo che porta in una zona di guerra molto importante di Passo Buole , si deve scendere la Vallarsa verso Rovereto appena superato l ‘abitato di Anghebeni si prende per Sant’Anna e si sale sull’altra parte della valle , poi si procede a sinistra verso Riva di Vallarsa , si sale ancora fino a raggiungere l’abitato di Ometto dove la strada finisce con la galleria .

Descrizione

Il sentiero della Val Granda è molto impegnativo si sale in maniera abbastanza brusca dapprima una parte boschiva offrendo uno scenario verso la diga degli Speccheri e il Pasubio da un’angolazione diversa , poi si entra nel canalino detritico abbastanza facile, mentre poi uscendo dalla strettoia , si inerpica nel tratto più ripido , visto anche il dislivello, di una certa entità, si passa un tratto poco pendente, ma poi si ricomincia a con una severa pendenza che raggiungerà poi il passaggio del sentiero 146 del trincerone che porta al Passo Jocole altro percorso molto bello ed unico su quelle crestina traccia della storia . Si raggiunge così il crinale sommitale si possono ammirare scenari verso la Lessinia , il Monte Baldo e soprattutto il Vallon dei Cavai ed il Carega , nella sua parte più selvaggia e poco praticata , perchè molto lunga ed impegnativa. Consiglio una visita anche a cima Levante 2020 m, a circa 40 minuti passando per le mulattiere ancora visibili della grande guerra.

Ritorno

Il ritorno può essere fatto raggiungendo prima il passo Jocole, attraverso il 146 sentiero delle trincee e poi attraverso il 146 ridiscendere a valle.

114 Sentiero delle Crestine Ronchi-Cima Levante

Pubblicato da luke007 in 29 Maggio 2024
Pubblicato in: itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo, Storico. Tag: Piccole dolomiti. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero :  4h00

Dislivello totale : 1310 m    

Quota massima raggiunta  :  2020 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Come raggiungere

Dopo avere percorso la Vallarsa e raggiunto Rovereto si prosegue verso l’abitato di Ala, per poi attraverso la stretta strada salire verso località Ronchi , appena superato l’abitato e raggiunta la fermata dell’autobus , lì si lascia l’auto e si ritorna fino alla chiesa dove sulla destra si imboccherà il percorso .

Descrizione

Il sentiero parte dalla Chiesa di Ronchi Ala circa 710 m, sale a fianco della chiesa con una pendenza iniziale importante dapprima su tratto cementato e asfaltato per qualche km , raggiunta l’ultima casa ci si addentra nel bosco, sempre con pendenze di un certo livello, dove il percorso inizia a salire con un zig zag abbastanza costante sulla mulattiera militare rientrando nel tratto di bosco fino a raggiungere la località Rom a circa 1330 m, si continua salire attraversando poi un ampio vallone , si prosegue la risalita , molto bella con un itinerario strapiombante verso la valle dei Ronchi, fino a quando raggiungeremo il bivio con 114B di Prà Bel , dove il sentiero arriva dall’itinerario 108 della località Casarino sulla destra mentre a sinistra si prosegue per la Val Gatto , il percorso prosegue salendo sempre con tornanti ma meno pendenza . I percorsi 114 e 114B per qualche tratto si sovrappongono e poi uno prosegue a sinistra , ma il 114B è un sentiero di raccordo, il 114 prosegue sulla destra non passando per la Forcella val di Gatto 1650 m, si prosegue lungo la mulattiera in cresta a nord della Cima Levante 2020 m, la mulattiera in ottime condizioni porterà l’escursionista fino in quota sommitale di Cima levante dove lo sguardo potrà spaziare in panorami mozzafiato, della Lessinia , Montre Baldo, la Valle dei Ronchi , e sulla destra il Carega , mentre sulla sinistra si potrà vedere il trincerone delle Creste del Jocole, e più in la il Coni Zugna mentre sullo sfondo il Massiccio del Pasubio .

Per chi va forte lo può fare da Ometto , ma il livello di preparazione dev’essere impeccabile, per affrontare un dislivello simile.

Ritorno

Per il ritorno si può scendere dal 108,rientrando così ai Ronchi Ala.

Lavéc , quando le tradizioni ci prendono la mano

Pubblicato da luke007 in 17 Maggio 2024
Pubblicato in: evento. Lascia un commento

Nel mio sito la pubblicità, non esiste, se ne trovate una è solamente perchè la inserisco io, in maniera gratuita, non percepisco soldi dalla pubblicità che io decido di inserire nel mio sito ed è con profondo orgoglio che inserisco questo post di questi due ragazzi che portano avanti una tradizione, che secondo il mio modesto parere dev’essere messa in luce. Cailotto Luciano

Lavéc si trova a Lanzada, un piccolo paese tra le montagne della Valmalenco. Realizziamo a mano i Lavéc: le tradizionali pentole in pietra ollare, piastre e altri oggetti di qualità utilizzando tecniche artigianali tramandate da secoli, di generazione in generazione.

La pietra ollare viene scelta per la sua facilità nel lavorarla al tornio e per le sue straordinarie caratteristiche che la rendono il materiale ideale per produrre pentole completamente naturali.

Cos’é il Lavéc

Lavéc è una piccola realtà della Valmalenco e nasce dalla storia di una famiglia che per cinque generazioni ha tramandato il lavoro del laveggiaio. Lavéc nasce da me: sono Nicola, un artigiano, e ho deciso di riscoprire l’antico mestiere di mio padre e dei miei predecessori che stava andando dimenticato e ho deciso di far rivivere i Lavéc, di lavorare al tornio per dare forma alla pietra e trasformarla in pentole, piastre e oggetti. Lavéc nasce dalle persone che mi stanno accanto che mi hanno tramandato il lavoro, il sapere e i valori delle persone di montagna e che ogni giorno condividono con me questa incredibile avventura.

La nostra Terra

L’amore per la nostra terra, la Valmalenco, unisce me e Arianna. Cerchiamo di mettere in tutto ciò che facciamo la passione per le nostre tradizioni, il legame con il nostro territorio e la sua storia. La nostra volontà è quella di valorizzare il territorio dove viviamo e di non dimenticare l’eredità che ci hanno lasciato i nostri avi.

Amiamo le montagne intorno a noi e cerchiamo di viverle profondamente in tutte le stagioni, in ogni loro ambiente.

La storia

Nicola

Nella mia vita ho deciso di inseguire i sogni e le mie passioni, ho sempre cercato di fare ciò che mi fa stare bene e di lottare per tutto ciò in cui credo. Da piccolo con mio papà e mio fratello ho condiviso l’amore per le due ruote fino a quando sono riuscito a diventare ciclista professionista e a partecipare alle gare che guardavo sul divano con la mia famiglia. Piano, piano, accanto a questa passione è nato il desiderio di riscoprire il lavoro che faceva un tempo mio padre e i miei antenati; desiderio alimentato dall’amore per la mia terra, le tradizioni di un tempo e i racconti della nonna.

Nel 2019 nasce Lavéc: l’obiettivo è quello di non far dimenticare la tradizione dei Lavéc (le pentole in pietra ollare), di non perdere questa incredibile eredità dei nostri antenati e di creare prodotti fatti a mano e di qualità, frutto di un antichissimo lavoro artigianale.

I Nonni

Sono cinque le generazioni di Bagioli che hanno lavorato la pietra al tornio. Purtroppo ho conosciuto unicamente per pochi anni solo mio nonno e non l’ho mai visto lavorare al tornio, ma i nonni rivivono nella mia mente tramite i racconti della mia famiglia e fare il laveggiaio mi unisce profondamente a loro.

Roberto

É il mio papà, il mio maestro! È la persona che mi ha insegnato tutto e che mi ha tramandato questo mestiere e anche i valori della tradizione!
Non ama le foto, non ama raccontarsi, ma quando è al tornio si sente il legame così forte che lo unisce con la storia, con le sue origini.

Arianna

È la mia metà precisa, ciò che mi completa e colei con cui condivido questo sogno. È mia moglie, la creatrice di questo sito web, colei che risponde alle vostre email e gestisce tutti gli ordini ed è in assoluto la miglior smussatrice di cubetti! Quando non è al lavoro è a casa a preparare i suoi amati risotti nel Lavéc!

La Pietra Ollare

Cottura sana e naturale

La cottura nella pietra ollare permette di cuocere i cibi senza che essi si attacchinino o brucino sul fondo, mantenendo inalterato il sapore le proprietà nutritive.
La cottura nel Lavèc o sulle piastre è completamente naturale perchè i nostri prodotti vengono realizzati utilizzando unicamente la pietra ollare e il rame, senza l’aggiunta di nessun’altra sostanza.

Cottura uniforme

Le pentole in pietra ollare cuociono in modo uniforme a differenza di quelle in acciaio o alluminio: una volta riscaldato, il Lavec mantiene una temperatura costante e uniforme, senza che ci siano temperature più alte in corrispondenza della fiamma e più basse altrove.
Anche le piastre cuociono carne, pesce e verdura in modo uniforme e naturale.

Roccia stabile

La pietra ollare è una roccia stabile, che non entra in contatto con il cibo: gli alimenti cucinati mantengono i sapori e le fragranze naturali. I cibi cucinati cuociono in modo migliore, senza essere intaccati da sapori esterni, a differenza di quello che succede con le pentole comuni. I nostri prodotti non vengono trattati con smalti, vernici o composti chimici: pentole e piastre provengono direttamente dalla natura.

Prodotti di qualità

Le pentole in pietra ollare sono prodotti di altissima qualità perchè vengono realizzate a mano dall’artigiano e perchè viene scelta una roccia con caratteristiche straordinarie. Ogni prodotto è unico perchè fatto a mano e perchè colorazioni e venature caratterizzano in modo diverso ogni pezzo lavorato. Inoltre le pentole in pietra ollare sono eterne, e i nostri clienti ci dicono che più le usano più migliorano le loro caratteristiche!

La Pietra Ollare in cucina

La cottura nella pietra ollare avviene in modo uniforme e con un calore costante nel tempo lungo tutta la superficie della pentola e della piastra: queste caratteristiche fanno in modo che Lavéc e Piastre cuociano in modo migliore gli alimenti.

I Lavéc possono essere utilizzati in cucina per cucinare tantissimi piatti: sono eccezionali per le cotture lunghe a fiamma moderata, come per zuppe, brasati, stracotti,  minestre, sughi, selvaggina, lumache, ossibuchi, coniglio, pollo, cassoeula, trippa…Ma sono anche consigliati per i risotti perchè conferiscono un’incredibile cremosità ai piatti.
Possono essere utilizzati anche in forno, per cuocere ad esempio il pane, la pizza, gli arrosti e tutti gli alimenti da cucinare nel forno.
Sebbene il Lavéc sia una pentola di “montagna” può essere utilizzato anche per cucinare il pesce; alcuni suggerimenti sono le seppioline con pomodori e piselli, la rana pescatrice in umido, il guazzetto di pesce e molti altri piatti.

Le piastre invece sono indicate per la carne: fiorentina, costata, bistecche, filetti, tagliata; ma anche per le verdure, come melanzane e zucchine, oppure per il pesce: filetti di tonno, pesce spada, branzino, il salmone…

Il punto di forza che accumuna tutti i nostri prodotti è la cottura completamente naturale: cucinare su una piastra o in un Lavéc significa cucinare a stretto contatto con la pietra, lasciata completamente nuda! Una cottura 100% naturale mantiene il sapore genuino e autentico dei vostri alimenti, senza contaminarlo, ma esaltandolo!

Il naturalista svizzero Johann Jakob Scheuchzer scriveva: “In queste pentole di pietra i cibi cuociono più in fretta e meglio che in altre fatte in ottone, rame o altro metallo; inoltre i cibi mantengono la loro naturale fragranza e non vengono inquinati da sapori estranei.”

Termicità

Una delle principali caratteristiche delle pentole in pietra ollare è la sua capacità di distribuire il calore in modo uniforme e costante durante la cottura: questa sua peculiarità esalta il sapore naturale degli alimenti rendendoli particolarmente gustosi e saporiti.

Naturale

La cottura fatta con i Lavec è naturale al 100%: non vengono usati nè smalti nè vernici durante le varie fasi di produzione. Le pentole e le piastre in pietra ollare non rilasciano nessuna sostanza chimica che modifica sapori e intacca la qualità del cibo durante la cottura.

Qualità

Ogni pentola è unica perchè lavorata a mano dall’artigiano. Ogni pezzo ricavato dalla roccia ha una propria storia, una propria conformazione, una propria energia e colorazione. Impossibile ricavare due lavec identici: ogni singola pentola porta con sé una propria identità.

Contatti

https://www.lavec.it/

Via San Giovanni 68
23020 Lanzada (SO), Italia
VALMALENCO – VALTELLINA

info@lavec.it

+39 345 240 2812 – Nicola

+39 348 385 6523 – Arianna

Malga Davanti Novegno

Pubblicato da luke007 in 24 marzo 2024
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Monte Novegno. Lascia un commento

I rifugi sono fatti di persone, non si contano le stelle come negli alberghi, semplicità, amicizia, accoglienza sono pilastri ben radicati, le malghe sono quei luoghi dove la porta è sempre aperta, e l’accoglienza è ancora più grande, malga Davanti del Novegno, ha una nuova vita, sta a noi montanari farla rivivere nel tempo. Luciano

Il Progetto

Contribuisci anche tu a far rivivere malga Davanti!

VIVI DAVANTI è il nome del nostro progetto, l’obiettivo è riportare in vita un edificio montano fatto di pietre, storia e fatica, un luogo dimenticato, ma forse proprio per questo ancora puro e pregno di energie.

Stiamo parlando di malga Davanti, una malga situata sulla sommità del monte Novegno in territorio del comune di Schio (VI). Davanti è un manufatto in disuso da molti anni che, dai suoi 1560mt si staglia sulla pianura fino a scorgere, nelle giornate più limpide, la laguna di Venezia. La sua fantastica posizione domina la val Leogra e si affaccia poi la sera sul travolgente e romantico tramonto delle Piccole Dolomiti; è un momento magico quello, un attimo che parla di meraviglia e di emozione.

Il nostro desiderio è di dare nuova vita a questo luogo straordinario.
Sogniamo di creare un ambiente che possa trasmettere alle persone tutte le emozioni che noi stessi viviamo quando siamo lì, sogniamo che diventi il rifugio delle esperienze da condividere, in cui promuovere le ricchezze del nostro territorio, l’arte e la cultura all’innovazione sostenibile, un luogo in cui gustare i prodotti gastronomici locali raccontandone la filiera produttiva, sociale ed etica.

La struttura, abbandonata da molti anni, necessita oggi di profonde migliorie per poter accogliere adeguatamente chi vorrà vivere questo spazio condividendo con noi le idee, il percorso e gli obiettivi; per questo viene lanciata una campagna di crowdfunding che servirà a coprire parte delle spese di startup (materiale edile, attrezzature per la cucina, interventi di mantenimento e miglioramento strutturale). Vorremmo anche dare un “cuore caldo” al nostro ambiente, un punto centrale dove poter raccontare storie davanti ad un caffè o ad una bottiglia di vino, forte e sincero come vuole essere questo progetto, come lo è chi deciderà di lasciare il proprio segno, il proprio aiuto; sarà un camino o una stube, ancora non lo sappiamo, ma siamo sicuri che nelle uggiose giornate autunnali saprà riscaldare non solo il corpo dei nostri amici, ma certamente anche la loro anima.

I nostri primi passi

Dopo oltre un anno di valutazioni, progettazioni, coinvolgimento di possibili partner pubblici e privati abbiamo deciso di sviluppare questo progetto costituendo una Società Benefit. Questa particolare forma societaria rappresenta un’evoluzione del concetto stesso di azienda integrando nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera.

Le nostre azioni, presenti e future, sono e saranno volte a sostenere quei produttori locali che promuovono un’economia più giusta e sostenibile, più etica e responsabile, che rispetta le persone e tutela l’ambiente. I prodotti venduti, somministrati ed esposti in malga Davanti provengono da imprese che hanno un impatto positivo sia sociale che ambientale. E’ nostra intenzione promuovere eventi e attività che hanno l’obiettivo di creare spunti per diffondere una cultura di rispetto per il territorio, ambiente, di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani ed è nostra missione quella di ricercare la collaborazione con organizzazioni no profit il cui scopo sia la diffusione e la promozione attiva di una sensibilità etica ed estetica in materia ambientale per incentivare comportamenti virtuosi di attenzione all’equilibrio della natura in cui viviamo.

Oltre alla definizione delle linee guida del nostro progetto i primi mesi di DAVANTI sono stati dedicati alla fatica fisica ed al sudore. Grazie al sostegno di amici e dell’ Ass. Allevatori Vicenza, abbiamo iniziato l’opera di sistemazione per cercare di rendere fruibile la malga. Sono stati ripuliti gli ambienti, demolendo le parti ammalorate, raschiando i muri, igienizzando e sistemando le pareti. Sono stati ripristinati gli impianti elettrici, rese funzionali le cisterne di raccolta dell’acqua e le tubature; sono stati creati due ambienti consoni all’assemblaggio e la rigenerazione dei cibi, arredandole con mobilio e strumentazione professionale. Il filo spinato che delimitava la parte esterna è stato tolto per lasciare spazio all’abbraccio di una staccionata in legno. Le persone che hanno avuto modo in questi mesi di salire in montagna e visitare la malga, si sono trovati a vivere un luogo in continua evoluzione, un rinnovamento forte e radicale che continuerà ancora per molto, ma è questo il nostro piacere, costruirlo passo passo e farlo assieme a voi.

Contatti :

e-mail : info@vividavanti.it

https://www.facebook.com/davantimontenovegno

cellulare: 380 157 7880

https://www.instagram.com/davanti_montenovegno

Per chi dimentica le Regole di Base

Pubblicato da luke007 in 19 gennaio 2024
Pubblicato in: evento. Tag: Eventi. 2 commenti

Comunicato stampa CAI del Veneto , anche se le regole di chi sale in montagna sono sempre chiare , ma con l’avvento di nuovi pseudomontanari che pensano di andare in montagna come andare al mare in qualsiasi stagione , RIPETIAMO LE REGOLE PER L’ENNESIMA VOLTA , con l’intento di non mettere in pericolo le nostre vite , ma soprattutto quelle dei SOCCORRITORI , SUEM E SOCCORSO ALPINI

Anello Cadini di Misurina Ferrata Bonacossa

Pubblicato da luke007 in 5 gennaio 2024
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Cadore, dolomiti di sesto. Lascia un commento

Il sentiero Alberto Bonacossa è un percorso attrezzato ed è obbligatorio l’uso dell’imbrago e caschetto , anche se i suoi passaggi possono sembrare molto facili e con difficoltà tecniche molto blande , consiglio perlomeno averlo a seguito .

Tempo di percorrenza dell’anello  :  8h00

Dislivello totale : 1210 m       

Quota massima raggiunta  : 2478 m

Sentieri usati : 120A – 117 – 101 – 119 – 115

Cartografia : Lagiralpina  n°21 Dolomiti Ampezzane 1:25000

Come raggiungere

Dopo aver raggiunto il lago di Misurina sia che si salga da Auronzo di Cadore che da Cortina D’Ampezzo , ci si porta verso l’Hospice , e si lascia l’auto dove parte la seggiovia che sale sul col de Varda .

Descrizione

Raggiunto il posteggio della seggiovia che sale sul Col de Varda , il sentiero 120A per la carrareccia fino a raggiungere un primo bivio che porta al rifugio Citta di Carpi , si tiene la sinistra fino a raggiungere il Rifugio Col De Varda 2106 m dove partono anche le piste da sci , e da cui si potrà ammirare uno spettacolo sul lago incredibile , poco dietro il rifugio parte il sentiero 117 Alberto Bonacossa , si sale in un piccolo tratto boschivo per poi entrare in quel lungo ghiaione che attraverso la Grave de Misurina ti porta nella Forcella De Misurina , una stretta fessura dove l’importante è avere pratica sui terreni impegnativi , l’imbrago per i poco pratici può essere utile , si raggiunge cosi la forcella 2375 m , si ridiscende su terreno detritico , abbastanza impegnativo per principianti alle prime armi , fino a raggiungere un primo bivio che attraverso il 118 ti porterà a rientrare nel caso di difficoltà , il ciadin della Neve 2175 m , si prosegue verso la parte più ripida del percorso , quella che sale alla Forcella del Diavolo , mentre sullo sfondo si potrà ammirare la fantastica Croda Rossa D’Ampezzo , la severa salita rompe un pò il fiato nonostante il suo zig zag faciliti la cosa , raggiunta la forcella del Diavolo 2478 m. e sulla sinistra la Torre del Diavolo , lo spettacolo che si presenta con il bel tempo , non è descrivibile a parole , si inizierà a vedere sullo sfondo le Tre cime , si inizierà nuovamente a scendere un pò di quota attraverso un terreno ancora ghiaioso detritico passando a destra della Cima D’Antorno , per poi attraversare il Ciadin dei Toci e raggiungendo il Passo dei Toci , si risale poi alcune centinaia di metri al Rifugio Fonda Savio 2367 m , dove una fetta di strudel rallegrerà la giornata , da qui per chi fosse stanco e volesse fare il giro in 2 tappe si potrebbe dormire oppure ridiscendere attraverso il 115 , rientrando cosi sul Lago di Misurina , proseguiamo poi attraverso il 117 scendendo sul ghiaione sotto il Rifugio nel versante di Auronzo ,raggiungeremo la Forcella Rin bianco situata a quota 2176 m , dove attraverso una leggera risalita , in parte attrezzata riprenderemo un pò di quota , anche da qui per chi decidesse di rientrare lo potrebbe fare attraverso il 119 che porta direttamente sul casello di pedaggio per le Tre Cime, invece passando sulla base a mezza costa della Cima Ciadin de Rin Bianco e Cima Ciadin de le Bisse , si prosegue in cresta a quota 2343 m sopra la Val Ciampedele , si transita sulla sinistra della cresta , passando sul Ciadin de Longères , per poi raggiungere la forcella Longères ed attraverso un tratto pianeggiante si raggiungerà il rifugio Auronzo 2320 m , da qui attraverso il sentiero 101 si potrà ridiscendere dapprima sul Casello di Pedaggio , e poi attraverso un sentiero non numerato ma intuitivo si raggiungerà dapprima il lago D’Antorno e poi transitando a fianco del sentiero 115 Fonda Savio , rientrare attraverso il Campeggio La Baita , fino al Lago di Misurina dove una pedonabile che raggira il lago ci porterà al punto di Partenza della seggiovia col de Varda .

Varianti di Raccordo

Il sentiero Bonacossa presenta diverse varianti per il rientro in caso di maltempo, o per ridurne la sua lunghezza , può anche essere fatto in due tappe, i sentieri che si incrociano sono il 118 che dal Cadin della Neve porta alla Baita nel lago di Misurina, il 115 che dal Rifugio Fonda Savio attraverso il Cadin dei Toci fino alla strada che porta al Lago d’Antorno , oppure come ultimo il 119 che dalla forcella Rinbianco attraverso i Cadini di Rinbianco lo collegherà al 101 per poi rientrare

Il Pasubio Nascosto

Pubblicato da luke007 in 13 ottobre 2023
Pubblicato in: evento. Tag: Eventi. Lascia un commento

Questa è la data di Zugliano stasera , ma ne avranno altre credo , basta seguire la loro pagina di facebook , e seguire questa loro grande passione Federica e Loris

https://www.facebook.com/profile.php?id=100008267552563

531-532 San Giovanni le Bocolè-Rifugio Angelini Sora l’ Sass

Pubblicato da luke007 in 11 ottobre 2023
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking. Tag: Zoldo. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero :  5h30

Dislivello totale : 1350 m       

Quota massima raggiunta  : 1964 m

Cartografia : Edizioni Zanetti – n°103 Val di Zoldo – Pelmo – Civetta 1:25000

Come raggiungere

Dopo aver raggiunto il centro di Zoldo , si lascia l’auto e si prosegue verso la sinistra della valle , prendendo il 531 dalla Località Baron . Se non si trova posto in centro a poche centinaia di metri c’è il Palazzetto con un ampio posteggio. Oppure lasciare l’auto presso il Campeggio Le Bocolè situato prima della galleria che porta poi a Forno di Zoldo , vicino al locale L’Insonnia .

Descrizione

Percorso non tanto tecnico , ma che richiede un impegno fisico che non è certo uno scherzo , alcuni tratti sono molto ripidi ed altri esposti , ma ciò che si porta a casa da questo itinerario che fa parte dell’anello Zoldano è veramente qualcosa di incredibile ed unico , come del resto sono le emozioni che regala la val Zoldana , il sentiero 531 porta fino al rifugio Sommariva Prampèret 1857 m , ma noi devieremo imboccando poi il 532 , si sale dapprima in un boschetto molto bello mentre a nord si osserva la fantastica Val Zoldana e il torrente Maè , mentre superando una piccola cascatina la salita si fà più severa e ripida , in pochi minuti si salgono 100 metri di dislivello raggiungendo un primo bivio Ru della Doà 910 m , e la variante che arriva dalla Località Baron , raggiungendo una panchina in una parte abbastanza esposta e sotto la visione del Caregon ovvero del Monte Pelmo , lo scenario e mozzafiato si supererà una passerella in legno e si rientra poi in un tratto boschivo fino alla Casera Col Marsanch 1290 m, si prosegue a salire circa altri 20 minuti fino a raggiungere il bivio con il 532 , che una volta raggiunto avremo più chiara la notevole distanza che ci vuole per raggiungere sia una che l’altra meta , sul 531 ci vogliono 4h30 per arrivare al Rifugio Sommariva Pramperèt 1857 m, e ancora ben 3h30 per il Rifugio Angelini attraverso il 532 , imbocchiamo il nostro sentiero , sale un pò tranquillo per qualche tratto , ma appena usciti dal boschetto ci farà vedere la forcella che dovremmo raggiungere su uno stretto vallone che porterà a breve a quota 1870 circa , per poi affrontare un tratto pianeggiante tra i mughi e portarci in una posizione in cui la vista dei ghiaioni che scendono al fondovalle è quasi impressionante (completato il giro potremmo vedere dal fondo dove siamo passati ) ,passeremo sotto la Forcella di Col Pelos , fino a raggiungere la quota 1900 , dove incroceremo il bivio per la via 533 che attraversa lo Spiz di mezzo , lo Spiz Nord , lo Spiz Nord Ovest e lo Spiz Nord Est , rientrando poi nel 532 , ma il nostro percorso ricomincia a salire tutto sassoso e passa per il belvedere di Mezzodì a quota 1964 m , ancora pochi metri un parte attrezzati anche se non difficoltosi , ma in ogni caso evitabili passando per un altra variante del Belvedere che porterà sempre Sora l’sass de Mezzodì , mentre il tratto attrezzato passerà prima sul Giaron dantre Spiz 1800 m , scenderemo poi in circa 20 minuti raggiungendo così il Fantastico Rifugio Sora l’Sass a 1588 m , un luogo fiabesco ed incredibile .

Ritorno

Il ritorno può essere fatto sia dal sentiero 534 che scende direttamente a Forni di Zoldo in località Baron , oppure per chi ha più tempo e le gambe lo permettono sempre dal 534 però imboccando il sentiero che sale verso il tratto attrezzato che porterà al Pian De La Fopa a 1100 m e discenderemo poi nella valle Prampèrt fino a Forno di Zoldo.

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