Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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Museo della grande Guerra 1915-1918

Pubblicato da luke007 in 12 agosto 2019
Pubblicato in: evento, itinerari trekking, Storico. Tag: Asiago, Eventi. Lascia un commento
 

Come raggiungere

Il museo storico situato Canove di Roana e raggiungibile da diverse vie di provenienza:
– Da Tresche Conca dopo aver salito attraverso la salita del Costo, prendendo poi la strada che porta verso Asiago
– Da Asiago dopo aver salito da Bassano o Lusiana , poi attraverso la strada che passando per Camporovere porta a Tresche Conca.
– Da Rotzo attraverso la strada che porta a Tresche Conca passando sempre per Camporovere.
– Dal Passo Vezzena scendendo dalla Val D’Assa , transitando per Camporovere poi prendendo la strada per Tresche Conca.

Nascita del museo

La prima volta in cui è nata l’idea di cercare di realizzare un Museo della Grande Guerra è nata nel 1972 in una tipica serata autunnale, trascorsa al solito bar alla Rosa, fra pochi amici parlando e discutendo prendendo spunto da qualche articolo del quotidiano locale.
Si parlava dimessamente di recuperanti e recupero di residuati bellici, dalla quale ne scaturì quasi involontariamente una riflessione: ci sono musei della grande guerra anche in località dove la gente non ha mai udito un solo rombo di cannone o dove la guerra è stata letta solo sugli articoli dei quotidiani, mentre l’Altopiano dei Sette Comuni, che è stata una delle località più martoriate e uno dei teatri principali di questa guerra, non esiste nulla che testimoni i contenuti di quanto quassù è successo, né altrettanto di quella infinita quantità di residuati bellici di ogni genere rimasti sui campi di battaglia, o che inesorabilmente prendono la via di altri musei o ancor peggio delle fonderie.

L’allestimento

II Comitato del museo aumentava di volenterosi e per molti mesi ogni sera si andava al museo a catalogare il materiale rinvenuto, a ripulirlo e a sistemarlo con un certo ordine. Vennero reperiti ed esposti moltissimi esemplari di granate intere e in frammenti di esplosione, di fucili di vari modelli e nazionalità, ricche serie di pinze taglia-fili, borracce, elmetti, gavette, lampade, serie complete di attrezzi da minatore ed una serie di munizioni per armi individuali. I lampadari furono realizzati gratuitamente da alcuni amici e queste opere sono oggetto di particolare attenzione in quanto sono costruite usando reperti bellici: canne di fucile, baionette, elmetti, ramponi da ghiaccio, chiodi, catene, ecc. Vennero rinvenuti molti oggetti utili nella guerra di posizione, quali pompe per acqua, fornelli da trincea, slitte, matasse di filo spinato e relativi paletti metallici e reti da mascheramento. Una voce particolare della raccolta è costituita dagli effetti personali di militari al fronte: medagliette votive, frammenti delle corone del rosario, bottoni, piastrine di riconoscimento, pipe, orologi, bussole, tibie, croci, monete, distintivi di reparto, cartoline di soldati ai familiari e materiale di medicazione come fiale di tintura di Iodio. Questi oggetti sono senz’altro i più osservati da tutti i visitatori vecchi e giovani, maschi e femmine, forse perché provocano un sentimento romantico affettivo di collegamento fra il soldato caduto e le sue cose intime e personali. Fino ad oggi il museo raccoglie oltre 2000 fotografie, una bellissima serie di riproduzioni delle tavole di Achille Beltrame che la Domenica del Corriere emise nel 1965 in occasione del 50° anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia. Sono esposti poi oltre 5.000 reperti di ogni genere, diversi effetti personali di combattenti sopravvissuti alla Grande Guerra, quali indumenti decorazioni, attestali ecc. L’ultimo reperto importante avuto per una fortuna irripetibile, è stato un proiettile da 420 mml. austriaco sparato sull’Altopiano dal cannone Barbara piazzato a Serrada (Trento) e rinvenuto inesploso nel comune di Gallio. E’ il più grosso calibro usato in questa zona: misura 420 mml. di diametro, m. 1,60 di altezza, pesa 13 quintali e conteneva Kg. 70 di esplosivo.

Note tecniche

Tutto quanto catalogato nel museo si riferisce ad eventi bellici sull’altopiano dei sette Comuni durante la Prima Guerra Mondiale, anche per tener fede alla denominazione “Museo storico della guerra 1915-1918” . Presso la questura di Vicenza è depositato un inventario di quanto contiene il museo, che viene aggiornato semestralmente .Tutte le armi e munizioni sono tecnicamente demilitarizzate dall’Arsenale Militare di Verona che ne è garante.

Contatti

Museo della Grande Guerra 1915 – 1918

Via Roma, 60  36010 Canove di Roana (VI)

Telefono:  0424 692511 – 0424 692035

Email: info@museoguerracanove.it

Orari dal 15 giugno al 15 settembre

dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19

Dal 16 settembre al 14 giugno : apertura su richiesta

per comitive superiori alle 10 persone

https://www.facebook.com/Museo-Guerra-Canove-303466033157340/

http://www.museoguerracanove.it/

Anello del Pelmo

Pubblicato da luke007 in 22 luglio 2019
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Cadore, Zoldo. Lascia un commento

Piccole Riflessioni personali

Anche il Pelmo ci riempie di impagabili emozioni , non e certo difficile come l’anello del Moiazza-Civetta ma e molto bello ed appagante , praticabile per una cerchia più ampia di persone , la bellissima val Zoldana offre itinerari di incredibile bellezza , certamente non e molto conosciuta come altri luoghi , ma e proprio per questo motivo , per la sua semplicità che è qualcosa di grandioso , una valle in cui puoi solo sentirti a casa . buon cammino . Luciano

Come raggiungere

Dopo aver salito da Longarone , verso Forno di Zoldo , sì prosegue sulla SS 347 fino a raggiungere Passo Staulanza quota 1766 m , si lascia l’auto in uno degli ampi posteggi e si prosegue a piedi.

Si può anche salire da Agordo fino a raggiungere il Passo Duran attraverso la valle Agordina, e poi al bivio salire al passo Staulanza.

Inoltre per chi volesse essere più comodo può sempre pernottare al rifugio Passo Staulanza

Ho diviso anche questo itinerario in 2 giorni per poterlo affrontare con calma , sostando più volte per ammirare il paesaggio veramente suggestivo . anche se basterebbe una giornata, per godere appieno della bellezza di questo anello . Resta chiaro che bisogna prima di partire prenotare il rifugio venezia il pernotto e la cena . Il percorso citato può essere percorso anche tutto in un giorno ovviamente dipende dalla preparazione di chi lo affronta , ma a mio avviso per contemplare il paradiso in cui ci si trova ed assaporarne il viaggio e meglio percorrerlo in tutta tranquillità . Buon cammino.

1° Giorno

Passo Staulanza – Rifugio Citta di Fiume – Rifugio Venezia De Luca

Tempo di percorrenza: 6h30

Dislivello totale: 706 m

Quota massima raggiunta: 2476 m

Sentieri usati: 472 – 480

Punti di appoggio: Rifugio Staulanza – Rifugio Citta di Fiume – Rifugio Venezia De Luca

Dal rifugio Staulanza a quota 1766 si sale imboccando il segnavia n.472 che porta verso il Rifugio Citta di Fiume percorso molto bello inizialmente in mezzo ad un bosco di conifere , per poi transitare alla base del ghiaione della Val d’Arcia e proseguire rientrando nel boschetto misto pascolo che ssale a quota 1918 del rifugio Citta di Fiume , si prosegue sul sentiero n.480 verso forcella Forada , da dove si potra vedere in lontananza l’Antelao , il Sorapiss ed il Rifugio San Marco , proseguendo poi si sale un ripido vallone detritico abbastanza stretto , che porta nel ghiaione del nevaio D’Arcia e poi salendo nello stesso fino all’omonoma Forcella D’Arcia 2476 m. da li si scende attraverso il sentiero Flaibani nella prima parte abbastanza tecnico e con tratti attrezzati per poi entrare in un ghiaione fino a raggiungere il Rifugio Alba Maria Venezia dove poi pernotteremo . Una bella cena , uno sguardo al calar del sole , cosi arriva la luna , si va a nanna.

2° Giorno

Rifugio Venezia De Luca – Passo Staulanza

Tempo di percorrenza: 3h30

Dislivello totale: 300 m

Quota massima raggiunta: 2380 m

Sentieri usati: 472

Punti di appoggio: Rifugio Venezia De Luca – Rifugio Staulanza

Dopo una buona colazione ci si avvia con calma , il sentiero non presenta difficoltà percorre piccole radure e ampi tratti boschivi di conifere e mughi , con diversi saliscendi poco impegnativi sempre sotto le cenge del Pelmo , molto bello , si incrocia il bivio che imbocca il n.473 che viene usato per la Dolomiti extreme , poi il n.474 che porta al Palafavera , e come ultimo quello che porta alle orme dei dinosauri , una roccia scolpita dalle zampe dei dinosauri a circa 30 minuti dal sentiero principale , si continua verso il passo Staulanza , non ci sono difficoltà in questo sentiero e risulta anche veloce da percorrere , diverse passerelle permettono il passaggio di alcuni punti dove l’umidità ed il fango la fanno da padrone , fino a raggiungere il Passo ed aver completato il nostro anello del Pelmo.

Questo itinerario che io ho proposto in 2 giorni lo si può percorrere anche in uno , ma il consiglio che io posso dare e prendetevi il giusto tempo per assaporare questo itinerario molto bello e variegato nei suoi panorami.

Variante 467

Esiste anche la possibilità di una variante per accorciare il percorso evitando il rifugio Città di Fiume e risalendo il n.467 Sale della croda Toronda per poi entrare nel ghiaione della Val D’Arcia riducendo notevolmente sia la lunghezza che la fatica fisica , rientrando poi nella forcella D’Arcia nello stesso itinerario fino al rifugio Venezia.

La natura ed il suo solo nemico …l’uomo…

Pubblicato da luke007 in 16 luglio 2019
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Eventi. 5 commenti
Risultati immagini per m49
Quando l’ultimo albero sarà abbattuto,
l’ultimo fiume avvelenato,
l’ultimo pesce pescato,
l’ultimo animale libero ucciso.
Vi accorgerete…che non si può mangiare il denaro.
Indiani Sioux

Fonte : Il dolomiti

Ha superato tre recinti tra i 7 e i 9 mila volt e la barriera di 4 metri. M49 non è stato sedato e ora si dice ”vedete è pericoloso”

L’orso è stato catturato, portato via dal suo ambiente, tenuto nella trappola tubo, caricato sul furgone

trasportato da sveglio e pienamente in forze da Porte di Rendena a Trento. L’animale si così caricato di adrenalina ed è riuscito a superare le terribili scosse elettriche che lo devono aver colpito. Non è un super orso, è stato portato al limite e ha vinto l’istinto di sopravvivenza .

TRENTO. E ora l’ordine è ”abbatterlo a vista”. Il pasticcio è stato fatto tutto dall’uomo, da un’amministrazione che nonostante i veti e le esplicite richieste ministeriali ha deciso di ”assumersi la responsabilità”, come ha detto Fugatti, esponendosi a questa figuraccia internazionale che non ha precedenti.

Si è riusciti in un colpo solo a massacrare un animale protetto ad ogni livello facendogli soffrire le pene dell’inferno (perché l’orso per riuscire a superare tre recinzioni elettrificate da sette fili ciascuna tra i 7 e i 9 mila volt con la pioggia che aumentava anche l’effetto delle scariche doveva essere carico di adrenalina, e dopo capiremo perché), a portarlo alle porte della città, nei boschi sopra Mattarello compresi tra Villazzano e Vattaro, a perderne le tracce togliendogli il radiocollare, e a condannarlo a morte.

Già perché ora l’ordine è quello di abbattimento. L’orso, che non aveva mai aggredito l’uomo e si era reso protagonista solo di danni risarcibili con poche decine di migliaia di euro, è riuscito a fuggire dal Casteller e ora è inseguito da tre squadre di forestali che con i cani stanno cercando di ritrovarne le tracce, oltre alle forze dell’ordine. Della questione è stato informato il commissario di governo e in queste ore abbiamo potuto visionare quella che sarebbe dovuta essere la sua ”prigione”. Una ”prigione” dalla quale nessuno era mai fuggito perché lo si riteneva impossibile viste le file di recinzioni elettrificate e la quarta barriera alta almeno quattro metri.

Eppure M49 ce l’ha fatta, sotto la pioggia, con il manto bagnato. Ma come è possibile? Nel caso dei recinti elettrificati ”standard” proprio la pioggia può essere uno dei fattori che va a diminuirne l’efficacia per questo tra le regole da seguire c’è quella di tagliare spesso l’erba al di sotto della recinzione, soprattutto in caso di pioggia o umidità, perché altrimenti gran parte dell’energia verrà scaricata a terra tramite l’erba a contatto con il recinto. Ma non è questo il caso perché i recinti del Casteller scorrono su del cemento e quindi la pioggia ha solo amplificato l’effetto ”scossa” sull’orso.

Non sarebbe, quindi, M49 un orso dai super poteri, ma sarebbe piuttosto stata disastrosa la gestione della cattura (culminata nella decisione immediata di togliergli il radiocollare, che può essere sganciato schiacciando un pulsante, nemmeno fossero delle manette da togliere all’arrestato una volta in carcere). L’animale, ancora una volta, ha fatto l’animale facendo vincere l’istinto di sopravvivenza su tutto. E ora che il pasticcio è completo e il plantigrado è stato strappato al suo ambiente, maltrattato tra trappole e scosse elettriche, lo si è perso di vista e lo si è calato in un contesto semi-cittadino, si dice ”vedete è pericoloso” e si decide per l’abbattimento.

Fonte: il dolomiti

Anello Extreme Moiazza Civetta

Pubblicato da luke007 in 6 luglio 2019
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking. Tag: Cadore, Zoldo. 2 commenti

Cartografia : Civetta-Alleghe-Selva di Cadore-Zoldo REGIONE VENETO   1:40000

Piccole riflessioni Personali

Era da tempo che meditavo questo grandioso e complesso anello Moiazza-Civetta , un percorso non sicuramente facile , con salite impervie e dure , ma con scenari unici ed incredibili , sia ben chiaro non e un percorso per tutti, ma per chi vuole misurare se stesso con la montagna , qui potrà trovare pane per i suoi denti , un percorso tortuoso ti porterà da un rifugio all’altro , con continui cambi di panorama e visioni mozzafiato sotto le rocce della Moiazza e del Civetta , e di un maestoso Pelmo che sorveglia in lontananza , una catena indescrivibile di emozioni che porterete a casa , stanchi ma con qualcosa in più dentro il vostro cuore. Luciano

Come raggiungere

Dopo aver salito da Longarone , verso Forno di Zoldo , sì prosegue sulla SS 347 fino a raggiungere Passo Duran quota 1601 m , si lascia l’auto in uno degli ampi posteggi e si prosegue a piedi.

Si può anche salire da Agordo fino a raggiungere il Passo Duran attraverso la valle Agordina.

Ho diviso questo itinerario in 2 giorni vista la difficoltà di percorrenza e la pendenza da superare, resta chiaro che bisogna prima di partire prenotare il rifugio Coldai il pernotto e la cena , qui a seguito descriverò i percorsi con due colori diversi . Buon cammino.

1° Giorno colore ROSSO

Passo Duran – Rifugio Coldai

Tempo di percorrenza: 7h30

Dislivello totale: 1706 m

Quota massima raggiunta: 2380 m

Distanza: 12.8 km

Sentieri usati: 578 Sentiero Angelini – 557 Sentiero del Tivan

Punti di appoggio: Rifugio San Sebastiano – Bivacco Grisetti – Rifugio Coldai Sonino

Si inizia la salita attraverso il 578 Sentiero Angelini entrando in un boschetto adiacente al Rifugio San Sebastiano , per un primo tratto boschivo , che poi esce tra le mughe e ghiaione salendo abbastanza ripido e impegnativo su un ambiente severo fatto di continui cambi di pendenza con panorami mozzafiato verso il grandioso Pelmo , si continua a salire con pendenze importanti fino a raggiungere i tratto prativo di Vant della Moiazza quota 1985 m , raggiungendo poi il Bivacco Grisetti , da li si sale ancora, il sentiero e poco segnalato ma si procede verso la forcella inferiore 2300 m attraverso un buon aumento di pendenza su roccia , fino a raggiungere il Col del Vant 2300 m , per poi scendere attraverso un ghiaione e raggiungere il sentiero Tivan 557 che dopo aver superato il raccordo con la Ferrata degli Alleghesi , ed il Schinal del Bech porterà direttamente al Rifugio Coldai 2132 m , percorso non facile e caratterizzato da numerosi cambi di pendenza molto difficili . Raggiunto il Rifugio Coldai ed ammirato il grandioso spettacolo verso Zoldo Alto e Pecol si pernotterà per poi partire l’indomani dopo colazione per la seconda parte del percorso . Un consiglio che posso dare non siate pigri e salite verso il tramonto sulla forcella Coldai 2192 m per poter ammirare il cielo , lo spettacolo sarà ineguagliabile.

Variante tratteggiata Rosa 

Questa variante che propongo presenta un abbassamento di quota interessante , ma elimina la parte più difficoltosa posizionata tra il Bivacco Grisetti e l’imbocco del Sentiero Tivan , abbassandosi fino a 1627 della Casèra della Grava per poi rientrare di nuovo nel 557 del Tivan all’altezza della funicolare che trasporta i materiali e viveri sul Rifugio Maria Vittoria Torriani posizionato a quota 3050 m poco lontano dalla Cima del Civetta 3220 m.

     

2° Giorno colore ARANCIO

Rifugio Coldai – Passo Duran

Tempo di percorrenza: 8h30

Dislivello totale: 2000 m

Quota massima raggiunta: 2200 m

Distanza: 20 km

Sentieri usati: 560 – 555 – 554 – 549

Punti di appoggio: Rifugio Coldai Sonino – Rifugio Tissi – Rifugio Vazzoler – Rifugio Bruto Carestiato

Si parte per il secondo giorno di viaggio , dopo aver lasciato il Rifugio Coldai ed avere imboccato il sentiero 560, si sale fino alla forcella a 2192 m per poi ammirare il bellissimo lago dove si rispecchiano le cime circostanti , seguendo il sentiero raggiunto il crinale si potrà vedere il lago di Alleghe in fondo la valle, per poi raggiungere un piccolo forcellino , da cui si potrà ammirare il rifugio Tissi sulla destra , mentre a sinistra si vede in lontananza il sentiero  , prima di raggiungere la Forcella Col Rèan 2107 m si incontra una piccola pozza d’acqua che attraverso il terreno scompare per poi tornare in superficie circa 100 metri più in basso , si prosegue fino a raggiungere così il sentiero che sale al Rifugio Tissi 2250 m , si prosegue il percorso scendendo di quota fino a raggiungere la zona quasi paludosa della Caserà  Col Rèan , si ricomincia a salire attraverso pascoli e un piccolo torrente che scende , superata la Sella della Pelsa 1954 m , mantenendo la sinistra si prosegue superando le Casara Favretti imboccando così la strada fino a raggiungere il Rifugio Vazzoler 1714 m , proseguendo poi sulla strada carrabile con segnavia 555 per qualche kilometro si incontra il bivio con il 558 , ma noi proseguiamo ancora per circa 1km raggiungendo così il bivio con il 554 che porta alla Forcella del Camp 1933 m , con tratti di un certo impegno fisico ma molto belli e panoramici , raggiunta la Forcella si inizia dapprima a scendere per poi attraverso un traverso si raggiungerà il Rifugio Bruto Carestiato 1834 m , in una posizione molto panoramica , da li proseguendo sulla strada sterrata attraverso il 549 si ritorna al Passo Duran .

Questa parte del sentiero sebbene possa sembrare più facile non e esente da diverse salite con pendenze di una certa importanza, che sommate alla tappa di ieri potrebbero presentare il conto in questa parte del percorso .

 

Sentiero Busatte – Tempesta

Pubblicato da luke007 in 20 Maggio 2019
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Riva del Garda. 2 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h50

Dislivello totale : 700 m

Quota massima raggiunta : 300 m

Cartografia : Edizioni Zanetti – n°25 Monte Baldo 1:30000

Questo percorso lo si può raggiungere sia da Torbole dal parco delle Busatte , che dalla zona di Malcesine , dove si lascia l’auto in un piccolo posteggio in riva al lago in località Tempesta , dove si nota anche il segnavia del Busatte Tempesta , normalmente le scale vengono percorse in discesa secondo i maggiori siti che documentano il percorso , ma a mio avviso risulta interessante fare il contrario.

Descrizione

Il percorso e ideale per tutti , anche per famiglie a patto non si usi il passeggino o altre mezzi a ruote , non presenta difficoltà se non nelle ampie scale che rendono questo percorso molto bello ed appagante , con una visione panoramica sul lago molto bella , attraverso prima alcuni tratti di prato e poi sopra cenge a strapiombo sul lago percorribili su tre rampe di scale molto panoramiche ,

Percorso da Torbole attraverso il Parco delle Busatte 

Il percorso si può prendere sia dal Parco delle Busatte facendo le scale in discesa il che non sarebbe un problema e poi si ritorna percorrendo parte della tagliafuoco , situata a monte del sentiero .

Percorso da Tempesta 

Da una fermata d’autobus situata sulla strada che porta da Torbole a Malcesine in località Tempesta, si sale la tagliafuoco e poi si imbocca il sentiero dopo circa 20 minuti di cammino , così  facendo le scale vengono percorse in salita e risultano così molto più appaganti ,

-per quanto il riguarda il ritorno lo si può fare sia percorrendo un pò il sentiero a ritroso e poi riprendere  la tagliafuoco, sentiero tratteggiato rosso

-oppure ritornando a ritroso per tutto il percorso

-oppure per i più preparati il sentiero dei paloni , ovvero il sentiero che transita dall’ultimo bivio e che sale lungo la linea dei tralicci dell’alta tensione , per poi raggiungere la località Tempesta , e un sentiero leggermente più impegnativo e con poche segnalazioni ma che conduce proprio fino all’auto se si è partiti da Tempesta .

In ogni caso , questo percorso molto affascinante , presenta dei panorami incredibili e fantastici , la sua facile percorrenza ne amplifica la presenza umana , e molto ben tenuto , insomma un percorso ideale per famiglie .

Museo delle Forze Armate 1915 1945

Pubblicato da luke007 in 24 aprile 2019
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. Tag: Eventi. Lascia un commento

Non esistono parole per definire questo luogo , PER NON DIMENTICARE E PER FARE SAPERE direi io , ma quello che si vede e si raccoglie in questo piccolo spazio e molto di più , un qualcosa di una grandezza unica , mai , io avevo visto tanti cimeli in un solo luogo , tutto questo è un opera di raccolta certosina e di conoscenza molto profonda di quello che ha fatto storia , mai ho potuto vedere una raccolta cosi ampia e curata , una ricostruzione di una trincea , manichini in divisa una raccolta di reperti della Xmas che si addestrava nella piscina di Valdagno . Un lavoro lodevole , un grande onore per me averlo potuto visitare

Museo delle Forze Armate 1915 1945

Il percorso didattico permanen­te può non partire laddove è cominciato tutto: l’attentato di Sarajevo, ricordato con una pic­cola vetrina in cui è esposta una pistola Browning FN 191O identica a quella utilizzata per l’assassinio dell’arciduca d’Austria. Il 28 giu­gno 1914. Manifesti e mappe possono aiu­tare ad inquadrare la situazione italiana ed europea ma in questa sezione introduttiva si vuole evi­denziare anche l’alto tasso di ar­ruolamento dell’Italia,uno dei più alti al mondo, la partecipazione femminile e gli obbiettivi strategici italiani ad inizio conflitto. Il tributo del Territorio alla guerra è ricordato da una parete che ripor­ta gli attestati con le motivazioni per le decorazioni al valor militare dei figli di Montecchio Maggiore. Parte fondamentale del percorso è indubbiamente la ricostruzione della trincea sul Dente Italiano del Monte Pasubio. Realizzata con l’aiuto dei Rico­struttori Novalesi, la trincea si estende su oltre 120 metri quadri e intende rappresentare alcune delle caratteristiche tipiche di una vera trincea; dalla larghezza del percorso, circa 75 cm, fino agli ambienti allestiti, complessiva­ mente nove: la polveriera,la terra di nessuno, la piazzola da mitra­gliatrice, la baracca truppa,l’area rancio, la latrina, l’ufficio coman­do, l’infermeria,l’altare da campo. L’intera ricostruzione è cosparsa di cimeli originali e presenta dieci manichini in uniforme. Per rendere il percorso ancora più suggesti­vo sono stati predisposti effetti ottici,atti a ricreare un’atmosfera notturna e lunare, e acustici, con l’ululare del vento e i fragori della battaglia. Usciti dalla trincea il percorso prosegue con l’esposizione delle uniformi alleate durante la Grande Guerra. E’ un confronto interessante per il visitatore, che anche visivamente può rendersi conto delle differenze di equipaggia­menti tra l’inizio del conflitto ed il suo prosieguo; è infatti evidente ad esempio,come l’uniforme fran­cese del 1914, priva di elmetto e senza nessuna accortezza per il mimetismo, differisca da quella statunitense del 1918. Due vetrine illustrano gli equipag­giamenti alleati ed italiani attraverso decine dì cimeli,armamenti e documenti,mentre alle pareti sono affissi espositori con strumenti da lavoro dei soldati, mappe e manifesti d’epoca oltre che alcune celebri copertine della Domenica del Corriere di· segnate dall’arzignanese Achille Beltrame. A seguire, la sezione dedicata agli Imperi Centralì , con maggiore rilevanza per gli equipaggia· menti austro ungarici. La parte conclusiva del percorso dedicato alla Grande Guerra ab­braccia due temi: il primo quello delle perdite, con cimeli e docu­menti di grande Interesse emo­tivo. Il secondo verte della figura del tenente prima,e primo seniore poi Ferruccio Bonapace , uni­ca Medaglia d’oro al Valor Militare di Montecchio Maggio­re. La sua vicenda permette di ave­re un ponte ideale nel percorso museale, collegando la Grande Guerra, al Ventennio fascista Se­conda Guerra Mondiale. Figura di indubbio interesse storico fu uno dei 2500 legionari fiumani nonché amico del celebre poeta, Gabriele D’Annunzio.

La Prima Guerra Mondiale

IL RICORDO PRIMA DI TUTTO

Sopra la porta di ingresso del Museo delle Forze Armate campeggia una scritta che testimonia la motivazione e l’essenza stessa del Museo: Per non dimenticare. Potrebbe sembrare banale ma non dimenticare in realtà non è facile, viene più comodo a volte fare l’opposto. Ricordare è impegnativo, bisogna informarsi, leggere, osservare, discutere; è necessario quindi uno sforzo per avere presente quello che oggi ci sembra un passato lontanissimo, impossibile ed irripetibile ma che in fondo ci è distante tre o quattro generazioni appena. Al tempo stesso il rischio è quello di leggere la Storia con distacco, come se non ci appartenesse, filtrata dalle pagine dei libri. E’ anche per questo che il Museo offre la non scontata possibilità di affacciarsi ad una Storia tangibile, visibile, e forse per questo maggiormente percepibile. Poter vedere da vicino gli equipaggiamenti dei militari della Grande Guerra può sensibilizzare e aiutare a comprende gli affanni patiti da quei ragazzi, di qualunque nazionalità essi fossero. Le armi di ogni tipologia, dai moschetti, alle mazze ferrate fino ai terribili proiettili a gas, ci testimoniano la tragica violenza a cui l’uomo fu costretto e si costrinse. E’ bene inteso che il Museo non ha alcun intento celebrativo di quegli eventi che hanno reso il secolo scorso il peggiore della Storia dell’Umanità ma siamo certi che il non ricordarli sarebbe l’errore più grande perché se è già successo, il vuoto di memoria può farlo riaccadere. Il percorso del Museo si snoda in un arco di tempo piuttosto lungo, che va dallo scoppio della Grande Guerra, nel 1914, fino agli ultimi istanti della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945. Si possono così osservare e confrontare due drammi strettamente legati, potremo dire uno figlio dell’altro, tanto che in Germania la Grande Guerra è chiamata “Urkatastrophe”, la catastrofe originaria. Maggiore spazio è stato dedicato, per ovvi motivi, al Fronte Italiano, tanto per quanto riguarda la Grande Guerra quanto per la Seconda. Nei prossimi mesi il percorso didattico museale verrà ulteriormente valorizzato proprio per permettere al visitatore una comprensione ancora più completa ed una visita ancora più coinvolgente. Per i motivi scritti sopra il Museo si rivolge direttamente agli insegnanti e alle scolaresche, per collaborazioni, studi, ricerche, progetti e ovviamente visite guidate. I percorsi didattici possono sfruttare anche la cineteca e la biblioteca storica, corredata da circa ottocento volumi. Molto importante è anche l’archivio storico, con centinaia di documenti originali, la maggior parte dei quali dedicati al nostro Territorio.Museo delle Forze Armate 1915-1945

SE QUALCUNO CI CHIEDESSE: PERCHE’ QUESTO MUSEO? IN CUOR NOSTRO POTREMO DARE MILLE SPIEGAZIONI, MA FORSE LE PIU’ REALISTICHE SONO: PERCHE’ I NOSTRI PADRI, I NOSTRI NONNI, CI PARLAVANO DI QUEI TEMPI,

PERCHE’ CI PORTAVANO SULLE MONTAGNE DOVE AVEVANO COMBATTUTO, PERCHE’ E’ IL NOSTRO PASSATO PIU’ RECENTE.

CERTO E’ CHE TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO ESPOSTO ED ALTRO ANCORA E’ STATO RACCOLTO CON PAZIENZA, COSTANZA E CURA.

NON CI PIACE LA GUERRA, MA SEMPRE CI STUPISCE ASCOLTARE QUELLI CHE L’HANNO VISSUTA, LE LORO STORIE, LE LORO SOFFERENZE, I LORO RICORDI E NON POSSIAMO DIMENTICARE TUTTI QUELLI CHE NON SONO PIU’ TORNATI.

E’ CON TALE SPIRITO CHE PRESENTIAMO QUESTA ESPOSIZIONE CHE NON HA LA PRETESA DI ESSERE ESAURIENTE.

PER NON DIMENTICARE

MUSEO DELLE FORZE ARMATE

Via del lavoro 66 Montecchio Maggiore

per informazioni 340 5978913 ; Dr. Stefano Guderzo
http://www.museostorico.com/

     
 


   museo-30

Ferrata Mori – Santuario Montalbano

Pubblicato da luke007 in 23 aprile 2019
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari trekking. Tag: Ferrate, Riva del Garda. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  2h00 (2h40 il giro completo)

Dislivello totale : 400 m    Classe : EEA Attrezzato

Quota massima raggiunta  :  600 m

Ferrata Ottorino Marangoni

Dopo aver raggiunto il centro di Mori , poco distante da Rovereto , ed aver trovato un posteggio per lasciare l’auto si sale al centro del paese e si segue per il santuario di Montalbano , da li a breve attraverso un sentiero di collegamento si raggiunge la ferrata .

La ferrata e abbastanza difficile , non è impossibile ma a causa dei tanti visitatori la pietra e molto liscia e levigata , in alcuni casi la presa con le mani non e proprio ottimale . Una ferrata molto bella spettacolare con dei panorami incredibilmente belli verso l’abitato di Mori, alcuni camini molto interessanti anche se gli ultimi interventi di sistemazione l’hanno resa più fattibile anche ai meno preparati.

Per quanto riguarda il ritorno si continuerà per il sentiero che scende verso Mori ritornando sul santuario Montalbano e scendendo poi per raggiungere l’auto

Cronistoria

L’opera, nata dall’idea di alcuni soci della Sezione Sat di Mori, è stata realizzata nell’autunno-inverno ’75-76, in pochi mesi di entusiastico lavoro e inaugurata venerdì  19 marzo 1976,

Dopo vari sopralluoghi in parete, l’accademico del CAI Mario Tranquillini individuò il trac­ciato da seguire, che fu prontamente attrezzato con corde fisse.  I rustici chiodi e le staffe furono forgiati artigianalmente da Nello Gazzini, Tullio Bona e Renzo Gatti, mentre la corda d’acciaio che segue tutto il percorso fu donata da Sandro Marchiori.

Con l’aiuto del trapano ad aria compressa nella parte iniziale, del cobra con motore a scoppio nella parte intermedia e del trapano elettrico alimentato da generatore in Zele, gli spericolati alpinisti  forarono la roccia a tempo di record, seguiti da numerosi altri che  piantarono chio­di e staffe; seguì infine la  posa della corda d’acciaio con vari tiranti e pulizia certosina del tracciato, compreso il sentiero di rientro.

Da allora migliaia e migliaia di appassionati provenienti da tutta Europa e da molti stati del mondo hanno salito la via ferrata, lasciando positivi commenti sul libri firma, custoditi con cura nella sede della Sezione.  Il 12 settembre 1999 la SAT di Mori intitolò la ferrata al suo indimenticabile  Presidente Ottorino Marangoni.

 Per problemi di pericolosità e instabilità della roccia nel 2011 si chiuse la via attrezzata.

Nel 2012 fra PAT, Comune e SAT, si attiva un progetto di intervento complessivo per mette­re in sicurezza il coronamento sommitale della parete e il rifacimento della via ferrata.

La ditta C.E.S.I. di Salorno, su progetto di Lavori Studio Ingeofor di Trento con finanziamento del Comune di Mori, interviene per mettere sicurezza le pareti e pulisce la cresta sommitale. La commissione sentieri della SAT centrale predispone il progetto di rifacimen­to della ferrata che viene finanziato dalla Provincia autonoma di Trento; l’intervento è realiz­zato dalla Primiero Disgaggi nella primavera 2014.

fer-mori-27

Ferrata Sallagoni Castel di Drena

Pubblicato da luke007 in 23 aprile 2019
Pubblicato in: itinerari attrezzati, itinerari trekking. Tag: Riva del Garda. 2 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata :  1h00 (2h00 il giro completo)

Dislivello totale : 262 m    Classe : EEA Attrezzato

Quota massima raggiunta  :  373 m

Dopo aver raggiunto l’abitato di Dro Trento , si prosegue verso il Castello di Drena , quando la strada inizia a salire repentinamente si raggiunge Lavini di Dro , un ampio posteggio ed alcune aree da picnic. Si lascia l’auto e si prosegue a piedi , raggirando l’ampio posteggio e scendendo leggermente la collina fino ad incontrare l’entrata del canyon .

Si tratta di una via attrezzata abbastanza semplice ma che passa in un luogo unico nel suo genere , un canyon chiuso che va a salire fino al Castello di Drena , un percorso affascinante in cui vige l’obbligo del caschetto e imbrago , un ambiente molto ben tenuto e attrezzato, rendendolo così accessibile a tutte le persone che vogliano cimentarsi in qualcosa di particolare , al suo interno ci sono passaggi molto belli sotto le alcune cenge, ed anfratti. All’interno sulle pareti lisce e ben levigate molte staffe per posizionare i piedi e il cordino su cui attaccarsi con i moschettoni rendono questo percorso molto sicuro , due ponti tibetani ( a tre corde ) aggirabili per chi non se la sente fanno di questo piccolo percorso qualcosa di geniale e unico. Superata la stretta gola , la valle si apre larga e selvaggia con molta vegetazione , dove i giochi d’acqua fanno la loro parte , fino a poi raggiungere il Castello di Drena , sulla collina in posizione di controllo della valle.

Per il ritorno si prende il sentiero a fianco delle mura del castello nella parte bassa , passando attraverso gli ulivi ed attraversando in più occasioni la strada che porta a Drena ,fino a di nuovo l’auto raggiungere  ricordo inoltre che a fianco del castello c’e un bar e poco lontano un ristorante-pizzeria.

                   

Colonia Camposilvano di Vallarsa

Pubblicato da luke007 in 5 aprile 2019
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Vallarsa. Lascia un commento
14 giugno 2013 di Paolo Trentini

VALLARSA. Una villa fatiscente, aperta a chiunque voglia entrarci e completamente abbandonata. Immersa nel verde, lungo la strada che porta al passo pian delle Fugazze dopo l’abitato di Camposilvano, imboccando una stradina sulla destra si arriva a quella che fino a qualche anno fa era la “Villa Alpina”. Costruita negli anni ’60 dalle Acli vicentine per dare la possibilità ai giovani lavoratori di trascorrere qualche giorno di vacanza in montagna, poteva ospitare fino a un centinaio di persone. Verso la fine degli anni ’70, dopo la scissione delle Acli, la gestione passò al Movimento cristiano lavoratori che gestì la casa fino alla fine degli anni ’90. Da allora la proprietà della casa è poi passata alla Fondazione Michelangelo Dall’Armellina, sempre vicentina, che nel 2011 ha intrapreso un processo di ristrutturazione. Ristrutturazione che, se mai c’è stata, deve andare per le lunghe oppure essersi interrotta. Il cancello d’entrata, aperto, riporta ancora tutte le informazioni con tanto di cartelli di accesso vietato e misure di sicurezza per il personale. L’intonaco si sta staccando, di alcuni poggioli rimane soltanto lo scheletro, e facendo un giro attorno alle mura si può trovare di tutto: resti di mobili accatastati l’uno sull’altro, resti di legname lavorato e ormai marcito. Tutto fa pensare che sia lì da molto tempo. Girando ancora l’angolo ecco una duna fatta da vecchi materassi e cuscini. Probabilmente prima di iniziare i lavori si è pensato a ripulire l’edificio dal materiale logoro ma nessuno ha pensato di smaltirlo: i paesani affermano che i rifiuti sono lì dall’estate di 2 anni fa e sono preoccupati per possibili danni ambientali o anche eventuali incendi che potrebbero scaturire dal legname abbandonato e che non tarderebbe a espandersi anche al bosco. Sul sito dell’ente si apprende che i lavori sarebbero ultimati nel giro di due anni dal loro inizio (autunno 2011) e che “le spese per i lavori sono ingentissime e solo grazie all’impegno della sede Nazionale e alla manifestazione di interesse da parte dell’amministrazione comunale di Vallarsa possiamo guardare all’impegno che ci attende con la certezza di non intraprendere un’impresa impossibile”.

 

Massiccio del Pasubio Tra terra e cielo

Pubblicato da luke007 in 29 marzo 2019
Pubblicato in: evento, itinerari trekking. 6 commenti

Ciao a tutti , e con grande soddisfazione , che vi rendo partecipi di questo evento che voglio condividere con voi tutti, la pubblicazione del mio piccolo lavoro sul Pasubio, dopo diverse continue avversità e problemi sono arrivato a completare questa mia ardita opera, un libro di itinerari sul Pasubio. Non so quando sarà disponibile dall’editore in ogni caso credo organizzerò alcune serate per presentarlo , ma chi fosse interessato potrà contattarmi personalmente via mail : luke007@inwind.it oppure via wathsapp al 3286631303 comunicandomi il proprio recapito. Il libro sarà disponibile dalla seconda settimana di aprile , ulteriori chiarimenti li fornirò via mail.

 

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