Itinerario : Valdagno – Faedo – Massignani Alti – Preti – Meggiara – Lora di sotto
Tipo di terreno : asfaltato con poco traffico e diversi tratti sterrati , salita e discesa con pendenza importante
Tempo di percorrenza dell’anello : 1h30 di corsa
dislivello totale : 732 m
Quota massima raggiunta : 774 m
Dopo aver imboccato la strada asfaltata che porta a Muzzolon si inizia a salire con una pendenza di un certo impegno , tutta su strada asfaltata anche se poco trafficata , giunti in piazza a Muzzolon si tiene la sinistra e si ricomincia a salire fino ad arrivare al Monte Faedo (roccolo rossato) si prende la strada a sinistra che si inoltra verso il bosco , e sempre mantenendo la sinistra si prosegue sulle creste fino ad arrivare alla croce , attraverso diversi saliscendi si arriva in un ampio prato con a destra una strada sterrata che scende ai Massignani alti da li si procede verso il passo dello Zovo fino ad incontrare sulla sinistra la strada che porta ai Preti , si imbocca la strada fino ad arrivare ai Bergamini alle prima case si tiene la sinistra e si entra in una stradina sterrata che porta prima in mezzo al bosco e poi in Località Meggiara , da li proseguendo sulla sinistra e salendo leggermente si arriva fino ai Lora di sotto , sempre proseguendo si scende fino a Località Croce Milani , prima però di arrivare li si nota una sbarra con un sentiero che scende nella valle chiamato Broiaculo , fino ad entrare nella ciclabile ed arrivare a destinazione
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h00
Dislivello totale : 573 m
Quota massima raggiunta : 1255 m
Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000
Descrizione
Per raggiungere questo sentiero si sale fino ad Enego con l’auto e poi si prosegue fino a Baita Lisser e da li si può salire questo percorso molto interessante sotto il profilo storico in quanto arrivati in cima ci sono i ruderi di un forte risalente alla prima guerra mondiale , che in occasione del centenario e in fase di ristrutturazione , inoltre si può anche salire dalla parte opposta cioè dall’abitato di Stoner percorso che io reputo molto migliore , il sentiero in questo caso parte dietro la Chiesa di Stoner. Questo sentiero e bello in tutte le stagioni ed e percorribile da tutti sia grandi che piccoli , ma credo che la stagione più bella sia la primavera in quanto il verde e le piante in fiore possono davvero dare un’altra impressione delle cose . Il monte lisser e privo di alberi ed e quindi un ottimo punto di osservazione per tutta la meraviglia delle vette che si possono ammirare ruotando a 360°.
Inoltre per chi volesse tornare all’auto lasciata a Stoner arrivati alla Baita Lisser esiste un sentiero di raccordo che segue la strada nel bosco , quello che io ho segnalato nella mappa in arancio , cosi facendo si può ritornare a Stoner chiudendo questo sentiero ad anello .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 666 m
Quota massima raggiunta : 845 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Dopo aver percorso parte della Valstagna si arriva fino in località Costa di Valstagna , dopo aver lasciato l’auto si sale dal sentiero che passa vicino alla chiesa , dove per chi conosce queste zone molto belle ed interessanti parte AVT (alta via del tabacco) da li si prende prima il 787 poi al bivio il 786 , il sentiero e molto bello e molto molto panoramico sulla stretta val capra , non e molto lungo ma presente qualche bella pendenza , presenta inoltre una piccolo tratto attrezzato con corda fissa , l’ultima parte e molto bella permette una visuale della valle in tutta la sua stretta gola in quanto e composta da un passaggio largo circa 1.5 metri e lungo circa 100 metri ma con uno strapiombo boschivo , e va a finire in una contrada che pare qualcosa di fiabesco dispersa in mezzo al bosco di pini ed abeti , da li proseguendo sulla strada oppure tagliando una curva e salendo nel bosco si può arrivare all’abitato di Stoner situato sotto il monte Lisser .Da li si può scendere dal sentiero 787 che provvederò quanto prima a documentare , assieme al 785 che parte da Stoner passando per il monte Spitz e il monte Loke per poi scendere in Val Gadena e poi attraverso la strada vecchia risalire a Costa
Io il giorno che ho percorso questa fantastica valle arrivato a Stoner ho preso il sentiero 865 del monte Lisser per poi scendere ad Enego attraverso il 868 , e poi a Piovega di sotto attraverso il 791 , anche se devo dire poi si devono fare circa 5 km su strada asfaltata per tornare all’auto , questo itinerario mi è piaciuto molto ma occore una buona preparazione fisica per percorrerlo in tutta la sua lunghezza , almeno per quanto riguarda il periodo invernale.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 551 m
Quota massima raggiunta : 751 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Dopo aver proseguito per la Valstagna e superato l’abitato di Cismon del grappa si arriva a Piovega di sotto , situata sulla sinistra salendo da Bassano del Grappa arrivando così su di un ponte con l’insegna di una birreria e trattoria Da Cornale . Li a sinistra di un capitello votivo parte uno dei sentieri più belli e secolari che porta al paese di Enego , il sentiero oltre ad essere molto panoramico e tutto fatto in ciotolato e contornato da una specie di parapetto anch’esso tutto in sasso , e un po difficile la risalita in quanto presenta un buon dislivello , passa sotto a pareti strapiombanti ; però fa parte di una serie di sentieri molto usati nei secoli passati per salire nelle case o nelle malghe con il bestiame . Dopo aver salito questo sentiero si arriva ad Enego , una piccola cittadina nota per le piste da sci che c’erano verso il monte Lisser (enego 2000 valmaron ) e per la torre scaligera costruita al centro del paese , poi verso il monte Lisser per gli eventi bellici , inoltre presenta il ponte più alto d’Europa di ben 175 metri.
Cenni storici
Grazie alla sua posizione, ai limiti dell’altopiano di Asiago e affacciata sul Canale di Brenta e la Valsugana , la zona di Enego suscitò l’interesse della civiltà sin dall’epoca romana . Probabilmente fu in questo periodo che sorse un primo insediamento, una stazione di sosta e rifornimento lungo la strada che conduceva in Germania. Attorno al III secolo , quando si verificarono le prime invasioni barbariche, venne eretto un fortilizio di cui restano i ruderi in località Bastia.
Nel XII secolo Enego divenne feudo dei vescovi di Padova, cui passò in seguito a quelli di Vicenza e infine agli Ezzelini. Sotto la signoria di Cangrande della scala, attorno al 1330, fu costruito un altro castello di cui oggi resta un torrione.
Nel corso del medioevo tutto l’altopiano, e quindi anche Enego, fu colonizzato da popolazioni di origine Bavarese e Tirolese, i cosiddetti Cimbri. I Cimbri mantennero per secoli una propria identità, distinguendosi dal resto della popolazione per lingua e usanze. Nel 1310, durante il periodo Scaligero, si riunirono nella Spettabile reggenza dei sette comuni che si mantenne anche nelle successive dominazioni viscontea (1387-1404) e veneziana(1404-1797 )
Nel 1508 Enego venne occupata dall’esercito della lega di Cambrai, ma tornò presto alla Serenissima. Tra il 500 e il 600 insorsero delle controversie con i vicini di Grigno sul possesso della Marcesina e del Monte Frizzon.
Con la caduta della repubblica di venezia e l’arrivo di Napoleone la secolare federazione fu sciolta.
Durante il Risorgimento molti eneghesi si distinsero come patrioti, ma solo con la terza guerra d’indipendenza, nel 1886, il Veneto passò al neonato Regno d’italia.
Durante la grande guerra l’altopiano si venne a trovare lungo la linea del fronte e la stessa Enego subì gravi devastazioni. Mentre i soldati combattevano aspramente, specie attorno al Monte Ortigara, la popolazione civile fu costretta ad abbandonare il paese per stabilirsi profuga nel sud dell’Italia.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h30
Dislivello totale : 1574 m
Quota massima raggiunta : 1775 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Da Bassano del grappa prendendo la Valstagna si sale fino in località Cismon del Grappa , in centro del paese si mette l’auto e si prosegue in mezzo alle case fino ad arrivare in un portico con il segnavia 920 ( ATTENZIONE LE NUMERAZIONI DEI SENTIERI SONO STATE CAMBIATE DALLA CARTINA ORIGINALE 10 E STATO SOSTITUITO DAL 910 ) si sale fino a trovare un bivio con il sentiero che dobbiamo imboccare , il 910 . Questo itinerario e molto bello ed interessante sotto il profilo storico e panoramico anche perchè sale molto di più sul crinale coperto da pascoli , il sentiero e fatto in gran parte di ciotolato con scalini bassi e protetti dai massi laterali , in molti casi protetti anche da dei parapetti , la salita presenta discretamente impegnativa , e per arrivare in cima al Sacrario del monte Grappa la distanza e molto lunga anche se arrivati all’albergo Forcelletto esiste un sentiero , il 913 con la possibilità di tagliare il percorso e collegarsi all’itinerario del 920 ex 20 dal quale si può scendere di nuovo fino a Cismon del Grappa , per chi invece possiede la preparazione fisica per fare tutto l’itinerario completo li rimando ad un altro post percorrendo il segnavia 910 in andata e il 920 per il ritorno920-910 Monte Grappa da Cismon del Grappa , ma invito tutti a valutare bene questa cosa in base alla propria preparazione , anche se non e una cosa impossibile da fare , inoltre salite con umilta e rispetto questo grande massiccio , e quando affronterete ogni singolo colle ricordate di quanti hanno perso la vita su questi prati e su queste rocce che conservano la storia .
Tempo di percorrenza dell’anello : 5h00 andata e 3h00 ritorno
Dislivello totale : 2200 m Lunghezza circa 25 Km
Quota massima raggiunta : 1775 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Questo percorso si prende da Cismon del grappa , località situata nei pressi di Valstagna , arrivati in centro si prosegue dopo la chiesa fino ad arrivare in un porticato con presente il segnavia e un percorso adatto a tutti ma vista la sua lunghezza e pendenza lo consiglio a persone che abbiano una buona preparazione fisica . Itinerario molto bello , sotto tutti i profili , panorami mozzafiato , sentieri molto particolari , con sassi rotondeggianti e piccoli scalini delimitati lateralmente da grandi massi , la vista dal col della beretta verso il sacrario e molto bella ; per non parlare di quello che e stato uno dei più grandi campi di battaglia nella guerra del 1915-18 , salire da Cismon del grappa non e proprio una cosa da tutti , ma questi due sentieri ti riempiono il cuore e ti liberano l’anima nella loro persuadente bellezza , inoltre si possono accorciare arrivati al col delle Farine , altrimenti si sale fino al sacrario , per poi scendere dal 910 . Ricordo inoltre che il rifugio Bassano e aperto tutto l’anno e che scendendo dopo il monte Pertica si trova un’altro rifugio il Forcelletto .
Io lo voglio pubblicare con la meraviglia di un bambino che sale su uno dei luoghi sacri e teatro di grandi battaglie , ma anche per come e nata questa idea , dopo una telefonata di un amico , con cui ho condiviso un piccolo periodo di lavoro , ma con cui e nata una profonda amicizia legata sopratutto per le cose che abbiamo in comune , e stata una giornata fantastica tante risate tanti commenti su questo percorso che io e lui ci eravamo prefissati solo alla partenza , ma la preparazione fisica ci ha fatto raggiungere la cima e perche no, condividere quel piatto di polenta con funghi formaggio di malga e sopressa , insieme . E dopo al ritorno presso l’albergo forcelletto , gli ultimi due pezzi di strudel …e poi giù a bomba per scendere verso Cismon del Grappa.
“Si nasce non soltanto per morire, ma per camminare a lungo, con piedi che non conoscono dimora e vanno oltre ogni montagna.” Alda Merini
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h00
Dislivello totale : 1574 m
Quota massima raggiunta : 1775 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Da Bassano del grappa prendendo la Valstagna si sale fino in località Cismon del Grappa , in centro del paese si mette l’auto e si prosegue in mezzo alle case fino ad arrivare in un portico con il segnavia 920 ( ATTENZIONE LE NUMERAZIONI DEI SENTIERI SONO STATE CAMBIATE DALLA CARTINA ORIGINALE 20 E STATO SOSTITUITO DAL 920 ) . Questo itinerario e molto bello ed interessante sotto il profilo storico e panoramico , il sentiero e fatto in gran parte di ciotolato con scalini bassi e protetti dai massi laterali , in molti casi protetti anche da dei parapetti , la salita presenta discretamente impegnativa , e per arrivare in cima al Sacrario del monte Grappa la distanza e molto lunga anche se presenta all’altezza del Col delle Farine la possibilità di tagliare il percorso e collegarsi all’itinerario del 910 ex 10 dal quale si può scendere di nuovo fino a Cismon del Grappa , per chi invece possiede la preparazione fisica per fare tutto l’itinerario completo li rimando ad un altro post percorrendo il segnavia 920 in andata e il 910 per il ritorno , ma invito tutti a valutare bene questa cosa in base alla propria preparazione , anche se non e una cosa impossibile da fare , inoltre salite con umilta e rispetto questo grande massiccio , e quando affronterete ogni singolo colle ricordate di quanti hanno perso la vita su questi prati e su queste rocce che conservano la storia
Cenni storici
Il monte Grappa e considerata zona sacra , la galleria del museo e sorvegliata dall’esercito , nel suo sacrario giacciono le spoglie di 22.910 soldati morti durante il primo conflitto mondiale Ossario austroungarico con 10.295 morti di cui 295 identificati. Ossario italiano con 12.615 morti di cui 2.283 identificati. Tra i due ossari, c’è la cosiddetta via Eroica lunga 300 metri, con a lato i cippi recanti i nomi delle cime teatro di guerra.
LE TRE BATTAGLIE DEL GRAPPA – PREMESSA
L’avversa conclusione della dodicesima battaglia dell’Isonzo, con la rottura del nostro fronte a Caporetto ed il necessario ripiegamento dell’esercito italiano sul Piave portarono, nel novembre 1917, il Monte Grappa in prima linea a sbarramento del settore montano tra il Brenta e il Piave. Le nostre truppe, dopo una drammatica ritirata, pervennero alla nuova linea logore e stremate. Il disastro venne evitato grazie alla forza d’animo ed all’esperienza del Comandante Supremo, Generale Luigi Cadorna, il quale, nella circostanza, seppe coordinare il ripiegamento. E malgrado la stanchezza e le gravi condizioni logistiche e tattiche, i nostri soldati si prodigarono alacremente per costruire una nuova barriera difensiva atta ad arrestare definitivamente il nemico che imbaldanzito dai recenti successi, puntava alla totale distruzione dell’Esercito Italiano. La conquista del Grappa, infatti, avrebbe consentito agli austo-ungarici di dilagare nella sottostante pianura veneta e colpire alle spalle il nostro schieramento sul Piave, dal Montello al mare. Consci dell’importanza del loro compito – “Monte Grappa tu sei la mia Patria” diceva la loro canzone -, i soldati del Grappa, anche a costo dei più gravi sacrifici, nella prima e seconda battaglia difensiva contesero accanitamente ogni palmo di terreno all’irruenza nemica, sino a stroncarne ogni velleità offensiva e travolgerla per sempre con la terza battaglia dell’ottobre 1918.
LA BATTAGLIA DI ARRESTO
La prima battaglia difensiva – quella di arresto dell’avanzata nemica – si svolse in due fasi: dal 14 al 26 novembre e dall’11 al 21 dicembre 1917. Preceduti da un attacco ch’era stato però contenuto sull’Altopiano di Asiago, gli austro – ungarici, dopo una massiccia e violenta preparazione di artiglieria, il 14 novembre attaccano in forze le nostre nuove linee avanzate, tra Cismon e Piave; la lotta diventa sempre più aspra e accanita ed il nemico fa ricorso a tutti i mezzi di distruzione in suo possesso: dalle granate di grosso calibro, ai lancia fiamme, ai gas asfissianti. Aggredisce da est e da ovest il massiccio del Grappa e ne sgretola le difese avanzate a costo di gravissime perdite. Dal 16 novembre vengono via via coinvolti il M. Tomatico, il M. Roncone e il Prasolan; poi, dal 20 novembre, le quote ed i costoni che convergono a raggiera su Cima Grappa: Col Caprile, M. Pertica, M. Fontanasecca, Col della Beretta, M. Salarolo, M. Spinoncia e M. Tomba. Località tutte di cui si leggerà poi il nome inciso sulle steli che fiancheggiano la Via Eroica del Sacrario. Per più volte il nemico viene respinto, ma ripete gli attacchi accanitamente, con forze sempre maggiori. Il 26 novembre, con un violento combattimento, la brigata “Aosta”, reparti del 94° fanteria e del battaglione alpino “Val Brenta” ricacciano da Col Beretta al divisione austro – ungarica “Edelweiss” ed ha termine la prima fase della battaglia di arresto. Essa è stata la più dura e la più importante perché venne sostenuta dai nostri soldati quando non era stata ancora superata la terribile crisi della ritirata. Nonostante l’accanimento degli attacchi, condotti con netta superiorità di forze, il nemico venne fermato dal disperato eroismo dei nostri soldati. Sul Grappa, come sul Piave, il sodato italiano compì prodigi di valore, superiori ad ogni aspettativa e riuscì a bloccare tutti i tenacissimi sforzi austriaci per mettere fuori combattimento l’Italia. Fu solo dopo questa dura prova che, riacquistata la fiducia nelle nostre reali capacità, le truppe Alleate affluite in Italia, il 5 dicembre entrarono in linea da Monfenera a Nervesa con il XXXI C.A. francese ed il XIV C.A. britannico. Riordinate le sue forze, l’11 dicembre il nemico riprende con rinnovato vigore l’offensiva. Riappaiono ancora nel vivo della lotta Col della Beretta, Col dell’Orso, M. Spinoncia, Col Caprile, M. Asolone. Nonostante la nostra strenua resistenza, il nemico riesce a strapparci il Valderoa e l’Asolone, giungendo ad affacciarsi sulla piana di Bassano. Ma gli ulteriori attacchi sono ovunque respinti ed il 21 dicembre il nemico desiste da ogni ulteriore tentativo. La battaglia d’arresto è così vinta.
LA BATTAGLIA DIFENSIVA
Durante la stasi invernale, la nostra organizzazione difensiva venne rafforzata con lavori in roccia, trinceramenti, postazioni e reticolati, in previsione di altri e più massicci attacchi. La nostra sistemazione sul Grappa era assai difficile perché eravamo ormai ridotti alle ultime propaggini montane verso la pianura, tanto che il Gen. Conrad definì la nostra condizione: “quella di un naufrago aggrappato ad una tavola di salvataggio, per cui sarebbe bastato mozzargli le dita per vederlo annegare”. Ma doveva fare i conti con la tenacia e il valore dei nostri soldati. Venne aperta nella viva roccia, al di sotto della cima del massiccio, la famosa galleria Vittorio Emanuele III. L’opera – vero capolavoro d’ingegneria militare – fu dotata di formidabili postazioni di artiglieria in caverna e di sbocchi offensivi per i contrattacchi. Il piano nemico prevedeva di sferrare con una armata – la 11a – l’attacco principale dagli Altopiani e dal Grappa per giungere, attraverso la piana di Vicenza, alle spalle delle nostre difese sul Piave che la 5 e 6 Armata austro – ungarica avrebbero attaccato frontalmente. La grande battaglia, dall’Astico al mare, che prese poi il nome di Battaglia del Solstizio, si accese nella notte del 15 giugno 1918. Fu improvvisa ma non inattesa dal nostro Comando Supremo che, avuto sentore delle intenzioni del nemico, riuscì a far scatenare un potente tiro di contropreparazione quasi contemporaneamente a quello di preparazione delle artiglierie nemiche, riducendone sensibilmente gli effetti distruttivi. Sul Grappa, nell’attacco che ne seguì, gli austriaci, protetti da una fitta nebbia, riuscirono ad irrompere nelle nostre prime linee del IX C. A. e raggiungere Col del Moins e Col Moschin, spingendo pattuglie fino al Ponte San Lorenzo. Anche al centro, nel settore del VI C.A., il nemico attacca direttamente Cima Grappa da più direzioni; a destra, nel settore del XVIII Corpo, dopo ripetuti attacchi e contrattacchi, riesce ad affermarsi sulla linea Solarolo – Valderoa. Ma la sua irruenza viene subito bloccata e nella giornata successiva, il 16 giugno, i nostri irresistibili contrattacchi riescono a ricacciare il nemico da quasi tutte le posizioni conquistate. Sul basamento della colonna romana collocata a Ponte San Lorenzo, la nostra vittoriosa reazione è ricordata dall’epigrafe: “Qui giunse il nemico e fu respinto per sempre il 15 giugno 1918″. Il Comando Supremo, nel citare all’ordine del giorno l’eroico comportamento dell’Armata del Grappa, così dice nel bollettino di guerra del 18 giugno: “ciascun sodato, difendendo il Grappa, sentì che ogni palmo del monte era sacro alla Patria”. Le 640 medaglie al valor militare concesse per quella battaglia, di cui 486 a sodati, ne sono la luminosa dimostrazione. La vittoriosa conclusione della battaglia difensiva ebbe un effetto determinante per l’esito della dura guerra contro l’Impero austro – ungarico.
LA BATTAGLIA OFFENSIVA
Il compito affidato all’Armata del Grappa era quello d’irrompere nel solco feltrino per facilitare l’azione dei rottura delle Armate 8 e 10 dal Piave verso Vittorio Veneto. All’alba del 24 ottobre 1918 venne accesa – questa volta per nostra iniziativa – la terza battaglia del Grappa. La battaglia, preceduta dal violento tiro di preparazione della nostra artiglieria, si sviluppa sull’Asolone, Cima Pertica, Osteria del Forcelletto, Prassolan e Valderoa, dove d’impeto vennero raggiunti importanti successi, nonostante la tenace difesa ed i ripetuti contrattacchi mossi dal nemico il 27 e 28 ottobre, contro il Pertica ed il Valderoa. Il 29 ottobre la 4 Armata, in concomitanza della grande battaglia offensiva del Piave, balza in avanti in tutti i settori, irrompe come una valanga sul nemico e ne travolge ogni residua resistenza. Alle ore 15 del 3 novembre (ora dell’armistizio) l’Armata raggiunge la linea Borgo in Val Sugana – Fiera di Primiero in Val Cismon. La battaglia è vinta! L’Armata del Grappa ha ben assolto il compito che la Patria aveva ad essa affidato
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h00
Dislivello totale : 774 m
Quota massima raggiunta : 965 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Questo sentiero molto bello ed interessante , e adatto a tutti grandi e piccoli (anche perche comunque si può tornare indietro in qualsiasi momento ) e una bella salita ma e praticabile a tutte le persone , per raggiungerlo si sale la Val brenta da Bassano del grappa fino ad arrivare in località Valstagna , da li salendo verso il centro del paese si trova la vecchia strada che sale a Foza , ad un certo punto si arriva ad un tornante con un ampio posteggio a destra , da li si sale lungo la stradina che affianca il canale fluviale fino ad arrivare dove parte il sentiero , ovvero la scalita composta da 4444 scalini , di quelli bassi che si facevano una volta con quei sassi arrotondati , un sentiero unico nel suo genere costruito nel XV secolo e utilizzata fino al XVIII secolo dai veneziani per trasportare il legname all’arsenale di venezia per costruire navi , infatti si può notare lateralmente alla scalinata il canale adibito al trasporto dei tronche che venivano fatti scivolare fino a Valstagna , per poi essere trasportati a Venezia attraverso il trasporto fluviale sul fiume brenta che sbocca nella laguna di Chioggia.
« È lunga come il purgatorio, scura come il temporale, la scala che ti porta lassù, ull’Altopiano di Asiago. Quattromilaquattrocentoquarantaquattro gradini, ripidi da bestie, faticosi già a nominarli. Partono dalla Val Brenta, sotto picchi arcigni, nel punto dove la valle – per chi viene da Bassano – sembra spaccarsi in due, all’altezza di un paese chiamato Valstagna, con la sua muraglia di vecchie case a filo d’argine. L’erta prende la spaccatura di sinistra e brucia in un lampo 810 metri di dislivello. Si chiama «Calà del Sasso», ed è una delle opere più fantastiche delle Alpi. » Paolo Rumiz
Le mie impressioni
Definire fantastico questo itinerario e dir poco , invito tutti o perlomeno chi ha la possibilità di raggiungere questo piccolo angolo di paradiso , di andarci , percorrendo questo sentiero si respira qualcosa di magico che non si riesce a raccontare , e come vivere per un momento in una fiaba , tanto pare questo luogo veramente incredibile i suoi sassi , gli scorci di bosco , il greto del torrente e il profumo dei boschi …mancherebbero solo gli gnomi a far diventare tutto questo una favola .
La leggenda
Si narra in Valbrenta che nel 1638, Loretta e Nicolò, abitanti di Sasso di Asiago e fidanzati in odor di matrimonio, vengono colpiti da sventura: Loretta, in attesa di un figlio, si ammala gravemente e il suo innamorato, determinato a salvarla, parte deciso alla volta di Padova alla ricerca di un unguento miracoloso. Scende la Calà del Sasso e giunto a Valstagna noleggia un cavallo. Pur viaggiando di gran carriera il tempo scorre veloce e col sopraggiungere della notte Nicolò non è ancora tornato. Gli abitanti del Sasso di Asiago decidono allora di scendere con le torce incontro al giovane. Con stupore avvistano lungo la Calà altre luci che salgono: è Nicolò scortato dagli uomini di Valstagna. La storia è a lieto fine con l’unguento che guarisce Loretta e i due morosi possono così sposarsi, con la partecipazione di tutti gli abitanti del Sasso e di Valstagna. Da qui la credenza popolare che se due fidanzati percorrono la Calà mano nella mano si ameranno per sempre.
A ravvivare questo messaggio d’amore la seconda domenica di agosto tutti gli anni si svolge una fiaccolata commemorativa che porta diverse centinaia di persone da Valstagna verso Sasso di Asiago lungo la Calà, dove vengono accolti da musica e banchetti
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h30
Dislivello totale : 337 m
Quota massima raggiunta : 1718 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Il sentiero 119b e un sentiero molto bello e interessante dal punto di vista storico , e maggiormente utilizzato come sentiero di raccordo tra il 119 che sale da Pozzacchio fino a malga Cheserle , il 123 Valico del menderle e il 122 Selletta Battisti , cioe per essere più chiari si tratta di un sentiero che collega altri sentieri con lo scopo di salire e scendere da parti diverse senza dover per forza passare sullo stesso sentiero .Non presenta difficolta ne tecniche ne fisiche , consiglio nel percorrerlo di soffermasi ed ammirare i fantastici panorami che si propongono sul monte Spil e Pilose , sopratutto nel versante verso la Vallarsa , si tratta di una dorsale molto bella e poco conosciuta ma che culmina in pareti strapiombanti. Poi superato il Valico del menderle si può arrivare fino alla selletta Battisti dove furono catturati Cesare Battisti e Fabio Filzi , per poi arrivare fino al celebre Corno Battisti che fu conquistato dopo aspri combattimenti all’arma bianca dagli Arditi , anche da queste zone si possono ammirare panorami mozzafiato sopratutto nella zona in basso della Val di Foxy e da cui si possono osservare molto bene , i due denti e cima Palon , ed anche i sogi e i roccioni della lora .
Vari percorsi ad Anello chiuso
Questi percorsi sono possibili mettendo l’auto a Dosso di Valmorbia piccola località situata nella Valmorbia e zona del famoso Forte werk pozzacchio o Valmorbia che dir si voglia , questi itinerari permettono il rientro senza tornare indietro per lo stesso sentiero , e chiaro che se si vuole raggiungere il rifugio Lancia bisogna calcolare un po i tempi , vista la distanza del rifugio , resta chiaro che per salire questi sentieri l’impegno fisico sia notevole in quanto le pendenze sono di una certa entità
Anello 1 : Io per esempio ho usato questo sentiero salendo dal 123 Valico del menderle e scendendo dal 119 fino a Pozzacchio , per poi salire fino al forte e scendere fino a Dosso di Valmorbia dove avevo lasciato l’auto .
Anello 2 : Come del resto si può anche salire dal 123 Valico del Menderle , proseguire con il 119b fino a selletta Battisti e scendere per il 122b fino al Monte Trappola e da li scendere fino a Dosso di Valmorbia
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h45 Fino al corno Battisti : 3h15
Dislivello totale : 1030 m Corno battisti : 1170 m
Quota massima raggiunta : 1451 m Corno battisti : 1778 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo aver superato il pian delle Fugazze proseguendo verso Rovereto si arriva all’abitato di Val Morbia , si posteggia l’auto e si sale a destra prendendo il sentiero 122 prima che porta verso il Monte Trappola e poi 123 Valico del Menderle sentiero molto bello e con nessuna difficoltà tecnica ma richiede una buona preparazione fisica , viste alcuni tratti con pendenze rilevanti, arrivati al Valico per andare al rifugio Lancia si può proseguire sulla carrareccia che passa per il valico e prosegue verso malga Zocchi ed arrivando al Lancia dalla strada sterrata . Se non si vuole passare dal Rifugio Lancia si può proseguire verso sinistra scendendo prima il 119B e poi il 119 fino a scendere al Paese Pozzacchio , da li bisogna salire sulla militare che prima porta al Werk Valmorbia Pozzacchio e poi attraverso un sentiero fino a Dosso di Valmorbia . In ogni caso il consiglio che mi posso permettere di dare e di salire prendendo il 119B a destra fino alla selletta Battisti dove furono catturati Battisti e Filzi per poi salire nell’omonimo corno Battisti , conosciuto anche come corno di Vallarsa . Ci sono anche altri itinerari percorribili sia per arrivare al rifugio Lancia che scendere all’auto ma devono essere ben ponderati , in quanto richiedono un tempi di percorrenza molto più lunghi .
119B Selletta Battisti (verso destra dal Valico )
Si può anche proseguire da una via alternativa passando per la selletta Battisti per poi attraverso il 122 Bocchetta delle Foxi e il 102 Bocchetta delle corde o il 102B per il monte Testo fino arrivare al Rifugio Lancia( molto più lungo) , se non si vuole passare dal Rifugio Lancia si può proseguire scendendo prima il 122B e poi il 122 fino a scendere di nuovo a Dosso di Valmorbia .
Salita per il Vajo EEA (sentiero non segnalato )
Esiste una salita per esperti molto interessante attraverso un vajo partendo dal Werk Val Morbia , che non posso documentare e che porta direttamente prima sul crinale monte Pilose e poi Monte Spil fino ad arrivare al Valico del menderle