Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30
Dislivello totale : 901 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1122 m
Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000
Descrizione
Questo sentiero attrezzato e molto bello ed interessante , per raggiungerlo si sale la Val brenta da Bassano del grappa fino ad arrivare in località Valstagna , da li salendo verso il centro del paese si trova la vecchia strada che sale a Foza , ad un certo punto si arriva ad un tornante con un ampio posteggio a destra , da li si sale lungo la stradina che affianca il canale fluviale e si nota sulla destra il segnavia , e un sentiero in parte attrezzato ma che presenta anche una variante per evitare la parte difficile , il sentiero si inerpica su un crinale abbastanza impegnativo , mentre sulla sua destra si può notare la strada provinciale che sale fino a Foza passando per la Croce e chiesetta del 1926 dedicata a San Francesco d’Assisi .
Attenzione questo e un itinerario attrezzato quindi non è per tutti , invito chi lo volesse percorrere ad usare tutti i materiali per la propria sicurezza e di non avventurarsi se non certi di avere le capacità di completare questo percorso.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h00
Dislivello totale : 150 m
Quota massima raggiunta : 1959 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Questo sentiero corre lungo una lunga trincea situata di fianco all’alpe di cosmagnon , una zona sconosciuta alla maggior parte delle persone che salgono in Pasubio , anche tra quelle che il Pasubio lo conoscono bene , in quanto la zona e scomoda e lontano da rifugi di appoggio forse anche per questo risulta molto bella e interessante . Una linea fatta di ricoveri e trincee , molto bella e da notare il fatto che il sentiero sia tutto nella parte esterna della cresta , con la vista sulle pareti strapiombanti del passo dell’omo e della valle di piazza che porta in località Raossi e per ultima al di sotto dei Sogi la val di foxi nella sua vastità.Per raggiungerlo almeno che non si sia pernottato al Rifugio Lancia attraverso il 134 o rifugio Papa attraverso il 105 e 134 , e conveniente salire per il 141 Baglioni , oppure per il 398 Soglio dell’incudine , si raggiunge la Sella del Cosmagnon (la Lora o ” imbuto” per gli Austriaci) e salendo a sinistra sulla dorsale dei Roccioni della Lora si raggiungono le numerose caverne che traforano i Roccioni e l sentiero d’arroccamento intagliato sotto cresta che conduce in direzione dei Sogi con, a sinistra, un salto di mille metri .Ma voglio soffermarmi sulla lunghezza e sulla fatica fisica nel percorrere questo sentiero senza fare uso dei rifugi , il percorso e molto difficile fisicamente , mentre per quanto riguarda il problema tecnico non presenta difficoltà. Questo itinerario è in fase di ricostruzione e riporta nel tratto segnalato da pallini bianchi riportanti lo stemma del trentino e con segnavia bianco verde , fino ai Sogi il percorsi e sicuro , manca una parte di collegamento e quindi il percorso dev’essere fatto anche a ritroso .
Non escludo la possibilità entro breve tempo di poter verificare la fattibilità e la ricerca di una via per il ritorno diversa per poter chiudere ad anello questo fantastico percorso
In un paio d’ore, dopo aver utilizzato anche alcune corde fisse, si raggiunge la Sella del Cosmagnon (la Lora o ” imbuto” per gli Austriaci) e salendo a sinistra sulla dorsale dei Roccioni della Lora si raggiungono le numerose caverne che traforano i Roccioni e l sentiero d’arroccamento (fare attenzione) intagliato sotto cresta che conduce in direzione dei Sogi con, a sinistra, un salto di mille metri
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h30
Dislivello totale : 200
Quota massima raggiunta : 1625 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Il sentiero parte da Malga Cornetto , ci si arriva in auto percorrendo la strada che porta , prima al Pian delle Fugazze e poi si gira a sinistra sulla strada dei Re , verso l’Ossario del Pasubio li si può mettere l’auto , oppure se si vuole fare più strada la si può lasciare al Pian delle fugazze . Questo percorso e molto bello , anche se presenta delle difficoltà di un certo impegno , sopratutto nel primo tratto in cui un distacco di roccia successo qualche anno fa ha rimosso tutte la tracce nel sentiero di attraversamento , risulta quindi un pò complesso trovare i segnavia ,salendo per il sentiero segnalato si arriva alla frana e si sale mantenendosi a sinistra arrivati sotto alcune roccette si attraversa la frana fino ad arrivare di nuovo nel bosco , mantenendosi nella parte alta sotto alcune rocce si scorgera il sentiero (bisogna comunque attraversare completamente la frana) e molto difficile sbagliare l’imbocco del vajo , si tratta di un sentiero attrezzato in parte anche se i risalti sono raggirabili , una grossa raccomandazione va fatta , evitare di percorrerlo con una giornata umida e con la pioggia , il sentiero diventa molto pericoloso a causa dei sassi resi viscidi dall’umidità . Il sentiero offre degli scorci di panorama , nebbia permettendo molto belli e la visione del vajo da sopra resta sempre unica . Per la discesa io consiglio di scendere dal 175 (15) fino ad arrivare all’Ossario del Pasubio , dove si presume abbiate messo l’auto .
Io consiglio sempre arrivati alla forcella dell’emmele di proseguire per il 175 fino a salire sulla forcella del Cornetto e poi monte Cornetto per poter ammirare il panorama , poi da li si può scendere per il 175 verso la selletta nord ovest oppure per il 175 verso l’Ossario del Pasubio
La mappa a causa della sua età riporta la numerazione vecchia il 175 sarebbe il 15 e il 150 sarebbe il 44
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h00
Dislivello totale : 300 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1800 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Il sentiero 211 “Ezio Ferrari ” porta alla cima del Gramolon ,per imboccarlo si percorre il sentiero 202 che porta dal Passo Ristele verso Montefalcone ; non sarebbe altro che la continuazione della Via ferrata del Gramolon , se non che ha la possibilità di essere affrontato sia nella via ferrata che in un sentiero comune privo di difficoltà . La parte ferrata della via richiede una domestichezza molto buona con le vie attrezzate e sopratutto una buona forza fisica per tirarsi sui tiranti di acciaio , la via non è molto lunga ma e abbastanza dritta come parete .
Per quanto riguarda il sentiero e accessibile a tutti e presenta una discesa dal lato opposto che va a rientrare nel 202 e poi nel 121 del ristele , se si sale dal rifugio Cesare Battisti , mentre se si sale dal Rifugio Bertagnoli si passa per il passo della Scaggina attraverso il 221 Sentiero Bertagnoli P.sso della Scaggina .
E ovvio che per salire ed imboccare questo sentiero si deve :
-Dal Rifugio Bertagnoli salire il 221 fino al passo della Scaggina , poi proseguire a destra sul 202 fino a trovare il bivio del 211
-Dal Passo Ristele si prende il 202 verso sinistra e si prosegue fino al Passo della Scaggina e poi al bivio con il 211
In tutti e due i casi la discesa viene fatta dalla parte opposta dove il sentiero 211 si ritorna al sentiero 202
RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO .
RICORDO CHE COMUNQUE LA PARTE FERRATA DI QUESTO SENTIERO E AGGIRABILE A DESTRA.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h00
Dislivello totale : 200 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1550 m
La ferrata Angelo Viali o meglio conosciuta come ferrata del gramolon la si può percorrere sia andando al rifugio Bertagnoli in auto , attraverso la valle del Chiampo salendo verso Campodalbero e proseguendo fino al Rifugio , o altrimenti percorrendo dalla località Gazza , rifugio Cesare Battisti , attraverso il 121 sentiero Passo Ristele , per poi scendere fino al Passo della Scaggina ed imboccare il 221 Rifugio Bertagnoli , prima di arrivare al rifugio , si incrocia la ferrata.
La ferrata è stata richiodata , per il problema di scariche di sassi in quanto passava nel canalone detritico , quindi risulta essere leggermente più complessa in quanto il primo pezzo la si percorre in una scala leggermente piegata all’indietro , in cui si usano più la forza delle braccia , ma superato questo ostacolo la restante risulta abbastanza semplice e bella da percorrere , salendo fino ad arrivare ad incrociare il 202 sentiero delle creste che porta a Campodavanti e Montefalcone .
RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO . RICORDO INOLTRE CHE SAREBBE MEGLIO PERCORRERLO ASSIEME A PERSONE ESPERTE O PRATICHE DI SENTIERI ATTREZZATI
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h45
Dislivello totale : 500 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1900 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Come Arrivare
Dopo essere usciti dall’autostrada a Thiene si prende verso Schio e si sale sulla statale 46 che porta verso Rovereto , transitando sul passo del Pian delle Fugazze sul posteggio situato a destra dove si può mettere la macchina , si sale verso la galleria D’Havet a piedi fino ad incrociare un bivio ben segnalato .
Sentiero molto bello che presenta una visuale unica verso la val delle prigioni e passo dell’omo , e nella vallarsa , il sentiero non presenta grosse difficolta tecniche ma comunque si tratta di un sentiero attrezzato e va trattato come tale , nella parte attrezzata ci sono dei pericoli di slavinamento su dei ghiaioni instabili , ma si tratta di un breve tratto , richiede un buon impegno fisico per i continui saliscendi del sentiero e della buona pendenza nella parte finale dello stesso. Il sentiero sbocca nella sella cosmagnon dove arriva anche il sentiero del passo dell’omo e il 135 Raossi.
Il percorso segue nella testata della val delle prigioni (come si può osservare anche da una foto ) il sentiero di arroccamento Baglioni , e interessante dal punto di vista storico , perchè immette nella contesissima Alpe di cosmagnon , sia da quello naturalistico perche attraversa una zona poco praticata e selvaggia , bisogna prestare la massima attenzione ai slavinamenti di ghiaioni nella parte finale , si possono inoltre osservare le feritoie del soglio dell’incudine
Cenni storici
La frana
Il 5 settembre 1917 tutto il versante sottostante i costoni della Lora era, come detto, occupato dai baraccamenti e dalle postazioni italiane. Alcune fonti ricordano come, in quel giorno, un bombardamento avversario scosse le prime linee poste sul bordo dell’alpe di Cosmagnon, in posizione immediatamente sovrastante i roccioni. Non è possibile stabilire se il bombardamento fu prima causa della tragedia o se questa già si fosse innescata nei giorni precedenti, dovuta a cedimenti strutturali degli strati di dolomia che contraddistinguono la zona, cedimento peraltro non infrequente, anzi pure periodico, ora come allora, in questo settore del massiccio. Va pure ricordato come, nel settore, numerosi lavori di mina e di scavo erano pure attuati da parte italiana al fine di ricavare postazioni e rafforzare e linee e non è detto che pure queste opere abbiano alfine contribuito all’innesco della tragedia.Di fatto, il 5 settembre, la montagna cominciò a dare qualche segno di cedimento, tramite rumori e vibrazioni che causarono l’inquietudine dei reparti ad essa sottostanti tanto che il Genio Militare – qui presente per i lavori di rafforzamento – istituì un cordone militare per impedire il transito dei soldati nel settore orientale dei roccioni, quasi a ridosso dell’Imbuto della Lora. La tragedia intuita avvenne puntualmente attorno alle ore 22,20-22,30 di quel 5 settembre: una gigantesca frana si staccò dalla dorsale dei roccioni, facendo scomparire e precipitare un’ampia porzione di essi verso la sottostante Val Prigioni.L’area interessata, prossima all’Imbuto e quindi alla via più diretta per raggiungere le prime linee, era quella dove si trovavano le baracche comando e un cospicuo numero di baraccamenti militari. L’enorme mole di detriti travolse numerosi soldati, trascinandoli per centinaia di metri verso il fondo di Val Prigioni. Vittima illustre dell’evento fu il colonnello Ernesto Testa-Fochi, ufficiale del 3° Reggimento Alpini, il quale, avendo trovato sbarrato il passo dal cordone istituito dal Genio, volle ugualmente raggiungere la sua baracca per recuperare del materiale rimanendo travolto dalla frana improvvisamente staccatasi dalla dorsale della Lora. L’ufficiale superiore, già decorato con tre medaglie d’argento al Valor Militare e due di bronzo, aveva fama d’essere invincibile. Si narra come, due giorni più tardi, recuperato il corpo del comandante, i suoi alpini ne salutarono la sepoltura affermando che “par copareel colonnello non bastava pallottole né bombe. Ghe voleva ‘na montagna” (per ammazzare il colonnello non erano sufficienti pallottole o bombe… ci voleva una montagna!).
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 5h00
Dislivello totale : 1144 m
Quota massima raggiunta : 2040 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo essere usciti dall’autostrada a Thiene si prende verso Schio e si sale sulla statale 46 che porta verso Rovereto , transitando verso il passo del Pian delle Fugazze , superato l’abitato di Valli del Pasubio e Sant’Antonio si arriva il località Ponte Verde e si svolta a destra sulla strada che porta a Colle Xomo , raggiunto il colle si lascia l’auto e si sale per il sentiero che porta prima a bocchetta Campiglia , punto di partenza per la nostra escursione .
Sentiero attrezzato molto impegnativo sia sotto il profilo tecnico perchè presenta diversi passaggi abbastanza complessi , e in particolare un grosso scalone che però risulta aggirabile per le gallerie ; fisico visti i continui sali e scendi che rendono faticosa l’ascesa .Il tempo di percorrenza e di 5 h . Il sentiero e molto bello e cammina sulle creste fino ad arrivare al rifugio Papa, molto spettacolare sia l’aspetto visivo delle valli adiacenti , e sotto il profilo storico visto che ci sono molti ricoveri militari e diverse postazioni di tiro . Nelle foto sono riportate i passaggi più difficili in maniera tale che tutti possano comprendere le difficoltà del percorso non adatto a tutti mentre il resto del percorso e un normale sentiero tra mughe e roccia , sarebbe opportuno per chi volesse affrontarlo poter salire con una persona esperta. E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO Attenzione le foto che sono nella descrizione sono e pezzi attrezzati del sentiero , il sentiero e molto difficile sotto il profilo fisico richiede una preparazione molto buona per la sua lunghezza e i continui saliscendi , le foto dove si presenta come un sentiero le ho tolte per motivi di spazioNON AVVENTURATEVI IN UN SENTIERO ATTREZZATO DEL GENERE SENZA AVERNE CAPITO BENE LE DIFFICOLTA , SENZA L’ATTREZZATURA E SOPRATUTTO PRENDENDO ATTO DELLA FATICA FISICA DI ARRIVARE FINO AL RIFUGIO PAPA
Cenni storici
Questo sentiero attrezzato presenta lungo il suo percorso , numerose postazioni , ricoveri , nella parte più bassa dovute all’alloggiamento dei lavoratori e soldati che hanno preso parte a quella maestosa opera delle 52 gallerie , alcuni punti sono stati usati per poter capire dove passare con la galleria sottostante , in alcuni casi sono stati montati veri e propri argani per il trasporto materiali e ancoraggi di funivie , man mano che si saliva si rendeva sempre più difficoltoso il ritorno degli operai a bocchetta campiglia creando cosi a maggior ragione ricoveri , ancor oggi si possono notare i resti di questi luoghi che sono sorti in posizioni incredibili , mentre nella parte sommitale del sentiero si inizia a trovare postazioni di mitragliatrici e soprattutto di artiglieria in barbetta , per poi arrivare nella vetta sopra il Rifugio Papa con l’osservatorio .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata: 4h15
Dislivello totale : 650 m Classe EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1850 m
Come raggiungere
Dopo essere usciti dall’autostrada a Montecchio Maggiore (VI), si prende la S.P. 246 verso Recoaro Terme. Giunti a Recoaro si prosegue per la località Gazza, salendo e superando diverse piccole contrade, arrivati a ridosso della Località Parlati si prosegue a sinistra mentre la strada inizia a restringersi, superata la località Zalica e la Locanda Obante, fino a raggiungere un ampio posteggio e a poche centinaia di metri il rifugio Cesare Battisti «Gazza», dove si lascerà l’auto.
Descrizione
Si tratta di un’itinerario attrezzato, con cambiamenti di pendenza notevoli e non adatti a tutti, l’ambiente e i panorami vanno ben oltre alle aspettative, sale tra guglie e Vaj del Fumante. Si parte dal posteggio del rifugio Cesare Battisti 1265 m, sulla sinistra imboccando il segnavia n.105, che sale in principio lievemente superando Malga Lorecche 1280 m, dove si trova anche una fontana, incrociando poi il bivio di raccordo del n.113 dell’Omo e la Dona, continuando per un tratto boschivo, si raggiunge un’altro bivio in prossimità del canalone detritico del Vajo Pelegatta contrassegnato dal segnavia n.114, attraversato il canale il percorso inizia a salire su un bosco del Ghimbalte, molto bello, dove si sale abbastanza dolcemente fino a raggiungere il vajo del Ghimbalte 1365 m, raggiungendo poi un altro raccordo con il n.143, (che sostituisce il n.143 di origine, in quanto riporta diverse frane). Da qui si continua fino ad uscire dal bosco ed entrare nel Vajo Lovaraste, dove il tratto attrezzato scende fino ad aggirare un costone e salire sul costone erboso, per poi entrare nel Vajo Scuro, stretto tra il Torrione Recoaro e Punta delle Losche, il primo passaggio forse il più incredibile, una spaccatura verticale attrezzata con cordini in acciaio ed un primo leggero risalto che ti porta in una stretta fenditura da cui uscire, e proseguire ancora su queste rocce segnate dal tempo, si riprende a salire, sempre aiutati da corde fisse, fino a raggiungere attraverso passaggi poco difficili Forcella Bassa 1800 m, prosegue poi transitando su un tratto erboso, per poi entrare in una nuova spaccatura chiamata Orecchio del Diavolo, dopo aver risalito ancora un po’ il percorso scende da un canalino detritico, si traversa lateralmente il pendente sentiero fino a raggiungere un masso in bilico che caratterizza la Porta dell’inferno, si prosegue scendendo su un tratto ghiaioso fino a raggiungere la Forcella della Scala 1850 m. Si entra poi nel sentiero n.195 che sale dal Rifugio Campogrosso, ma a noi interessa la parte che porta verso in Rifugio Scalorbi, quindi proseguiamo a sinistra salendo il ripido ghiaione che porterà alla cima Centrale 1983 m, proprio sopra al Giaron della Scala si prosegue tra rocce e guglie, raggiungendo così la Forcella del Fumante 1905 m, mentre sulla destra si potrà ammirare il Prà degli Angeli, per poi dopo una ventina di minuti raggiungere la Forcella 2010 m, dove si raggiunge il bivio e il n.195 finisce, si imbocca il n.109 e si scende fino al Rifugio Scalorbi 1767 m.
Esiste una variante attrezzata da poco che permette di aggirare il canalino detritico, molto bella e panoramica anche se più complessa e che richiede un uso di braccia, con un traverso poi si rientra vicino alla fenditura iniziale.
(INDISPENSABILE IMBRAGO E CASCHETTO MEGLIO ANCHE UN PAIO DI GUANTI PERCHE I TRATTI FERRATI PRESENTANO I FILI DI ACCIAIO USURATI)
Ritorno
Per il rientro ci sono diversi tracciati da seguire raggiunto il Rifugio Scalorbi si imbocca in primis il n.182, raggiungendo così la Porta di Campobrun 1831 m, ed il bivio con il n.113 dell’Omo e la Dona, oppure proseguendo con il n.182 raggirando il Monte Plische 1991 m. fino al Passo Tre Croci 1716 m, e scendere dal n.110, si può inoltre imboccando n.111 Forcellin del Plische sempre dalla Porta di Campobrun 1831m, ai piedi del Monte Plische 1991m, e scendere poi dal n.110 senza passare per il Passo Tre Croci 1716 m.
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 1h15
Dislivello totale : 300 m
Quota massima raggiunta : 2259 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
La via ferrata inizia in una tornante del sentiero che porta sul Fraccaroli dal Rifugio Scalorbi attraverso il sentiero 112 (G12 sulla cartina)risulta più complessa la via di avvicinamento alla ferrata sia che si parta da Campogrossso salendo dal 157 che salire dalla Gazza per il 113 -114 , la via richiede un impegno tecnico discreto per i continui camini presenti , anche se gli stessi sono molto ben attrezzati , non e molto lunga quindi si riesce a fare abbastanza facilmente E INDISPENSABILE L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 3h30
Dislivello totale : 700 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1451 m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Per questo itinerario si può salire sia dalla località Gazza attraverso uno dei tanti sentieri che salgono fino al Rifugio Scalorbi per poi scendere fino al Rifugio Pertica per la carrabile quindi prendendo la strada che porta da Recoaro terme al rifugio Cesare Battisti , sia che arrivare in auto fino al Revolto da località Giazza per poi salire fino al Rifugio Pertica (itinerario consigliato per i meno allenati ) . Per chi si volesse avventurare partendo dalla Gazza , vi invito a valutare attentamente la vostra preparazione , ci vogliono circa 2h (per uno preparato ad arrivare al Rifugio Pertica io stesso ho impiegato 1h 30) TENETE CONTO CHE DOPO DOVETE RIENTRARE Itinerario molto bello e particolare , tecnicamente poco difficile anche se richiede molta attenzione in quanto abbastanza stretto e presenta strapiombi sulla sinistra , fisicamente richiede un ‘impegno fisico IMPORTANTE per la sua lunghezza ( tempo previsto 3h30 circa ) per noi della Valle dell’Agno e scomodo ma vale la pena di farlo per la sua bellezza . Come sentiero attrezzato offre molteplici opportunità ed e l’ideale per una primo approccio ad una via attrezzata per poter imparare ad apprezzare questi sentieri . L’arrivo al rifugio Fraccaroli e molto bello , perchè si arriva dalla parte della teleferica , un’itinerario poco praticato . La discesa può essere fatta sia dal 108B vallon della teleferica , dal 108 che porta al pertica , oppure da quello che porta al rifugio Scalorbi per poi scendere fino alla Gazza (per chi avesse messo l’auto lì). RICORDO A TUTTI CHE SI TRATTA DI UN SENTIERO ATTREZZATO ED E OBBLIGATORIO L’USO DELL’IMBRAGO E DEL CASCHETTO . RICORDO INOLTRE CHE SAREBBE MEGLIO PERCORRERLO ASSIEME A PERSONE ESPERTE O PRATICHE DI SENTIERI ATTREZZATI