Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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561 Contrà Montepiano – Forte Campomolon

Pubblicato da luke007 in 26 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Tonezza. 4 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero:  3h45

Dislivello totale : 1265 m        

Quota massima raggiunta  : 1853 m

Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000

Come raggiungere

Dopo aver superato l’abitato di Arsiero si prosegue verso Lastebasse sulla strada che porta a Folgaria , poco dopo aver superato San Pietro di Valdastico e Casotto , si supera anche l’abitato di Sella si trova un bivio che sale sulla sinistra , mentre l’auto la si può lasciare sulla destra .

Descrizione

Si sale sulla strada asfaltata che porta a Montepiano , una contrada molto bella che dispone anche di una piccola Chiesetta , anche se a quanto ho potuto vedere quasi tutte le case chiuse , da li su una strettoia parte il sentiero , molto bello anche se in parte boschivo ma con una visuale in autunno senza le foglie molto interessante , il sentiero sale abbastanza ripido , ma presenta dei tratti esposti molto belli dapprima sulla valle Loza , poi salendo sul crinale del monte propone una visione sia a destra che a sinistra per poi arrivare alla Chiesetta del Restele ed incrociare la strada che porta da Tonezza del Cimone ai Fiorentini e successivamente al Passo Sommo . Si prosegue la salita sulla stradina che porta al Passo della Vena , per poi proseguire con il sentiero poco di sotto al Passo , lo scenario panoramico è unico da cima Grappa , lo Spitz di Vezzena , il Cimone , il Portule , il becco di Filadonna , io consiglio la piccola variante che porta a Monte Melagnon dove essendoci solo mughi si rimane estasiati e completamente presi dalla vista panoramica , per poi mantenendo questa vista salire fino al Forte Campomolon , da li si vede uno scenario unico , sperando nel tempo , buona visione .

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Anello Storico Busa Verle-Vezzena-Porta Manazzo

Pubblicato da luke007 in 7 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Asiago. 2 commenti

Tempo di percorrenza dell’Anello :  6h10

Dislivello totale : 1000 m        

Quota massima raggiunta  : 2049 m

Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000

 Come raggiungere

Dopo aver salito il costo di Asiago superato l’abitato di Tresche Conca si prosegue verso Canova per poi alla rotatoria imboccare la strada per Camporovere , dopodiche si prende la strada della Val D’assa fino ad arrivare al Passo Vezzena dove si lascia l’auto .

Descrizione

Questo itinerario e molto importante sotto il profilo storico per i grandi avvenimenti che successero nell’altipiano delle Vezzene , Basson , Campo Luserna , Forte belvedere una linea di aspi combattimenti .Il sentiero 205 non partirebbe da li ma da qualche km più a nord , ma risulta essere più utile partire da li salendo dopo l’albergo prima verso il forte Busa Verle  da dove come narrava Fritz Weber parti il primo colpo di cannone verso il forte Vezzena perche avrebbero visto alcuni fanti italiani salire verso il forte. Si sale il sentiero 205 su un terreno ripido e divenuto oramai boschivo verso il forte Vezzena situato ad una quota molto più alta , il sentiero poi esce dal bosco e sale ripido su fondo roccioso e strapiombante verso il lago di Levico e Caldonazzo donando dei scenari fantastici ed incredibile , il sentiero e sicuro e non presenta difficoltà senonchè la salita che poi spiana leggermente quando si incrocia la mulattiera , per poi vedere il Forte nella sua grandezza  il sentiero poi prosegue con saliscendi passando per Bocca di Forno , risalendo verso cima Mandriolo per poi arrivare fino a Porta Manazzo , con una visuale verso Malga Larici .

Cenni storici 

Forte Busa Verle

Il forte Verle venne costruito come linea di sbarramento e di controllo per la Val D’assa  e poco distante dal Passo Vezzena , in una specie di altipiano dove con la sua mole possente controllava il pianoro , era situato vicino al confine di stato austroungarico ed a causa della sua posizione fu bombardato più volte da l’artiglieria italiana . Come scriverà l’ufficiale del forte Verle Fritz Weber :  le orecchie fischiano , le vene della fronte si inturgidiscono , il sangue esce dalle orecchie , …sei ore passate nell’osservatorio servono ad espiare tutti i peccati che un uomo normale può commettere nella sua vita . Nonostante i ripetuti attacchi il forte verle non fu mai preso dagli italiani , neanche dopo aver attaccato con l’artiglieria a più riprese non sono riusciti a penetrare a causa dei grovigli di reticolati e del fuoco incrociato delle mitragliatrici a difesa del forte . Un  tentativo anche fu fatto per scavare un tunnel per minare e far saltare il forte abbandonato nel maggio del 1916 a causa della Strafexpedition .

La notte del 30 maggio 1915 dopo giorni di bombardamento il forte appariva fortemente danneggiato alcuni reparti del battaglione alpini Bassano tentarono un attacco appoggiati da alcuni reparti della Brigata Ivrea , ma la pioggia e il buio li colse in un terreno totalmente ignoto e furono respinti ancora prima di attaccare , nel forte intanto furono riparati alla meglio i danni subiti , mentre gli italiani piazzarono due obici da 305 il giorno 15 agosto del 1915 iniziarono un fuoco incessante fino al 25 per poi sferrare un un nuovo attacco da parte del battaglione 162 della Brigata Ivrea con la convinzione che l’opera sarebbe stata distrutta e abbandonata , ma l’unico obice rimasto e la difesa con le mitragliatrici della parte frontale del forte riservarono una sorpresa tremenda il tentativo di sfondamento italiano veniva respinto causando gravissime perdite . Fritz Weber 

Forte Vezzena 

Il forte di cima Vezzena , Spitz Vezzena costruito come occhio sull’altipiano dalla sua posizione permetteva un ottima visuale sia verso la Valsugana che passo Vezzena , divenendo un punto di osservazione e di difesa , costruito adattandosi alla sommità rocciosa di cima Vezzena con uno strapiombo verso la Valsugana di circa 1300 metri nel periodo della guerra di duramente battuto dai colpi di artiglieria italiana anche se molti proiettili grazie alla sua posizione strategica finirono per sorvolare la struttura finendo nella valle , ma il 30 maggio del 1915 il la 63° compagnia del  battaglione alpini Bassano assalto le sue posizioni inutilmente occupando però l’ antistante vetta dello Spitz Leve. Ci riprovarono gli alpini del Val Brenta rimanendo impigliati nei reticolato divenendo bersagli per le mitragliatrici del forte , gli italiani riuscirono però ad impedire i rifornimenti al forte , che venivano fatti la notte con rischi grossissimo a causa del fuoco del piccolo e medio calibro. Il forte era  armato con 5 mitragliatrici Schwarzlose da 8 mm  poste in due casematte corazzate fisse, ed una nell’osservatorio girevole posto sulla sommità dell’opera. Non era dotato di artiglieria, ma durante l’estate 1915 venne portato nei pressi del forte, in posizione defilata dai tiri dell’artiglieria italiana, un cannone da 75 mm  da montagna, che fu usato anche in funzione di artiglieria antiaerea.

Porta Manazzo

Porta Manazzo zona molto importante per gli italiani costituita da una guarnigione di circa 300 uomini con molte bocche da fuoco distribuite sull’avvallamento  proprio per impedire agli austroungarici gli approvvigionamenti sul Forte Vezzena e il forte Busa Verle :

La 147° con un obice da 305mm , la 540° con 4 cannoni da 149mm tipo G , la 563°con 2 cannoni da 149mm di tipo A , in tutto erano 10 pezzi di artiglieria , ai quali si aggiungevano la 145° con un altro obice da 305mm piazzato in valle degli Sparavieri e la 543° con 4 obici da 210mm piazzati a Costa di sopra.

Altopiano delle Vezzene e Basson

Qui riporto una piccola cronistoria tratta dal Libro  : 

 1914-1918 La grande Guerra sugli Altipiani ( Edizioni Rossato ) La tragedia del Basson nelle parole di un superstite (Ricordi del generale Zava nel 50° della battaglia )

Il settore che più ci interessava era il campo trincerato fra i declivi della Val d’Astico e quelli, quasi a picco sulla Valsugana, e si stendeva dai forti di Luserna alle posizioni fortificate di Costalta e del Basson, ai forti di Busa di Verle e Cima Vezzena, che dal nemico, assieme all’apparato difensivo di cui si è detto, era chiamata «La trincea d’acciaio» e costituiva la cortina esterna della difesa di Trento. Tutte le posizioni approntate a difesa anche fuori dei forti veri e propri, erano costituite da triplice o almeno duplice ordine di trincee molto robuste e coperte, con antistanti due o tre fasce di reticolati di filo spinato larghe circa tre metri. Nonostante queste condizioni, le artiglierie dei nostri forti e delle nostre batterie ottennero nei primi giorni effetti che parvero prodigiosi. I nostri tiri, bene aggiustati sui forti di Luserna, Cima Vezzena, Busa di Verle arrecarono danni assai gravi da farei ritenere, per qualche settimana, che le pericolose bocche da fuoco del Luserna dovessero tacere per sempre e che anche il forte Verle avesse ridotto la sua capacità distruttrice. Si allentò di conseguenza anche il nostro fuoco dei forti e delle batterie mentre ci furono inviati anche cannoni più potenti, i 210 e batterie navali. I primi, di ghisa, scoppiavano dopo pochi colpi; i secondi dovettero fermarsi in attesa che venissero costruite le strade mancanti per il loro trasferimento. Ma intanto gli Austriaci ci avevano preceduto, riparando silenziosamente i guasti arrecati ai forti, restituendo loro la primitiva efficenza ed aggiungendo, in posizioni più arretrate, allo scoperto, ma ben scelte e difese, batterie da 105 cm. e 152 cm., modernissime e quindi più micidiali. Inoltre, gli Austriaci portavano un paio di obici da 30,5 cm. che in pochi giorni, con tiri ben aggiustati, misero fuori servizio il forte Verena. Un solo colpo centrò la postazione di un cannone, scoppiando dentro al forte stesso ed uccidendo circa 40 artiglieri. Uguale sorte subì il forte di Campolongo e gi altri distanti dalle nostre posizioni. Questa fu una grave iattura per la nostra nazione, poiché venne a mancare il tiro di preparazione sulle basi austriache da attaccare e non permise la distruzione dei reticolati in modo da aprire ampi varchi attraverso i quali doveva sferrarsi l’attacco dei nostri Fanti. I gravi irreparabili danni subiti dai nostri forti e la mancanza dei loro tiri ebbero anche un effetto depressivo sul morale di tutti noi che avevamo la sensazione di veder crollare il tetto della nostra casa. Chi ha fatto la guerra ben può quindi immaginare quale fosse lo stato d’animo della truppa che si accingeva all’attacco, rendendosi conto di non aver altro appoggio che nel proprio coraggio e nelle proprie forze, fisica e soprattutto morale. Questa era la nostra generale convinzione, nonostante la vigorosa azione preparatoria allorché dal comando di settore fu decisa l’offensiva. L’azione venne preceduta come sempre da una conferenza avvenuta alle Mandrielle, dove per l’occasione, il comandante della 34° Divisione Generale Oro, riunì a rapporto i comandanti ai suoi ordini. La Divisione era composta organicamente: Brigata Ivrea 153°-154° Fanteria-Brigata Treviso 115°-116° Fanteria – Battaglione Alpini di Val Brenta – Gruppo Oneglia di artiglieria montagna ed una compagnia di zappatori del Genio comandata dal Capitano Vece. È da notare che nel corso di tale rapporto, nella discussione intervenuta a seguito delle parole di incitamento del Generale, il Col. Riveri, che aveva fatto riconoscere il più possibile il fronte d’attacco dai suoi ufficiali guastatori, obiettò come sino a quel momento fosse mancata l’azione dell’artiglieria per un tangibile risultato rivolto alla distruzione o almeno al danneggiamento del reticolato, in modo che gli attaccanti potessero, attraverso i varchi aperti, portarsi al rovescio delle trincee per espugnarle o per sguarnirle dai difensori. Con l’usato piglio soldatesco il Col. Riveri disse, senza mezzi termini, che i varchi non erano stati aperti e che pertanto era costretto ad esprimere il suo disappunto e le sue riserve per la rapida occupazione, in caso di azione a fondo, dei trinceroni del Basson. Chi fu presente narra come il Generale Oro, valoroso ma della vecchia scuola conformista, che non gradiva rilievi, rispondesse con la cinica frase «I reticolati si aprono con i denti o coi petti». Il Col. Riveri fu molto avvilito, ritenendo giustamente di essere stato frainteso, mentre il suo coraggio ed il suo valore erano ben conosciuti fin dalle azioni in Libia, quale aiutante del generale Cantore alla conquista del Garian, nel corso di un’azione in cui si era meritato la medaglia d’argento. Questo particolare abbiamo tenuto ricordare in quanto può aver avuto qualche riflesso nella generosa impulsività del Col. Riveri nel guidare l’azione d’attacco al Basson. I piani dell’operazione della Divisione erano i seguenti: la Brigata Ivrea ed il Battaglione Alpini Val Brenta avrebbero dovuto attaccare risolutamente le posizioni nemiche di Vezzena, Verle e possibilmente occuparle; il 115° Fanteria della Treviso rincalzato da un battaglione del 116° avrebbe dovuto agire con azione fiancheggiatrice e dimostrativa sul fortino Basson. A richiesta del Col. Riveri, comandante il 115° Reggimento, venne compresa nell’ordine di operazione la facoltà di impegnare a fondo il Reggimento qualora si fosse presentata l’occasione favorevole e vennero assegnate due batterie dell’artiglieria divisionale che dovevano spostarsi da Campo Rosà al Costesin per seguire il movimento delle truppe e sostenere con un tiro diretto l’azione del 115°, qualora questo si fosse impegnato a fondo. Ed ecco come si svolsero le varie fasi del combattimento: all’ora prescritta, le 23 esatte del 24 agosto, quando i Fanti della Ivrea e gli Alpini del Val Brenta iniziavano l’attacco, i Fanti del 115°, si erano già portati sulla posizione di partenza da Malga Brusolada pronti a slanciarsi in avanti contro il Basson. Disgraziatamente, sulla destra per la micidiale reazione del nemico, il Comando di Ivrea, con il Battaglione Val Brenta erano costretti a sostare nel Bosco Varagna e a desistere dall’impresa loro assegnata dell’occupazione delle posizioni di Vezzena-Verle. Nel frattempo, sul fronte del 115°, Basson, gli esploratori e guastatori del II e 111Battaglione avevano già iniziato in più punti il taglio dei reticolati, riuscendovi in parte. Secondo gli ordini del Comandante di reggimento il 110 Battaglione con il Col. Curti, era stato dislocato in prima linea con due compagnie, esattamente la Vela VIII; in posizione avanzata, le altre due, la VI e la VII di rincalzo, mentre il 111 Battaglione, comandato dal Cap. Savardo, veniva schierato alla sinistra del 110 Battaglione, pure con due compagnie in prima linea e con le altre due ammassate a Casera Bisele, ed infine il primo Battaglione, al comando del Ten. Col. Marchetti, in seconda linea a 200 metri dal II Battaglione, al coperto nel bosco…

Questo resoconto parzialmente vero presenta alcune note e precisazioni non veritiere e in alcuni casi errate sulle vicende della battaglia di Col Basson . 

Fonte : Franco Luigi Minoia ” L’assalto di Col Basson “Editrice Lampi di Stampa

Qui sotto il monumento eretto a 300 metri da colle Basson in memoria dei Fanti del 115° Treviso

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Tagliata Bariola

Pubblicato da luke007 in 7 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Forti. Lascia un commento

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La tagliata Bariola e situata appena dopo l’abitato di Sant’Antonio di Valli del Pasubio sulla strada che  porta al Pian delle Fugazze , assieme al forte Maso costituiva il sistema di sbarramento che controllava la possibile via proveniente dalla Vallarsa attraverso il Pian delle fugazze , era costituita da 2 piani , uno sotto il livello stradale , era un opera a prova di granata , il passaggio sulla carrabile era obbligato , mentre il piazzale davanti adiacente al forte era scoperto , ma era costituito con un ponte a cerniera sopra il fossato per entrare nel forte , nel corpo casamatta erano installati 4 cannoni da 42mm a tiro rapido con affusto a candeliere gia obsoleti , mentre nelle casematte d’angolo del fianco sono piazzate 2 mitragliatrici Gardener da 10.30mm . Mentre la capacita per il personale era di circa 100 unità , visitando la parte inferiore si possono notare anche le postazioni di due cannoncini da 87mm in bronzo . Nel maggio di 1916 venne parzialmente disarmata di due cannoni ma comunque la tagliata come anche il forte Maso non fu mai messa a dura prova dal nemico . Negli anni 1930 parte della tagliata venne demolita per allargare la strada rotabile che scende dal pian delle fugazze .

 

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Forte Monte Enna

Pubblicato da luke007 in 6 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking, Storico. Tag: Forti, Monte Novegno. Lascia un commento

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Tempo di percorrenza del sentiero:  1h00 

Dislivello totale : 110 m        

Quota massima raggiunta  : 970 m

Dopo aver superato il centro di Schio proseguendo verso Valli del Pasubio si imbocca la strada sulla destra , verso Poleo , Passo S.Caterina si sale per alcuni km fino ad arrivare in una curva che segnala Passo Xomo e Strada delle Gallerie , si seguono le indicazioni dopo circa 1 km si può posteggiare l’auto .

Il sentiero sale su una carrareccia che fa parte anche di un anello da mountain bike , molto semplice e tutto boschivo , mentre raggiunta la quota è una specie di piccolo altipiano in parte prativo , ed in parte roccioso , che propone panorami molto belli a 360° sulle montagne circostanti Novegno , Pasubio e Piccole dolomiti

Cenni Storici

Il Forte M. Enna era dotato di 4 obici sotto cupola corazzata da 149 mm A e da 4 pezzi da 75 mm A in batteria scoperta come struttura era di grandi dimensioni . La sua posizione strategica era di protezione per un eventuale passaggio nemico sul Pian delle Fugazze e sulla rotabile che scende da passo Xomo e ancora in buone condizioni anche perche non entro mai in uso .Fu costruito fra il 1910 ed il 1912  e fu armato  il 6 dicembre 1914. Non ebbe alcun ruolo nel 1915 in quanto l’avversario si era ritirato verso Nord su una linea di difesa più arretrata . I suoi obbiettivi erano il Pasubio  ,il Sengio Alto ed il territorio circostante il Pian delle Fugazze, zone che, dal 25 maggio 1915, erano occupate dalle truppe italiane. Non essendoci più obbiettivi a lunga distanza, secondo informazioni italiane, fu disarmato. Due cannoni i furono trasferiti sul M. Rione, di riserva per la Batteria installata in loco, ed una Batteria destinata ad essere installata sul Col Santo a 2112 ed altri due ad una Batteria in zona del Forte. Ai Kaiserjager, che nel giugno 1916, salivano da Posina verso il M. Priaforà all’attacco del M. Giove, non dovrebbe essere sfuggito l’infelice ruolo che il Forte M. Enna ebbe nei confronti dei difensori. Qualcosa di molto vicino alla realtà si può leggere nel libro di Pino Marchi diario della 35′ Divisione di Fanteria:

“Abbiamo visto  episodi di gloria e di vigliaccheria, di tragedia e di valore; abbiamo veduto scene grottesche e assurde come il bombardamento delle nostre posizioni effettuato dalla nostra Batteria di M. Enna … “

Mentre al 13 giugno :

“Intanto la resistenza dei difensori di M. Giove era sottoposta ad altra dura prova: una nostra batteria di medio calibro, dapprima creduta di S. Caterina, ma risultata poi essere quella da 149 A di M. Enna, con tiri corti, colpiva ripetutamente i nostri trinceramenti e travolgeva persino un pezzo della 18° Batteria da montagna. La batteria di M. Enna era intervenuta nell’azione senza darne avviso al Comando di Divisione che ne fu informato solo la notte seguente. »

Lo sfortunato Comandante fu rimosso dall’incarico e sottoposto ad accertamenti sulle sue responsabilità. Tuttavia sembra trovare credito un’altra versione, secondo la quale fu una Batteria piazzata sul pianoro del Novegno, per ordini superiori, a sparare sugli uomini della prima linea per farli desistere dall’abbandonare precipitosamente il posto di combattimento. Il Comandante del Forte Enna altro non fu che la vittima sacrificale. Il Forte Enna fu mantenuto come magazzino e deposito munizioni , poiché perfettamente intatto non poteva essere abbandonato.

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Anello Caltrano – Monte Paù – Mosson

Pubblicato da luke007 in 5 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Asiago. Lascia un commento

Tempo di percorrenza dell’anello :  6h30 

Dislivello totale : 1170 m        

Quota massima raggiunta  : 1417 m

Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000

Descrizione

 Dopo aver preso la strada che porta a Caltrano si arriva alla Chiesa si prosegue verso Camisino alla prima curva si nota una strada che sale su una valle ed il segnavia di legno , non quello ufficiale del CAI anche se lo stesso riporta il numero del segnavia 677 . Li nel posteggio delle scuole si può mettere l’auto e si sale passando attraverso un piccolo parco giochi per bambini .

Questo anello è composto dal sentiero 677-673-661-665 si parte salendo il 677 e molto bello in buona parte boschivo e sale a zig zag non troppo impegnativi ma comunque richiede un buon allenamento fisico , supera numerose opere belliche come ricoveri , postazioni di mitragliatrici , trinceramenti sulla Costo Grumo e varie opere militari , il sentiero dapprima entra nel bosco della Val Larga , poi attraversa un crinale con diversi trinceramenti per poi salire con un rapido zig zagare del Costo grumo dove si riesce a godere di un panorama molto bello sulla pianura.

Poi  si  seguire il 673 di collegamento (esiste anche una strada forestale più alta del 673 che porta fino a bocchetta Paù ‘ cosi facendo non si perde quota prendendo il 673 ( Vedi il 673 di raccordo ) , si può volendo salire fino a Monte Paù e cima del Gallo ritornando poi sul 673 , per poi scendere fino al bivio con il 665 che porta a Mosson e poi percorrere la strada asfaltata fino a rientrare a Caltrano . Questo anello nel complesso molto bello propone una parte interessante di territorio con la piena panoramica della pianura sottostante , grazie anche ai suoi tratti al di fuori del bosco , per le persone che soffrono il caldo e da evitare nei mesi più caldi proprio perche i tratti boschivi sono pochi

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665 Mosson – Bocchetta Baù – Val Terragna

Pubblicato da luke007 in 5 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Asiago. 2 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero:  3h00 Bocchetta Baù  3h30 Cima del Gallo

Dislivello totale : 1000 m        

Quota massima raggiunta  : 1286 m  Bocchetta Baù  1471 Cima del Gallo

Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000

Descrizione

Dopo aver preso la strada che porta a Piovene Rocchette , si prosegue in direzione Cogollo del Cengio , guardate bene le indicazioni e svoltate a destra per andare a Mosson , salite fino alla chiesa di Mosson , e li lasciate l’auto , proprio davanti alla chiesa noterete il segnavia del 665 .

Il sentiero non presenta difficoltà ne tecniche ne fisiche , sale sempre con un zig zag abbastanza monotono nella Val Terragna si esce dal paese e si incrocia la strada del Costo , la si attraversa mantenendo la destra ed imboccando il proseguo del sentiero , si arrova a superare una sorgente e poi si prosegue nella valle con una serie quasi infinita di tornanti , il sentiero e molto esposto al sole per chi soffrisse del caldo e da evitare nel periodo estivo per la mancanza di piante a proteggersi , superata  la metà del percorso si iniziano a vedere opere militari poi arrivati alla fine del sentiero si entra nel 673 , per poi salire mantenendo la sinistra fino a bocchetta Baù , raggiungendo fino a sotto le cengie quasi in quota , io ho segnato il percorso fino ad arrivare a monte Paù , Cima del Gallo . La discesa a mio avviso dev’essere fatta dal sentiero 671 , anche se per i più preparati consiglio il 677 . Io sinceramente sono salito dal 677 e disceso dal 665 .

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205 Passo Vezzena – Porta Manazzo

Pubblicato da luke007 in 4 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking, Storico. Tag: Asiago. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero:  3h40  

Dislivello totale : 800 m        

Quota massima raggiunta  : 2049 m

Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000

Descrizione

Dopo aver salito il costo di Asiago superato l’abitato di Tresche Conca si prosegue verso Canova per poi alla rotatoria imboccare la strada per Camporovere , dopodiche si prende la strada della Val D’assa fino ad arrivare al Passo Vezzena dove si lascia l’auto .

Il sentiero 205 non partirebbe da li ma da qualche km più a nord , ma risulta essere più utile partire da li salendo dopo l’albergo prima verso il forte Busa Verle (vedi il post Busa Verle) da dove come narrava Fritz Weber parti il primo colpo di cannone verso il forte Vezzena perche avrebbero visto alcuni fanti italiani salire verso il forte. Si sale il sentiero 205 su un terreno ripido e divenuto oramai boschivo verso il forte Vezzena situato ad una quota molto più alta , il sentiero poi esce dal bosco e sale ripido su fondo roccioso e strapiombante verso il lago di Levico e Caldonazzo donando dei scenari fantastici ed incredibile , il sentiero e sicuro e non presenta difficoltà senonchè la salita che poi spiana leggermente quando si incrocia la mulattiera , per poi vedere il Forte nella sua grandezza ( vedi post Forte Spitz Vezzena – Werk Vezzena ) il sentiero poi prosegue con saliscendi passando per Bocca di Forno , risalendo verso cima Mandriolo per poi arrivare fino a Porta Manazzo , con una visuale verso Malga Larici .

Cenni storici 

Porta Manazzo zona molto importante per gli italiani costituita da una guarnigione di circa 300 uomini con molte bocche da fuoco distribuite sull’avvallamento  proprio per impedire agli austroungarici gli approvvigionamenti sul Forte Vezzena e il forte Busa Verle :

La 147° con un obice da 305mm , la 540° con 4 cannoni da 149mm tipo G , la 563°con 2 cannoni da 149mm di tipo A , in tutto erano 10 pezzi di artiglieria , ai quali si aggiungevano la 145° con un altro obice da 305mm piazzato in valle degli Sparavieri e la 543° con 4 obici da 210mm piazzati a Costa di sopra.

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673 Malga Sunio – Fonte Spianedo

Pubblicato da luke007 in 2 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Asiago. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero:  0h50 fino al bivio 

Dislivello totale : 140 m        

Quota massima raggiunta  : 1278 m

Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000

Descrizione

 Questo sentiero non è altro che un raccordo tra il 677 e principalmente il 671 , il 665 , e un collegamento con la bocchetta e Monte Baù e con la cima del Gallo , viene usato sopratutto per evitare la discesa sullo stesso sentiero in cui si è saliti . Per quanto riguarda il collegamento tratteggiato in rosso , al di sopra del sentiero 673 e denominato sentiero dei forestali  la lunghezza del percorso e la stessa , solo che il percorso superiore risulta molto più panoramico e più in quota senza tanti saliscendi e porta direttamente a Bocchetta Baù e per riprendere uno dei sentieri che scendono bisogna per forza prendere il 673 . Quindi e bene scegliere il sentiero da praticare e riassumendo si può dire che :

-Se si vuole andare da malga Sunio a Bocchetta e Monte Baù conviene prendere il sentiero dei Forestali

-Se si vuole invece scendere a Caltrano prendere il 673 poi il 671 .

-Se si vuole scendere a Mosson prendere il 673 e poi il 665

 

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677 Caltrano Costo Grumo

Pubblicato da luke007 in 2 gennaio 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Asiago. 4 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero:  3h00

Dislivello totale : 1037 m        

Quota massima raggiunta  : 1278 m 

Cartografia : CAI Altopiano dei Sette Comuni 1:25000

Descrizione

Dopo aver preso la strada che porta a Caltrano si arriva alla Chiesa si prosegue verso Camisino alla prima curva si nota una strada che sale su una valle ed il segnavia di legno , non quello ufficiale del CAI anche se lo stesso riporta il numero del segnavia 677 . Li nel posteggio delle scuole si può mettere l’auto e si sale passando attraverso un piccolo parco giochi per bambini .

Il sentiero e molto bello in buona parte boschivo e sale a zig zag non troppo impegnativi ma comunque richiede un buon allenamento fisico , supera numerose opere belliche come ricoveri , postazioni di mitragliatrici , trinceramenti sulla Costo Grumo e varie opere militari , il sentiero dapprima entra nel bosco della Val Larga , poi attraversa un crinale con diversi trinceramenti per poi salire con un rapido zig zagare del Costo grumo dove si riesce a godere di un panorama molto bello sulla pianura.

Poi per il rientro si può seguire il 671 , dopo aver percorso il 673 di collegamento (esiste anche una strada forestale più alta del 673 che porta fino a bocchetta Paù ‘ cosi facendo non si perde quota prendendo il 673 Vedi pos 673 di raccordo ) , si può volendo salire fino a Monte Paù e cima del Gallo ritornando poi sul 671 , per persone più preparate si può scendere dal 665 che porta a Mosson e poi percorrere la strada asfaltata fino a rientrare a Caltrano .

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Anello della Vigolana

Pubblicato da luke007 in 30 dicembre 2016
Pubblicato in: itinerari difficili, itinerari trekking. Tag: Folgaria. 3 commenti

Tempo di percorrenza dell’anello:  6h40  

Dislivello totale : 1150 m        

Quota massima raggiunta  : 2150 m

Cartografia : CAI Valdastico e Altopiani trentini 1:25000

Descrizione

Ho voluto pubblicare questo anello , perche vista la possibilità pratica di poterlo effettuare , permette una visione , abbastanza soddisfacente della Vigolana , ovviamente si dovrebbe percorrere tutti i sentieri , ma così facendo si può apprezzare questo gruppo montuoso molto bello.

Si sale in direzione Folgaria dalla Val d’astico  si raggiunge località Carbonare e si prosegue verso il Passo della Fricca direzione Trento , ad un certo punto in una curva si trovano sulla sinistra i magazzini dell’Anas e sulla destra un Bar Sindech , si prosegue fino a contrada Manegoi e si lascia l’auto piu avanti a sinistra parte un sentiero che porta ai Frisanchi .

Da li Parte il 444 fino ad arrivare al Bivacco sentiero impervio non molla mai , presenta alcune parti attrezzate anche se di pericoli non ce ne sono , al bivacco si prende il 435 che passa proprio sotto e raggira la Vigolana arrivati sul canalone della Lavinella si imbocca il 453 abbastanza corto ma impervio per poi imboccare il 450 che porta prima in vetta alla Vigolana e poi sul Becco di Filadonna , da li si prende il 442 che porta prima al Bus de la Zole e poi inizia a scendere fino al Rifugio Casarote e  poi fino al Passo della Fricca ovvero al Bar Sindech , da li proseguendo sulla strada in pochi minuti si arriva all’auto .

Si potrebbe anche lasciare l’auto al Rifugio Paludei ma io ho optato per l’opzione del posteggio di Menegoi

La prima parte del sentiero prima di arrivare ai Frisanchi e una carrareccia boschiva priva di difficolta , ma il 444 per salire e abbastanza impervio e in buona parte boschiva anche se poi esce e diventa su fondo ghiaioso e detritico , per poi con alcuni tratti attrezzati raggiungere il Bivacco .

Nella seconda parte il sentiero si inerpica sulla cima della Vigolana per poi scendere attraverso i mughi fino alla Forcella Val Larga e poi scende da un sentiero detritico e ghiaioso fino a rientrare in un bosco di conifere molto ben tenuto ed arrivare sulla strada asfaltata del Passo della Fricca

Il panorama offerto da questo anello e molto vario sopratutto in quota con panorami che spaziano sul Lago di Caldonazzo , Trento , il Portule l’altipiano delle Vezzene .

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