Itinerario : Valdagno – Giani – Visonà- Castelvecchio – Cima marana – Baita vecia – Val del Boia Tipo di terreno : asfaltato con poco traffico e diverso tratto sterrato circa 27 Km
Tempo di percorrenza dell’anello : 4h00 di corsa (2h25 salire ed 1h35 scendere )
Dislivello totale : 1700 m
Quota massima raggiunta : 1540 m
Partenza da Valdagno si sale prima verso la Figigola , poi Figigola di sopra attraverso il boschetto si raggiunge la contrada Giani e manenendo la destra si prosegue fino ai Giani di Sopra , per poi svoltare e raggiungere la strada che porta ai Visonà , da li superata la fontana si prosegue sul ripido sentiero del Buso del Bao , per poi raggiungere la zona di lago di Castelvecchio e passando per la piazza tenendosi sulla sinistra si sale in località Nove – Montagna con una carrareccia che porta fino allo Zovo di Castelvecchio , da li si prosegue diritto fino a superare i Bertoldi noto per il locale Miramonti chiuso da tempo , si continua in direzione Marana fino ad incrociare il Bivio di Via sacco lo si imbocca e si sale attraversando 2 valli per poi arrivare alla Baita Cacciavillani situata sopra la contrada Gebbani , da li inizia il sentiero a zig zag che sale ripido fino al Bivacco e poi la Croce di cima Marana , arrivati sulla cima si imbocca il sentiero che scende fino a bocchetta di Marana dove si trova il bivio per Realto a destra e Fongara a sinistra , si prosegue dritto lungo quel sentiero che in alcuni casi non è ben segnalato ma intuibile a gente un pò abituata ad orientarsi , si scende lungo le creste fino a trovare il bivio che sale alla Croce del Castiglieron dalla Località Borga per poi continuare incrociando un altro bivio che mantenendo la destra scende fino alla Baita vecia per poi imboccare parte del sentiero Braggion che attraverso la fantastica Val del Boia scende fino a Campotamaso per poi scendere attraverso la ciclabile fino a Valdagno
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30 (4h il giro completo)
Dislivello totale : 500 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 907 m
RICORDO CHE QUESTA FERRATA E MOLTO DURA SOTTO IL PROFILO FISICO , TRA SALITA E DISCESA RICHIEDE CIRCA 4 ORE ( PER I MENO PREPARATI ) , E RICORDO CHE SE IL RIENTRO VIENE FATTO DAL 460 , L’ATTENZIONE VA MOLTIPLICATA PER IL FATTO DI ESSERE STANCHI . INOLTRE ESSENDO UNA VIA TOTALMENTE ESPOSTA AL SOLE E MEGLIO EVITARLO NEL PERIODO ESTIVO E PORTARE MOLTA ACQUA DA BERE
Dopo aver raggiunto Riva del Garda si prende la strada che porta da Riva alla val di Ledro attraversando la galleria , si prosegue per Biacesa , piccolo abitato sulla strada per il lago di ledro , arrivati al semaforo si svolta a destra e si sale in paese , entrando in un posteggio dove c’e anche un parco per bambini ed il campo di calcio si lascia la macchina e ritornando a piedi indietro per alcune decine di metri si prende il bivio di destra , in fondo alla strada oltre alla fontana si nota il primo segnavia , si segue e si superano altri segnavia fino ad iniziare a salire ed incrociare il bivio del 470 sentier del Bech , salite finche non lo trovate e raffigurata una mattonella con un caprone , proseguite su questo sentiero fino ad incontrare l’attacco della ferrata , la ferrata non richiede una particolare attenzione , i passaggi non sono pericolosi richiedono solo una buona maestria con le roccie , ma risulta sempre indispensabile l’imbrago , il caschetto . La via e molto panoramica con scenari incredibili sia verso Riva del Garda che il lago stesso , con strapiombi nella valle del Ponale .
Io ho allargato un po il percorso scandendo da Biacesa verso Riva del Garda dal sentiero 472 molto bello e che passa sopra la strada che da Riva porta a Biacesa , con le pareti di roccia adibite a palestra per poi passare sui roccioni e sulla valle detritica prima dell’imbocco della via vera e propria , molto bello il trincerone situato sulla parte intermedia e sommitale della via con il Defension Mauer una struttura in cemento armato adibita a postazioni di fucileria e mitragliatrici , collegata alla Tagliata del Ponale ed ancora altri resti di trincee a protezione della valle una zona abbastanza selvaggia e praticata per lo più da turisti stranieri .
Il ritorno viene fatto passando attraverso il sentiero 460 che porta prima alla chiesetta di san Giovanni e poi direttamente sulla ripida mulattiera all’abitato di Biacesa , esiste inoltre un’altra via praticabile per la discesa la ferrata Folletti , ma io consiglio una discesa più facile quella del 460 , perche come si sa le ferrate in discesa sono molto più pericolose .
Tempo di percorrenza del sentiero solo andata : 2h30 (6h il giro completo)
Dislivello totale : 1200 m Classe : EEA Attrezzato
Quota massima raggiunta : 1260 m
RICORDO CHE QUESTA FERRATA E MOLTO DURA SOTTO IL PROFILO FISICO , TRA SALITA E DISCESA RICHIEDE CIRCA 6 ORE ( PER I MENO PREPARATI ) , E RICORDO CHE SE IL RIENTRO VIENE FATTO DAL 404 CHE PRESENTA ALCUNI TRATTI ATTREZZATI , L’ATTENZIONE VA MOLTIPLICATA PER IL FATTO DI ESSERE STANCHI . INOLTRE ESSENDO UNA VIA TOTALMENTE ESPOSTA AL SOLE E MEGLIO EVITARLO NEL PERIODO ESTIVO E PORTARE MOLTA ACQUA DA BERE
Come raggiungere
Dopo aver raggiunto Riva del Garda si prende la strada che porta da Riva a Limone , giunti su una rotatoria nei pressi di una chiesa situata in via Giuseppe Cannella , si svolta a destra per via Largo Guglielmo Marconi dove esiste l’unico posteggio non a pagamento dove si può lasciare l’auto senza problemi , usciti dal posteggio a circa 10 minuti da dove si sale si mantiene la destra e si prosegue per la via fino ad arrivare ad una rotatoria con una galleria la si supera e si nota sulla destra della strada una stretta via che sale, prima verso il Bastione e poi la Chiesetta di Santa Barbara per poi imboccare l’attacco vero e proprio della via , attenzione che ci sono molti posteggi a pagamento per poche ore in giro , e risulta essere il problema più difficile di trovare posto per l’auto
Descrizione
La ferrata e molto bella , ma presenta difficoltà per chi avesse delle possibili vertigini , in quanto e strutturata con diverse rampe di scale che variano da 15 metri per arrivare fino ad una di 70 metri ( cosi dicono le guide ) ma secondo me non supera i 50 metri . Questa ferrata dell’amicizia o conosciuta anche come ferrata del centenario della SAT di Riva del Garda e stata inaugurata nel 1972 e costruita da un gruppo di amici , presenta ancora le scale originarie , molto bella per il panorama presente e per la vista per tutta la sua percorribilità del lago di garda.
Il Bastione
Qiesto edificio che dal Monte Englo domina il Basso Sarca u realizzato per volere di Venezia fra il 1507 e 1509 serviva per il controllo delle vie di terra verso il lago e la difesa dell’abitato , nel 1512 al ritorno del Principe vescovo fu sede di una guarnigione subendo un progressivo abbandono finche nel 1703 fu parzialmente distrutto . Nel 2006 venne restaurato dalla provincia autonoma di Trento , la sua struttura era organizzata con un piano a livello interrato riservato a cisterne e magazzini , un piano con l’entrata principale sul lato nord , con un unico ambiente a volta ed una piccola area di difesa . Un ulteriore piano con le postazioni di tiro . Nella fase di restauro è emerso un particolare andamento a spirale , che viene notato nel quadro presente nel museo di Riva del Garda.
Chiesetta di Santa Barbara
La chiesa di Santa Barbara è visibile dal centro abitato di Riva del Garda, in linea d’aria proprio sopra al Bastione. La chiesa venne costruita durante i lavori della realizzazione della centrale idroelettrica e delle condotte per l’acqua (1925 circa) ed è dedicata alla patrona dei minatori. Grazie a queste condotte l’acqua prelevata dal lago di Ledro veniva forzata verso la centrale per la produzione di elettricità. Nel 1924 iniziarono le opere di costruzione dell’acqua del ledro alle turbine situate a Riva del Garda dove il 18 marzo del 1928 Gabriele D’annunzio fa brillare la mina che abbatte l’ultimo diaframma di roccia permettendo l’acqua di percorrere i 6 km di galleria e cadere lungo i 960 metri di tubatura ancorata sul monte Rocchetta . L’impianto fu progettato da Edoardo Modl ed i lavori affidati ad una società Bellunese . La chiesetta di santa Barbara e eretta con altre opere nei pressi si trova il pozzo piezometrico in località monte Oro a 610 metri di altitudine , l’inaugurazione avviene ovviamente nel 4 dicembre del 1927 , e stata progettata da un disegno di Gian Carlo Maroni ma costruita dalla stessa società Bellunese , nel 28 fu consegnata alla Sat di Riva che si impegna tutti gli anni a celebrare la messa per i minatori il 4 di dicembre Santa Barbara protettrice dei Minatori , Vigili del Fuoco , Genio militare e tutti quei corpo che hanno a che fare con gli esplosivi.
Una piccola poesia scritta su un pezzo di rame in dialetto da Renzo Tonelli :
Coltivare qualcosa con grande passione può produrre risultati inaspettati , ci sono cose che non hanno prezzo, mai avrei pensato di raggiungere un risultato simile , in una cosa così vorrei ringraziare tutti e 300000 visite che da diversi paesi del mondo , circa 104 , hanno visualizzato , letto , seguito , usato e anche solamente preso spunto con altrettanta passione questo mio piccolo ed umile lavoro , a quei 1360 che mi seguono via facebook e a tutti 185 quelli che seguono i miei post ad ogni mia pubblicazione , e merito vostro di questo mio piccolo risultato .
Dopo aver raggiunto il rifugio Papa attraverso una delle sue vie di accesso , il 366 strada delle 52 Gallerie , il 300 della Val Canale , oppure la più semplice il 179 Strada degli Eroi . Si prosegue il cammino superando le porte del Pasubio e salendo verso l’arco romano ( cimitero della Brigata Liguria ) per poi arrivare alla Chiesetta di santa Maria . Si arriva su uno spiazzo adiacente alla chiesetta dove c’era il comando del settore e dov’era parte della prima linea italiana , con i trinceramenti che correvano sulle creste a destra nella zona Corno del Pasubio e più avanti del Nido d’Aquila e per salire sulla sinistra attraverso il Camminamento Ghersi fino alla selletta Damaggio e dente italiano , mentre sulla parte bassa della dorsale si possono notare le caverne di ricovero e una linea più protetta per le truppe in riposo , il crinale sopra offre una vista verso la prima linea austroungarica che corre dalla selletta del groviglio a destra verso Malga Costa sul quel crinale dove corre il sentiero 147 Variante Zenavri per poi salire fino al Dente Austriaco , separata solo dalla Val Caprara molto ampia e profonda .Continuando sulle creste si arriva al Nido d’aquila e si nota successivamente su un piccolo spiazzo dove era posizionata l’infermeria .
Per chi vuole proseguire e possibile raggiungere il passo degli alberghetti ma richiede una buona sicurezza in montagna questo prolungamento del percorso , per tal motivo io l’ho segnato tratteggiato , arrivati sul passo si torna indietro per la mulattiera della ex cava , fino ad arrivare sull’arco romano .
Per il percorso normale si torna sull’avvallamento situato tra il corno del Pasubio e il Nido d’aquila , lo si scende fino ad incrociare il sentiero e salire fino all’arco romano .
Al fianco dell’arco Romano c’è un piccolo raccoglitore di cimeli , lì si possono portare tutti i reperti raccolti su questo grande campo di battaglia , voglio ricordare a tutti che andando fuori dai sentieri non e raro trovare ancora qualche osso di qualche EROE nonostante siano passati 100 anni , per questo motivo la terra di nessuno e considerata Zona Sacra .
Per non dimenticare e per far sapere alle nuove generazioni , di tutte quelle vite strappate a soli 20 anni.
Si sale in auto fino al rifugio Balasso attraverso il 300A che si collega al 300 , oppure fino a Malga Prà , li si lascia l’auto e si sale fino alla chiesetta di San Marco , nelle vicinanze della Casa colonica di Marano Vicentino , da li parte il sentiero 300 Val Canale , questa via e la più veloce per salire al Rifugio Papa , l’inizio e molto piacevole e presenta tratti boschivi alternati con tratti di ghiaioni dei Vaj del Pria Favella , si continua salire per questa mulattiera abbastanza larga finche non si incontra un bellissimo pianoro , con un sottobosco splendido , circa 200 metri e poi si entra nella Val Canale vera e propria , che trattandosi di una valle fluviale e piena di detriti e ghiaioni anche se il sentiero situato sulla sinistra e ancora integro , salendo si nota la fessura del Vajo Sud , poi proseguendo i ghiaioni del 311 direttissima val Canale o Boale dei Cavi , poi una piccola fessura che si snoda prima sulla sinistra e poi a destra chiamato il Boale d’inverno , e poi un piccolo avvallamento dove inizia il tecnico Vajo Papa , ma comunque si prosegue dentro il letto fluviale attraversandolo in diverse occasioni , poi la salita inizia ad essere più ripida e severa anche se con zig zag la rende meno difficile , si affronta un traverso su ghiaione stabile per poi raggiungere una specie di sentiero tra le rocce per affrontare l’ultimo pezzo ed entrare per chi vuole nella strada degli Eroi , ed arrivare al Rifugio . Per quanto riguarda la difficoltà il sentiero e abbastanza semplice , richiede un buon approccio con la montagna e un pò di attenzione nel tratto esposto , ma per il resto è questione di fiato , la discesa può essere fatta dalla strada degli eroi 179 che poi alla fine della stessa si collega alla casa colonica ed al posteggio del Rifugio Balasso .
Tempo di percorrenza del sentiero: 3h30 Vajo Papa 1h20
Dislivello totale : 1000 m Vajo Papa 500 m
Quota massima raggiunta : 1928m
Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000
Descrizione
Dopo aver raggiunto il rifugio Nerone Balasso , situato sulla strada che da Schio porta al pian delle Fugazze si lascia l’auto nell’ampio posteggio sulla sinistra , si lascia l’auto e si prosegue dritti verso il bosco , li si intravedono i primi segnavia riportanti il 300A di raccordo con la Val Canale fino a rientrare nel 300 Val Canale , si prosegue la salita su un sentiero abbastanza largo e molto bello con tratti boschivi e tratti di ghiaioni della zona sotto il Pria Favella , fino ad arrivare ad incrociare il sentiero 311 che sale da Località Ponte Verde , si prosegue entrando in un stupendo sottobosco di erba e muschio nel cui lato si può ammirare il canalone detritico inferiore della val canale , in questo tratto pianeggiante e piacevole da percorrere molte volte si soffermano i camosci , all’uscita del tratto boschivo si entra proprio nella val Canale sempre sul sentiero 300 , dopo aver superato il primo ghiaione situato sulla destra , si sale fino a superare il masso al centro della valle che indica il punto di partenza del 311 boale dei Cavi (direttissima val canale ) e il Boale d’inverno , dopo aver risalito ancora la valle si nota un piccolo Vajo molto stretto , quello li è l’imbocco del Vajo Papa , tecnicamente non difficile ma presenta un paio di passaggi un pò ostici ma superabili , l’uscita sulla radura erbosa è un pò complicata , ma controllando bene ed aguzzando la vista si riesce ad uscire , lo spettacolo e unico , una distesa prativa molto bella e solitamente frequentata da camosci , vista la distanza dal resto dei sentieri rimane un pò selvaggia , si continua a salire per quello che rimane un tracciato fatto dai camosci si rientra nell’ultimo tratto del 300 della Val Canale . La discesa può essere fatta dal 300 della val Canale .
QUESTO TRACCIATO E DI PER SE UN VAJO E PRESENTA DIFFICOLTA’ DI UN CERTO LIVELLO NON ACCESSIBILE A TUTTI , QUINDI VI INVITO ALLA MASSIMA PRUDENZA E NON SOTTOVALUTATELO , DEV’ESSERE AFFRONTATO SOLO DA CHI E CERTO DELLE PROPRIE CAPACITA FISICHE , RICORDO INOLTRE CHE NON E SEGNALATO NE SULLE CARTINE NE TANTOMENO SUL PERCORSO .
Parte dal cuore di Schio lo Schio City Jungle, un mix emozionante che unisce in un unico percorso le storiche vie del centro con le lussureggianti colline che fanno da corolla naturale all’urbanizzata piana scledense. “Startline” da “Piazza Duomo”, breve sfilata tra le vetrine di via Garibaldi e su, in salita, verso il convento dei frati cappuccini e “Poleo” dove il tracciato diventa puro trail tra i sentieri segnati tra i boschi di faggio fino a “Formalaita” dalla quale attraverso un largo sentiero prendendo la direzione delle pendici dell’”Acquasaliente” si raggiungono i 650m di contrà “Quartiero”; breve occhiata al panorama, lunga discesa, a tratti molto tecnica e selvaggia con passaggi suggestivi e impegnativi tra cascatelle e guadi nella boscaglia fino a “Piane” dove imboccando il già famoso “Sentiero Natura” si torna a intravedere la cupola del Duomo.
Il più sembra fatto e l’arrivo sembra lì ad un km ma prima bisogna correre tutto d’un fiato il parco della “Valletta”, ridiscendere, stringere i denti e salire alla conquista in un ultimo slancio la pittoresca location della torre merlata del “Castello”, da qui alla fine un solo km, da correre rapidissimo tra le vie del centro per tagliare la “Finishline” di nuovo ai piedi del Duomo. Tre passi in città, fuori dalla città, per chi ama l’asfalto ma strizza l’occhio al trail, la soluzione si chiama “Schio City Jungle”!!!
Schio ULTRA Jungle: 47km e 2900 metri di dislivello, dal centro di Schio alle verdi colline, costeggiando torrenti impetuosi e valli incantate, frizzanti salite e sentieri arditi, 2 Montagne da conquistare e 2 Forti da espugnare, Monte Enna e Monte Novegno, boschi fatati e panorami diversi, sentieri inediti in luoghi unici, puro stile Jungle, la natura all’ennesima potenza.
Vi porteremo fino a lassù, dove la natura lascia il posto alla storia, tra i musei a cielo aperto di Forte Enna e Forte Rione, i lunghi panorami sulla pianura dal Novegno e le bellissime trincee del Vaccaresse. La fatica sará oramai alle spalle, manca solo la discesa, profumo di traguardo nell’aria, ultimi metri, siete arrivati in Fabbrica Alta, al termine del vostro Ultra viaggio. Lo Schio Ultra Jungle è una gara qualificante UTMB e darà a tutti i finisher 3 punti.
Inanzitutto volevo ringraziarvi tutti per la giornata di oggi è scusarmi per gli incidenti di percorso che ci sono stati . Noi ce L abbiamo messa tutta ma all’ ignoranza della gente è difficile tenere testa…. Soprattutto a quella delle persone ,che subito dopo aver ascoltato le prime chiacchiere , ci hanno definito animali da palcoscenico ma con delle belle lacune organizzative… Gente come noi , con la stessa passione… Va ben dai mettiamo tutto in saccoccia e cerchiamo di migliorare…. Adesso sono stanco e polemico .. Ci sentiamo domani … Un abbraccio
Tre gare con tre diversi format possibili abbinati a tre giorni di musica e stand gastronomici: è tutto pronto per una nuova edizione della Schio City Jungle, il festival di sport che nel fine settimana invaderà Schio. A partire da venerdì sera passando per sabato e domenica tanta musica e buon cibo in Fabbrica Alta. Domenica invece spazio ai trail: percorso da 18 chilometri per lo Schio City Jungle, mentre sono ben 48 quelli previsti nello Schio Ultra Jungle, fattibile anche in coppia nella versione “Jungle-Twin”.
Tre gare, due distanze, una festa. E’ questa la sintesi di Schio City Jungle 2017, che giunge alla terza edizione e triplica le proposte. “Già con l’edizione del 2015, il Salomon City Trail, c’era stata una buona risposta e il territorio aveva lasciato intuire le proprie potenzialità per farsi conoscere anche attraverso queste iniziative – ha dichiarato Aldo Munarini, assessore allo Sport – dietro a questa manifestazione ci sono grande passione e tanto tanto lavoro, si pensi solo alla fatica che è costata ripristinare sentieri e tracciati per rendere possibile il passaggio degli atleti, che in questa edizione si spingeranno a quote superiori, nelle nostre montagne circostanti”.
Come negli anni scorsi responsabili dell’intera macchina organizzativa sono i Summano Cobras, l’associazione sportiva che ha ideato e voluto l’evento. Importante la proposta sportiva messa in campo in questo 2017, con ben tre format di gara nei due percorsi da 18 e 47 chilometri.
La partenza dello Schio Ultra Jungle è fissata per domenica mattina alle 7, con gli atleti che si misureranno sull’impegnativo percorso di 47 chilometri che sconfina anche nei comuni di Valli del Pasubio e Torrebelvicino. Distanza che è possibile correre anche in coppia mista, con il cambio che avverrà in prossimità del monumento Vallortigara. La Schio City Jungle invece prenderà il via domenica alle 9.30. 18 i chilometri di gara.
Per tutti e tre i giorni in Fabbrica Alta ci sarà inoltre la presenza di diverse Onlus per la raccolta fondi di specifici progetti e il Club Fuoristrada, che mostrerà con piccole esibizioni in pista artificiale la funzione di questi mezzi in situazioni di emergenza.
Stavolta non sono qui per pubblicare un itinerario o un sentiero di montagna come faccio di solito , ma voglio pubblicare questo evento in occasione del centenario della strada delle gallerie , ovvero una mostra con foto d’epoca e molti approfondimenti storici e tecnici su come e perchè sia stata costruita questa gigantesca opera di grande ingegneria e genio militare . Un opera mastodontica per quei tempi e che impiegò centinaia di persone . Molto di più di una semplice raccolta di fotografie , video testimonianze resoconti storici per quella opera che io definisco qualcosa di veramente incredibile ed unico . Due videoproiezioni ne approfondiscono e ne arricchiscono l’esposizione ed per finire una fantastica mappatura in 3D per completare questa mostra fotografica/storica .
Questa mostra e attiva a Palazzo Fogazzaro nel centro di Schio dal 26 marzo al 24 settembre 2017 .
ORARI DI VISITA : Lunedì e martedì Chiuso – Mercoledì a Domenica dalle 10.00 alle 19.00 Aperture straordinarie 25 aprile e 2 giugno
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : tel. 0445-691392 Lunedì e Martedì dalle 9 alle 13 e negli orari di apertura della Mostra
cultura@comune.schio.vi.it
VISITE GUIDATE :
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI : Biosphaera : tel.0445-1716489 E-Mail : gallerie100anni@biosphaera.it
Non ci sarebbe bisogno di scrivere , di fronte a questo piccolo lavoro fatto con passione ,rispetto ed umiltà dall’ Amico Sergio che ho potuto conoscere di persona , una persona semplice che ha provveduto a recuperare materiali della grande guerra e li ha voluti esporre in un luogo ben preciso , costruito su un piccolo antro di roccia in posizione dominante la val Canale . non ha usato fondi , e non ha voluto mettersi in vista nel farlo . Si qualcuno lo ha aiutato , magari per trasportare quello che lui ha messo nel suo piccolo angolo di ricordi , l’ha fatto con amore e con vocazione . Peccato che qualcuno glielo voleva fare togliere , quasi fosse un affronto a questo luogo sacro , ma probabilmente era solo invidia per chi ha avuto questa bellissima idea , io ci passo sempre , dando un’occhiata , per vedere se sono stati aggiunti materiali recuperati , nel rispetto del lavoro svolto dal mitico Sergio .
Ti ringrazio Sergio per dare l’opportunità a tutti di poter vedere questi cimeli nel piccolo museo a cielo aperto , nel posto dove sono stati raccolti e dove sono tornati , dove e giusto che essi rimangano per ricordare alle generazioni future , che la guerra non porta a nessuna parte non ci sono ne vinti ne vincitori , soltanto morti .
PER NON DIMENTICARE E PER FAR SAPERE , GRAZIE SERGIO
VOGLIO SEGNALARE A TUTTI CHE LA TERZA FOTO , QUELLA SPECIE DI SCAFFALI , NON E’ OPERA DELL’AMICO SERGIO MA BENSI ‘ IL LAVORO PER ECOMUSEO FATTO CON I SOLDI DELLA REGIONE VENETO , UNA DOVEROSA PRECISAZIONE , VISTO CHE VOLEVANO FAR RIMUOVERE IL MUSEO A SERGIO E LASCIARE QUELLI CHE VENGONO DEFINITI GLI SCAFFALI DELLA MEMORIA , IO TRA I DUE RIMUOVEREI GLI SCAFFALI SONO IN CONTRASTO CON L’AMBIENTE CIRCOSTANTE , MA è GIUSTO CHE CI SIANO SOPRA CI SONO LE OSSA DEGLI EROI COSI’ ALMENO NON VENGONO CALPESTATE .