Itinerari trekking

la montagna è una maestra muta che insegna ad allievi silenziosi

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Museo Storico Italiano della Guerra

Pubblicato da luke007 in 9 settembre 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Eventi, Vallarsa. Lascia un commento

Museo della Guerra di Rovereto

Per raggiungere questo museo situato a Rovereto , si può salire dal Pian delle Fugazze e scendere a Vallarsa , oppure da Trento scendendo lungo la A22 Modena – Brennero , oppure tramite Treno e poi raggiungere a piedi il museo , o se si sale da Verona attraverso la A22 Modena -Brennero uscendo a Rovereto . Il museo e molto bello e non tratta solo la guerra del 1915-1918 come si verrebbe da pensare ma ha nel suo interno armi di diversi periodi storici , in ottimo stato di conservazione e di un grandissimo valore , per il periodo storico del 1915-1918 conserva anche alcuni pezzi di pane che faceva parte della razione giornaliera del soldato , al suo interno ci sono divisi ed armi , materiali personali e da campo . Un luogo da visitare per chi vuole approfondire e vedere con occhi le condizioni di operativita dei soldati senza contare le variabili climatiche , per finire una parte del museo dedicata all’artiglieria , forse uno dei più forniti con pezzi diversi calibri e spolette e molteplici tipi di granate , come primo pezzo il famoso Mortaio Skoda da 305 impiegato su molteplici parti del fronte , posizionato all’esterno del museo (per le sue mastodontiche dimensioni ) ovvero lo stesso che da Cost’alta centro in pieno il forte Verena , e che diede molti problemi agli italiani.

Visitate il Museo , e dopo averlo fatto se avanzate del tempo salite sia al Sacrario che alla Campana dei Caduti .

Home

Orari

Da martedì a domenica 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)
Nei mesi di luglio, agosto e settembre l’orario di sabato e domenica è 10.00-19.00
Chiuso lunedì non festivi, 24, 25, 31 dicembre, 1 gennaio

La sezione Artiglierie della Grande Guerra in Piazza Podestà è aperta dal 1 maggio al 31 ottobre 2017.

MUSEO STORICO ITALIANO DELLA GUERRA
via Castelbarco 7, 38068 Rovereto (TN)
+39 0464 438100 | info@museodellaguerra.it

La Madonna della Corona

Pubblicato da luke007 in 9 settembre 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Eventi. 2 commenti

Per raggiungere questo magnifico luogo sacro ci possono essere diverse opzioni più facili o difficili , resta da dire che questo santuario dedicato alla Madonna della pietà sia qualcosa di unico nel suo genere , una cosa grandiosa custodita con grande Amore e Devozione …e accessibile a tutte quelle persone credenti e non

-si prende l’uscita dell’autostrada A4 Milano-Venezia a Peschiera del Garda e si prosegue in direzione Spiazzi per circa 38 km , oppure prendendo l’autostrada A22 Brennero-Modena fino all’uscita di Affi sempre prendendo la direzione Spiazzi per circa 20 km dall’uscita .

-oppure attraverso il treno dalle stazioni di Peschiera del Garda o di Verona Porta Nuova proseguire con l’autobus, linea Caprino-Spiazzi.

-oppure per i più intraprendenti e preparati raggiungere in auto l’abitato di Brentino , per poi salire i 1540 scalini con circa 600 metri di dislivello fino a raggiungere il Santuario , calcolando un tempo di percorrenza di circa 2h , mettendo in conto che poi si dovrebbe ridiscendere .

Per i grandi camminatori si può arrivare in treno fino a località Peri per poi discendere per 2 km circa lungo la ciclabile e salire  i 1540 scalini con circa 600 metri di dislivello fino a raggiungere il Santuario , calcolando un tempo di percorrenza di circa 2h , mettendo in conto che poi si dovrebbe ridiscendere e ritornare alla stazione .

Ricordo inoltre che per chi sale sulla parte sommitale di Spiazzi ovvero sopra il santuario stesso e possibile prendere un bus navetta che porta fino al santuario stesso , ideale anche per persone diversamente abili

NON SIATE FRETTOLOSI NEL SALIRE QUESTO LUOGO PRENDETEVI IL TEMPO PER VISITARE QUESTA OPERA IN TUTTI I SUOI FANTASTICI DETTAGLI .

Storia

Questo luogo è la meta ideale per chi desidera unire momenti di preghiera e serenità interiore a occasioni per rilassarsi e godere in tutta tranquillità degli spettacoli che la natura può offrirvi in questo luogo incantevole.

Il Santuario si trova a Spiazzi in una delle località più suggestive dell’alta Italia. Sorge aggrappato sulla roccia dei monti che lo circondano, a 774 metri sul mare, a strapiombo sulla valle dell’Adige.

Il Santuario diocesano di Verona della Madonna della Corona è aperto tutto il tempo dell’anno con i seguenti orari:
Novembre – Marzo: dalle ore 8.00 alle ore 18.00 
Aprile – Ottobre: dalle ore 7.00 alle ore 19.30

Il Santuario della Corona è luogo di silenzio e di meditazione, sospeso tra cielo e terra, celato nel cuore delle rocce del Baldo. Documenti medievali attestano che già intorno all’anno Mille nell’area del Baldo vivevano degli eremiti legati all’Abbazia di San Zeno in Verona e che almeno dalla seconda metà del 1200 esistevano un monastero ed una cappella dedicata a S. Maria di Montebaldo accessibili attraverso uno stretto e pericoloso sentiero nella roccia. Una pia tradizione collocava la nascita del Santuario della Madonna della Corona nel 1522, anno in cui la scultura qui venerata sarebbe stata miracolosamente traslata per intervento angelico dall’isola di Rodi, invasa dall’armata mussulmana di Solimano II, ma la datazione viene smentita dall’esistenza, nei recessi dell’attuale Santuario, di un dipinto di una Madonna con bambino, di fattura trecentesca, che costituì la prima immagine venerata nell’originaria chiesetta, che da essa prese nome. Tra il 1434 ed il 1437 S. Maria di Montebaldo, passò in proprietà ai Cavalieri di San Giovanni, o del Santo Sepolcro, presenti a Verona dal 1362 come commenda di San Vitale e Sepolcro, che conservarono la proprietà del Santuario fino allo scioglimento con provvedimento napoleonico nel 1806. A questo periodo sembra risalire il gruppo in pietra della Pietà poi venerata come Madonna della Corona. Alta 70 centimetri, larga 56 e profonda 25, la statua è in pietra locale dipinta. La statua poggia su un piedistallo recante la scritta “HOC OPUS FEClT FIERI LODOVICUS D CASTROBARCO D 1432”, tradizionalmente considerata come prova che la statua venne fatta realizzare e donata alla Corona nel 1432 da Lodovico Castelbarco, proveniente da una nobile famiglia roveretana. Nei quattro secoli di gestione, la Commenda trasformò radicalmente la Madonna della Corona, facendola diventare un autentico Santuario capiente ed accessibile grazie alla sistemazione del ponte in legno di accesso a valle (1458) e alla costruzione sopra la preesistente di una nuova chiesa, di circa 18 metri per 7 (1490- 1521). Nel corso del Cinquecento vennero realizzate le due scale di accesso tuttora visibili: la più ampia, di 556 gradini, che dalla fonte di Spiazzi, poi denominata “Fonte dell’Indipendenza”, scendeva al ponte del tiglio, e quella più stretta, di 234 gradini, ricavata nella roccia lungo l’originario strettissimo percorso che conduceva dal ponte alla chiesa.

Santuario Madonna della Corona

Home – it

Località Santuario, 1
37020 – Ferrara di Monte Baldo
Verona, Italy

Tel. e Fax: (+39) 045 7220014
Email: info@madonnadellacorona.it

Leggenda 

“In una notte del giugno 1522 una luce misteriosa illuminò le selve, che coprivano le balze orientali del monte Baldo, in quella insenatura rocciosa, che scende a picco sin quasi all’Adige e guarda i monti sorgenti sull’altra riva del fiume. Così intensa e viva era quella luce che i terrazzani dei dintorni ne furono colpiti ed accorsero sui cigli della roccia per vederne la causa. Ma da lassù nulla si poteva scorgere, eccetto la meravigliosa luce. Allora i più animosi per mezzo di funi si fecero calare giù al centro di quegli splendori, sopra un brevissimo spiazzo a mezza roccia, scorsero la statua pietosa di Maria col Figlio morto sulle ginocchia. La notizia si diffuse subito in tutti i dintorni e fu un accorrere di quella brava gente a venerare la statua miracolosa. Ma il luogo ove essa si trovava era troppo inaccessibile, ed allora si pensò di portarla su alla contrada Spiazzi, composta di poche case al sommo delle rocce. Superando grandi difficoltà, si riuscì nell’impresa. L’immagine preziosa e venerata fu tratta a forza di argani al sommo del monte. Venne improvvisata una processione, cui presero parte moltissimi accorsi dai paesi intorno, e la statua in mezzo ai canti di letizia e agli osanna, fu collocata sopra un altare in una cappellina di legno, che era stata in fretta costruita. Ma il giorno seguente, quando i devoti accorsero per venerarla di nuovo, la statua non c’era più! Fu un dolore indicibile. Supponendo un furto, si cercò nelle case, negli antri delle rocce, nelle fratte dei boschi. Inutilmente. Finalmente alcuni pensarono di guardare sullo spiazzo roccioso, donde era stata tolta. Ella era infatti là. Ed allora quegli uomini semplici rinnovarono la fatica del giorno prima e scesero di nuovo a prendersi il prezioso tesoro per riportarlo nel luogo ove gli avevano eretto un altare per prestargli il culto. Ma non era quello il posto scelto da Maria.

L’Addolorata voleva l’austera crudezza della roccia ferrigna e nuda che scende a picco, senza sorrisi e senza dolcezze, sotto uno stretto lembo di cielo limitato per ogni lato dalle rocce. E per la seconda volta Ella sparì dalla Cappellina di legno, e per la seconda volta fu ritrovata sul breve spiazzo roccioso.

Allora si venne nella decisione di costruire lì una chiesuola. Vi era sempre però la grande difficoltà per i devoti di andarvi. Unico mezzo rimase per circa venti anni, calarsi giù dalle rocce con le funi dell’argano, mezzo impossibile per molti e pericoloso per tutti. Si pensò allora ad una strada. Ma come farla sulla nuda roccia? Questa era affatto impraticabile. Meno difficile era scendere dal dosso, che si protende al lato meridionale del luogo ove era la statua e diviso da esso da un vallone pietroso, che dal sommo del monte lo solca a picco fin giù al piano dell’Adige. In questo dosso le rocce sono interrotte da tratti boscosi curvantisi qua e là al dorso di mulo ed offerenti appigli al viandante….Di lì scesero i più animosi finché poterono scorgere la statua di fronte a loro sulla parete rocciosa a picco. Ma passare di lì non v’era nemmeno di tentarlo, perché impossibile inerpicarsi al di là di esso sulla roccia nuda. Perciò i più animosi si scoraggiarono e solo nella preghiera a Maria, che scoprisse il modo di arrivare a Lei, posero la propria fiducia. E Maria li aiutò. Narrano gli storici sopraccitati che nella notte dal duro macigno sorse un grande albero, che si piegava sopra la voragine fin all’opposta roccia, ed allargava così i rami poderosi da potersi sopra di essi gettare comodamente un ponte. Quell’albero, che sosteneva un ponte, fu notato anche da un naturalista del secolo XVI, Giovanni Pona…..A tale albero le popolazioni ascrivevano virtù miracolose chiamando “l’albero della Madonna”; perciò i numerosi pellegrini andavano a gara per asportarne pezzettini da conservare come reliquie nelle case e usarne per gli ammalati spediti dai medici. Ed a forza di tagliare pezzettini, si capisce cosa avvenne: un secolo dopo l’albero non v’era più. Solo se ne conservò una piccola reliquia, che ancora si può vedere nel tesoro del Santuario; al luogo poi del ponte di legno se ne costruisse uno di pietra”.

     

280 Giazza – Val Fraselle – Malga Fraselle

Pubblicato da luke007 in 7 settembre 2017
Pubblicato in: itinerari trekking. Tag: Lessinia, Piccole dolomiti. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero: 3h00

Dislivello totale : 882 m

Quota massima raggiunta : 1630 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Descrizione

Si sale in auto fino alla località Giazza o se preferite LJETZAN , un piccolissimo paese molto suggestivo , un luogo da favole , da li si sale sulla destra la valle Fraselle che porta nell’omonima malga Fraselle di sotto e di sopra , nel vasto pascolo prativo situato nella zona tra passo della Scagina , Passo Ristele e Monte Zevola , un sentiero molto bello ed interessante su questo canalone in parte detritico dove si trova anche acqua . Per i più esperti e fisicamente preparati si può raggiungere Giazza salendo dal Rifugio Cesare Battisti attraverso il 120Passo Ristele  per poi scendere da un qualsiasi sentiero fino alla Giazza vista la fitta rete di sentieri tenuti in perfette condizioni , visto che fanno parte del Parco naturale della Lessinia . Voglio aggiungere qualcosa in più sull’abitato di Giazza , perche credo sia giusto mettere in evidenza queste realtà molto belle e ad un passo da casa .

Cenni su Giazza ( tratte dal Sito di Giazza )

Il nostro suggestivo paesino della Lessinia orientale è situato nel Comune di Selva di Progno in testa alla Val d’Illasi a metri 758 d’altitudine, adagiato ai piedi delle Valli Revolto e Fraselle. E’ racchiuso fra due torrenti che si congiungono subito dopo l’abitato. Giazza ha origine antichissime e si pensa abitata già dal Medioevo da genti di stirpe germanica; quindi, molto prima della calata, sulle nostre montagne, dei coloni bavaresi. 

La mancanza di vie di comunicazione e la posizione decentrata hanno fatto sì che il “Taucias-gareida”, l’antica parlata cimbra risalente ai primi secoli dopo il Mille, sia ancora viva e parlata da almeno una cinquantina di abitanti di Giazza. 

L’economia era basata sulla produzione di carbone e calce. L’arte di far carbone fu una delle prime risorse dei coloni cimbri, tanto cheil territorio della Lessinia da loro abitato venne denominato già dal 1400″La montagna del carbon”. Data l’impervia ubicazione dei boschi e la difficoltà di trasportare il legname a valle, trasformare la legna in carbone significava poter boscheggiare anche nelle zone più scabrose, ottenendo così di maneggiare una materia più leggera, meno ingombrante e facile da trasportare. I carbonai di Giazza rifornivano soprattutto le città di Verona e Venezia che lo usavano per cuocere cibi, per riscaldarsi e per far funzionare fucine e magli.

Da almeno trent’anni, nei pressi di contrada Teldari, Nello Boschi e il figlio Giorgio, perpetuando un’ antica arte cimbra, attivano una carbonaia con le stesse modalità dei nostri avi. I segreti del mestiere li hanno appresi da due vecchi e abili carbonai.​
(tratto da “Storia di Giazza e la sua gente” di A.Stringher)

​Anche la costruzione della “calcara”, era un’antica attività dei cimbri, svolta in Lessinia fino agli inizi degli anni Cinquanta.

La calcara era una fornace a forma di tino costruita in pietra dalla quale, dopo opportuna cottura del calcare, si otteneva la calce.
Il prodotto ricavato dopo lo spegnimento della “calcara” era la “calce viva” che si trasformava in “calce spenta” quando veniva bagnata con l’acqua. Questi due elementi anche oggi rappresentano importanti compositi chimici per il loro impiego soprattutto nell’edilizia, ma anche in agricoltura e in farmacologia e naturalmente vengono prodotti con dei moderni forni industriali.

http://www.giazza.it/

https://www.facebook.com/Giazza-189006550074/

 

203 Malga Casoline – Passo della Porta

Pubblicato da luke007 in 7 settembre 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking. Tag: Piccole dolomiti. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero:  2h00     

Dislivello totale : 620 m                                           

Quota massima raggiunta  : 1531 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Descrizione

Si sale in auto fino allo Zovo di Castelvecchio , si prosegue verso Marana e all’altezza della contrada Gebbani , ovvero ai Castagna si trova il segnavia , si lascia l’auto e si prosegue a piedi , il sentiero non presenta difficoltà ne tecniche ne fisiche e molto bello a tratti boschivo i tratti di prato con una visione panoramica della valle di Campo d’albero mentre nelle colline dall’altra parte della valle si nota l’abitato di Durlo , il sentiero sale fino ad incrociare il 202 proveniente da Marana che arriva fino a Passo della Lora , salendo poi sulla sinistra si può ad arrivare fino a malga Campodavanti  che nel periodo estivo e generalmente sempre aperta . La discesa può essere fatta da diversi sentieri , il 202 proseguendo fino a Cima Marana , per poi scendere dalla variante del 202 fino a Castagna , ma la più bella per me rimane la direttissima fino a Malga Cacciavillan non segnalato nelle cartine del CAI ma visibile al fianco di cima Marana , per poi rientrare ai Gebbani

     

Sentiero delle Garne

Pubblicato da luke007 in 3 settembre 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Vallarsa. Lascia un commento

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Per raggiungere il forte Pozzacchio esiste una via alternativa molto interessante che può essere utilizzata sia in andata che in ritorno completando cosi un anello intorno al forte stesso , si prosegue con l’auto e fino all’abitato di Pozzacchio e si sale attraverso la rotabile che porta al forte  prima della sbarra si incontra un ampio posteggio , dopo aver superato la sbarra si incontra un bivio con un sentiero che raggira il forte sulla base fino ad incrociare il sentiero che sale da Valmorbia e poi risalire fino al Forte . Questo itinerario può essere utilizzato sia per quando si sale dall’abitato di Val Morbia che dal paese di Pozzacchio chiudendo il tutto ad anello .

Io consiglio di salire in auto fino a Dosso di Val Morbia poi proseguire a piedi fino ad incrociare il bivio del sentiero e dopo averlo percorso salire fino al Forte passando così nell’entrata principale , per poi ridiscendere a Val Morbia attraverso la mulattiera che riporta a Dosso di Val Morbia.

Nella parte tratteggiata si possono trovare i punti di partenza e collegamento di questo sentiero che percorso insieme a quello riportato chiudono l’anello.

CONSIGLIO DI VISITARE IL FORTE SE APERTO , NE VALE VERAMENTE LA PENA

RICORDO CHE L’ENTRATA UFFICIALE DEL FORTE E SITUATA SULLA ROTABILE CHE SALE DA POZZACCHIO , QUINDI IL SENTIERO DELLA GARNE PORTA AL FORTE DAL LATO DI ATTACCO.

 

Anello Extreme – Colle Xomo – Rifugio Papa – Rifugio Lancia

Pubblicato da luke007 in 24 agosto 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo, Storico. Tag: Monte Pasubio. 2 commenti

Itinerario : Colle Xomo – Strada delle Gallerie – Rifugio Papa – Cima Palon – Denti Italiano ed Austriaco – Rifugio Lancia – Chiesetta di S.Maria – Rifugio Papa – Strada degli Scarrubi – Colle Xomo
Tipo di terreno : prettamente single track

Tempo di percorrenza dell’anello :  5h20 Km  30 Km 

Dislivello totale :  1675 m    

Quota massima raggiunta  :  2232 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Descrizione

Questo percorso , lo pubblico per chi vuole misurarsi con se stesso , non è sicuramente una cosa per tutti , ma in ogni caso chi lo volesse in qualche modo percorrere lo potrebbe fare in piu di un giorno . Assieme ad un altro itinerario altrettanto vasto e completo permette di girare per lungo e largo il massiccio stesso . Nonostante quello che sia stata la mia velocità nel percorrere questo itinerario , io ho avuto anche il tempo per poter guardare ed ammirare , sempre se il tempo meteo lo permettono .

Non fatevi spaventare dalle distanze anche se questo anello non è percorribile per tutti in giornata rimane un anello molto bello per ammirare questo Massiccio sicuramente uno dei più belli del nostro arco prealpino , ricordo che lo si può anche dividere in più giorni .

Le foto che ho pubblicato , sono solo una esigua parte …il resto tocca a voi .

Considerazioni importanti 

Il consiglio  che vi dono è quello di pernottare al Rifugio Papa salendo dalle gallerie per poi il mattino seguente poter camminare ed ammirare con calma questi luoghi , portate con voi una TORCIA per poter entrare nella gallerie che sono state rese agibili in buona parte.

LE FOTO PER QUANTO POSSONO DARE L’IDEA DELL’AMBIENTE , DELLA CRUDEZZA DI QUESTO LUOGO NON RIESCONO A DONARE A VOI CHE LEGGETE LA MINIMA PARTE DI QUELLO VI VERRA DONATO PASSANDO SU QUESTA MONTAGNA

NON SIATE FRETTOLOSI PRENDETEVI IL GIUSTO TEMPO PER PASSARE SU QUESTI CAMPI DI BATTAGLIA , SU QUEI CUNICOLI DOVE GLI EROI DI QUESTA NOSTRA PATRIA HANNO PERSO LA VITA E VERSATO TANTO SANGUE

     

Vajo dell’acqua (estivo )

Pubblicato da luke007 in 10 luglio 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo. Tag: Piccole dolomiti. 2 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero solo andata  :  2h30    

Dislivello totale : 700 m    

Quota massima raggiunta  :  1965 m

Cartografia : CAI Pasubio – Carega 1:25000

Descrizione

Si sale fino al rifugio Cesare Battisti  si prosegue verso la mulattiera per malga rove , ad un certo punto nella prima semicurva si può notare sulla destra un ripido pendio , da li si parte per la salita del vajo , che non risulta molto impegnativo sotto il profilo tecnico ma richiede un buon allenamento circa 700 metri di dislivello, presenta una strozzatura a circa metà percorso , ma nel complesso risulta abbastanza chiaro come direzione , il vajo non possiede difficolta tecniche da renderlo complicato sotto il punto di vista alpinistico ma richiede un impegno fisico notevole , come del resto tutti i vaj che si fanno nel periodo senza la neve , le difficoltà aumentano notevolmente , ma lo spettacolo non ha eguali .  La discesa può essere fatta sia dal 121 Ristele che dal 110 Passo della lora

RICORDO CHE QUESTO VAJO PUO ESSERE PERCORSO ANCHE IN INVERNALE , RICERCATELO NEI MIEI VECCHI POST

     

773 Sentiero Le pozzette

Pubblicato da luke007 in 4 luglio 2017
Pubblicato in: itinerari Running, itinerari trekking, Storico. Tag: Asiago. Lascia un commento

Tempo di percorrenza del sentiero:  2h40         

Dislivello totale : 875 m                                           

Quota massima raggiunta  : 1034 m

Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000

Descrizione

Dopo aver imboccato la Valsugana da Bassano del Grappa si prosegue a sinistra del Brenta , oppure si percorre la superstrada per Trento fino ad arrivare ad un ponte per raggiungere le Grotte di Oliero , superata l’entrata delle Grotte e arrivati al cimitero di Oliero in località Londa , si lascia l’auto e si prosegue a piedi scendendo verso Oliero di sopra , da li in mezzo le case si nota il segnavia del sentiero che parte proprio in una specie di canale fluviale , il sentiero e molto bello e classico delle zone una mulattiera di ciotolato in perfette condizioni di manutenzione adibita una volta per fare salire il bestiame sugli alpeggi , anche questo incrocia parte dell’alta via del tabacco , un’altro sentiero molto bello che passa gli antichi terrazzamenti adibiti alla coltivazione essiccazione e contrabbando del tabacco fino ad arrivare sulla fantastica valle delle Pozzette dove e d’obbligo entrare nella malga Le Pozzette , molto bella e ben curata dove si può anche acquistare dei prodotti tipici . Il sentiero non presenta difficoltà tecniche e molto scorrevole e bello , questi sono sentieri molto vecchi che in Valstagna sono molto frequenti e in ottime condizioni , certo si sale quindi qualche difficoltà rimane .

      

775 Sentiero del “El Vù “

Pubblicato da luke007 in 1 luglio 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, itinerari trekking impegnativo, Storico. Tag: Asiago. 2 commenti

Tempo di percorrenza del sentiero:  4h00          

Dislivello totale : 990 m                                           

Quota massima raggiunta  : 1241 m

Cartografia : CAI Canale del Brenta e Massiccio del Grappa 1:25000

Descrizione

Dopo aver imboccato la Valsugana da Bassano del Grappa si prosegue a sinistra del Brenta , oppure si percorre la superstrada per Trento fino ad arrivare ad un ponte per raggiungere le Grotte di Oliero , superata l’entrata delle Grotte e arrivati al cimitero di Oliero in località Londa , si lascia l’auto e si prosegue a piedi superando la casa di riposo e si entra in un cortile di una casa segnalato attraverso il segnavia bianco rosso , si passa sotto un portico e si inizia una fantastica risalita attraverso i terrazzamenti ( masiere ) adibiti alla coltivazione del Tabacco , su supera una postazione di artiglieria e si entra nel sentiero dell’alta via del Tabacco , che viene percorso in parte , il sentiero e molto piacevole da percorrere anche se in alcuni tratti e ripido , molte sono le postazioni di avvistamento che permettono una visione panoramica del paese di Valstagna e della medesima valle , usciti dall’alta via del tabacco si incontrano diverse postazioni , si sale sulle cenge esposte, ma il sentiero è largo e buono, si attraversa l’impluvio della Valle Mille Covoli, quindi ai ricoveri del terrazzo roccioso, con grotte e trincee, della Grottona da dove si gode della più bella panoramica sulla Valbrenta, dalla forra di Cismon a Bassano del Grappa. Questo sentiero nel suo complesso e molto molto bello come del resto buona parte dei sentieri della Valstagna , anche se viene definito impegnativo io trovo che sia adatto a buona parte delle persone a cui piace la montagna , e d’obbligo una visita alla fantastica Malga Pozzette , che rientra nella parte di discesa del percorso per rientrare fino ad Oliero percorrendo prima il sentiero 800 e poi imboccando la fantastica mulattiera adibita alla salita del bestiame all’alpeggio sentiero 773

Complessivamente il sentiero, tra i più belli e panoramici della Valbrenta, è impegnativo e adatto ad escursionisti esperti ed allenati. Vi sono diversi tratti molto ripidi e faticosi, alcuni punti esposti tuttavia non pericolosi o difficoltosi data la larghezza della traccia. Da non sottovalutare la lunghezza ed il dislivello ed il fatto di trovarsi sempre in luoghi molto solitari ed isolati, nonostante all’inizio vi sia l’accompagnamento dei rumori della ‘civiltà’ della strada della Valsugana, e tra balze rocciose austere.

Cenni storici

Albino Celi ” El Vù “

Dedicato ad Albino Celi detto ‘El Vu’, per il fatto che dava del Voi a tutti, leggendaria figura di recuperante al quale si è ispirato il film ‘Il recuperante’ di Ermanno Olmi ed il libro ‘Le stagioni di Giacomo’ di Mario Rigoni Stern.

Pur essendo uno dei personaggi più noti in tutto l’Altopiano, erano in pochi a sapere il suo nome; il cognome non lo conosce quasi nessuno. Cominciò a lavorare ad Asia­go, alla ricostruzione della città devastata dalla guerra. Un’attività che non gli piaceva perché alla sera doveva ri­spondere a qualcuno del suo operato, e infatti l’abbandonò presto per dedicarsi al recupero: un mestiere da poveri ma che non lo vincolava ad alcun capo o padrone. Cominciò a mettere insieme paletti in ferro, stufe da campo, legna da ardere. Tutte cose che i militari avevano abban­donato nelle trincee, nei baraccamenti, nelle gallerie e sul ter­reno. Poi si dedicò al recupero dei residuati bellici che era vietato, ma i controlli delle autorità erano scarsi e il Vu fu il pioniere di quella nutrita schiera di uomini che cercarono gli ordigni sparsi sull’Altopiano durante il primo conflitto. Li chiamavano i recuperanti. Per mangiare passavano il loro tempo cercando pezzi di metallo da vendere ai recuperi sparsi in zona. All’inizio si cercava il materiale pregiato come il rame, il bronzo, l’ottone, l’alluminio; il ferro era lasciato sul posto e raccolto alla fine, quando era l’unica roba com­merciabile rimasta sul terreno.Diedero ispirazione al film di Ermanno Olmi “I recuperanti” e il modo di vivere in solitudine e in condizioni disagiate, per lo stile di vita semplice e schietto di Albino, figura più volte nel romanzo “Le stagioni di Giacomo”  di Mario Rigoni Stern.
Percorre la linea di postazioni approntate durante la prima guerra mondiale denominata ‘linea di sbarramento delle stelle e dei terrazzi’ (stelle per ‘stele’ o stee=tronchetti d’albero, e terrazzi per via delle masiere di Valstagna). Linea con capisaldi Col d’Astiago (raccordo sull’altopiano), Valstagna, Carpanè, Col Moschin (sul Grappa), con dietro l’altra linea di massima resistenza del Monte Campolongo (Rubbio, Altopiano), Tovi (Oliero), Case Gennari (Grappa), che dovevano coprire ed offrire la massima resistenza nel caso di sfondamento delle line dei ‘Tre Monti’ a Gallio durante la ‘Strafexpedition’ e controllare e battere il fondovalle della Valbrenta e Val Frenzela nel caso di sortite in valle.
Per esigenze belliche venne approntato un acquedotto da Oliero (dalle sorgenti delle Grotte) al Col d’Astiago, sulle cui tracce è poi stato costruito l’attuale acquedotto che porta acqua sull’altopiano di Asiago.

 

Tratto Attrezzato e accessibile a tutti le corde servono come corrimano 

 

Si torna sul sentiero originario

                         

La tagliata della Scala

Pubblicato da luke007 in 27 giugno 2017
Pubblicato in: itinerari trekking, Storico. Tag: Forti. Lascia un commento

Salendo la Valstagna , superato l’abitato di Cismon del Grappa , la valle prende il nome di Valsugana si sale fino ad arrivare alle Scale di Primolano , si entra nel paese (altrimenti la strada prende la galleria che porta direttamente ad Arsie senza passare per le Scale di Primolano), e si sale per la strada che porta ad Arsiè e da li si sale fino ad incontrare la tagliata che e sviluppata in tre pezzi ben distinti , questa fortificazione di importanza cruciale per bloccare il transito degli austriaci in Valsugana . Anche se si tratta di una struttura che in parte era già costruita ancora nella Terza Guerra di Indipendenza. Ora e ridotta in condizioni molto disperate , è in mano a privati e mal tenuta e piena di erbacce e rovi , un vero peccato per un’opera così interessante sotto il profilo storico

Cenni storici

Questa opera militare era la sede del comando Fortificazione Brenta-Cismon faceva parte della linea fortificata , progettata tra il 1875 e il 1879 per la paura di un’invasione austriaca dopo l’esito della terza guerra d’indipendenza , era costituita da tre Tagliate . La postazione allo scoperto del col del Gallo per interdire alle artiglierie di avvicinarsi alle tagliate . I forti corazzati di dotati di cupole girevoli in acciaio 130 mm dotati di cannoni 149/35 di Forte Leone (cima Campo) e quello di Cima Lan con compito di interdizione lontana lungo la Valsugana e la Valle di Primiero .

Si trattava di un complesso fortificato con funzioni di Tagliata stradale nei confronti delle rotabili Primolano-Fastro-Monte Sorist.Con l’opera delle Fontanelle svolgeva anche funzione di interdizione lontana sulla strada Fastro-Arsiè. Costruito tra il 1892 ed il 1895, era composto da un’opera inferiore (Tagliata della Scala) e da una superiore (Tagliata o Battuta delle Fontanelle). La prima consisteva di una batteria in casamatta, di una piattaforma per artiglieria attigua di 110 metri quadrati ed aveva inizialmente un armamento previsto di 6 cannoni da 120 B (Bronzo), 4 cannoni da 90 mm e 4 pezzi a tiro rapido, poi ridotto a 3 cannoni da 42 mm, 3 mitragliatrici e 3 cannoni da 87 B (Bronzo).La guarnigione era di 200 uomini, raddoppiabili in caso di conflitto. Posta su Cima Scala (389 metri s.l.m.) la Tagliata delle Fontanelle era sostanzialmente una batteria sprofondata in terreno di riporto. Circondata da un fossato largo 4 metri e profondo altrettanto, ospitava una cisterna da 90 mc per l’acqua ed aveva un armamento previsto di 4 pezzi da 120 BRC/RET (Bronzo Rigato Cerchiato a Retrocarica) e 2 pezzi a tiro rapido. La guarnigione era di 40 militari aumentabili a 90 in caso di guerra. Il rapido spostamento delle persone tra le due fortificazioni era assicurato da un camminamento coperto che iniziava presso la costruzione a torre dell’estremità nord-est della batteria inferiore e proseguiva a spezzoni, adattandosi alla forma del terreno, fino alla fortezza superiore.Questa “caponiera” di collegamento era munita di decine di feritoie per fucilieri dalle quali era possibile tenere sotto controllo ogni tratto della strada che da Primolano sale a Fastro. Ambedue le opere, inutilizzate nel conflitto e dismesse nel Novembre del1916, vennero gravemente danneggiate durante la ritirata sul Grappa. La Tagliata delle Fontanelle venne poi definitivamente demolita dagli Austriaci alla fine dell’Ottobre del 1918, immediatamente prima della fine della Guerra.

Questa opera militare era la sede del comando Fortificazione Brente-Cismon faceva parte della linea fortificata , progettata tra il 1875 e il 1879 per la paura di un’invasione austriaca dopo l’esito della terza guerra d’indipendenza , era costituita da tre Tagliate . La postazione allo scoperto del col del Gallo per interdire alle artiglierie di avvicinarsi alle tagliate . I forti corazzati di dotati di cupole girevoli in acciaio 130 mm dotati di cannoni 149/35 di Forte Leone (cima Campo) e quello di Cima Lan con compito di interdizione lontana lungo la Valsugana e la Valle di Primiero .

 

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